Santuario Madonna della Grazia

Gravina di Puglia (Ba)

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Alcuni prospetti della Chiesa e lo stemma cardinalizio dei Giustiniani

Un bizzarro e famoso prospetto riproduce lo stemma di Mons. Giustiniani che volle la costruzione del Santuario nel 1602 per destinarlo anche a residenza estiva del Vescovo e dei seminaristi. Ricerche storiche sulle origini di questo Santuario ci hanno rivelato che: “”Esisteva un tempo fuori le mura della città una certa cappella campestre nella quale era dipinta alla parete l'immagine della Vergine Madre di Dio chiamata SANTA MARIA DE LA GRAZIA, alla quale ogni sabato un grande concorso di popolo si recava per ringraziare la Madonna per la grazia ottenuta, della quale la fama era nota a tutti, e il Vescovo trasportò l'immagine più vicina alla città e in suo onore eresse dalle fondamenta alla Santissima Vergine (questo) insigne tempio, e da che fu costruito l'insigne tempio è accresciuta la devozione alla Madonna non solo nella città di Gravina, ma in tutta la Provincia”, così Mons. Vincenzo Giustiniani scriveva alla Santa sede nella ”Relatio ad Limina” (cfr Archivio Segreto Vaticano, carta 374 A, 2 Agosto 1611).
Nel 1608, Virgilio De Marino, nel suo opuscolo “Apprezzo della città di Gavina”, descrivendo le chiese della città, scrive: “fuora della detta città della porta di suso per distantia di passi 150 in circa vi è una ecclesia intitolata s. maria dela gratia, cominciata con bellissimo designo dal vescovo di detta città et non finita dove è ancora una comoda habitatione et vi si celebra ogni matina”. Nel 1614, succede a Mons. Giustiniano, fr. Agostino da Castelfidardo. Questi nella Relatio ad Limina, 1616, così scriveva: “Fuori anco di detta Città e una chiesa di S.ta Maria della Gratia distante dalla Città da un 3° di miglio, fabbricata con grandissima diligenza dal R.mo predecessore…”. Dopo la morte di Mons. Giustiniano, la cura pastorale della chiesa fu affidata al Capitolo Cattedrale. E nei Voti Capitolari del 13 dicembre 1614, si legge per quanto riguarda il “sussidio caritativo da dare al nuovo Vescovo: ”Per lo che si ordina tanto al procuratore ordinario del Capitolo quanto al procuratore di Santa Maria della Grazia, chiesa di questo Capitolo, che vogliono consegnare al tempo debito al predetto monsignore Reverendissimo suddetti ducati duecento”.(Arch.Cap. 1614). L'Abate Pacichelli, nella sua descrizione del “Regno di Napoli”, nel 1698, enumera le chiese “extra moenia”: tra questa, “La Madonna della Grazia” Nel 1710 la facciata del Santuario subì una variazione: con bugnatura coprirono la facciata con lo stemma del Vescovo Giustiniano: L'Aquila ad ali spiegate su tre torri e sotto i primo cornicione la scritta. “S.Mariae gratiarum Virgini Deiparae…”.
L’immagine della Madonna della Grazia in dialetto locale: “ La Madònn' d' la Grazij”, venerata da più parti, fu poi trasferita più vicina al centro abitato e in loco della vecchia chiesa ne sorse una nuova dedicata alla Vergine Santissima.
Il prospetto del Santuario è ripartito in tre ordini e sotto i rispettivi cornicioni sono inscritte frasi della Bibbia.
Il più basso dei tre presenta nella parte sottostante, in corrispondenza delle porte laterali, due oculi. Nelle due forme ovoidali sono visibili due inscrizioni ”P.P.P.” (“Propria Pecunia Posuit” “ Fece a proprie spese”) e ”M.M.M. (“Mariae Matri Misericordiae” “A Maria Madre di Misericordia”). Sotto i rispettivi cornicioni, in alto leggiamo:
“Sicut aquila provocans ad volandum pullos suos et super eos volitans expandit alas suas et portat eos” (Deut 32, 11); al centro è scritto: “Sanctae Mariae Gratiarum Matri Virgini Deiparae - Episcopus Gravinensis Vincentius Iustinianus Genuensis - Ex condominiis Chii - a fundamentis erexit 1602” Questa scritta è del 1710.
