BASSANO ROMANO
L’ANTICO FEUDO DEI GIUSTINIANI


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lo stemma del comune di Bassano Romano ed una panoramica del centro storico del paese

Bassano Romano sorge a sud della provincia di Viterbo tra i monti Sabatini e i monti Cimini. E' situato a circa 50 Km da Roma e 35 da Viterbo; dista 5 Km dalla via Cassia e 10 Km dalla via Braccianese (ex via Clodia). Confina a nord con Capranica, a nord-est con Sutri, a ovest con Vejano, a sud-ovest con Oriolo Romano e a sud con Trevignano. Esteso su una superficie di 37,46 Kmq, a 365 m s.l.m. nel punto più basso fino a superare i 500 m nella zona della macchia, il paese è circondato da castagneti. Il clima è temperato, il territorio "...non può essere più delizioso dell'aria, dell'acqua e dè suoi prodotti che non possono essere né più puri né più pregiati, e dè suoi individui tutti comunemente atletici, laboriosi, di svegliato ingegno e che d'ordinario giungono fino alla più cauta età".(1) La superficie dell'intera area boschiva di Bassano Romano è di circa 13 Kmq. Il piccolo centro viterbese è attraversato da numerosi corsi d'acqua, tutti a carattere torrenziale. I principali fossi sono: Scarmazzano, Fontegrillo, Scatenato, Pupigliano, Pozzarigo e Tazzano. L'unico corso d'acqua di maggior portata è il Mignone che nasce in questo territorio. Il paese sorge su di uno stretto e lunghissimo roccione di tufo delimitato da due profonde valli, orientato da Nord-Nord-Ovest, Sud-Sud-Est. L'abitato medioevale occupa il pianoro più alto e più largo del roccione e presenta la caratteristica pianta a fuso di acropoli con una strada principale mediana, dorsale sul colmo. Numerose strade residenziali (vicoli), trasversali alla strada principale longitudinale scavalcata da sottoportici, completano il sistema viario: qua e là spazi per larghi e piazzette, posti di avvistamento.

STORIA

Secondo una leggenda popolare Bassano fu fondato da una coppia di giovani etruschi, Velka e Tarkana che, dopo la loro unione, da Sutri decisero di stabilirsi a Bassano, attratti dalle bellezze naturali e dalla serenità del luogo. Si racconta poi che la loro felicità, associata alla tranquillità in cui vivevano, attirò nuove giovani coppie che come loro decisero di stabilirsi lì. Arrivato l'autunno lo stesso entusiasmo coinvolse le famiglie dei boscaioli provenienti dal napoletano e dal senese per il taglio dei boschi. Così sul posto sorsero le prime capanne abitate da gente di diversa provenienza e cultura che mescolò insieme i propri usi e costumi e, con essi, anche la lingua, che si arricchì di sfumature ed espressioni latine, napoletane e senesi. Un volgare che doveva mantenere queste sue caratteristiche fino ai giorni nostri.
Le origini di Bassano non sono probabilmente antecedenti al primo millennio dopo Cristo: sembra che il primitivo castello sia stato edificato dai Sutrini tra il 1157 e il 1175. Significativo è anche il fatto che difficilmente possano essere antecedenti (Romane o addirittura etrusche) non trovando alcun riferimento a questo territorio nelle opere storiche di Livio, Diodoro e Velleio Patercolo.
Il rettore Malvolti , nel 1298, annovera il nostro paese tra i feudi che pagano il focatico.
In breve tempo le colline del -Feudus Bassani- si trasformarono in campi di grano e granoturco, in vigneti, in frutteti mentre le zone più alte, ricche di boschi e prati, divennero luoghi di caccia e pascoli.
In quest'oasi di pace la comunità si accrebbe e visse incurante delle lotte e degli avvenimenti esterni fino al XII secolo d.C. quando, nel 1159, Federico Barbarossa, alla guida di un esercito di15.000 soldati che si recava a Roma per proteggere l'antipapa Vittore IV (eletto dai cardinali imperiali in contrapposizione del papa Alessandro III), si scontrò con le truppe papali. Lo scontro si verificò in una vallata sita nell'estremità ovest di Bassano, l'odierna Valle Nobile. L'imperatore
Federico Barbarossa assistette alla feroce battaglia dalla cima di una rupe tufacea che ancora oggi viene chiamato -Tufi Barbetta – e, accortosi che a causa delle numerose perdite i papalini ripiegavano, ordinò al suo esercito di raggiungerli e di massacrarli. Terminata l'operazione la valle si presentò colorata dal rosso del sangue, tanto che ancora oggi conserva il nome di Valle Sanguineta.
I feroci fatti avvenuti non impensierirono molto gli abitanti di Bassano in quanto la vita si svolgeva molto distante dai luoghi di sangue, ma gettarono il panico tra gli abitanti dei paesi vicini percorsi dalle vie consolari. Tanto che un certo signorotto di Sutri, Enotorio Serco, vantando già dei diritti sul -Feudus Bassani-, ritenne opportuno fabbricarvi un palazzo per trasferirvi la propria residenza. I lavori furono completati in due anni, ma né il signorotto Serco né altri feudatari vi abitarono mai e così la costruzione di Bassano rimase per ancora quattro secoli come un saltuario recapito nel corso di partite di caccia.
Nel Registro del cardinale Albornoz (1354) si parla di un certo Riccardo di Puccio, signore di Bassano. Nel 1363 viene affidata la tutela su un terzo del territorio di Bassano ad una certa Francesca vedova di Giovanni I degli Anguillara signore di Capranica, imparentata con un ramo dei Savelli, nobile famiglia romana. I Savelli possedevano gli altri due terzi del territorio, che nel 1482, essendosi estinto il ramo maschile, per concessione di papa Sisto IV vennero affidati alla famiglia degli Anguillara
Ancora una volta le fonti e le notizie si interrompono fino ad arrivare al 1428 e, a questa data, sappiamo che il feudo era per due terzi già degli Anguillara, ma Everso II, appartenente ad un altro ramo della famiglia, se ne impossessa; alla sua morte, avvenuta nel 1464, il ramo degli Anguillara di Ceri recupera i suoi diritti e nel 1428 Sisto IV assegna agli Anguillara anche il terzo del territorio che apparteneva ai Savelli. Viene così a determinarsi una situazione alquanto anomala: il feudo di Bassano diventa, per usare un termine moderno, un condominio dove le due famiglie signore del "castellum" convivono malamente e cercano di prevalere l'una sull'altra con continue scaramucce. Le rivendicazioni dei Savelli sulla terra di Bassano finalmente cessano nel 1505 con l'accettazione di un compenso in danaro offertogli dagli Anguillara.
All'inizio del secolo XV, in molte zone dell'Italia centrosettentrionale, si assiste ad una ripresa delle istituzioni feudali. Questo serve a creare nuove aristocrazie di nobili fedeli, a premiare amici e clienti, a raccogliere denaro. Nel XVI e nel XVII secolo tale processo di "rifeudalizzazione" si lega, soprattutto, all'interesse per la terra dei mercanti e dei banchieri i quali, a seguito della svalutazione della moneta, investono o acquistando proprietà fondiarie, o prendendo in affitto feudi.
Il 22 novembre 1595 gli Anguillara, con l'approvazione di Clemente VIII, vendono a Giuseppe Giustiniani, membro della storica famiglia dei banchieri genovesi profugo dal suo dominio dell'isola di Scio nell'Egeo in seguito all'assalto dei Turchi, il feudo di Bassano per la somma 55.000 scudi.
Il feudo è eretto a "marchesato" da Paolo V il 22 novembre 1605 nella persona di Vincenzo, figlio di Giuseppe, uomo colto, cosmopolita e grande mecenate. L'elevazione a marchese permise di mettere in luce Bassano che da quel momento era posto tra le baronie dello Stato Pontificio degne di nota.

Breve di Innocenzo X - erezione del marchesato di Bassano a Principato
Costituito sul soglio supremo della dignità apostolica per divina disposizione, tra le ardue sollecitudini e premure che su di noi gravano con la loro mole di difficoltà, ben volentieri ci siamo assunti il compito di decorare con conveniente titolo onorifico le insigni e fulgide famiglie della nostra Alma Città di Roma, strette da legami di affinità alla nostra illustre e antica famiglia Pamphili, ed esaltare con debito decoro i luoghi a loro sottomessi, compresi nel dominio temporale della Santa Romana Chiesa. A perpetua felicità e decoro immortale della nobile stirpe Giustiniana, inserita e propagata in Roma, tra gli uomini illustri sia laici che ecclesiastici che le hanno dato lustro grandeggiano da ultimo Giuseppe Giustiniani di felice memoria, suo figlio Vincenzo, marchese della Terra di Bassano in diocesi di Sutri. Uomini chiarissimi ed illustrissimi, ornati di virtù ed eccellenti per integrità di costumi, essi furono sommamente cari ai Romani Pontefici nostri predecessori. Attualmente, il diletto figlio nobiluomo Andrea Giustiniani, erede di Vincenzo e Marchese della suddetta Terra di Bassano, sposo della figlia diletta in Cristo nobildonna Marchesa Pamphili, nostra nipote secondo la carne da parte di nostro fratello, è uomo di pari fama e gloria e solidi studi, in tutto corrispondente al decoro e splendore dell’Urbe. Quindi, come questa fulgida famiglia ripropone oggi quasi con diritto ereditario le virtù degli antichi duci e senatori, così conviene parimenti che prerogativa di maggiori onori venga tributata ad Andrea e Maria Marchesi di detta Terra. Per Bassano, quindi, città popolosa, ornata di palazzi e abitazioni sontuose, lodatissima per fertilità di terreni e salubrità di aria, abbiamo Motu proprio decretato che sia ornata e decorata di più degno titolo. Pertanto, in virtù del presente documento, erigiamo e istituiamo in Principato la suddetta Terra in perpetuo, mentre il Marchese Andrea e la Marchesa Maria con i loro discendenti e successori, creiamo facciamo costituiamo e deputiamo Principi di Bassano. Del suddetto Principato li investiamo infilando l’anello e li benediciamo. Li autorizziamo peraltro di portare in pubblico e in privato l’arma e le insegne principesche, nonché la corona aurea incastonata di gemme, unitamente ai titoli gradi dignità privilegi immunità libertà prerogative precedenze preminenze facoltà indulti grazie e giurisdizione sul civile e criminale, con dominio puro e misto, e con diritto di spada e di vassallaggio.

