LA CAPPELLA GIUSTINIANI NELLA BASILICA DI SANTA MARIA ALLA MINERVA IN
ROMA
a destra il Palazzo della Minerva fatto erigire dal cardinale Vincenzo Giustiniani ora Biblioteca del Senato a destra l'ingresso della Chiesa
Nella centralissima Piazza omonima dietro il Pantheon, vi è la Basilica
di Santa Maria sopra Minerva, dal 1566 una basilica minore con titolo cardinalizio. Già
nel sec. VIII esisteva unantico oratorio dedicato alla Vergine, che papa Zaccaria
nel 750 aveva concesso a monache basiliane fuggite dallOriente, a cui fin
dallVIII sec. fu aggiunto il toponimo di Minervum. Laggiunta era dovuta al
fatto che loratorio sorgeva nei pressi del tempio di Minerva Chalcidica. In realtà
su tutta larea attualmente occupata dalla basilica di Santa Maria sopra Minerva e
dellannesso ex-convento, sorgevano tre templi dellantica Roma: il Minervium,
di origine domizianea eretto in onore di Minerva Calcidica, lIsèum dedicato a
Iside, e il Serapèum dedicato a Serapide. Il primo documento del passaggio
delloratorio ai frati predicatori è del 1266; nel 1275 ne ottennero il possesso
effettivo per interessamento del loro confratello fra Aldobrandino Cavalcanti, vescovo di
Orvieto e vicario del papa a Roma.
Divenuta sede dei Domenicani fra il 1266 e il 1275, la Basilica sorse accanto un vasto
convento (casa "professa"), che si estese nel tempo fino a via del Seminario e a
San Macuto. Del convento, divenuto nel XVII secolo sede dell'Inquisizione romana o
Sant'Uffizio (vi fu celebrato nel 1633 il processo a Galileo Galilei e pronunciata la sua
abiura), rimane oggi ai Domenicani poco più del chiostro (peraltro largamente rifatto):
espropriato dallo Stato unitario, divenne nel 1870 sede del Ministero della Pubblica
Istruzione e poi del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni. Vi si trova, oggi,
la biblioteca del Senato, dedicata a Giovanni Spadolini.
Nel 1280, sotto il pontificato di Niccolò III, l'oratorio fu costruito ex novo ed ebbe
inizio la costruzione della grandiosa chiesa gotica a tre navate, probabilmente su disegno
dei domenicani Fra Sisto Fiorentino e Fra Ristoro da Campi. Bonifacio VIII fu il
propulsore del progetto, quando nel 1295 elargì una ingente somma di denaro. Molti fedeli
seguirono lesempio. Anche dopo il trasferimento del papato ad Avignone la
costruzione della basilica proseguì. Verso la metà del XIV sec. fu aperta al culto, dopo
il completatamento della zona absidale, della crociera e delle navate laterali con
copertura a capriate visibili. Importanti rifiniture, tra cui la sistemazione della
facciata e il rafforzamento della navata laterale destra, furono finanziate dal conte
Orsini nel 1453. Quasi contemporaneamente il cardinale domenicano Giovanni Torquemada, zio
del celebre inquisitore, fece erigere la navata centrale. Le difficoltà di finanziamento
dei lavori e la riduzione di altezza delledificio, dovuta alla sostituzione della
copertura a capriate visibili con le volte, ridussero lo slancio tipico dello stile
gotico. Nella meta del XVII secolo, Vincenzo Giustiniani, generale dei Domenicani
ingrandisce la Chiesa con il rifacimento delle cappelle del transetto, alla costruzione o
ricostruzione delle laterali, alla riduzione a tutto sesto degli archi delle navate
mediante soprastrutture in legno e stucchi, la chiesa assunse un aspetto prevalentemente
barocco. Nel secolo XVIII, la decorazione della facciata rimasta in nudi mattoni fino al
1725 fu resa più decorosa dallimpegno di Benedetto XIII e dai progetti degli
architetti Raguzzini e Marchionni che accentuarono il carattere barocco di tutto
l'edificio. Nel 1824 larchitetto domenicano fra Girolamo Bianchedi ricondusse
ledificio a linee più essenziali eliminando le impalcature barocche dalle arcate
laterali. Ma dopo la sua morte i lavori che seguirono furono di segno opposto. I
rivestimenti in finto marmo dei pilastri e delle colonne e le decorazioni pittoriche delle
pareti e delle volte erano visibilmente in contrasto con la semplicità delle linee
architettoniche. Sebbene laspetto delledificio porti i segni visibili di
tortuose vicende storiche, la basilica è lunico esempio di chiesa gotico medievale
nella città di Roma. In Santa Maria sopra Minerva sono contenute le tombe di Santa
Caterina da Siena <../ordine/seplocro_top.htm>, Patrona primaria dItalia e del pittore fra Giovanni da Fiesole,
il Beato Angelico, nel 1984 dichiarato da Giovanni Paolo II "Patrono Universale degli
Artisti".
