BASSANO ROMANO
L’ANTICO FEUDO DEI GIUSTINIANI


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lo stemma del comune di Bassano Romano, una panoramica del centro storico del paese, il manifesto della rievocazione storica seicentesca, il cristo michelangiolesco custodito nel Monastero di Bassano Romano

Bassano Romano sorge a sud della provincia di Viterbo tra i monti Sabatini e i monti Cimini. E' situato a circa 50 Km da Roma e 35 da Viterbo; dista 5 Km dalla via Cassia e 10 Km dalla via Braccianese (ex via Clodia). Confina a nord con Capranica, a nord-est con Sutri, a ovest con Vejano, a sud-ovest con Oriolo Romano e a sud con Trevignano. Esteso su una superficie di 37,46 Kmq, a 365 m s.l.m. nel punto più basso fino a superare i 500 m nella zona della macchia, il paese è circondato da castagneti. Il clima è temperato, il territorio "...non può essere più delizioso dell'aria, dell'acqua e dè suoi prodotti che non possono essere né più puri né più pregiati, e dè suoi individui tutti comunemente atletici, laboriosi, di svegliato ingegno e che d'ordinario giungono fino alla più cauta età".(1) La superficie dell'intera area boschiva di Bassano Romano è di circa 13 Kmq. Il piccolo centro viterbese è attraversato da numerosi corsi d'acqua, tutti a carattere torrenziale. I principali fossi sono: Scarmazzano, Fontegrillo, Scatenato, Pupigliano, Pozzarigo e Tazzano. L'unico corso d'acqua di maggior portata è il Mignone che nasce in questo territorio. Il paese sorge su di uno stretto e lunghissimo roccione di tufo delimitato da due profonde valli, orientato da Nord-Nord-Ovest, Sud-Sud-Est. L'abitato medioevale occupa il pianoro più alto e più largo del roccione e presenta la caratteristica pianta a fuso di acropoli con una strada principale mediana, dorsale sul colmo. Numerose strade residenziali (vicoli), trasversali alla strada principale longitudinale scavalcata da sottoportici, completano il sistema viario: qua e là spazi per larghi e piazzette, posti di avvistamento.

STORIA

Secondo una leggenda popolare Bassano fu fondato da una coppia di giovani etruschi, Velka e Tarkana che, dopo la loro unione, da Sutri decisero di stabilirsi a Bassano, attratti dalle bellezze naturali e dalla serenità del luogo. Si racconta poi che la loro felicità, associata alla tranquillità in cui vivevano, attirò nuove giovani coppie che come loro decisero di stabilirsi lì. Arrivato l'autunno lo stesso entusiasmo coinvolse le famiglie dei boscaioli provenienti dal napoletano e dal senese per il taglio dei boschi. Così sul posto sorsero le prime capanne abitate da gente di diversa provenienza e cultura che mescolò insieme i propri usi e costumi e, con essi, anche la lingua, che si arricchì di sfumature ed espressioni latine, napoletane e senesi. Un volgare che doveva mantenere queste sue caratteristiche fino ai giorni nostri.
Le origini di Bassano non sono probabilmente antecedenti al primo millennio dopo Cristo: sembra che il primitivo castello sia stato edificato dai Sutrini tra il 1157 e il 1175. Significativo è anche il fatto che difficilmente possano essere antecedenti (Romane o addirittura etrusche) non trovando alcun riferimento a questo territorio nelle opere storiche di Livio, Diodoro e Velleio Patercolo.
Il rettore Malvolti , nel 1298, annovera il nostro paese tra i feudi che pagano il focatico.
In breve tempo le colline del -Feudus Bassani- si trasformarono in campi di grano e granoturco, in vigneti, in frutteti mentre le zone più alte, ricche di boschi e prati, divennero luoghi di caccia e pascoli.
In quest'oasi di pace la comunità si accrebbe e visse incurante delle lotte e degli avvenimenti esterni fino al XII secolo d.C. quando, nel 1159, Federico Barbarossa, alla guida di un esercito di15.000 soldati che si recava a Roma per proteggere l'antipapa Vittore IV (eletto dai cardinali imperiali in contrapposizione del papa Alessandro III), si scontrò con le truppe papali. Lo scontro si verificò in una vallata sita nell'estremità ovest di Bassano, l'odierna Valle Nobile. L'imperatore
Federico Barbarossa assistette alla feroce battaglia dalla cima di una rupe tufacea che ancora oggi viene chiamato -Tufi Barbetta – e, accortosi che a causa delle numerose perdite i papalini ripiegavano, ordinò al suo esercito di raggiungerli e di massacrarli. Terminata l'operazione la valle si presentò colorata dal rosso del sangue, tanto che ancora oggi conserva il nome di Valle Sanguineta.
I feroci fatti avvenuti non impensierirono molto gli abitanti di Bassano in quanto la vita si svolgeva molto distante dai luoghi di sangue, ma gettarono il panico tra gli abitanti dei paesi vicini percorsi dalle vie consolari. Tanto che un certo signorotto di Sutri, Enotorio Serco, vantando già dei diritti sul -Feudus Bassani-, ritenne opportuno fabbricarvi un palazzo per trasferirvi la propria residenza. I lavori furono completati in due anni, ma né il signorotto Serco né altri feudatari vi abitarono mai e così la costruzione di Bassano rimase per ancora quattro secoli come un saltuario recapito nel corso di partite di caccia.
Nel Registro del cardinale Albornoz (1354) si parla di un certo Riccardo di Puccio, signore di Bassano. Nel 1363 viene affidata la tutela su un terzo del territorio di Bassano ad una certa Francesca vedova di Giovanni I degli Anguillara signore di Capranica, imparentata con un ramo dei Savelli, nobile famiglia romana. I Savelli possedevano gli altri due terzi del territorio, che nel 1482, essendosi estinto il ramo maschile, per concessione di papa Sisto IV vennero affidati alla famiglia degli Anguillara
Ancora una volta le fonti e le notizie si interrompono fino ad arrivare al 1428 e, a questa data, sappiamo che il feudo era per due terzi già degli Anguillara, ma Everso II, appartenente ad un altro ramo della famiglia, se ne impossessa; alla sua morte, avvenuta nel 1464, il ramo degli Anguillara di Ceri recupera i suoi diritti e nel 1428 Sisto IV assegna agli Anguillara anche il terzo del territorio che apparteneva ai Savelli. Viene così a determinarsi una situazione alquanto anomala: il feudo di Bassano diventa, per usare un termine moderno, un condominio dove le due famiglie signore del "castellum" convivono malamente e cercano di prevalere l'una sull'altra con continue scaramucce. Le rivendicazioni dei Savelli sulla terra di Bassano finalmente cessano nel 1505 con l'accettazione di un compenso in danaro offertogli dagli Anguillara.
All'inizio del secolo XV, in molte zone dell'Italia centrosettentrionale, si assiste ad una ripresa delle istituzioni feudali. Questo serve a creare nuove aristocrazie di nobili fedeli, a premiare amici e clienti, a raccogliere denaro. Nel XVI e nel XVII secolo tale processo di "rifeudalizzazione" si lega, soprattutto, all'interesse per la terra dei mercanti e dei banchieri i quali, a seguito della svalutazione della moneta, investono o acquistando proprietà fondiarie, o prendendo in affitto feudi.
Il 22 novembre 1595 gli Anguillara, con l'approvazione di Clemente VIII, vendono a Giuseppe Giustiniani, membro della storica famiglia dei banchieri genovesi profugo dal suo dominio dell'isola di Scio nell'Egeo in seguito all'assalto dei Turchi, il feudo di Bassano per la somma 55.000 scudi.
Il feudo è eretto a "marchesato" da Paolo V il 22 novembre 1605 nella persona di Vincenzo, figlio di Giuseppe, uomo colto, cosmopolita e grande mecenate. L'elevazione a marchese permise di mettere in luce Bassano che da quel momento era posto tra le baronie dello Stato Pontificio degne di nota.

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A sinistra Piazza Umberto I negli anni cinquanta, a destra la Piazza del Palazzo Giustiniani con il giardino in un incisione ottocentesca di Bonnard.

Breve di Innocenzo X - erezione del marchesato di Bassano a Principato
Costituito sul soglio supremo della dignità apostolica per divina disposizione, tra le ardue sollecitudini e premure che su di noi gravano con la loro mole di difficoltà, ben volentieri ci siamo assunti il compito di decorare con conveniente titolo onorifico le insigni e fulgide famiglie della nostra Alma Città di Roma, strette da legami di affinità alla nostra illustre e antica famiglia Pamphili, ed esaltare con debito decoro i luoghi a loro sottomessi, compresi nel dominio temporale della Santa Romana Chiesa. A perpetua felicità e decoro immortale della nobile stirpe Giustiniana, inserita e propagata in Roma, tra gli uomini illustri sia laici che ecclesiastici che le hanno dato lustro grandeggiano da ultimo Giuseppe Giustiniani di felice memoria, suo figlio Vincenzo, marchese della Terra di Bassano in diocesi di Sutri. Uomini chiarissimi ed illustrissimi, ornati di virtù ed eccellenti per integrità di costumi, essi furono sommamente cari ai Romani Pontefici nostri predecessori. Attualmente, il diletto figlio nobiluomo Andrea Giustiniani, erede di Vincenzo e Marchese della suddetta Terra di Bassano, sposo della figlia diletta in Cristo nobildonna Marchesa Pamphili, nostra nipote secondo la carne da parte di nostro fratello, è uomo di pari fama e gloria e solidi studi, in tutto corrispondente al decoro e splendore dell’Urbe. Quindi, come questa fulgida famiglia ripropone oggi quasi con diritto ereditario le virtù degli antichi duci e senatori, così conviene parimenti che prerogativa di maggiori onori venga tributata ad Andrea e Maria Marchesi di detta Terra. Per Bassano, quindi, città popolosa, ornata di palazzi e abitazioni sontuose, lodatissima per fertilità di terreni e salubrità di aria, abbiamo Motu proprio decretato che sia ornata e decorata di più degno titolo. Pertanto, in virtù del presente documento, erigiamo e istituiamo in Principato la suddetta Terra in perpetuo, mentre il Marchese Andrea e la Marchesa Maria con i loro discendenti e successori, creiamo facciamo costituiamo e deputiamo Principi di Bassano. Del suddetto Principato li investiamo infilando l’anello e li benediciamo. Li autorizziamo peraltro di portare in pubblico e in privato l’arma e le insegne principesche, nonché la corona aurea incastonata di gemme, unitamente ai titoli gradi dignità privilegi immunità libertà prerogative precedenze preminenze facoltà indulti grazie e giurisdizione sul civile e criminale, con dominio puro e misto, e con diritto di spada e di vassallaggio.

Con l'insediamento della famiglia Giustiniani coincide anche l'ingresso di Bassano nella vita politica ed economica dello Stato della Chiesa; non a caso è proprio in questo periodo che si registra l'incremento del settore urbanistico. E’ del 1649 il "Breve" di Innocenzo X con il quali si concede la licenza a Don Andrea Giustiniani per poter liberamente fabbricare sul territorio di Bassano.

Il paese, che fino a tutto il 1500 era rimasto medievale nel suo aspetto, nel secolo XVII, ad opera dei Giustiniani, fu oggetto di un'importante trasformazione urbanistica attraverso un vero e proprio piano regolatore concepito e realizzato secondo il gusto del tempo. Trasformazioni che per il loro costo e vastità si rivelarono sproporzionate all'economia del paese e lasciarono esausto il patrimonio dei feudatari.
Furono eseguiti i seguenti lavori e sistemazioni: trasformazione del Castello in Villa-Palazzo; muri di contenimento del parco (24 ettari con casino di caccia); fontane e statue; costruzione di due ponti(uno dal palazzo al parco, l'altro sul fosso a Nord); costruzione della chiesa di San Vincenzo Martire con annesso borgo di case rurali a schiera; trasformazione della piazza del Castello; costruzione del borgo e della chiesa di San Filippo Neri.
Andrea sposò Maria Phamphili, figlia di Phamphilio, fratello di Papa Innocenzo X e Olimpia Maidalchini. Lo stesso Innocenzo X il 21 novembre 1644 eleva Andrea a rango di principe. Ciò conferisce al feudo altri privilegi. La terra di Bassano fu sottratta alla giudicatura della Congregazione del Buon Governo ed è esentata, per rendere più agevole lo svolgimento di una manifestazione fieristica che si tiene durante la prima decade di novembre, da qualsiasi dazio o gabella. E’ il momento di grande splendore per la città. Di massima gloria per i Giustiniani. Bassano diventa meta internazionale. Iniziano così le visite del papa e di altri principi, tra cui Giacomo III Stuart, pretendente al trono d’Inghilterra. Un’epoca dorata che durerà all’incirca un secolo.
Dopo la morte di Andrea nel 1667, eredita il principato il figlio Carlo Benedetto minorenne all'epoca. A gestire il feudo è la madre Maria Phamphili. Poi un altra donna lascerà un impronta decisiva nella gestione la moglie dello stesso Carlo Benedetto: Caterina Gonzaga, dopo che lo stesso muore a Bassano nel 1679, fino al 1699 quando il loro figlio anch'esso all'epoca minorenne: Vincenzo II raggiunse la maggiore età.
Con il XVIII secolo inizia per Bassano un lento declino. Nel 1704 perde l'autonomia amministrativa quando un chirografaro del Pontefice Clemente XI fa rientrare le comunità baronali, tra cui il feudo di Bassano, nel Buon Governo Pontificio. Nonostante ciò Bassano conosce un corposo fenomeno di immigrazione specie dalla vicina Umbria. Prime le epidemie, l’ultima nel 1786, poi i francesi nel ’99 ne segnano il declino. Grazie a Napoleone creano in Italia la Repubblica Romana.
Durante il secondo conflitto mondiale, Bassano è teatro di duri scontri tra le forze naziste di occupazione e gli Alleati. Il paese è occupato interamente dal Genio Pontieri della Wehrmacht e dallo stesso Albert Kesselring. Il Palazzo è assediato dalle forze tedesche.


Giornale Luce B0215 del 02/1933: Nella riserva del principe Innocenzo Odescalchi a Bassano di Sutri si catturano gruppi di daini.
Descrizione sequenze: daini corrono nella campagna, contadini catturano i daini, daini intrappolati nelle reti, un lago, casse vengono scaricate alle presenza di signori ben vestiti, dalle casse escono i daini, una piccola folla assiste.

Estratto su Bassano di Sutri dal Dizionario di Erudizione Storico Ecclesiastica
del Cavalier Gaetano Moroni Romano del 1861. Contiene una descrizione dettagliata di Bassano Romano (all'epoca "di Sutri").