Al centro osserviamo uno scudo retto da due angeli alati in movimento che fanno da ornamento ad una fascia cartoccio su cui è incisa la frase: ”Turris fortitudinis a facie inimici” (Salmo 60). Sulla facciata in altorilievo campeggia una grande Aquila ad ali spiegate con una corona regale in testa tempestata di pezzi di vetri cromatici. Nell’occhio dell’aquila un pezzo di cristallo attira lo sguardo del visitatore per i riverberi dei raggi solari.
Vincenzo Giustiniani, vescovo di Gravina dal 1593 al 1614, lo si vuole nato a Chios da Giovanni Battista Giustiniani e Violante ?. Insieme con il fratello Marco, fu educato dallo zio Angelo vescovo di Torino e fu anche collaboratore del cardinale Benedetto Giustiniani.
L’ubicazione fu dettata dall’idea che essa doveva emergere tra le altre e vedersi da ogni punto della città. Come pensato divenne un punto di riferimento soprattutto per i forestieri e per chi da Gravina si spostava verso altri paesi tanto da determinare la nascita del toponimo ”porta o via Aquila grande”.
Il Santuario fu costruito ”Ad instar Cathedralis” a tre navate con i pilastri quadrati con le loro basi, piedistalli, capitelli, architravi, fregio e cornicione di struttura dell’ordine toscano, corinzio e dorico con 12 medaglioni ovali in pietra locale raffiguranti gli apostoli.
Nel 1600 le laterali crollarono. Dopo la ricostruzione, il Santuario rimase quasi abbandonato e incompleto fino alla venuta di Mons. Cennini, che l’ampliò, l’abbellì restaurandola con la stessa residenza estiva. Questi, nel 1652, abbassò la volta del presbiterio con volta di tufi, formando un arco a tutto sesto, e chiuse così quattro cappelle laterali e coprì quattro medaglioni degli apostoli al fine di ricavare, tra la volta e il presbiterio, alcune stanze.
Fu sua opera la costruzione di alcuni locali adiacenti al primo ed al secondo piano di una costruzione che si estendeva dall’interno della chiesa fino all’esterno. Sotto la sacrestia fece scavare nella pietra una grotta rinvenuta nel 1990. Gli accennati locali negli anni trenta e quaranta furono adibiti ad orfanotrofio maschile.
La chiesa è dotata di tre porte d’ingresso, e sulla sinistra un piccolo campanile del secolo XIX come dimostra l’iscrizione sotto il balconcino della campana, A.D. 1841.
Sul frontespizio del presbiterio, in alto, oltre il cornicione ionico, fra due stemmi inserì la data: A.D. MDCLII. Recentemente il Santuario ha subito un restauro in seguito al terremoto del 1980 che ebbe come epicentro l’Irpinia.
Ritenute sovrabbondanti e superflue le modificazioni apportate da Mons. Cennini, si è pensato di riportare all’origine le caratteristiche della costruzione.
Il risultato è stato sorprendente perché, non solo si è riportato alla luce ciò che era nascosto (alcuni medaglioni, i capitelli dell’attuale arco di trionfo e lo stesso arco), ma si è offerto maggiore ampiezza e snellezza all’intera struttura basilicale.
Il 25 settembre 1991, in Piazza S. Pietro, Papa Giovanni Paolo II incoronava la statua della Madonna venerata nel santuario. Tra il 1996 e il 1997 la facciata del Santuario è rimasta ingabbiata dall’impalcatura per essere interamente ripulita e restaurata. L’opera di un meticoloso e paziente restauro ha restituito al suo splendore originale la facciata che è unica nel genere in tutto il mondo ed è diventata il simbolo della città di Gravina.  Da sempre il popolo di Gravina si è recato in devoto pellegrinaggio quando la chiesa era fuori città. Lungo il percorso erano scaglionate quattordici edicole della Via Crucis: il popolo, salendo, meditava la passione di Cristo e si preparava all’incontro con la Mediatrice della Grazia. Nel secolo scorso lo stesso popolo sentì il bisogno di dare una voce a quella chiesa e, a sue spese, fece innalzare un piccolo campanile per poter chiamare i devoti ai piedi della Madonna. La festa in onore della Madonna della Grazia viene celebrata il giorno otto settembre. Una novena di preghiere ne prepara la solennità. Il giorno della festa, sin dal primo mattino, il popolo accorre ai piedi della Vergine: si celebrano SS. Messe sino a mezzogiorno. Verso sera si snoda, per alcune vie della città, la processione della S. Immagine seguita da immane stuolo di popolo. Fino a tarda sera, numerosi fedeli vanno in chiesa per rendere omaggio alla Madonna dalla Grazia e tante mamme, nell’intimo del loro affetto, consacrano alla Mamma di tutte le grazie, i loro figli, la loro casa, la loro vita, i loro sentimenti più profondi.
