Storia dei Giustiniani di Genova
PREMESSA METODOLOGICA
Perché cercare chi ci ha preceduto nel tempo? Quale vana gloria ci
spinge? Già il poeta Giovenale nella sua ottava satira avvertiva sulla
pericolosa ambizione dei vivi di ricercare nel proprio passato antenati famosi, quando
ormai nulla più li lega a loro: Stemmata quid faciunt? Quid prodest, Pontile,
longo. Sanguine censeri, pictosque ostendere vultus. Maiorum, et stantes in curribus
AEmilianos
Quis fructus generis tabula iactare capaci. Fumosos equitum cum
Dictatore magistros. Si coram Lepidis male vivitur? (traducibile come:
Gran lignaggio a che vale? Esser dantico sangue famoso, e porre in mostra i
pinti volti degli avi, o Pontico, che giova?... Qual pro, che in ampia tavola si vanti
dequestri affumicati Condottieri la lunga schiera al Dittator vicina, se male in
faccia ai Lepidi si vive?).
Una risposta ci viene dallo storico ligure Stefano Agostino Della Cella vissuto alla fine
del XVIII secolo: ciò che guida nella ricerca genealogica è ricercare le virtù degli
antichi genovesi, lintrepidezza ed il coraggio che avevano reso
potente la città, e sul loro stile di vita indefessamente faticoso, sobrio e
frugale, del quale hanno orrore e vergogna i moderni a farsi
imitatori. Ricerca quindi come esempio e stimolo per i contemporanei. Risposta
alla legittimizzazione del posto occupato da un individuo in una configurazione parentale
o allinterno di un tessuto economico sociale.
Ricostruire, tassello per tassello, il grande mosaico genealogico di una famiglia, è come
fare un affascinante viaggio. Svolgere una ricerca genealogica non vuol dire andare alla
ricerca di ascendenti illustri, ma ricostruire le origini del proprio ceppo familiare
risalendo all'indietro nelle generazioni e nei secoli a seconda delle fonti disponibili.
La ricerca genealogica è una forma di memoria collettiva espressa nellidioma della
parentela.
Su questo sito la storia della famiglia Giustiniani. La storia, quella a noi più vicina
che ci appartiene non deve andar dimenticata. Chi non ha memoria non ha
futuro. Il tramandarsi queste conoscenze, ci rende in qualche modo immortali e fa
vivere nella memoria dei vivi, coloro che sarebbero presto dimenticati. Ricordiamo che
tutto quello che siamo lo dobbiamo spesso a coloro che ci hanno preceduto.
Mi auguro comunque che agli occhi del lettore questo lavoro non sembri
autocelebrativo, ma soltanto un minuzioso ed imperfetto racconto
storico a disposizione di tutti su internet e gratis, così come lobiettivo
dellautore. Proprio per questo motivo ho preferito non farne oggetto di un libro che
non avrebbe portato ne soldi ne onori allautore e soprattutto non sarebbe stato
letto che da pochi parenti ed amici.
Sul finire dello stesso secolo si riporta in una cronaca che vi sono infiniti
Spinoli che zappano in quelle montagne, né li fa nobili il domandarsi Spinoli, ma
lesser scritto nel libro della nobiltà , ribadendo quanto fosse dubbio il
concetto di una nobiltà di sangue preteso dai vecchi nobili, ancor più se
argomentato sulla pura condivisione del cognome. Gli storici Dalla Cella e Garibaldi
considerano nobile chi si è distinto per il valore militare ,
lattaccamento alla patria e il giusto ardente zelo della libertà ,
più di chi abbia acquisito un titolo senza dare prova di possedere tali valori; come si
può affermare delle famiglie che vengono in altre regioni servilmente innalzate
a fumosi titoli. E infatti di gran lunga più nobile
la
difesa e lamore della libertà propria, piuttosto che la forsennata vendita
del proprio sangue ad un vile interesse, o la malnata ubbidienza alla ingiusta e talor
tirannica ambizione di un regnante (Stefano Agostino Della Cella: Famiglie
di Genova, ms in 3 tomi 1782-1784).
Viene così riaffermata lidea di una nobiltà di ascendenza comunale non feudale,
come più volte ribadita nella storia genovese. Concetto anche ripreso da altri storici
più avanti, come il notaio chiavarese Angelo Della Cella, che giudica chimerico
questo vocabolo di nobiltà solo riferibile per lo più ai ricchi
né so figurarmi
per nobile se non colui che difese e governò con disinteresse e plauso la propria
Patria.
.... (continua in: La ricerca
genealogia in ambito ligure tratto in parte dal lavoro di Massimo Angelini: La cultura genealogica in
area ligure nel XVIII secolo introduzione ai repertori della famiglie ,
pubblicata negli Atti della Società ligure di Storia Patria, n.s. XXXV
(1995), I, pp. 189-212).
Dello stesso autore segnalo anche: Linvenzione
epigrafica delle origini famigliari
Quello che segue è ciò che ho potuto raccogliere attraverso le indagini mie di alcuni
famigliari, dalle ricerche presso la Biblioteca Nazionale Centrale "Vittorio Emanuele
II", al biblioteca Casanatense e l'Archivio di Stato di Roma, da vari altri
contributi e da internet.
Questa è la bibliografia che ritengo essenziale:
Bibliografia sui Giustiniani e
fonti citate
Documentazione sulla famiglia
Giustiniani presente negli Archivi di Stato Italiani
Presso L'Archivio di Stato di Roma (Corso Rinascimento, n. 40) è consultabile il Fondo
della famiglia Giustiniani (sezione famiglie - inventario 35) con preziosi manoscritti e
reperti documentali dalla metà del XVI secolo fino alla fine del XIX secolo.
Documentazione sulla
famiglia Giustiniani presente nelle ricerca bibliografica online dellICCU -
Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane e per le Informazioni
Bibliografiche (vedi anche Istituto Centrale per il
Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane e per le Informazioni Bibliografiche - ICCU )
Documentazione
sulla famiglia Giustiniani presente nellOPAC del Polo SBN della Biblioteca nazionale
centrale di Roma (BncR)
Banca dati GABRIEL (in inglese, risultati in italiano)
Il sistema di ricerca bibliografica su un network di biblioteche europee.
Elenco delle Biblioteche pubbliche statali.
Sistema Informativo
Unificato per le Soprintendenze Archivistiche noto con l'acronimo SIUSA
Molti documenti e studi sul Archeologia in rete
oltre dodicimila links censiti e ordinati a cura dell'Università di Siena.
LE ORIGINI DELLA FAMIGLIA GIUSTINIANI
Facilmente si associa il cognome Giustiniani a quello dellimperatore romano
dOriente Giustiniano, autore del famoso corpo legislativo. Pur se antiche
tradizioni, non suffragate da prova storica, farebbero risalire i Giustiniani alla gens
Anicia romana, è solo una leggenda, ancorché accolta da tutti i cronisti e storiografi
che si occuparono di questa famiglia, quella che vede i due casati Giustiniani di Genova e
di Venezia discendere dai figli di Giustino II, nipoti di Giustiniano imperatore Romano
doriente, Marco e Angelo (Altri studiosi parlano di un terzo fratello, Pietro, che
si sarebbe stabilito in Lombardia (per altri a Firenze, per la presenza in città di un
ramo Giustiniani poi estinto) futuro capostipite di molte nobilissime famiglie, quali gli
Acciaioli, i Visconti, i Torriani e i Della Torre), vissuti verso il 720 d.C. ed esiliati
dallimperatore Leone III lIsaurico da Costantinopoli per non costituire
minaccia al suo debole regime.
Curioso anche il fatto che, allora come oggi, i Giustiniani di Genova e di Venezia si
sentissero in un certo modo consanguinei, nonostante le due Serenissime Repubbliche nel
corso della storia fossero più nemiche che amiche. La leggenda narra che Angelo sposò la
nipote del doge Marcello Tegalliano e fu il capostipite dei Giustiniani di Venezia, mentre
Marco, rifugiatosi a Genova nel 722 d.C., sposò Beatrice figlia di Ludovico Cibo-Seniz,
guerriero di Liutprando re dei Longobardi conquistatore di Ravenna. Da Marco sarebbe nato
Giovanni Pietro, che sotto le insegne pontificie difese il Papa da Astolfo re dei
Longobardi nel 754 e sposò Laura Savelli figlia di Flavio barone romano. Dalla loro
unione nacque Marco II e così via fino alla nascita dellalbergo Giustiniani. Un
dettaglio di questa discendenza fu pubblicato dal Principe Onorato Giustiniani Arangi.
Una leggenda alimentata dal fatto che, soprattutto nel Medioevo e nel Rinascimento, fu
consuetudine delle famiglie patrizie, specie se di recente fortuna, accreditare le proprie
origini con genealogie che partendo dallassonanza dei nomi, finivano per agganciarsi
a personaggi illustri della storia antica. Famose le false ricostruzioni storiche e i
falsi diplomi antichi del cinquecentista Alfonso Ceccarelli, medico ed erudito, nato a
Bavagna nel 1533 morto per condanna a morte a Castel Sant'Angelo (Roma) nel 1583, dopo
aver realizzato la sua ultima contraffazione: quella della donazione di
Costantino. Genealogia quindi mercenaria, intesa come elaborazione e celebrazione di
un mito delle origini famigliari, praticata talvolta con manifesta disinvoltura più che
con rigorosa analisi storica. Esempi si rinvengono anche ai giorni nostri. Le presenze
della famiglia Giustiniani prima della costituzione della Maona nel XIV secolo, sono state
comunque individuate in diverse località dellarea mediterranea. Nel II secolo a.C.,
le nobili e ricche famiglie romane cominciano a costruire le loro suntuose ville fuori dai
limitati spazi cittadini, stabilendosi in grandi tenute autonome. Si riducono i villaggi e
il territorio risulta sempre più occupato da grandi proprietà private. Così può essere
successo per la Gens Anicia che, allatto delle invasioni barbariche, abbia
cercato scampo in territori, come le isole, rimasti indenni dalle invasioni. E certo
che a partire dal IX-X secolo il nome Giustiniani era noto in tutto il Mediterraneo
Lorigine dei Giustiniani di Genova è da ricondursi al 14 novembre 1362 quando a
Genova fu fondata la Maona (la nuova ), una società commerciale anonima
per lo sfruttamento dalcuni possedimenti Genovesi nel Dodecaneso, tra 12
notabili di Genova che assunsero tutti il cognome di Giustiniani perdendo il loro.
Lorigine non è quindi legata ad una singola stirpe, ma a più famiglie aggregate in
una sorta di società di persone, come se fossero nati da un padre comune, perché comune
è la loro terra. Essi formano una Campagna (dal Breve della Campagna di
Genova del 1157: Compagniam de pecunia non faciam cum aliquo habitante ultra
Vultabium et Savignonem et Montem altum, neque ultra Varaginem dalle Leges
Genuenses ) .
La decisione di unire più famiglie in un clan e prendere il nome di quella più
importante che disponesse di un luogo di riunione (palazzo o dimora) non era nuova a
Genova e anticipava la nascita degli "alberghi" che in seguito divenne la
normale aggregazione anche politica. Nel caso particolare della Maona Giustiniani, questo
sistema permetteva di superare anche il problema economico, di definire delle quote (le "carature")
di partecipazione per cui era stata costituita.
Il numero originario delle quote era di 12 e 2/3, ogni azione
(duodeno) era divisa in 3 (Karatti grossi) divisi a loro volta in 24 altre parti (Karatti
piccoli), per un totale di 38 karatti grossi e 304 piccoli. Tutti titoli negoziabili e
trasmissibili agli eredi.
Il numero complessivo dei partecipanti alla maona Giustiniani nel 1566 era di oltre 600.
Specie nei primi anni della Maona le quote vennero più volte compravendute. In allegato
un atto del notaio Paulus Savina
del 19 maggio 1381, che testimonia possessori e titolarietà.
Sull'etimologia della Maona di Chios molto si è discusso, possiamo in ogni modo
sintetizzarne il fine con le parole dello storico Genovese Teofilo Ossian De Negri: la
Maona fu ".... una delega sulla carta di funzioni Statali ad unassociazione
armatoriale e commerciale privata..." La Maona Giustiniani è la
prima società per azioni documentata dalla storia. Il nome Maona
è dorigine incerta, sipotizza dalla voce genovese mobba equivalente
ad unione, o anche dal nome di una nave o anche dallarabo maounach traducibile
in società mercantile o "associazione per lo sforzo
comune" o anche assistenza , indennizzo ,
proprio perché la prima spedizione della Maona agli effetti di diritto venne concepita
come una compera , ovvero era come se gli armatori avessero effettuato
un prestito alla Stato garantito dalle future conquiste anziché da aliquote di proventi
fiscali come consuetudine fino ad allora. Linvestitura doveva essere un risarcimento
del compenso in denaro non concesso, una sostituzione provvisoria del debito pubblico.
La delega su carta di funzioni statali a unassociazione amatoriale e
commerciale privata e altri elementi comuni fanno si che la Maona Giustiniani si possa
considerare sotto alcuni aspetti il più remoto precursore della famosa Compagnia delle
Indie (Roberto S. Lopez).
Maona potrebbe anche derivare dalla corruzione dialettale Genovese della
parola Madonna, dallinsegna votiva che si trova allesterno del
Palazzo Giustiniani di Genova dal lato della strada detta Il testone dei
Giustiniani. Madonna ritratta con due Santi, protettrice di quello che in seguito si
chiamò Albergo Giustiniani, o anche dal greco maomai ,
agogno, aspiro e per una Società di commercio
laspirazione principale è proprio quella di aspirare al guadagno.
Il nome Giustiniani (ma la notizia non è certa) deriverebbe invece dalla
prima sede della Maona, nel Palazzo Giustiniani di Genova già posseduto dallomonima
famiglia di Venezia che a quellepoca aveva buoni rapporti commerciali con la
Repubblica Genovese.
Palazzo che, troneggia ancora nella contrada Giustiniani, fregiato dello stemma della
famiglia e da parecchi trofei vinti nella guerra di Chioggia contro gli stessi Veneziani.
Tali società erano delle vere e proprie Signorie con tanto di eserciti,
soldati e autonomia tributaria ed a volte la loro politica era perfino in contrasto con
quella della stessa Repubblica che le aveva originate.
La struttura della Maona comunque, non avendo azioni "nominative" non creava
problemi legate ad ambizioni "dinastiche". La partecipazione anonima consentiva
poi il trasferimento delle quote di partecipazione senza particolari difficoltà, cosa che
avvenne di frequente nei primi tempi.
Già esisteva, prima di questa società, una precedente Maona (la
vecchia) fondata il 27
febbraio 1347 mediante un accordo sottoscritto tra i Maonesi e la Repubblica (L'accordo tra la Maona e la
Repubblica Genovese ), per lo stesso scopo: lo sfruttamento commerciale
dellisola di Chios, che nel 1359 prese il nome di Giustiniani, che per
tutto il tempo della Repubblica Genovese fu una delle famiglia più in vista. Ben sei Dogi
portarono il loro cognome.
Limportanza e la forza della famiglia è testimoniata anche dal fatto che anche dopo
aver lasciato Chios, anche se stabiliti in altre città, venissero sempre considerati come
i Giustiniani di Genova, anche la Sacra Rota non più tardi del 14 giugno 1839 appella Il
marchese Vincenzo Giustiniani come: Vincentius ex Nobilissima Ianuensi familia
Justinianorum dynastarum olim Chij in mari Aegeo .
La storia dei Giustiniani è da ricondursi, nelle sue origini, con le colonie genovesi
nellEgeo orientale, ora appartenenti alla Grecia: le isole di Chios (Hios o Chios),
Samo (Samos), Enussa (Inousses), Icaria (Ikaria) Co (Kos), Lesbo (Lesvos), Santa Panagia e
dei due insediamenti in Asia Minore di Focea Vecchia e Focea Nuova, appartenenti ora alla
Turchia.
Su queste isole i Giustiniani esercitarono il loro dominio per circa 220 anni dal 1347
anno di fondazione della Maona vecchia, al 1566, anno della definitiva conquista Turca
dellarcipelago. In questi antichi possedimenti, sono ancora visibili le geometrie
delle viuzze molto simili ai "carrugi" Genovesi, le torri
davvistamento lungo la costa ed i resti di alcune delle 15 antiche fortezze su cui
troneggiano ancora i fregi dello stemma dei Giustiniani. Purtroppo ben poca cosa è
rimasto ai giorni nostri dei bei palazzi (Archonticà) , sia per il
saccheggio dei Turchi nel 1566, sia per gli effetti devastanti di un terremoto che avvenne
nelle isole Greche agli inizi del XX secolo.
NASCITA DELLA MAONA GIUSTINIANI
STORIA DELLISOLA DI SCIO PRIMA DEI
GIUSTINIANI La prima colonizzazione Genovese di Chios nel XIII secolo. L'ascesa della
famiglia Zaccaria.
Il declino della potenza genovese si manifesta nel XIV secolo, attraverso due eventi che
da principio sembravano rilanciarla nel novero delle grandi potenze: linstaurazione
del governo popolare e linizio dellattività delle Maone.
Nellinsufficienza e nel subbuglio del potere centrale, nascono nuove associazioni
private volontarie per la tutela di particolari interessi politici ed economici, i
cosiddetti alberghi dei nobili e i conestagi popolari, che sono
simili alle consorterie che trecento anni prima avevano portato alla nascita del comune.
Lavventura di Chios comincia al momento dellelezione del suo primo Doge nel
1339, Simone Boccanegra, dei popolari, discendente del primo capitano del
popolo, costretto a lasciare Genova su azione dei nobili.
Il 25 dicembre 1344 subito dopo la rinuncia del Boccanegra, viene eletto Doge Giovanni da
Murta. Egli si adoperò per pacificare la città con spirito equo ed onesto, dovette
armare una piccola flotta di tre galere ed un corpo militare per domare la rivolta in
alcune località della Riviera ed in un secondo tempo 12 galere sconfiggendo di nuovo i
nobili arroccati a Ventimiglia.
Con laiuto dei Grimaldi, i nobili stavano approntando una nuova flotta
di 34 galere per attaccare direttamente Genova. Nel 1345, più o meno in concomitanza
della perdita dei possedimenti di Chios e Focea nel Dodecaneso, il doge Giovanni De Murta
indice un concorso per formare un armata di navigli per espugnare Roccabruna e Monaco
divenuti il covo dei fuoriusciti avversari della Repubblica.
In quei tempi Genova riversa in una profonda crisi finanziaria. Il Doge, sostenuto dal
popolo decise di resistere, ma viste le ridotte disponibilità di cassa, affidò la
costruzione della flotta a privati cittadini, il cui credito sarebbe stato garantito o con
titoli del debito pubblico oppure con concessioni territoriali o finanziarie.
Ciascun partecipante doveva armare una nave e versare somma di 20.000 lire a titolo di
prestito a Genova. Di contro la Repubblica simpegnava a restituire il prestito
concedendo i bottini di guerra a titolo di risarcimento di questa spedizione.
Parteciparono al concorso 7 nobili e 37 popolani, di cui solo 29
di loro riuscirono ad armare una nave (altri dicono 25). Questo gruppo si costituì
attorno alla famiglia Giustiniani. La flotta fu armata da ben 6.000 uomini di cui 1.500
balestrieri. Il migliore armamento dellepoca, visto che nelle flotte erano anche
presenti i fabbri che garantivano una costante fornitura di frecce. Un cronista
dellepoca nota che tutti gli armati erano vestiti dello stesso panno, costituendo
quindi una formazione militare regolare.
Il comando fu affidato, il 19 gennaio 1346, al popolano Simone Vignoso con il titolo di
Precettore o di comandante in capo della flotta.
La flotta era pronta ad essere utilizzata contro gli avversari della Repubblica, ma gli
stessi intimoriti dalla poderosa flotta si rifugiarono a Marsiglia sotto la protezione del
Re di Francia. Decisione non fortunata in quanto gli stessi furono invitati a partecipare
alla guerra contro gli inglesi che li annientarono a Crecy.
La flotta si trovò quindi disoccupata ancor prima di cominciare, anche se a questo punto,
si era già accumulato un credito per il suo allestimento ed il suo mantenimento. Viste le
necessità della Repubblica di tutelare i suoi possedimenti in medio oriente, la flotta fu
inviata nel maggio dello stesso anno nel levante, per difendere gli interessi commerciali
Genovesi di Crimea a Caffa, tra cui i suoi ex possedimenti di Focea Vecchia e Focea Nuova,
governati dagli Zaccaria con il titolo di Re dellAsia Minore che erano stati ripresi
dallImperatore Andronico
II nel 1325. A queste si aggiunse anche lisola di Chios, non posseduta dai
Zaccaria ma di cui ne avevano il titolo di Principi.
Sugli stessi territori gravava poi la minaccia Mongola di Jani-beg e le mire
espansionistiche della Repubblica di Venezia.
Leventuale conquista di questi territori, avrebbe poi permesso di saldare il debito
contratto con i Giustiniani per lallestimento della flotta con una concessione
ventennale sugli stessi attraverso tutti i comodi e le utilità di tutti i luoghi e
le terre che sarebbero state acquistate dallammiraglio, dai capitani e dagli uomini
delle galee per lintera somma dovuta loro come compenso pari a 203.000 lire
genovine. Doveva essere quindi un rapporto di carattere feudale, una investitura
provvisoria delle conquiste future.
La partenza per loriente, aumentata di 4 galere, avvenne il 24 aprile 1346. Prima di
arrivare nellEgeo la flotta Genovese fu impegnata per la difesa della città di
Terracina dallassedio del Conte di Fondi. La città non era in grado di resistere e
si era offerta in sovranità perpetua a Genova. Le soverchianti forte Genovesi permisero
una facile vittoria. Per la conquista fu riconosciuto ai Giustiniani un ulteriore credito
valutato 3.600 fiorini doro. I dettagli di questo episodio sono narrati da Fabrizio
Apollonj Ghetti sulla Maona Giustiniani nel volume Destini di tre
secoli. La flotta proseguì verso Negroponte nellEubea dove Simone Vignoso
ebbe notizia che la flotta Veneziana capitanata dal Delfino di Vienne si apprestava a
conquistare i territori obiettivo della spedizione.
Nel 1344 venti galee armate dal Papa, dal Re di Cipro, dai Cavalieri di Malta e da
Venezia, aveva conquistato Smirne contro i Turchi Selgiuchidi sotto il comando di Martino
Zaccaria ex Principe di Chios. Nel 1346, morto lo Zaccaria, Venezia aveva spedito un'altra
squadra nellEgeo al comando di Umberto II delfino di Vienna allo scopo di
consolidare la conquista di Smirne e soccorre Caffa. Umberto II cercò in tutti i modi di
convincere limperatrice Anna di Savoia vedova di Andronico III morto nel 1341, che
faceva parte della spedizione, di cedergli Chios come base delle operazioni.
Umberto II cercò anche di corrompere il Vignoso ma ottenne soltanto leffetto
contrario tanto che il Vignoso si affrettò a far rotta verso Chios.
Dopo un inutile intervento diplomatico con i Greci che cercavano di mantenersi
indipendenti, entrò nel porto di Chios il 16 giugno del 1346 ed occupò lisola in
tre giorni. Ne assunse il pieno controllo il 12 settembre dopo ben tre mesi di eroica
resistenza della capitale, quattro giorni dopo, riconquista Focea Vecchia. Il governatore
Greco dell'isola Colajanni Cibo (Ziffo) firma la capitolazione dell'isola a Simone Vignoso
(atto di capitolazione
di chios 12 settembre 1346)
Il 20 dello stesso mese Focea Nuova con un corpo di spedizione comandato da Pietro
Recanelli Giustiniani.
Mentre si appresta a riconquistare Tenedo e Lesbo, il Vignoso deve tornare a Chios
minacciata dagli imperiali. Il 9 novembre 1346, torna a Genova acclamato dalla folla. Il
doge non avendo risorse per ripagare il debito contratto con i nuovi ammiragli, cede ai 29
armatori (Mahonenses), il 27 febbraio 1347, la giurisdizione civile e delle
imposte di Chios (dominum) e il monopolio del commercio del mastice per 20
anni.
La difesa e lamministrazione delle colonie furono affidate esclusivamente ai
Maonesi, il Comune si riservò solo lalta sovranità. La giurisdizione civile e
militare, la proprietà dei tre capoluoghi (Chios e le due Focee) col diritto di nominarvi
i podestà e i castellani, sempre daccordo con i Maonesi.
Questa è la prima formazione della Maona (detta poi la vecchia) che nel 1359
assunse il nome di Giustiniani per dare un suono esplicito al consorzio famigliare da loro
creato.
Le Maone nate come istituzioni private al servizio dello Stato, non potevano sempre avere
una politica in linea con quella governativa. Alla pari delle future compagnie coloniali
Spagnole ed Inglesi dovevano tener docchio la buona gestione ancor prima che la
grandezza dello Stato. Un sistema che aveva degli indubbi vantaggi anche per Genova sul
fronte diplomatico, nel poter disconoscere le azioni dei privati in caso di bisogno.