Con l'insediamento della famiglia Giustiniani coincide anche l'ingresso di Bassano nella vita politica ed economica dello Stato della Chiesa; non a caso è proprio in questo periodo che si registra l'incremento del settore urbanistico. E’ del 1649 il "Breve" di Innocenzo X con il quali si concede la licenza a Don Andrea Giustiniani per poter liberamente fabbricare sul territorio di Bassano.

Il paese, che fino a tutto il 1500 era rimasto medievale nel suo aspetto, nel secolo XVII, ad opera dei Giustiniani, fu oggetto di un'importante trasformazione urbanistica attraverso un vero e proprio piano regolatore concepito e realizzato secondo il gusto del tempo. Trasformazioni che per il loro costo e vastità si rivelarono sproporzionate all'economia del paese e lasciarono esausto il patrimonio dei feudatari.
Furono eseguiti i seguenti lavori e sistemazioni: trasformazione del Castello in Villa-Palazzo; muri di contenimento del parco (24 ettari con casino di caccia); fontane e statue; costruzione di due ponti(uno dal palazzo al parco, l'altro sul fosso a Nord); costruzione della chiesa di San Vincenzo Martire con annesso borgo di case rurali a schiera; trasformazione della piazza del Castello; costruzione del borgo e della chiesa di San Filippo Neri.
Andrea sposò Maria Phamphili, figlia di Phamphilio, fratello di Papa Innocenzo X e Olimpia Maidalchini. Lo stesso Innocenzo X il 21 novembre 1644 eleva Andrea a rango di principe. Ciò conferisce al feudo altri privilegi. La terra di Bassano fu sottratta alla giudicatura della Congregazione del Buon Governo ed è esentata, per rendere più agevole lo svolgimento di una manifestazione fieristica che si tiene durante la prima decade di novembre, da qualsiasi dazio o gabella. E’ il momento di grande splendore per la città. Di massima gloria per i Giustiniani. Bassano diventa meta internazionale. Iniziano così le visite del papa e di altri principi, tra cui Giacomo III Stuart, pretendente al trono d’Inghilterra. Un’epoca dorata che durerà all’incirca un secolo.
Dopo la morte di Andrea nel 1667, eredita il principato il figlio Carlo Benedetto minorenne all'epoca. A gestire il feudo è la madre Maria Phamphili. Poi un altra donna lascerà un impronta decisiva nella gestione la moglie dello stesso Carlo Benedetto: Caterina Gonzaga, dopo che lo stesso muore a Bassano nel 1679, fino al 1699 quando il loro figlio anch'esso all'epoca minorenne: Vincenzo II raggiunse la maggiore età.
Con il XVIII secolo inizia per Bassano un lento declino. Nel 1704 perde l'autonomia amministrativa quando un chirografaro del Pontefice Clemente XI fa rientrare le comunità baronali, tra cui il feudo di Bassano, nel Buon Governo Pontificio. Nonostante ciò Bassano conosce un corposo fenomeno di immigrazione specie dalla vicina Umbria. Prime le epidemie, l’ultima nel 1786, poi i francesi nel ’99 ne segnano il declino. Grazie a Napoleone creano in Italia la Repubblica Romana.
Durante il secondo conflitto mondiale, Bassano è teatro di duri scontri tra le forze naziste di occupazione e gli Alleati. Il paese è occupato interamente dal Genio Pontieri della Wehrmacht e dallo stesso Albert Kesselring. Il Palazzo è assediato dalle forze tedesche

Estratto su Bassano di Sutri dal Dizionario di Erudizione Storico Ecclesiastica
del Cavalier Gaetano Moroni Romano del 1861. Contiene una descrizione dettagliata di Bassano Romano (all'epoca "di Sutri").

Nel 1799, sotto la dominazione napoleonica, durante i mesi di marzo ed aprile iniziano, in Toscana, le insorgenze contro i francesi che a causa delle grandi e forti tasse, le numerose rapine e i molteplici saccheggi avevano ridotto alla miseria i ricchi borghesi e persino dei principi. Ai toscani si unirono gli umbri, i sabini, i laziali ed i campani che iniziarono una rivolta contro i francesi che si concluse con la sconfitta dei transalpini e con l'instaurazione di un governo provvisorio a Viterbo.
Anche Bassano conobbe questi tragici avvenimenti e grazie al Rev. Giacomo Marchetti, curato di Bassano alla fine del ‘700 che ci ha tramandato una dettagliata testimonianza.
Fino alla metà dell’anno 1799 la convivenza dei bassanesi con i francesi era stata abbastanza tranquilla, poi per una questione legata all’utilizzo di un cannone, lasciato l’anno precedente nelle campagne nei pressi di Bassano dalle truppe napoletane inseguite dai francesi, si riscaldarono gli animi. I bassanesi volevano utilizzare l’armamento per ricavarne nuove campane per la chiesa, però lo stesso era reclamato dagli oriolesi. Il 22 luglio un plotone francese, guidato da un certo Antonio Aquilani, romano accasato in Oriolo, giacobino e comandante della piazza di Oriolo, si recò a Bassano per avere ragione di quanto da lui sostenuto. La popolazione bassanese si coalizzò contro l’Aquilani e questi, vista la sgradita accoglienza dovette ritirarsi senza avere ottenuto ciò che Oriolo pretendeva. Ovviamente il comando francese, volendo avere soddisfazione dell’affronto, il 24 luglio inviò una truppa di soldati, al comando dell’ufficiale Saì, che giunse a Bassano alle ore 15,00. L’inaspettato arrivo prese di sorpresa la popolazione che in gran parte si rifugiò nella macchia e nelle vicine campagne. I soldati stanziarono nell’atrio e nelle stanze del piano terra del palazzo Giustiniani. Dopo poco fu fatto pubblicare il bando con il quale si ordinava il deposito di tutte le armi. In un primo momento la truppa francese soggiornò a Bassano senza provocare rappresaglie e attendendo che gli fossero portate a loro cospetto le persone sospettate di sobillazione. Il giorno dopo l’arrivo della milizia francese, alcuni bassanese ritennero utile avvisare le truppe insorgenti che si trovavano a Ronciglione e così, presentandosi al comandante di questi, il conte Martinelli, riferirono quanto stava succedendo a Bassano. Il Conte acconsentì l’aiuto e inviò circa trecento insorgenti con un piccolo cannone. Giunsero a Bassano verso le ore 23,00 e rimasero nascosti nel castagneto di Fogliano per tutta la notte. La mattina del 25 luglio gli insorgenti organizzarono l’opera di accerchiamento ed iniziarono a sparare. La milizia francese, sbarratasi all’interno del palazzo, rispose al fuoco. L’effetto sorpresa e la forza degli insorgenti, con l’aiuto di volontari bassanesei, ebbe ragione sui francesi che si ritirano precipitosamente attraversando il parco del principe. Nella battaglia perirono una decina di francesi, altri perirono durante la fuga. Gli insorgenti, dopo essersi rifocillati, lasciarono Bassano, alla volta di Ronciglione. A seguito della rivolta avvenuta a Bassano come in altri paesi vicini, il Generale Garnier, comandate delle truppe francesi, ordinò il saccheggio. Il 28 luglio fu invasa Ronciglione e dopo una cruenta battaglia fu messa in ginocchio. A Bassano si aspettava da un momento all’altro l’arrivo delle milizie: molte persone avevano cercato di portare in salvo gli oggetti di valore, nascondendoli e nascondendosi nelle campagne Il 31 luglio, alle ore 21,30, si udì il primo sparo proveniente dalla Madonna dei Monti era la truppa francese proveniente da Bracciano e Tolfa, temendo un’imboscata da parte dei bassanesi, i francesi attesero l’arrivo dei rappresentanti del posto che chiesero di risparmia il paese. Il saccheggio iniziò da li a poco: fu distrutto tutto al loro passaggio così pure gravissimo danno fu arrecato alla Casa Giustiniani. Furono portati via molti beni di valore, alcuni, specialmente quelli religiosi, si salvarono perché nascosti, come il busto in argento di San Gratiliano. Nonostante le ruberie i francesi non erano soddisfatti, ma la pace, per intercessione della Principessa Giustiniani al Generale Garnier in Roma, si ottenne alla condizione che Bassano versasse al comando francese di Bracciano “piastre seicento di argento, botti 16 di vino, due belle vaccine”. Il 19 agosto giunsero a Bassano 13 soldati ungheresi da Ronciglione che unitisi a 60 bassanesi si incamminarono verso Oriolo per vendicarsi di coloro che avevano aiutato i francesi a devastare Bassano. Saccheggiarono quattro o cinque case. Con questo atto iniziò un’altra cruenta disputa. Il 25 agosto l’armata francese di circa 350 soldati si addentra nel territorio bassanese dalla parte della Madonna dei Monti. La truppa degli insorgenti, composta da 50 ungheresi, ottanta aretini e ottanta bassanesi, si attesta nei pressi dell’ultimo portone del giardino. Dopo poco iniziò la battaglia che crebbe all’interno del giardino e continuò nel paese. Altri valorosi bassanesi allargarono le fila degli insorgenti e tutti insieme riuscirono a cacciare le truppe francesi che si ritirano a Oriolo. Non soddisfatti dai aver cacciato il nemico la milizia bassanese si protrasse fino ad Oriolo e se ne impadronirono, i francesi si diedero ad una rapida fuga verso Canale e Rota. Alcuni bassanesi ritornarono a casa altri invece, insieme agli ungheresi, partirono per Bracciano e conquistarono la fortezza dove alloggiavano i francesi. Il 30 agosto fu mandata contro Bassano una nuova armata di circa 1000 persone “costituita da francesi, patriotti e giacobini romani, bagarini, ebrei ed altra peggior feccia di Roma, che fu guidata quasi a forza con la promessa di un saccheggio, giacché, essendosi Bassano fatto un nome, temeva ognuno di venirsi”.Il numero elevato degli invasori spaventò gli insorgenti che si diedero alla fuga e la popolazione rimase smarrita. Il 31 agosto, alle ore 22,00 giunse l’armata che dopo poco iniziò un altro e più minuto e rigoroso saccheggio: “Fra le cose più esecrande e sacrileghe che commisero, fu quella di prendere l’urna dove si conservavano le sante ossa di San Luciano Martire, aprirla con scalpello, prendere le sante ossa e disperderle per la chiesa insieme con l’urna . Nella chiesa di San Filippo ruppero la sacra urna dove si conservava il corpo di Santa Adriana martire, avendo inoltre franto e sganassata la stessa che era sana ed intiera, lasciandola in mezzo alla chiesa, che parimenti venne il tutto piamente raccolto”.“Il 29 ottobre evacuarono i francesi da Roma, fu stabilito il governo provvisorio del Conte Naselli per Sua Maestà siciliana, e così terminò la Repubblica Romana e terminarono con al decadenza le disgrazie e le ruine di Bassano”.
I Giustiniani possiedono il feudo di Bassano fino al 9 dicembre 1854, quando a causa dei forti debiti accumulati, l'ultimo Giustiniani, Leonardo, erede diretto di Andrea Cassano primo principe di Bassano, Don Leonardo Giustiniani, lo vende a Don Livio Odescalchi (documento dove è riportata la data dell’atto di vendita)
Gli Odescalchi se ne curano fino alla età del XX secolo, dopo di che, comincia un costante disinteresse verso di esse lasciando il palazzo ed il parco ad un lento e costante abbandono.
Il rapporto cordiale con la comunità di Bassano e Casa Giustiniani ricorre spesso nei documenti storici rinvenuti nelle varie sedi, rapporto che invece si incrina con i successivi Signori del feudo bassanese, la famiglia Odescalchi
E’ documentato che già dall’inizio della gestione Odescalchi sorgono diatribe e quella che sottopongo in questo numero della Gazzetta riguarda l’esercizio del diritto di patronato (jus patronato). Con tale diritto i Signori avevano la possibilità di nominare il parroco e consequenzialmente il dovere di partecipare a tutte quelle spese necessarie per il mantenimento della chiesa.
I Giustiniani sono sempre stati attenti agli obblighi che gli derivavano dall’esercitare tale diritto di patronato, invece, da una lettura di alcuni documenti storici conservati presso l’archivio storico del Comune, risulta che gli Odescalchi applicavano i diritti, tralasciando i doveri.
In un atto del Tribunale Ecclesiastico della Città di Sutri, datato 23 marzo 1857, viene sottoscritto dai componenti la Magistratura di Bassano (Organo di governo del Comune) un esposto in quanto i medesimi sono venuti a conoscenza che il Principe Don Livio Odescalchi ha nominato arciprete-parroco Don Filippo Pieri. I sottoscrittori lamentano non tanto la nomina del parroco quanto la mancata assunzione degli oneri derivanti da questo “patronato”. Alla medesima rimostranza il Principe Odescalchi risponde con altro atto avanti al Tribunale Ecclesiastico di Sutri, datato 24 aprile 1857, affermando che la denunzia della Magistratura di Bassano era “mal consigliata, insulsa, impertinente, nulla, irrita, ingiusta e vuota al tutto di effetto”.
Alcuni anni dopo ed esattamente il 12 giugno 1868, sempre avanti il Tribunale ecclesiastico di Sutri, la Magistratura del Comune di Bassano lamenta ulteriore abuso della Casa Odescalchi sempre in merito all’uso del diritto di patronato.
Da questo atto così si legge: “ Da un avviso pubblicato in Bassano da questa Ecc.ma Curia il 9 giugno corrente alle ore 18 italiane i comparenti sono venuti a conoscere che la Signora Principessa Donna Sofia Odescalchi moglie di sua altezza il Sig. Principe Don Livio Odescalchi, ……… con la cessione altresì di tutti i diritti onorifici che gli sono inerenti esercitando il diritto di patronato di quella stessa chiesa parrocchiale in sequela della morte del Rev.do Sig. don Filippo Pieri arciprete parroco, sia proceduto alla nomina e presentazione di altro arciprete nella persona del sacerdote Sig. don Paolo Fioravanti di Campagnano.”
In questo caso la Magistratura contesta che la nomina dell’arciprete sia avvenuta per volontà della Principessa Donna Sofia, la quale, secondo la Magistratura, non aveva titolo per esercitare tale diritto in quanto solo e di esclusiva competenza del marito Don Livio. Per tale motivo dichiarano che il diritto esercitato sia reso nullo e privo di ogni effetto.
Nel 2003 ad un prezzo di circa 4 miliardi e 200 milioni di lire, il palazzo ed il suo giardino sono stati venduti alla Soprintendenza Beni Architettonici, Demoetnoantropologici e del Paesaggio del Lazio, attuale proprietaria del palazzo e del parco.
Il Palazzo Giustiniani di Bassano Romano è un splendido esempio del manierismo romano, che a differenza di Caprarola, Bagnaia e Bomarzo, famosi centri del manierismo Viterbese, rimane ancora oggi poco conosciuto e in uno stato di graduale abbandono che ben presto porterà, questo gioiello di arte italiana, all'inesorabile scomparsa.
Il Palazzo ora è chiuso ai visitatori ed in attesa di un annunciato restauro versa in uno stato di grave abbandono, pur mantenendo nel suo aspetto ancora un notevole fascino all'occhio del visitatore, tanto che gli stessi sono stati protagonisti di numerosi film come l'Avaro di Alberto Sordi.
Il paese, nella parte più antica, conserva intatto il suo aspetto e il suo fascino medioevale, così come ha conservato incontaminati i suoi verdi boschi e i suoi paesaggi ricchi di aria salubre e acque limpide e fresche di sorgente che, secondo una leggenda paesana, furono incanalate per alimentare una fontana di Piazza San Pietro a Roma.