Il Chiostro fu rimordernato e abbellito dal Cardinale Vincenzo Giustiniani che pose negli
angoli opposti dall'ingresso lo stemma di famiglia
La Cappella dei Giustiniani
Posta nella navata di sinistra è dedicata a San Vincenzo Ferreri, Santo
"protettore" dei Giustiniani, costruita da Vincenzo Giustiniani, generale dei
domenicani nel 1600, sull'altare maggiore la tela di Bernardo Castello (1584 circa),
pittore Genovese raffigurante S.Vincenzo Ferreri al Concilio di Costanza che arringa il
papa e l'imperatore, tra le figure si riconoscono sulla sinistra lo stesso Cardinale
Vincenzo Giustiniani sia giovane che anziano (il primo e l'ultimo sulla sinistra) tra il
clero e Giuseppe Giustiniani suo cognato e padre di Vincenzo e Benedetto collezionisti e
mecenati il primo sulla destra tra i nobili.
La mensa, con cornice modanata e iscrizione in alto, ha il paliotto con decorazione a tarsia. Ai lati, su plinti arretrati a parete, sono gli stemmi del committente. Il dossale è delimitato da colonne corinzie su basi, e, dietro queste, da lesene corinzie.
Trabeazione e timpano triangolare spezzato, sormontato ai lati da due vasi ardenti. All'interno del timpano è una testina d'angelo. Sulla destra il monumento funebre in marmi policromi di Giuseppe Giustiniani (1600), sulla
sinistra quello del cardinale Vincenzo Giustiniani (1582).
Come riporta Paolo Mancini, uomo di grande cultura, dotato di un profondo amore per Roma,
frequentatore assiduo di biblioteche, musei, appassionato d'arte, nella copia del Diario
del Chracas su cui ne trasse un memoriale
a suo uso, nel 1727 (riferimento: 2/8 n. 1558 - p.2) La S. di N. S. sabbato mattina
(26/7) nella chiesa di S. Maria s. Minerva consagrò l'altare di S. Vincenzo Ferrerio
dell'Ecc.ma Casa Giustiniani collocando in esso le reliquie de Ss. Mm. Chiaro ed Amando.
Sulla sinistra il monumento funebre al Cardinale Vincenzo Giustiniani (al centro nella foto sopra)
nella scritta "D.O.M./ FR. VINC. IVSTINIANO GENVEN. XXXVIII/ AETATIS
SVAE. ANNO. ELECTO. GENERAL/ ORD. PRED. DEIN. LI.IN.