Durante lassedio di Chios infatti, limperatrice Anna di Savoia aveva mandato
lammiraglio Italiano Facciolati con poche navi Greche ad assalire i mercantili
genovesi a Galata non potendo fronteggiare larmata del Vignoso. Grazie
allinsurrezione della città, la stessa Imperatrice fu costretta a pagare un
indennizzo. Lanno successivo nel 1348, il nuovo imperatore Giovanni Cantacuzeno chiese
al comune la restituzione di Chios e Focea, il Doge, astutamente emanò un provvedimento
ma ben consapevole che la Maona non gli avrebbe ubbidito. Il Dodecaneso infestato dai
pirati, è ora minacciato dai mongoli. Genova cerca la protezione imperiale, senza troppo
penalizzare i suoi traffici. Impone un dazio alla Maona a favore dellimperatore che
la obbliga ad innalzare la bandiera imperiale. In realtà tale provvedimento rimarrà, di
fatto, inapplicato.
Con laiuto del Genovese Giovanni Cybo, gli imperiali muovono per riprendersi il
possesso dellisola. Il Cantacuzeno favorito dalla popolazione riesce a riprendere le
due Focee, ma fallisce la presa di Chios. Poco dopo i Maonesi riconquistano le due Focee
per opera del condottiero Andrea Petrila. Qualche anno dopo recuperarono anche Samo,
Icaria, Enussa e Santa Panaria. Nel Gennaio del 1350, muore il doge Giovanni da Murta per
un epidemia di peste, diffusasi in Europa proprio a partire da Caffa in Crimea. La
popolazione Europea viene decimata con una mortalità nelle città tra il 40% ed il 60%.
Nello stesso anno scoppia una nuova guerra tra Genova e Venezia.
Nel settembre dello stesso anno trentacinque galee venete attaccano al largo di Chios
quattordici galee genovesi comandate da Nicolò Dè Maineri, distruggendone dieci. Le
restanti quattro, unite ad altre quattro comandate da Filippo DOria, riescono il 10
ottobre a distruggere 20 galee venete e ad espugnare il castello di Caristo, tornando a
Chios cariche di bottino.
Venezia avida di vendetta, manda un altra flotta a riconquistare lisola, ma la
situazione politica muta rapidamente per lincombente minaccia Ottomana. Il conflitto
tra Genova e Venezia si ricompone, tanto che troviamo la Maona alleata con Venezia nella
nuova lega contro i Turchi del luglio 1352.
A seguito di tutte queste vicissitudini la vecchia Maona non riuscì più ad essere
efficacemente operativa a seguito di defezioni e vendite delle quote. La Repubblica
Genovese non essendo ancora in grado di saldare il suo debito cercò un compromesso tra i
vecchi creditori e i nuovi aventi diritto. L8 marzo 1362 (il contratto della nuova Maona e
la Repubblica Genovese ) fu stabilito che si formasse una nuova società
cui sarebbe andato il governo e lo sfruttamento commerciale di Chios per dodici anni fino
al 14 febbraio 1374 e che la vecchia Maona fosse liquidata dalla medesima
mediante il pagamento del debito residuo vantato con la Repubblica nel 1347. Tale
contratto aveva validità fino a quando a Genova fosse rimasto il governo popolare. La
Repubblica si riservò il diritto di risolvere il contratto anticipatamente, fino al 27
febbraio 1367, con il pagamento del debito delle 203.000 lire genovine ai Giustiniani.
Il 14 novembre 1362 nasce la nuova Maona dei Giustiniani sotto la direzione di
Pasquale Forneto e Giovanni Oliviero. I soci fondatori erano dodici: Nicolò de Caneto de
Lavagna, Giovanni Campi, Francesco Arangio, Nicolò di S.Teodoro, Gabriele Adorno, Paolo
Banca, Tommaso Longo, Andriolo Campi, Raffaello de Forneto, Luchino Negro, Pietro Oliverio
e Francesco Garibaldi. I soci si uniscono in albergo abbandonando il loro
cognome, escluso Gabriele Adorno. Gli Adorno lo tramutarono in Pinelli, nel 1528, con la
riforma degli alberghi famigliari assunsero poi quello di Giustiniani. A
questi dodici si aggiunge successivamente un tredicesimo: Pietro di S.Teodoro.
Tra varie vicissitudini, si ritireranno per vari motivi parecchi azionisti,
anche se mantennero il nome di Giustiniani.
Già nel 1362, due quote furono acquistate da Pietro Recanelli Giustiniani che succedette
a Simone Vignosi nella reggenza di Chios e ben presto divenne lanima della nuova
Maona. Pietro Recanelli era già una personalità molto in vista nella Genova di allora, a
lui si fa discendere lo stipite Genovese dei Giustiniani, aveva sposato Margherita, figlia
del Doge Gabriele Adorno. Nel 1350 a capo di una spedizione armata aveva ritolto Focea ai
Greci. Si distinse a Smirne come luogotenente del Papa nel periodo 1361-1365, ammiraglio
della Repubblica nei tumulti dei DOria nel 1365-1366.
LA STORIA DEI GIUSTINIANI DI SCIO DAL 1363 AL 1566
L8 giugno 1363, limperatore Bizantino Giovanni V Peleologo
rinuncia definitivamente al suo potere sulle isole e cede ai Giustiniani i diritti su
Chios, Samo, Enussa, Santa Panagia e Focea che era diventato uno degli empori più
fiorenti dellAsia Minore, conferendo ai Giustiniani i titoli di Re e di Despota,
alla greca, riconfermando ai nobiles viros Giovanni Oliviero, Raffaele
de Forneto e Pietro Recanelli il possesso nelle forme e nei modi con cui lavevano
avuto gli Zaccaria, cioè «secundum rationem stirpis: videlicet ut eam transmittant in
filios ex eorum lumbis procreatos veros heredes et successores; vel etiam in alios, quos
ipsi voluerint».. Tale concessione fu poi rinnovata per altri quattro anni il 14
giugno 1367 a Tommaso Giustiniani.
Questo è il testo della Bolla Aurea, tuttora conservata, quale
si rapporta de verbo ad verbum, che concede ai Giustiniani il possesso
dellisola di Chio ed il titolo di Principi:
BOLLA AUREA Cum apparuerint Nobiles Viri genuenses Dominus Io: Oliverius,
Dominus Raphael de Forneto, et Dominus Petrus Recanellus recti, et boni erga nostrum
imperium, et ostenderint benevolentiam, prebuerintque; fidelitatem erga dictum nostrum
Imperium, qualem dederunt ea de causa. Voluti quoque maiestas nostra, atque decrevit eos
beneficio afficere, dareque ipsis Insulam chii, quocirca cum prelibati Viri Nobiles
requisiverint, ut in huius donationis robur et testimonium ipsis concederetur bulla aurea
Imperialis declarans raram, et firman tandem gratiam, et beneficium Maiestatis nostrae, ac
in super declararet infrascriptam constitutionem, et concordiam, quam horum causa Maiestas
nostra cum ipsis constituit et sancivit: huic supplicationi, et precibus dictorum
Dominorum Maiestas nostra prompte annuens hanc bullam auream, et mandatum eis concessit,
et elargitur, cuius tenore placet suae Maiestati; costituit, ordinat, et beneficio affict
prelibatos Nobiles Viros, et eis donat ipsam Insulam Chii cum civitate, et Castris
ommibus, quae in ea sunt, et omni eius habitatione, et districtu, ut eam videlicet ut eam
transmittant in filosea corum lumbis procreatos veros heredes, et successores, vel etiam
in alios, quos ipsi voluerint; coeterum debebunt prelibati Viri a presenti tempore, et in
posterum singulis annis adferre, et numerare in a Deo custoditum vestiarium Imperii nostra
praexcelsa Urbe Constantinopoli de mense May, vel Iunij uno quoque anno perpera quingenta;
Itaque vi, et vigore presentis bullae aureae, et mandati Imperii nostri habebunt, et
possidebunt prelibati Viri ipsam Insulam Chij cum eius Civitate, et omnibus Castris, et
omni habitatione, et districtus secundum rationem stirpis et generis cum facultate cam
transmittendi in suos filos, et erede, vel etiam alios, quos voluerint, quocirca, et ipsi
Nobiles viri, vel etiam alij Genuenses in subsequentes annos lucri facient, accipient
fructus, et reditus ab ipsa Insula Chij provenientes, et suos facient, absque eo, quod
alici omnino teneantur reddere rationem: ad haec si fortem cotigeriti, ut Majestas nostra,
aut aliquis ex foelicis memorie Imperatoribus, progenitoribus nostris auteam donaverit per
bullam auream, seu mandatum aliquibus Grecis, vel Genuensibus, vel onmino aliis aliqua
iura, et reditus eiusdem Insulae Chij, sit eiusmodi donatio irrita, et omino cassa, et
inanis. In quorum firmissimum robur facta est prelibatis Nobilibus Viris presene bulla
aurea, et mandatum Imperialis Maiestatis nostrae concessa septima presentis mensis Junij
nunc currentis Octavae Indictionis sexies, millesimo trecentesimo sexagesimo tertio.
Ionnes in Cristo fidelis Imperator, et moderator Romeorum Paleologus.
Questa conferma era stata necessaria, perché qualche anno prima nel 1348
limperatore Giovanni Cantacuzeno aveva richiesto lisola di Chios ai Genovesi,
i quali lanno prima, esattamente il 12 febbraio 1347, lavevano ceduta in
dominio utile con le isole di Samo, Nicaria, Demussa e Santa Panagia ai Giustiniani, ed
avevano ad essi concesso anche il privilegio di batter moneta quod posset dictus
potestas (Syu) nomine comunis Ianuae cudi et cudi facere in insula Syi monetam argenti de
liga. Privilegio rinnovato il 15 settembre 1439, il quale esclude ogni dubbio circa
la sovranità piena ed intera dei Giustiniani sullisola. Lultima moneta
coniata a Chios porta le iniziali di V.I. (Vincentius Iustinianus) ed è del
1562.
Non potendo rimborsare il credito, il dominio della Maona Giustiniani fu protratto dalla
Repubblica di Genova, in momenti diversi fino al 21 novembre 1418.
Il governo dei Giustiniani, non fu in ogni modo sempre continuo. Durante la guerra con
Venezia nel 1379, Focea Vecchia fu momentaneamente conquistata dai Veneti.
Nella metà del XIV secolo il centro dellAsia minore sfugge al controllo dei Mongoli
e si affacciava sulle coste Turche un nuovo terribile nemico: gli Ottomani, ostili e
diffidenti nei confronti dei Genovesi.
Linstabilità politica di Genova facilitò lascesa e le pretese delle colonie
e delle maone utilizzate da Genova anche per scopi diversi da quelli di sfruttamento
coloniale, come nel 1378, quando sotto il peso dei costi della guerra di Chioggia, il
comune utilizzò la Maona per coprire loperazione diinfeudazione della Corsica a sei
cittadini chiamati promiscuamente Mahonenses, Feudatarii, Apaltatores che poi
si ridussero al solo Leonello Lomellino nel 1405. Dallinizio del XV secolo, le Maone
non hanno più come scopo la conquista di nuove territori, ma la conservazione di quelli
già posseduti.
Genova controlla il Mar Nero attraverso Galata e lisola di Tenedo ma per le medesime
ragioni commerciali devono ogni volta confrontarsi con i Veneziani e con gli imperatori
Bizantini. Proprio in questo momento emerge la figura di Francesco Gattiluso, che sposando
la sorella di Giovanni Paleologo ottiene lisola di Lesbo come dote. Qualche anno
prima nel 1386 la grande città di Enos si aggregò spontaneamente ai domini del Gattiluso
e ben presto di aggiunse lappalto di Focea vecchia (anche se sotto il dominio
formale dei Giustiniani), e più tardi tutte le altre Sporadi settentrionali: Taso, Lemno,
Imbro e Samotracia. I Gattiluso hanno il grande pregio diplomatico di assimilarsi ai
costumi Greci, sono vassalli di Bisanzio, parenti della casa imperiale e adottano per i
loro figli nomi greci.
Nel 1380 i giannizzeri di Murad I e Rajasid I avevano tolto alla Maona lisola di
Samo. Vista la pressante potenza Turca, Focea Vecchia e Focea Nuova dovettero aprire le
loro porte agli Ottomani.
Nel 1403 legemonia del medio oriente passò nuovamente ai Mongoli, con lascesa
del suo condottiero Temur lo zoppo detto il Tamerlano che riuscì
a riunire gli smembrati regni mongoli. Nel 1402 ad Angora inflisse una dura sconfitta agli
ottomani. Tutta lAsia minore fu spazzata più che dai Mongoli dal terrore degli
stessi. Il Tamerlano morì poco dopo nel 1405 e così, come rapidamente era cominciato il
suo dominio, così terminò rapidamente, ed gli Ottomani ripresero legemonia
dellEgeo.
La Maona si garantì ancora una certa indipendenza pagando un forte tributo agli Ottomani
di circa 4.000 ducati. Una consuetudine normalmente seguita con altri popoli
dellAsia per assicurarsi la loro benevolenza.
Nel quattrocento, cambiano le modalità di gestione delle colonie, non più direttamente
controllate dal Governo di Genova, ma per lo più dalla Casa di San Giorgio che rileva i
debiti del comune nei confronti di gran parte delle Maone e degli amministratori delle
colonie. Così fu per Famagosta, per la Corsica e per molte altre colonie del Mar Nero.
Con la caduta del Governo popolare a Genova, approfittando di un articolo
della convenzione stipulata con la Repubblica, i Maonesi si ribellarono ai rappresentanti
del Re di Francia che avevano assunto la Signoria di Genova. Venuti meno gli antichi
patti, il 21 dicembre 1408 la Maona proclama lindipendenza, ma il nuovo governo
filo-Francese, la riconquista quasi subito il 18 giugno 1409 con una spedizione comandata
da Corrado DOria. Il condottiero cercò un compromesso con i Giustiniani per
impossessarsi del controllo personale dellisola, pretendendo per la
libertà dei soci della Maona, le quote dei maggiori azionisti.
Mediante un abile opera diplomatica, il conflitto fu ricondotto e la
ribellione presto dimenticata, anche per lestremo valore della Maona
nella difesa degli interessi commerciali di Genova da pirati e Ottomani. Genova inviò a
Chios una piccola flotta per dimostrare la sua sovranità, ma non ce ne fu bisogno, in
virtù di un nuovo compromesso il quale limitò ulteriormente l'autorità della Repubblica
sulla Maona.
Questo fu lultimo atto di autorità della Repubblica sui suoi possedimenti di
Oltremare, che da allora ebbero una autonomia praticamente illimitata, frutto più dalla
debolezza della madrepatria piuttosto che dalla forza delle colonie, una soluzione che
finì per nuocere a tutti.
A partire dal XV secolo, quasi tutte le colonie videro lentamente inaridirsi le fonti di
ricchezza economica. Linizio della decadenza, non impedì comunque a Pera, Chios e
Famagosta di abbellirsi e di abbagliare i forestieri di passaggio con la bellezza dei loro
palazzi. Ciriaco dAncona, umanista-mercante percorse tutto lEgeo a scoprire i
monumenti della Grecia classica. Andriolo Banca, grazie al suo sapere divenne amico di
Eugenio IV e cantò in versi la guerra contro Venezia del 1431 (Cyriac
of Ancona: later travels di Edward W. Bodnar una raccolta delle lettera
dell'umanista sui suoi viaggi in Oriente)
La Maona riuscì ugualmente a mantenere una certa prosperità nei commerci e nel controllo
dellarcipelago, con abili giochi di alleanze con gli Stati concorrenti: Venezia e il
Regno di Rodi, contro il pericolo comune degli Ottomani.
Giovanni Adorno Giustiniani, figlio del Doge Giorgio e successivamente Percivalle
Pallavicini sono a Costantinopoli come ambasciatori alla corte Ottomana di Maometto I. I
Gattiluso e i Giustiniani nel 1416 prendono parte ad una spedizione vittoriosa dello
stesso Maometto I contro il Principe Selgiuchide di Smirne.
Ma non sempre le forze latine sono compatte di fronte il comune nemico. Non di rado
assistiamo ad alleanze miste come quelle genovese-turca come in passato quelle con gli
Egiziani, non frutto di un disegno politico statale ma piuttosto frutto
delliniziativa dei singoli per tornaconto personale, più che per guadagno
territoriale per riduzione del pesante tributo imposto per continuare a commerciare in
quelle terre.
Questa alleanze personali portarono alle estreme conseguenze nel 1444, quando
durante la crociata di Papa Eugenio IV, legni privati genovesi, al soldo degli Ottomani,
permisero di sconfiggere i cristiani a Varna il 10 novembre, dopo liniziale vittoria
di Nish. Il sabotaggio della crociata acuì il disagio dellEuropa nei confronti dei
Genovesi.
Lerrata ed innaturale alleanza con i nemici di fede e di razza fu causa altrettanto
grave quanto la corruzione dei funzionari coloniali e la decadenza economica delle
colonie. I Turchi erano ben altri avversari che gli Egiziani di inizio millennio. Finchè
il Sultano era disposto a far vivere le colonie pagando un tributo era un sacrificio che
le Genovesi e Veneziani potevano sopportare, se paragonato al costo di una guerra e alla
rovina dei traffici durante i combattimenti.
E in questo periodo che gli Ottomani lavorano al potenziamento della loro flotta,
che fino ad allora era assolutamente insufficiente come mezzi e come preparazione marinara
rispetto ai remi Italiani. Ad uscire da questa inferiorità, paradossalmente, furono
aiutati proprio dai stessi tecnici e militari delle due repubbliche Genovese e Veneziana,
che abbandonarono le loro patrie per contribuire, per denaro, al progresso bellico degli
Ottomani.
Con la pressione degli Ottomani dopo il 1420, i Giustiniani videro progressivamente calare
i proventi della produzione locale del mastice del vino e della seta. Il gettito
dellimposta portuale calò da lire genovine 1.942,10 nel 1408, 1.700 lire genovine
nel 1424.
Quanto a Focea, lo smercio del suo allume fu reso sempre più problematico per la
crescente concorrenza dei minerali estratti da tutti i paesi Turchi, per opera di un
recente cartello dei Gattiluso, che aveva appaltato molte nuove miniere di allume in Asia
ed in Europa, tra cui quelle di Ipsala sulla Màriza che incanalavano i loro prodotti per
lesportazione lungo il fiume Enos. Questa circostanza, e la costante prosperità
agricola delle isole fecero si che i Gattiluso fossero forse i soli esenti dalla crisi tra
i Genovesi dellEgeo.
Il disastro di Varna tolse alla cristianità le ultime velleità di difesa delle
roccaforti latine in oriente ed anticipò di qualche anno la caduta di Bisanzio.
Alla battaglia di Costantinopoli, che ebbe il suo epilogo il 29 maggio 1453, ci si arrivò
dopo un anno di assedio da parte dei turchi, da quando cioè, il 14 aprile 1452, il
sultano Maometto II fece iniziare i lavori per la costruzione di una fortezza militare
sulla sponda europea del Bosforo, a pochi chilometri da Costantinopoli.
Il sogno di Maometto II era quello di conquistare la città per farne la capitale
dell'impero ottomano. Anche suo padre, Murad II, aveva tentato in passato la conquista, ma
venne respinto. Quando l'imperatore Costantino XI succedette nel 1448 a suo fratello
Giovanni VIII, Costantinopoli era una città quasi in rovina, abbandonata da metà della
popolazione, con scarsi commerci a garantirle la sopravvivenza. Era considerata
imprendibile, dato che era circondata da alte e spesse mura, e fino all'avvento di
Maometto II aveva saputo respingere molti tentativi di invasione. Quando ancor prima del
1453 la situazione si fece seria, Costantino XI si rivolse all'Occidente perché si
assumesse l'onere e l'onore di difendere la capitale d'Oriente. Egli offriva, in cambio di
truppe e di navi, l'unione delle due Chiese, l'orientale e l'occidentale, che però non
convinse i principi della cristianità, sempre divisi da discordie tra di loro.
Nel marzo del 1453 Maometto II pensò di essere pronto. Intorno a Costantinopoli aveva
concentrato un esercito di circa centoventimila uomini. Inoltre poteva contare su
centoquarantacinque navi e su potenti artiglierie.
Pur continuando a essere grande dal punto di vista storico, da quello politico
Costantinopoli non lo era più. Invece per Maometto fu grande sia in un senso che
nell'altro. Gli parve che la città imperiale fosse la quintessenza della vita. Possedere
Costantinopoli significava essere padrone del mon do civilizzato, oltre che farne parte:
da tempo immemorabile il suo aureo splendore ingolosiva i nomadi.
Il sultano dei turchi credeva che il titolo di imperatore dei romani fosse legato al
possesso di Costantinopoli e sperava che conquistandola avrebbe acquisito legittimità
agli occhi degli europei, poiché sapeva che essi lo consideravano un barbaro. Non solo
desiderava impadronirsi di una celebre metropoli, ma ambiva al «riconoscimento sociale»,
prova ne sia il suo tentativo di negare l'ascendenza turca e di millantarne una comnena.
Venezia, che considerava Costantinopoli un'enorme azienda commerciale, non sapeva se
aiutare o no la città minacciata. Da un lato temeva per i possedimenti che aveva sul
Corno d'Oro, dall'altro però non voleva guastare i favorevoli rapporti commerciali
instaurati con gli Ottomani. Genova, che abitava nel quartiere di Pera, reagì in maniera
altrettanto indecisa. Pur lasciando ai propri mercanti piena libertà di schierarsi prò o
contro i turchi, ordinò contemporaneamente al podestà di Galata di trovare con Maometto
un accomodamento che garantisse l'in violabilità dei beni genovesi. I ragusani, presenti
a Costantino poli da quando i latini erano stati scacciati, avrebbero appoggiato Bisanzio
soltanto se si fosse costituita una grande coalizione cristiana contro i turchi.
Neppure Inghilterra e Francia sarebbero potuti venire in soccorso, in quanto ambedue erano
appena uscite dalla guerra dei cento anni.
Il Papa, che aveva invano scongiurato Federico III di aiutare la città minacciata,
dovette alla fine contentarsi di inviare sul Bosforo un legato con qualche centinaio di
armati. Risultato: lEuropa piantò in asso Costantinopoli, il mondo cristiano aveva
cancellato dalla memoria la sua antica capitale. L'occidente aveva ben altro a cui
pensare. La città sul Bosforo dovette fare ricorso alle sue poche forze militari.
Nel porto di Costantinopoli c'erano navi veneziane, ai cui capitani non reggeva il cuore
di abbandonare la città minacciata; quindi misero gli equipaggi al servizio dei
bizantini. Da Genova, all'ultimo momento, era giunto con 700 mercenari il celebre capitano
di ventura Giovanni Giustiniani Longo, che voleva provare il brivido dell'assedio,
ricordato anche nelle memorie di Lord Byron nellottocento. In tutto c'erano quindi
2000 stranieri.
Da parte sua Costantinopoli aveva meno di cinquemila Soldati. Veramente poco per difendere
ventidue chilometri di mura dall'assalto di centoventimila musulmani. Per essere precisi,
poteva contare su 4973 uomini abili alla guerra, un'inezia, se si pensa al milione circa
di abitanti che aveva ai tempi di maggior splendore. Anche la flotta era assai malridotta:
cerano otto navi Veneziane, cinque Genovesi, una di Ancona, una di Barcellona e una
di Marsiglia ed altre dieci più piccole bizantine, per un totale di 26 navi che restarono
per tutto l'assedio ormeggiate al porto. Armi e munizioni: poche colubrine, scarse
quantità di polvere e qualche antiquatissima catapulta.
Un piccolo contributo dall'Europa quella delle libere repubbliche, in uno scontro tra
civiltà libertà contro bestialità e oppressione, la libertà del mediterraneo morì
praticamente con Costantinopoli.
Lestrema difesa di Costantinopoli restituisce parzialmente lonore a Genova.
Sulle mura combattono Greci, Latini, Veneziani e Genovesi. Tra essi citiamo: Maurizio
Cattaneo che forzò temerariamente gli Stretti ed il Corno dOro per portare soccorso
a Costantinopoli con le sue tre navi e Giovanni Guglielmo Giustiniani Longo Giustiniani,
il miglior condottiero della città, che non tardò ad assumere il comando supremo delle
operazioni. Lex corsaro fu lanima della difesa saldo come un diamante al
fuoco scrisse il cronista Greco Calcocondila, ma pur provenendo da Chios, combatteva
per proprio conto e non per i Maonesi, con la promessa del Ducato di Cipro.
Il 29 maggio 1453 cade Costantinopoli, sempre rimasta indenne nella cerchia delle sue mura
poderose, nonostante i ripetuti assalti avvenuti in precedenza. In quella terribile notte
Giovanni Giustiniani Longo si adoperò senza posa a far chiudere le brecce nelle mura.
Vicino alla Porta di San Romano, dove la muraglia era completamente in rovina, egli
innalzò per mezzi di fasci di arbusti un nuovo vallo, dietro al quale si trincerò in un
fosso. Giustiniani, era una vera torre nella battaglia e perciò un bersaglio costante
dell'astio dei suoi avversari. La fama del suo coraggio si dice essere arrivata fino al
sultano, il quale cercò invano di corromperlo. Ma di fronte alla pietosa condizione delle
mura, che crollavano da tutte le parti, tutta la prudenza e la risolutezza del genovese e
dei suoi aiutanti fu vana.