Adiacente alla Chiesa fu costruita una fabbrica con giardino come residenza estiva dei vescovi e dei seminaristi. La costruzione risalente al 1602, come dimostra una iscrizione sulla facciata, fu meta di pellegrinaggio. Lungo la strada di accesso ad essa furono fissate 14 edicole della Via Crucis scomparse nel tempo per le costruzioni di case e della ferrovia.


VINCENZO GIUSTINIANI (vescovo di Gravina - 1593 agosto 02 - 1614 ottobre 03)
Nato a Chios da Giovanni Battista Giustiniani e sua moglie Violante, nel 1550. Vincenzo, all’età di sedici anni circa, con la perdita dell'isola da parte de Genovesi, raggiunse Genova con il fratello Marco Antonio, poi Torino, perché avviato alla vita religiosa e affidato alle cure e alla formazione dello zio paterno Angelo, frate francescano. Successivamente divenne vescovo a Ginevra. Il giovane Vincenzo studiò con profitto, laureandosi in Legge. Apprese anche le lingue, soprattutto l’arabo, il greco e il latino, che parlava con naturalezza. Si dilettò anche in alchimia, come attesta Vincenzo Bruno in «Teatro degli inventori di cose», e inventò tra l’altro la formula “dell’oro impalpabile in polvere sottilissima”.
Suoi nipoti di fama furono Orazio Giustiniani, della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, cardinale, gran penitenziere e bibliotecario; Giuliano, anch’esso dell’Oratorio famoso per integrità di vita e costumi. Raggiunta la formazione necessaria, fu segnalata la sua competenza a Roma. Il Papa, dunque, lo volle governatore di Tivoli dal 3 luglio del 1590. In questa veste ebbe modo di farsi notare per le capacità gestionali. Fu attore dei disastri compiuti dall’alluvione e dal conseguente straripamento del fiume Aniene nel 1589. In quest’occasione immediata fu la sua opera per riparare i danni subiti. Per trovare una soluzione a tali ingenti danni, chiese aiuto al padre gesuita Giovanni De Rosis che godeva fama di valente ingegnere idraulico.
Le sue doti erano conosciute anche all’altro suo parente, il cardinale Benedetto, dal 19 luglio 1591 Legato Pontificio per la Marca d’Ancona, che lo volle proprio Vicario unitamente a Ludovico Lambertini. Nel 1593 Vincenzo Giustiniani fu trasferito al governo di Civita Castellana, diventando il 28 febbraio dello stesso anno anche Referendario di ambedue le Signature a Montalto (sostituì in questa occasione Alfonso Visconti). In queste vesti rimase pochi mesi, dato che il 2 agosto 1593 fu promosso al vescovato, assegnandogli la comunità ecclesiale di Gravina, nelle Puglie, vacante per la rinuncia di Antonio Maria Manzoli.
Contestualmente alla Bolla papale con cui papa Clemente VIII riconobbe la collazione episcopale della chiesa di Gravina nella persona del vescovo Vincenzo Giustiniani, nella stessa data del 2 agosto, furono spedite altre Bolle, una allo stesso Giustiniani con cui lo si assolve da ogni censura e da ogni pena, un’altra di raccomandazione a Filippo II re di Spagna, un’altra ancora a Scipione de Tolfa arcivescovo di Acerenza suo suffraganeo, l’ultima al capitolo della chiesa cattedrale di Gravina, al clero ed ai diaconi della città di Gravina, all’Università e vassalli della città di Gravina, al popolo della città di Gravina.