Una vecchia storia (o leggenda?) Bassanese racconta che la fontana di piazza Umberto I non sia quella originale ma una sostituzione della precedente.... dove sarà ora l'originale: l'enigma della fontana di piazza



PALAZZO GIUSTINIANI ODESCALSCHI A BASSANO ROMANO


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Palazzo Giustiniani a Bassano Romano in una stampa d’epoca

Come abbiamo già detto sulla piazza si erge il Palazzo Giustiniani -Odescalchi, esso è il risultato delle trasformazioni operate sul primitivo castello degli Anguillara nei primi anni del '600.
Risale all'epoca degli Anguillara il piano interrato e il piano terra che presenta una planimetria a C aperta con vista sui giardini all'italiana (oggi poco curati ), secondo i canoni architettonici del '500. Da un'analisi delle cornici, marcapiani, aperture, impostazione planimetrica, la progettazione si può attribuire alla scuola dei Sangallo.
Il portale di ingresso a "bugnato" è simile al portale del palazzo Farnese a Roma progettato da Antonio da Sangallo. Nel 1595 il palazzo diviene proprietà della famiglia Giustiniani.
Vincenzo Giustiniani, grande mecenate e collezionista d'arte, inizia i lavori di trasformazione e completamento del complesso architettonico, aggiungendo alle strutture preesistenti il piano nobile collegandolo con i giardini all'italiana tramite un ponte levatoio e attuando l'ampliamento dei giardini con un casino di caccia e un parco ricco di fontane, viali e giochi d'acqua, oggi purtroppo in cattive condizioni.
Il cortile è affrescato con scene di trionfi e allegorie da Antonio Tempesta nel 1604, oggi tali affreschi sono in pessime condizioni. Dal cortile per mezzo di una scalinata si accede al loggiato affrescato con grottesche della scuola degli Zuccari.
Nelle nicchie erano collocate statue antiche, e in quella della più grande della parete di fondo troneggia la statua di un imperatore romano. Dal loggiato si accede al piano nobile.

Gli affreschi dell'ala sud sono opera di Bernardo Castello (1605) "Amore e Psiche"; quattro sale intitolate alle stagioni sono opera della scuola degli Zuccari e presentano richiami stilistici agli affreschi di Caprarola. Quelli dell'ala nord sono opera di Paolo Guidotti Borghese (1610) con l'allegoria "Felicitas aeterna", Domenico Zampieri detto il Domenichino (1609) con l "Historia di Diana", e Francesco Albani (1609) autore del "Concilio degli Dei" e la "Caduta di Fetonte". Come abbiamo già detto, dal palazzo si può accedere ai giardini interni di cui ammirare, dagli archi del loggiato, un bellissimo scenario con scale elissoidali tra le verdi spalliere e lo sfondo delle alte e secolari piante del parco. Esso si compone di lunghi e ombrosi viali di alberi ad alto fusto come leggi, abeti, querce, castagni e lecci. In fondo al viale principale domina il casino di caccia detto "La Rocca"
Questo castello a cinque torri merlate riproduceva nelle sue linee architettoniche una parte dello stemma Giustiniani. Un piccolo forte perso nel verde dove sembra che la famiglia trascorresse la maggior parte del loro tempo a Bassano.

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La “Rocca” nel giardino di Palazzo Giustiniani

Particolare l'incredibile somiglianza di questa "rocca" con le fortificazioni della terra natia del Marchese Vincenzo Giustiniani, Chios.
Un legame con la terra greca di oltremare che si trova in uno degli affreschi del palazzo dove c'è una veduta seicentesca dell'isola di Chios e una veduta del porto di Genova.
Ancora nel palazzo al piano terra con accesso diretto dal Salone dei Cesari un grazioso teatrino privato, con due file di palchi in legno probabilmente tappezzati da drappi in origine. Questo teatrino è unico nel suo genere nel Lazio all'interno di una dimora patrizia e se ne contano pochissimi nel resto d'Italia.