Resta memore la disputa di Giustiniani durante la battaglia con Lucas Notaras il Grande
Duca sotto l' Imperatore Costantino Paleologo per una frase che il Giustiniani disse,
sembra in dialetto veneziano, arrabbiatissimo al Duca impugnando un coltello: ''O
traditor -scrive Zorzo Dolfino-et che me tien che adesso non te scanna cum questo
pugnal!'', per il fatto che Notaras ritardava apposta il rifornimento dei cannoni
richiesti al punto più cruciale della battaglia. La frase drammatica è riportata anche
nell'opera della Storia nazionale Greca ( Istoria tu Elliniku Ethnus) dello
storico greco Paparigopoulos nell'edizione del 1932. Per l'intervento dell' Imperatore
stesso la disputa si spense.
Proprio mentre il coraggio stava già tornando tra le file dei cristiani, si diffuse la
spaventosa notizia che il Giustiniani fosse stato ferito. Poco dopo corse voce che l'eroe
genovese avesse abbandonato la sua posizione e, con i mercenari, fosse fuggito a Galata.
Quando vide scorrere il suo sangue Giustiniani perse di colpo tutto il coraggio. Lo
splendido cavaliere rinascimentale, il generoso avventuriero, parve rendersi conto per la
prima volta di essere anch'egli un mortale, e tale scoperta lo annientò. Si fece portar
via su una lettiga, seguito da quasi tutti gli italiani, forzando il blocco degli
assalitori. Tentativo inutile in quanto morì due giorni dopo essere arrivato a Chios.
Lelogio funebre di Giovanni Longo Giustiniani fu fatto da Maometto II che disse di
lui che da solo valeva più dellintera flotta greca. Nonostante che la figura ancora
resti controversa per questa repentina non spiegabile fuga, Giovanni Giustiniani Longo
(Ioannis Iustinianis) è ancora oggi considerato un eroe dell'ellenismo ed a lui sono
dedicate strade e scuole in tutta la Grecia
La fermezza eroica dei restanti difensori, comandati dal balì veneziano Gerolamo Minotto,
non bastarono a fermare lassalto.
Costantinopoli fu saccheggiata per tre giorni, i maggiorenti della città furono tutti
decapitati tra di essi Maurizio Cattaneo e Girolamo Minotto. Altri genovesi parteciparono
alla difesa tra essi citiamo: Antonio Bocciardo, Gerolamo Interiano, Lodisio Gattiluso,
Francesco Salvatici, Leonardo di Langasco, Giovanni del Carretto e Giovanni De Fornari.
La caduta di Costantinopoli suscitò una grande impressione in tutto il mondo cristiano
più per il turbamento degli equilibri politici e la probabile interruzione delle correnti
commerciali, piuttosto che per gli effetti religiosi sulle popolazioni.
La Battaglia di
Costantinopoli
Le crociate tra oriente e occidente
Dopo Costantinopoli cadde incruentamente anche Pera con un atto di sottomissione che non
impedì distruzioni e saccheggi da parte degli Ottomani.
La Maona cercò in ogni modo di mantenere la sua indipendenza, pattuendo un salatissimo
tributo da pagare al Sultano di 40.000 ducati doro, che fortunatamente si
Accontentò poi della metà.
Limpero Ottomano con la conquista di Costantinopoli si era ormai rafforzato in tutta
la zona del Mar Nero ed in buona parte dellEgeo dove agivano le fiorenti colonie
Genovesi e Veneziane. Nonostante che ai tempi delle Repubbliche marinare non ci fosse buon
sangue tra le due rivali non erano rari i momenti in cui erano intensi i commerci tra le
due, ne abbiamo una testimonianza proprio a Chios da parte del veneziano Gio Rolando
Villani, giurista letterato e mercante nato a Pontermoli agli inzii del XVI secolo. Suo
padre lo chiama a Chio ed egli stesso ci racconta il viaggio nelle cronache che poi
scriverà. Parte da Pontremoli nel marzo 1529 per Venezia, qui s'imbarca su una delle navi
dei Giustiniani di Genova. Viaggia lungo ladriatico dall'Istria fino a Durazzo,
sfugge alle navi turche, percorre le coste della Grecia e gli arcipelaghi dell'Egeo; alla
descrizione aggiunge rilievi urbanistici ricordando le vicende degli eroi omerici. Vede
Atene e Samo, e finalmente giunge a Chios il 3 luglio del 1529, dove trova il padre
onorato amministratore della giustizia. Il vecchio Villani spinge il figlio verso i
commerci approfittando dell'aiuto che gli può venire dagli stessi Giustiniani, i quali
prestano subito del denaro al giovane e lo affidano a un loro agente che gli insegni il
mestiere. Lo vediamo allora vendere stoffe a Tiro in Asia e a Lamek. Compie altri viaggi a
Smirne, Lesbo, a Costantinopoli, nel Mar Nero, da qui si spinge lungo il Danubio fino alla
Valacchia acquistando e vendendo merci. Torna a Chio il 27 luglio del 1531 ma trovando il
padre morto, decide di tornare in patria.
Nel frattempo a Chios la vita proseguiva piuttosto tranquillamente anche perché le lotte
intestine in Italia non interessavano le colonie doltremare anche perchè non
cera da aspettarsi nessun aiuto in caso di pericolo. La convenzione con i
Giustiniani per lo sfruttamento di Chios fu rinnovata ancora in tempi diversi dalla
Repubblica Genovese fino al 15 giugno 1542, per poi divenire un diritto perpetuo nel 1527,
mediante il pagamento annuo a Genova di un tributo di 2.800 lire (lantico canone
pattuito già nel 1385). Per la solenne occasione furono iscritti nel libro doro
della Repubblica tutti i Maonesi Giustiniani vivi allepoca.
Gli Ottomani, tuttavia, continuarono a cercare a tutti i costi di prendere il definitivo
controllo sulle isole, mirando a scacciare tutti i cristiani dallEgeo.
Con il pretesto di spalleggiare militarmente la pretesa creditizia del nobile Genovese
Francesco Drapperio, nei confronti della Maona per una partita di Allume (vedi anche i
siti: Cronologia della storia
dellAllume e sulle
alluminiere di Tolfa ) non pagata, nella primavera del 1455, una poderosa flotta
Ottomana attracca a largo di Chios.
Lammiraglio turco Hansabeg vista la buona fortificazione dellisola, valutò
che non era il caso di rischiare un attacco.
Prima di ripartire un soldato turco della spedizione, sorpreso a profanare una Chiesa, fu
ucciso e nella scaramuccia che seguì, una galea turca fu affondata.
Hansabeg, per ritorsione, si limitò a distruggere i vigneti e i giardini dellisola
e a prendere in ostaggio a Rodi gli ambasciatori della Maona Nestore e Quilico De
Furnetto.
La Repubblica Genovese impegnata nella guerra con Alfonso dAragona, non potendo ben
aiutare le sue lontane colonie si limitò ad armare due Galee con 800 uomini al comando di
Pietro Giustiniani ed ad invocare laiuto del Papa e del Re dInghilterra Enrico
VI.
La vendetta turca non tardò ad arrivare, nellautunno 1455. Venti trireme turche
comandate da Junusberg, muovono verso Chios, nonostante che una tempesta ne disperde la
maggior parte, i Turchi conquistano senza combattere Focea Nuova, governata a quel tempo
da Paride Giustiniani, che gli si consegna spontaneamente. Questo non impedì il
saccheggio del porto, la profanazione delle Chiese e la messa in schiavitù di buona parte
della popolazione.
Domenico Gattiluso fu costretto a cedere Taso ed aumentare il suo tributo al sultano per
Lesbo ormai rimasta con Chios gli unici possedimenti genovesi nellEgeo.
Maometto II continuò la cacciata dei Latini lungo le coste del Mar Nero, occupando
Salmastri, Sinope e Trebisonda tra il 1459 ed il 1462.
Il 24 dicembre 1455 i Turchi occupano lisola di Lesbo che poi prenderanno
definitivamente il 16 novembre 1462. Lultimo dei Gattiluso, Niccolò II fu fatto
prigioniero e strangolato a Costantinopoli. Il fatto di aver resistito alla ferocia
Ottomana per quindici giorni provocò un devastante saccheggio. Nello stesso anno Kalidsh
Ali, satrapo del sultano occupa Samo. Nel 1456 il tributo (kharag) è
portato gradualmente da 6.000 a 14.000 monete doro, oltre ad un indennizzo di 10.000
monete doro per la perdita della galea per i fatti della primavera del 1455. Non era
raro comunque che altri tributi una tantum venissero estorti con i pretesti più vari.
Nel 1463 Giovanni Antonio Longo è a Costantinopoli per trattare una pace duratura con gli
Ottomani, ma ciò non impedì continui soprusi e scontri con gli stessi fino al 1477. Nel
novembre 1471 scoppia una nuova guerra con Venezia. Una flotta di trenta navi Veneziane
con alla testa Andrea Mocenigo e Dolfino Venier e Scaramuzza
da Pavia stringono dassedio Chios, mentre i Genovesi cercarono di rifarsi sui
Veneti di Tana. Venezia per loccasione seppe trovare validi alleati come il
turcomanno Uzun-Hassan allora padrone della Persia. Genova, governata dal Visconti, chiese
anche aiuto al Sultano Turco Murad II per la difesa di Chios, contro la gens
superbissima Venetorum. Cosa che per fortuna non fu necessaria in quanto la Maona
riuscì a difendersi da sola. Una squadretta Genovese ingaggiò i Veneziani nelle loro
colonie nelle Cicladi e a Caristo nellisola di Negroponte.
La Maona dispone nella fortezza di Chios assediata di solo 300 armati capitanati da
Leonardo di Montaldo, ma resiste stoicamente ai ripetuti attacchi delle soverchianti forze
nemiche. Nel giorno di Natale 1471 attirando il nemico nel porto difeso solo da
mercantili, lo aggira sferrando un poderoso e vittorioso attacco contro i Veneti, colti di
sorpresa. Lassedio a Chios fu tolto il 17 gennaio 1472. In aprile, Andrea De Marini
sconfigge definitivamente i Veneziani nel Dodecaneso. Mocenigo e Venier di ritorno a
Venezia sono giustiziati per aver mal condotto lassedio alla fortezza di Chios.
Nello stesso anno, la definitiva pace tra Genova e Venezia, anche perché il nemico comune
Ottomano si faceva sempre più pressante nei possedimenti delle Repubbliche
nellEgeo.
Nel 1473 cade la colonia di Caffa sul Mar nero. Nel 1481 i Giustiniani abbandonano
lisola di Samo e lasciano Nicaria ai Cavalieri di S.Giovanni, cui già prima avevano
lasciato Cos. Queste isole prive di porti e quasi deserte, erano già di scarso interesse
sia per i Giustiniani che per gli Ottomani. Nel 1482 muore Maometto II, scatenando una
lotta per la successione. Una flotta composta da navi napoletane, pontificie e genovesi
comandate da Paolo Fregoso e stipendiate dal Papa ligure Sisto IV Della Rovere, espulsero
i turchi da Otranto. Poteva essere loccasione per rilanciarci nella riconquista dei
possedimenti perduti in oriente ma anche questa volta le discordie degli italiani ne
vanificarono il progetto.
Ci fu una nuova minaccia Ottomana allisola di Chios nel 1495, ma grazie alla difesa
di 300 scelti comandati da Tommaso Giustiniani non ci fu battaglia. Continua fu
lazione diplomatica dei Maonesi, gli ambasciatori di Francesco I di Francia in
oriente (Barone S. Blancard e Barone DArman) passano più volte a Chios, così come
il Principe di Lussemburgo nel 1552.
Nonostante i continui sforzi finanziari e diplomatici per difendersi dagli Ottomani, fu
paradossalmente la stessa Repubblica di Genova ad accelerare la disfatta della Maona,
temendo il crescente potere dei Giustiniani. Il 2 Marzo 1558, è a Costantinopoli un
plenipotenziario del Doge, Francesco de Franchi Torturino, per negoziare i diritti dello
sfruttamento di Chios agli Ottomani e la restituzione del debito residuo di 152.250 lire
genovine ai Maonesi. Lopera diplomatica dei Giustiniani che ne seguì, valse
soltanto a ritardare la loro fine.
Con il pretesto di un riscatto per il rapimento di un genovese non pagato (il
messo della Maona era fuggito con i soldi), il Visir spinse il Sultano ad
accelerare la conquista di Chios. Ora restava solo l'isola ai Giustiniani definita dai
Veneziani locchio destro di Genova. A quel tempo lisola aveva una
popolazione molto più numerosa di oggi pari a 120.000 abitanti su una superficie di
nemmeno mille chilometri quadrati con una densità eccezionale per lepoca.
Era dal 1564 che i maonesi non pagavano al Sultano il tributo promesso ad Amurat II nel
1435, nellanno in cui si era impadronito di Focea vecchia e Focea nuova.
Il 14 aprile 1566 una flotta imponente di ottanta galee comandate da Kapudanpascià Pialì
(o Paoli come da altre fonti) arriva al porto di Chios che riesce in sostanza
ad occupare senza combattere con un sottile tradimento. Gli Ottomani chiesero infatti
lapprodo al passaggio come amici, ma appena approdati, richiamarono il capo della
Maona, il podestà Vincenzo Giustiniani, il vescovo Timoteo Giustiniani e i 12 governatori
e li fecero imprigionare. Ciò non impedì che lisola subisse un violento
saccheggio, le Chiese furono tutte distrutte o convertite in Moschee, ben presto tutto
ciò di bello, funzionale e utile a Chios fu depredato o devastato. Vincenzo Giustiniani
con gli altri 12 governatori e gli altri Giustiniani più in vista furono portati a
Costantinopoli. I più giovani sotto i 12 anni furono chiusi in un convento intitolato a
S. Giovanni Battista. Ventuno giovinetti tra i 12 e i 16 anni furono separati dai
genitori, costretti ad abiurare la fede cattolica ed ad arruolarsi nel corpo dei
giannizzeri. Quei bambini, martiri cristiani ricordano i Santi Innocenti dell'inno di
Prudenzio, o certi delicati passi di S. Cipriano dedicati ai bambini confessori e martiri.
Tre di loro si piegarono alle volontà Ottomane, furono circoncisi, ma poi riuscirono a
fuggire a Genova, riabbracciando la fede avita. Gli altri 18 furono uccisi dopo atroci
torture il 6 settembre 1566. Questi ultimi furono canonizzati dalla Chiesa. Un dipinto che fregia il palazzo
dei dogi a Genova ne glorifica il martirio. 
L'immagine a destra si riferisce al modello preliminare olio su tela (116.8 x 82.6 cm) di
Giovanbattista Tiepolo (Venezia 17271804) per un soffitto del Palazzo Ducale di
Genova, conservato al Metropolitan Museum of arts di New York nel fondo John Stewart
Kennedy 1913, il cui originale è andato poi distrutto in un incendio. Il Tiepolo ebbe
lincarico dalla famiglia nel 1784 e completò lopera lanno seguente.
Nella parte superiore della scala centrale Jacopo Giustiniani è inginocchiato davanti
alla personificazione della Repubblica Genovese. Gli stemmi dei Giustiniani e di Genova
sono visibili sulle due bandiere. Una figura femminile in vestito greco posta
nellangolo di sinistra rappresenta l'isola di Chios; il rotolo che tiene nelle mani
ha le iniziali V.I. e 1562, in riferimento a Vincenzo Giustiniani Garibaldi podestà dal
1562 al 1566 (anno della conquista turca dellisola). Le figure in vestito orientale
nella parte di destra potrebbero alludere alle conquista turca dellisola nel 1566 o
alle imprese commerciali dei Giustiniani nellAsia minore e nelle isole
dell'arcipelago Greco.
Gloria genovese e sacra; poco conosciuta. Le cannucce infocate conficcate nelle dita dei
piedi e delle mani, le percosse brutali, il piccino che tiene stretto stretto il pugno,
perché non si creda che voglia alzare l'indice (che era il segno della resa, della
volontà di farsi maomettano), e lo stringe così forte, che né da vivo né da morto gli
si poté mai disserrare, quel piccolo, cristiano pugno. Erano i fanciulli di più vivido
ingegno e di più alta estrazione sociale, il Solimano voleva farne dei paggi del suo
Serraglio, e li fece portare da Chio a Costantinopoli: sarebbero diventati certo ministri,
governatori, pascià (come accadeva); ma prima dovevano convertirsi ad Allah. E quei
piccini preferirono Cristo:"O decem et octo lustiniani" "sanguinea
stola exornati!"."Stringe a pugno la destra per non poter perdere / ciò
che porta nelle mani: porta l'anima nelle mani" ("Comprimit in pugnum
dextram, ne perdere possit/ quod gerit in manibus: fert animam manibus"). Gli
informatori di Pio V non hanno potuto, da Costantinopoli, riferire tutto sui fanciulli
Giustiniani, ma un episodio che sa di miracolo, sì. E il grande Papa si commuove e
ringrazia Dio per il severo e dolce dono del martirio e della perseveranza di uno di quei
bambini: grazia altissima, Il Cardinale Gambara dirà :"ll Santissimo nostro
Signore disse (in Concistoro,ai Cardinali,il 6 Settembre 1566) che un giovinetto di
tredici anni,della famiglia Giustiniani(...) né da allettamenti né da terrore poté
essere indotto a convertirsi alla religione dei Turchi. Ché anzi, minacciandogli il
Pascià la morte, o col farlo precipitare ipso facto dalla finestra o col trafiggerlo
colla spada, non solo non provò spavento ma espresse invece il desiderio grande del
martirio, dicendo che non potevano fargli nessun dono maggiore che mutare nella morte la
vita, per la fede di Cristo. Fu gettato allora nel carcere, e qui, dopo che ebbe riversato
tutte le sue preghiere ai piedi di Dio, perché si degnasse di concedergli la corona del
martirio, tre giorni dopo, intatto e senza veruna offesa, fu trovato morto. Di questo
Santi volle far partecipi i Reverendi Cardinali, perché fossero grati a Dio, che anche ai
nostri tempi donava grazie di questo genere. Tempi forti, di lotta e fede vera. I
"duodeviginti lustinianae gentis Pueri",di cui fu scritto, con suggestiva,
sonante, antitesi nella Cappella del Palazzo Ducale genovese, nell'epigrafe acclusa
all'affresco di Giovan Battista Carlone:". . le loro grandi anime, per
ritrovarle, sotto le percosse intrepidamente persero"".. .magnas animas, ut
invenirent, constantissime perdiderunt (traduzione dal latino di Aldo
Bartarelli).
La caduta di Chios fu un immenso dolore per il Papa S. Pio V che, nel comunicare la
notizia ai Cardinali del Concistoro, interruppe le sue parole con uno scoppio di pianto.
I capi della Maona furono internati a Caffa in Crimea, dove molti morirono. I superstiti,
furono liberati dal Sultano Selim nel 1567 e gli fu concesso di tornare a Chios o in
Italia per intercessione di Carlo IX re di Francia, su preghiera del Papa S.Pio V, per
mezzo del suo ambasciatore De Guanterie de Grandchamp.
Dall'opera di P.P. Argenti "Chius Vincta" alcuni estratti in inglese (Extracts from printed books ) sulla
sorte dei diciotto fanciulli Giustiniani e la liberazione dei supersisti a Caffa.
La cittadella di Chios fu presidiata e lisola occupata con il divieto ai residenti
di abbandonarla, pena la morte, mantenendogli però anche alcuni dei privilegi concessi in
precedenza dai Maonesi.
Si spiega così come ancora nel 1594, sia i Giustiniani che rimasero che quelli che
tornarono a Chios riuscirono comunque a mantenere un certo lignaggio, anno in cui per gli
inasprimenti dellamministrazione, i più furono costretti ad andarsene. Risulta
comunque che ancora oggi ci siano famiglie che portano lantico cognome dei
Giustiniani o sue varianti Greche.
Ci fu ancora un vescovo di Chios nel secolo scorso: Ignazio nel 1830 ed un altro con lo
stesso nome nel 1879, con sede a Nasso dove un certo Giovanni Giustiniani possedeva ancora
nel 1670 vasti possedimenti. (Diocesi di Chios)
I più dei sopravvissuti tornarono a Genova con la vana speranza di vedersi riconosciuto
un indennizzo per la perdita dellisola di 152.250 lire Genovine nel caso di perdita
della colonia, più altre 70.000 lire genovine per altre indennità ed il rimborso con gli
interessi di 600 luoghi (60.000 lire) che i Giustiniani avevano depositato presso il Banco
di S.Giorgio a Genova come garanzia per il censo annuo dovuto alla Repubblica.
Tutti i richiami che i Giustiniani fecero fino al 1805 per farsi riconoscere il debito,
furono inutili. Le speranze finirono definitivamente quando il Banco di S. Giorgio fu
chiuso nel 1815.
Gli antichi domini dei Giustiniani nel Dodecaneso, sotto il gioco Ottomano, andarono molto
presto in rovina. Chios fu ridotta ad un covo di ladri e di pirati. I pochi latini rimasti
furono incarcerati. La maggior parte della popolazione rimasta era per lo più plebea. Di
tutte le Chiese dellisola rimasero solo la cappella dei Domenicani e il convento dei
Francescani.
Nel 1681 l'Abate di Burgo censisce le antiche famiglie genovesi di Chios. Oltre ai
Giustiniani, nell'elenco, tratto dal libro "Viaggio di cinque anni" pubblicato
nel 1686 nelle stampe dell'Agnelli (In Milano) compaiono le seguenti famiglie di cui
alcune presenti nella stessa Maona Giustiniani: Alessi, Argiroffi, Balzarini, Barbarini,
Banti, Balli, Baselischi, Bavastrello, Borboni, Bressiani, Brissi, Calamata, Cametti,
Caravi, Casanova, Castelli, Compiano, Condostavli, Coressi, Corpi, Damalà, D'Andria,
Dapei, De Campi, Della Rocca, De Marchi, De Portu, Devia, Domestici, Doria, Facci,
Filippucci, Fornetti, Frandalisti, Galiani, Gambiacco, Garchi, Garetti, Garpa, Giudici,
Giavanini, Graziani, Grimaldi, Leoni, Longhi, Machetti, Macripodi, Mainetti, Maloni,
Mamabri, Marcopoli, Marneri, Moscardito, Massimi, Montarussi, Motacotti, Moroni,
Ottaviani, Parodi, Pascarini, Pigri, Pisani, Portofino, Pretti, Ralli, Rastelli,
Recanelli, Rendi, Reponti, Remoti, Rochi, Rubei, Salvago, Sangallo, Serini, Serra,
Soffetti, Spinola, Stella, Testa, Timoni, Tubini, Valaperghi, Vegetti, Velati, Vernati,
Viviani.
Molti Giustiniani di Chios si distinsero anche al di fuori del Dodecaneso. Nicolò Banca
nel 1393 è console a Costantinopoli, Ottobono Campi è capitano di ventura nella guerra
di Ventimiglia, Francesco Campi è ambasciatore presso limperatore Sigismondo, dal
quale è nominato conte palatino per il casato dei Giustiniani il 15 maggio 1413, come
Gabriele Recanelli l8 dicembre 1417. Antonio Longo nel 1390 è ambasciatore e
plenipotenziario della Repubblica e paciere nella disputa tra guelfi e ghibellini. Pietro
Giustiniani, Ammiraglio della flotta dei Cavalieri di Malta e Gran Priore dellOrdine
durante la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 (
.Uluj Alì, con il
vento in poppa, aggredì da dietro la Capitana, la nave ammiraglia dei Cavalieri di Malta,
al cui comando era Pietro Giustiniani, priore dell'Ordine. La Capitana venne circondata da
sette galee. Uluj Alì catturò il vessillo dei Cavalieri di Malta, fece prigioniero
Giustiniani, che era stato ferito sette volte, e prese a rimorchio la
Capitana.
attraverso il racconto di un marinaio della nave cristiana
"San Teodoro", narrato da Gianni Granzotto nel libro: "La battaglia di
Lepanto").
La maggior parte dei rami discendenti di questa nobile famiglia, dopo il 1566 anno della
conquista Ottomana di Chios si sono estinti nel corso dei secoli.
Genova con la caduta di Chios sparisce dal novero delle potenze coloniali, continuando il
declino coloniale cominciato nel 1475, ma invece che la decadenza ritrova una inaspettata
prosperità. Non nel campo politico ma nel campo imprenditoriale. Nel XVI secolo le navi
ed i marinari liguri si possono paragonare ai Greci del XIX secolo che si incontrano in
tutti i mari e in tutti i porti stranieri più facilmente di quelli a casa loro. Con
grande incremento dellattività mercantile Genova seppe affermarsi fin da subito
nella nuova attività destinata ad affermarsi nei secoli a venire: le banche.
Le colonie commerciali perdono la funzione di teste di ponte verso un mondo che ormai ha
acquistato sicurezza e sviluppo spontaneo, dove i latini sono visti ora come concorrenti
piuttosto che come collaboratori. I Veneziani mantennero i loro possedimenti nel levante
più a lungo dei Genovesi soprattutto per la maggior presenza dei coloni veneti, al
contrario di Genova che non riuscì mai a facilitare grosse emigrazioni verso le colonie.