Mons. Giustiniani aveva acquistato a Roma la propria abitazione nel rione “Monti” e in quella residenza soggiornava ogni volta che si recava nell’Urbe.
Il suo primo pensiero e atto, insediatosi nella diocesi di Gravina, è quello di occuparsi della formazione dei giovani e futuri presbiteri, istruiti da pubblici insegnanti e sacerdoti di esemplari costumi, pagati dall’Università. Mons. Giustiniani, come i suoi predecessori e i suoi successori, nota una diffusa ignoranza, soprattutto nel Clero. Alla luce di tali riscontri vuole con grande forza l’erezione di un Seminario, che risulta il primo nella Terra di Bari e nell’Arcidiocesi di Acerenza di cui Gravina era suffraganea. Mons. Giustiniani ordina al Capitolo gravinese la nomina di un procuratore con il compito di seguire la vicenda del Seminario. Coadiuvato da due deputati, questo procuratore avrebbe dovuto occuparsi in seguito del buon governo e dell’amministrazione dell’Istituto. Gli inizi sono davvero difficili per la mancanza di fondi necessari per andare avanti. I tentativi di imporre opere pie a tutte le istituzione laiche ed ecclesiastiche sono vane: tutti rifiutano, compreso l’Università che fino ad allora aveva mantenuto un pubblico maestro. Comunque mons. Giustiniani non si arrende alle palesi difficoltà e riesce a recepire fondi, assicurandosi parte dei proventi di diritti e decime dovute alla Chiesa e sottratte o percepite indebitamente dall’Università. In poco tempo la fabbrica del Seminario è innalzata nel rione chiamato, a dispetto del nome, “Inferno”, nei pressi delle mura cittadine della “porta di sopra” (denominata successivamente porta Aquila) nella strada della “Porticella” (oggi via seminario vecchio). Sull’ingresso della struttura campeggia lo stemma del Giustiniani. Nel 1596, il seminario risulta costruito e inizia le sua attività.
Approvati il progetto, il sito e quant’altro di utile occorreva, presumibilmente tra il 1597 e il 1598 iniziano i lavori della nuova chiesa di Santa Maria della Grazia, di fuori delle mura della città. Il tempio avrebbe avuto funzione di Santuario. Il vescovo affida la chiesa alla procura del canonico Sottile. La sorte vuole che, nel corso dei lavori, le colonne non reggendo il peso della struttura causano dei crolli, che fanno modificare il progetto originario più o meno nella forma che vediamo ancora oggi.
Il Santuario, costruito interamente con denaro del vescovo, del clero di Gravina, obbligato dallo stesso Giustiniani, e da offerte volontarie, è voluto “Ad instar Cathedralis”. Al suo interno, tre navate con i pilastri quadrati con le loro basi, piedistalli, capitelli, architravi, fregio e cornicione di struttura dell’ordine toscano, corinzio e dorico con dodici medaglioni ovali in pietra locale raffiguranti gli apostoli. Sul percorso per raggiungere il Santuario, ubicato a circa centocinquanta passi dalle mura cittadine, sono innalzate quattordici edicole in ricordo della Via Crucis: avevano lo scopo di far meditare sulla Passione di Cristo i pellegrini che si sarebbero portati al Santuario. Accanto al santuario è innalzata una residenza estiva ad uso dei vescovi pro-tempore e dei seminaristi.
Il santuario subì varie vicissitudini. Dopo anni di abbandono, nel 1652 fu restaurato dal vescovo di Gravina Domenico Cennini (1645 – 1684), che ampliò la struttura adiacente la stessa chiesa, ponendovi deliziosi giardini. Nella chiesa mons. Cennini abbassò la volta del presbiterio con una volta di tufi, formando un arco a tutto sesto chiudendo in questo modo quattro cappelle. Nel 1692 il vescovo Marcello Cavalieri (1690-1705) restaurò e abbellì la residenza ecclesiastica annessa alla fabbrica religiosa. Il 12 marzo 1714 Orsini consacrò nuovamente l’unico altare della chiesa, ponendovi le reliquie dei SS. Candido e Giustino.