Nel 1799, sotto la dominazione napoleonica, durante i mesi di marzo ed aprile iniziano, in Toscana, le insorgenze contro i francesi che a causa delle grandi e forti tasse, le numerose rapine e i molteplici saccheggi avevano ridotto alla miseria i ricchi borghesi e persino dei principi. Ai toscani si unirono gli umbri, i sabini, i laziali ed i campani che iniziarono una rivolta contro i francesi che si concluse con la sconfitta dei transalpini e con l'instaurazione di un governo provvisorio a Viterbo.
Anche Bassano conobbe questi tragici avvenimenti e grazie al Rev. Giacomo Marchetti, curato di Bassano alla fine del ‘700 che ci ha tramandato una dettagliata testimonianza.
Fino alla metà dell’anno 1799 la convivenza dei bassanesi con i francesi era stata abbastanza tranquilla, poi per una questione legata all’utilizzo di un cannone, lasciato l’anno precedente nelle campagne nei pressi di Bassano dalle truppe napoletane inseguite dai francesi, si riscaldarono gli animi. I bassanesi volevano utilizzare l’armamento per ricavarne nuove campane per la chiesa, però lo stesso era reclamato dagli oriolesi. Il 22 luglio un plotone francese, guidato da un certo Antonio Aquilani, romano accasato in Oriolo, giacobino e comandante della piazza di Oriolo, si recò a Bassano per avere ragione di quanto da lui sostenuto. La popolazione bassanese si coalizzò contro l’Aquilani e questi, vista la sgradita accoglienza dovette ritirarsi senza avere ottenuto ciò che Oriolo pretendeva. Ovviamente il comando francese, volendo avere soddisfazione dell’affronto, il 24 luglio inviò una truppa di soldati, al comando dell’ufficiale Saì, che giunse a Bassano alle ore 15,00. L’inaspettato arrivo prese di sorpresa la popolazione che in gran parte si rifugiò nella macchia e nelle vicine campagne. I soldati stanziarono nell’atrio e nelle stanze del piano terra del palazzo Giustiniani. Dopo poco fu fatto pubblicare il bando con il quale si ordinava il deposito di tutte le armi. In un primo momento la truppa francese soggiornò a Bassano senza provocare rappresaglie e attendendo che gli fossero portate a loro cospetto le persone sospettate di sobillazione. Il giorno dopo l’arrivo della milizia francese, alcuni bassanese ritennero utile avvisare le truppe insorgenti che si trovavano a Ronciglione e così, presentandosi al comandante di questi, il conte Martinelli, riferirono quanto stava succedendo a Bassano. Il Conte acconsentì l’aiuto e inviò circa trecento insorgenti con un piccolo cannone. Giunsero a Bassano verso le ore 23,00 e rimasero nascosti nel castagneto di Fogliano per tutta la notte. La mattina del 25 luglio gli insorgenti organizzarono l’opera di accerchiamento ed iniziarono a sparare. La milizia francese, sbarratasi all’interno del palazzo, rispose al fuoco. L’effetto sorpresa e la forza degli insorgenti, con l’aiuto di volontari bassanesei, ebbe ragione sui francesi che si ritirano precipitosamente attraversando il parco del principe. Nella battaglia perirono una decina di francesi, altri perirono durante la fuga. Gli insorgenti, dopo essersi rifocillati, lasciarono Bassano, alla volta di Ronciglione. A seguito della rivolta avvenuta a Bassano come in altri paesi vicini, il Generale Garnier, comandate delle truppe francesi, ordinò il saccheggio. Il 28 luglio fu invasa Ronciglione e dopo una cruenta battaglia fu messa in ginocchio. A Bassano si aspettava da un momento all’altro l’arrivo delle milizie: molte persone avevano cercato di portare in salvo gli oggetti di valore, nascondendoli e nascondendosi nelle campagne Il 31 luglio, alle ore 21,30, si udì il primo sparo proveniente dalla Madonna dei Monti era la truppa francese proveniente da Bracciano e Tolfa, temendo un’imboscata da parte dei bassanesi, i francesi attesero l’arrivo dei rappresentanti del posto che chiesero di risparmia il paese. Il saccheggio iniziò da li a poco: fu distrutto tutto al loro passaggio così pure gravissimo danno fu arrecato alla Casa Giustiniani. Furono portati via molti beni di valore, alcuni, specialmente quelli religiosi, si salvarono perché nascosti, come il busto in argento di San Gratiliano. Nonostante le ruberie i francesi non erano soddisfatti, ma la pace, per intercessione della Principessa Giustiniani al Generale Garnier in Roma, si ottenne alla condizione che Bassano versasse al comando francese di Bracciano “piastre seicento di argento, botti 16 di vino, due belle vaccine”. Il 19 agosto giunsero a Bassano 13 soldati ungheresi da Ronciglione che unitisi a 60 bassanesi si incamminarono verso Oriolo per vendicarsi di coloro che avevano aiutato i francesi a devastare Bassano. Saccheggiarono quattro o cinque case. Con questo atto iniziò un’altra cruenta disputa. Il 25 agosto l’armata francese di circa 350 soldati si addentra nel territorio bassanese dalla parte della Madonna dei Monti. La truppa degli insorgenti, composta da 50 ungheresi, ottanta aretini e ottanta bassanesi, si attesta nei pressi dell’ultimo portone del giardino. Dopo poco iniziò la battaglia che crebbe all’interno del giardino e continuò nel paese. Altri valorosi bassanesi allargarono le fila degli insorgenti e tutti insieme riuscirono a cacciare le truppe francesi che si ritirano a Oriolo. Non soddisfatti dai aver cacciato il nemico la milizia bassanese si protrasse fino ad Oriolo e se ne impadronirono, i francesi si diedero ad una rapida fuga verso Canale e Rota. Alcuni bassanesi ritornarono a casa altri invece, insieme agli ungheresi, partirono per Bracciano e conquistarono la fortezza dove alloggiavano i francesi. Il 30 agosto fu mandata contro Bassano una nuova armata di circa 1000 persone “costituita da francesi, patriotti e giacobini romani, bagarini, ebrei ed altra peggior feccia di Roma, che fu guidata quasi a forza con la promessa di un saccheggio, giacché, essendosi Bassano fatto un nome, temeva ognuno di venirsi”.Il numero elevato degli invasori spaventò gli insorgenti che si diedero alla fuga e la popolazione rimase smarrita. Il 31 agosto, alle ore 22,00 giunse l’armata che dopo poco iniziò un altro e più minuto e rigoroso saccheggio: “Fra le cose più esecrande e sacrileghe che commisero, fu quella di prendere l’urna dove si conservavano le sante ossa di San Luciano Martire, aprirla con scalpello, prendere le sante ossa e disperderle per la chiesa insieme con l’urna . Nella chiesa di San Filippo ruppero la sacra urna dove si conservava il corpo di Santa Adriana martire, avendo inoltre franto e sganassata la stessa che era sana ed intiera, lasciandola in mezzo alla chiesa, che parimenti venne il tutto piamente raccolto”.“Il 29 ottobre evacuarono i francesi da Roma, fu stabilito il governo provvisorio del Conte Naselli per Sua Maestà siciliana, e così terminò la Repubblica Romana e terminarono con al decadenza le disgrazie e le ruine di Bassano”.
I Giustiniani possiedono il feudo di Bassano fino al 9 dicembre 1854, quando a causa dei forti debiti accumulati, l'ultimo Giustiniani, Leonardo, erede diretto di Andrea Cassano primo principe di Bassano, Don Leonardo Giustiniani, lo vende a Don Livio Odescalchi (documento dove è riportata la data dell’atto di vendita)
Gli Odescalchi se ne curano fino alla età del XX secolo, dopo di che, comincia un costante disinteresse verso di esse lasciando il palazzo ed il parco ad un lento e costante abbandono.
Il rapporto cordiale con la comunità di Bassano e Casa Giustiniani ricorre spesso nei documenti storici rinvenuti nelle varie sedi, rapporto che invece si incrina con i successivi Signori del feudo bassanese, la famiglia Odescalchi
E’ documentato che già dall’inizio della gestione Odescalchi sorgono diatribe e quella che sottopongo in questo numero della Gazzetta riguarda l’esercizio del diritto di patronato (jus patronato). Con tale diritto i Signori avevano la possibilità di nominare il parroco e consequenzialmente il dovere di partecipare a tutte quelle spese necessarie per il mantenimento della chiesa.
I Giustiniani sono sempre stati attenti agli obblighi che gli derivavano dall’esercitare tale diritto di patronato, invece, da una lettura di alcuni documenti storici conservati presso l’archivio storico del Comune, risulta che gli Odescalchi applicavano i diritti, tralasciando i doveri.
In un atto del Tribunale Ecclesiastico della Città di Sutri, datato 23 marzo 1857, viene sottoscritto dai componenti la Magistratura di Bassano (Organo di governo del Comune) un esposto in quanto i medesimi sono venuti a conoscenza che il Principe Don Livio Odescalchi ha nominato arciprete-parroco Don Filippo Pieri. I sottoscrittori lamentano non tanto la nomina del parroco quanto la mancata assunzione degli oneri derivanti da questo “patronato”. Alla medesima rimostranza il Principe Odescalchi risponde con altro atto avanti al Tribunale Ecclesiastico di Sutri, datato 24 aprile 1857, affermando che la denunzia della Magistratura di Bassano era “mal consigliata, insulsa, impertinente, nulla, irrita, ingiusta e vuota al tutto di effetto”.
Alcuni anni dopo ed esattamente il 12 giugno 1868, sempre avanti il Tribunale ecclesiastico di Sutri, la Magistratura del Comune di Bassano lamenta ulteriore abuso della Casa Odescalchi sempre in merito all’uso del diritto di patronato.
Da questo atto così si legge: “ Da un avviso pubblicato in Bassano da questa Ecc.ma Curia il 9 giugno corrente alle ore 18 italiane i comparenti sono venuti a conoscere che la Signora Principessa Donna Sofia Odescalchi moglie di sua altezza il Sig. Principe Don Livio Odescalchi, ……… con la cessione altresì di tutti i diritti onorifici che gli sono inerenti esercitando il diritto di patronato di quella stessa chiesa parrocchiale in sequela della morte del Rev.do Sig. don Filippo Pieri arciprete parroco, sia proceduto alla nomina e presentazione di altro arciprete nella persona del sacerdote Sig. don Paolo Fioravanti di Campagnano.”
In questo caso la Magistratura contesta che la nomina dell’arciprete sia avvenuta per volontà della Principessa Donna Sofia, la quale, secondo la Magistratura, non aveva titolo per esercitare tale diritto in quanto solo e di esclusiva competenza del marito Don Livio. Per tale motivo dichiarano che il diritto esercitato sia reso nullo e privo di ogni effetto.
Nel 2003 ad un prezzo di circa 4 miliardi e 200 milioni di lire, il palazzo ed il suo giardino sono stati venduti alla Soprintendenza Beni Architettonici, Demoetnoantropologici e del Paesaggio del Lazio, attuale proprietaria del palazzo e del parco.
Il Palazzo Giustiniani di Bassano Romano è un splendido esempio del manierismo romano, che a differenza di Caprarola, Bagnaia e Bomarzo, famosi centri del manierismo Viterbese, rimane ancora oggi poco conosciuto e in uno stato di graduale abbandono che ben presto porterà, questo gioiello di arte italiana, all'inesorabile scomparsa.
Il Palazzo ora è chiuso ai visitatori ed in attesa di un annunciato restauro versa in uno stato di grave abbandono, pur mantenendo nel suo aspetto ancora un notevole fascino all'occhio del visitatore, tanto che gli stessi sono stati protagonisti di numerosi film come l'Avaro di Alberto Sordi.
Il paese, nella parte più antica, conserva intatto il suo aspetto e il suo fascino medioevale, così come ha conservato incontaminati i suoi verdi boschi e i suoi paesaggi ricchi di aria salubre e acque limpide e fresche di sorgente che, secondo una leggenda paesana, furono incanalate per alimentare una fontana di Piazza San Pietro a Roma.

Una vecchia storia (o leggenda?) Bassanese racconta che la fontana di piazza Umberto I non sia quella originale ma una sostituzione della precedente.... dove sarà ora l'originale: l'enigma della fontana di piazza


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Cristo redentore - Michelangelo Buonarroti