NVMERVM/ S.R.E. CARD. ASSVMPTO. OBIIT. XXVIII. OCTOB./
ANN. SALVT. M.DLXXXII./ VIXIT. ANN. LXIII. MENS.II/
PETRVS. IOSEPH. ET GREGORIVS FRATRES POS". Il monumento è posto su alto zoccolo, un basamento sostiene il sarcofago. Il basamento è delimitato da lesene ai lati e semplici cornici modanate in alto e in basso; nel fronte è l'iscrizione entro una lastra rettangolare, soprastante un motivo di due drappi e una conchiglia. Sul basamento è un sarcofago su zampe leonine tra le quali è un rilievo con testa d'angelo tra due festoni; ha coperchio a doppia voluta e motivo centrale con un teschio e una croce apicale. Sulla parete soprastante è un dossale a edicola: ai lati, due colonnine corinzie, in alto trabeazione con fregio a rlievo e timpano curvilineo spezzato, con vasi ardenti sugli spioventi e stemma in alto. All'interno è un riquadro contenente il ritratto del defunto entro cornice mistilinea a rilievo
Sulla destra il monumento funebre a Giuseppe Giustiniani (a sinistra nella foto sopra),
sul basamento la scritta: "BENEDICTVS S.R.E CARD.ET. VINCENTIVS FILII/ PATRI OPTIME MERITO IVXTA VXORE HIERONIMAM/ VINCENTII ALTERIVS CARDINALIS SOROREM/ POSVERE/ M.D.C". Il monumento sepolcrale è posto su alto zoccolo, basamento a tarsie, la cui parte centrale è avanzata rispetto alla parete. Ai lati, su plinti, sono gli stemmi, nella parte centrale è un'iscrizione tra due specchiature rettangolari verticali. Questa funge da basamento per un sarcofago su zampe leonine sormontate da mascheroni fra volute, con un coperchio a doppia voluta con testa d'angelo al centro. Sopra al sarcofago una sorta di dossale a edicola racchiuso da lesene ioniche sovrapposte a scalare, e concluso da timpano triangolare interrotto al centro in basso, con croce apicale; all'interno, è un'iscrizione sormontata dal ritratto del defunto entro cornice mistilinea a rilievo ornata da teste di rapaci, mascherone (in basso), testa d'angelo (in alto). Le due ali laterali, arretrate a parete, sono delimitate da due lesene con facce a tarsie, poste al di sopra dei plinti laterali, e sono raccordate all'edicola centrale con due grandi volute terminate da mascherone,
sorreggenti due vasi ardenti.
Sono anche sepolti nella Cappella Francesco, nato a Chio intorno al 1570 e morto a a Roma
il 14 settembre 1601, studioso di lettere e filosofia presso il Collegio romano divenendo
illustre filosofo e matematico; il Cardinale Benedetto Giustiniani nato a Chios, Tesoriere
della Chiesa da Sisto V, cardinale diacono, nominato da Sisto V, col titolo di San
Giorgio, poi mutato in quello di Santa Maria in Cosmedin. Fu legato della Marca e
dAscoli sotto i pontificati di Gregorio XIV e Innocenzo IX, inviato in Francia da
Clemente VII e legato di Bologna sotto Paolo V. Morì il 27 marzo 1621 a Roma.
L'ultimo Giustiniani ad esservi tumulato fu Roberto Giustiniani
(1901-1966) ramo Longo originario di Roccapassa nel 1967.
Il cardinale Benedetto Giustiniani ha una lapide nella Cappella Giustiniani e il suo monumento sepolcrale (a destra nella foto in alto) nella Cappella dell'Annunziata (quinta da destra nella parete in fondo) sempre nella stessa chiesa
a cui il cardinale nel suo testamento lasciò un cospicuo lascito.
Il monumento funebre è posto su basamento con specchiature poggia lastra rettangolare con iscrizione. E' chiusa da cornice spezzata e da volute laterali. Due volute anche nella cornice superiore dove una testa d' angelo sostiene festoni floreali. In alto, cornice modanata sostiene specchiatura con stemma a rilievo. Ai lati volute con teste d'angelo. Conclude una cornice che sostiene, entro raccordi a voluta nicchia ovale con motivi di conchiglie e cartocci, entro la quale è il busto del defunto

A terra nella cappella le lapidi (da sinistra): cardinale Benedetto Giustiniani, cardinale Giacomo Giustiniani, Lorenzo Giustiniani (fratello del cardinale e cavaliere professo dell'Ordine di Malta),
Vincenzo VI, ultimo principe Giustiniani (fratello di Giacomo e Lorenzo),
Roberto Giustiniani (Longo) ultimo ad essere tumulato nella cappella nel 1967.
Sito ufficiale di Santa
Maria alla Minerva
Foto della Cappella vedi
anche sul sito dell'Australian
National University .