Un eccezionale testo sulla storia di Chios fu la "Istoria di Scio" scritta nell'anno 1586 scritta da Hieronimo Giustiniani (maonese - o dei Signori di quelle et Isole circonvicine e paese adiacente nell'Asia Minore), un eccezionale documento d'epoca con una descrizione puntuale e dettagliata della geografia dell'isola, Qui sono riproposti alcuni capitali come riportati nell'opera di P.P. Argenti: Introduzione - Libro primo - Libro secondo - della descrizione, et historia dell'isola di Scio - Libro terzo - Libro quarto - Libro quinto - Libro sesto - Libro settimo - Libro ottavo
Lochio drito
de la cità nostra de Zenoa Il problema della difesa di Chio negli ultimi anni
del dominio Genovese. di Enrico Basso tratto dal sito dell'Associazione di studi storici militari
Fonti e
problemi della storia del commercio mediterraneo nei secoli XI-XIV di Marco Tangheroni
tratto dal Portale di Archeologia
Mediovale dell'Università di Siena
LA VITA AMMINISTRATIVA DEI
GIUSTINIANI A SCIO L'organizzazione della colonia di Chios e i nomi di tutti i
podestà Genovesi.
Le colonie Genovesi durante l'avanzata
Turca (1453-1473) di Giustina Olgiati (in inglese).
Nuclei famigliari da Genova a Chio nel
quattrocento
Il questo link uno studio di Laura Balletto su come i Giustiniani seppero interessare allo
sviluppo dei commerci di Chios anche i nativi isolani, che si sentirono così
gradualmente, per così dire, genovesizzati, anche attraverso vincoli familiari. Oltre a
tutto ciò, lisola di Chios divenne ben presto meta dun notevole afflusso
immigratorio, che vide arrivare in loco non solo gente proveniente da Genova e dalla
Liguria, ma altresì da altre regioni italiane ed anche extra italiane. Ed uno degli
elementi che caratterizzò questa immigrazione e che storicamente appare fra i più
importanti ed interessanti è rappresentato dallafflusso nellisola di
Chio di più membri di un medesimo gruppo familiare, i quali talvolta, dopo un certo
tempo, rientrarono in patria e talvolta, invece, restarono colà vita natural durante, vi
defunsero e vi vennero sepolti. Gli esempi che, circa questo fenomeno, si possono trarre
dalla lettura di anche soltanto una parte dei numerosissimi atti notarili pervenutici,
redatti da notai genovesi e/o liguri nellisola di Chios nel Quattrocento, sono molti
e si riferiscono ai più diversi livelli della scala sociale.
Dall'opera di P.P. Argenti "Chius Vincta" alcuni estratti in inglese (Rapporti tra Maona, Bizantini e Turchi )
sui rapporti tra: la Maona di Chios fino al 1500 con i Bizantini e l'Impero Ottomano, le
condizioni dell'isola di Chios prima dell'occupazione Turca del 1566 e sulla conquista
Turca del 1566.
Gli orizzonti aperti. Profili
del mercante medievale , a cura di G. Airaldi, Torino 1997 © degli autori e
dell'editore. (Indice. - Gabriella Airaldi, Introduzione. Per la storia dellidea di
Europa: economia di mercato e capitalismo. - Jacques Le Goff, Nel Medioevo: tempo della
Chiesa e tempo del mercante. - Roberto S. Lopez, Le influenze orientali e il risveglio
economico dellOccidente. - Eliyahu Ashtor, Gli ebrei nel commercio mediterraneo
nellalto medioevo (secc. X-XI). - Abraham L. Udovitch, Banchieri senza banche:
commercio, attività bancarie e società nel mondo islamico del Medioevo. - Nicolas
Oikonomides, Luomo daffari. - Armando Sapori, La cultura del mercante
medievale italiano. - David Abulafia, Gli italiani fuori dItalia. - Gabriella
Airaldi, Modelli coloniali e modelli culturali dal Mediterraneo allAtlantico. -
Jacques Heers, Il ruolo dei capitali internazionali nei viaggi di scoperta nei secoli XV e
XVI. - Gabriella Airaldi, Leco della scoperta dellAmerica: uomini
daffari italiani, qualità e rapidità dellinformazione)
LE MONETE A CHIOS AL TEMPO DEI
GIUSTINIANI (Si ringrazia in particolar modo il Prof. Andreas Mazarakis per il suo
contributo alla stesura di questo paragrafo)
MONNAIS INEDITES DE CHIO di P.
Lambros, Parigi 1877 (testo in francese)
LA ZECCA DI SCIO DURANTE IL DOMINIO GENOVESE di Domenico Promis, Torino 1865.
LEVANTINE HERITAGE diversi
contributi in inglese sulla storia delle famiglie levantine
LA DISCENDENZA DEI
GIUSTINIANI DI GENOVA
DAL 1566 AI GIORNI NOSTRI
Con la fine del dominio della Maona a Chios nel 1566 e la liberazione dei superstiti
internati in Crimea dai Turchi alcuni Giustiniani ritornarono a Chios altri in Italia o in
Grecia. Le famiglie originarie della Maona del 1362 restarono quasi tutte fino al 1566,
anno della fine della dominazione Genovese su Chios, ed erano: Caneto de Lavagna (usciti
nel 1369), Campi, Arangio (usciti nel 1413), S.Teodoro (usciti nel 1369), Adorno, Banca,
Longo, De Forneto, Negro, Oliverio e Garibaldi. Cui si aggiunsero al posto dei Caneto e
degli Arangio nel 1369, Rocca, Fregosi, Recanelli e Forneti. Nel tempo molte altre
famiglie furono iscritte alla Maona e presero il cognome di Giustiniani: Castro, Pagano,
Moneglia, Ciprocci, Mari, Paterio, Maruffo, Ughetti. Altre ne fecero parte per brevi
periodi.
I rami Giustiniani che tornarono a Roma furono quelli dei Banca e i Negro che ottennero
con molta facilità di entrare nella corte Pontificia per occuparvi un posto degno delle
glorie passate. A ciò contribuì senza dubbio lalta posizione di Vincenzo Negro
Giustiniani (Chios 1519-Roma 1582) che aveva preso i voti contro il parere dei genitori.
Entrato nellordine dei Domenicani vi aveva percorso una brillante carriera, nel 1558
a soli 38 anni, ne era generale, nonché qualche anno dopo tra i più autorevoli
partecipanti al Concilio di Trento. Creato cardinale da Pio V, alcune fonti lo danno anche
fra i papabile del conclave del 1572 che vide lelezione di Gregorio XIII Boncompagni
(L.Cardella, Memorie storiche dè cardinali della Santa Romana Chiesa, Roma, 1973 pp
146-48). Quando morì venne sepolto in Santa Maria sopra Minerva, dove aveva già fondato
una cappella, dedicandola a S.Vincenzo dè Ferrari (Basilica di Santa Maria alla
Minerva alcune foto della Cappella Giustiniani sul sito dell'Australian
National University e alche su Cappella Giustiniani ).
Il primo cardinale della famiglia Vincenzo Giustiniani, era fratelo di Giuseppe e zio
dellomonimo Vincenzo (1564-1638) futuro collezionista e di Benedetto (1554-1621),
laltro cardinale. Quando nel 1566, Giuseppe Giustiniani, futuro acquirente del
palazzo, fu costretto ad abbandonare lisola di Chio, si rivolse appunto a Vincenzo,
suo cognato, giacché fratello della moglie Geronima.
Giuseppe, sottoposto a vessazioni e soprusi da parte dei turchi, dopo le tappe di un
esilio che è poi un fuga, prima a Malta, poi a Messina, quindi a Napoli ed infine a
Civitavecchia, venne a Roma, con grandi ricchezze e con cinque figli: due maschi,
Benedetto e Vincenzo e tre femmine: Angelica (ritratta a qui a destra. Sulla tovaglia, lo
stemma bipartito della famiglia Giustiniani e Monaldeschi - Pittore genovese del XVII
secolo - collezione privata), Virginia e Caterina, che maritò nobilmente e con molta
dote: la prima a casa Bandini, la seconda a casa Monaldeschi, la terza in casa Massimi.
A Roma, tramite laiuto del cognato, fu introdotto con la sua attività negli affitti
o nei negozi camerali riuscendo ad aumentare prodigiosamente le sue sostanze.
Lesperienza di più generazioni dedite al commercio e ai cambi, saldamente acquisita
da Giuseppe, non poteva passare inosservata nella dinamica Roma di Gregorio XIII. Dove
dimorassero i Giustiniani fino a quel periodo non è chiaro, ciò fino al 1590 quando
acquistarono il palazzo, forse nel vicino palazzo di S.Salvatore alle Coppelle posseduto
dal cognato Giorgio Giustiniani. Nel 1590 acquistò il palazzo che a Roma porta ancora il
nome della famiglia e di due ville situate, una nella zona di Porta Flaminia in Roma non
più esistente il cui portale e stato impiantato allingresso di Villa Lazzaroni
sempre a Roma (su cui capeggia liscrizione di Giuseppe Giustiniani) e unaltra
al Laterano che è considerata uno dei gioielli dellarchitettura Romana (Villa
Giustiniani). Inoltre acquisisce i latifondi di Bassano. Giuseppe Giustiniani si occupa
anche di beneficenza con copiosi lasciti ad opere di bene tra cui a Società dei XII
APOSTOLI, ancora attiva oggi, ed altre anchesse presenti, con la particolare
raccomandazione di assitere i profughi di Chios con varie attività, tra cui alcune
considerate oggi anacronistiche come la dote alle zitelle sciote illibate (in
particolare il Ministero dell'interno: Riconoscimento della personalita' giuridica di
diritto privato della fondazione "Opere pie dotalizie raggruppate Giustiniani,
Falconi e Marcolini del Pio istituto di Dotazione del SS.mo Rosario", in Roma GU n.
275 serie generale parte prima del 24.11.98)
Benedetto figlio maggiore, studiò legge a Perugia, poi a Padova e a Genova e, in pochi
anni entrò a far parte dellamministrazione pontificia. Sisto V lo nominò nel 1585
Tesoriere generale e il 17 dicembre 1586 a soli 32 anni Cardinale. e nel 1586 fu fatto
cardinale da Sisto V. Svolse un ruolo significativo nella politica ecclesiastica di quegli
anni; si ricorda in particolare la sua opera per il riavvicinamento del re di Francia
Enrico IV di Borbone alla Chiesa cattolica. Dal 1606 al 1611 fu Legato pontificio a
Bologna, assolvendo la propria carica con grande fermezza e rigore, come attestano le
fonti contemporanee e come dimostra il Bando generale promulgato a Bologna nel 1608. La
sua passione per larte fu tale al punto da far sostituire di nascosto il S.
Sebastiano del Francia nella Chiesa di S. Maria della Misericordia a Bologna con una
copia, testimoniata, in particolare, dagli scritti del bolognese Carlo Cesare Malvasia, il
quale ci parla dellamore del cardinale per la pittura "tenebrosa" e ci
descrive il suo carattere "ritroso e severo" e impulsivo. Della sua
abilità di inserirsi nel tessuto politico e sociale dell'epoca è testimonianza una sua
biografia anonima che lo definisce così: "è officioso et efficace per l'amici.
Ha molta solertia et è gran captatore di benevolenza con i grandi, perché gli lusinga et
si mostra tenace de loro interessi, et sa facilmente interessarli conche s'ha
guadagnata la confidenza del Papa
". Il cardinale Benedetto fu ritratto da
Caravaggio, in un dipinto finora sconosciuto menzionato nell'inventario della sua
collezione. Il secondo figlio di Giuseppe Giustiniani, Vincenzo I (Chios 1564 Roma
1637), ereditò dal padre il feudo di Bassano, della Diocesi di Sutri, acquistato il 12
giugno 1595 e da Paolo V il 22 novembre del 1605 elevato a titolo di Marchesato, è
lisitutotore del fedecommesso. Uomo educato alle arti. Dimostrò un grande
eclettismo e una grande passione per le scienze. Accorto collezionista dotato di fine
intuito si accostò alle correnti più innovative della pittura del suo tempo, sostenendo
nel suo ruolo di mecenate la diffusione del realismo di matrice caravaggesca e dimostrando
in più occasioni un'apertura alle novità che pochi suoi contemporanei seppero
condividere. Al contempo, Vincenzo coltivò una viva passione per l'antico, accumulando
una straordinaria quantità di sculture e bassorilievi che letteralmente invasero tutti
gli spazi delle sue residenze. La natura eclettica dei suoi interessi è dimostrata dall'
inventario della sua biblioteca, nel quale sono elencati volumi di storia, di filosofia,
ma anche di astrologia, medicina e divinazione. La sua passione per le arti e le scienze
lo portò a scrivere una serie di saggi che verranno pubblicati postumi con il titolo di
Discorsi sulle arti e sui mestieri (recentemente ripubblicati nelle edizioni Città del Silenzio con una
prefazione di Lauro Magnani) . Essi denotano una grande conoscenza della pittura, della
scultura, della musica e delle costruzioni civili. (preliminari all'edizione critica del
Discorso sopra la musica de' suoi tempi di VIncenzo Giustiniani (1628) a cura di
Gennaro Tallini).
Questi sono di fondamentale importanza, non soltanto per la comprensione del suo gusto
artistico ma anche per le molte informazioni che se ne possono trarre. Nel 1606 Vincenzo
intraprese un viaggio nel Nord Europa che, passando per la Germania, lo condusse fino in
Inghilterra e quindi, sulla via del ritorno, in Francia. Le tappe del suo itinerario, i
luoghi e gli incontri che lo colpirono maggiormente, sono riportati nel diario che ne dà
il resoconto.
Almayden parlando del Marchese Vincenzo I Giustiniani e delle sue doti di sapiente,
mecenate e viaggiatore, lo descrive così: "cavaliere di virtù e meriti
incomparabili, noti a tutto il mondo
Non vidi mai tale ingegno al mondo
. Di
tutto sintendeva, di tutto discorreva, anche delle scienze più recondite; e con
essere affabile aveva ridotto in casa sua una conversatione di cavalieri et uomini
letterati
. Fece mobilissimo viaggio in tutta Europa, il quale pose in carta e
diresse a me (pubblicato da un Cod. Ottoboniano della Vaticana).
Il Casato Giustiniani, fu decorato con il titolo di nobile. Con il conferimento di marchese
a Vincenzo Giustiniani, il casato acquisiva anche questo prestigioso titolo. La
giurisdizione del Marchesato si estendeva sulla "marca", ovvero paese di
confine, i Marchesi avevano ai loro ordini un buon numero di armati per difendere i
territori contenuti nella "marca"; furono perciò chiamati "Custodes
limitum", poi Marchiones, Marchisii, ed infine Marchesi. Il titolo di Marchese
era già allepoca puramente onorifico e gentilizio.
La ragione per cui viene ricordata la famiglia Giustiniani di Roma non è solo per
laver realizzato in pochissimo tempo cospicue ricchezze ed essere stati i primi
mecenati dellarte, ma soprattutto per il fatto di essersi dedicati a finanziare
iniziative benefiche già esistenti in favore dei meno fortunati della Famiglia e dei
poveri in generale e tra questi specialmente dei profughi da Chios. Alcune iniziative
esistono ancora alla data di oggi e continuano la loro attività. Vincenzo Giustiniani,
all'età di 67 anni si trovò senza eredi legittimi, in quanto i tre figli avuti dalla
moglie Eugenia Spinola, Giovanni Girolamo, Girolama e Porzia erano morti in tenera età,
non avendo nipoti Giustiniani, essendo il cardinale Benedetto il suo unico fratello
maschio legittimo, decise di nominare, il 22 gennaio 1631, con testamento olografo, erede
universale Andrea Giustiniani, figlio di Cassano Giustiniani Banca, il quale
dallisola di Chios si era trasferito a Messina.
Probabilmente in quanto discendente del cardinale Vincenzo Giustiniani, fratello i sua
madre, al quale la sua famiglia era riconoscente per l'aiuto ricevuto al momento del
trasferimento da Scio a Roma. Pochi anni dopo la morte di Vincenzo I, avvenuta nel 1638,
Andrea potè, per interessamento di Orazio Giustiniani, allora vescovo di Montaldo,
sposare Donna Maria Pamphili, figlia di Donna Olimpia e nipote del del Cardinale Gio Batta
Panfilio futuro Innocenzo X. Il vescovo di Montaldo, trasferito da poco a Nocera (1645),
ebbe in compenso da Papa Innocenzo X Pamphili lonore del Cardinalato nel Concistoro
e Bibliotecario di Santa Chiesa; mentre Andrea, fino ad allora Marchese di Bassano di
Sutri per eredità di Vincenzo Giustiniani, era nominato Principe il 21 novembre 1645,
annoverato tra i Principi assistenti al soglio pontificio. Anche lAmayden descrive
la personalità di Andrea Cassano Giustiniani come è cortesissimo ed istruito di
tutte le scienze, come posso attestare più di ogni altro, per la continua familiarità
tenuta seco, al tempo del Marchese Vincenzo
Nellampio preambolo della Bolla con la quale Innocenzo X concede tale titolo ad
Andrea Giustiniani, si illustrano le gesta di numerosi membri della famiglia, ricordando
come prima dellarrivo a Costantinopoli già fosse, tra le case nobili di Genova,
chiara ed illustre: «unde oculos in illustrem et antiquam Iustinianorum familiam, que
pridem Constantinopolim profecta, in civitatem Ianuensem consedit, inique inter reliquas
nobiles familias clara atque illustris habetur, convertentes, eam que a nobis
cumulatissime ornetur dignissima comperimus».
Grande fu lo splendore che tale innalzamento riceveva la famiglia Giustiniani di Chios e
di Roma, sia in onori civili che ecclesiastici, sino a toccare il Soglio Papale con il
Cardinale Orazio, e lo avrebbe ottenuto senza dubbio, due secoli dopo, con il Cardinale
Giacomo, nato a Roma il 29 dicembre 1769, dal Principe D. Benedetto e dalla Contessa
Cecilia Meoni, se la sera del 6 gennaio del 1831, ventiduesimo giorno del Conclave dopo la
morte di Pio VII, il Cardinale Spagnolo Marco y Catalan non avesse ricevuto
dallambasciatore di Spagna, Labrador, lesclusiva formale di quella corte per
il Cardinale Giacomo Giustiniani, sul coi nome si erano accumulati molti voti. Egli
sopportò lingiusta esclusione del Governo di Spagna, ma non gli fu concesso di
ritirarsi in tranquilla solitudine, poiché Gregorio XVI, eletto in sua vece, lo elevò ai
più alti gradi, e morì il 24 febbraio 1843, ricoprendo la carica di Camerlengo del Sacro
Collegio. Ad Andrea Cassano Giustiniani gli successe Carlo Benedetto I, fatto principe di
Bassano nel 1737, poi Giovanbattista Vincenzo II che morì nel 1754, poi Girolamo
(1714-1757) che sposò nel 1754 Anna Maria Ruspoli, poi in settima generazione Benedetto
II. Alla sua morte erano già morti due dei suoi figli maschi Lorenzo e Vincenzo III. La
grandezza della famiglia Giustiniani durata per tanti secoli si spegneva allorché
lEuropa usciva dalle guerre Napoleoniche. I tempi difficili della prima repubblica
romana (1798) avevano costretto Benedetto ed i figli Vincenzo, Lorenzo e Giacomo Tommaso a
cedere per alloggio ai cittadini francesi a Roma e ai militari, sia la villa
di San Giovanni che parte del palazzo. Vincenzo, il sesto Principe Giustiniani, dissipate
le ingenti ricchezze ereditate dagli avi e ridotto il fedecommesso istituito da Vincenzo I
il 22 gennaio 1631, quando ormai erano numerosi i suoi numerosi creditori, si spegneva il
13 novembre 1826 senza eredi maschi. Il terzo figlio di Benedetto e fratello di Vincenzo
III, Giacomo Tommaso, non poteva ereditare, essendo il cardinale di Albano (nominato il 2
ottobre 1826). La sua morte il 4 febbraio 1843, estinse il ramo dei Giustiniani-Banca.
Egli nominò come leggittimo erede al titolo ed ai beni Leone (o Leonardo)
Giustiniani-Negro, ottavo nella serie dei principi di Bassano. La nipote Cecilia, figlia
dellultimo Vincenzo, morto il 13 novembre 1826, con la quale si era estinta la linea
retta primogeniale del principe Andrea, erede del fedecommesso. Cecilia Giustiniani sposò
Carlo Bandini, padre di Sigismondo Bandini Giustiniani. Morto Leonardo Giustiniani e tutti
i suoi fratelli senza prole, ed estinguendo anche il ramo dei Giustiniani-Negro, il titolo
del Principe di Bassano passò al ramo dei Recanelli-Giustiniani di Genova con il marchese
Alessandro Giustiniani, discendente diretto in 13 grado del grande Pietro
Recanelli-Giustiniani e figlio del già marchese Pantaleo, morto il 17 febbraio 1867. Il
ramo Recanelli fu senza dubbio con quello Romano del marchese Vincenzo Giustiniani il più
fecondo di uomini che si distinsero nelle arti e nella nobiltà. Gabriele figlio di Pietro
Recanelli Giustiniani, fu creato Conte Palatino l'8 dicembre 1417 dall'imperatore
Sigismondo. Giannettino, da Luigi XIII re di Francia fu nominato Marchese e rappresentante
di Francia a Genova nel 1640, 1643 e 1657; Andrea fu consigliere dell'imperatore Carlo V;
Vincenzo fu amico intimo di Enrico II Re di Francia; Alessandro medico e latinista famoso
del XVI secolo e traduttore di parecchi scritti di Aristotele e Ippocrate; Francesco,
nipote del precedente, fu famoso botanico e matematico. Leredità del fedecommesso
di Vincenzo Giustiniani, ramo diretto dei Giustiniani, si estingue quindi nel XIX secolo e
confluisce nel ramo Bandini. Pur rafforzando lasse ereditario attraverso le doti dai
buoni matrimoni contratti (Gonzaga, Boncompagni Ludovisi, Ruspoli, Grillo, Mondragone e
con gli inglesi conti di Newburg), già sul finire del 700 la situazione economica
della famiglia era enormemente peggiorata al punto che Vincenzo, figlio di Benedetto,
sposato a Nicoletta Grillo di Mondragone, nel giro di meno di dieci anni aveva ottenuto da
Pio VI (1775-1799) e Pio VII (1800-1823) tre chirografari che lo autorizzavano il primo a
contrarre debiti per 75.000 scudi (in data 20 giugno1796), il secondo a vendere una delle
tenute del patrimonio (in data 28 agosto 1800) e, infine, il terzo a vincolare la somma di
100.000 scudi (in data 28 agosto1803). Con ciò tuttavia non obbligò tutto il patrimonio
diretto primogenitale bensì lantico asse trasversale disposto nel fedecommesso del
1631. I tre chirografari papali si rilevarono una trappola quando Cecilia, unica erede di
Vincenzo e di tutto lasse Giustiniani di Roma nel 1815 dovrà procurarsi dote per
andare in sposa al nobile Carlo Bandini di Macerata. Nelle obiezioni esposte nella
supplica, emerge lomessa dichiarazione di Vincenzo, al momento del primo
chirografario nel Giugno 1796, di essere già padre di Cecilia, nata in febbraio di quello
stesso anno. Difatti se la nascita fosse avvenuta dopo la concessione del Papa
avrebbe ascoltata la sua richiesta di dote, è per questa ragione che, nel
1815, fidanzata al Bandini, impetra una dote congrua di paraggio oscillante
sui 50-70.000 scudi da trarre sopra i beni del fedecommesso, affinché restassero separate
le concessioni pontificie e le disgrazie domestiche. Donna Cecilia concluderà così la
sua discendenza diretta sposando il Bandini e trasmetterà a suo figlio Sigismondo i suoi
titoli di del ducato di Mondragone eredito dai Grillo e la contea di Newburg, ereditata
dalla nonna, confluendo il tutto nel ramo dei Giustiniani Bandini. Estinta la prima linea
retta, Banca-Giustiniani e Negro-Giustiniani, dei partecipanti al fedecommesso e al
principato, sorsero lunghe contese che per oltre un secolo hanno occupato i Tribunali
Pontifici, del Regno dItalia ed infine della Repubblica. Interessante al riguardo il
parere "per la verità" dell'Avvocato Vittorio Scialoja sul Diritto al nome e allo stemma del
1889 in merito proprio all'uso della cognomizzazione e dello stemma Giustiniani da parte
di Sigismondo Bandini.
Con la morte di Vincenzo VI si disperde definitivamente anche la collezione Giustiniani
che per un paio di secoli è stata la più importante nella Capitale (1.867 sculture
antiche e 638 dipinti, in seguito divenuti 820: compresi ben 15 Caravaggio), dopo una
prima dispersione, ha visto la sua fine definitiva sancita proprio dai debiti e dalle
tassazioni, che la famiglia proprietaria non poteva onorare per la mancanza di fondi
liquidi. Era la collezione iniziata nel Seicento dai due fratelli Giustiniani, il marchese
Vincenzo e il cardinale Benedetto, nel loro palazzo, attualmente sede della Presidenza del
Senato, di cui nessun grand-tourista ometteva comunque la visita:
«Non vi è palazzo in Roma che abbia tante statue come di questo Prencipe», scriveva
Pietro Rossini nel 1693; e nella sua guida, «la più diffusa in Europa in quel
periodo, tradotta in varie lingue e pubblicata in grandi tirature», Joseph Jérôme
Lefrançois de Lalande, quello che si stupiva perché a Venezia i libri si vendevano
«come le noci», dedica ben 13 pagine alla descrizione del palazzo e di quanto
conteneva. Tuttavia, nonostante quanto prescriveva nel proprio testamento il marchese
Vincenzo una prima parte è alienata già attorno al 1720: sculture antiche cedute al
cardinale Alessandro Albani, e a Thomas VIII duca di Pembroke a Wilton House.
