L'affresco sopra riproduce il massacro dei Giustiniani nel 1566 a Chios. Nell'immagine sopra stante la riproduzione del quadro di G.B. Carlone (1594-1679) presente nella Capella del palazzo Ducale di Genova. Un altra analoga rappresentazione era stata commissionata dai Giustiniani di Roma a Francesco Solimena (1657 - 1743). Al riguardo nel fondo Giustiniani presso l'Archivio di Stato di Roma (b. 114) c'è una lettera datata 1715 scritta da Marco Antonio Giustiniani che riporta la notizia di questo quadro. L'opera doveva far parte di una serie di tre teloni destinati ad arredare la Sala del Minor Consiglio del Palazzo Ducale di Genova, ma i quadri andarono distrutti in un incendio nel 1777. Si conserva nel Museo di Capodimonte di Napoli un quadro preparatorio. Un disegno consistente nel primo studio dell'opera è conservato presso la Società Napoletana di Storia Patria. Nella lettera del 1715 la tela è già descritta come collocata nella Sala e dimostra che i Giustiniani avevano già ottemperato al decreto dei Collegi di Genova che nell'estate 1713 avevano sollecitato i Giustiniani a porre il loco il quadro proveniente da Napoli. La famiglia Giustiniani a seguito della distruzione del quadro del Solimena, commissionò la stessa opera al Tiepolo, ma anche questo quadro fu distrutto da un incendio nel XIX secolo.
L'immagine si riferisce al modello preliminare olio su tela (116.8 x 82.6
cm) di Giovanbattista Tiepolo (Venezia 17271804) per un soffitto del Palazzo Ducale
di Genova, conservato al Metropolitan Museum of arts di New York nel fondo John Stewart
Kennedy 1913, il cui originale è andato poi distrutto in un incendio.
La famiglia Giustiniani per affescare la volta del Palazzo Ducale, indisse un vero e
proprio concorso internazionale nel 1782, tra i partecipanti vennero scelti tre bozzetti,
quello del Tiepolo, quello in olio su tela di dimensioni cm. 190x120, realizzato dal
pittore inglese James Durno (esposto per la prima volta al pubblico a Varezze nella mostra
sul Beato Jacopo, dipinti e architettura tra sette e ottocento (settembre 2007) e quello
di Cristofero Unterperger. Dello stesso concorso si conoscono anche i Bozzetti già noti
di altri due pittori partecipanti allo stesso concorso oggi conservati alla Galleria degli
Uffizi di Firenze e alla Galleria Statale di Stoccarda rispettivamente di Giovanni David e
Martin Knoller.
Il Bozzetto del massacro dei Giustiniani a Chios di James Durno
Giandomenico Tiepolo ebbe lincarico dalla famiglia nel 1784 e completò lopera lanno seguente. Nella parte superiore della scala centrale Jacopo Giustiniani è inginocchiato davanti alla personificazione della Repubblica Genovese. Gli stemmi dei Giustiniani e di Genova sono visibili sulle due bandiere. Una figura femminile in vestito greco posta nellangolo di sinistra rappresenta l'isola di Chios; il rotolo che tiene nelle mani ha le iniziali V.I. e 1562, in riferimento a Vincenzo Giustiniani Garibaldi podestà dal 1562 al 1566 (anno della conquista turca dellisola). Le figure in vestito orientale nella parte di destra potrebbero alludere alle conquista turca dellisola nel 1566 o alle imprese commerciali dei Giustiniani nellAsia minore e nelle isole dell'arcipelago Greco.
Il 14 aprile 1566 una flotta imponente di ottanta galee comandate da
Kapudanpascià Pialì (o Paoli come da altre fonti) arriva al porto di Chios
che riesce in sostanza ad occupare senza combattere con un sottile tradimento. Gli
Ottomani chiesero infatti lapprodo al passaggio come amici, ma appena approdati,
richiamarono il capo della Maona, il podestà Vincenzo Giustiniani, il vescovo Timoteo
Giustiniani e i 12 governatori e li fecero imprigionare. Ciò non impedì che lisola
subisse un violento saccheggio, le Chiese furono tutte distrutte o convertite in Moschee,
ben presto tutto ciò di bello, funzionale e utile a Chios fu depredato o devastato.
Vincenzo Giustiniani con gli altri 12 governatori e gli altri Giustiniani più in vista
furono portati a Costantinopoli. I più giovani sotto i 12 anni furono chiusi in un
convento intitolato a S. Giovanni Battista. Ventuno giovinetti tra i 12 e i 16 anni furono
separati dai genitori, costretti ad abiurare la fede cattolica ed ad arruolarsi nel corpo
dei giannizzeri. Quei bambini, martiri cristiani ricordano i Santi Innocenti dell'inno di
Prudenzio, o certi delicati passi di S. Cipriano dedicati ai bambini confessori e martiri.
Tre di loro si piegarono alle volontà Ottomane, furono circoncisi, ma poi riuscirono a
fuggire a Genova, riabbracciando la fede avita. Gli altri 18 furono uccisi dopo atroci
torture il 6 settembre 1566. Questi ultimi furono canonizzati dalla Chiesa.