La monumentale statua rappresentante Cristo risorto con la croce, pubblicata per la prima volta da DANESI SQUARZINA [1998a], p. 112, fig. 54, è stata identificata da BALDRIGA [2000a] come la prima versione del Cristo commissionato nel 1514 a Michelangelo da Metello Vari per la chiesa domenicana di S. Maria sopra Minerva a Roma. A causa di una vena nera rivelatasi sul volto del Cristo durante la lavorazione ("... reuscendo nel viso un pelo nero hover linea…", GOTTI [1875], vol. I, p. 143), lo scultore fu costretto ad abbandonare il marmo per poi donarlo, qualche tempo dopo, allo stesso Vari che lo collocò nel giardino della propria residenza romana dichiarando di conservarla "come suo grandissimo onore, come fosse d'oro". È qui che, alla metà del Cinquecento, ne testimonia ancora la presenza l'erudito Ulisse Aldrovandi che la descrive con queste parole: "In una corticella overo orticello, vedesi un Christo ignudo con la Croce al lato destro no[n] fornito per rispetto d'una vena che si scoperse nel marmo della faccia, opera di Michel Angelo, & lo donò à M. Metello, & l'altro simile à questo, che hora è nella Minerva lo fece far à suo spese M. Metello al detto Michel Angelo" (ALDROVANDI [1562, ed. 1975], p. 247). Dell'opera si perde ogni traccia documentaria fino al 1607, quando alcune lettere inviate da Roma da Francesco Buonarroti a Michelangelo il Giovane ne segnalano la presenza sul mercato dell'arte ("... il Signor Passignano [...] vuole ch'io vadia a vedere una borza di marmo di mano di Michelangelo del Cristo della Minerva dello stesso, ma in diversa positura, et a lui gli piace, e crede che il prezzo sarà poco più che la valuta dello stesso marmo, la figura come sapete è grande al naturale..."; vedi SEBREGONDI FIORENTINI [1986]). L'opera viene descritta come "una borza di marmo" e paragonata, per il suo stato di incompiutezza, ai Prigioni ed al S. Matteo di Firenze. Di fronte al prezzo elevato richiesto dall'ignoto venditore (300 scudi), Francesco Buonarroti rinuncia all'acquisto dopo essersi consigliato con Ludovico Cigoli e con il Passignano. Le lettere del 1607 assumono nel contesto della presente attribuzione un'importanza essenziale poiché, oltre ad informarci della possibilità di acquistare il marmo michelangiolesco in questi anni, aggiungono due notizie cruciali per la sua identificazione: il fatto che la prima versione presentasse una "diversa positura" rispetto al Cristo oggi visibile nella Chiesa della Minerva, ed il fatto, peraltro già implicito nella descrizione dell'Aldrovandi, che Michelangelo aveva abbandonato il blocco ad uno stato di lavorazione piuttosto avanzato o comunque tale per cui la figura della statua era già ben delineata. A tutto ciò va aggiunto il fatto che negli stessi anni in cui l'opera risulta in vendita i Giustiniani andavano costituendo la loro collezione di statue antiche e moderne e che per il tramite del Passignano, molto legato alla famiglia, avrebbero potuto acquistarla con facilità. Volendo inoltre considerare l'ipotesi che al momento della vendita la statua sia rimasta nel giardino del Vari, ovvero a pochi passi dalla chiesa della Minerva, vi sono altri elementi a conferma dell'ipotesi qui esposta (su questo vedi, soprattutto, DANESI SQUARZINA [2000b]). Innanzitutto, vi è un dato puramente topografico: palazzo Giustiniani si trova proprio nei pressi del convento domenicano della Minerva e il trasporto della statua sarebbe stato piuttosto agevole. Ma ben più rilevante è il fatto che nei confronti della Minerva la famiglia Giustiniani aveva un rapporto molto stretto, che risaliva già al cardinale Vincenzo, zio di Benedetto e del marchese Vincenzo, e che si era poi protratto con lo stesso Benedetto. Quest'ultimo oltretutto dispose numerosi lasciti in favore della Confraternita della SS. Annunziata, tra le cui carte è registrato il testamento del nostro Metello Vari, già proprietario della "borza" michelangiolesca (ASR, Rubricellone della SS. Annunziata, 7 aprile 1554, cfr. PARRONCHI [1975] , che delinea le vicende dell'eredità di Metello Vari). La statua viene citata nell'inventario della statue di palazzo Giustiniani stilato nel 1638, dopo la morte del marchese Vincenzo: "(Nella stanza abaso canto alla Porta [grande del palazzo] verso San Luigi [àll'uscir à man dritta, dove sono de bassi rilievi]), Un Christo in piedi nudo con panno traverso di metallo moderno, che abbraccia con la dritta un tronco di Croce con corda e Spongia e trè pezzi di Croce in terra alto palmi 9. in circa". L'ipotesi più probabile è che, dopo avere acquistato il marmo non finito, Vincenzo lo abbia fatto completare da uno scultore di sua fiducia (forse uno dei tanti che lavorarono per lui in qualità di restauratori) che ne coperse la nudità ormai divenuta "oltraggiosa" per i canoni del decorum seicentesco. Le menzioni della statua che negli anni successivi si ritrovano puntualmente negli inventari di palazzo Giustiniani non vanno prese in considerazione: questi, infatti, riportano pedissequamente quanto elencato nell'inventario del 1638. Ben più importante, invece, è il fatto che il Cristo venga citato nei documenti relativi alla chiesa di S. Vincenzo Martire a Bassano Romano sin dal 1644: qui l'opera fu certamente portata da Andrea, figlio adottivo di Vincenzo, in osservanza alle disposizioni lasciate dal marchese (DANESI SQUARZINA [2000b]). Come noto, fu lo stesso Vincenzo, "architetto dilettante", a progettare la costruzione della chiesa che ancora oggi si impone visivamente sulla valle sottostante: la statua del Cristo di Michelangelo, originariamente posta sull'altare maggiore del Santuario all'interno di una gigantesca nicchia riprodotta nella Galleria Giustiniana, poteva dominare così l'intero paesaggio. Numerosi sono gli interrogativi che questa scoperta può suscitare, soprattutto rispetto alle implicazioni che essa comporta in termini di storia del collezionismo. Il fatto che negli inventari Giustiniani la statua non venga mai menzionata come opera di Michelangelo non deve affatto sorprendere: non soltanto era prassi che tali inventari, redatti fondamentalmente come documenti fiscali, sottacessero informazioni importanti relative al valore economico dei beni, ma nel caso specifico della collezione Giustiniani le statue vengono semplicemente indicate come "moderne" o "antiche" (unica eccezione a questa regola è il nome di François Du Quesnoy). Che il Cristo della Minerva avesse per Vincenzo un significato particolare è dimostrato da un breve passo del Discorso sopra la scultura, nel quale il marchese paragona l'opera di Michelangelo al cosiddetto "Adone dei Pichini" (ovvero il Meleagro dei Musei Vaticani): in questo confronto tra antico e moderno è l'Adone ad affermarsi poiché la sua bellezza è tale che la statua sembra respirare: "…come si vede in alcune statue antiche, e particolarmente nell'Adone de' Pichini ch'è una statua in piedi, ma con tanta proporzione in tutte le parti, e di squisito lavoro, e con tanti segni di vivacità indicibili, che a rispetto dell'altre opere, questa pare che spiri, e pur è di marmo come le altre, e particolarmente il Cristo di Michelangelo, che tiene la Croce che si vede nella chiesa della Minerva, ch'è bellissima, e fatta con industria e diligenza, ma pare statua mera, non avendo la vivacità e lo spirito che ha l'Adone suddetto, dal che si può risolvere, che questo particolare consista in grazia conceduta dalla natura, senza che l'arte vi possa arrivare" (BANTI [1981], p. 70). È davvero interessante, allora, constatare (come Silvia Danesi Squarzina aveva già suggerito nel 1998) che nel Cristo Giustiniani, forse completato su indicazione di Vincenzo, la statua presenta, differentemente da quella della Minerva, la bocca aperta. Poiché il volto del Cristo appare come una delle parti maggiormente rimaneggiate dell'opera, è assai probabile che per la sua finitura il marchese abbia fornito delle precise indicazioni. Al di là dei dati storici e documentari sin qui delineati, il Cristo Giustiniani presenta - a un'analisi ravvicinata - numerosi elementi di conforto per l'attribuzione michelangiolesca. Innanzitutto il lato sinistro del volto del Cristo è segnato da una lunga venatura nera che dalla guancia scende fin sotto alla barba. L'evidenza di questo elemento, notato anche da Serenella Rolfi ma da lei ritenuto una fortuita coincidenza (ROLFI [1998] e [2000]), è a mio parere tale da costituire di per sé una prova significativa per l'identificazione dell'opera. Tracce di non finito sono ravvisabili nella parte posteriore della statua, mentre impronte plausibili di gradina a tre denti si possono distinguere sulla mano sinistra. È inoltre interessante confrontare la somiglianza della serie di forature riscontrabili nella fessura che separa la parte bassa della gamba sinistra dal tronco d'albero con quelle lasciate frequentemente da Michelangelo sul contorno di molte sue sculture, come nello Schiavo ribelle del Louvre (anche in quest'ultimo una linea di forature si trova nella fessura posta tra la gamba e l'elemento naturalistico; cfr. HARTT [1969], p. 18). Poiché rimane sconosciuta l'identità dello scultore chiamato a completare l'opera ed è in ogni caso molto rischioso cercare di determinare su basi puramente stilistiche il grado di finitura raggiunto da Michelangelo al momento in cui decise di abbandonare il blocco di marmo, è bene limitarsi a cercare di riconoscere l'intervento del grande scultore nella semplice impostazione della statua, nel suo equilibrio e nelle sue proporzioni. Tuttavia, se, come credo, Michelangelo poté definire il contorno dell'opera e cominciare a modellare la figura (non altrimenti si spiegherebbero le descrizioni delle fonti, che parlano chiaramente di un "Cristo nudo con la croce" e dunque di una scultura già "leggibile" benché incompiuta), è comunque legittimo avanzare alcune ipotesi di carattere formale. L'articolazione degli arti, evidentemente esemplata sul modello classico del contrapposto policleteo, impone alla figura una solennità tipicamente rinascimentale: il solido appoggio la inchioda al terreno e conferisce alla statua un equilibrio da eroe antico. È questa, peraltro, la concezione che sottende allo stesso David, ove un analogo contrapposto di braccia e gambe definisce la postura della statua. Sul piano del confronto stilistico è molto interessante rilevare la forte analogia riscontrabile tra il particolare della mano sinistra del Cristo Giustiniani, premuta contro la coscia a trattenere la veste, e quella del Bacco (Firenze, Museo del Bargello), immersa leggermente in un morbido panno. Come rilevato da Silvia Danesi Squarzina, il confronto rasenta la quasi sovrapponibilità nel caso di un disegno a sanguigna oggi conservato al Louvre, inv. 717 (63522), datato da Tolnay agli anni precedenti il Cristo della Minerva e rappresentante proprio il particolare di una mano distesa su un tessuto (TOLNAY [1975 ], vol. I, p. 84, tav. 93). A queste considerazioni, vanno aggiunte le importanti riflessioni di carattere iconologico elaborate da Silvia Danesi Squarzina (DANESI SQUARZINA [2000b]). L'iconografia del Cristo Giustiniani, con il braccio sinistro disteso lungo la gamba e il destro piegato a stringere gli strumenti del martirio, si può ben ricollegare all'immagine del cosiddetto "Uomo dei dolori": in segno di mortificazione Cristo abbassa gli occhi e volta il capo a distogliere lo sguardo dalla propria nudità (WEINBERGER [1967], vol. I, p. 209). È di grande interesse sottolineare il fatto che esiste una tradizione iconografica del Cristo-Uomo dei dolori chiaramente derivata dal Cristo michelangiolesco alla Minerva, ma caratterizzata da una "diversa positura". Una incisione tratta da Rosso Fiorentino (CARROLL [1987]; CIARDI [1994], p. 55) rappresenta il Cristo con la Croce e gli strumenti del martirio che distende però il braccio sinistro verso il basso, lasciando scorrere, con chiaro significato eucaristico, il sangue che sgorga dal costato verso un calice posto ai suoi piedi. Allo stesso modo, una scultura di Raffaello da Montelupo (Orvieto, Duomo) ripropone il Cristo con la Croce e il braccio disteso verso il basso. È dunque possibile che l'impostazione della prima versione del Cristo della Minerva si sia in qualche modo diffusa nell'ambito degli allievi di Michelangelo e che si sia poi perpetuata con l'aggiunta di alcune contaminazioni iconografiche. Il fatto che una "diversa positura", ora confermata anche dalle lettere del 1607, dovesse in qualche modo differenziare la prima dalla seconda versione del Cristo della Minerva, era stato già ipotizzato da autorevoli studiosi come lo Hartt (HARTT [1971], p. 215) ed il Weinberger (WEINBERGER [1967], vol. I, pp. 202 e ss.). Quest'ultimo, in particolare, riteneva che non soltanto la prima versione dovesse necessariamente differenziarsi dalla seconda per l'ovvia ragione che Michelangelo non avrebbe mai realizzato due statue di identica impostazione, ma che l'elemento che a suo parere doveva distinguerle era necessariamente la posizione del braccio sinistro. Nel 1514 Michelangelo non avrebbe utilizzato una soluzione tanto ardita come quella poi adottata nella sua versione definitiva: più probabilmente, afferma Weinberger, lo scultore avrebbe optato per una scelta più convenzionale, lasciando cadere il braccio lungo la linea della gamba sinistra. (Irene Baldriga)

la tua foto cristo minerva
a destra il Cristo della Minerva a sinistra il Cristo Giustiniani di Bassano Romano

Nella Basilica di S.Maria della Minerva a Roma è presente il Cristo risorto di Michelangelo commissionato nel 1514 da Metello Vari, nobile romano, la cui cappella gentilizia e proprio vicina a quella dei Giustiniani. L'artista aveva da un paio di anni concluso i primi affreschi nella Cappella Sistina.Proprio recentemente in occasione della Mostra sulla Collezione Giustiniani del 2001, è stato scoperto che il Cristo della Minerva è una "seconda copia", del Michelangelo. La "prima" attualmente is trova nel Monastero di S.Vincenzo a Bassano Romano .
Dopo aver lavorato la statua (dal basso verso l'alto come si usava all'epoca) il grande artista scoprì proprio sul volto una venatura nera ("... reuscendo nel viso un pelo nero hover linea…", GOTTI [1875], vol. I, p. 143) ed abbandò l'opera che restituì al committente al prezzo di marmo (per riconoscenza Mello Vari gli regalò un puledro) che lo collocò nel giardino della propria residenza romana dichiarando di conservarla "come suo grandissimo onore, come fosse d'oro". , qualche anno dopo la stauta entrò nel circuito degli antiquari e fu notata da Vincenzo Giustiniani, colto mecenate e soprattutto attento conoscitore dell'arte che subitò intuì la mano del grande artista sull'opera incompiuta. Vincenzo fece completare da uno scultore di sua fiducia (forse uno dei tanti che lavorarono per lui in qualità di restauratori) che ne coperse la nudità ormai divenuta "oltraggiosa" per i canoni del decorum seicentesco. e la mise sull'altare maggiore della Chiesa di S.Vincenzo a Bassano.
Il Cristo restò sull'altare maggiore di San Vincenzo fino alla metà degli anni sessanta, dove fu poi posto in una cappella laterale.
Che il Cristo della Minerva avesse per Vincenzo un significato particolare è dimostrato da un breve passo del Discorso sopra la scultura, nel quale il marchese paragona l'opera di Michelangelo al cosiddetto "Adone dei Pichini" (ovvero il Meleagro dei Musei Vaticani): in questo confronto tra antico e moderno è l'Adone ad affermarsi poiché la sua bellezza è tale che la statua sembra respirare: "…come si vede in alcune statue antiche, e particolarmente nell'Adone de' Pichini ch'è una statua in piedi, ma con tanta proporzione in tutte le parti, e di squisito lavoro, e con tanti segni di vivacità indicibili, che a rispetto dell'altre opere, questa pare che spiri, e pur è di marmo come le altre, e particolarmente il Cristo di Michelangelo, che tiene la Croce che si vede nella chiesa della Minerva, ch'è bellissima, e fatta con industria e diligenza, ma pare statua mera, non avendo la vivacità e lo spirito che ha l'Adone suddetto, dal che si può risolvere, che questo particolare consista in grazia conceduta dalla natura, senza che l'arte vi possa arrivare" (BANTI [1981], p. 70). È davvero interessante, allora, constatare (come Silvia Danesi Squarzina aveva già suggerito nel 1998) che nel Cristo Giustiniani, forse completato su indicazione di Vincenzo, la statua presenta, differentemente da quella della Minerva, la bocca aperta. Poiché il volto del Cristo appare come una delle parti maggiormente rimaneggiate dell'opera, è assai probabile che per la sua finitura il marchese abbia fornito delle precise indicazioni.
Michelangelo, abbandonata la prima opera, lavorò su un nuovo blocco e spedì ai suoi aiutanti romani una statua ancora da completare. Inizialmente vi lavorò Pietro Urbano, ma la statua successivamente fu più opportunamente completata da Federico Frizzi lasciando comunque insoddisfatto il grande Michelangelo. La statua risultò comunque gradita al principale committente (Metello Vari) e la vicenda si concluse. L'opera, come previsto fin dall'inizio, fu collocata nella Chiesa di S.Maria sopra Minerva. Attualmente è ubicata a lato dell'altare principale con il volto del Cristo praticamente rivolto in direzione degli affreschi di Filippino Lippi nella Cappella Carafa. Dopo le vicende michelangiolesche vi fu posto un panneggio dorato per coprire le nudità.

Ricollocazione della statua del redentore di Michelangelo Buonarroti Bassano Romano novembre 2001 a cura di Silvia Danesi Squarzina e Don Cleto Tuderti

DAL 27 MAGGIO AL 14 SETTEMBRE 2014 AI MUSEI CAPITOLINI Michelangelo ritrovato torna a casa Tra le opere anche il Cristo Portacroce di Bassano Romano. Disegni, dipinti e manoscritti in mostra (1564-2014 MICHELANGELO Incontrare un artista universale )

In occasione del 450° anniversario della morte di Michelangelo Buonarroti, avvenuta a Roma il 18 febbraio 1564, un’esposizione che ripercorre la vita e l'opera di questo titano di tutti i tempi. Scultura, pittura, architettura e poesia, le quattro arti in cui si espresse il genio di Michelangelo, saranno raccontate in nove sezioni espositive, focalizzando così i temi cruciali della sua poetica. La Madonna della Scala, la Leda, il Crocifisso del Bargello, il Bruto e il Cristo Risorto di Bassano Romano, sono solo alcuni dei capolavori michelangioleschi ospitati ai Musei Capitolini

Dopo 400 anni il «Cristo Portacroce» di Michelangelo conservato a Bassano Romano tornerà nella Capitale. Per quattro secoli la statua di marmo è stata custodita nel Monastero di San Vincenzo, dove l’ha portata il principe Andrea Giustiniani per collocarla nella chiesa-mausoleo della sua famiglia. La statua sarà uno dei pezzi forti della mostra che verrà inaugurata martedì 27 maggio ai Musei Capitolini di Roma e resterà aperta fino al 14 settembre. Intitolata «Michelangelo - Incontrare un artista universale», l’esposizione sarà suddivisa in nove sezioni, legate dal tema degli opposti. Tra le sezioni principali della mostra ci saranno moderno/antico, vita/morte, battaglia/vittoria/prigionia, regola/libertà, amore terreno/amore spirituale. Oltre alla statua del «Cristo Portacroce» di Bassano Romano, ai Musei Capitolini arriveranno opere in prestito dagli Uffizi, dai Musei Vaticani e dall’Albertina di Vienna. Dalla collezione del British Museum di Londra arriveranno persino disegni del genio toscano. Ogni tema sarà analizzato mettendo a confronto disegni, dipinti, sculture e modelli architettonici, oltre a una selezione di scritti autografi fra lettere e componimenti poetici. Il progetto prevede di fare un faccia a faccia tra una studiatissima scelta di autografi scritti, lettere e rime. Tra gli altri, ai Capitolini ci saranno la Madonna della Scala, la «Leda» e il modello ligneo di San Lorenzo, provenienti direttamente da Casa Buonarroti. Senza dimenticare il Crocifisso del Museo nazionale del Bargello di Firenze. E ancora la Caduta di Fetonte dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia e lo Studio di testa di Sibilla Cumana dalla Biblioteca Reale di Torino. Non c’è dubbio che gli occhi saranno puntati soprattutto sul Cristo Portacroce, scultura attribuita a Michelangelo Buonarroti una decina d’anni fa dalla docente di Storia dell’Arte Silvia Danesi Squarzina e dalla sua allieva Irene Baldriga. Le due studiose stavano mettendo a punto il materiale per allestire una mostra a Palazzo Giustiniani, quando scovarono un documento che non lasciava adito a dubbi: l’autore del Cristo Portacroce di Bassano Romano è proprio Michelangelo. Da allora, il valore del marmo cinquecentesco è lievitato a dismisura, passando da un valore assicurativo di due fino agli attuali dieci miliardi. Il giovane Michelangelo cominciò a lavorare all’opera tra il 1514 e il 1516 su commissione di Metello Vari all’epoca del suo soggiorno romano. Michelangelo la lasciò incompiuta perché sulla guancia del Cristo Portacroce affiorò una venatura nera che ne inficiò la qualità. Fu allora che la consegnò a Metello Vari in cambio di un cavallo. Ma il vero colpo di scena doveva ancora arrivare. Il colpaccio lo avrebbe fatto il professor Frommel, ricercatore d’arte tedesco. Lo studioso ipotizza che la statua sia stata ritoccata non da un anonimo scultore del ’600 ma da Gian Lorenzo Bernini che modificò leggermente l’espressione del volto e delle labbra. Tutto questo si potrà ammirare da martedì prossimo dalle 9 alle 20. La biglietteria chiuderà un’ora prima e resterà chiusa il lunedì. (Carlo Antini - Il Tempo 22 maggio 2014).