Ma il grosso va disperso tra la fine del settecento e i primi decenni dellOttocento.
Soltanto Federico Guglielmo III re di Prussia acquista, in una volta sola, ben 157
dipinti. Per dirne una, nel 1808, con la mediazione di Dominique-Vivant Denon, allora
direttore del Musée Napoleon, il Suonatore di liuto di Caravaggio, ora allErmitage
di San Pietroburgo, è acquistato dallo zar Alessandro I. I Giustiniani, le cui rendite
erano già notevolmente diminuite, come molti patrizi romani sborsano duemila scudi
dimposta per armare la truppa pontificia di Pio VI; da Papa Braschi ottengono
ipoteche (7.000 scudi) sulle loro proprietà, che ben presto però spendono per far fronte
alle tasse del governo repubblicano. Tra le cause «dellirreversibile declino», ci
sono anche «le pesantissime tasse imposte dai francesi durante gli anni della loro
dominazione a Roma»; e lultima parte di quella formidabile raccolta che trova
la sua pessima fine, è il massimo lotto delle sculture.
Giovanni Torlonia, «scaltro cambiavalute di origine francese», è tra i pochi, in
quei frangenti, a possedere una notevole liquidità; alcune delle più prestigiose casate
romane (Orsini, Borghese, Bolognetti, Braschi Onesti, Chigi) devono far ricorso proprio al
banco Torlonia, «vendendo o ipotecando i propri beni, le opere darte per prime».
Così, cedono arte ai Torlonia anche nomi prestigiosi: Colonna, Santacroce, Altieri,
Crescenzi Bonelli, Soderini, Valenti Gonzaga. Il banchiere ingiunge ai Giustiniani di
ripianare i debiti contratti, e lultimo discendente del marchese Vincenzo, suo
omonimo, perde quel che gli restava della collezione: 270 sculture, di cui 115 rilevate
appunto dal Torlonia. Anche se non la Minerva osannata da Goethe, che dallOttocento
è in Vaticano; né limmensa Testa di Costantino, che dal Novecento è al
Metropolitan. Poi, un altro Torlonia sincaricherà di trasformare le 77 sale del
museo di famiglia in 99 miniappartamenti, e così quelle sculture risultano ora invisibili
a chiunque da quasi mezzo secolo.
I Giustiniani comunque non si diffusero solo a Roma e Genova. Quelli rimasti a Scio fino
al 1566, posteriormente alla formazione degli alberghi del 1528, che tornarono in Grecia o
in Italia, furono aggregati allalbergo dei Giustiniani, già Recanelli, che si
trovava a Genova, poterono in seguito riprendere il primitivo cognome. Quelli rimasti a
Scio continuarono a dirsi Giustiniani. Fra tali famiglie vi era anche un ramo dei
Giustiniani Recanelli che si stabilì a Roma (come riferisce lAmayden), oltre quello
che si stabilì a Genova. In oriente sopravvivono ancora alcuni rami Giustinini a Smirne,
il marchese (dal 1891) Edmondo Giustiniani de Forneto figlio di Nicolò nato a Scio il
1798. Un ramo collaterale spento nel XVIII secolo aveva formato una sede a Nasso (Grecia),
dove un certo Giovanni Giustiniani aveva nel 1670 vasti possedimenti. I rami dei Campi e
dei Longo si diffusero a Genova, Ancona e Foligno. Lo stemma primitivo dei Giustiniani di
Scio è un castello a tre torri di cui la centrale più alta, bianco in campo rosso,
larma è come il labaro Romano. Nel 1413 limperatore Sigismondo concesse di
aggiungere laquila nera imperiale monocipite rivolta verso destra incoronata di
corona doro, in campo doro. Ancora oggi questo stemma è visibile sui palazzi
decadenti di Scio e nella contrada dei Giustiniani di Genova.
NOTIZIE ARALDICHE E VICISSITUDINI
STORICHE DELLE FAMIGLIE DI ORIGINE GENOVESE A CHIOS DOPO IL 1566
I Genovesi d'Oltremare i primi coloni
moderni di Michel Balard IL SECOLO XIX 29/4/2001
STORIA DELLA CITTA DI GENOVA DALLE
SUE ORIGINI ALLA FINE DELLA REPUBBLICA MARINARA
LINEE GUIDA DELLA STORIA GENOVESE
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di Genova si può travere un ricco assortimento di testi sulla storia della Città e
Ligure
LA BATTAGLIA DI LEPANTO 7 OTTOBRE 1571 (Pietro
Giustiniani, Venenziano, Ammiraglio della flotta dei Cavalieri di Malta e Gran Priore
dellOrdine).
STORIA DI GENOVA, DEL REGNO DI
SPAGNA IN ITALIA DAL 1600 AL 1750
Memorie di Genova (1624 -
1647) di Agostino Schiaffino a cura e con introduzione di Carlo Cabella in Prima
edizione nei "Quaderni di Storia e Letteratura": Settembre 1996. Opera completa.
IL REGNO VENEZIANO DI MOREA E
LULTIMA GUERRA CRISTIANA CONTRO I TURCHI A SCIO DEL 1695
Pirati e pirateria nel Mediterraneo
medievale: il caso di Giuliano Gattilusio di Enrico Basso. Stampa in Praktika
Synedriou Oi Gatelouzoi tìs Lesbou, 9-11 septembríou 1994, Mytilini, a cura
di A. Mazarakis, Atene 1996 (Mesaionikà Tetradia, 1), pp. 343-371 ©
dellautore - Distribuito in formato digitale da Reti Medievali
Histore de la République
de Gênes di Émile Vincens, un testo in francese del 1843, scaricabile gratuitamente
su internet
Gli archivi notarili del
dominio Genovese nella seconda metà del settecento di Ausilia Roccatagliata
Governare la città.
Pratiche sociali e linguaggi politici a Genova in età medievale di Giovanna Petti
Balbi. Firenze, Reti Medievali - Firenze University Press, 2007
Lorganizzazione socio-politica e la cultura del potere di unimportate
città-stato medievale costituiscono il collante dei saggi qui raccolti. Lapproccio
alla storia di Genova tocca diversi ambiti che esulano dalla mera realtà cittadina, con
puntate sul territorio, soprattutto della Riviera di Levante. È la storia di una
comunità di uomini intraprendenti che proiettano in varie direzioni le loro ambizioni e
il desiderio di affermazione. Le strategie politiche, le dinamiche sociali, il linguaggio
delle istituzioni e degli uomini che le esprimono concorrono a delineare gli instabili
assetti di una città che tenta, senza riuscirvi, di approdare nel Quattrocento a forme di
governo e di autorappresentazione pari a quelle maturate in altri ambiti italiani.
LOccidente, Bisanzio e il Mar Nero
nel XIII secolo di Michel Balard. Edito a stampa in Itinerari medievali e identità
europea, a cura di R. Greci, Bologna 1999, pp. 49-59. Distribuito in formato digitale da
Itinerari Medievali.
CASTIGATISSIMI ANNALI DELLA
REPUBBLICA DI GENOVA di Agostino Giustiniani, versione integrale del libro Il sito di Christopher Long interessante la
sezione storica dedicata a Chios
XIAKA di Alexander Vlastos, The History of the Island of
Chios from its earliest times down to its destruction, by the Turks in 1822 (in
inglese)
Parparia una storia dimenticata: tis
Annas tis Mouzouros un interessantissimo sito di Stavros Stefanidis in Inglese
ricco di approndimenti storici su Chios, ricco di materiale storico e mappe in generale
sull'isola
Storia architettonica di un isola
della Grecia Bizantina di Piero Cimbolli Spagnesi, un abstract sullo studio
dellarchitettura bizantina sullisola di Chios. La necessità di studiare
larchitettura del mondo bizantino per aree omogenee quanto a cultura e
caratteristiche geo-morfologiche, fa infatti di questa un osservatorio privilegiato.
Perché non solo essa ebbe una lunga storia medioevale ed unimpareggiabile
continuità di documentazione, ma la sua particolare posizione nel mare Egeo a nord di
Creta e di fronte allAsia Minore, ne fece un approdo cardine per le rotte lungo il
Bosforo verso il Mar Nero, oltre che una base navale sicura nel Mediterraneo orientale e
la porta dingresso verso est dellintera penisola anatolica. Inoltre, Chios si
caratterizzò a lungo per la fioritura nella zona sud di mastice per uso medico e
alimentare, il che la rese luogo esclusivo di produzione e base davvio di commerci
fiorenti. Nel proporre un modo di intendere larchitettura del Medioevo greco
aderente alle consuete scansioni temporali (proto-bizantino, bizantino medio e tardo,
post-bizantino), lopera guarda ad esse anche come momenti inscindibili di
ununica mentalità. Il suo studio a ritroso è reso necessario dal fatto che le
trasformazioni occorse dopo lavvio dellavanzata turca alla metà del XV secolo
hanno cancellato quasi completamente tante testimonianze precedenti. Ciò è emblematico
proprio a Chios dove, pensando alle trasformazioni dei villaggi bizantini, sono
rintracciabili i segni tangibili di ogni momento passato, con una continuità tale da
rendere lisola particolarmente adatta a servire da documento fondamentale per una
storia più vasta delle diverse realtà di religione cristiano-ortodossa del Mediterraneo
centro-orientale.
Storia di
Chios in greco moderno
Segnalo inoltre un breve, ma interessante romanzo storico sulla genova del trecento per la
Fratelli Frilli Editore di Roberto Dameri: Gelindo Lercaro: una
storia genovese del 1300. Attraverso le vicende d'amore e di guerra del
protagonista, riviviamo la storia della Genova del Trecento e del primo Quattrocento.
Conosciamo la vita quotidiana di un genovese che acquistava la carne al Molo o ai macelli
di Soziglia, mentre il pesce veniva comperato a Caricamento presso la "clapa
piscium" o "ciappa" in dialetto, un lastrone di pietra che veniva usato
anche per bastonare i condannati per reati comuni. Rivediamo i palazzi di Genova, le sue
chiese, i vicoli stretti e maleodoranti percorsi giornalmente da asini, buoi, cavalli ma
non da carretti, allora vietati in città. Senza dimenticare i dogi di allora, compreso
Simone Boccanegra che nel 1339 viene eletto a vita, mentre nel 1340 nasce la
"compagnia del caravano", la prima corporazione dei camalli. Ecco la storia
della Lanterna e del Banco di San Giorgio ed alcuni avvenimenti riguardanti le colonie
genovesi della Sardegna, Corsica e del Mar Nero. Emergono le tante battaglie tra Genova e
Venezia, nonché le lotte intestine tra le varie classi sociali, con alcune famiglie che
non esitarono a vendersi allo straniero pur di emergere sulle rivali. E lincubo
della terribile peste nera del 1347, portata in Italia dai marinai genovesi provenienti da
Caffa, sul Mar Nero.
La Finanza genovese e il sistema imperiale spagnolo di
Manuel Herrero Sánchez, Universitá Pablo de Olavide, Siviglia
Associazione Culturale Bisanzio Reti Mediovali
Balbi6 - Ricerche storiche Genovesi
LA VICENDA GIUDIZIARIA DELL'EREDITA' GIUSTINIANI
Terminata la restaurazione post- Napoleonica, Vincenzo, VI Principe
Giustiniani, dissipate le ingenti ricchezze ereditate dagli avi, e ridotto il
fedecommesso, istituito da Vincenzo I con testamento del 22 gennaio 1631, oggetto di
lunghi litigi da parte dei suoi numerosi creditori, moriva a Roma il 13 novembre 1826
senza eredi maschi.
Da quella data si apre un lungo contenzioso giudiziario tra gli aventi diritto che si
chiude nel 1958.
Curioso evidenziare che la maggior parte dei legittimi eredi discendenti diritti dei
Principi di Chios, ignorano completamente di essere eredi della prestigiosa famiglia.
Il giudizio tribunalizio sulla base della documentazione presentata dai convenuti ha
determinato in maniera definitiva gli eredi, escludendo qualsiasi altro pretendente.
Ciò non esclude che i non convenuti che non sapevano della causa in corso o coloro che
non hanno potuto presentare una documentazione completa non siano da considerare
discendenti della gloriosa famiglia Giustiniani.
Alberi Genealogici dei Giustiniani-Negro
e Giustiniani-Banca
Ramo Giustiniani-Banca fino a Vincenzo I Giustiniani primo Marchese di Bassano istitutore
del fedecommesso. Estinto questo ramo, primo erede maschio: Andrea Cassano dei
Giustiniani-Banca, e così via via fino a Cecilia Giustiniani Bandini figlia di Vincenzo
VI ultimo Marchese di Bassano, qui il ramo Giustiniani di Roma si estingue ed il titolo
passa ai Giustiniani-Recanelli di Genova. Grazie alle recenti ricerche presso
lArchivio di Stato di Roma è stato possibile correggere lerrore degli
studiosi precedenti che attribuivano il cardinale Vincenzo e sua sorella Gerolama (madre
di Vincenzo primo marchese di Bassano) al ramo Recanelli. Analizzando gli schemi
genealogici dellAsr si è potuto verificare la comune appartenenza ai Giustiniani di
Banca sia al principe Andrea Cassano sia del Cardinale Vincenzo e di sua sorella Gerolama.
Equivoco forse dovuto al fatto che nel 1857 fu nominato erede del fedecommeso Giustiniani,
Pantaleo Vincenzo Giustiniani Recanelli e, poichè lultima linea chiamata alla
successione era quella materna, si pensò che Gerolama appartenesse ai Giustiniani
Recanelli.
Genealogie tratte dall'archivio storico della famiglia Giustiniani Bandini presso la
fondazione Camillo Gaetani di Roma.
Dal sito: www.sardimpex.com, a cura di Davide
Shamà e Andrea Dominici Battelli, sono riportati alcuni alberi genealogici di dinastie
Giustiniani di Genova: Giustiniani De Banca e successione Bandini, Giustiniani Arangio
Conti di Nicaria, Giustiniani Campi, Giustiniani Campi Ciprocci, Giustiniani de Castro,
Giustiniani Fornetto, Giustiniani Garibaldo, Giustiniani Longhi e Ughetti, Giustiniani
Mari Moneglia, Giustiniani Negri, Giustiniani Oliverio, Giustiniani da Pagana, Giustiniani
Recanelli, Giustiniani Rocca, Giustiniani, Marchesi di Caprarica.
Alcuni ritratti dei Marchesi
Giustiniani tratte da Iustinianæ- Chios 1346-1884, Siros 1900,
Biblioteca A.Korais
LA VICENDA GIUDIZIARIA DEI GIUSTINIANI
DALLISTITUZIONE DEL FEDECOMMESSO FINO AL 1958
LA QUESTIONE DI DIRITTO
DELLEREDITA CONTESA
PERCHE TUTTI I
GIUSTINIANI CHE POSSONO PROVARE DI ESSERE
PARENTI DI QUELLI CHIOS POSSONO DICHIARARSI EREDI DELLA DINASTIA
Al di la del simbolico valore, caso curioso ma sostenibile, il titolo
di Principe di Chio spetta a tutti i discendenti (che lo possano provare) da quei tredici
Maonesi del 1373 che lo ebbero per primi (Nicolò de Caneto de Lavagna, Giovanni
Campi, Francesco Arangio, Nicolò di S.Teodoro, Gabriele Adorno, Paolo Banca, Tommaso
Longo, Andriolo Campi, Raffaello de Forneto, Luchino Negro, Pietro Oliverio e Francesco
Garibaldi e Pietro di S.Teodoro).
Questo titolo spetta a quanti parteciparono al domino di Chios, che è quanto a dire a
tutti i Maonesi; tanto è vero che essi potevano, caso veramente raro se non unico,
trasmetterlo ad altri, che non fossero neppure loro parenti, purchè partecipassero al
governo di Chios, ciò ricollegabile alla stessa natura di società per azioni
della Maona Giustiniani.
Tutti i soci avevano uguali diritti, perché comuni sono i doveri. Tutti sono padroni di
Chios anche se il guadagno e pro rata in base alle quote, è per questo che il titolo di
Principe, concesso ai tredici Maonesi, si trasmetteva a tutti i figli, purchè legittimi,
senza restrizioni della primogenitura, perché nessuna legge ha giammai escluso dal
commercio i figli ultrogeniti. Il fregiarsi di tale titolo di Principe di Chios è anche
del tutto indipendente dal fatto di essere partecipanti o meno al fedecommesso ed essere
quindi eredi del Marchese Vincenzo Giustiniani in quanto anche lo stesso Marchese ed i
suoi discendenti come alla stregua degli altri discendenti dei tredici Maonesi originari e
successivi aventi diritto sono tutti aventi diritto. Sarebbe impossibile concepire una
Società Commerciale che portasse con se oltre beni e servizi anche titoli nobiliari, ma
non per questo si possono togliere i diritti acquisiti, essendo pacifico che le
questioni relative ai titoli nobiliari debbano essere considerate e decise alla stregua di
quel che sarebbe stato, se la feudalità vera e reale mai non avesse cessato di
esistere (Corte dappello di Napoli del 9 febbraio 1903 Marulli-Sezza)
(vedi anche Gli ordini equestri
di fornte al diritto Italiano di Basilio Petrucci per la Conuslta Araldica (1948).
IL TESTAMENTO DI VINCENZO
GIUSTINIANI (le vicende documentali)
Il "libro d'oro" della
nobiltà Genovese
Giustiniani ascritti nell'Albo d'oro
della nobiltà Genovese
Tavole genealogiche
dei Giustiniani da "Chroniques Grèco-Romanes inèdites ou peu connue"
di Charles Hopf (Berlino Librairie de Weidmann 1873)
Giustiniani ascritti nell'Albo
d'oro della nobiltà Genovese nel 1797 tratto da "Il Patriziato
Genovese" discendenza degli ascritti al Libro d'oro del Marchese Carlo Sertorio -
Genova 1967 Giorgio di Stefano Editore (presente nella Biblioteca Vittorio Emanuele II di
Roma)
discendenze Giustiniani olim Campi, Giustiniani olim Longhi, Giustiniani olim Recanelli,
Giustiniani olim De Forneto
... Furono anche le imposte a dilapidare
il patrimonio dei Giustiniani
LA SENTENZA DEL 21 AGOSTO 1958
(firmata il 30 giugno 1958)La sentenza il Tribunale di Genova, sezione prima, Presidente Giulio Gallesio Piuma,
mette fine alla lunga vicenda dell'eredità di Vincenzo Giustiniani.
Sulla base della predetta sentenza venne disposta la vendita dei beni caduti
nellasse ereditario ed il ricavato venne ripartito tra tutti gli aventi diritto: 288
discendenti divisi in 12 stirpi. Il procedimento, sia per laccertamento degli eredi
che per la ripartizione del ricavato, è ormai definito.
PRO MEMORIA DEL TRIBUNALE DI GENOVA
Il 27 dicembre 1638 moriva in Roma il Marchese Vincenzo Giustiniani,
dopo aver disposto delle sue sostanze con testamento olografo il 22 gennaio 1631, con il
quale istituiva come erede universale il suo congiunto Andrea Giustiniani, con
sostituzione fidecommissoria a favore del di costui figlio primogenito, e dopo di esso dei
suoi discendenti, sempre in via di primogenitura e, in mancanza di questi, di membri di
altre linee della famiglia Giustiniani in ordine determinato. Con laboriosa procedura la
Corte dappello di Genova, con sentenza 5 dicembre 1950 / 19 maggio 1951 così
decise:
Teneto fermo il sequestro giudiziario di che trattasi, già convalidato dalla
sentenza 19/5/1929, confermata , sul punto, della sentenza 27/29 agosto 1930 di questa
Corte, dichiara che il patrimonio della Famiglia Giustiniani formando oggetto del
sequestro giudiziario di cui sopra, costituisce una comunione famigliare, in accoglimento
della istanza di divisione avanzata dinanzi al Tribunale. Dispone la divisione del
patrimonio della famiglia Giustiniani. Per le operazioni di divisione rimette le parti
dinanzi ai primi giudici i quali con provvedimento anche sulle spese del presente
giudizio, e dinanzi i quali il processo dovrà essere riassunto a cura della parte più
diligente entro mesi quattro dalla data di pubblicazione della presente sentenza. La causa
veniva riassunta davanti a questo Tribunale ad istanza della N.D. Beatrice Giustiniani fu
Fabio con atto di citazione in data 13 agosto 1951, ed in tale giudizio interveniva
ordinanza del Giudice istruttore, in data 22 luglio 1952, con la quale veniva disposta
consulenza tecnica, al fine soprattutto di accertare quale siano gli attuali membri della
comunione famigliare della Famiglia Giustiniani.
La relazione del consulente tecnico, dopo tre anni di indagini, ha disposto la sia
relazione in base alla quale venne accertata lesistenza in allora di
288 discendenti dello Andrea Giustiniani nominato in testamento 22/1/1631 quel erede,
sparsi in tutto il mondo, divisi in 12 stirpi, fra le quali due trasferite a Cuba, per le
quali viene nominato un curatore speciale.
Con sentenza 21 Agosto 1958 questo tribunale ha dichiarato essere compartecipi della
divisione le persone in essa indicato. In seguito a tale sentenza pronunciata sulla base
della perizia araldica, fu ordinata la vendita dei beni e fu proceduto alla ripartizione
del ricavato netto in base alle percentuali a ciascuno spettanti in base alla detta
consulenza tecnica.
Il processo è ormai definito ed estinto. L'inciso Tribunalizio testualmente proclama:
"Si fa notare, ad evitare equivoci e malintesi, che se alcuno credeva di avere
diritto non bastava il casato Giustiniani ma occorreva dimostrare con
documenti a traverso la consulenza di essere legittimo successore di
Giustiniani Andrea erede del defunto Vincenzo Giustiniani morto a Roma nel 1631.
Dunque, se era in tali condizioni, avrebbe dovuto intervenire nel processo per far valere
i suoi eventuali diritti.
Per motivi di privacy non riportiamo il testo integrale della sentenza con l'elenco
dettagliato di tutti i discendenti e dei loro alberi genealogici.
La suddetta sentenza è comunque depositata a Genova presso il Tribunale Civile anno 1958
sentenza n. 1434 Cr. N. 30155 Rip. N° 3564
Le conclusioni della sentenza del 1958
GIUSTINIANI RAMO DI ROCCAPASSA
Possiamo supporre con un buon margine di sicurezza che il ramo dei
Giustiniani di Roccapassa (villa dell'Amatrice), sia una delle discendenza di quelli di
Genova. Dalle ricerche nei registri ecclesiastici della Chiesa di Roccapassa si è
risaliti fino al primo residente del luogo, un certo Giustiniano Giustiniani,
probabilmente del ramo dei Fornetti o dei Moneglia, li morto nel 1730, di provenienza
incerta, appellato come ligure forse di provenienza diretta Genovese. I
Giustiniani aono comunque presenti nella zona fin dagli inzi del XVI secolo, a Le Coppelle
(Villa dell'Amatrice).
Troviamo inoltre anche il nome di Francesco Giustiniano Giustiniani anche nellAlbo
doro della nobiltà Genovese come inscritto nel 1634 come figlio di fu Giovanni
Battista, fu Francesco, senza lindicazione del cognome della famiglia aggregata ed
una chiara indicazione della progenie. Giustiniano è anche un nome ricorrente nel ramo
Giustiniani Fornetti (de Fornetibus) di Subiaco, il cui capostipite fu Pasquale De
Fornetti appartenente alla Maona Giustiniani fin dal 1349.
Come abbiamo visto a Genova, per poter aspirare a posti di governo, era necessaria una
data disponibilità di denaro e questo fece si che le famiglie nobili concentrassero tutte
le ricchezze nelle mani del primogenito, facendo dei figli cadetti dei diseredati o
costringendoli a far fortuna altrove. Spesso questi volontari esili erano anche provocati
da non frequenti lotte intestine tra i stessi nobili delle varie fazioni perennemente in
lotta per i posti di potere.
Un Particolare curioso che i nomi ricorrenti nelle ultime generazioni Genovesi, sono anche
presenti nelle prime generazioni vissute a Roccapassa (Benedetto, Andrea, Pietro). Da una
più attenta ricerca presso lArchivio di Stato
dellAquila condotta nel fondo "catasti", e precisamente nei volumi
relativi all'Università di Amatrice e delle sue Ville, sono emersi documenti riguardanti
i Giustiniani. Nel volume catastale n°138, a. 1749, tra le varie ditte (persone cui sono
intestati i beni) appartenenti a Villa Cornelle sono presenti i nomi di Biagio Giustiniani
(cc. 223r - 224r), Michele Giustiniani (cc. 228r - 229r) e don Marco Giustiniani (cc. 232r
- 233r).
Nel volume n°3, sec. XVI, tra i possessori di beni di Roccapassa è presente il nome di
Carlo Iustiniani (cc. 257r - 259r).
Tra storia e leggenda, potremmo fare alcune supposizioni su questi Giustiniani, potrebbero
essere di quelli di ritorno da Chios o provenienti direttamente da Genova e a seguito di
qualche motivo costretti a rifugiarsi fuori dalla Repubblica.