GIARDINO E IL PARCO

Lo studio del materiale conservato nell' archivio Giustiniani, ed in particolare, dei "Manuali di Bassano", presenta lacune molto forti. I documenti riguardano unicamente il periodo 1601 - 1616 e la registrazione delle uscite inizia nel l601. Il primo pagamento riportato è del 31 dicembre: "Fabbriche diverse fatte in Bassano s. 100 spesi in risarcire il palazzo et nel giardino da 12 di maggio…”

Su una lapide murata nell'ala sud del palazzo si legge:
Vincentius Iustinianus Iosephi F. Hortos e regione pretoria cultu magnifico adiecit A. D. MDCV (Vincenzo Giustiniani figlio di Giuseppe aggiunse dalla campagna al palazzo i giardini con magnifica piantagione nell'anno 1605).
Le date 1601-1605 sembrerebbero quindi indicare l'inizio e la fine dei lavori del giardino e del parco. In realtà, nel 1605, la realizzazione dell'opera è quasi terminata, ma i lavori per la posa in opera delle piante continueranno fino al 1616 e oltre.
La principale fonte dalla quale è possibile ricavare notizie relative alla villa è una lettera scritta dal marchese all'amico Teodoro Amayden. Vincenzo Giustiniani scrive. “... ho ordinato spianamenti di monti, empimenti di valli, aggiustamento dè viali, e piazze grandi in siti ineguali, e molto irregolari e scoscesi, e fatto fare per necessità fondamenti con industria insolita, e spesa grande sotto li giardini, e le loro muraglie... il cardinale di Perona, che si trovò di passaggio in Bassano nel suo ritorno in Francia, mentre si facevano gli spianamenti di quel giardino disse: Oh che ingrata spesa, che fa si poco onore al padrone, mentre non può essere conosciuta dopo ch'è fatta!" La lettera continua: "il padrone ... sopra tutto deve avere il denaro pronto per fare alla giornata i diversi pagamenti, che occorrono, altrimenti l'opera riuscirà di più dispendio di quel che si credeva". Il marchese aggiunge: "Resta ora che io dica alcune cose con brevità circa i giardini, e modo di formarli ed ornarli, fondato nella poca esperienza acquistata nel fare di pianta il giardino mio in Bassano, in sito disuguale e molto stravagante" ed ancora "S'avverta di piantare i boschi e le spalliere d'alberi, e piante appropriate al clima e terreno, e che mantengano in parte le foglie anco nell'inverno, perché altrimente sempre si sarà da capo in rappezzare ... Ed anco nel giardino siano viali coperti, né quali si possa passeggiare nel caldo dell'estate, i quali sono assai in uso in Francia, ove ne ho veduti dè bellissimi, e si dicono alleés".
La parte più interessante della lettera per la storia del giardino e quella in cui il marchese ricorda all'Amayden i nomi di "alcune parti ... come il giardino dè quadri sopra la grotta di alberi nani, il viale principale alle ragnaie, alli viali coperti, alla galleria, al viale delle pere, al viale delle rose; il teatro di Navona; la piazza della Rocca, Monte Parnasso, il viale d'Esculapio; il bosco della botte; il viale della Peschiera; la montagnola; la piazza quadra; il viale delle coste; il viale delle ripe; il viale del rio; il viale delle nocchie; l'abetaia, la piazza tonda,…” Le parole indirizzate all'amico Teodoro rivelano il desiderio di poter godere della natura in un ambiente naturale, seppur artificioso, non troppo mutabile da stagione a stagione e quindi la scelta di piantare alberi in prevalenza sempre verdi: elci, abeti e cipressi. Lo spettacolo che si offre a chi oltrepassa il ponte è quello del volume concavo delle due scalinate che incorniciano un grazioso ninfeo. Dalle due rampe si accede al giardino all'italiana che è diviso da un'alta siepe dal parco vero e proprio. Questo si estende a destra e a sinistra del lungo viale principale, con una successione di viali coperti, boschi di elci, di abeti e di cipressi, larghi spiazzi delimitati da siepi e ornati un tempo di vasi e sculture.
Il giardino e il parco di Bassano, progettati dal marchese Vincenzo Giustiniani, attuano la sintesi tra arte-natura e natura-arte nel pieno rispetto dei canoni rinascimentali. Nel 1957 l'archeologo Giovanni Becatti, giunto a Bassano per studiare il gruppo scultoreo del cosiddetto "Gladiatore che uccide il leone", collocato sull'orlo della peschiera del parco Giustiniani, rimane colpito dallo stato di conservazione della scultura. Egli nota una patina di grigio e di nero su tutta la superficie dell'opera e si augura che possa "venir tolta dallo squallido abbandono attuale e ripulita ..., poiché ormai soltanto i due cani marmorei all'ingresso del ponte rimangono a guardia di quello che fù un tempo lo splendido giardino Giustiniani...".
Sono trascorsi quasi cinquant'anni da allora: "Il Gladiatore" è scomparso, non c’è più traccia dei numerosi vasi e statue che decoravano il giardino e il parco; gli abeti, i cipressi e i lecci sono cresciuti senza conoscere più nessuna cura.
La villa inesorabilmente ha subito un lento e graduale processo di degrado. Oggi non serve ricercare e indagare sulle cause che hanno generato l'attuale situazione.
Sicuramente non sarà più possibile ricollocare le numerose sculture asportate nel loro luogo originario; ma è opportuno verificare se esiste allo stato attuale la possibilità di riportare questo storico giardino all'italiana all'antico splendore, in modo da poter reggere il confronto con quelli di Caprarola e di Villa Lante a Bagnaia.
Si, questa possibilità esiste ancora. Non possiamo continuare ad assistere con indifferenza alla lenta agonia di questo bene storico-artistico e ambientale.
Le fonti, i documenti scritti ed iconografici esistenti offrono la possibilità di procedere al ripristino di questo complesso.
Il recupero del giardino e del parco, ai quali il marchese Vincenzo Giustiniani aveva dedicato molte cure e ai quali teneva in maniera particolare, deve costituire l'obiettivo da raggiungere in modo da restituire non solo agli abitanti di Bassano, ma all'umanità intera quest' inestimabile patrimonio.

Sul tema dei Giardini all’Italiana e le influenze Genovesi consiglio questi due lavori in Inglese tratti da: “Bourgeois and Aristocratic Cultural Encounters in Garde Art, 1550-1850” edito da Michel Conan, pubblicato da Dumbarton Oaks Research Library and Colletion, Washington , DC, 2002
Recent Developments and Perspectives in the Historiography of Italian Gardens di Mirka Benes
The Rise and Fall of Gardens in the Republic of Genoa, 1528 – 1797 di Lauro Magnani


la mia foto la mia foto
Palazzo Giustiniani esterno ed il cortile interno

IPOTESI DI RECUPERO DEL GIARDINO GIUSTINIANI-ODESCALCHI (da: Tesi di laurea-Facoltà di architettura dell'Università "La Sapienza" di Roma Anno Accademico 1996-1997 Relatore: prof. Enrico Guidoni Studente: Lucilla Coppari)

L' intervento di recupero del giardino e del parco non vuole snaturalizzare o trasformare l'impianto originario, né vuole riprodurre quello che esso era quando il marchese Vincenzo Giustiniani lo progettò e lo fece portare a compimento negli anni 1601-1616.
Lo scopo è invece quello di "riportare in vita" opere tanto belle e ricche di storia, che spesso né intenditori, né tanto meno i cultori dell'arte conoscono.
L'ipotesi di recupero per quanto riguarda la "Rocca", la palazzina posta all'estremità del viale principale, è stata quella di mantenere l'impianto originario con qualche trasformazione interna, non invadente, per adattarla alle esigenze di una scuola per lo studio dei giardini storici.
Per il giardino si è pensato alla creazione di un parco pubblico: il primo intervento da fare è la ripulitura dell'attuale sottobosco praticamente inaccessibile; si è pensato poi ad un bilanciamento delle chiome degli alberi in modo da ricreare la suggestiva prospettiva verso la "Rocca". Infine nuove cure devono essere date alla prima parte del giardino all'italiana dove le scale ellissoidali sono praticamente nascoste da incolte siepi di mortella e il giardino stesso non è più curato.
Quest'ipotesi di progetto prevede, accanto alla sistemazione dei vecchi viali, l'individuazione e la creazione di nuovi percorsi, alcuni per escursioni a cavallo situati nell'area più "selvaggia" e naturalistica del parco; sono previste inoltre diverse aree di sosta in modo da godere il panorama e l'aria fresca e pulita di un luogo ancora sereno e tranquillo.
Nell'ipotesi di recupero il parco è stato dotato di un arredo semplice con panchine e contenitori per rifiuti che non deturpino l'ambiente, ma che, al contrario vi si inseriscano naturalmente come parte integrante di esso.