Se la statua del Cristo Portacroce di Bassano Romano potesse parlare ne avrebbe di storie da raccontare. Entrando nel Monastero di San Vincenzo, oggi la si trova in una cappella riservata ma la sua casa non è stata sempre quella. E non è l’unico cambiamento che il marmo ha dovuto affrontare in cinque secoli di vita. Solo da una decina d’anni la statua ha finalmente un padre riconosciuto e non è uno qualunque. Dopo secoli nei quali era stata attribuita a un anonimo scultore del XVII secolo, nel 2001, mentre allestivano una mostra a Palazzo Giustiniani, la docente di Storia dell’arte Silvia Danesi Squarzina e la sua allieva Irene Baldriga portarono alla luce un documento che svela il vero papà del Cristo Portacroce di Bassano: il giovane Michelangelo. Tra il 1514 e il 1516 l’artista toscano soggiornò a Roma, dove Metello Vari gli commissionò la scultura. Michelangelo l’aveva quasi terminata quando scoprì nel marmo della guancia un difetto, una venatura nera che vanificava il lavoro di mesi. Preso dallo sconforto l’artista decise di abbandonare l’opera e la regalò a Metello che, in cambio, gli donò un cavallo. Da allora il Cristo Portacroce restò a Roma, incompiuto, nel palazzo di Metello Vari. Proprio a due passi dalla Chiesa sopra Minerva dove, vent’anni più tardi, lo stesso Michelangelo avrebbe scolpito una seconda versione del Cristo Portacroce, visibile ancora oggi. La statua, però, era solo all’inizio della sua avventura. All’inizio del ’600 venne venduta sul mercato antiquario e attirò l’attenzione del Marchese Vincenzo Giustiniani, mecenate e intenditore d’arte, che la volle per arricchire la sua già cospicua galleria di statue antiche. Il Marchese se l’assicurò alla modica cifra di trecento scudi, praticamente poco più del costo del marmo grezzo. Ma quelli erano gli anni della Controriforma e così un Cristo nudo era ritenuto osceno a tal punto che il Marchese decise di farla coprire con un perizoma e ultimare nelle parti mancanti. Giustiniani fece apportare qualche modifica alla parte frontale del corpo e alle labbra che, secondo il suo gusto, dovevano essere semichiuse e non serrate come le aveva precedentemente scolpite Michelangelo. Ed è a questo punto che entra in gioco il secondo colpo di scena nella storia del Cristo Portacroce di Bassano. Per secoli, infatti, si è ritenuto che l’opera fosse stata completata da un anonimo scultore del Seicento. Fino ai giorni nostri. Fino a quando il ricercatore d’arte tedesco, professor Frommel, ipotizzò che il Marchese Giustiniani avesse affidato la rifinitura della bozza michelangiolesca a Gian Lorenzo Bernini, allora stella nascente della scultura. Per la prima volta nella storia dell’arte, dunque, la stessa opera porterebbe la firma di due geni assoluti di tutti i tempi: Michelangelo e Bernini. «Non ci sono documenti ufficiali - precisa il professor Frommel - ma c’è l’evidenza stilistica. La superficie della statua non può essere di Michelangelo e ci sono tante somiglianze tra quest’questa e quelle giovanili del Bernini. Tutta la storia resta, comunque, avvolta da un alone di mistero». Nel 1644, dopo il completamento dell’opera, il principe Andrea Giustiniani, successore del Marchese Vincenzo, trasferì il Cristo Portacroce nella chiesa-mausoleo di famiglia, a Bassano Romano, dov’è visibile ancora oggi. «La scoperta della mano di Michelangelo – spiega don Cleto Tuderti, priore del Monastero di San Vincenzo a Bassano Romano - è stata accolta da tutti con grande soddisfazione. Non capita tutti i giorni di avere un’opera d’arte così importante in un Paese quasi sconosciuto al resto d’Italia come il nostro. L’altro effetto immediato è stato sul valore assicurativo della statua. Prima era di due miliardi, subito dopo la scoperta è schizzato a dieci». L’altro effetto immediato è che la Soprintendenza ai Beni culturali ha deciso di proteggere la statua del Cristo Portacroce di Michelangelo con eccezionali misure di sicurezza e una cancellata artistica. «Con la speranza – conclude don Cleto Tuderti – che quest’anno il Comune di Bassano voglia celebrare i 500 anni della statua come si conviene a un’opera d'arte di questa importanza». Staremo a vedere. La storia continua. (Carlo Antini - Il Tempo 20 febbraio 2014).

Celebrazione del V centenario del Cristo portacroce di Michelangelo (1514-2014) - Giornata di Studi Bassano Romano 27-28 settembre 2014

L’evento, organizzato dal Comune di Bassano Romano e dal Monastero dei Padri Benedettini Silvestrini di San Vincenzo M. di Bassano Romano con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, vuole rappresentare un momento di alto valore culturale. L’evento non avrà solo uno scopo celebrativo,ma anche quello di ridare la giusta collocazione nel panorama culturale italiano a un’opera di così alto valore artistico, rimasta per secoli sconosciuta al pubblico e agli stessi studiosi . Un’opera di tale valenza, oggi esposta e resa visibile a tutti, merita di essere meglio pubblicizzata attraverso tutti i canali informativi che interagiscono con i flussi turistici. Il Turismo culturale quale elemento trainante dell’economia di Bassano e di tutta la Tuscia è uno dei temi che verranno trattati nella seconda parte delle celebrazioni: esperti del settore studieranno il modo di implementare il sistema turistico della Tuscia, fornendo dei suggerimenti sulla creazione di circuiti per il collegamento e la valorizzazione di siti e monumenti di alto interesse storico-culturale presenti nella zona. I rappresentanti delle Istituzioni sia provinciali che regionali sono invitati, insieme ai sindaci dei comuni interessati, a dar vita ad una tavola rotonda per confrontarsi su questo tema di grande interesse.


PALAZZO GIUSTINIANI ODESCALSCHI A BASSANO ROMANO


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Palazzo Giustiniani a Bassano Romano in una stampa d’epoca a sinistra la "Sala dei Cesari" negli anni cinquanta

Una mappa di Palazzo Giustiniani di Bassano Romano Romano
Come abbiamo già detto sulla piazza si erge il Palazzo Giustiniani -Odescalchi, esso è il risultato delle trasformazioni operate sul primitivo castello degli Anguillara nei primi anni del '600.
Risale all'epoca degli Anguillara il piano interrato e il piano terra che presenta una planimetria a C aperta con vista sui giardini all'italiana (oggi poco curati ), secondo i canoni architettonici del '500. Da un'analisi delle cornici, marcapiani, aperture, impostazione planimetrica, la progettazione si può attribuire alla scuola dei Sangallo.
Il portale di ingresso a "bugnato" è simile al portale del palazzo Farnese a Roma progettato da Antonio da Sangallo. Nel 1595 il palazzo diviene proprietà della famiglia Giustiniani.
Vincenzo Giustiniani, grande mecenate e collezionista d'arte, inizia i lavori di trasformazione e completamento del complesso architettonico, aggiungendo alle strutture preesistenti il piano nobile collegandolo con i giardini all'italiana tramite un ponte levatoio e attuando l'ampliamento dei giardini con un casino di caccia e un parco ricco di fontane, viali e giochi d'acqua, oggi purtroppo in cattive condizioni.
Il cortile è affrescato con scene di trionfi e allegorie da Antonio Tempesta nel 1604, oggi tali affreschi sono in pessime condizioni. Dal cortile per mezzo di una scalinata si accede al loggiato affrescato con grottesche della scuola degli Zuccari.
Nelle nicchie erano collocate statue antiche, e in quella della più grande della parete di fondo troneggia la statua di un imperatore romano. Dal loggiato si accede al piano nobile.
Tra il 1699 e il 1700 fu realizzato nel Palazzo di Bassano un vero e proprio "teatro stabile", con palcoscenico attrezzato e palchetti fissi. Il teatrino si presenta come un ambiente a pianta rettangolare (m. 12.60 x 6.70), al quale si accede sia dal cortile interno, sia direttamente dall’esterno, grazie al secondo ingresso aperto nel 1786; è dotato di un doppio ordine di palchetti in legno aventi conformazione planimetrica ad U, con asse maggiore disposto perpendicolarmente al palcoscenico. I palchetti, ai quali si accede mediante la scala a chiocciola di servizio del palazzo, sono completamente a sbalzo verso la platea, ancorati alla muratura d’ambito e senza divisori, presentandosi quindi come una sorta di ballatoio o di loggia. Grazie ad un finanziamento regionale (dicembre 2015), è in corso di esecuzione un progetto di restauro, che potrebbe consentire il suo recupero funzionale e quindi la sua apertura al pubblico.
Gli affreschi dell'ala sud sono opera di Bernardo Castello (1605) "Amore e Psiche"; quattro sale intitolate alle stagioni sono opera della scuola degli Zuccari e presentano richiami stilistici agli affreschi di Caprarola. Quelli dell'ala nord sono opera di Paolo Guidotti Borghese (1610) con l'allegoria "Felicitas aeterna", Domenico Zampieri detto il Domenichino (1609) con l "Historia di Diana", e Francesco Albani (1609) autore del "Concilio degli Dei" e la "Caduta di Fetonte". Come abbiamo già detto, dal palazzo si può accedere ai giardini interni di cui ammirare, dagli archi del loggiato, un bellissimo scenario con scale elissoidali tra le verdi spalliere e lo sfondo delle alte e secolari piante del parco. Esso si compone di lunghi e ombrosi viali di alberi ad alto fusto come leggi, abeti, querce, castagni e lecci. In fondo al viale principale domina il casino di caccia detto "La Rocca"
Questo castello a cinque torri merlate riproduceva nelle sue linee architettoniche una parte dello stemma Giustiniani. Un piccolo forte perso nel verde dove sembra che la famiglia trascorresse la maggior parte del loro tempo a Bassano.

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La “Rocca” nel giardino di Palazzo Giustiniani


Particolare l'incredibile somiglianza di questa "rocca" con le fortificazioni della terra natia del Marchese Vincenzo Giustiniani, Chios.
Un legame con la terra greca di oltremare che si trova in uno degli affreschi del palazzo dove c'è una veduta seicentesca dell'isola di Chios e una veduta del porto di Genova.
Ancora nel palazzo al piano terra con accesso diretto dal Salone dei Cesari un grazioso teatrino privato, con due file di palchi in legno probabilmente tappezzati da drappi in origine. Questo teatrino è unico nel suo genere nel Lazio all'interno di una dimora patrizia e se ne contano pochissimi nel resto d'Italia.

GIARDINO E IL PARCO

Lo studio del materiale conservato nell' archivio Giustiniani, ed in particolare, dei "Manuali di Bassano", presenta lacune molto forti. I documenti riguardano unicamente il periodo 1601 - 1616 e la registrazione delle uscite inizia nel l601. Il primo pagamento riportato è del 31 dicembre: "Fabbriche diverse fatte in Bassano s. 100 spesi in risarcire il palazzo et nel giardino da 12 di maggio…”

Su una lapide murata nell'ala sud del palazzo si legge:
Vincentius Iustinianus Iosephi F. Hortos e regione pretoria cultu magnifico adiecit A. D. MDCV (Vincenzo Giustiniani figlio di Giuseppe aggiunse dalla campagna al palazzo i giardini con magnifica piantagione nell'anno 1605).
Le date 1601-1605 sembrerebbero quindi indicare l'inizio e la fine dei lavori del giardino e del parco. In realtà, nel 1605, la realizzazione dell'opera è quasi terminata, ma i lavori per la posa in opera delle piante continueranno fino al 1616 e oltre.
La principale fonte dalla quale è possibile ricavare notizie relative alla villa è una lettera scritta dal marchese all'amico Teodoro Amayden. Vincenzo Giustiniani scrive. “... ho ordinato spianamenti di monti, empimenti di valli, aggiustamento dè viali, e piazze grandi in siti ineguali, e molto irregolari e scoscesi, e fatto fare per necessità fondamenti con industria insolita, e spesa grande sotto li giardini, e le loro muraglie... il cardinale di Perona, che si trovò di passaggio in Bassano nel suo ritorno in Francia, mentre si facevano gli spianamenti di quel giardino disse: Oh che ingrata spesa, che fa si poco onore al padrone, mentre non può essere conosciuta dopo ch'è fatta!" La lettera continua: "il padrone ... sopra tutto deve avere il denaro pronto per fare alla giornata i diversi pagamenti, che occorrono, altrimenti l'opera riuscirà di più dispendio di quel che si credeva". Il marchese aggiunge: "Resta ora che io dica alcune cose con brevità circa i giardini, e modo di formarli ed ornarli, fondato nella poca esperienza acquistata nel fare di pianta il giardino mio in Bassano, in sito disuguale e molto stravagante" ed ancora "S'avverta di piantare i boschi e le spalliere d'alberi, e piante appropriate al clima e terreno, e che mantengano in parte le foglie anco nell'inverno, perché altrimente sempre si sarà da capo in rappezzare ... Ed anco nel giardino siano viali coperti, né quali si possa passeggiare nel caldo dell'estate, i quali sono assai in uso in Francia, ove ne ho veduti dè bellissimi, e si dicono alleés".
La parte più interessante della lettera per la storia del giardino e quella in cui il marchese ricorda all'Amayden i nomi di "alcune parti ... come il giardino dè quadri sopra la grotta di alberi nani, il viale principale alle ragnaie, alli viali coperti, alla galleria, al viale delle pere, al viale delle rose; il teatro di Navona; la piazza della Rocca, Monte Parnasso, il viale d'Esculapio; il bosco della botte; il viale della Peschiera; la montagnola; la piazza quadra; il viale delle coste; il viale delle ripe; il viale del rio; il viale delle nocchie; l'abetaia, la piazza tonda,…” Le parole indirizzate all'amico Teodoro rivelano il desiderio di poter godere della natura in un ambiente naturale, seppur artificioso, non troppo mutabile da stagione a stagione e quindi la scelta di piantare alberi in prevalenza sempre verdi: elci, abeti e cipressi. Lo spettacolo che si offre a chi oltrepassa il ponte è quello del volume concavo delle due scalinate che incorniciano un grazioso ninfeo. Dalle due rampe si accede al giardino all'italiana che è diviso da un'alta siepe dal parco vero e proprio. Questo si estende a destra e a sinistra del lungo viale principale, con una successione di viali coperti, boschi di elci, di abeti e di cipressi, larghi spiazzi delimitati da siepi e ornati un tempo di vasi e sculture.
Il giardino e il parco di Bassano, progettati dal marchese Vincenzo Giustiniani, attuano la sintesi tra arte-natura e natura-arte nel pieno rispetto dei canoni rinascimentali. Nel 1957 l'archeologo Giovanni Becatti, giunto a Bassano per studiare il gruppo scultoreo del cosiddetto "Gladiatore che uccide il leone", collocato sull'orlo della peschiera del parco Giustiniani, rimane colpito dallo stato di conservazione della scultura. Egli nota una patina di grigio e di nero su tutta la superficie dell'opera e si augura che possa "venir tolta dallo squallido abbandono attuale e ripulita ..., poiché ormai soltanto i due cani marmorei all'ingresso del ponte rimangono a guardia di quello che fù un tempo lo splendido giardino Giustiniani...". Oggi non on c’è più traccia dei numerosi vasi e statue che decoravano il giardino e il parco; gli abeti, i cipressi e i lecci sono cresciuti senza conoscere più nessuna cura. Ma l'attenzione sui reperti scomparsi non è mai diminuita, tanto che recentemente: "Il Gladiatore" di epoca romana ha ritrovato il suo leone seicentesco. Uniti nel XVII secolo e poi smontati e trafugati, oggi i due reperti sono di nuovo uno accanto all’altro al Museo nazionale romano. Il torso originale romano era stato acquistato dal Getty museum di Los Angeles e solo nel 1999, grazie al riconoscimento di uno studioso e all’azione dei Carabinieri tutela patrimonio culturale, la scultura romana venne restituita all’Italia. E il leone? Il suo furto dalla villa di Bassano risale alla notte tra il 2 e il 3 marzo del 1966, ma è stato ritrovato soltanto ad aprile di quest’anno dai Carabinieri all’interno di una villa sull’Appia antica, acquistata nel 2002 dalla Soprintendenza. L'opera, ritratta in una delle incisioni volute dal marchese Vincenzo Giustiniani nel 1631 per illustrare la sua collezione di antichità, era in realtà una composizione creata all'epoca intorno al frammento di un Mitra tauroctono di età romana. (LE AVVENTURE DEL “GLADIATORE-MITRA” GIUSTINIANI di RITA PARIS, CLAUDIA VALERI)
La villa inesorabilmente ha subito un lento e graduale processo di degrado. Oggi non serve ricercare e indagare sulle cause che hanno generato l'attuale situazione.
Sicuramente non sarà più possibile ricollocare le numerose sculture asportate nel loro luogo originario; ma è opportuno verificare se esiste allo stato attuale la possibilità di riportare questo storico giardino all'italiana all'antico splendore, in modo da poter reggere il confronto con quelli di Caprarola e di Villa Lante a Bagnaia.
Si, questa possibilità esiste ancora. Non possiamo continuare ad assistere con indifferenza alla lenta agonia di questo bene storico-artistico e ambientale.
Le fonti, i documenti scritti ed iconografici esistenti offrono la possibilità di procedere al ripristino di questo complesso.
Il recupero del giardino e del parco, ai quali il marchese Vincenzo Giustiniani aveva dedicato molte cure e ai quali teneva in maniera particolare, deve costituire l'obiettivo da raggiungere in modo da restituire non solo agli abitanti di Bassano, ma all'umanità intera quest' inestimabile patrimonio.