I cardinali "Giustiniani"
IL PALAZZO DELLA MINERVA
Il Palazzo della Minerva fa parte di quel grande isolato che gravita sulla chiesa domenicana di S. Maria sopra Minerva, le cui annesse fabbriche conventuali sono oggi occupate dalla Biblioteca della Camera dei deputati, quella del Senato della Repubblica, la Biblioteca Casanatense e il Convento domenicano.
Le vicende del Palazzo non possono essere esaminate disgiuntamente da quelle dell'area dell'Insula Sapientiae che ospitò nell'antichità il tempio di Iside e Serapide, o Iseo campense, il tempio di Minerva Calcidica e la piazza porticata dei Saepta Iulia, e che rappresentò, nel corso dell'età medievale e moderna, uno dei complessi religiosi più importanti della città di Roma.
Già nell'VIII secolo alcune monache basiliane, giunte a Roma da Costantinopoli, occuparono la piccola chiesa, detta di Santa Maria sopra Minerva o Santa Maria Sedes Sapientiae, senza lasciare però alcuna traccia della loro presenza.
Le origini del complesso quale oggi lo conosciamo risalgono agli anni in cui i Predicatori si stabilirono nei pressi del Pantheon e, precisamente nel 1275, i Domenicani ottennero in dono la chiesa della Minerva e le sue pertinenze.
Nel 1280 cominciarono i lavori di costruzione della basilica (unico esempio di grande architettura religiosa gotica conservatosi a Roma) e venne ampliato il primitivo nucleo conventuale, che si articolò intorno ad un grande chiostro e che acquisì, nel tempo, molto prestigio e disponibilità economiche divenendo tra i più importanti conventi della città tanto che, nel secolo successivo, ospitò due conclavi, quello del 1431, in cui fu eletto Eugenio IV, e quello del 1447, che portò all'elezione di Nicolò V. Va ricordato inoltre che S. Caterina da Siena (1347-1380) e il Beato Angelico (1395-1455) trascorsero proprio in questo convento i loro ultimi anni di vita e vennero entrambi sepolti nella chiesa.
Nella seconda metà del Quattrocento il cardinale umanista Oliviero Carafa promosse la costruzione di un secondo chiostro, quello della Cisterna. Con la fine del Concilio di Trento, il convento divenne uno dei centri di elaborazione della riforma cattolica ospitando anche la Congregazione del Sant'Uffizio e l'udienza conclusiva del processo a Galileo Galilei, con l'abiura della teoria copernicana, il 22 giugno 1633.
Tra il 1558 e il 1570, quando generale dell'ordine fu Vincenzo Giustiniani, avvennero le maggiori trasformazioni del complesso, che si conclusero nel corso del Seicento. Nei secoli XVI e XVII, nel complesso minervitano, furono impegnati alcuni tra i principali artisti dell'epoca: Baldassarre Peruzzi, Giovan Battista da Sangallo, Antonio da Sangallo il Giovane, Giovanni Fontana, Carlo Maderno, Gian Lorenzo Bernini, il Baciccia, Carlo Rainaldi etc.
L'ultimo grande evento architettonico nella storia dell'insula fu la costruzione, a partire dal 1700, della Biblioteca Casanatense, sulla base del testamento del 5 ottobre 1698, con il quale il cardinale Girolamo Casanate destinava la sua ricchissima raccolta libraria ai Domenicani affinché ne garantissero la libera consultazione al pubblico. Da allora tutte le trasformazioni si configureranno solo come adeguamenti di un assetto ormai stabile.
L'unità dell'antica "insula dominicana" rimase intatta fino all'annessione di Roma al Regno d'Italia e alla successiva destinazione del convento a sede ministeriale, solo alla fine del '900, trasferitisi altrove gli uffici ministeriale, è iniziata un'opera di recupero dell'integrità dell'insula.
Il cosiddetto "Palazzo della Minerva", costruito nella seconda metà del Cinquecento per incarico di Vincenzo Giustiniani, pur appartenendo all'insula domenicana, ne costituì per molto tempo una sorta di corpo periferico. La sua posizione sulla piazza omonima, alla sinistra della chiesa ed adiacente all'antico convento dei Dominicani è ben documentata dalle numerose vedute sei-settecentesche della piazza che ci permettono anche di cogliere i cambiamenti architettonici che hanno interessato la costruzione nel corso dei secoli.