alcune immagini del palazzo Giustiniani Odescalchi


Bassano Romano nel testamento di Vincenzo Giustiniani
di Domenico Vittorini

Ho avuto modo di leggere il testamento dell’Illustrissimo Sig. Vincenzo Giustiniani Marchese di Bassano che redasse in Roma il 22 gennaio dell’anno 1631.
Il Marchese Vincenzo Giustiniani non ebbe la possibilità di nominare eredi diretti in quanto tutti e tre i figli gli premorirono, infatti tale condizione familiare è così riportata nel testamento: “Io nel mio testamento per avanti fatto avevo lasciato erede mio universale; ed essendo piaciuto al Signore Iddio chiamare a se un mio figlio maschio, chiamato Gio. Gironimo, battezzato nella chiesa di S. Eustachio, e né fu compare il Cardinale Montalto bon. mem. ed anco due figlie femmine, l’una chiamata Gironima, e l’altra Portia, li quali ha partoriti la Signora Eugenia Spinola mia consorte, e ritrovandomi al presente privo di figli, non avendo poi ella fatti altri;…”.
Pertanto il Marchese nomina erede universale di tutti i suoi beni il nipote, Sig. Andrea Giustiniano, figlio del Sig. Cassano, del q. Sig. Andrea Giustiniano.
Qualche anno dopo, e precisamente nel 1650, Andrea fu elevato al rango di Principe dal Pontefice Innocenzo X.
Tornando all’excursus del testamento l’aspetto che più mi ha colpito è stata la straordinaria religiosità del personaggio, intesa non solo come uomo integerrimo e ricco di fede ma anche come uomo dotato di un amore profondo, religioso, verso la terra di Bassano e la sua gente. Nella prima parte del documento vi sono riportate una serie di disposizioni con le quali lascia somme di denaro a varie istituzioni religiose affinché provvedano alla cura dell’anima attraverso la celebrazione di Sante messe, nonché lasciti a favore di persone bisognose. E’ interessante rilevare quanto questo personaggio, come ho già detto, ami Bassano, leggendo, quanto qui sotto viene riportato, si potrebbero azzardare due interpretazioni: una come promotore di uno sviluppo demografico del posto e l’altra, più poetica, a ricordo della felice valutazione che fece il padre Giuseppe scegliendo Bassano quale amena località: “Item voglio, ordino, e comando, che il mio erede universale da nominarsi da me qui sotto, e tutti quelli, che a lui succederanno in questa mia eredità, e successione, come esplicarò, paghino, e con effetto sborsino prontamente in ciaschedun anno in perpetuo scudi 30 di moneta, di giulj dieci per scudo, li quali servano per sussidio dotale ad una povera Vergine forastiera, che venga a maritarsi, ed accasarsi nella mia Terra di Bassano, con un marito forastiero, che non sia nato, né allevato in d. Terra, e Marchesato di Bassano. E quando sarà fatta fede dal Curato, che resti contratto lo Sposalizio, se gli faccia lo sborso di d. scudi trenta di moneta, con obbligo d’ambedue loro tanto del marito, quanto della moglie negl’atti della Corte di detta Terra di Bassano di dover abitare decentemente in detta Terra, sotto pena della restituzione della dote, la quale potranno assicurate nel miglior modo, che potranno, e la concessione della detta dote voglio, che segua nel giorno della festa di S. Vincenzo, ed Anastasio nel mese di Gennaro, nella Chiesa di S. Vincenzo da me fabbricata da fondamenti, e così voglio che si osservi in perpetuo.”
Sempre in merito alla sua terra di Bassano è molto interessante la parte che dedica alla erigenda Chiesa di San Vincenzo. Dispone che il suo erede si adoperi attivamente affinché sia completato il mausoleo ed inoltre da disposizioni precise in merito alla gestione. Per quest’ultimo aspetto è interessante rilevare che il Marchese Vincenzo aveva già nelle sue intenzione di rendere il luogo non solo centro spirituale ma anche centro di formazione culturale: i preti assunti, secondo la volontà del marchese, dovevano dedicarsi all’insegnamento di quelle materie atte a erudire la popolazione del posto e anche quella proveniente dai paesi limitrofi. Oggi si può ben dire che i Padri Benedettini Silvestrini hanno attuato quello che il Marchese disponeva quattro secoli fa.
Per meglio comprendere la volontà del Marchese riporto integralmente la parte del testamento che riguarda le disposizioni in merito alla Chiesa di San Vincenzo:
“Item voglio, ordino, e comando, che il mio erede, o li suoi successori nella mia eredità conforme alla disposizione di questo mio ultimo Testamento da dichiararsi qui sotto, facciano finire e ridurre all’ultima perfezione la chiesa da me principiata, e ridotta per grazia del Signore a buon termine, ad onor di S. Vincenzo Martire, nel Territorio della mia Terra di Bassano, conforme al disegno, ed intenzione, che sono a notizia di M. Giacomo Pacifici Architetto, e di Mastro Niccolò Valle Capo Mastro Muratore, con spendere scudi 1000. di moneta, in ciascun anno , finché resti finita a fatto, ed in modo che si possa officiare, e celebrarvi Messe, ed altri divini Offici, ed all' ora debba detto mio erede tener provista detta Chiesa di tutte le cose, che gli parranno necessarie per il culto Divino condecente al luogo, ed alla qualità di detta Chiesa, ed alla mia intenzione .
Item voglio, ordino, e comando, che finita che sarà la detta Chiesa. a segno, che si possa officiare, ed in essa celebrarvi Messa il mio erede, o li suoi successori come sopra siano tenuti, e debbano perpetuamente tenere tre Preti Cappellani Sacerdoti di buona fama, ed esemplari, amovibili ad nutum, ed a bencplacito del detto mio erede, o de suoi successori come sopra, in conformità della licenza, e patente concessami da Monsig. Reverendissimo Vescovo, di Sutri e Nepi, la qual patente si trova negl'Atti Episcopali di Sutri, resta registrata. nell’Archivio di Bassano, li quali Sacerdoti ripartitamente tra di loro debbano celebrar Messe, ed altri divini Officj con buona unione tra loro, e con dar buon esempio, e con buona regola di governo, ed economia, con osservare per appunto, ed onninamente gl’ordini, che li saranno dati delli miei successori, che pro tempore saranno Marchesi, Padroni della Terra di Bassano, in vigor del presente mio ultimo Testamento , li quali Preti se non saranno obbedienti a d. Marchesi, e Signori di Bassano, voglio, che subito siano licenziati da quelli , e se ne piglino altri, da quali se ne possa sperar miglior servizio, e questo sia sempre ad nutum, e beneplacito di d. miei successori nel Marchesato, e Dominio della Terra di Bassano, come sopra in perpetuo, li quali debbano dare, e diano a detti Preti quella provisione, che a loro parrà, conveniente alla qualità, e talento delli detti Preti, tra li quali voglio, che sia alcuno, che sia idoneo ad insegnare la Dottrina Cristiana, di leggere, di scrivere, e di far Abbaco a chiunque vorrà da loro imparare, e voglio che s' insegnerà non solo a quelli di Bassano, ma anco a quelli de luoghi convicini, e ad altri forastieri gratis, e senza mercede da darsi dalli detti Scolari, alli quali se si insegnerà anco la Grammatica, sarà più conforme alla mia intenzione , e desiderio, il qual sarebbe ancora, che tutti li detti tre Preti Cappellani abitassero nella detta Chiesa di S. Vincenzo, nelle Stanziette di sopra, andandovi per le lumache, che rispondono nella Chiesa ma; se per maggior commodità della Scuola , e delli Scolari paresse bene avere anco una Casetta nella Terra di Bassano, o nel Ter ritorio di essa, essorto li suddetti miei successori Marchesi, che glie la debbano provedere, come gli parrà; E perché non pare, che sia cosa conveniente, che li detti Preti Sacerdoti, li quali voglio, che siano Preti Secolari, e che non siano soggetti all'obbedienza d'alcuna Regola, o Religione, nemmeno obbligati ad alcuna altra residenza, nel tempo che li sopravanzerà oltre le Messe, ed altri officj, che giornalmente diranno, restino affatto oziosi, e sfaccendati; Potranno li sopradetti miei successori nel Marchesato, e Dominio di Bassano, fare elezione di persone di tal qualità, e talento, che siano atti ad esser applicati a qualche altre cure, ed occupazioni, oltre all’insegnare, come ho detto a Scolari, che possono apportare utile, ed onore alli detti Signori Marchesi, e alla Terra, ed abitatori di Bassano, ma anche, e molto piò al servizio del Signore Iddio nostro Signore.”
Subito dopo le volontà del marchese per la Chiesa di S. Vincenzo, nel testamento viene riportata la disposizione in merito alla costruzione di un borgo adiacente alla detta Chiesa o in una località più idonea, e per finanziare i lavori dovranno, i suoi eredi, utilizzare gli introiti provenienti dalle tenute di Bassano: “Item finita, che sarà la detta Chiesa di San Vincenzo, la quale per grazia del Signore, e del detto Santo glorioso mio Avvocato, resta ridotta ad assai buon termine, voglio, che gli miei eredi, o i loro successori suddetti dall’entrate, che caveranno dalla Terra e Territorio di Bassano spendano, e con effetto sborsino in ciascun anno scudi scudi mille di moneta almeno, in fabbricare un Borgo con Case più tosto piccole, che grandi incontro, o vicino alla detta Chiesa di S. Vincenzo in luogo che parrà più commodo, ed onorevole, con buon disegno, e regola d’Architettura, massime nella prima intenzione, e nel dare principio; il qual Borgo si debba nominare Giustiniano, ma quando però il tempo, e le varie occorre facessero conoscere, che la detta intrapresa di fare il detto Borgo non riuscisse conforme alla mia intenzione, voglio ed ordino, che li sudetti scudi mille annui di moneta si spendano in fare altre fabriche utili, ed onorevoli agli miei successori nel Marchesato, e Dominio di Bassano, ed a quella Terra, e suoi abitatori, a quali finora per lo passato le fabriche da me fatte hanno apportato nome, ed onorevolezza, e beneficio ai poveri Vasalli, che hanno lavorato, e travagliato in varie cose”.
Il “Borgo giustiniano”, nelle adiacenze della Chiesa di S. Vincenzo, non fu mai realizzato e si potrebbe supporre che gli eredi (Andrea Giustiniani) avrebbero considerato che tutto sommato era più conveniente e utile continuare ad edificare nelle strette vicinanze del paese Ecco, come possibile soluzione, che nel XVII secolo prende corpo l’opera urbanistica di Borgo San Filippo, un agglomerato di case al di fuori delle mura medioevali.
La parte del testamento riguardante il “Borgo” termina così: “E questo pagamento, e sborso di scudi 1000. annui, voglio, che ascenda alla somma, e quantità intiera di scudi venti mila, oltre e di più, che gli miei sudetti successori nel Marchesato, e Dominio di Bassano averanno speso, in finire la detta Chiesa di San Vincenzo, e passati, che saranno anni venti, e pagato, e sborsato, che averanno li miei sudetti successori, li scudi ventimila a ragione di scudi mille in ciscun anno, come sopra ho detto, voglio, che si manchi, e si lasci di fabricare in vigore del presente mio Legato, e che i miei sudetti successori manchino di sborsare li detti scudi mille annui, e potranno di tutte l’entrate di detta Terra, e Territorio di Bassano, valersi a loro benepalcito in occasioni d’utile, e onore loro, ed in servitù del Signore Iddio”.
Il mecenatismo del Marchese si evidenzia in modo costante nel testamento, tanto da accalorarsi nell’esternare le intenzioni sue affinché tutto ciò che è di arredo e abbellimento dei suoi palazzi e giardini non sia venduto o alienato, infatti nel testamento così è riportato: “… dichiarando, che in questi Mobili da vendersi non siano comprese le Statue, e Bassi rilievi, e Petti e Teste, Tavole, e Buffetti, ed altre cose di Marmo, e di Metallo, e tutti li Quadri di qualsivoglia sorte di Pittura, di Ricamo, e di rilievo, i quali tutti Quadri, Statue, ed altre cose di Marmo, e Metallo, voglio che restino, e siano del mio erede: perché l’intenzione mia è, che tutte le Statue, e tutti li Quadri di Pittura, ed altri come sopra, che al presento sono, e saranno nel punto della mia morte nel mio Palazzo, nel quale abito, o altro ove lo abitassi, e che saranno nelli miei Giardini, e nella mia Terra di Bassano, e tutti altri che saranno nelle Botteghe dé Scultori, o Scarpellini, o Pittori, ed in ogn’altro luogo restino per mia memoria perpetuamente, e per ornamento dé Palazzi e Giardini miei, come ho detto. E però voglio, ordino, e comando, che le dette Statue, e Quadri, ed altre cose di Marmo, e di Metallo sudetti dal mio erede universale, e da tutti quelli, che gli succederanno nella mia eredità, e fidecommisso come sopra, e come sotto dichiarerò, non si possano mai vendere, né alienare in qualsivoglia modo, né in tutto, né in parte; ed in evento di contravenzione voglio, che quel tale, che venderà, o alienerà le dette Statue, e Quadri, ed altre cose di Marmo, e di Metallo, nel modo detto di sopra, contro la mia volontà, ed intenzione sia tenuto in coscienza Cristiana obbligato alla Confessione sacramentale di pagare, e di restituire al suo successore, il quale dopo di lui averà di posseder detti Palazzi, e Giardini, ed altri miei luoghi sudetti in vigore del presente mio ultimo Testamento il doppio, e più del giusto prezzo di esse cose vendute… “. Purtroppo le disposizioni del marchese non sono state ben recepite dai posteri.
Nella parte finale del testamento il marchese esprime il desiderio che tutti i suoi beni, in particolare quelli di Bassano, siano conservati in perpetuo e liberi da ipoteche o altre forme coercitive per la soddisfazione di debiti accumulati, infatti così dice: “Di più, salve le cose sopradette, perché desidero grandemente, che la mia eredità, e beni, ed in specie talmente, che la specialità non deroghi alla generalità, ne all’incontro, il Marchesato, Terra, e Territorio di Bassano, e qualsivoglia altri beni giurisdizionali, che al tempo della mia morte si troveranno da me compri, ed acquistati in qualsivoglia luogo esistenti si conservino sempre, ed in perpetuo liberi, ed esenti da qualsivoglia sorte di debiti; però voglio ed espressamente ordino, che la detta mia eredità, e beni, e nominatamente i detti miei Marchesato, Terra, e Territorio di Bassano ….. si conservino, e mantenghino perpetuamente nei miei eredi…”