 Il Palazzo di Bassano Romano nella prospettiva di valorizzazione delle dimore storiche di Paolo Portoghesi in "Dimore Storiche" Anno 5 Gennaio-Aprile 1989

Sul tema dei Giardini all’Italiana e le influenze Genovesi consiglio questi due lavori in Inglese rintracciabili su: Bourgeois and Aristocratic Cultural Encounters in Garde Art, 1550-1850” edito da Michel Conan: "Recent Developments and Perspectives in the Historiography of Italian Gardens di Mirka Benes e "The Rise and Fall of Gardens in the Republic of Genoa, 1528 – 1797 di Lauro Magnani.


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Palazzo Giustiniani esterno ed il cortile interno

IPOTESI DI RECUPERO DEL GIARDINO GIUSTINIANI-ODESCALCHI (da: Tesi di laurea-Facoltà di architettura dell'Università "La Sapienza" di Roma Anno Accademico 1996-1997 Relatore: prof. Enrico Guidoni Studente: Lucilla Coppari)

L' intervento di recupero del giardino e del parco non vuole snaturalizzare o trasformare l'impianto originario, né vuole riprodurre quello che esso era quando il marchese Vincenzo Giustiniani lo progettò e lo fece portare a compimento negli anni 1601-1616.
Lo scopo è invece quello di "riportare in vita" opere tanto belle e ricche di storia, che spesso né intenditori, né tanto meno i cultori dell'arte conoscono.
L'ipotesi di recupero per quanto riguarda la "Rocca", la palazzina posta all'estremità del viale principale, è stata quella di mantenere l'impianto originario con qualche trasformazione interna, non invadente, per adattarla alle esigenze di una scuola per lo studio dei giardini storici.
Per il giardino si è pensato alla creazione di un parco pubblico: il primo intervento da fare è la ripulitura dell'attuale sottobosco praticamente inaccessibile; si è pensato poi ad un bilanciamento delle chiome degli alberi in modo da ricreare la suggestiva prospettiva verso la "Rocca". Infine nuove cure devono essere date alla prima parte del giardino all'italiana dove le scale ellissoidali sono praticamente nascoste da incolte siepi di mortella e il giardino stesso non è più curato.
Quest'ipotesi di progetto prevede, accanto alla sistemazione dei vecchi viali, l'individuazione e la creazione di nuovi percorsi, alcuni per escursioni a cavallo situati nell'area più "selvaggia" e naturalistica del parco; sono previste inoltre diverse aree di sosta in modo da godere il panorama e l'aria fresca e pulita di un luogo ancora sereno e tranquillo.
Nell'ipotesi di recupero il parco è stato dotato di un arredo semplice con panchine e contenitori per rifiuti che non deturpino l'ambiente, ma che, al contrario vi si inseriscano naturalmente come parte integrante di esso.
Tra gli ultimi atti del degrado in cui veste il Palazzo, il recente furto, a marzo del 2012, della testa di uno dei busti dei cesari posti a lato del Palazzo (foto a fianco dell'originale).

E' stato recentemente assegnato al FAI - Fondo Ambiente Italiano  dal Ministero dei Beni culturali, tramite la Direzione Generale Musei, la concessione in uso di Palazzo Giustiniani a Bassano Romano al fine di realizzare un progetto di gestione del bene che ne assicuri la corretta conservazione, l’apertura alla pubblica fruizione e la migliore valorizzazione. (Avviso pubblico per la concessione in uso di beni immobili statali

alcune immagini del palazzo Giustiniani Odescalchi

I Mercatini del seicento: rievocazione storica con costumi d'epoca
Ogni anno nella prima settimana di luglio si svolge per tutto il paese di Bassano una rievocazione storica di Bassano nel 1600 al tempo dei Giustiniani.
Si tratta di un'iniziativa storico-culturale, organizzata dall’Associazione Pro Loco, dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bassano Romano, dal Consiglio dei Giovani e da rappresentanze associative e singoli cittadini, che rievoca una giornata tipica di mercato del 1600, periodo, soprattutto nei primi decenni, molto florido grazie alle notevoli capacità amministrative e culturali di Vincenzo Giustiniani che seppe trasformare l’assonnato borgo in un centro di ragguardevole interesse culturale ed economico. Teatro dell'evento è la parte storica di Bassano: la piazza Umberto I e il borgo medioevale
La manifestazione si protrae dal sabato sera a tutta la domenica e, ad intervalli prestabiliti, si può assistere alla sfilata del corteo in abiti storici della nobiltà locale, che gira per l'intera area del mercato ornata, per l'occasione, con numerosi vessilli, piante fiorite e fiaccole.
Gli organizzatori vogliono portare la storia a contatto con il presente, facendo rivivere quei momenti con una rappresentazione tutta ambientata nei vicoli e piazzette del centro storico, testimoni della vitalità del XVII secolo. Una scenografia appropriata e figuranti in costume d’epoca danno vita al bel rapporto che legava la popolazione all’amata famiglia Giustiniani. Una scenografia arricchita da attrazioni culturali e folcloristiche (teatro di strada, giochi popolari, carnevale seicentesco, mostre e concerti di musica barocca), da percorsi dei sapori, dove poter gustare la cucina rurale tra cantine, vicoli suggestivi e piazzette, e da piccoli mercati artigianali. Tutti elementi che vogliono far vivere al visitatore una giornata di altri tempi: una festa nella storia. Di notevole interesse culturale è l'usuale apertura straordinaria di Palazzo Giustiniani-Odescalchi, dove sarà possibile ammirare i pregevoli affreschi che ornano il piano nobile.  (Alcune foto delle precedenti edizioni della manifestazione.)
Il sito ufficiale della manifestazione: I Mercatini del seicento


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Un chirografaro del vescovo di Montefiascone Saverio Giustiniani del 20 agosto 1760


Le Principali Manifestazione a Bassano Romano


Inventario dell'Archivio Storico del Comune di Bassano Romano a cura di Anna Grazia Petaccia

Introduzione Storica
Bassano Romano è situato a 34 Km a sud della provincia di Viterbo e a circa 50 Km da Roma; costituito e sviluppatosi su un rilievo di tufo vulcanico a 450 m. sul livello del mare, conserva tuttora un tempo agli Anguillara, poi ai Giustiniani ed ora agli Odescalchi, che occupa un lato della piazza principale, sulla quale si affacciano anche la Chiesa Parrocchiale, dedicata all’Assunta, ed il Palazzo Comunale. In epoca medioevale Bassano apparteneva al territorio di Sutri, che a quel tempo era molto vasto e comprendeva anche Trevignano, Ronciglione, Capranica, estendendosi fino a Vetralla. Le prime notizie di Bassano risalgono al XII secolo: le fonti attestano che il primo castello in Bassano fu fondato dai sutrini tra il 1157 e il 1175; nel registro del Rettore Malvoti del 1298 Bassano compare tra i feudi che pagavano il focatico. Nel registro camerale del cardinale Albornoz del 1354 è indicato come signore di Bassano Riccardo di Puccio. Nel XIV secolo figura come proprietaria di una parte del feudo di Bassano la famiglia degli Anguillara, che in seguito nel secolo successivo lo possedette in comproprietà con i Savelli. Nel 1505 la lite tra le due famiglie per il possesso di Bassano risulta definitivamente risolta, e gli Anguillara compensarono in denaro i Savelli per acquistare il terzo di proprietà spettante a questi ultimi. Il 12 giugno del 1595 Flaminio dell’Anguillara, con autorizzazione di Clemente VIII, vendette il castello a Giuseppe Giustiniani, uno degli esponenti della importante famiglia di banchieri genovesi. Con motu proprio di Clemente VIII del 29 giugno 1604 furono concessi diversi privilegi a Vincenzo Giustiniani signore di Bassano; il 22 novembre 1605 Paolo V eresse Bassano a marchesato e il 21 novembre 1644 Innocenzo X lo elevò a principato. Giacomo Stuart, primogenito di Giacomo II, fu ospite a Bassano dei principi Giustiniani nel 1717 e nel 1721. Nel 1854 la principessa Donna Sofia Branika Odescalchi,moglie del principe Livio Odescalchi, acquistò l’intero ex feudo di Bassano dal marchese Leonardo Giustiniani. La documentazione presente nell’archivio storico comunale permette di conoscere molti aspetti della storia di Bassano Romano, a partire dal XV secolo: di particolare interesse risultano i documenti che trattano dei rapporti tra la comunità ed i propri feudatari, i Giustiniani prima ed in seguito gli Odescalchi, soprattutto riguardo l’amministrazione dei numerosi terreni, pascoli, boschi e tenute di loro proprietà (le selve e i castagneti di Fogliano, Intergo, Monte Guercino, la macchie di Montavano, Canapine, Cavoni, i terreni di Montelungo Pantano, i pascoli della tenuta dell’Agliola detta dei Muti e della Quercia, etc.). Su questi territori peraltro la popolazione di Bassano conservò nel tempo l’esercizio dei diritti di servitù e di usi civici (ossia di seminari, legnare, far ghiande, par pali, fare erba e fieno, etc.) di cui usufruiva “ab immemorabili”, e dimostrò sempre una grande fermezza e determinazione nel voler mantenere e fare rispettare l’osservanza di tali diritti. In diverse occasioni i documenti fanno riferimento all’esistenza di uno Statuto Municipale “antichissimo”, la cui copia manoscritta del 1856 è attualmente conservata presso l’Archivio di Stato di Roma (Statuta Terrae Bassani, vol. 811/4). Alcuni documenti presenti nell’archivio storico comunale testimoniano inoltre che il territorio di Bassano era abitato già in età romana: in un fascicolo risalente agli anni tra le fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento si conservano infatti le relazioni e i risultati degli scavi archeologici effettuati nel maggio 1889 nella località denominata “Prato Casale”, che permisero portare alla luce i resti, in particolare alcuni mosaici, appartenenti a una villa di epoca romana.
Introduzione Archivistica
L’Archivio Storico del Comune di Bassano Romano, ossia il complesso dei documenti prodotti e ricevuti dal Comune e risalenti al periodo precedente l’ultimo quarantennio, comprende una ricca ed abbondante documentazione, che parte dal XV secolo. All’inizio del lavoro si è provveduto in primo luogo a rintracciare ed individuare la documentazione appartenente all’archivio storico comunale, la quale era conservata in due distinti locali gran parte dei registri erano collocati su scaffali all’interno di un ampio magazzino di proprietà comunale, adibito ad autorimessa, frammisti a registri appartenenti all’archivio di deposito. Il restante dei documenti, in prevalenza carteggio e documentazione finanziaria e contabile, occupava l’intero soppalco di un locale appartenente agli edifici delle scuole medie; tutto il materiale archivistico era conservato in faldoni e disposto senza un preciso ordine su scaffalature metalliche. Si è proceduto in un primo momento al recupero di tutto il materiale documentario, che è stato trasferito in una sede provvisoria, un’ampia stanza anch’essa situata in prossimità delle scuole medie, dove è stata effettuata la schedatura completa della documentazione dell’archivio storico comunale, ultimata nell’anno 2000. La sede definitiva, una stanza attigua alla biblioteca comunale, ubicata all’interno del complesso degli edifici delle suole superiori, è stata nel frattempo arredata con gli scaffali acquistati per questo scopo. Da segnalare che i registri più antichi appartenenti all’archivio comunale, restituiti a Bassano Romano dall’Archivio di Stato di Viterbo, sono conservati in un armadio chiuso con vetrine all’interno della biblioteca comunale; dopo averli inventariati, si è ritenuto opportuno lasciarli fisicamente nella stessa posizione nella quale sono stati trovati. Il fondo diplomatico inserito all’inizio dell’inventario contiene l’unico documento in pergamena rinvenuto, un atto notarile del 2 settembre 1480. Il complesso della documentazione dell’archivio storico comunale è stato suddiviso ed articolato per serie, riordinato e ripartito cronologicamente all’interno di quattro grandi periodi storici, che riflettono importanti e profondi cambiamenti a livello istituzionale ed amministrativo: l’Antico Regime, che abbraccia il periodo dall’inizio dall’inizio del XV secolo fino al 1797, il Periodo Francese e della Restaurazione, che partendo dal 1798 arriva al 1870, il Regno d’Italia che inizia nel 1871 e termina nel 1946, ed infine la Repubblica italiana, proclamata il 2 giugno 1946. Per quanto riguarda il periodo dell’Antico Regime, si conservano numerosi registri, che sono stati organizzati nelle serie dei Libri dei Consigli (il più antico dei quali risale alla fine del XVI secolo), degli Istrumenti, degli Atti d’Asta; del carteggio fanno parte un registro di copialettere della prima metà del XVIII secolo e un fascicolo di lettere inviate dal Principe Vincenzo Giustiniani ai Priori di Bassano dal 1702 al 1714. Nella documentazione finanziaria e contabile sono compresi i registri di Entrate e di Uscite del Comune, i Libri dei Mandati di pagamento, i Sindacati; è inoltre conservato un registro che descrive analiticamente i terreni esistenti nel territorio di Bassano, con la valutazione ed il prezzo di ciascun fondo, rilevazioni necessarie per la formazione del Catasto. In un volume intitolato “Specchio dell’Ill.ma Comunità di Bassano”, comprendente gli anni dal 1670 al 1815, sono registrate “tutte quelle cose più notabili che occorreranno giornalmente alla detta Comunità”: nello Specchio è infatti riportato il diario giornaliero dei principali avvenimenti relativi alla Comunità di Bassano, come le decisioni prese dal Consiglio dei Dodici e dei Quaranta, la messa al bando dei beni della Comunità, l’elezione e la nomina degli ufficiali (i Priori e i Consiglieri), le copie di Editti ed Ordini, i resoconti delle visite fatte all’Archivio di Bassano dai Revisori e Visitatori Apostolici degli Archivi, le memorie delle feste e ricorrenze religiose più importanti (come la festa della Madonna dei Monti celebrata il 1° maggio e la festa di San Gratililano Protettore della Comunità del 12 agosto), memorie diverse sulle vendemmie, sui raccolti, sui lavori alla Chiesa Parrocchiale, etc. Il registro contiene inoltre la copia di tre inventari delle scritture conservate nell’Archivio del Comune e risalenti agli anni 1676 (cc. 29 v. e sgg.), 1762 (cc. 95 e sgg.) e 1770 (cc. 155 v. e sgg.). Il periodo Francese e della Restaurazione comprende le serie dei Libri dei Consigli, del Libro della Visita compiuta alla Comunità di Bassano nel 1803, degli Istrumenti e Contratti, degli Atti d’Asta, le diverse serie di carteggio (numerosi fascicoli di carteggio disposti in ordine cronologico, la corrispondenza indirizzata al Maire di Bassano, i registri di copialettere e di raccolta delle circolari) e di documentazione finanziaria e contabile (registri di Entrate e Uscite, Mandati di pagamento, Sindacati), le Imposte e Tasse, lo Stato Civile. Tra i documenti appartenenti al periodo del Regno d’Italia, risulta di notevole consistenza il carteggio amministrativo, per il quale nel corso degli anni sono stati utilizzati diversi sistemi di gestione e di ordinamento; dal 1871 al 1897 si ha carteggio fascicolato per pratiche, riordinato ed inventariato in successione cronologica: di particolare rilevanza è il fascicolo relativo agli usi civici, in cui si conserva documentazione riguardante le vertenze sorte tra il Comune ed i principali proprietari terrieri di Bassano (primi fra tutti gli Odescalchi, in causa con il Comune soprattutto per la macchia denominata “Montevano”) per le affrancazioni dei terreni dalle servitù di pascolo pubblico e di altri diritti civici. A partire dal 1913 il carteggio viene fascicolato e suddiviso in base alle 15 categorie stabilite dal titolario modello, a seguito della Circolare del Ministero dell’Interno n. 17100/2 del 1 marzo 1897. La corrispondenza, riordinata per anno, è articolata all’interno dei fascicoli per categorie e per classi; nel corso del lavoro di riordinamento, si è rilevato che il Comune ha sempre adottato per l’archiviazione della corrispondenza il titolario modello, introducendo tuttavia di anno in anno alcune modifiche per quanto riguarda le voci delle singole classi e sottoclassi contenute nelle diverse categorie. Per tale motivo non è stato possibile ricostruire un titolario generale applicabile per tutti gli anni ed è stato quindi necessario nella stesura dell’inventario indicare per esteso ogni singolo titolo di ciascun fascicolo. A partire dal 1944 e per tutto il periodo della Repubblica Italiana, cambia il modo di organizzare e di archiviazione del carteggio: la corrispondenza infatti risulta ordinata e fascicolata per categorie all’interno di ciascun anno, mentre viene a mancare completamente la suddivisione in classi e sottoclassi. La documentazione finanziaria e contabile, sia per il periodo del Regno d’Italia per il periodo della Repubblica Italiana, rinvenuta in completo stato di disordine, è stata ordinata ed articolata per serie, e all’interno di ciascuna serie i fascicoli e i registri sono stati disposti in ordine cronologico. Si sono pertanto formate le seguenti serie contabili: Bilanci di Previsione, Libri Mastri, Documentazione finanziaria e contabile ordinata per anno, comprendente mandati di pagamento e ordinativi d’incasso. Per quanto le serie appartenenti allo Stato Civile ed Anagrafe, sia per il Periodo Francese e della Restaurazione, sia per il Regno d’Italia e per la Repubblica Italiana, è da segnalare che la documentazione comprendente i registri di Atti di Nascita, Atti di Matrimonio, Atti di Morte, è stata analiticamente descritta nel presente inventario, ma non è stata numerata, poiché costituisce parte integrante ed è fisicamente conservata nell’Archivio dello Stato Civile del Palazzo Comunale di Bassano Romano. Sono inoltre presenti diversi archivi aggregati, ossia quei fondi che, pur essendo conservati all’interno dell’archivio comunale, costituiscono delle unità a parte distinte e separate dalla documentazione appartenente al Comune e come tali pertanto vanno inventariati e riordinati: di essi fanno parte gli archivi giurisdizionali (dell’Uditore Legale e del Giudice Conciliatore), gli archivi degli istituti di beneficenza ed assistenza (il Monte Frumentario, l’Ospedale dei SS. Ludovico e Giovanni, l’E.C.A.), l’archivio dell’Università Agraria. Si deve infine far presente che è stato possibile intraprendere e portare a compimento il riordino e l’inventariazione dell’archivio storico del Comune di Bassano Romano grazie all’impegno dimostrato dall’amministrazione comunale, la quale è venuta incontro e ha risolto gli inevitabili problemi contingenti ed organizzativi che si sono dovuti affrontare soprattutto durante le prime fasi del lavoro e nei successivi spostamenti della documentazione. Rivolgo un ringraziamento particolare alle coordinatrici scientifiche Dott.sse Alexandra Kolega e Isabella Orefice per la disponibilità e preziosa competenza con cui mi hanno consigliato e guidato nel corso del lavoro.
Avvertenze per la consultazione
Per quanto riguarda le notazioni utilizzate, apposte sulle unità archivistiche e riportate nell'inventario, si precisa che la parte formata da tre lettere indica la partizione cronologica, il numero arabo che segue individua la serie archivistica e la sua posizione all'interno della partizione, mentre il numero successivo indica la singola unità archivistica; su ciascuna unità fisica tra il numero della serie e quello dell'unità è stata posta una barra. Si riportano le notazioni utilizzate per individuare le diverse partizioni cronologiche presenti nell'archivio storico del Comune di Bassano Romano:

DIP: Fondo Diplomatico
ARE: Antico Regime
PFR: Periodo Francese e Restaurazione
RGN: Regno d'Italia
REP: Repubblica Italiana
UDL: Uditore Legale
CON: Giudice Conciliatore
MTF: Monte Frumentario
OSP: Ospedale dei SS. Ludovico e Giovanni
ECA: Ente Comunale di Assistenza (E.C.A.)
UA: Università Agraria

Bibliografia orientativa

1) Edoardo Martinori, Lazio Turrito. Repertorio storico ed iconografico di Torri, Rocche, Castelli e luoghi muniti della Provincia di Roma, Roma 1932
2) Giuseppe Tomassetti, La Campagna Romana antica, medioevale e moderna, Firenze 1979
3) Rino Pompei, Storia di Bassano Romano, Viterbo 1989
4) Giulio Silvestrelli, Città, Castelli e Terre della Regione Romana, Roma 1993

Il progetto “Amor vincit omnia”

Il progetto “Amor vincit omnia” dal nome del quadro realizzato da Caravaggio su commissione di Vincenzo Giustiniani, è un’operazione interna al territorio della Tuscia, atta a valorizzare i beni culturali della zona, favorendo lo sviluppo del turismo culturale, le attività di accoglienza alberghiera ed investendo sul patrimonio tutto italiano del Melodramma, con il fine di dare visibilità e risonanza mediatica a Palazzo Giustiniani e prefigurarne con eventi musicali le preziose potenzialità di attrattore turistico e culturale e non da ultimo favorirne il programma di completo restauro e recupero alla fruizione pubblica. Il progetto è presentato dall’Istituto Nazionale del Melodramma su richiesta della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle province di Roma, Rieti e Viterbo, detentrice del bene demaniale, e del Comune di Bassano.
Il progetto ha avuto una durata biennale (2008/2009) con un appuntamento mensile strutturato in una conferenza a tema ed un concerto. La manifestazione si è svolta per le giornate autunnali ed invernali (da Settembre ad Aprile) nella Sala dei Cesari di Palazzo Giustiniani, nei mesi primaverili ed estivi (da Maggio ad Agosto) nella corte del Palazzo interessata da un completo restauro delle pavimentazioni e delle superfici architettoniche.


Bassano Romano nel testamento di Vincenzo Giustiniani
di Domenico Vittorini

Ho avuto modo di leggere il testamento dell’Illustrissimo Sig. Vincenzo Giustiniani Marchese di Bassano che redasse in Roma il 22 gennaio dell’anno 1631.
Il Marchese Vincenzo Giustiniani non ebbe la possibilità di nominare eredi diretti in quanto tutti e tre i figli gli premorirono, infatti tale condizione familiare è così riportata nel testamento: “Io nel mio testamento per avanti fatto avevo lasciato erede mio universale; ed essendo piaciuto al Signore Iddio chiamare a se un mio figlio maschio, chiamato Gio. Gironimo, battezzato nella chiesa di S. Eustachio, e né fu compare il Cardinale Montalto bon. mem. ed anco due figlie femmine, l’una chiamata Gironima, e l’altra Portia, li quali ha partoriti la Signora Eugenia Spinola mia consorte, e ritrovandomi al presente privo di figli, non avendo poi ella fatti altri;…”.
Pertanto il Marchese nomina erede universale di tutti i suoi beni il nipote, Sig. Andrea Giustiniano, figlio del Sig. Cassano, del q. Sig. Andrea Giustiniano.
Qualche anno dopo, e precisamente nel 1650, Andrea fu elevato al rango di Principe dal Pontefice Innocenzo X.
Tornando all’excursus del testamento l’aspetto che più mi ha colpito è stata la straordinaria religiosità del personaggio, intesa non solo come uomo integerrimo e ricco di fede ma anche come uomo dotato di un amore profondo, religioso, verso la terra di Bassano e la sua gente. Nella prima parte del documento vi sono riportate una serie di disposizioni con le quali lascia somme di denaro a varie istituzioni religiose affinché provvedano alla cura dell’anima attraverso la celebrazione di Sante messe, nonché lasciti a favore di persone bisognose. E’ interessante rilevare quanto questo personaggio, come ho già detto, ami Bassano, leggendo, quanto qui sotto viene riportato, si potrebbero azzardare due interpretazioni: una come promotore di uno sviluppo demografico del posto e l’altra, più poetica, a ricordo della felice valutazione che fece il padre Giuseppe scegliendo Bassano quale amena località: “Item voglio, ordino, e comando, che il mio erede universale da nominarsi da me qui sotto, e tutti quelli, che a lui succederanno in questa mia eredità, e successione, come esplicarò, paghino, e con effetto sborsino prontamente in ciaschedun anno in perpetuo scudi 30 di moneta, di giulj dieci per scudo, li quali servano per sussidio dotale ad una povera Vergine forastiera, che venga a maritarsi, ed accasarsi nella mia Terra di Bassano, con un marito forastiero, che non sia nato, né allevato in d. Terra, e Marchesato di Bassano. E quando sarà fatta fede dal Curato, che resti contratto lo Sposalizio, se gli faccia lo sborso di d. scudi trenta di moneta, con obbligo d’ambedue loro tanto del marito, quanto della moglie negl’atti della Corte di detta Terra di Bassano di dover abitare decentemente in detta Terra, sotto pena della restituzione della dote, la quale potranno assicurate nel miglior modo, che potranno, e la concessione della detta dote voglio, che segua nel giorno della festa di S. Vincenzo, ed Anastasio nel mese di Gennaro, nella Chiesa di S. Vincenzo da me fabbricata da fondamenti, e così voglio che si osservi in perpetuo.”
Sempre in merito alla sua terra di Bassano è molto interessante la parte che dedica alla erigenda Chiesa di San Vincenzo. Dispone che il suo erede si adoperi attivamente affinché sia completato il mausoleo ed inoltre da disposizioni precise in merito alla gestione. Per quest’ultimo aspetto è interessante rilevare che il Marchese Vincenzo aveva già nelle sue intenzione di rendere il luogo non solo centro spirituale ma anche centro di formazione culturale: i preti assunti, secondo la volontà del marchese, dovevano dedicarsi all’insegnamento di quelle materie atte a erudire la popolazione del posto e anche quella proveniente dai paesi limitrofi. Oggi si può ben dire che i Padri Benedettini Silvestrini hanno attuato quello che il Marchese disponeva quattro secoli fa.
Per meglio comprendere la volontà del Marchese riporto integralmente la parte del testamento che riguarda le disposizioni in merito alla Chiesa di San Vincenzo:
“Item voglio, ordino, e comando, che il mio erede, o li suoi successori nella mia eredità conforme alla disposizione di questo mio ultimo Testamento da dichiararsi qui sotto, facciano finire e ridurre all’ultima perfezione la chiesa da me principiata, e ridotta per grazia del Signore a buon termine, ad onor di S. Vincenzo Martire, nel Territorio della mia Terra di Bassano, conforme al disegno, ed intenzione, che sono a notizia di M. Giacomo Pacifici Architetto, e di Mastro Niccolò Valle Capo Mastro Muratore, con spendere scudi 1000. di moneta, in ciascun anno , finché resti finita a fatto, ed in modo che si possa officiare, e celebrarvi Messe, ed altri divini Offici, ed all' ora debba detto mio erede tener provista detta Chiesa di tutte le cose, che gli parranno necessarie per il culto Divino condecente al luogo, ed alla qualità di detta Chiesa, ed alla mia intenzione .
Item voglio, ordino, e comando, che finita che sarà la detta Chiesa. a segno, che si possa officiare, ed in essa celebrarvi Messa il mio erede, o li suoi successori come sopra siano tenuti, e debbano perpetuamente tenere tre Preti Cappellani Sacerdoti di buona fama, ed esemplari, amovibili ad nutum, ed a bencplacito del detto mio erede, o de suoi successori come sopra, in conformità della licenza, e patente concessami da Monsig. Reverendissimo Vescovo, di Sutri e Nepi, la qual patente si trova negl'Atti Episcopali di Sutri, resta registrata. nell’Archivio di Bassano, li quali Sacerdoti ripartitamente tra di loro debbano celebrar Messe, ed altri divini Officj con buona unione tra loro, e con dar buon esempio, e con buona regola di governo, ed economia, con osservare per appunto, ed onninamente gl’ordini, che li saranno dati delli miei successori, che pro tempore saranno Marchesi, Padroni della Terra di Bassano, in vigor del presente mio ultimo Testamento , li quali Preti se non saranno obbedienti a d. Marchesi, e Signori di Bassano, voglio, che subito siano licenziati da quelli , e se ne piglino altri, da quali se ne possa sperar miglior servizio, e questo sia sempre ad nutum, e beneplacito di d. miei successori nel Marchesato, e Dominio della Terra di Bassano, come sopra in perpetuo, li quali debbano dare, e diano a detti Preti quella provisione, che a loro parrà, conveniente alla qualità, e talento delli detti Preti, tra li quali voglio, che sia alcuno, che sia idoneo ad insegnare la Dottrina Cristiana, di leggere, di scrivere, e di far Abbaco a chiunque vorrà da loro imparare, e voglio che s' insegnerà non solo a quelli di Bassano, ma anco a quelli de luoghi convicini, e ad altri forastieri gratis, e senza mercede da darsi dalli detti Scolari, alli quali se si insegnerà anco la Grammatica, sarà più conforme alla mia intenzione , e desiderio, il qual sarebbe ancora, che tutti li detti tre Preti Cappellani abitassero nella detta Chiesa di S. Vincenzo, nelle Stanziette di sopra, andandovi per le lumache, che rispondono nella Chiesa ma; se per maggior commodità della Scuola , e delli Scolari paresse bene avere anco una Casetta nella Terra di Bassano, o nel Ter ritorio di essa, essorto li suddetti miei successori Marchesi, che glie la debbano provedere, come gli parrà; E perché non pare, che sia cosa conveniente, che li detti Preti Sacerdoti, li quali voglio, che siano Preti Secolari, e che non siano soggetti all'obbedienza d'alcuna Regola, o Religione, nemmeno obbligati ad alcuna altra residenza, nel tempo che li sopravanzerà oltre le Messe, ed altri officj, che giornalmente diranno, restino affatto oziosi, e sfaccendati; Potranno li sopradetti miei successori nel Marchesato, e Dominio di Bassano, fare elezione di persone di tal qualità, e talento, che siano atti ad esser applicati a qualche altre cure, ed occupazioni, oltre all’insegnare, come ho detto a Scolari, che possono apportare utile, ed onore alli detti Signori Marchesi, e alla Terra, ed abitatori di Bassano, ma anche, e molto piò al servizio del Signore Iddio nostro Signore.”
Subito dopo le volontà del marchese per la Chiesa di S. Vincenzo, nel testamento viene riportata la disposizione in merito alla costruzione di un borgo adiacente alla detta Chiesa o in una località più idonea, e per finanziare i lavori dovranno, i suoi eredi, utilizzare gli introiti provenienti dalle tenute di Bassano: “Item finita, che sarà la detta Chiesa di San Vincenzo, la quale per grazia del Signore, e del detto Santo glorioso mio Avvocato, resta ridotta ad assai buon termine, voglio, che gli miei eredi, o i loro successori suddetti dall’entrate, che caveranno dalla Terra e Territorio di Bassano spendano, e con effetto sborsino in ciascun anno scudi scudi mille di moneta almeno, in fabbricare un Borgo con Case più tosto piccole, che grandi incontro, o vicino alla detta Chiesa di S. Vincenzo in luogo che parrà più commodo, ed onorevole, con buon disegno, e regola d’Architettura, massime nella prima intenzione, e nel dare principio; il qual Borgo si debba nominare Giustiniano, ma quando però il tempo, e le varie occorre facessero conoscere, che la detta intrapresa di fare il detto Borgo non riuscisse conforme alla mia intenzione, voglio ed ordino, che li sudetti scudi mille annui di moneta si spendano in fare altre fabriche utili, ed onorevoli agli miei successori nel Marchesato, e Dominio di Bassano, ed a quella Terra, e suoi abitatori, a quali finora per lo passato le fabriche da me fatte hanno apportato nome, ed onorevolezza, e beneficio ai poveri Vasalli, che hanno lavorato, e travagliato in varie cose”.
Il “Borgo giustiniano”, nelle adiacenze della Chiesa di S. Vincenzo, non fu mai realizzato e si potrebbe supporre che gli eredi (Andrea Giustiniani) avrebbero considerato che tutto sommato era più conveniente e utile continuare ad edificare nelle strette vicinanze del paese Ecco, come possibile soluzione, che nel XVII secolo prende corpo l’opera urbanistica di Borgo San Filippo, un agglomerato di case al di fuori delle mura medioevali.
La parte del testamento riguardante il “Borgo” termina così: “E questo pagamento, e sborso di scudi 1000. annui, voglio, che ascenda alla somma, e quantità intiera di scudi venti mila, oltre e di più, che gli miei sudetti successori nel Marchesato, e Dominio di Bassano averanno speso, in finire la detta Chiesa di San Vincenzo, e passati, che saranno anni venti, e pagato, e sborsato, che averanno li miei sudetti successori, li scudi ventimila a ragione di scudi mille in ciscun anno, come sopra ho detto, voglio, che si manchi, e si lasci di fabricare in vigore del presente mio Legato, e che i miei sudetti successori manchino di sborsare li detti scudi mille annui, e potranno di tutte l’entrate di detta Terra, e Territorio di Bassano, valersi a loro benepalcito in occasioni d’utile, e onore loro, ed in servitù del Signore Iddio”.
Il mecenatismo del Marchese si evidenzia in modo costante nel testamento, tanto da accalorarsi nell’esternare le intenzioni sue affinché tutto ciò che è di arredo e abbellimento dei suoi palazzi e giardini non sia venduto o alienato, infatti nel testamento così è riportato: “… dichiarando, che in questi Mobili da vendersi non siano comprese le Statue, e Bassi rilievi, e Petti e Teste, Tavole, e Buffetti, ed altre cose di Marmo, e di Metallo, e tutti li Quadri di qualsivoglia sorte di Pittura, di Ricamo, e di rilievo, i quali tutti Quadri, Statue, ed altre cose di Marmo, e Metallo, voglio che restino, e siano del mio erede: perché l’intenzione mia è, che tutte le Statue, e tutti li Quadri di Pittura, ed altri come sopra, che al presento sono, e saranno nel punto della mia morte nel mio Palazzo, nel quale abito, o altro ove lo abitassi, e che saranno nelli miei Giardini, e nella mia Terra di Bassano, e tutti altri che saranno nelle Botteghe dé Scultori, o Scarpellini, o Pittori, ed in ogn’altro luogo restino per mia memoria perpetuamente, e per ornamento dé Palazzi e Giardini miei, come ho detto. E però voglio, ordino, e comando, che le dette Statue, e Quadri, ed altre cose di Marmo, e di Metallo sudetti dal mio erede universale, e da tutti quelli, che gli succederanno nella mia eredità, e fidecommisso come sopra, e come sotto dichiarerò, non si possano mai vendere, né alienare in qualsivoglia modo, né in tutto, né in parte; ed in evento di contravenzione voglio, che quel tale, che venderà, o alienerà le dette Statue, e Quadri, ed altre cose di Marmo, e di Metallo, nel modo detto di sopra, contro la mia volontà, ed intenzione sia tenuto in coscienza Cristiana obbligato alla Confessione sacramentale di pagare, e di restituire al suo successore, il quale dopo di lui averà di posseder detti Palazzi, e Giardini, ed altri miei luoghi sudetti in vigore del presente mio ultimo Testamento il doppio, e più del giusto prezzo di esse cose vendute… “. Purtroppo le disposizioni del marchese non sono state ben recepite dai posteri.
Nella parte finale del testamento il marchese esprime il desiderio che tutti i suoi beni, in particolare quelli di Bassano, siano conservati in perpetuo e liberi da ipoteche o altre forme coercitive per la soddisfazione di debiti accumulati, infatti così dice: “Di più, salve le cose sopradette, perché desidero grandemente, che la mia eredità, e beni, ed in specie talmente, che la specialità non deroghi alla generalità, ne all’incontro, il Marchesato, Terra, e Territorio di Bassano, e qualsivoglia altri beni giurisdizionali, che al tempo della mia morte si troveranno da me compri, ed acquistati in qualsivoglia luogo esistenti si conservino sempre, ed in perpetuo liberi, ed esenti da qualsivoglia sorte di debiti; però voglio ed espressamente ordino, che la detta mia eredità, e beni, e nominatamente i detti miei Marchesato, Terra, e Territorio di Bassano ….. si conservino, e mantenghino perpetuamente nei miei eredi…”