Le indagini che hanno preceduto l'intervento di restauro e adeguamento funzionale per la realizzazione della Biblioteca del Senato, hanno permesso di esaminare le strutture di fondazione, confermando la preesistenza di una torre quadrata all'angolo tra via e piazza della Minerva, mentre i carotaggi hanno evidenziato uno strato di terreno di riporto da cui si desume la presenza di un uliveto e di orti recintati; nella pianta Du Pèrac-Lafréry del 1577 si notano ancora ampi spazi destinati ad orto circondati da modesti edifici o alti muri di cinta.
Proprio le suddette indagini conoscitive hanno permesso il rinvenimento di reperti di età romana e medievale come, per esempio, le tracce dei Saepta Iulia, ampia piazza porticata di epoca augustea, destinata alle votazioni. Basi di colonne e frammenti del piano pavimentale dell'antica piazza offrono preziosi dati nella ricostruzione dell'impianto dei Saepta e dell'antica topografia romana dell'area su cui sorge il palazzo della Minerva. Inoltre, il rinvenimento di uno strato di schegge di marmo, ha confermato che, dopo aver perduto la sua funzionalità, il complesso venne largamente utilizzato come cava di marmo, specialmente nel periodo medievale. Ancora, oltre ai reperti marmorei, è stata anche rinvenuta una parte di canalizzazione probabilmente per acque scure, successiva alla prima realizzazione dei Saepta. Va infine ricordato che nella zona centrale, in corrispondenza del cortile, sono state portate alla luce due strutture parallele, probabilmente vasche per lo spegnimento della calce, intonacate all'interno.
L'edificazione dell'area occupata dal Palazzo della Minerva avvenne nel corso del XVI secolo, come appare chiaramente dalla pianta di Antonio Tempesta del 1593.
I primi importanti lavori risalgono, però, al generalato del Giustiniani e possono essere riferiti all'architetto Guidetto Guidetti.
Nelle vedute di G. B. Falda e di M. G. De Rossi appaiono botteghe in serie al piano terra (ulteriore trasformazione della metà del Seicento), ma l'impianto e la volumetria sono ancora quelli tardocinquecenteschi: edificio ad L, con fronte principale sulla piazza, forte cornice marcapiano al piano nobile (che ospiterà almeno nel Settecento i cardinali domenicani), cantonale bugnato e breve risvolto su via della Minerva.
Questo assetto, testimoniato dalle incisioni del Falda e da uno schizzo di Carlo Fontana, resterà stabile fino al rifacimento ottocentesco.
Un primo cambiamento si ebbe nel 1808 con l'occupazione napoleonica della città e la soppressione delle corporazioni religiose: il convento della Minerva vide acquartierati al suo interno più di duemila soldati, e il primo chiostro adibito a stalla.
Rientrati in possesso della propria sede nel 1814 i padri, programmarono una serie di lavori per risanare i danni causati dalle truppe. Il 1849 comportò per la Minerva l'occupazione francese e l'utilizzazione a caserma fino al 1867. La palazzina subì numerose modifiche dal 1860 a seguito della sua destinazione a sede del Pontificio Collegio Latino-Americano l'intervento fece si che si costituisse un unico compatto corpo di fabbrica a blocco.
Il palazzo venne ristrutturato attorno al 1860 da Andrea Busiri Vici senior, che elevò il corpo seicentesco, ridisegnando l'esterno secondo i canoni estetici del purismo romano. Nel 1871 la palazzina divenne sede del Ministero delle finanze fino al 1873, quando passò al Ministero della Pubblica Istruzione, mentre nel 1899 una parte divenne sede della Direzione Generale delle Poste e Telegrafi. L'intervento più rilevante fu il rimaneggiamento del lungo fronte su via del Seminario e di quello all'angolo verso S. Ignazio su piazza S. Macuto che assunsero la facies attuale improntata ad un eclettismo dignitoso e un poco anonimo. Nel 1873 fu espropriato e assegnato al Ministero della Pubblica Istruzione e, successivamente, ad altre amministrazioni centrali fino alla destinazione attuale.