Nonostante la presenza di queste opere, il sito fuori delle mura rimaneva spesso incustodito, con le conseguenti profanazioni. Infatti, nel 1734 le truppe austriache di stanza a Gravina utilizzarono la chiesa come caserma.
Nel frattempo, l’espansione della città oltre le mura di Santa Maria degli Angeli (Porta dell’aquila) comportò la demolizione delle edicole votive lungo il percorso verso la chiesa. Nel 1838 furono effettuati ulteriori lavori di restauro. Un piccolo campanile, tutt’ora esistente, fu realizzato a devozione dei fedeli nel 1841. Nella seconda metà del XIX secolo si compì lo scempio con la costruzione della stazione ferroviaria statale. Inaugurata nel 1891, coprì la magnifica vista della chiesa dal corso. Nonostante tutto permaneva, la situazione di abbandono del sito durò fino alla venuta a Gravina del vescovo Giovanni Maria Sanna o.f.m. (1922-1953), che nel 1926 commissionò altri restauri. Durante la seconda guerra mondiale la chiesa fu nuovamente occupata dall’esercito. Addirittura si custodirono al suo interno le moto della fanteria motorizzata. Dopo tanto penare, nell’agosto del 1951 mons. Sanna la riaprì al culto, affidandola ai suoi confratelli francescani. Le strutture attigue furono utilizzate quale dimora estiva per bambini orfani e seminaristi.
Nel 1968, con il vescovo Giuseppe Vairo (1962-1970), fu rifatto l’altare maggiore, lasciando comunque l’antico paliotto. Fu anche rifatta la pavimentazione del presbiterio e rimesso a nudo il muro perimetrale interno. In questa occasione ci fu pure il restauro del quadro della Madonna del Donadio da parte del gravinese Angelo Amodio. Il 23 novembre 1980, il terribile terremoto che sconvolse l’Irpinia e la Basilicata provocò seri danni alla chiesa. Immediati furono i lavori approntati per il consolidamento della struttura, che iniziarono il 15 dicembre. In questa fase vennero alla luce elementi decorativi nascosti da restauri antichi. Al contempo si eliminarono le inutili sovrapposizioni realizzate nei vari restauri, come la demolizione delle stanze sul presbiterio. Il 16 dicembre 1989 si celebrò nuovamente la consacrazione a opera del vescovo di Gravina Tarcisio Pisani.
Agli inizi del 1984 la chiesa fu dichiarata di notevole interesse storico-artistico da parte del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. Nel 1997 il parroco Angelo Casino chiese il cambio della denominazione da “Madonna delle Grazie” a “Madonna della Grazia” sulla base di ricerche da lui effettuate. Il vescovo Mario Paciello decretò positivamente il cambio della denominazione.
Alla chiesa Madonna delle Grazie, nel 2004 furono realizzati in legno intagliato il grande portone centrale e le due porte laterali. Sono opera di Domenico Lorusso ebanista di Gravina.
Il 3 ottobre 1614 il Vescovo Vincenzo Giustiniani si spegna a Gravina e viene sepolto nella cattedrale di Gravina in una tomba terragna posizionata nella navata di sinistra, sulla parte sinistra dell’altare, oggi dedicato a San Francesco di Paola. Sul suo sepolcro è innalzato un monumento a futura memoria, composto da uno zoccolo su cui si elevano due finti pilastri ornati con foglie di acanto e sormontate a loro volta da due Angeli. L’Angelo a destra regge il pastorale, nell’altra mano uno scudo con le insegne del vescovo; l’Angelo a sinistra ha la mitria e sempre uno scudo. Al centro altri due Angeli e il ritratto a rilievo di mons. Giustiniani mentre accenna a benedire. Più in alto il galero vescovile. Nella parte centrale vi è un piccolo sarcofago dai piedi leonini, ornato da una testa di Angelo. Sullo zoccolo sono scolpiti una mitria e due teschi, ciascuno di essi poggia su di un libro chiuso.

Informazioni e notizie a cura dell'Associazione Benedetto XIII di Gravina

Materiale tratto dal sito Santuario Madonna della Grazia - Gravina di Puglia e Il portale cittadino di Gravina in Puglia
Per approfondire vedi anche:
associazione, "Benedetto XIII" che si occupa della gestione del Museo Capitolare di Arte Sacra a Gravina


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