Recentemente Agostino Bureca, architetto, funzionario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, progettista e direttori dei lavori di numerosi interventi di restauro, svolge attività istituzionali di tutela conservazione e valorizzazione dei monumento presso la Soprintendenza per i Beni Architettonici per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico del Lazio ha pubblicato per la Gangemi Editore un interessante libro sul "La villa di Vincenzo Giustiniani a Bassano Romano, dalla Storia al Restauro".
Viene presentato, al termine del procedimento per l'acquisizione allo Stato della Villa Giustiniani-Odescalchi di Bassano Romano, il risultato del compendioso programma di studi e ricerche promosso e curato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici per il Paesaggio per il Patrimonio Storico Artistico del Lazio. Il feudo bassanese, in origine degli Anguillara, fu acquistato nel 1595 dal ricco commerciante e finanziere genovese Giuseppe Giustiniani, riparato a Roma dal lontano Oriente; la Villa fu restaurata e configurata nello stato attuale dal figlio Vincenzo (Chio 1564-Roma 1637) sul principio del Seicento per farne la propria casa-museo, rappresentativa sede di importanti collezioni antiquarie e di arte contemporanea e aristocratico luogo di riservate e dilettevoli attività e privilegiate frequentazioni. Nell'attesa dell'avvio dei lavori di restauro se ne ripercorrono le passate vicende, dai fasti barocchi alle tristi dismissioni patrimoniali dell'Ottocento, si illustra il prezioso ciclo di affreschi, opera di importanti artisti dell'epoca (FRANCESCO ALBANI, BERNARDO CASTELLO, DOMENICHINO, PAOLO GUIDOTTI BORGHESE, ANTONIO TEMPESTA), si affrontano -quasi a voler preordinare un disciplinare per la tutela - le problematiche connesse ai possibili utilizzi e progetti di valorizzazione culturale nella speranza che non si passi dalla colpevole


DAI GIUSTINIANI ALL'UNIONE EUROPEA
UN PERCORSO CONTINUO


Si è svolto il 17 aprile 2004, a Bassano Romano (Viterbo) in collaborazione con l'Amministrazione Comunale e la Lega Italo-Ellenica, il convegno dal tema: "DAI GIUSTINIANI ALL'UNIONE EUROPEA UN PERCORSO CONTINUO".
All'evento hanno partecipato i Comuni Italiani di: Mirano (Venezia), Ortona (Chieti), Caprarica (Lecce), Amelia (Terni), Lari (Pisa), il Comune Francese di Bastia, i comuni Greci di Chios ed Homiroupolis. Il convegno è stato patrocinato dal Senato della Repubblica, dal Sovrano Militare Ordine di Malta delegazione Granpriorale Ligure, dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Viterbo
Le relazioni hanno analizzato il percorso storico dei Giustiniani, da diverse angolazioni: dall’epopea della marineria genovese nel levante fino al collezionismo seicentesco dei grandi mecenati e alle suggestioni architettoniche della Villa di Bassano. Un lungo viaggio tra storia e cultura per riallacciare, nello spirito Europeista, gli antichi legami tra popoli di diverse culture e società.
Le amministrazioni intervenute, si sono impegnate a predisporre un protocollo d’intesa, per dare seguito a questa iniziativa, anche al fine di realizzare un organismo permanente, tra vari soggetti non solo pubblici, atto a valorizzare eventi futuri per conto dei suoi partner, anche attraverso una Fondazione con una pluralità di soci attivi con la finalità di salvaguardare i beni storico-culturali, per la valorizzazione piena dei siti, palazzi, oggetti, memorie dell'illustre casato. Questo organismo potrà presentare proposte di interventi integrati, cofinanziati dai fondi strutturali europei per gemellaggi tra diverse comunità ed il recupero di siti urbanistici di interesse storico, artistico - culturale, villaggi tradizionali in stato di abbandono e di degrado. Il progetto avviato rimane comunque aperto sia ad associazioni private che ad altri enti pubblici come altri comuni che in ogni momento possono farne parte. Già hanno dato la loro adesione i comuni di Fauglia (Pi), Monterinaldo (Ap), e Aghios Minas, Ionias e Kampochora (Grecia)

Gli atti sono stati presentati in anteprima a Chios il 31 agosto 2005 ed a Roma il 1 dicembre 2005 presso la Sala dei Presidenti di Palazzo Giustiniani di Roma, con il patrocinio del Senato della Repubblica, da Enrico Basso, archivista di Stato direttore nella Sovrintendenza Archivistica per la Liguria e Christina Strunck, Assistente scientifico della Biblioteca Hertziana.
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Venerdì 7 aprile 2006, a seguito la presentazione Genovese nella cornice del Complesso Monumentale si Sant’Ignazio presso l’Archivio di Stato. Un simbolico ritorno nella città di origine della famiglia, durante le manifestazioni Genovesi dell’ottava settimana della cultura. Patrocinatore dell’evento oltre il Senato della Repubblica, il Sovrano Militare Ordine di Malta Delegazione Granpriorale Ligure.
Gli atti, già presenti nei cataloghi di diverse Biblioteche pubbliche, sono stati presentati da Giovanni Assereto, ordinario di storia moderna dell’Università di Genova che ha commentato i contributi storici al volume e da Christina Strunck, assistente scientifico della Biblioteca Hertziana di Roma che ha commentato gli aspetti più artistici ed architettonici trattati nel volume. Alfonso Assini, funzionario dell’Archivio Genovese, è intervenuto sul lascito fedecommissorio di Vincenzo Giustiniani, la cui contabilità e molti degli atti notarili rogati per conto di questa famiglia sono conservati nell’Archivio stesso. Durante la manifestazione, sono stati esposti, a cura dello stesso Assini, Ignazio Galella e Roberto Santamaria, alcuni dei più significativi documenti dell'Archivio Giustiniani, in rapporto soprattutto alle loro committenze artistiche, disegni (fra cui il bellissimo stemma della famiglia), stampe e incisioni (dalle collezioni del marchese Giustiniani verrà una copia della "Galleria Giustiniana"), monete e oggetti legati alle funzioni dogali e di rappresentanza svolta da alcuni membri della famiglia., provenienti anche da alcune preziose collezioni private.

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Redazionale con foto sul Convegno a Bassano Romano
Redazionale con foto sulla presentazione degli atti a Roma
Articolo degli atti a Roma sulla "Croce Ottagona" periodico della Delegazione Ligure del SMOM gennaio 2006 n.23 con il discorso del Delegato dell'Ordine Giovanni Della Croce di Dojola
Redazionale con foto sulla presentazione degli atti a Genova
Articolo degli atti a Genova sulla "Croce Ottagona" periodico della Delegazione Ligure del SMOM aprile 2006 n.26
Intervento del delegato alla cultura di Bassano Romano alla presentazione degli atti a Genova
atti giustiniani
INDICE DEGLI ATTI (dove disponibili dei brevi estratti dei contributi)
1) Lettera di saluto del senatore Marcello Pera, presidente del Senato della Repubblica. 2) Presentazione di Giovanni Della Croce di Dojola, delegato granpriorale per la Liguria Del Sovrano Militare Ordine di Malta. 3) Presentazione di Giuseppe Marchetti, sindaco del Comune di Bassano Romano. 4) Fu Giustiniano l’eponimo fondatore del casato? Introduzione a cura di Enrico Giustiniani. 5) PARASKEVI PAPAKOSTA - Introduzione al convegno in lingua greca moderna 6) GABRIELLA AIRALDI - Genova e il Mediterraneo. 7) STEFANO GRILLO di RICALDONE - I Giustiniani: “cives” e “reges”. Le distinzioni nobiliari del ceto dirigente genovese dall’età comunale ai riconoscimenti della regia Consulta Araldica. 8) ANDREA LERCARI - La vicenda storica dell’albergo Giustiniani: dalla fazione popolare al patriziato sovrano della Repubblica di Genova. 9) SILVIA DANESI SQUARZINA - Il Cristo portacroce di collezione Giustiniani. Prima versione incompiuta di un’opera di Michelangelo. 10) MANUELA TOZZI RAMBALDI - Il Campos di Chios, caratteri e confronti. 11) VALERIA MONTANARI - Orientamento e prassi del restauro a Chios. 12) PARASKEVI PAPACOSTA - Sulle tracce dei Giustiniani nella storia dell’architettura di Chios, Bassano Romano, Gravina in Puglia e Caprarica di Lecce. 13) DIMITRIS PAPALIOS - Il progetto di parco medievale tematico come valorizzazione dei beni architettonici a Chios. 14) RINALDO MARMARA - La formazione della comunità latina a Costantinopoli e le migrazioni da Chios. 15) AGOSTINO BURECA - La Villa di Vincenzo Giustiniani a Bassano Romano: interventi e prospettive per la tutela e la valorizzazione. 16) RITA FABRETTI - I Giustiniani a Bassano: rapporti tra potere centrale e locale (sec. XVII e XVIII). 17) ANGELO CASERTANO - Il Monastero di San Vincenzo: dall’idea di Vincenzo Giustiniani alla donazione Benedettina-Silvestrina. 18) REMO DE MARTINO - Il viaggio di San Tommaso apostolo da Chios a Ortona. 19) ALEXANDRIS EVANGHELOS - Progetto di gemellaggio fra Comunità Mediterranee unite da percorsi storici comuni. 20) EMMANUEL VASTA e JEAN BAPTISTE RAFFALLI - La Villa Giustiniana a Bastia. 21) BARBARA SILVANI - Il palazzo Giustiniani di Amelia. 22) GIAMPAOLO GRASSI - Il modello socio economico di Chios: riscontro nei modelli di organizzazione agricola e d’imprenditoria nella Val d’Era e sulle colline pisane. 23) MARIO ESPOSITO - Ville Venete nel territorio di Mirano. 24) ALESSANDRA ZABBEO - I Giustinian a Mirano e il loro insediamento.

Gli Atti sono acquistabili presso la tipografia: Tipografia Pioda Viale Borelli, 15 Tel: 06 44701500 Fax: 06 4451 862 - info@pioda.it


BASSANO ROMANO-CHIOS:
ANTICHI LEGAMI E NUOVI PERCORSI NELLO SPIRITO EUROPEO
Atti del II° convegno internazionale sulle architetturee collezioni artistiche dei Giustiniani


nell'ambito del progetto europeo di gemellaggio tra Bassano Romano, Aghios Minàs e Kampohòra di Chios

Si è svolto dal 6 al 10 settembre 2006, l’incontro tra i cittadini del Comune di Bassano Romano, nella Tuscia Viterbese, e quelli dei Comuni di Aghios Minàs e Kampohòra dell’isola Greca di Chios, nell’ambito del progetto co-finanziato dall’Unione Europea per la cittadinanza attiva “gemellaggio di città”. Il tema del gemellaggio venne proposto per prima volta durante il convegno internazionale svolto a Bassano Romano nell’aprile del 2004, Dai Giustiniani all’Unione Europea: un percorso continuo, un lungo viaggio tra storia e cultura per riallacciare, nello spirito europeista, gli antichi legami tra popoli di diverse culture arricchite, grazie anche alla presenza dei Giustiniani, da testimonianze storico-artistiche, appartenenti oggi al patrimonio culturale europeo.
In un atmosfera cordiale e informale, la delegazione Chiota, arrivata mercoledì 6 settembre all’aeroporto di Fiumicino, è stata accolta dal Sindaco insieme alla Giunta Comunale e da numerosi giovani dell’Associazione Culturale Bassanese. Il gruppo Greco, nei due giorni successivi ha visitato i luoghi di principale interesse nella cittadina Viterbese e nella capitale.
Sabato 9 settembre si è svolta la parte ufficiale del programma, presentata in questo volume d’Atti (in Italiano e Greco), aperta dal secondo convegno internazionale di studi storico-scientifici, presentato in italiano e in greco, intitolato Bassano Romano-Chios: antichi legami e nuovi percorsi comuni nello spirito europeo, svolto nella suggestiva Sala dei Cesari del Palazzo Giustiniani. I relatori, rappresentanti della Pubblica Amministrazione, scienziati e studiosi, hanno ripercorso gli antichi legami che uniscono le comunità Italo-Greche intervenute. Dal 1347 al 1566 i Giustiniani furono gli amministratori per conto della Repubblica Genovese dell’isola di Chios nell’Egeo nord orientale. Alcuni di loro dal 1595 al 1854, dimorarono nel feudo di Bassano Romano. Il gemellaggio tra le comunità Chiote e quella Bassanese è un atto di amicizia nel comune legame con la presenza di questa famiglia e con l'eredità ideale, architettonica e culturale che essa ha lasciato ai posteri italiani e greci. Al convegno ha fatto seguito la firma ufficiale del Patto di Amicizia tra i comuni intervenuti. Nel pomeriggio la manifestazione si è chiusa con l’esibizione del Gruppo Bandistico Bassanese e dei danzatori di Aghios Minàs e Kampohòra, presso il Monastero di San Vincenzo Martire, seguita da una serata musicale.
Domenica 10 settembre, la delegazione Chiota è tornata in Grecia, dando appuntamento ai Bassanesi nell’isola del mastice per il 2007. atti gemellaggio giustiniani