Nel 1974 il complesso già in uso al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni fu assegnato alla Camera dei Deputati che poté destinarlo ad ospitare la propria Biblioteca. Il Senato della Repubblica, come abbiamo visto, acquisirà più tardi il Palazzo della Minerva destinandolo ad ospitare la propria biblioteca.
La destinazione a Biblioteca del Senato in collegamento con la Biblioteca della Camera, già realizzata nel complesso domenicano della Minerva, esigeva una riqualificazione dell'edificio, frutto, come abbiamo visto, di aggregazione storica di cellule di diversa origine e matrice e dell'intervento di Andrea Busiri Vici.
Le condizioni del palazzo erano inadeguate a sopportare il peso delle raccolte librarie: la crescita del fabbricato, avvenuta in varie fasi nel corso dei secoli, aveva assimilato in successione fondazioni di diversa epoca romana. Gli interventi, assai rilevanti, hanno perciò comportato il consolidamento e l'irrigidimento delle strutture, soprattutto ai livelli inferiori; un lungo lavoro di restauro che, secondo il principio della conservazione integrata, ha rispettato il manufatto storico nei suoi volumi e nelle maglie strutturali. Da segnalare il monitoraggio strutturale effettuato con estensimetri, piezometri elettrici, fessurimetri, celle di pressione collegate a una centralina elettronica. L'impostazione generale del restauro ha mirato a non alterare il rapporto tra il fabbricato e le preesistenze e a rispettare i vincoli di carattere monumentale conservativo.
Nella Sala Atti Parlamentari e negli ambienti attigui, sono collocate opere di artisti italiani contemporanei come la "Ragazza in piedi" in rame, bronzo, nichel bianco e oro realizzata nel 2003 da Giuliano Vangi, famoso per aver realizzato numerosi monumenti collocati in contesti prestigiosi, quattro arazzi del pittore sperimentalista Corrado Cagli realizzati nel 1960 ed uno "Astratto" di Emilio Vedova realizzato nel 1964. Gli arazzi di Corrado Cagli facevano originariamente parte dell'arredo interno delle navi da crociera "Michelangelo" e "Raffaello".
Nella Sala Atti Parlamentari e negli ambienti attigui, sono collocate opere di artisti italiani contemporanei come la "Ragazza in piedi" in rame, bronzo, nichel bianco e oro realizzata nel 2003 da Giuliano Vangi, famoso per aver realizzato numerosi monumenti collocati in contesti prestigiosi, quattro arazzi del pittore sperimentalista Corrado Cagli realizzati nel 1960 ed uno "Astratto" di Emilio Vedova realizzato nel 1964. Gli arazzi di Corrado Cagli facevano originariamente parte dell'arredo interno delle navi da crociera "Michelangelo" e "Raffaello".
Nel giardino del chiostro Guidetti è ospitata un'altra opera acquistata dal Senato: si tratta della statua in bronzodi Sandro Chia, uno dei più importanti esponenti della Transavanguardia assieme a Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Nicola De Maria e Enzo Cucchi. Il movimento fondato dal critico Achille Bonito Oliva ha avuto il suo apice negli anni ottanta del secolo scorso, per poi declinare progressivamente. La statua, realizzata nel 2003, rappresenta un angelo con una sola ala, che innalza al cielo un cuore d'oro. Nelle intenzioni dell'artista essa ricorda la necessità che il genere umano sia unito e solidale al fine di realizzare la sua secolare aspirazione al volo e alla libertà.Nel giardino del chiostro Guidetti è ospitata un'altra opera acquistata dal Senato: si tratta della statua in bronzodi Sandro Chia, uno dei più importanti esponenti della Transavanguardia assieme a Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Nicola De Maria e Enzo Cucchi. Il movimento fondato dal critico Achille Bonito Oliva ha avuto il suo apice negli anni ottanta del secolo scorso, per poi declinare progressivamente. La statua, realizzata nel 2003, rappresenta un angelo con una sola ala, che innalza al cielo un cuore d'oro. Nelle intenzioni dell'artista essa ricorda la necessità che il genere umano sia unito e solidale al fine di realizzare la sua secolare aspirazione al volo e alla libertà.Tutto l'intervento si è ispirato sia nelle finiture che negli arredi, fissi e mobili, a quella reintegrazione dell'immagine che costituisce un atto di omaggio alla storicità dell'edificio e che si riassume nella sua facies ottocentesca e nella testimonianza storica significativa della presenza del Ministero dell'Istruzione all'indomani del trasferimento della Capitale, con la illustre presenza, negli anni, di Francesco De Sanctis e Benedetto Croce. Il trasferimento in altra sede di importanti uffici ministeriali e la sistemazione nel fabbricato della Biblioteca del Senato ha consentito la realizzazione di un duplice risultato: l'alleggerimento del carico urbanistico nella zona ed il completamento di un grande polo culturale aperto al pubblico, comprendente, nell'ex complesso domenicano, la Biblioteca del Senato, la Biblioteca della Camera e la contigua Biblioteca Casanatense.