Non era infatti infrequente che discendenti di nobili famiglie cercassero rifugio nei
feudi di famiglie amiche, questo potrebbe essere successo per Giustiniano Giustiniani di
Roccapassa la cui famiglia era ben radicata nella nobiltà romana e pontificia come gli
Orsini.
Un altra ipotesi potrebbe essere legata all'attività dei banchieri Giustiniani nel Regno
delle Due Sicilie, nel XVII secolo, tradizionalmente filo-spagnoli, come gli Orsini che
governavano allepoca lAmatrice, che avevano in affidamento le vendite di
terre, villaggi e i relativi titoli nobiliari che la monarchia Spagnola effettuò
massicciamente tra gli anni venti e trenta del XVII secolo, proprio nel momento in cui
Giustiniano arriva a Roccapassa.
Le ayudas de costa: la vendita di
titoli nobiliari, terre e villaggi nel Regno delle due Sicilie nel XVII secolo
Giustiniano Giustiniani stabilì dimora a Roccapassa sposò una certa Elisabetta e di li
la sua progenie (anche se non è registrato a Roccapassa il suo matrimonio) ed il nostro
stipite che se non sarà nobile dal blasone, lo sarà certamente nobile
dalloperosità dei suoi discendenti che seppero sempre distinguersi nel loro ambito
sociale. Ricordiamo anche che due di loro pagarono con la vita loccupazione tedesca
nella seconda guerra mondiale. Antonio,
perì alle Fosse Ardeatine e Attilio
a Roccapassa, freddato dai tedeschi mentre lavora in un campo, durante un rastrellamento.
Lanello mancante, nellalbero genealogico dei Giustiniani di
Roccapassa, è intorno al 1650, in questo periodo mancano le notizie certe che collegano i
Giustiniani di Roccapassa ai Giustiniani di Genova o di Roma.
La mancanza di dati può esser dovuta anche a due possibilità che si verificarono nello
stesso periodo: i terribili terremoti che ci furono nella zona di Amatrice a partire dal
1639 (citato anche in Nuova e
vera relatione del terribile e spaventoso terremoto successo nella città di Matrice e
nel suo stato con patimento di Accumulo e luoghi vicini il 7 ottobre 1639) che
distrussero gran parte della zona e alla successiva epidemia di peste che nel 1656 si
sviluppò in tutta Europa.
La posizione isolata di Roccapassa potrebbe anche aver favorito la migrazione di famiglie
dimoranti nei grossi centri per sfuggire ai focolai dellepidemia.
In merito all'eredità Giustiniani e del suo titolo nobiliare e all'istituzione del suo
fedecommesso, cominciata poco subito dopo la morte del Marchese Vincenzo nel seicento,
passò attraverso vari giudizi sia Pontifici che del Regno dItalia. Già
nellimmediato primo dopo guerra, aveva portato a Roccapassa un legale per fare delle
indagini, anche se allepoca non gli si diede molto credito.
Un certo Avvocato Melchionna di Roma si interessò poi negli anni cinquanta per lo stipite
di Roccapassa, raccogliendo delle somme sia dai Giustiniani rimasti alla Rocca che per
quelli trasferiti a Roma per intentare linsinuazione nellultima sentenza
definitiva delleredità, producendo la documentazione genealogica che poteva provare
una discendenza dal nobile stipite. Il tribunale la rigettò la richiesta adducendo che
era impossibile un insinuazione tardiva essendo gli aventi diritti quelli stabiliti,
ohimè, nella prima richiesta del 1950 e la sentenza passata in giudicato. Sarebbe
comunque necessario una più approfondita analisi della ricerca attraverso la lettura dei
documenti privati dei Giustiniani di Genova, di quelli di Roma e negli archivi comunali
dellisola di Chios (lantica Scio), per trovare un più sicuro legame tra la
nostra discendenza di Roccapassa e quella di Genova.
Un'altra via potrebbe essere quella di verificare le visite pastorali a cavallo del XVII e
XVIII secolo per verificare la presenza di discendenze nobili nella zona. Uno scritto dei
primi del settecento menziona un soggiorno del vescovo di Amatrice presso la Principessa
Attili a Roccapassa. Possiamo comunque affermare per lo meno, che tutti i Giustiniani
accertati nel giudizio nel 1958 e i loro attuali discendenti siano in qualche modo tutti
parenti o soci essendo i Giustiniani, rappresenta il nome di una
società la maona Giustiniani, la prima testimonianza nella storia di società
per azioni.
Come anche si possa affermare senza alcun dubbio che i Giustiniani, possiedono il
patrimonio documentale genealogico accertato più analitico di tutte le possibili famiglie
Italiane.
Il mio sito su ROCCAPASSA
L'Albero genealogico della famiglia
Giustiniani di Roccapassa
LE TESTIMONIANZE DEI GIUSTINIANI: I PALAZZI E LE VILLE
I GIUSTINIANI A ROMA: PALAZZO GIUSTINIANI
"
questa Casa è alta, la facciata per fianco è di passi 30
A
terreno non vi sono loggie perché sono stanze ove sono cinque stanze da padroni ed doi
che ne tiene il Sig. Vincenzo Giustiniani. Vi sono stanze poi per Palafrenieri, dispense
et altri servitij, al primo piano vi è una sala con otto fra camere e anticamere
et
vi è la Galleria et Cappelletta ove si dice messa
"
BREVE STORIA DEL PALAZZO GIUSTINIANI A
ROMA
Villa Giustiniani a Roma
Casina Giustiniani a Roma Villa
Borghese
Basilica di S.Maria sopra
Minerva : la storia della Basilica, la
Cappella Giustiniani
S.Prisca sulla facciata l'iscrizione
del Cardinale Benedetto Giustiniani titolare dal 1599 al 1611
I percorsi del Museo di Roma di Palazzo
Braschi: I Giustiniani Bandini
Palazzo Giustiniani a Genova
Palazzo Giustiniani a Monte Rinaldo
(Ascoli Piceno)
Palazzo Giustiniani a Ceparana (La
Spezia)
Palazzo Giustiniani a Vezzano Ligure
(La Spezia)
Castello Giustiniani di Lanciano
(Castelraimondo - Macerata)
Santuario Madonna della Grazia (Gravina
di Puglia - Bari) Il bizzarro e famoso prospetto della Chiesa che riproduce lo stemma dei Giustiniani
Villa Cavalli Giustiniani Lugli (Teolo,
loc. BRESSEO fraz. TREPONTI (Padova)
Villa Giustiniani a Bari
Palazzo Giustiniani Cambiaso (Genova)
Palazzo Giustiniani detto Cà
Venezze (Rovigo)
L'Abbazia di Fiastra e la riserva
naturale della Fondazione Giustiniani - Bandini
Palazzo Giustinian a Roncade
Palazzo Giustinian a Venezia
Villa Giustinian Portobuffolé - Treviso
Tracce di edifici e siti della famiglia Giustiniani sono anche presenti in Corsica. Il
comune di Bastia ha intenzione di acquistare la Villa Giustiniana già sede Vescovile.
I resti di un insediamento di epoca romana più che di origine genovese, chiamato Villaggio Giustiniani , è
anche presente nel
Comune di Speloncato nel
nord dell'isola. Maggiori dettagli sul sito dellAccademia Corsa (Speloncato
au fil du temps passe)
LA DISCENDENZA GIUSTINIANI: ALTRI RAMI DELLA FAMIGLIA
La diffusione del
cognome GIUSTINIANI in Italia
La discendenza dei Giustiniani di
Chios a Caprarica (Lecce)
I Giustiniani in Corsica e storia
dell'isola sotto la dominazione di Genova
I Giustiniani di Sicilia
Teatro genealogico delle
famiglie nobili Siciliane Nel testo settecentesco di Filadelfio Mugnos, la
presenza dei Giustiniani in Sicilia. Si ringrazia in particolar modo la Signora Marcella
Cutietta per il documento.
Giustiniani di Livorno
Giustiniani di Smirne (Turchia) e la
comunità Latina in Turchia
Ramo Giustiniani Recanelli di Genova
Ramo Giustiniani Campi di Genova
Giustiniani di Ferrara
Giustiniani di Subiaco
Giustiniani di San Lorenzello (Napoli)
Alcune delle antiche famiglie
Genovesi che diedero vita alla Maona Giustiniani: i Fregoso e gli Adorno
I Giustiniani di Genova ed i
Bandini-Giustiniani
Un elenco di Giustiniani
illustri
Famiglie nobili veneziane Elenco di
cognomi illustri con i relativi collegamenti. La Casata GIUSTINIAN
La famiglia degli Angeli, che dalli antichi Albani era detta Stopid-Reit, che vuol
dire Stirpe Giusta, dominava quella parte dellAsia, che è la Cicilia, alcuni della
quale prole vennero in Europa, ed edificarono Atene Città di Grecia, e fù Cecrope di
quella il Fondatore, innanzi che Roma fosse edificata anni 777: sono queste le prime
righe che si leggono in Genealogie Venete di Marco Barbaro, alla voce Zustinian.
Dei tratti leggendari dei Giustiniani e della loro vagheggiata provenienza dai pronipoti
dellimperatore Giustiniano doriente abbiamo già parlato. I Giustiniani (o
Giustiniàn o Zustiniàn) di Venezia affermano di discendere da Giustiniano che, dopo aver
fondato Giustinopoli (lattuale Capodistria) nel 728 si trasferisce a Malamocco.
Già nel secolo XI è ricordato un Niccolò, che combatté contro Roberto il Guiscardo,
mentre un Orso sarebbe stato inviato Ambasciatore al Re dUngheria. Certo è che dei
Giustinian a Venezia se ne parla din dellanno. Il casato Veneto è anche quasi
sicuramente più antico di quello dei Genovesi in quanto il palazzo della prima Maona
Genovese del 1347 sembrava fosse già appartenuto alla famiglia veneta dei Giustiniani, da
cui poi i Maonesi Genovesi presero ispirazioni per chiamare la società
Giustiniani.
Curioso il fatto La nobile famiglia alcuni secoli successivi corse il rischio di
estinguersi: sotto il Doge Vitale Michiel II, nel 1172, tutti i Giustinian
simbarcarono con la flotta veneziana nella spedizione contro limperatore
Emanuele Comneno. Nellisola di Chios i Greci avvelenarono le cisterne dacqua
dei veneziani provocando così anche la morte dei Giustinian. Lunico superstite
della famiglia rimase tal Nicolò - monaco benedettino nel Convento di San Nicolò del
Lido - che, a seguito di pressioni del doge Vitale Michiel presso papa Alessandro III,
ottenne la dispensa dai voti religiosi, permettendogli così di sposare la figlia del doge
- Anna - che gli diede numerosa prole (nove maschi e tre femmine) dando nuova e rinnovata
linfa alla stirpe dei Giustinian e gli portò in dote ben tre contrade di Venezia (San
Moisè, San Giovanni in Bragora e San Pantalon).
Da allora non si conoscono cariche, dignità che non siano state ricoperte da
rappresentanti della nobile famiglia nella storia della Serenissima Repubblica: il primo
Patriarca di Venezia S. Lorenzo Giustinian nel XV secolo; due dogi: Stefano nel 1311 e Marco Antonio nel 1684;
numerosissimi Ammiragli e Uomini Politici, quattro Santi e molti Ecclesiastici, letterati
e umanisti come Leonardo Giustinian, storici di Venezia come Bernardo e Lorenzo;
procuratori; baili; mecenati. Dopo il 1204, un loro ramo dominò parte delle isole di Ceo
e Serifo
Delle linee nobili dei Giustiniani
(Zustinian), dinastia dogale veneziana, Conti dell'Impero Austriaco , distinguiamo
sei rami: la "linea antica", "linea dei Vescovi delle Zattere",
"linea Alvise", "linea del Calle del Ridotto", "linea dei Conti
di Carpasso, linee di San Salvatore Calle delle Acque e Giustiniani Lollin",
"linee di de' Faustine e di San Barnaba".
Le famiglie nobili Giustiniani di Venezie come riportate nel Nel repertorio genealogico delle familie
nobili nelle provincie venete di Francesco Schroder (Venezia 1830)
I GIUSTINIANI NELLA STORIA, NELLA CHIESA E NELLE ARTI
Il mio sito sull'imperatore
Giustiniano
Il codice Legislativo dell'imperatore
Giustiniano primo e secondo libro (in latino)
Il codice Legislativo dell'imperatore
Giustiniano terzo e quarto libro (in latino)
Giannettino Giustiniani Un
corrispondente genovese di Mazzarino di Barbara Marinelli. In appendice 74 lettere
di Mazzarino a Giannettino Giustiniani (1647-1660).
S.Lorenzo Giustiniani - vescovo
Leonardo Giustiniani - poeta
Marcantonio Giustiniani 107° doge
di Venezia
Leonardo Giustiniani - luogotenente della
Repubblica Veneta nel XVIII secolo
Pompeo "braccio di ferro"
Giustiniani - generale Corso al servizio della Repubblica Veneta nel XVIII secolo
Greco Adorno Giustiniani condottiero
di ventura
Giacomo Giustiniani, Biagio Assereto
e la battaglia di Ponza
Brizio Giustiniani condottiero di
ventura detto "Il Gobbo"
Simone Vignoso primo capo della
Maona Giustiniani
Violante Camporesi Giustiniani -
soprano
Pietro Giustiniani da Subiaco - pittore
Silvano Giustiniani - pittore
Olimpia Giustiniani - nobildonna
Anna Schiaffino Giustiniani -
nobildonna
Augustin Giustiniani - vescovo (in
Francese)
Maria Cristina
Bandini-Giustiniani Fondatrice nel 1908 dell'Unione delle Donne Cattoliche d'Italia.
Lorenzo Giustiniani geografo ed
erudito napoletano
I cardinali "Giustiniani"
I "Giustiniani"
insigniti di onorificenza dalla Repubblica/Regno Italiana
ALTRI LINK SUI GIUSTINIANI
Gabriele D'Annunzio parla dei Giustiniani in due sue opere
"Merope" e nel "Il
Piacere". (nel link i testi con le opere complete)
Leone dei Giustiniani Parole dette il VI Maggio nei giardini del Pelagio di Andrea Doria, ricevendo in dono il gesso del leone Tergestino che è murato in una casa dei Giustiniani (G. D'Annunzio)
Sito ufficiale dell'associazione genovese: A COMPAGNA
Ostello Giustiniani - Amelia (Terni)
Progetto e nota tecnica per il
recupero di Palazzo Giustiniani ad Amelia ed area limitrofa a completamento delle
cisterne. Tratto dal sito www.grupporicercafotografica.it
a cura di Franco Della Rosa
Azienda Agricola COLLALTO GIUSTINIANI CECILIA
di Monastir - Treviso
L'azienda Agricola "La
Giustiniana" Gavi: i Giustiniani di Genova avevano qui una delle loro residenze
estive
Lo stemma del Comune di
Soncino Lo stemma di questo paese della pianura lombarda è pressoché identico
a quello dei Giustiniani ancorchè adottato dopo l'Unità d'Italia.
La "Tomba" Giustiniani
Tarquinia necropoli Etrusca
L'Osteria Giustiniani di Vicolo
Giustiniani a Genova
La Bibbia Giustiniani lo Psalterium
Hebraeum, Graecum, Arabicum, et Chaldaeum, cum tribus Latinis interpretationibus et
glossis di Agostino Giustiniani
Castigatissimi
Annali della Repubblica di Genova di Agostino Giustiniani, versione integrale del
libro
LA COLLEZIONE GIUSTINIANI
CARAVAGGIO E I
GIUSTINIANI
TOCCAR CON MANO
UNA COLLEZIONE DEL SEICENTO
C'era un luogo,a Roma, dove i viaggiatori e gli appassionati d'arte
potevano toccar con mano, attraverso splendidi capolavori, la nascita, lo sviluppo,
l'articolarsi della pittura del Seicento. Questo luogo era il palazzo Giustiniani, di
fronte a San Luigi dei Francesi, dove erano raccolti circa 600 memorabili dipinti,
purtroppo dispersi all'inizio dell'Ottocento e finiti nei musei di varie nazioni.
A quattro secoli dalla sua formazione, nel 2001, il nucleo fondamentale della collezione
Giustiniani è ritornato nel palazzo di famiglia, oggi sede della Presidenza del Senato
della Repubblica Italiana: un'occasione irripetibile per comprendere il magico rapporto
che, in una antica collezione, legava le opere allo spazio che la conteneva.
Le sale del palazzo sono state aperte per la prima volta al pubblico, offrendo l'immagine
di uno spazio privato ed esclusivo, lontano dagli sfarzi delle grandi sale barocche. Si
rivela così, in un percorso senza precedenti, l'atmosfera appartata di una cultura di
raffinati conoscitori, sensibili all'arte come alla musica, al teatro ed alla letteratura,
ma anche aperti alle suggestioni affascinanti della scienza galileiana. L'esposizione ha
permesso di ammirare settanta opere dei grandi protagonisti della pittura del XVI e XVII
secolo: Lorenzo Lotto, Veronese, I Carracci, Poussin, maestri italiani, francesi e
olandesi, e, soprattutto, le tele di Caravaggio, di cui Vincenzo Giustiniani fu il primo e
forse il più grande estimatore e collezionista.
ALLE RADICI DELLA STORIA DEI MUSEI
NAZIONALI: IL COLLEZIONISMO ROMANO DEL SEICENTO
BENEDETTO E VINCENZO GIUSTINIANI
LA COLLEZIONE GIUSTINIANI
Nella mostra è stata presentata la scoperta della prima versione del Cristo di Santa
Maria sopra Minerva eseguita da Michelangelo e rimasta incompiuta a causa di un difetto
nel marmo, una macchia sul viso emersa durante la esecuzione. I risultati della ricerca,
vagliata da un comitato di esperti di Michelangelo, sono pubblicati su The Burlington
Magazine, dicembre 2000. In un filmato le autrici della scoperta, Silvia Danesi Squarzina
e Irene Baldriga, spiegano perché la statua rintracciata in una chiesa di Bassano Romano
è del grande maestro toscano e come arrivò nella collezione Giustiniani. (A cura di:
kwArt & kwBroadcast)
vai
al filmato della scoperta del Cristo Portacroce di Bassano Romano
Grazie ad un progetto di Renato Passacantando per la Rai è nato il progetto "mostre
impossibili",un ricco apparato didascalico: multivisioni, documentari, film,
audio-video guide personalizzate a raggi infrarossi, musiche attinenti ai dipinti, DVD,
cataloghi, libri scritti ad hoc, siti Internet, rappresentazioni teatrali, programmi
televisivi ecc. su grandi artisti Italiani, online quello sul Caravaggio:
Tutta l'opera del Caravaggio: una mostra
impossibile
Palazzo
Giustiniani a cura dell'Ufficio comunicazione istituzionale del Senato
Visita virtuale a Palazzo
Giustiniani dal sito del Senato un video-audio
con la spiegazione di alcune sale delledificio.
Il progetto Giove
sulla Collezione Giustiniani di Silvia Danesi Squarzina
"cavaliere di virtù e meriti incomparabili, noti a tutto il mondo
Non
vidi mai tale ingegno al mondo
. Di tutto sintendeva, di tutto discorreva,
anche delle scienze più recondite; e con essere affabile aveva ridotto in casa sua una
conversatione di cavalieri et uomini letterati
.
Fece mobilissimo viaggio in tutta Europa, il quale pose in carta e diresse a me
(Almayden parlando del Marchese Vincenzo I Giustiniani e delle sue doti di sapiente,
mecenate e viaggiatore, pubblicato da un Cod. Ottoboniano della Vaticana)
Diario di viaggio di Vincenzo
Giustiniani di Bernardo Bizoni
LA GALLERIA GIUSTINIANA
PROGETTO DIGITALIZZAZIONE SUPERBA ANTIQUA
(Testo tratto dal sito della Biblioteca
Universitaria di Genova)
Il progetto Superba antiqua della Biblioteca Universitaria di Genova si propone
di valorizzare le testimonianze del gusto e della cultura antiquaria nel territorio
genovese. Ha come scopo la creazione di un itinerario virtuale che illustri i percorsi
storici dellantiquaria genovese nella cultura libraria, nelle espressioni artistiche
sul territorio (temi iconografici della decorazione architettonica, portali, statue e
busti antichi o allantica) e nel collezionismo. Nellambito di questo progetto
si è proceduto alla digitalizzazione di immagini e parti testuali di alcune opere a
soggetto antichistico-archeologico conservate nella Biblioteca Universitaria di Genova,
con data di edizione compresa fra i secoli XVI e XVII, di cui si consentirà
lutilizzo multimediale attraverso il sito della Biblioteca. Linformatizzazione
di questi esemplari ha anche lo scopo di garantire la tutela e la conservazione di un bene
culturale ad alta deperibilità, quale quello dei libri antichi, e di permettere,
attraverso la successiva messa in rete, la fruizione ad un pubblico più vasto di testi
rari e di non sempre facile reperimento. I criteri di scelta dei testi e delle immagini
digitalizzate sono stati determinati dalle finalità del progetto stesso, pertanto sono
state scelte opere che, pur significative nella storia degli studi archeologici e delle
metodologie, presentano anche attinenza con la cultura antiquaria locale nei secoli
considerati, in particolare con i temi decorativi di gusto antiquario più diffusi nelle
espressioni artistiche genovesi e liguri, e con il collezionismo di manufatti antichi o
allantica. Responsabili del progetto : il progetto è frutto della collaborazione
tra gli insegnamenti di Storia dellArcheologia (Luigina Quartino) e Iconografia
Antica (Alba Bettini) della Sezione di Archeologia del D.AR.FI.CL.ET Francesco Della
CortedellUniversità degli Studi di Genova, Alberta Bedocchi studiosa di
Storia dellArcheologia ed Antiquaria e per la Biblioteca Universitaria di Genova
Oriana Cartaregia e Maria Teresa Sanguineti. La ripresa fotografica e la parte
multimediale sono state realizzate da Raffaella Vancheri con laiuto di Giorgia
Rodino (Conservazione Beni Culturali). La messa in linea è riportata su questo sito, è
curata da Oriana Cartaregia sul sito della Biblioteca Universitaria di Genova.
Galleria Giustiniana del marchese Vincenzo Giustiniani,
(Parte prima) - seconda, [Genova, Carlo Losi , 1757 ?]
(Testo tratto dal sito della Biblioteca
Universitaria di Genova)
Raccolta di incisioni delle sculture più importanti
della collezione di antichità di Vincenzo Giustiniani (Chios 1564-Roma 1637).
Disegni e lastre furono realizzati fra il 1631 e il 1637 da un gruppo
di trentacinque artisti, italiani e stranieri, alcuni dei quali lavorarono nello
stesso palazzo Giustiniani a Roma. Tra i nomi più noti si ricordano Joachim von
Sandrart, François Duquesnoy, Charles Audran, Claude Mellan, Theodor Matham, Cornelis
Bloemaert, François Perrier. Le prima serie di stampe fu impressa dalla bottega di
Giuseppe De Rossi intorno al 1635. Per disposizione di Vincenzo Giustiniani le
matrici della Galleria Giustiniana furono successivamente ereditate dall'albergo
Giustiniani di Genova affinché i ricavi delle tirature fossero investiti in Monti
camerali inalienabili, a beneficio dei membri bisognosi dell'albergo. I rami giunsero a
Genova in data imprecisata, fra il 1638 e il 1678, ma la nuova impressione vide la luce
solo nel 1757 a cura di Carlo Losi e probabilmente non fu seguita da altre edizioni.
Dimenticate fra le carte d'archivio della famiglia Giustiniani e a lungo ritenute
disperse, 280 lastre incise della Galleria sono state individuate nel 1983
dalla Soprintendenza Archivistica della Liguria. Restaurati a cura dell'Istituto Nazionale
per la Grafica di Roma, i rami verranno conservati a Genova presso l'Accademia Ligustica.
Le incisioni sono riunite in due tomi e distinte per soggetto e tipologia di scultura. Il
primo tomo contiene statue di divinità, eroi e viri illustres; il secondo busti
o ritratti, teste ideali, erme di filosofi e divinità, rilievi, sarcofagi e are. Le
incisioni comprendono anche alcuni ritratti dei membri della famiglia, una serie di
vedute delle proprietà Giustiniani e otto riproduzioni di dipinti con soggetto di
Madonne.
Le tavole con le sculture antiche sono prive di didascalie identificative. La riproduzione
non tiene conto del supporto, specialmente per i rilievi, né dello stato originale dei
reperti, rappresentati sempre in condizione di restauro.
Gli stretti rapporti che il marchese Vincenzo Giustiniani mantenne con la patria di
origine (fu ascritto alla nobiltà di Genova nel 1577 ed ebbe per moglie la genovese
Eugenia, figlia di Gio Battista Spinola principe di Vergagni e di Porzia Centurione), il
ruolo, ereditato dal padre, di banchiere e mediatore finanziario fra gli investitori
genovesi e la Curia romana, il prestigio paradigmatico della sua collezione di antichità
avvalorano l'importanza della Galleria Giustiniana in relazione
alla cultura antiquaria e al collezionismo genovese del XVII secolo. Non sembra da
trascurare che fra gli artisti che lavorarono alla Galleria Giustiniana
vi fu anche il disegnatore genovese Giovanni Andrea Podestà (Genova 1608-post 1674),
allievo di Giovan Battista Paggi e Domenico Fiasella. E' interessante ricordare che
il suocero di Vincenzo, Gio Battista Spinola, fu il committente di uno dei prestigiosi
palazzi di Strada Nuova (Palazzo Doria), decorato con sculture antiche e
all'antica.