Il libro d'atti è stato curato da Enrico Giustiniani e Paraskevi Papakosta
Nelle prime pagine del presente volume d’Atti, vengono presentati brevemente i tre Comuni e immagini dagli archivi dei relatori, nonchè i saluti dei Sindaci e dei membri della Pubblica Amministrazione. Segue un breve intervento del Presidente del Comitato Organizzatore Enrico Giustiniani, sul progetto di partenariato Europeo della “Rete Giustiniani” e la cittadinanza Europea attiva. La sezione di carattere scientifico del convegno apre con il testo di Cecilia Mazzetti di Pietralata, storico dell’arte, relativo all’opera dei fratelli mecenati Vincenzo e Benedetto Giustiniani, nati a Chios nella metà del XVI secolo, i cui palazzi a Roma e a Bassano, furono dei veri e propri luoghi d’arte - “Accademie” - dove oltre ad ammirare la splendida collezione di statue e dipinti, gli artisti cercavano atmosfere e spunti per la loro ispirazione; un crocevia di incontri artistici nel seicento, dal Nord Europa al Mediterraneo, un patrimonio culturale di enorme valore, lasciato in eredità ai posteri.
Segue lo studio analitico di Paraskevi Papacosta dedicato alle architetture dei Giustiniani di Chios a Bassano Romano. La relatrice enfatizza il valore urbanistico del complesso territoriale ed alcuni caratteri peculiari comuni che ricollegano Bassano a Chios. Attraverso questa nuova lettura panoramica dell’insieme, basata sull’analisi diretta e su ricostruzioni storiche, contribuisce al processo di conservazione e valorizzazione del sito storico.
Le ricerche d’archivio delle famiglie Anguillara di Ceri e Giustiniani di Negro a Roma e a Viterbo hanno contribuito allo svolgimento dell’analisi, dedicata al giardino di Vincenzo Giustiniani, dell’architetto della Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il paesaggio del Lazio, Agostino Bureca responsabile del programma di conservazione della villa Giustiniani-Odescalchi a Bassano Romano. Nonostante l’ovvio rinnovo della vegetazione e del deperimento della materia permangono tutt’oggi diversi caratteri dell’originario genius loci del giardino, dovuti alle aspirazioni antiquarie e alle suggestioni europee del noto mecenate da Chios.
Don Cleto Tuderti, già Priore del Monastero di San Vincenzo, ha sviluppato il tema del “Mausoleo” voluto dal Marchese Vincenzo per la sua famiglia, evidenziando altri aspetti, correlati alla religiosità e spiritualità dei Giustiniani, non meno eloquenti ed attuali, che mettono in luce singolare la poliedrica figura di Vincenzo Giustiniani. Rinaldo Marmara si sofferma sull’importanza dei registri parrocchiali di Chios presenti a Tinos e su quelli di Costantinopoli, ricchi di testimonianze ed appunti, di cui alcuni sono del tutto ancora sconosciuti agli studiosi e altri necessitano di essere ricatalogati e soprattutto preservati dall’incuria del tempo.
Al suo intervento ha seguito quello di Manolis Vournous della Chiesa degli Aghii Sarànda a Thimianà. L’architetto offre una lettura aggiornata compiuta sui ruderi della chiesa e su precedenti studi personali. È interessante il fatto che dopo secoli di storia, si rispecchiano ancora le influenze genovesi nell’architettura chiota.
Dimitris Kokkinakis attraverso la sua antologia critica introduce all’arte medica e farmaceutica di Chios nel periodo genovese dell’isola. Sintetizza il sistema sanitario chiota del passato, ricorrendo a parallelismi con le istituzioni adottate dalle repubbliche marinare nella penisola italica. L’argomento sulle farmacie portatili e sull’arte degli speziali apre nuovi orizzonti negli studi chioto-bassanesi.
Alice Gànou, con un intervento semantico, ha evidenziato come esistano ancora, nel dialetto Chiota, termini vernacolari di derivazione Genovese e Italiana. Questi “cromatismi” locali potrebbero ricollegarsi alle manifestazioni “periferiche” della matrice latina nell’Egeo e più in generale nel Mediterraneo.
Cogliendo l’occasione di questo nuovo convegno organizzato nell’ambito del progetto di gemellaggio tra Bassano e Chios, sono stati inseriti due nuovi contributi di sintesi e di approfondimento scritti dai curatori della presente opera collettiva. Essi contribuiscono al riconoscimento dell’opera e all’approfondimento di alcuni dei temi affrontati dai relatori che parteciparono al primo convegno internazionale Dai Giustiniani all’Unione Europea: un percorso continuo, svolto a Bassano Romano nell’aprile 2004 che tematicamente aveva introdotto la proposta di gemellaggio. Enrico Giustiniani ricorda i temi illustrati negli atti del primo convegno, curati da lui stesso, che presentò al palazzo Giustiniani di Roma al Senato il 1 dicembre 2005 e successivamente al Archivio di Stato di Genova il 7 Aprile 2006 ove sono state aggiunte nuove valutazioni e commenti costruttivi di natura critica, sulle relazioni di contenuto scientifico. Il secondo testo di Paraskevi Papacosta chiude il presente volume, offrendo nuove prospettive di studio. La studiosa percorre i temi relativi alle architetture del passato conservate nelle antiche Terre dei Giustiniani. Segue una nuova lettura a campione, mirata, con relativa documentazione fotografica o grafica di alcune architetture monumentali in stato di rovina ed altre memorie dei Giustiniani di Chios. Il testo è caratterizzato da meditazioni storico-critiche, verificate direttamente sui “testi architettonici” e dall’individuazione di alcuni valori inespressi dalla letteratura che potrebbero essere capaci di suggerire nuove iniziative e soluzioni progettuali finalizzate alla conservazione e al recupero di questi siti degradati.

INDICE DEGLI ATTI
FRANCESCO BROGLIA - Presentazione Atti; ENRICO GIUSTINIANI E PARASKEVI PAPACOSTA - Introduzione al convegno internazionale nell’ambito del progetto di gemellaggio tra i Comuni di Bassano Romano, Aghios Minàs e Kampohòra di Chios; Presentazione dei Comuni del gemellaggio-Saluti ; Messaggio di Benvenuto ai cittadini di Aghios Minàs e Kampohòra; Saluto del Sindaco di Bassano Romano Luigi De Luca; Saluto dell’Assessore alla cultura di Bassano Romano Vittorio Ronconi; Presentazione del Comune di Bassano Romano; Saluto del Sindaco di Aghios Minàs Ionnis Pantelàras; Breve presentazione dell’isola di Chios; Presentazione del Comune di Aghios Minàs; Saluto del Vice-Sindaco di Kampohora Charilaos Koutsouràdis; Presentazione del Comune di Kampohora; Presentazione progetto “Rete fra città gemellate”; ENRICO GIUSTINIANI Il progetto di parternariato e di gemellaggio fra comunità Europee unite da percorsi storici comuni. La cittadinanza Europea attiva; Relazioni di contenuto scientifico sulla storia e la cultura di Bassano Romano e Chios ; CECILIA MAZZETTI DI PIETRALATA - Dal nord Europa al Mediterraneo: i palazzi Giustiniani di Roma e Bassano nel seicento, crocevia di incontri artistici; PARASKEVI PAPACOSTA - Architetture dei Giustiniani di Chios a Bassano Romano:storia e caratteri; AGOSTINO BURECA - Aspirazioni antiquarie e suggestioni europee nel giardino storico del palazzo Giustiniani a Bassano Romano; CLETO TUDERTI - Il mausoleo di S.Vincenzo Martire in Bassano Romano. Contributo per un gemellaggio; RINALDO MARMARA - La storia non è mai completa …. e neppure quella dei Giustiniani; MANOLIS VOURNOUS - La chiesa degli Aghii Sarànda a Thymianà di Chios; DIMITRIS KOKKINAKIS - Breve introduzione all’Ars medica e farmaceutica nella colonia genovese di Chio. Dai primi ospedali al cofanetto dei medicinali di Vincenzo Giustiniani; ALICE GANOU - L' influenza della lingua italiana sul linguaggio Chiotico; Termini vernacolari di origine italiana o genovese presenti nel dialetto Chiota; Firma del “Patto di amicizia e fratellanza”; Retrospettiva e approfondimento sui temi del 1° convegno internazionale di Bassano Romano; ; ENRICO GIUSTINIANI - Sintesi del convegno di Bassano Romano del 17 aprile 2004: Dai Giustiniani all’Unione Europea: un percorso continuo; PARASKEVI PAPACOSTA - Un percorso nelle antiche Terre dei Giustiniani: retrospettiva e approfondimento sui temi architettonici del primo convegno di studi a Bassano Romano; Ringraziamenti.

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Gli atti sono stati presentati una prima volta il 12 maggio 2007 a Bassano Romano dal Prof. Francesco Broglia e dall’Arch. Michele Campisi con il patrocinio della Sovrintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio del Lazio (Redazionale presentazione di Bassano Romano a cura di Domenico Vittorini - Gazzetta Bassanese n. 124 giugno 2007). A seguito poi la presentazione a Roma il 28 novembre 2008 nella sala Capitolare presso il Chiostro del Conventodi Santa Maria sopra Minerva Senato della Repubblica. La Sala, costruita per volontà di Vincenzo Giustiniani, generale dei Domenicani, nel XVII secolo, ancora conserva sul soffitto gli stemmi della famiglia Giustiniani.
Sono intervenuti Silvia Danesi Squarzina, ordinario di Storia dell’Arte Moderna dell’Università di Roma Sapienza e Alessandro S. Curuni, ordinario di Restauro dell’Università di Roma Sapienza. Ha introdotto i lavori Francesco Broglia, Docente di Rilievo dell’Architettura dell’Università di Roma Sapienza. Al termine della presentazione è stato proiettato un documentario sui Giustiniani (vai al video dell'introduzione clikkando il link), creato e montato dall'architetto Papacosta.
Redazionale con foto sulla presentazione del secondo libro degli atti a Roma il 28 novembre 2008

recensione giornalearte

Lo spirito Europeo dei Giustiniani recensione sul volume d'atti del II° convegno internazionale sulle architetturee collezioni artistiche dei Giustiniani - Giornale dell'arte gennaio 2009 a cura di Federico Castelli Gattinara

Gli atti, saranno presentati anche a Genova in primavera 2009 in data ancora da definire.
 Il volume "Bassano Romano - Chios: antichi legami e nuovi percosi nello spirito europeo", è acquistabile su richiesta presso la Tipografia Pioda di Roma in Viale Ippocrate, 154 -
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IL PROGETTO DELLA RETE GIUSTINIANI

Un filo rosso unisce alcuni piccoli comuni Italiani ed Europei, la presenza nel corso dei secoli della Famiglia Genovese dei Giustiniani, importanti tracce architettonicche ed antropologiche da valorizzare e da collegare nel tempo e nello spazio, percorsi turistici comuni per uno scambio di idee e confronti per riallacciare gli antichi legami in uno spirito Europeista.

DOCUMENTARIO SUI GIUSTINIANI

Grazie all'iniziativa dell'Assessore al patrimonio della municipalità Francese di Bastia, è recentemente uscito (gennaio 2008), prodotto da Vision Internationale e da France 3 per la regia di Andrè Waksman il documentario "Les Giustiniani une saga méditerranéenne". Il documentario di circa un ora, a cui ho fattivamente collaborato, ha richiesto quasi due anni di lavori; l'opera, in francese (con alcuni brani in Italiano sottotitolati) traccia il lungo percorso antropologico e storico della famiglia Giustiniani, toccando le località dove più si è sentita la presenza di questa famiglia: Genova, il levante ligure, Chios, Roma, Palermo, la Corsica e Bassano Romano.
Sono in possesso della copia, informalmente potrei accontentare, nei limiti del possibile, chi me ne facesse gentile richiesta.
Il film, apparso sulla trasmissione "Orizzonti" su France3-Corse il 10 maggio 2008 è online sul sito della France 3 - corse in questo link:
"I Giustiniani, une saga méditerranéenne" (100508)


Il  GEMELLAGGIO tra Bassano Romano - Aghios Minas e Kamphokora

L'Unione Europea ha finanziato il progetto di gemellaggio presentato dal Comune di Bassano Romano con il Comune greco di Aghios Minas (DG EAC N. 25/05 Incontri tra cittadini - fase 3). Progetto 06/2082. La manifestazione che ha coinvolto sia il comune Chiota di Aghios Minas che di Kamphokora, si è svolta a Bassano Romano dal 6 al 10 settembre 2006.


LA FAMIGLIA GIUSTINIANI IN LUNIGIANA

Si è svolto il 21 ottobre 2006 un interessante giornata di studi sulla presenza dei Giustiniani nella Lunigiana. Le relazioni hanno esaminato uno dei molteplici aspetti della storia della grande famiglia albergo genovese, un aspetto che può forse inquadrarsi in un più ampio fenomeno che interessò il ceto dirigente della Repubblica: l’insediamento dall’antica Dominante alla periferia nel corso del XVIII secolo. In particolare, infatti, un ramo dei Giustiniani si stabilì in Lunigiana, dove acquistò i resti di un antico monastero restaurandoli ed edificando l’attuale castello, con annessa cappella, di Ceparana (Comune di Bolano) e acquisendo poi, per via ereditaria, anche il castello di Vezzano Ligure, ancora proprietà della famiglia.
Gli Atti di questo convegno saranno disponibili a dicembre 2008 (inseriti in “Accademia Lunigianese”)


Si è svolta il 6 e 7 maggio 2005 la celebrazione del 50° anniversario dell’incoronazione della Sacra Effigie della Madonna della Pietà. Strade, vicoli e piazze arricchite da migliaia di fiori di carta, fontane e giardini costruiti qua e là. Era il 1955 quando il Cardinale Valeri, dopo una richiesta alle autorità ecclesiastiche da parte dei bassanesi, con una solenne cerimonia appose una corona sul capo della Madonna della Pietà. E Bassano fu addobbato con fiori di carta e ogni 25 anni le festività per adorare la Sacra Immagine hanno un carattere straordinario. La Pia Unione della Madonna della Pietà, composta dai Fratelli, coordina anche le due suggestive processioni, quella votiva del sabato sera e quella solenne della domenica mattina. Chiude la processione la macchina della Madonna trasportata a spalla.
Le foto della manifestazione: Bassano Romano addobbato a festa



Alcuni link su Bassano Romano

Bassano di Sutri di Filippo Bonugli articolo del 1955 dalla rivista "Per le vie dell'Italia
Il sito ufficiale del Comune di Bassano Romano
www.assolarocca.it
www.bassanoromanoshop.com Sito della locale associazione culturale con articoli di storia e cultura.
sito amatoriale su Bassano Romano n.1
sito amatoriale su Bassano Romano n.2
sito amatoriale su Bassano Romano n.3
Bassano Romano online
sito ufficiale del Monastero di S. Vincenzo a Bassano Romano
Il mio sito sul Monastero di S.Vincenzo a Bassano Romano
Sorgerà a Bassano Romano il nuovo Santuario della Fondazione Giovanni Paolo II
Associazione Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II - sito ufficiale
I riferimenti del Comune di Bassano Romano
Estratto del Testamento del Marchese Vincenzo Giustiniani e alcuni documenti storici relativo al feudo di Bassano Romano a cura di Domenico Vittorini


Dona il cinque per mille al Monastero di S. Vincenzo ... costruito dai Giustiniani
Il Monastero, per le attività che svolge, è stato riconosciuto dal fisco, come ente capace di ricevere questo tipo di detrazioni. Pertanto se vuoi, nella compilazione della dichiarazione dei redditi puoi destinare la quota del “CINQUE PER MILLE” in favore del Monastero. Oltre alla firma del contribuente è obbligatorio il codice fiscale del Monastero. Monastero S. Vincenzo Martire Bassano Romano Codice fiscale nr. 80004470565



la mia foto
In questa antica mappa settecentesca è presente una tenuta "Polline di Santa Caterina dei Giustiniani" proprio sul bordo orientale del lago di Bracciano nel comune di Trevignano



Il cannone Giustiniani grazie al contributo di Renato G. Ridella


L’Associazione Culturale La Rocca di Bassano Romano, ha recentemente pubblicato una guida turistica: Bassano Romano Terra dei Giustiniani
La guida di Eliseo Fabretti, Yuri Gori, Domenico Moroni, Fiorella Proietti e Domenico Vittorini , si sofferma sulle bellezze di Bassano Romano con una particolare attenzione al Palazzo Giustiniani-Odescalchi e alla vicende della nobile famiglia Giustiniani che qui aveva il suo feudo.

La guida di Eliseo Fabretti, Yuri Gori, Domenico Moroni, Fiorella Proietti e Domenico Vittorini è richiedibile all’Associone stessa in Via M. Giustiniani n.1, 01030 Bassano Romano (VT)
Questo è il loro sito internet: www.assolarocca.it
l’email dell’associazione: info@assolarocca.it
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Bed and Breakfast "La Rocca" da Roberta e Daniele Bassano Romano Via G. Garibaldi, 23 Tel: +39 0761 635518 Cell:+39 329 8503315
In una casa nuova ed appositamente “studiata” affinchè gli ospiti possano trovare tutti i conforts di cui hanno bisogno, la discrezione e la familiarità che desiderano. Per trascorrere una vacanza all’insegna della natura e della cultura, gustando le tradizioni e i sapori genuini di un tempo.


la mia foto www.giustiniani.info
Il sito tratta della storia della Famiglia Giustiniani dalle sue origini Genovesi, attraverso il Dodecaneso Greco, l'isola di Chios e Roma.

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