Nella Sala Atti Parlamentari e negli ambienti attigui, sono collocate opere di artisti italiani contemporanei come la "Ragazza in piedi" in rame, bronzo, nichel bianco e oro realizzata nel 2003 da Giuliano Vangi, famoso per aver realizzato numerosi monumenti collocati in contesti prestigiosi, quattro arazzi del pittore sperimentalista Corrado Cagli realizzati nel 1960 ed uno "Astratto" di Emilio Vedova realizzato nel 1964. Gli arazzi di Corrado Cagli facevano originariamente parte dell'arredo interno delle navi da crociera "Michelangelo" e "Raffaello".
Nel giardino del chiostro Guidetti è ospitata un'altra opera acquistata dal Senato: si tratta della statua in bronzodi Sandro Chia, uno dei più importanti esponenti della Transavanguardia assieme a Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Nicola De Maria e Enzo Cucchi. Il movimento fondato dal critico Achille Bonito Oliva ha avuto il suo apice negli anni ottanta del secolo scorso, per poi declinare progressivamente. La statua, realizzata nel 2003, rappresenta un angelo con una sola ala, che innalza al cielo un cuore d'oro. Nelle intenzioni dell'artista essa ricorda la necessità che il genere umano sia unito e solidale al fine di realizzare la sua secolare aspirazione al volo e alla libertà.Nella Sala Atti Parlamentari e negli ambienti attigui, sono collocate opere di artisti italiani contemporanei come la "Ragazza in piedi" in rame, bronzo, nichel bianco e oro realizzata nel 2003 da Giuliano Vangi, famoso per aver realizzato numerosi monumenti collocati in contesti prestigiosi, quattro arazzi del pittore sperimentalista Corrado Cagli realizzati nel 1960 ed uno "Astratto" di Emilio Vedova realizzato nel 1964. Gli arazzi di Corrado Cagli facevano originariamente parte dell'arredo interno delle navi da crociera "Michelangelo" e "Raffaello".
Nel giardino del chiostro Guidetti è ospitata un'altra opera acquistata dal Senato: si tratta della statua in bronzodi Sandro Chia, uno dei più importanti esponenti della Transavanguardia assieme a Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Nicola De Maria e Enzo Cucchi. Il movimento fondato dal critico Achille Bonito Oliva ha avuto il suo apice negli anni ottanta del secolo scorso, per poi declinare progressivamente. La statua, realizzata nel 2003, rappresenta un angelo con una sola ala, che innalza al cielo un cuore d'oro. Nelle intenzioni dell'artista essa ricorda la necessità che il genere umano sia unito e solidale al fine di realizzare la sua secolare aspirazione al volo e alla libertà.
Il Palazzo della Biblioteca del Senato
Il Cristo Portacroce di Michelangelo

a destra il Cristo della Minerva a sinistra il Cristo Giustiniani di Bassano
Romano
Nella Basilica è presente il Cristo risorto di Michelangelo commissionato nel 1514 da
Metello Vari, nobile romano, la cui cappella gentilizia e proprio vicina a quella dei
Giustiniani. L'artista aveva da un paio di anni concluso i primi affreschi nella Cappella
Sistina.Proprio recentemente in occasione della Mostra sulla Collezione Giustiniani del
2001, è stato scoperto che il Cristo della Minerva è una "seconda copia", del
Michelangelo. La "prima" attualmente is trova nel Monastero di S.Vincenzo a Bassano Romano
.