Per queste motivazioni si è ritenuto opportuno inserire nella sezione digitale del
progetto Superba antiqua questo esemplare della Galleria Giustiniana,
entrato di recente nelle raccolte della Biblioteca Universitaria di Genova in sostituzione
della copia scomparsa nella seconda metà del XIX secolo, già segnata nel Catalogo del
1785-1787 (Bibliothecae Universitatis Genuensis Catalogus secundum Auctorum cognomina
ordine alphabetico dispositus - 1785-1787).
NOTA
Nell'Indice (Parte I-II) la colonna 'SOGGETTO' indica le
didascalie desunte dalle fonti seicentesche e dalla soggettazione manoscritta
sull'esemplare presso la Biblioteca Alessandrina, rielaborate nella 'Tavola di
concordanza', in G. Fusconi (a cura di), I Giustiniani e l'Antico,
Catalogo della Mostra. Genova, Museo dell'Accademia Ligustica di Belle Arti, 15 giugno -
28 luglio 2002. La colonna IDENTIFICAZIONI riporta i soggetti secondo la moderna
terminologia, con riferimento al reperto antico o al suo modello.
La collocazione attuale delle sculture individuate è stata segnalata in parentesi tonda.
Sono state distinte con simboli diversi, rispettivamente: le sculture pubblicate nel
Catalogo I Giustiniani e l'Antico, le sculture identificate in altri studi,
quelle individuate nel corso di questa ricerca e suggerite come probabili, e quelle non
ancora rintracciate o scomparse.
E' stato redatto un elenco separato delle sculture Giustiniani individuate nelle
raccolte Torlonia secondo lo studio di C. Gasparri (con la collaborazione di I. Caruso), Materiali
per servire allo studio del Museo Torlonia di scultura antica in "Atti della
Accademia Nazionale dei Lincei. Memorie. Classe di Scienze morali, storiche e
filologiche", XXIV, 1980, pp. 37-239. Non è stato possibile verificare direttamente
i materiali conservati in questa raccolta perchè attualmente non accessibile.
La Bibliografia è relativa alle sculture identificate.
Indice generale
Indice tavole Parte I
Indice tavole Parte II
Altri link alla Collezione antica dei fratelli Vincenzo e Benedetto Giustiniani
"I GIUSTINIANI E
L'ANTICO" Nellottobre del 2001 a Palazzo Poli di Roma la mostra della
collezione classica del Marchese Vincenzo Giustiniani
Alcune immagini della "Galleria
Giustiniana" tratta dalla mia collezione personale.
Il cannone Giustiniani grazie al
contributo di Renato G. Ridella
Christina Strunck: Lhumor
peccante di Vincenzo Giustiniani Linnovativa presentazione
dellAntico nelle due gallerie di Palazzo Giustiniani a Roma (1630-1830 circa)
Il mitra di Kriton e la copia della
Collezione Giustiniani a cura di Claudia Valeri (presente nel giardino di Palazzo
Giustiniani a Bassano Romano)
Rosone di Villa Giustiani Roma
Bassorilievi di Palazzo Giustiniani
Roma
"CARAVAGGIO IN PRUSSIA" questo
il titolo della mostra a Berlino svolta nel giugno-settembre 2001 che a Roma si chiamava
"Caravaggio e i Giustiniani"
BASSANO ROMANO
"L'ANTICO FEUDO DEI GIUSTINIANI"
Bassano Romano è un comune del Lazio in provincia di Viterbo, distante
circa 60 km. da Roma. Il feudo fu acquistato dai Giustiniani dagli Anguillara nel 1595.
Nel 1605 divenne per mano di Papa Innocenzo X, il Marchesato Giustiniani e Principato dal
1644 al 1854, data in cui viene acquistato dalla famiglia Odescalchi (documento dove è riportata la data
dellatto di vendita) che lo cede nel 2001 alla Sovraindendenza delle Belle Arti
dello Stato Italiano.
Il Palazzo domina il paese di Bassano, il piano interrato e il piano terra del palazzo
presentano una planimetria a C aperta con vista sui giardini all'italiana, secondo i
canoni architettonici del '500.Da un'analisi delle cornici, marcapiani, aperture,
impostazione planimetrica, la progettazione si può attribuire alla scuola dei Sangallo.
Il portale di ingresso a "bugnato" è simile al portale del palazzo Farnese a
Roma progettato da Antonio da Sangallo.Nel 1595 il palazzo diviene proprietà della
famiglia Giustiniani. Vincenzo Giustiniani, grande mecenate e collezionista d'arte, inizia
i lavori di trasformazione e completamento del complesso architettonico, aggiungendo alle
strutture preesistenti il piano nobile collegandolo con i giardini all'italiana tramite un
ponte levatoio e attuando l'ampliamento dei giardini con un casino di caccia e un parco
ricco di fontane, viali e giochi d'acqua, oggi purtroppo in cattive condizioni. Il cortile
è affrescato con scene di trionfi e allegorie da Antonio Tempesta nel 1604. Dal cortile
per mezzo di una scalinata si accede al loggiato affrescato con grottesche della scuola
degli Zuccari. Nelle nicchie erano collocate statue antiche, e in quella della più grande
della parete di fondo troneggia la statua di un imperatore romano. Dal loggiato si accede
al piano nobile. Gli affreschi dell'ala sud sono opera di Bernardo Castello (1605)
"Amore e Psiche"; quattro sale intitolate alle stagioni sono opera della scuola
degli Zuccari e presentano richiami stilistici agli affreschi di Caprarola. Quelli
dell'ala nord sono opera di Paolo Guidotti Borghese (1610) con l'allegoria "Felicitas
aeterna", Domenico Zampieri detto il Domenichino (1609) con l "Historia di
Diana", e Francesco Albani (1609) autore del "Concilio degli Dei" e la
"Caduta di Fetonte". Dal palazzo si può accedere ai giardini interni di cui
ammirare, dagli archi del loggiato, un bellissimo scenario con scale elissoidali tra le
verdi spalliere e lo sfondo delle alte e secolari piante del parco. Esso si compone di
lunghi e ombrosi viali di alberi ad alto fusto come leggi, abeti, querce, castagni e
lecci. In fondo al viale principale domina il casino di caccia detto "La Rocca".
Questo castello a cinque torri merlate riproduceva nelle sue linee architettoniche una
parte dello stemma Giustiniani. Un piccolo forte perso nel verde dove sembra che la
famiglia trascorresse la maggior parte del loro tempo a Bassano. Particolare l'incredibile
somiglianza di questa "rocca" con le fortificazioni della terra natia del
Marchese Vincenzo Giustiniani, Chios. Un legame con la terra greca di oltremare che si
trova in uno degli affreschi del palazzo dove c'è una veduta seicentesca dell'isola di
Chios e una veduta del porto di Genova. Ancora nel palazzo al piano terra con accesso
diretto dal Salone dei Cesari un grazioso teatrino privato, con due file di palchi in
legno probabilmente tappezzati da drappi in origine. Questo teatrino è unico nel suo
genere nel Lazio all'interno di una dimora patrizia e se ne contano pochissimi nel resto
d'Italia.
Ma Bassano non è soltanto un esempio di identificazione riuscita con la mole nobiliare,
ma anche espressione di una ricca produzione artistica ed architettonica. Nel centro
storico la chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo del XVI secolo sorge sui resti di una
primitiva cappella di forma romanica. Linterno a croce latina conserva il palchetto
dove pregavano i Giustiniani e la reliquia di San Gratiliano, racchiusa in un busto
dargento. Il Santo viene festeggiato il 12 agosto, data del suo martirio a Falerii
nel Viterbese. Nelle vicinanze del paese, presso il borgo di San Filippo, sorge il
santuario della Madonna della Pietà. Notevole, lungo la strada per la stazione
ferroviaria, il grandioso complesso del monastero di San Vincenzo, dove è allestita una
casa per laccoglienza e per i pellegrinaggi. La monumentale chiesa omonima venne
eretta per volere di Vincenzo Giustiniani intorno al 1630, come mausoleo gentilizio,
probabilmente su progetto di Carlo Maderno e Francesco Borromini. Questultimo, dal
carattere assai eclettico, portatore di un nuovissimo linguaggio architettonico, troppo
moderno rispetto ai canoni dellepoca e allestetica predominante, fu
schiacciato da una personalità altrettanto importante e, soprattutto, stimata dalla
committenza papale che gli affida le opere più importanti della Città Eterna: Gian
Lorenzo Bermnini. Nella sacrestia si custodisce una statua marmorea del Salvatore
Portacroce attribuita allo scultore Ippolito Buzio. Sullaltare del transetto di
sinistra è collocata una tela di scuola fiamminga con San Vincenzo martire. Il
vasto monastero fu costruito nellimmediato dopoguerra dallabate Ildebrando
Gregori (dellordine dei Benedettini-Silvestrini) per laccoglienza e
listruzione dei bambini meno abbienti. Da evidenziare anche lattività
legata alla produzione della ceramica, svolta con egregica bravura dalla famiglia Terchi;
che da Siena si trasferisce a Bassano, lasciando, tra laltro, una mirabile maiolica
rappresentante una Madonna con bambino, realizzata da Bartolomeo Terchi nel 1748. Allo
stato attuale, è conservata nelledicola sacra sita sul seicentesco ponte detto
delle vasche, voluto dai Giustiniani. Ponte che avrebbe dovuto collegare il
borgo alla zona agricola e al centro di San Vincenzo, solo in parte realizzato.
Il Monastero di S.Vincenzo a Bassano
Romano
Trascrizione di alcuni documenti
storici della Famiglia Giustiniani reperiti nella Parrocchia di Bassano Romano
Testamento di Vincenzo Giustiniani e
documenti storici Estrato del testamento del Marchese Vincenzo Giustiniani riguardante
il feudo di Bassano Romano e alcuni documenti storici della Famiglia Giustiniani reperiti
nella Parrocchia di Bassano Romano.
LAssociazione Culturale La Rocca di Bassano Romano, ha recentemente
pubblicato una guida turistica: Bassano
Romano Terra dei Giustiniani .
Ogni anno nella prima settimana di luglio si svolge per tutto il paese di Bassano una
rievocazione storica di Bassano nel 1600 al tempo dei Giustiniani. Si tratta di
un'iniziativa storico-culturale che rievoca una giornata tipica di mercato del 1600.
Teatro dell'evento è la parte storica di Bassano: la piazza Umberto I e il borgo
medioevale. La manifestazione si protrae dal sabato sera a tutta la domenica e, ad
intervalli prestabiliti, si può assistere alla sfilata del corteo in abiti storici della
nobiltà locale, che gira per l'intera area del mercato ornata, per l'occasione, con
numerosi vessilli, piante fiorite e fiaccole. (Alcune foto della manifestazione.)
Dona il cinque per mille al Monastero di S. Vincenzo ... costruito dai Giustiniani
Il Monastero, per le attività che svolge, è stato riconosciuto dal fisco, come ente
capace di ricevere questo tipo di detrazioni. Pertanto se vuoi, nella compilazione della
dichiarazione dei redditi puoi destinare la quota del CINQUE PER MILLE in
favore del Monastero. Oltre alla firma del contribuente è obbligatorio il
codice fiscale del Monastero. Monastero S. Vincenzo Martire Bassano Romano Codice fiscale
nr. 80004470565
Bed and Breakfast "La Rocca" da
Roberta e Daniele Bassano Romano Via G. Garibaldi, 23 Tel: +39 0761 635518 Cell:+39 329
8503315
In una casa nuova ed appositamente studiata affinchè gli ospiti possano
trovare tutti i conforts di cui hanno bisogno, la discrezione e la familiarità che
desiderano. Per trascorrere una vacanza allinsegna della natura e della cultura,
gustando le tradizioni e i sapori genuini di un tempo.
Si è svolta il 6 e 7 maggio 2005 la celebrazione del 50° anniversario
dellincoronazione della Sacra Effigie della Madonna della Pietà. Strade, vicoli e
piazze arricchite da migliaia di fiori di carta, fontane e giardini costruiti qua e là.
Era il 1955 quando il Cardinale Valeri, dopo una richiesta alle autorità ecclesiastiche
da parte dei bassanesi, con una solenne cerimonia appose una corona sul capo della Madonna
della Pietà. E Bassano fu addobbato con fiori di carta e ogni 25 anni le festività per
adorare la Sacra Immagine hanno un carattere straordinario. La Pia Unione della Madonna
della Pietà, composta dai Fratelli, coordina anche le due suggestive processioni, quella
votiva del sabato sera e quella solenne della domenica mattina. Chiude la processione la
macchina della Madonna trasportata a spalla.
Le foto della manifestazione: Bassano
Romano addobato a festa
Il progetto Amor vincit
omnia
Bassano Romano Palazzo Giustiniani
Il progetto
Amor vincit omnia dal nome del quadro realizzato da Caravaggio su commissione
di Vincenzo Giustiniani, è unoperazione interna al territorio della Tuscia, atta a
valorizzare i beni culturali della zona, favorendo lo sviluppo del turismo culturale, le
attività di accoglienza alberghiera ed investendo sul patrimonio tutto italiano del
Melodramma, con il fine di dare visibilità e risonanza mediatica a Palazzo Giustiniani e
prefigurarne con eventi musicali le preziose potenzialità di attrattore turistico e
culturale e non da ultimo favorirne il programma di completo restauro e recupero alla
fruizione pubblica. Il progetto è presentato dallIstituto Nazionale del Melodramma
su richiesta della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle province
di Roma, Rieti e Viterbo, detentrice del bene demaniale, e del Comune di Bassano.
Il progetto si estende per il 2008 (a partire dal weekend 27/28 settembre) al 2009, con un
appuntamento mensile che si struttura in una conferenza a tema ed un concerto. Ogni evento
si può sviluppare in una o due giornate. (programma eventi Amor vincit
omnia ). Lambiente individuato per le giornate autunnali ed invernali
(da Settembre ad Aprile) è la Sala dei Cesari di Palazzo Giustiniani. Nei mesi
primaverili ed estivi (da Maggio ad Agosto) le manifestazioni si trasferiranno nella corte
del Palazzo che sarà interessata nei mesi a venire da un completo restauro delle
pavimentazioni e delle superfici architettoniche.
In futuro, con il progredire dei lavori di restauro la manifestazione impegnerà i
suggestivi spazi del giardino segreto, il teatrino del palazzo, lampio
pianoro retrostante la Rocca, un tempo anchesso configurato come giardino
allitaliana e coinvolgerà in successione altri luoghi e preziosi spazi
naturali dellampio complesso monumentale della Villa.
DAI GIUSTINIANI
ALL'UNIONE EUROPEA
UN PERCORSO CONTINUO
Si è svolto il 17 aprile 2004, a Bassano Romano (Viterbo) in collaborazione con
l'Amministrazione Comunale e la Lega Italo-Ellenica, il convegno dal tema: "DAI
GIUSTINIANI ALL'UNIONE EUROPEA UN PERCORSO CONTINUO".
All'evento hanno partecipato i Comuni Italiani di: Mirano (Venezia), Ortona (Chieti),
Caprarica (Lecce), Amelia (Terni), Lari (Pisa), il Comune Francese di Bastia, i comuni
Greci di Chios ed Homiroupolis. Il convegno è stato patrocinato dal Senato della
Repubblica, dal Sovrano Militare Ordine di Malta delegazione Granpriorale Ligure, dalla
Regione Lazio e dalla Provincia di Viterbo
Le relazioni hanno analizzato il percorso storico dei Giustiniani, da diverse angolazioni:
dallepopea della marineria genovese nel levante fino al collezionismo seicentesco
dei grandi mecenati e alle suggestioni architettoniche della Villa di Bassano. Un lungo
viaggio tra storia e cultura per riallacciare, nello spirito Europeista, gli antichi
legami tra popoli di diverse culture e società.
Le amministrazioni intervenute, si sono impegnate a predisporre un protocollo
dintesa, per dare seguito a questa iniziativa, anche al fine di realizzare un
organismo permanente, tra vari soggetti non solo pubblici, atto a valorizzare eventi
futuri per conto dei suoi partner, anche attraverso una Fondazione con una pluralità di
soci attivi con la finalità di salvaguardare i beni storico-culturali, per la
valorizzazione piena dei siti, palazzi, oggetti, memorie dell'illustre casato. Questo
organismo potrà presentare proposte di interventi integrati, cofinanziati dai fondi
strutturali europei per gemellaggi tra diverse comunità ed il recupero di siti
urbanistici di interesse storico, artistico - culturale, villaggi tradizionali in stato di
abbandono e di degrado. Il progetto avviato rimane comunque aperto sia ad associazioni
private che ad altri enti pubblici come altri comuni che in ogni momento possono farne
parte. Già hanno dato la loro adesione i comuni di Fauglia (Pi), Monterinaldo (Ap), e
Aghios Minas, Ionias e Kampochora (Grecia)
Gli atti sono stati presentati in anteprima a Chios il 31 agosto 2005 ed a Roma il 1
dicembre 2005 presso la Sala dei Presidenti di Palazzo Giustiniani di Roma, con il
patrocinio del Senato della Repubblica, da Enrico Basso, archivista di Stato direttore
nella Sovrintendenza Archivistica per la Liguria e Christina Strunck, Assistente
scientifico della Biblioteca Hertziana.
Venerdì 7 aprile 2006, a seguito la presentazione Genovese nella cornice
del Complesso Monumentale si SantIgnazio presso lArchivio di Stato. Un
simbolico ritorno nella città di origine della famiglia, durante le manifestazioni
Genovesi dellottava settimana della cultura. Patrocinatore dellevento oltre il
Senato della Repubblica, il Sovrano Militare Ordine di Malta Delegazione Granpriorale
Ligure.
Gli atti, già presenti nei cataloghi di diverse Biblioteche pubbliche, sono stati
presentati da Giovanni Assereto, ordinario di storia moderna dellUniversità di
Genova che ha commentato i contributi storici al volume e da Christina Strunck, assistente
scientifico della Biblioteca Hertziana di Roma che ha commentato gli aspetti più
artistici ed architettonici trattati nel volume. Alfonso Assini, funzionario
dellArchivio Genovese, è intervenuto sul lascito fedecommissorio di Vincenzo
Giustiniani, la cui contabilità e molti degli atti notarili rogati per conto di questa
famiglia sono conservati nellArchivio stesso. Durante la manifestazione, sono stati
esposti, a cura dello stesso Assini, Ignazio Galella e Roberto Santamaria, alcuni dei più
significativi documenti dell'Archivio Giustiniani, in rapporto soprattutto alle loro
committenze artistiche, disegni (fra cui il bellissimo stemma della famiglia), stampe e
incisioni (dalle collezioni del marchese Giustiniani verrà una copia della "Galleria
Giustiniana"), monete e oggetti legati alle funzioni dogali e di rappresentanza
svolta da alcuni membri della famiglia., provenienti anche da alcune preziose collezioni
private.
Il codice ICCU del libro nel database delle Biblioteche Italiane è IT\ICCU\IEI\0241428
, clikkando il link potete visualizzare le biblioteche dove è presente il libro.
Redazionale con foto sul
Convegno a Bassano Romano
Redazionale con foto
sulla presentazione degli atti a Roma
Articolo degli atti a Roma sulla
"Croce Ottagona" periodico della Delegazione Ligure del SMOM gennaio 2006 n.23
con il discorso del Delegato dell'Ordine Giovanni Della Croce di Dojola
Redazionale con foto sulla
presentazione degli atti a Genova
Articolo degli atti a Genova sulla
"Croce Ottagona" periodico della Delegazione Ligure del SMOM aprile 2006 n.26
Intervento del delegato alla cultura
di Bassano Romano alla presentazione degli atti a Genova
INDICE DEGLI ATTI (dove disponibili dei brevi estratti dei contributi)
1) Lettera di saluto del senatore Marcello Pera, presidente del Senato della Repubblica.
2) Presentazione di Giovanni Della Croce di Dojola, delegato granpriorale per la Liguria
Del Sovrano Militare Ordine di Malta. 3) Presentazione di Giuseppe Marchetti, sindaco del
Comune di Bassano Romano. 4) Fu Giustiniano leponimo
fondatore del casato? Introduzione a cura di Enrico Giustiniani. 5) PARASKEVI
PAPAKOSTA - Introduzione al convegno in lingua greca moderna 6) GABRIELLA AIRALDI - Genova e il Mediterraneo. 7)
STEFANO GRILLO di RICALDONE - I
Giustiniani: cives e reges. Le distinzioni nobiliari del ceto
dirigente genovese dalletà comunale ai riconoscimenti della regia Consulta
Araldica. 8) ANDREA LERCARI - La vicenda storica
dellalbergo Giustiniani: dalla fazione popolare al patriziato sovrano della
Repubblica di Genova. 9) SILVIA DANESI SQUARZINA - Il Cristo portacroce di
collezione Giustiniani. Prima versione incompiuta di unopera di Michelangelo. 10)
MANUELA TOZZI RAMBALDI - Il
Campos di Chios, caratteri e confronti. 11) VALERIA MONTANARI - Orientamento e prassi del
restauro a Chios. 12) PARASKEVI PAPACOSTA - Sulle tracce dei Giustiniani
nella storia dellarchitettura di Chios, Bassano Romano, Gravina in Puglia e
Caprarica di Lecce. 13) DIMITRIS PAPALIOS - Il progetto di parco medievale tematico
come valorizzazione dei beni architettonici a Chios. 14) RINALDO MARMARA - La formazione
della comunità latina a Costantinopoli e le migrazioni da Chios. 15) AGOSTINO BURECA - La
Villa di Vincenzo Giustiniani a Bassano Romano: interventi e prospettive per la tutela e
la valorizzazione. 16) RITA FABRETTI - I Giustiniani a Bassano: rapporti
tra potere centrale e locale (sec. XVII e XVIII). 17) ANGELO CASERTANO - Il Monastero di San Vincenzo:
dallidea di Vincenzo Giustiniani alla donazione Benedettina-Silvestrina. 18)
REMO DE MARTINO - Il viaggio di San Tommaso apostolo da Chios a Ortona. 19) ALEXANDRIS
EVANGHELOS - Progetto di
gemellaggio fra Comunità Mediterranee unite da percorsi storici comuni. 20) EMMANUEL
VASTA e JEAN BAPTISTE RAFFALLI - La Villa Giustiniana a Bastia. 21) BARBARA SILVANI - Il
palazzo Giustiniani di Amelia. 22) GIAMPAOLO GRASSI - Il modello socio economico di Chios:
riscontro nei modelli di organizzazione agricola e dimprenditoria nella Val
dEra e sulle colline pisane. 23) MARIO ESPOSITO - Ville Venete nel territorio di
Mirano. 24) ALESSANDRA ZABBEO - I Giustinian a Mirano e il loro insediamento.
Gli Atti sono acquistabili presso la tipografia: Tipografia
Pioda Viale Borelli, 15 Tel: 06 44701500 Fax: 06 4451 862 - info@pioda.it
BASSANO ROMANO-CHIOS:
ANTICHI LEGAMI E NUOVI PERCORSI NELLO SPIRITO EUROPEO
Atti del II° convegno internazionale sulle architetturee collezioni artistiche dei
Giustiniani
Si è svolto dal 6 al 10 settembre 2006, lincontro tra i cittadini del Comune di
Bassano Romano, nella Tuscia Viterbese, e quelli dei Comuni di Aghios Minàs e Kampohòra
dellisola Greca di Chios, nellambito del progetto co-finanziato
dallUnione Europea per la cittadinanza attiva gemellaggio di città. Il
tema del gemellaggio venne proposto per prima volta durante il convegno internazionale
svolto a Bassano Romano nellaprile del 2004, Dai Giustiniani allUnione
Europea: un percorso continuo, un lungo viaggio tra storia e cultura per riallacciare,
nello spirito europeista, gli antichi legami tra popoli di diverse culture arricchite,
grazie anche alla presenza dei Giustiniani, da testimonianze storico-artistiche,
appartenenti oggi al patrimonio culturale europeo.
In un atmosfera cordiale e informale, la delegazione Chiota, arrivata mercoledì 6
settembre allaeroporto di Fiumicino, è stata accolta dal Sindaco insieme alla
Giunta Comunale e da numerosi giovani dellAssociazione Culturale Bassanese. Il
gruppo Greco, nei due giorni successivi ha visitato i luoghi di principale interesse nella
cittadina Viterbese e nella capitale.
Sabato 9 settembre si è svolta la parte ufficiale del programma, presentata in questo
volume dAtti (in Italiano e Greco), aperta dal secondo convegno internazionale di
studi storico-scientifici, presentato in italiano e in greco, intitolato Bassano
Romano-Chios: antichi legami e nuovi percorsi comuni nello spirito europeo, svolto nella
suggestiva Sala dei Cesari del Palazzo Giustiniani. I relatori, rappresentanti della
Pubblica Amministrazione, scienziati e studiosi, hanno ripercorso gli antichi legami che
uniscono le comunità Italo-Greche intervenute. Dal 1347 al 1566 i Giustiniani furono gli
amministratori per conto della Repubblica Genovese dellisola di Chios nellEgeo
nord orientale. Alcuni di loro dal 1595 al 1854, dimorarono nel feudo di Bassano Romano.