Recentemente Agostino Bureca, architetto, funzionario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, progettista e direttori dei lavori di numerosi interventi di restauro, svolge attività istituzionali di tutela conservazione e valorizzazione dei monumento presso la Soprintendenza per i Beni Architettonici per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico del Lazio ha pubblicato per la Gangemi Editore un interessante libro sul "La villa di Vincenzo Giustiniani a Bassano Romano, dalla Storia al Restauro".
Viene presentato, al termine del procedimento per l'acquisizione allo Stato della Villa Giustiniani-Odescalchi di Bassano Romano, il risultato del compendioso programma di studi e ricerche promosso e curato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici per il Paesaggio per il Patrimonio Storico Artistico del Lazio. Il feudo bassanese, in origine degli Anguillara, fu acquistato nel 1595 dal ricco commerciante e finanziere genovese Giuseppe Giustiniani, riparato a Roma dal lontano Oriente; la Villa fu restaurata e configurata nello stato attuale dal figlio Vincenzo (Chio 1564-Roma 1637) sul principio del Seicento per farne la propria casa-museo, rappresentativa sede di importanti collezioni antiquarie e di arte contemporanea e aristocratico luogo di riservate e dilettevoli attività e privilegiate frequentazioni. Nell'attesa dell'avvio dei lavori di restauro se ne ripercorrono le passate vicende, dai fasti barocchi alle tristi dismissioni patrimoniali dell'Ottocento, si illustra il prezioso ciclo di affreschi, opera di importanti artisti dell'epoca (FRANCESCO ALBANI, BERNARDO CASTELLO, DOMENICHINO, PAOLO GUIDOTTI BORGHESE, ANTONIO TEMPESTA), si affrontano -quasi a voler preordinare un disciplinare per la tutela - le problematiche connesse ai possibili utilizzi e progetti di valorizzazione culturale nella speranza che non si passi dalla colpevole


DAI GIUSTINIANI ALL'UNIONE EUROPEA
UN PERCORSO CONTINUO


Si è svolto il 17 aprile 2004, a Bassano Romano (Viterbo) in collaborazione con l'Amministrazione Comunale e la Lega Italo-Ellenica, il convegno dal tema: "DAI GIUSTINIANI ALL'UNIONE EUROPEA UN PERCORSO CONTINUO".
All'evento hanno partecipato i Comuni Italiani di: Mirano (Venezia), Ortona (Chieti), Caprarica (Lecce), Amelia (Terni), Lari (Pisa), il Comune Francese di Bastia, i comuni Greci di Chios ed Homiroupolis. Il convegno è stato patrocinato dal Senato della Repubblica, dal Sovrano Militare Ordine di Malta delegazione Granpriorale Ligure, dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Viterbo
Le relazioni hanno analizzato il percorso storico dei Giustiniani, da diverse angolazioni: dall’epopea della marineria genovese nel levante fino al collezionismo seicentesco dei grandi mecenati e alle suggestioni architettoniche della Villa di Bassano. Un lungo viaggio tra storia e cultura per riallacciare, nello spirito Europeista, gli antichi legami tra popoli di diverse culture e società.
Le amministrazioni intervenute, si sono impegnate a predisporre un protocollo d’intesa, per dare seguito a questa iniziativa, anche al fine di realizzare un organismo permanente, tra vari soggetti non solo pubblici, atto a valorizzare eventi futuri per conto dei suoi partner, anche attraverso una Fondazione con una pluralità di soci attivi con la finalità di salvaguardare i beni storico-culturali, per la valorizzazione piena dei siti, palazzi, oggetti, memorie dell'illustre casato. Questo organismo potrà presentare proposte di interventi integrati, cofinanziati dai fondi strutturali europei per gemellaggi tra diverse comunità ed il recupero di siti urbanistici di interesse storico, artistico - culturale, villaggi tradizionali in stato di abbandono e di degrado. Il progetto avviato rimane comunque aperto sia ad associazioni private che ad altri enti pubblici come altri comuni che in ogni momento possono farne parte. Già hanno dato la loro adesione i comuni di Fauglia (Pi), Monterinaldo (Ap), e Aghios Minas, Ionias e Kampochora (Grecia)

Gli atti sono stati presentati in anteprima a Chios il 31 agosto 2005 ed a Roma il 1 dicembre 2005 presso la Sala dei Presidenti di Palazzo Giustiniani di Roma, con il patrocinio del Senato della Repubblica, da Enrico Basso, archivista di Stato direttore nella Sovrintendenza Archivistica per la Liguria e Christina Strunck, Assistente scientifico della Biblioteca Hertziana.

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Venerdì 7 aprile 2006, a seguito la presentazione Genovese nella cornice del Complesso Monumentale si Sant’Ignazio presso l’Archivio di Stato. Un simbolico ritorno nella città di origine della famiglia, durante le manifestazioni Genovesi dell’ottava settimana della cultura. Patrocinatore dell’evento oltre il Senato della Repubblica, il Sovrano Militare Ordine di Malta Delegazione Granpriorale Ligure.
Gli atti, già presenti nei cataloghi di diverse Biblioteche pubbliche, sono stati presentati da Giovanni Assereto, ordinario di storia moderna dell’Università di Genova che ha commentato i contributi storici al volume e da Christina Strunck, assistente scientifico della Biblioteca Hertziana di Roma che ha commentato gli aspetti più artistici ed architettonici trattati nel volume. Alfonso Assini, funzionario dell’Archivio Genovese, è intervenuto sul lascito fedecommissorio di Vincenzo Giustiniani, la cui contabilità e molti degli atti notarili rogati per conto di questa famiglia sono conservati nell’Archivio stesso. Durante la manifestazione, sono stati esposti, a cura dello stesso Assini, Ignazio Galella e Roberto Santamaria, alcuni dei più significativi documenti dell'Archivio Giustiniani, in rapporto soprattutto alle loro committenze artistiche, disegni (fra cui il bellissimo stemma della famiglia), stampe e incisioni (dalle collezioni del marchese Giustiniani verrà una copia della "Galleria Giustiniana"), monete e oggetti legati alle funzioni dogali e di rappresentanza svolta da alcuni membri della famiglia., provenienti anche da alcune preziose collezioni private.

Il codice ICCU del libro nel database delle Biblioteche Italiane è IT\ICCU\IEI\0241428
Redazionale con foto sul Convegno a Bassano Romano
Redazionale con foto sulla presentazione degli atti a Roma
Articolo degli atti a Roma sulla "Croce Ottagona" periodico della Delegazione Ligure del SMOM gennaio 2006 con il discorso del Delegato dell'Ordine Giovanni Della Croce di Dojola
Redazionale con foto sulla presentazione degli atti a Genova
Intervento del delegato alla cultura di Bassano Romano alla presentazione degli atti a Genova

INDICE DEGLI ATTI

1) Lettera di saluto del senatore Marcello Pera, presidente del Senato della Repubblica. 2) Presentazione di Giovanni Della Croce di Dojola, delegato granpriorale per la Liguria Del Sovrano Militare Ordine di Malta. 3) Presentazione di Giuseppe Marchetti, sindaco del Comune di Bassano Romano. 4) Fu Giustiniano l’eponimo fondatore del casato? Introduzione a cura di Enrico Giustiniani. 5) PARASKEVI PAPAKOSTA - Introduzione al convegno in lingua greca moderna 6) GABRIELLA AIRALDI - Genova e il Mediterraneo. 7) STEFANO GRILLO di RICALDONE - I Giustiniani: “cives” e “reges”. Le distinzioni nobiliari del ceto dirigente genovese dall’età comunale ai riconoscimenti della regia Consulta Araldica. 8) ANDREA LERCARI - La vicenda storica dell’albergo Giustiniani: dalla fazione popolare al patriziato sovrano della Repubblica di Genova. 9) SILVIA DANESI SQUARZINA - Il Cristo portacroce di collezione Giustiniani. Prima versione incompiuta di un’opera di Michelangelo. 10) MANUELA TOZZI RAMBALDI - Il Campos di Chios, caratteri e confronti. 11) VALERIA MONTANARI - Orientamento e prassi del restauro a Chios. 12) PARASKEVI PAPACOSTA - Sulle tracce dei Giustiniani nella storia dell’architettura di Chios, Bassano Romano, Gravina in Puglia e Caprarica di Lecce. 13) DIMITRIS PAPALIOS - Il progetto di parco medievale tematico come valorizzazione dei beni architettonici a Chios. 14) RINALDO MARMARA - La formazione della comunità latina a Costantinopoli e le migrazioni da Chios. 15) AGOSTINO BURECA - La Villa di Vincenzo Giustiniani a Bassano Romano: interventi e prospettive per la tutela e la valorizzazione. 16) RITA FABRETTI - I Giustiniani a Bassano: rapporti tra potere centrale e locale (sec. XVII e XVIII). 17) ANGELO CASERTANO - Il Monastero di San Vincenzo: dall’idea di Vincenzo Giustiniani alla donazione Benedettina-Silvestrina. 18) REMO DE MARTINO - Il viaggio di San Tommaso apostolo da Chios a Ortona. 19) ALEXANDRIS EVANGHELOS - Progetto di gemellaggio fra Comunità Mediterranee unite da percorsi storici comuni. 20) EMMANUEL VASTA e JEAN BAPTISTE RAFFALLI - La Villa Giustiniana a Bastia. 21) BARBARA SILVANI - Il palazzo Giustiniani di Amelia. 22) GIAMPAOLO GRASSI - Il modello socio economico di Chios: riscontro nei modelli di organizzazione agricola e d’imprenditoria nella Val d’Era e sulle colline pisane. 23) MARIO ESPOSITO - Ville Venete nel territorio di Mirano. 24) ALESSANDRA ZABBEO - I Giustinian a Mirano e il loro insediamento.