Dopo aver lavorato la statua (dal basso verso l'alto come si usava all'epoca) il grande
artista scoprì proprio sul volto una venatura nera ("... reuscendo nel viso un pelo
nero hover linea
", GOTTI [1875], vol. I, p. 143) ed abbandò l'opera che
restituì al committente al prezzo di marmo (per riconoscenza Mello Vari gli regalò un
puledro) che lo collocò nel giardino della propria residenza romana dichiarando di
conservarla "come suo grandissimo onore, come fosse d'oro". , qualche anno dopo
la stauta entrò nel circuito degli antiquari e fu notata da Vincenzo Giustiniani, colto
mecenate e soprattutto attento conoscitore dell'arte che subitò intuì la mano del grande
artista sull'opera incompiuta. Vincenzo fece completare da uno scultore di sua fiducia
(forse uno dei tanti che lavorarono per lui in qualità di restauratori) che ne coperse la
nudità ormai divenuta "oltraggiosa" per i canoni del decorum seicentesco. e la
mise sull'altare maggiore della Chiesa di S.Vincenzo a Bassano.
Il Cristo restò sull'altare maggiore di San Vincenzo fino alla metà degli anni sessanta,
dove fu poi posto in una cappella laterale.
Che il Cristo della Minerva avesse per Vincenzo un significato particolare è dimostrato
da un breve passo del Discorso sopra la scultura, nel quale il marchese paragona l'opera
di Michelangelo al cosiddetto "Adone dei Pichini" (ovvero il Meleagro dei Musei
Vaticani): in questo confronto tra antico e moderno è l'Adone ad affermarsi poiché la
sua bellezza è tale che la statua sembra respirare: "
come si vede in alcune
statue antiche, e particolarmente nell'Adone de' Pichini ch'è una statua in piedi, ma con
tanta proporzione in tutte le parti, e di squisito lavoro, e con tanti segni di vivacità
indicibili, che a rispetto dell'altre opere, questa pare che spiri, e pur è di marmo come
le altre, e particolarmente il Cristo di Michelangelo, che tiene la Croce che si vede
nella chiesa della Minerva, ch'è bellissima, e fatta con industria e diligenza, ma pare
statua mera, non avendo la vivacità e lo spirito che ha l'Adone suddetto, dal che si può
risolvere, che questo particolare consista in grazia conceduta dalla natura, senza che
l'arte vi possa arrivare" (BANTI [1981], p. 70). È davvero interessante, allora,
constatare (come Silvia Danesi Squarzina aveva già suggerito nel 1998) che nel Cristo
Giustiniani, forse completato su indicazione di Vincenzo, la statua presenta,
differentemente da quella della Minerva, la bocca aperta. Poiché il volto del Cristo
appare come una delle parti maggiormente rimaneggiate dell'opera, è assai probabile che
per la sua finitura il marchese abbia fornito delle precise indicazioni.
Michelangelo, abbandonata la prima opera, lavorò su un nuovo blocco e spedì ai suoi
aiutanti romani una statua ancora da completare. Inizialmente vi lavorò Pietro Urbano, ma
la statua successivamente fu più opportunamente completata da Federico Frizzi lasciando
comunque insoddisfatto il grande Michelangelo. La statua risultò comunque gradita al
principale committente (Metello Vari) e la vicenda si concluse. L'opera, come previsto fin
dall'inizio, fu collocata nella Chiesa di S.Maria sopra Minerva. Attualmente è ubicata a
lato dell'altare principale con il volto del Cristo praticamente rivolto in direzione
degli affreschi di Filippino Lippi nella Cappella Carafa . Dopo le vicende
michelangiolesche vi fu posto un panneggio dorato per coprire le nudità.
Il Cristo Giustiniani di Bassano Romano
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