Il gemellaggio tra le comunità Chiote e quella Bassanese è un atto di amicizia nel
comune legame con la presenza di questa famiglia e con l'eredità ideale, architettonica e
culturale che essa ha lasciato ai posteri italiani e greci. Al convegno ha fatto seguito
la firma ufficiale del Patto di Amicizia tra i comuni intervenuti. Nel pomeriggio la
manifestazione si è chiusa con lesibizione del Gruppo Bandistico Bassanese e dei
danzatori di Aghios Minàs e Kampohòra, presso il Monastero di San Vincenzo Martire,
seguita da una serata musicale.
Domenica 10 settembre, la delegazione Chiota è tornata in Grecia, dando appuntamento ai
Bassanesi nellisola del mastice per il 2007.
Il libro d'atti è stato curato da Enrico Giustiniani e Paraskevi Papakosta
Nelle prime pagine del presente volume dAtti, vengono presentati brevemente i tre
Comuni e immagini dagli archivi dei relatori, nonchè i saluti dei Sindaci e dei membri
della Pubblica Amministrazione. Segue un breve intervento del Presidente del Comitato
Organizzatore Enrico Giustiniani, sul progetto di partenariato Europeo della Rete
Giustiniani e la cittadinanza Europea attiva. La sezione di carattere scientifico
del convegno apre con il testo di Cecilia Mazzetti di Pietralata, storico dellarte,
relativo allopera dei fratelli mecenati Vincenzo e Benedetto Giustiniani, nati a
Chios nella metà del XVI secolo, i cui palazzi a Roma e a Bassano, furono dei veri e
propri luoghi darte - Accademie - dove oltre ad ammirare la splendida
collezione di statue e dipinti, gli artisti cercavano atmosfere e spunti per la loro
ispirazione; un crocevia di incontri artistici nel seicento, dal Nord Europa al
Mediterraneo, un patrimonio culturale di enorme valore, lasciato in eredità ai posteri.
Segue lo studio analitico di Paraskevi Papacosta dedicato alle architetture dei
Giustiniani di Chios a Bassano Romano. La relatrice enfatizza il valore urbanistico del
complesso territoriale ed alcuni caratteri peculiari comuni che ricollegano Bassano a
Chios. Attraverso questa nuova lettura panoramica dellinsieme, basata
sullanalisi diretta e su ricostruzioni storiche, contribuisce al processo di
conservazione e valorizzazione del sito storico.
Le ricerche darchivio delle famiglie Anguillara di Ceri e Giustiniani di Negro a
Roma e a Viterbo hanno contribuito allo svolgimento dellanalisi, dedicata al
giardino di Vincenzo Giustiniani, dellarchitetto della Soprintendenza per i Beni
Architettonici ed il paesaggio del Lazio, Agostino Bureca responsabile del programma di
conservazione della villa Giustiniani-Odescalchi a Bassano Romano. Nonostante lovvio
rinnovo della vegetazione e del deperimento della materia permangono tuttoggi
diversi caratteri delloriginario genius loci del giardino, dovuti alle aspirazioni
antiquarie e alle suggestioni europee del noto mecenate da Chios.
Don Cleto Tuderti, già Priore del Monastero di San Vincenzo, ha sviluppato il tema del
Mausoleo voluto dal Marchese Vincenzo per la sua famiglia, evidenziando altri
aspetti, correlati alla religiosità e spiritualità dei Giustiniani, non meno eloquenti
ed attuali, che mettono in luce singolare la poliedrica figura di Vincenzo Giustiniani.
Rinaldo Marmara si sofferma sullimportanza dei registri parrocchiali di Chios
presenti a Tinos e su quelli di Costantinopoli, ricchi di testimonianze ed appunti, di cui
alcuni sono del tutto ancora sconosciuti agli studiosi e altri necessitano di essere
ricatalogati e soprattutto preservati dallincuria del tempo.
Al suo intervento ha seguito quello di Manolis Vournous della Chiesa degli Aghii Sarànda
a Thimianà. Larchitetto offre una lettura aggiornata compiuta sui ruderi della
chiesa e su precedenti studi personali. È interessante il fatto che dopo secoli di
storia, si rispecchiano ancora le influenze genovesi nellarchitettura chiota.
Dimitris Kokkinakis attraverso la sua antologia critica introduce allarte medica e
farmaceutica di Chios nel periodo genovese dellisola. Sintetizza il sistema
sanitario chiota del passato, ricorrendo a parallelismi con le istituzioni adottate dalle
repubbliche marinare nella penisola italica. Largomento sulle farmacie portatili e
sullarte degli speziali apre nuovi orizzonti negli studi chioto-bassanesi.
Alice Gànou, con un intervento semantico, ha evidenziato come esistano ancora, nel
dialetto Chiota, termini vernacolari di derivazione Genovese e Italiana. Questi
cromatismi locali potrebbero ricollegarsi alle manifestazioni
periferiche della matrice latina nellEgeo e più in generale nel
Mediterraneo.
Cogliendo loccasione di questo nuovo convegno organizzato nellambito del
progetto di gemellaggio tra Bassano e Chios, sono stati inseriti due nuovi contributi di
sintesi e di approfondimento scritti dai curatori della presente opera collettiva. Essi
contribuiscono al riconoscimento dellopera e allapprofondimento di alcuni dei
temi affrontati dai relatori che parteciparono al primo convegno internazionale Dai
Giustiniani allUnione Europea: un percorso continuo, svolto a Bassano Romano
nellaprile 2004 che tematicamente aveva introdotto la proposta di gemellaggio.
Enrico Giustiniani ricorda i temi illustrati negli atti del primo convegno, curati da lui
stesso, che presentò al palazzo Giustiniani di Roma al Senato il 1 dicembre 2005 e
successivamente al Archivio di Stato di Genova il 7 Aprile 2006 ove sono state aggiunte
nuove valutazioni e commenti costruttivi di natura critica, sulle relazioni di contenuto
scientifico. Il secondo testo di Paraskevi Papacosta chiude il presente volume, offrendo
nuove prospettive di studio. La studiosa percorre i temi relativi alle architetture del
passato conservate nelle antiche Terre dei Giustiniani. Segue una nuova lettura a
campione, mirata, con relativa documentazione fotografica o grafica di alcune architetture
monumentali in stato di rovina ed altre memorie dei Giustiniani di Chios. Il testo è
caratterizzato da meditazioni storico-critiche, verificate direttamente sui testi
architettonici e dallindividuazione di alcuni valori inespressi dalla
letteratura che potrebbero essere capaci di suggerire nuove iniziative e soluzioni
progettuali finalizzate alla conservazione e al recupero di questi siti degradati.
INDICE DEGLI ATTI
FRANCESCO BROGLIA - Presentazione Atti; ENRICO GIUSTINIANI E PARASKEVI PAPACOSTA -
Introduzione al convegno internazionale nellambito del progetto di gemellaggio tra i
Comuni di Bassano Romano, Aghios Minàs e Kampohòra di Chios; Presentazione dei Comuni
del gemellaggio-Saluti ; Messaggio di Benvenuto ai cittadini di Aghios Minàs e
Kampohòra; Saluto del Sindaco di Bassano Romano Luigi De Luca; Saluto dellAssessore
alla cultura di Bassano Romano Vittorio Ronconi; Presentazione del Comune di Bassano
Romano; Saluto del Sindaco di Aghios Minàs Ionnis Pantelàras; Breve presentazione
dellisola di Chios; Presentazione del Comune di Aghios Minàs; Saluto del
Vice-Sindaco di Kampohora Charilaos Koutsouràdis; Presentazione del Comune di Kampohora; Presentazione
progetto Rete fra città gemellate; ENRICO GIUSTINIANI Il progetto di parternariato e di
gemellaggio fra comunità Europee unite da percorsi storici comuni. La cittadinanza
Europea attiva; Relazioni di contenuto scientifico sulla storia e la cultura di
Bassano Romano e Chios ; CECILIA MAZZETTI DI PIETRALATA - Dal nord Europa al
Mediterraneo: i palazzi Giustiniani di Roma e Bassano nel seicento, crocevia di incontri
artistici; PARASKEVI PAPACOSTA - Architetture dei Giustiniani di Chios a Bassano
Romano:storia e caratteri; AGOSTINO BURECA - Aspirazioni antiquarie e suggestioni europee
nel giardino storico del palazzo Giustiniani a Bassano Romano; CLETO TUDERTI - Il mausoleo
di S.Vincenzo Martire in Bassano Romano. Contributo per un gemellaggio; RINALDO MARMARA -
La storia non è mai completa
. e neppure quella dei Giustiniani; MANOLIS VOURNOUS -
La chiesa degli Aghii Sarànda a Thymianà di Chios; DIMITRIS KOKKINAKIS - Breve
introduzione allArs medica e farmaceutica nella colonia genovese di Chio. Dai primi
ospedali al cofanetto dei medicinali di Vincenzo Giustiniani; ALICE GANOU - L' influenza
della lingua italiana sul linguaggio Chiotico; Termini vernacolari di origine italiana o
genovese presenti nel dialetto Chiota; Firma del Patto di amicizia e
fratellanza; Retrospettiva e approfondimento sui temi del 1° convegno
internazionale di Bassano Romano; ; ENRICO GIUSTINIANI - Sintesi del convegno di
Bassano Romano del 17 aprile 2004: Dai Giustiniani allUnione Europea: un percorso
continuo; PARASKEVI PAPACOSTA - Un percorso nelle antiche Terre dei Giustiniani:
retrospettiva e approfondimento sui temi architettonici del primo convegno di studi a
Bassano Romano; Ringraziamenti.
Il codice ICCU del libro nel database delle Biblioteche Italiane è IT\ICCU\IEI\0284266
, clikkando il link potete visualizzare le biblioteche dove è presente il libro.
Gli atti sono stati presentati una prima volta il 12 maggio 2007 a Bassano Romano dal
Prof. Francesco Broglia e dallArch. Michele Campisi con il patrocinio della
Sovrintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio del Lazio (Redazionale presentazione di Bassano
Romano a cura di Domenico Vittorini - Gazzetta Bassanese n. 124 giugno 2007). A
seguito poi la presentazione a Roma il 28 novembre 2008 nella sala Capitolare presso il
Chiostro del Conventodi Santa Maria sopra Minerva Senato della Repubblica. La Sala,
costruita per volontà di Vincenzo Giustiniani, generale dei Domenicani, nel XVII secolo,
ancora conserva sul soffitto gli stemmi della famiglia Giustiniani.
Sono intervenuti Silvia Danesi Squarzina, ordinario di Storia dellArte Moderna
dellUniversità di Roma Sapienza e Alessandro S. Curuni, ordinario di Restauro
dellUniversità di Roma Sapienza. Ha introdotto i lavori Francesco Broglia, Docente
di Rilievo dellArchitettura dellUniversità di Roma Sapienza. Al termine della
presentazione è stato proiettato un documentario sui Giustiniani
(vai al video dell'introduzione clikkando il link), creato e montato dall'architetto
Papacosta.
Redazionale con foto sulla
presentazione del secondo libro degli atti a Roma il 28 novembre 2008
Lo spirito Europeo dei
Giustiniani recensione sul volume d'atti del II° convegno
internazionale sulle architetturee collezioni artistiche dei Giustiniani - Giornale
dell'arte gennaio 2009 a cura di Federico Castelli Gattinara
Gli atti, saranno presentati anche a Genova in primavera 2009 in data ancora da definire.
Il volume "Bassano Romano - Chios: antichi legami e nuovi percosi nello spirito
europeo", è acquistabile su richiesta presso la Tipografia
Pioda di Roma in Viale Ippocrate, 154 -
Tel: 06 44701500 Fax: 06 4451 862 - info@pioda.it
IL PROGETTO DELLA RETE GIUSTINIANI
Un filo rosso unisce alcuni piccoli comuni Italiani ed Europei, la presenza nel corso dei secoli della Famiglia Genovese dei Giustiniani, importanti tracce architettonicche ed antropologiche da valorizzare e da collegare nel tempo e nello spazio, percorsi turistici comuni per uno scambio di idee e confronti per riallacciare gli antichi legami in uno spirito Europeista.
Grazie all'iniziativa dell'Assessore al patrimonio della municipalità Francese di
Bastia, è recentemente uscito (gennaio 2008), prodotto da Vision Internationale e da
France 3 per la regia di Andrè Waksman il documentario "Les Giustiniani une saga
méditerranéenne". Il documentario di circa un ora, a cui ho fattivamente
collaborato, ha richiesto quasi due anni di lavori; l'opera, in francese (con alcuni brani
in Italiano sottotitolati) traccia il lungo percorso antropologico e storico della
famiglia Giustiniani, toccando le località dove più si è sentita la presenza di questa
famiglia: Genova, il levante ligure, Chios, Roma, Palermo, la Corsica e Bassano Romano.
Sono in possesso della copia, informalmente potrei accontentare, nei limiti del possibile,
chi me ne facesse gentile richiesta.
Il film, apparso sulla trasmissione "Orizzonti" su France3-Corse il 10 maggio
2008 è online sul sito della France 3 - corse in questo link:
"I Giustiniani, une saga méditerranéenne"
(100508)
Il GEMELLAGGIO tra Bassano Romano - Aghios Minas e Kamphokora
L'Unione Europea ha finanziato il progetto di gemellaggio presentato dal Comune di Bassano Romano con il Comune greco di Aghios Minas (DG EAC N. 25/05 Incontri tra cittadini - fase 3). Progetto 06/2082. La manifestazione che ha coinvolto sia il comune Chiota di Aghios Minas che di Kamphokora, si è svolta a Bassano Romano dal 6 al 10 settembre 2006.
LA FAMIGLIA GIUSTINIANI IN LUNIGIANA
Si è svolto il 21 ottobre 2006 un interessante giornata di studi sulla presenza dei Giustiniani nella Lunigiana. Le relazioni hanno esaminato uno dei molteplici aspetti della storia della grande famiglia albergo genovese, un aspetto che può forse inquadrarsi in un più ampio fenomeno che interessò il ceto dirigente della Repubblica: linsediamento dallantica Dominante alla periferia nel corso del XVIII secolo. In particolare, infatti, un ramo dei Giustiniani Recanelli, si stabilì in Lunigiana, dove acquistò i resti di un antico monastero restaurandoli ed edificando lattuale castello, con annessa cappella, di Ceparana (Comune di Bolano) e acquisendo poi, per via ereditaria, anche il castello di Vezzano Ligure, ancora proprietà della famiglia.
sabato 30 maggio 2009 è stato presentato il numero del "Giornale Storico della Lunigiana", dedicato alla Famiglia Giustiniani, del ramo olim Recanelli. Il volume, di oltre 650 pagine, ha avuto il sostegno di diversi enti e soprattutto del Comune e dell'Assessorato alla Cultura di Bolano, raccoglie interessanti e storiograficamente importanti contributi di storia, araldica, storia del paesaggio antropizzato, e disegna magistralmente la vita di Bolano, Ceparana, Vezzano e Spezia fra Settecento e Ottocento, attraverso le vicende di questa illustre Famiglia genovese, per la quale gli Autori ci hanno dato moltissime notizie derivate da un'ampia esplorazione archivistica, che ha potuto contare anche sulla grande disponibilità dei discendenti, in particolare per l'inquadramento delle contestuali dimore signorili. E' stato curato con grande passione da Andrea Lercari e Luciana Ferrari ed ha ricevuto una lettera gratulatoria del Presidente del Senato, on. Schifani. Di notevole interesse anche i saggi della sezione Rubriche e le segnalazioni bibliografiche.
Il magnifico Francesco Giustiniani, discendente della grande famiglia genovese che
aveva tenuto la signoria dellisola greca di Chio, nel 1717 acquista le terre e
quanto restava dellantica abbazia di San Venanzio a Ceparana, allora nella
podesteria di Bolano. Ha così inizio unavventura imprenditoriale e umana che, nel
contesto storico del declino della Repubblica di Genova, vede i membri della famiglia
affermarsi nel panorama sociale ed economico lunigianese, non senza contrasti con la
Comunità locale. In Ceparana i Giustiniani costruiscono il proprio palazzo, chiamato
il castello, sui resti dellantica chiesa di San Venanzio, e per circa un
secolo si scontrano con la Comunità sia per questioni fiscali, sia per lattività
produttive quali i frantoi, importantissimi per leconomia locale. La compiuta
integrazione della famiglia è ben rappresentata dal matrimonio (1800) fra la giovane
Silvia Giustiniani e un membro di una delle più cospicue del luogo, Luigi Grossi, come
pure dalla carica di sindaco di Bolano rivestita per molti anni (1835-1843) dal marchese
Stefano Giustiniani. A seguito del matrimonio celebrato nel 1832 fra il marchese Pietro
Giustiniani e la contessa Teresa Picedi, poi, la famiglia eredita anche il sontuoso
castello-palazzo di Vezzano Ligure, da sempre fulcro del potere e del prestigio di
questarea, che ha visto succedersi prima i signori di Vezzano e poi le famiglie
Ottaviani, De Nobili, Malaspina, Picedi e, infine, Giustiniani. Il volume, che raccoglie
gli atti della giornata di Studio svoltasi il 21 ottobre 2006 a Ceparana (Comune di
Bolano) e a Vezzano Ligure, è curato da Luciana Ferrari e Andrea Lercari, e comprende le
relazioni di archivisti, storici e architetti, che illustrano con un approccio
interdisciplinare una singolare vicenda familiare tra XVIII e XIX secolo.
I Giustiniani rappresentano lunico caso documentato di una famiglia del grande
patriziato genovese che abbia scelto di trasferire la propria residenza e i propri
interessi in periferia, in unarea agricola di confine, avviando
unavventura imprenditoriale di rilievo.
INDICE DEGLI ATTI
Istituto Internazionale di Studi Liguri Sezione Lunense La Spezia GIORNALE STORICO DELLA
LUNIGIANA E DEL TERRITORIO LUCENSE NUOVA SERIE - ANNI LVII-LVIII gennaio 2006 - dicembre
2007 I Giustiniani in Lunigiana. Tra La Spezia, Ceparana e Vezzano, una famiglia genovese
e le sue dimore. Atti della Giornata di Studio Ceparana, Cappella Giustiniani; Vezzano
Ligure - Sala Consigliare 21 ottobre 2006 a cura di Luciana Ferrari e Andrea Lercari
Sommario RENATO SCHIFANI (Presidente del Senato della Repubblica) MARINO FIASELLA
(Presidente della Provincia della Spezia) GIAN GIACOMO CHIAVARI (Delegato granpriorale di
Genova e Liguria del Sovrano Militare Ordine di Malta) FRANCO RICCIARDI GIANNONI (Sindaco
di Bolano) e SANDRA VOLORIO (Assessore alla Cultura del Comune di Bolano) PAOLA
GIANNARELLI (Sindaco di Vezzano Ligure) I GIUSTINIANI IN LUNIGIANA LUCIANA FERRARI, ANDREA
LERCARI, Premessa agli atti della giornata di studio TRA MEDITERRANEO E REPUBBLICA DI
GENOVA ENRICO GIUSTINIANI (Presidente del Comitato gemellaggi del Comune diBassano
Romano), Il progetto di parternariato tra Comunità europeeunite da percorsi storici
comuni. La Rete Giustiniani. PARASKEVI PAPACOSTA (Facoltà di Architettura
dellUniversità di Roma La Sapienza), Le torri di Chios,
antica terra dei Giustiniani. GIOVANNI ASSERETO (Università degli Studi di Genova),
Genova e il governo del territorio in età moderna. IN LUNIGIANA ANDREA LERCARI
(Commissione Culturale della Delegazione Ligure del Sovrano Militare Ordine di Malta,
Istituto Internazionale di Studi Liguri - Sezione Ingauna), I Giustiniani da Genova a
Ceparana. Una singolare storia familiare nella società genovese del Settecento Appendice
documentale LUCIANA FERRARI, ANDREA LERCARI, Tra investimenti e conflitti:
linserimento dei Giustiniani a Ceparana. Appendici documentali LUCIANA FERRARI
(Accademia Lunigianese di Scienze Giovanni Capellini),Giacomo Giustiniani
governatore della Spezia (1794-1796) BARBARA BERNABÒ (Commissione Culturale della
Delegazione Ligure del Sovrano Militare Ordine di Malta), Il castello di Vezzano, fulcro
del potere locale, dai suoi signori ai Giustiniani. Appendici BARBARA BERNABÒ, ANDREA
LERCARI, I Giustiniani a Ceparana e a Vezzano nel XIX secolo. Appendice documentale
NOBILTÀ E DIMORE STEFANO GRILLO DI RICALDONE (Commissione Culturale della Delegazione
Ligure del Sovrano Militare Ordine di Malta), Appunti di araldica giustinianea. ROBERTO
GHELFI (Istituto Internazionale di Studi Liguri - Sezione Lunense), Le dimore dei
Giustiniani a Ceparana e a Vezzano Ligure ANDREA LERCARI, Albero genealogico dei
Giustiniani olim Recanelli di Ceparana e di Vezzano Ligure Tavole RUBRICHE - NOTIZIE
ARTISTICHE ROBERTO BARATTINI, Un crocifisso di Bernini a Massa RECENSIONI
Il codice ICCU del libro nel database delle Biblioteche Italiane è IT\ICCU\RML\0185300, clikkando il link potete visualizzare le biblioteche dove è presente il libro.
Gli Atti di questo convegno
inseriti nel Giornale storico dell'Accademia Lunigianese sono acquistabili
anche online tramite EDIZIONI
GIACCHE' via Zagora, 3 - La Spezia 19122 - Italia tel 0187 23212 - fax 0187 750238. redazione@edizionigiacche.com
Giovedì 28 gennaio 2010, alle ore 17,00 a Genova, presso
l'
Archivio di
Stato di Genova, in via di Santa Chiara 28r
sarà presentato il volume alla comunità scientifica.
Presentano il libro: Carlo Bitossi, Docente di Storia Moderna, Università degli Studi di Ferrara, Giorgio Rossini, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria,
Coordina Alfonso Assini, Archivio di Stato di Genova
Saranno presenti i curatori: Luciana Ferrari e Andrea Lercari, gli autori: Giovanni Assereto, Nicola Barattini, Barbara Bernabò, Roberto Ghelfi, Enrico Giustiniani, Stefano Grillo di Ricaldone, Paraskevi Papacosta e la Coordinatrice del progetto editoriale Eliana M. Vecchi, Direttore del Giornale Storico della Lunigiana.
Ingresso libero
CHIOS
IL CUORE DELLE ISOLE GRECHE
NELL'EGEO NORD ORIENTALE
"insulae et urbes supra duo seculi in archipelago, possessae
a Patritia genuensi Iustinanorum familia antequam Solimanus Turcar. tyrannuus, eas anno
1566 occupavet"

http://www.giustiniani.info/chios.html
La famiglia Giustiniani ha più di 650
anni di storia.
La data di nascita della prima "Maona" Giustiniani è: il 27 febbraio 1347
Per Contattarmi, avere maggiori informazioni sui Giustiniani o sulla costituenda
RETE DEI COMUNI GIUSTINIANI: enrico.giustiniani@tiscali.it
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Con piacere ho ricevuto diverse email da alcuni lettori. Sarebbe interessante cercare di arricchire il nostro patrimonio storico a scoprire nuovi legami di antiche parentele. Segnalatemi altri siti o altri rami sui Giustiniani sarò lieto di aggiungerli nei link di questo mio sito.
Vai alla ricerca su geneanet sui "Giustiniani"
Giustiniani - English short version
Giustiniani - Version Française
Giustiniani - Versión española
Giustiniani - Deutsche kurze Version
The story of a noble Genoese family
that formed a dynasty in the island of Chios in the Aegean
by Enrico Giustiniani
on Levantine Heritage The story of a
community
DISCLAIMER DEL SITO WWW.GIUSTINIANI.INFO
SITO SEGNALATO DA
|
www.chisonline.gr |
Corpo della Nobiltà italiana - Circolo Giovanile |
www.ilcaffaro.com |
www.pegli.com |
www.benedetto13.it |
SITI FAMILIARI AMICI
La
Dynasty dei Giustiniani da azionisti a principi "Il Secolo XIX
web", 25.2.2004 di Marco Giacobbe
Il
pugno di ferro dei genovesi nell'Egeo Il Secolo XIX web, del 3.3.2004
di Marco Giacobbe
I Giustiniani a Roccapassa:
dogi, vescovi, scrittori e martiri Il Messaggero, del 10.2.2005 di
Andrea Liparoto
Dalla Maona alla prima popolare
Milano Finanza, del 5.4.2005 di Guido Crapanzano
E' stato pubblicato in francese da "Les Cahiers du Bosphore"
("Les éditions ISIS Istanbul") il libro di Rinaldo Marmara su "Chio - Le
tremblement de terre de 1881 d'après les rapports de l'époque" contenente gli
indice dei registri dei battezzati delle Chiese Cattoliche di Tinos e Chios dal 1707 al
1727 e dal 1814 al 1988 che ci portano indicazioni preziose sull'origine delle famiglie
stabilitesi su quest'isola ed il capitolo "I Giustiniani di Chios" di Enrico
Giustiniani (nel testo in Italiano).
Per chi volesse acquistare il testo: Casa
editrice ISIS - Istambul
Palazzo Giustiniani, atrio, Roma.
Lo stemma marmoreo dei Giustiniani sormonta una lastra lapidea d'epoca romana
rappresentante una caccia al leone.