Gli Atti sono acquistabili nelle principali librerie specializzate del settore.
ROMA: Tipografia Pioda Viale Borelli, 15 Tel: 06 44701500 Fax: 06 4451 862 - info@pioda.it
GENOVA: Libreria degli Studi via Balbi, 40 r - 16126 GENOVA, tel. 010.24.65.789 fax 010.86.02.735
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atti giustiniani


Atti del convegno internazionale di studi
BASSANO ROMANO-CHIOS : ANTICHI LEGAMI E NUOVI PERCORSI NELLO SPIRITO EUROPEO
progetto europeo di gemellaggio tra Bassano Romano, Aghios Minàs e Kampohòra di Chios
a cura di Enrico Giustiniani e Paraskevi Papakosta


Si è svolto dal 6 al 10 settembre 2006, l’incontro tra i cittadini del Comune di Bassano Romano, nella Tuscia Viterbese, e quelli dei Comuni di Aghios Minàs e Kampohòra dell’isola Greca di Chios, nell’ambito del progetto co-finanziato dall’Unione Europea per la cittadinanza attiva “gemellaggio di città”. Il tema del gemellaggio venne proposto per prima volta durante il convegno internazionale svolto a Bassano Romano nell’aprile del 2004, Dai Giustiniani all’Unione Europea: un percorso continuo, un lungo viaggio tra storia e cultura per riallacciare, nello spirito europeista, gli antichi legami tra popoli di diverse culture arricchite, grazie anche alla presenza dei Giustiniani, da testimonianze storico-artistiche, appartenenti oggi al patrimonio culturale europeo.
In un atmosfera cordiale e informale, la delegazione Chiota, arrivata mercoledì 6 settembre all’aeroporto di Fiumicino, è stata accolta dal Sindaco insieme alla Giunta Comunale e da numerosi giovani dell’Associazione Culturale Bassanese. Il gruppo Greco, nei due giorni successivi ha visitato i luoghi di principale interesse nella cittadina Viterbese e nella capitale.
Sabato 9 settembre si è svolta la parte ufficiale del programma, presentata in questo volume d’Atti (in Italiano e Greco), aperta dal secondo convegno internazionale di studi storico-scientifici, presentato in italiano e in greco, intitolato Bassano Romano-Chios: antichi legami e nuovi percorsi comuni nello spirito europeo, svolto nella suggestiva Sala dei Cesari del Palazzo Giustiniani. I relatori, rappresentanti della Pubblica Amministrazione, scienziati e studiosi, hanno ripercorso gli antichi legami che uniscono le comunità Italo-Greche intervenute. Dal 1347 al 1566 i Giustiniani furono gli amministratori per conto della Repubblica Genovese dell’isola di Chios nell’Egeo nord orientale. Alcuni di loro dal 1595 al 1854, dimorarono nel feudo di Bassano Romano. Il gemellaggio tra le comunità Chiote e quella Bassanese è un atto di amicizia nel comune legame con la presenza di questa famiglia e con l'eredità ideale, architettonica e culturale che essa ha lasciato ai posteri italiani e greci. Al convegno ha fatto seguito la firma ufficiale del Patto di Amicizia tra i comuni intervenuti. Nel pomeriggio la manifestazione si è chiusa con l’esibizione del Gruppo Bandistico Bassanese e dei danzatori di Aghios Minàs e Kampohòra, presso il Monastero di San Vincenzo Martire, seguita da una serata musicale.
Domenica 10 settembre, la delegazione Chiota è tornata in Grecia, dando appuntamento ai Bassanesi nell’isola del mastice per il 2007.
Nelle prime pagine del presente volume d’Atti, vengono presentati brevemente i tre Comuni e immagini dagli archivi dei relatori, nonchè i saluti dei Sindaci e dei membri della Pubblica Amministrazione. Segue un breve intervento del Presidente del Comitato Organizzatore Enrico Giustiniani, sul progetto di partenariato Europeo della “Rete Giustiniani” e la cittadinanza Europea attiva. La sezione di carattere scientifico del convegno apre con il testo di Cecilia Mazzetti di Pietralata, storico dell’arte, relativo all’opera dei fratelli mecenati Vincenzo e Benedetto Giustiniani, nati a Chios nella metà del XVI secolo, i cui palazzi a Roma e a Bassano, furono dei veri e propri luoghi d’arte - “Accademie” - dove oltre ad ammirare la splendida collezione di statue e dipinti, gli artisti cercavano atmosfere e spunti per la loro ispirazione; un crocevia di incontri artistici nel seicento, dal Nord Europa al Mediterraneo, un patrimonio culturale di enorme valore, lasciato in eredità ai posteri.
Segue lo studio analitico di Paraskevi Papacosta dedicato alle architetture dei Giustiniani di Chios a Bassano Romano. La relatrice enfatizza il valore urbanistico del complesso territoriale ed alcuni caratteri peculiari comuni che ricollegano Bassano a Chios. Attraverso questa nuova lettura panoramica dell’insieme, basata sull’analisi diretta e su ricostruzioni storiche, contribuisce al processo di conservazione e valorizzazione del sito storico.
Le ricerche d’archivio delle famiglie Anguillara di Ceri e Giustiniani di Negro a Roma e a Viterbo hanno contribuito allo svolgimento dell’analisi, dedicata al giardino di Vincenzo Giustiniani, dell’architetto della Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il paesaggio del Lazio, Agostino Bureca responsabile del programma di conservazione della villa Giustiniani-Odescalchi a Bassano Romano. Nonostante l’ovvio rinnovo della vegetazione e del deperimento della materia permangono tutt’oggi diversi caratteri dell’originario genius loci del giardino, dovuti alle aspirazioni antiquarie e alle suggestioni europee del noto mecenate da Chios.
Don Cleto Tuderti, già Priore del Monastero di San Vincenzo, ha sviluppato il tema del “Mausoleo” voluto dal Marchese Vincenzo per la sua famiglia, evidenziando altri aspetti, correlati alla religiosità e spiritualità dei Giustiniani, non meno eloquenti ed attuali, che mettono in luce singolare la poliedrica figura di Vincenzo Giustiniani. Rinaldo Marmara si sofferma sull’importanza dei registri parrocchiali di Chios presenti a Tinos e su quelli di Costantinopoli, ricchi di testimonianze ed appunti, di cui alcuni sono del tutto ancora sconosciuti agli studiosi e altri necessitano di essere ricatalogati e soprattutto preservati dall’incuria del tempo.
Al suo intervento ha seguito quello di Manolis Vournous della Chiesa degli Aghii Sarànda a Thimianà. L’architetto offre una lettura aggiornata compiuta sui ruderi della chiesa e su precedenti studi personali. È interessante il fatto che dopo secoli di storia, si rispecchiano ancora le influenze genovesi nell’architettura chiota.
Dimitris Kokkinakis attraverso la sua antologia critica introduce all’arte medica e farmaceutica di Chios nel periodo genovese dell’isola. Sintetizza il sistema sanitario chiota del passato, ricorrendo a parallelismi con le istituzioni adottate dalle repubbliche marinare nella penisola italica. L’argomento sulle farmacie portatili e sull’arte degli speziali apre nuovi orizzonti negli studi chioto-bassanesi.
Alice Gànou, con un intervento semantico, ha evidenziato come esistano ancora, nel dialetto Chiota, termini vernacolari di derivazione Genovese e Italiana. Questi “cromatismi” locali potrebbero ricollegarsi alle manifestazioni “periferiche” della matrice latina nell’Egeo e più in generale nel Mediterraneo.
Cogliendo l’occasione di questo nuovo convegno organizzato nell’ambito del progetto di gemellaggio tra Bassano e Chios, sono stati inseriti due nuovi contributi di sintesi e di approfondimento scritti dai curatori della presente opera collettiva. Essi contribuiscono al riconoscimento dell’opera e all’approfondimento di alcuni dei temi affrontati dai relatori che parteciparono al primo convegno internazionale Dai Giustiniani all’Unione Europea: un percorso continuo, svolto a Bassano Romano nell’aprile 2004 che tematicamente aveva introdotto la proposta di gemellaggio. Enrico Giustiniani ricorda i temi illustrati negli atti del primo convegno, curati da lui stesso, che presentò al palazzo Giustiniani di Roma al Senato il 1 dicembre 2005 e successivamente al Archivio di Stato di Genova il 7 Aprile 2006 ove sono state aggiunte nuove valutazioni e commenti costruttivi di natura critica, sulle relazioni di contenuto scientifico. Il secondo testo di Paraskevi Papacosta chiude il presente volume, offrendo nuove prospettive di studio. La studiosa percorre i temi relativi alle architetture del passato conservate nelle antiche Terre dei Giustiniani. Segue una nuova lettura a campione, mirata, con relativa documentazione fotografica o grafica di alcune architetture monumentali in stato di rovina ed altre memorie dei Giustiniani di Chios. Il testo è caratterizzato da meditazioni storico-critiche, verificate direttamente sui “testi architettonici” e dall’individuazione di alcuni valori inespressi dalla letteratura che potrebbero essere capaci di suggerire nuove iniziative e soluzioni progettuali finalizzate alla conservazione e al recupero di questi siti degradati.