Gloria genovese e sacra; poco conosciuta. Le cannucce infocate conficcate nelle dita dei
piedi e delle mani, le percosse brutali, il piccino che tiene stretto stretto il pugno,
perché non si creda che voglia alzare l'indice (che era il segno della resa, della
volontà di farsi maomettano), e lo stringe così forte, che né da vivo né da morto gli
si poté mai disserrare, quel piccolo, cristiano pugno. Erano i fanciulli di più vivido
ingegno e di più alta estrazione sociale, il Solimano voleva farne dei paggi del suo
Serraglio, e li fece portare da Chio a Costantinopoli: sarebbero diventati certo ministri,
governatori, pascià (come accadeva); ma prima dovevano convertirsi ad Allah. E quei
piccini preferirono Cristo:"O decem et octo lustiniani" "sanguinea
stola exornati!"."Stringe a pugno la destra per non poter perdere / ciò
che porta nelle mani: porta l'anima nelle mani" ("Comprimit in pugnum
dextram, ne perdere possit/ quod gerit in manibus: fert animam manibus"). Gli
informatori di Pio V non hanno potuto, da Costantinopoli, riferire tutto sui fanciulli
Giustiniani, ma un episodio che sa di miracolo, sì. E il grande Papa si commuove e
ringrazia Dio per il severo e dolce dono del martirio e della perseveranza di uno di quei
bambini: grazia altissima, Il Cardinale Gambara dirà :"ll Santissimo nostro
Signore disse (in Concistoro,ai Cardinali,il 6 Settembre 1566) che un giovinetto di
tredici anni,della famiglia Giustiniani(...) né da allettamenti né da terrore poté
essere indotto a convertirsi alla religione dei Turchi. Ché anzi, minacciandogli il
Pascià la morte, o col farlo precipitare ipso facto dalla finestra o col trafiggerlo
colla spada, non solo non provò spavento ma espresse invece il desiderio grande del
martirio, dicendo che non potevano fargli nessun dono maggiore che mutare nella morte la
vita, per la fede di Cristo. Fu gettato allora nel carcere, e qui, dopo che ebbe riversato
tutte le sue preghiere ai piedi di Dio, perché si degnasse di concedergli la corona del
martirio, tre giorni dopo, intatto e senza veruna offesa, fu trovato morto. Di questo
Santi volle far partecipi i Reverendi Cardinali, perché fossero grati a Dio, che anche ai
nostri tempi donava grazie di questo genere. Tempi forti, di lotta e fede vera. I
"duodeviginti lustinianae gentis Pueri",di cui fu scritto, con suggestiva,
sonante, antitesi nella Cappella del Palazzo Ducale genovese, nell'epigrafe acclusa
all'affresco di Giovan Battista Carlone:". . le loro grandi anime, per
ritrovarle, sotto le percosse intrepidamente persero"".. .magnas animas, ut
invenirent, constantissime perdiderunt (traduzione dal latino di Aldo
Bartarelli).
La caduta di Chios fu un immenso dolore per il Papa S. Pio V che, nel comunicare la
notizia ai Cardinali del Concistoro, interruppe le sue parole con uno scoppio di pianto.
Il massacro dei Giustiniani a Chios - Museo di Capodimonte (Napoli) Francesco Solimena
(Canale di Serino 1657 - Barra 1747) modello per la stanza del Minor Consiglio del Palazzo
Ducale di Genova, olio su tela 275 x 163 (1710-1715 circa)
Al culmine della propria fama, Francesco Solimena, detto l'Abate Ciccio,
lavorò per le maggiori corti italiane ed europee senza mai muoversi da Napoli. Fra il
1715 e il 1717 eseguì per la Sala del Minor Consiglio di Genova tre grandi teleri, Il
massacro dei Giustiniani a Scio, L'arrivo delle ceneri di San Giovanni Battista a Genova,
Lo sbarco di Cristoforo Colombo nelle Indie. Le tre grandi tele andarono distrutte
nell'incendio del 1777, ma di esse ci restano fortunatamente i tre grandi bozzetti
preparatori - di cui già il Ratti nel 1780 ci dà notizia - un tempo nella collezione
Doria d'Angri di Napoli e oggi, rispettivamente, il primo al Museo Capodimonte di Napoli,
il secondo nella collezione della Banca Popolare di Sondrio, il terzo al Musée des
Beaux-Arts di Rennes.
Nel lavoro preparatorio del martirio di diciotto membri della famiglia Giustiniani in una
rivolta dei Turchi contro la dominazione genovese di Scio, su commissione della famiglia
Giustiniani, è evidente la articolata e razionale distribuzione delle masse entro uno
spazio strutturato architettonicamente, con esiti da 'macchina' barocca lucidamente
'controllata'. Nella scena centrale, la vittima inginocchiata col suo carnefice è una
citazione dal 'Martirio di Santa Caterina' di Mattia Preti, del quale Solimena ammirò la
forza del chiaroscuro e del disegno.
Il Bozzetto del massacro dei Giustiniani a Chios di Martin Knoller
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Enrico Giustiniani