INDICE DEGLI ATTI
FRANCESCO BROGLIA - Presentazione Atti; ENRICO GIUSTINIANI E PARASKEVI PAPACOSTA - Introduzione al convegno internazionale nell’ambito del progetto di gemellaggio tra i Comuni di Bassano Romano, Aghios Minàs e Kampohòra di Chios; Presentazione dei Comuni del gemellaggio-Saluti ; Messaggio di Benvenuto ai cittadini di Aghios Minàs e Kampohòra; Saluto del Sindaco di Bassano Romano Luigi De Luca; Saluto dell’Assessore alla cultura di Bassano Romano Vittorio Ronconi; Presentazione del Comune di Bassano Romano; Saluto del Sindaco di Aghios Minàs Ionnis Pantelàras; Breve presentazione dell’isola di Chios; Presentazione del Comune di Aghios Minàs; Saluto del Vice-Sindaco di Kampohora Charilaos Koutsouràdis; Presentazione del Comune di Kampohora; Presentazione progetto “Rete fra città gemellate”; ENRICO GIUSTINIANI Il progetto di parternariato e di gemellaggio fra comunità Europee unite da percorsi storici comuni. La cittadinanza Europea attiva; Relazioni di contenuto scientifico sulla storia e la cultura di Bassano Romano e Chios ; CECILIA MAZZETTI DI PIETRALATA - Dal nord Europa al Mediterraneo: i palazzi Giustiniani di Roma e Bassano nel seicento, crocevia di incontri artistici; PARASKEVI PAPACOSTA - Architetture dei Giustiniani di Chios a Bassano Romano:storia e caratteri; AGOSTINO BURECA - Aspirazioni antiquarie e suggestioni europee nel giardino storico del palazzo Giustiniani a Bassano Romano; CLETO TUDERTI - Il mausoleo di S.Vincenzo Martire in Bassano Romano. Contributo per un gemellaggio; RINALDO MARMARA - La storia non è mai completa …. e neppure quella dei Giustiniani; MANOLIS VOURNOUS - La chiesa degli Aghii Sarànda a Thymianà di Chios; DIMITRIS KOKKINAKIS - Breve introduzione all’Ars medica e farmaceutica nella colonia genovese di Chio. Dai primi ospedali al cofanetto dei medicinali di Vincenzo Giustiniani; ALICE GANOU - L' influenza della lingua italiana sul linguaggio Chiotico; Termini vernacolari di origine italiana o genovese presenti nel dialetto Chiota; Firma del “Patto di amicizia e fratellanza”; Retrospettiva e approfondimento sui temi del 1° convegno internazionale di Bassano Romano; ; ENRICO GIUSTINIANI - Sintesi del convegno di Bassano Romano del 17 aprile 2004: Dai Giustiniani all’Unione Europea: un percorso continuo; PARASKEVI PAPACOSTA - Un percorso nelle antiche Terre dei Giustiniani: retrospettiva e approfondimento sui temi architettonici del primo convegno di studi a Bassano Romano; Ringraziamenti.

atti gemellaggio giustiniani

Gli atti sono stati presentati il 12 maggio 2007 a Bassano Romano dal Prof. Francesco Broglia e dall’Arch. Michele Campisi con il patrocinio della Sovrintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio del Lazio (Redazionale presentazione di Bassano Romano a cura di Domenico Vittorini - Gazzetta Bassanese n. 124 giugno 2007).
Gli stessi prossimamente saranno presentati anche a Roma e Genova.
Da giugno 2007, gli Atti saranno acquistabili presso la Tipografia Pioda di Roma in Viale Borelli, 15 Tel: 06 44701500 Fax: 06 4451 862 - info@pioda.it


DOCUMENTARIO SUI GIUSTINIANI

Grazie all'iniziativa dell'Assessore al patrimonio della municipalità Francese di Bastia, è recentemente uscito (gennaio 2008), prodotto da Vision Internationale e da France 3 per la regia di Andrè Waksman il documentario "Les Giustiniani une saga méditerranéenne". Il documentario di circa un ora, a cui ho fattivamente collaborato, ha richiesto quasi due anni di lavori; l'opera, in francese (con alcuni brani in Italiano sottotitolati) traccia il lungo percorso antropologico e storico della famiglia Giustiniani, toccando le località dove più si è sentita la presenza di questa famiglia: Genova, il levante ligure, Chios, Roma, Palermo, la Corsica e Bassano Romano.
Sono in possesso della copia, informalmente potrei accontentare, nei limiti del possibile, chi me ne facesse gentile richiesta.
Il film, apparso sulla trasmissione "Orizzonti" su France3-Corse il 10 maggio 2008 è online sul sito della France 3 - corse in questo link:
"I Giustiniani, une saga méditerranéenne" (100508)

film giustiniani

IL PROGETTO DELLA RETE GIUSTINIANI

Un filo rosso unisce alcuni piccoli comuni Italiani ed Europei, la presenza nel corso dei secoli della Famiglia Genovese dei Giustiniani, importanti tracce architettonicche ed antropologiche da valorizzare e da collegare nel tempo e nello spazio, percorsi turistici comuni per uno scambio di idee e confronti per riallacciare gli antichi legami in uno spirito Europeista.

Il  GEMELLAGGIO tra Bassano Romanano - Aghios Minas e Kamphokora

'Unione Europea ha approvato il progetto di gemellaggio presentato dal Comune di Bassano Romano con il Comune greco di Aghios Minas (DG EAC N. 25/05 Incontri tra cittadini - fase 3). Progetto 06/2082. La manifestazione che ha coinvolto sia il comune Chiota di Aghios Minas che di Kamphokora, si è svolta a Bassano Romano dal 6 al 10 settembre 2006.



Si è svolta il 6 e 7 maggio 2005 la celebrazione del 50° anniversario dell’incoronazione della Sacra Effigie della Madonna della Pietà. Strade, vicoli e piazze arricchite da migliaia di fiori di carta, fontane e giardini costruiti qua e là. Era il 1955 quando il Cardinale Valeri, dopo una richiesta alle autorità ecclesiastiche da parte dei bassanesi, con una solenne cerimonia appose una corona sul capo della Madonna della Pietà. E Bassano fu addobbato con fiori di carta e ogni 25 anni le festività per adorare la Sacra Immagine hanno un carattere straordinario. La Pia Unione della Madonna della Pietà, composta dai Fratelli, coordina anche le due suggestive processioni, quella votiva del sabato sera e quella solenne della domenica mattina. Chiude la processione la macchina della Madonna trasportata a spalla.
Le foto della manifestazione: Bassano Romano addobbato a festa



Alcuni link su Bassano Romano

Bassano di Sutri di Filippo Bonugli articolo del 1955 dalla rivista "Per le vie dell'Italia
Il sito ufficiale del Comune di Bassano Romano
www.assolarocca.it
www.bassanoromanoshop.com Sito della locale associazione culturale con articoli di storia e cultura.
sito amatoriale su Bassano Romano n.1
sito amatoriale su Bassano Romano n.2
sito amatoriale su Bassano Romano n.3
Bassano Romano online
sito ufficiale del Monastero di S. Vincenzo a Bassano Romano
Il mio sito sul Monastero di S.Vincenzo a Bassano Romano
Sorgerà a Bassano Romano il nuovo Santuario della Fondazione Giovanni Paolo II
Associazione Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II - sito ufficiale
I riferimenti del Comune di Bassano Romano
Estratto del Testamento del Marchese Vincenzo Giustiniani e alcuni documenti storici relativo al feudo di Bassano Romano a cura di Domenico Vittorini


Dona il cinque per mille al Monastero di S. Vincenzo ... costruito dai Giustiniani
Il Monastero, per le attività che svolge, è stato riconosciuto dal fisco, come ente capace di ricevere questo tipo di detrazioni. Pertanto se vuoi, nella compilazione della dichiarazione dei redditi puoi destinare la quota del “CINQUE PER MILLE” in favore del Monastero. Oltre alla firma del contribuente è obbligatorio il codice fiscale del Monastero. Monastero S. Vincenzo Martire Bassano Romano Codice fiscale nr. 80004470565


Ogni anno nella prima settimana di luglio si svolge per tutto il paese di Bassano una rievocazione storica di Bassano nel 1600 al tempo dei Giustiniani.
Si tratta di un'iniziativa storico-culturale che rievoca una giornata tipica di mercato del 1600. Teatro dell'evento è la parte storica di Bassano: la piazza Umberto I e il borgo medioevale
La manifestazione si protrae dal sabato sera a tutta la domenica e, ad intervalli prestabiliti, si può assistere alla sfilata del corteo in abiti storici della nobiltà locale, che gira per l'intera area del mercato ornata, per l'occasione, con numerosi vessilli, piante fiorite e fiaccole.
Alcune foto della manifestazione.


Le Principali Manifestazione a Bassano Romano



la mia foto
In questa antica mappa settecentesca è presente una tenuta "Polline di Santa Caterina dei Giustiniani" proprio sul bordo orientale del lago di Bracciano



Il cannone Giustiniani grazie al contributo di Renato G. Ridella


L’Associazione Culturale La Rocca di Bassano Romano, ha recentemente pubblicato una guida turistica: Bassano Romano Terra dei Giustiniani
La guida di Eliseo Fabretti, Yuri Gori, Domenico Moroni, Fiorella Proietti e Domenico Vittorini , si sofferma sulle bellezze di Bassano Romano con una particolare attenzione al Palazzo Giustiniani-Odescalchi e alla vicende della nobile famiglia Giustiniani che qui aveva il suo feudo.

La guida di Eliseo Fabretti, Yuri Gori, Domenico Moroni, Fiorella Proietti e Domenico Vittorini è richiedibile all’Associone stessa in Via M. Giustiniani n.1, 01030 Bassano Romano (VT)
Questo è il loro sito internet: www.assolarocca.it
l’email dell’associazione: info@assolarocca.it
la mia foto


Bed and Breakfast "La Rocca" da Roberta e Daniele Bassano Romano Via G. Garibaldi, 23 Tel: +39 0761 635518 Cell:+39 329 8503315
In una casa nuova ed appositamente “studiata” affinchè gli ospiti possano trovare tutti i conforts di cui hanno bisogno, la discrezione e la familiarità che desiderano. Per trascorrere una vacanza all’insegna della natura e della cultura, gustando le tradizioni e i sapori genuini di un tempo.


la mia foto www.giustiniani.info
Il sito tratta della storia della Famiglia Giustiniani dalle sue origini Genovesi, attraverso il Dodecaneso Greco, l'isola di Chios e Roma.

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