I GIUSTINIANI DI SICILIA

la mia foto

La storia dei rapporti tra Genova e l’isola è lunga e affascinante: nasce nel medioevo, quando alcune famiglie feudali liguri (i Ventimiglia tra gli altri) dispongono di terreni nell’isola che coltivano a grano. Via via la Sicilia è vista dai genovesi come una terra di emigrazione, come una base per commerciare, specialmente grano. Nel cinquecento la comunità genovese di Palermo è talmente numerosa che dispone di una propria chiesa (San Giorgio dei Genovesi). Ma i liguri sono anche a Sciacca, nei cui dintorni una località porta ancora oggi il nome genovese di San Giorgio, e a Siracusa. Da Palermo arriveranno poi nella valle del Belice, a Menfi, a Sambuca.

Un ramo Giustiniani di Genova è sicuramente presente in Sicilia, discendenti da Ottaviano Giustiniani.
Lo stipite è un certo Ottaviano Giustiniani, figlio di Raffaele, nato nella metà del 1400, che ha due figli Andrea e Cipriano.
Cipriano sposa un'altra Giustiniani, Angeletta, figlia di Bernardo. A questo punto uno dei rami Giustiniani si unisce a quello Pallavicino: la figlia di Cipriano, Bernardina sposa Giovanni Battista Raggio, da cui nasce Giovanni Francesco, la cui figlia Faustina sposa Aleramo Pallavicino. Ancora a quell'epoca non sono arrivati a Palermo (come si vede dagli atti di battesimo).
Anche i Pallavicino, si trovavano coinvolti nella amministrazione della Maona a Scio. E’ da ritenersi perciò che il loro comune approdare nella terra di Sicilia si ricolleghi alla disfatta subita e alla fuga.
Un testamento di Camillo Pallavicino del 1642, molto elaborato, il quale, "avendo portato a Palermo grandi ricchezze", fra le altre disposizioni testamentarie, fondò un Monte di Pietà a suo nome.

Dall’altro figlio di Ottaviano Andrea, il primogenito, discende Vincenzo Giustiniani, morto nel 1612, figlio di Melchiorre, morto a Palermo nel gennaio del 1611, e sepolto lì. secondo la sua volontà, nella Chiesa di San Giorgio dei Genovesi.
Alla stessa stregua dei Giustiniani di Roma, certamente non è casuale il rapporto che a Palermo lega ai filippini il ricco uomo d’affari genovese Vincenzo Giustiniani del quondam Melchioni (Melchiorre) sì da disporre in loro favore nel 1611 il lascito testamentario di ben 300 onze contro le 150 assegnate ai teatini di San Giuseppe o le 100 al convento di San Francesco; e don Vincenzo - omonimo e sicuramente parente del cardinale Giustiniani (1519-1582), domenicano e vicino al Neri, nonché del nipote Vincenzo junior, il marchese romano committente di Caravaggio - legato a sua volta da parentela anche ai Dini di Firenze (sarà il nipote Gio. Battista Dini suo esecutore testamentario a commissionare a Jacopo da Empoli la pala d’altare con Il martirio di san Vincenzo da Saragozza per la sua cappella gentilizia in San Giorgio dei Genovesi), è amministratore degli stati siciliani (l’intera contea di Modica) di donna Vittoria Colonna, figlia di Marcantonio e sorella di Ascanio, duchessa di Medina del Riosecco e tutrice di don Giovanni Alfonso Enriquez de Cabrera, il futuro Grande Almirante di Castiglia. Così come nei riguardi del medesimo Ordine è precoce e continuo (sin a diventare negli ultimi suoi anni di vita presenza fissa in seno alla congregazione) il rapporto di Camillo Pallavicini, il ricchissimo banchiere di origine genovese, consanguineo e socio in affari di Nicolò Pallavicini a sua volta primo banchiere del duca di Mantova e cognato di quel cardinale Giacomo Serra che a Roma sappiamo in così stretto contatto con i filippini da promuovere nel 1606 la commissione a Rubens dei tre grandi dipinti per l’altare maggiore della chiesa Nuova, pur con l’evidente intervento dei Giustiniani.
Vincenzo Giustiniano era un Console come detto nel testamento e governatore a Palermo carica data dal Regno dei Borboni.
Come già visto nel capitolo sulle “ayudas de costa” ( Le ayudas de costa : la vendita di titoli nobiliari, terre e villaggi nel Regno delle due Sicilie nel XVII secolo), anche Vincenzo Giustiniani vendeva titoli,con le terre (contee,marchegiato,etc.....) prendeva gli affitti, gabelle ed contribuiva Primo erede di questo ramo di Vincenzo Giustiniano suo figlio Annibale, che alla morte del padre aveva solo 16 anni, nel suo testamento si nomina quale tutore il cugino Giovan Battista Dini, figlio di sua sorella Caterina Giustiniano.Vincenzo Giustiniano parla di Annibale durante 38 pagine del suo testamento.



la mia foto
Volta della Capella Giustiniani nella Chiesa di San Giorgio dei Genovesi a Palermo.
Sull’arcata la tela “Il martirio di San Vincenzo” dello Zoppo di Gangi


Il testamento è rigorosamente in latino burocratico, redatto dal notaio Giovanni Carnisechi.
Vincenzo Giustiniani lascia anche, nel suo articolato testamento, in perpetuo al nipote Giovanni Battista Dini e alla di lui morte ai Deputati, onze quaranta annuali "ad effetto di mandarle nella Città di Scio per impiegarsi in opere pie", palesa la sua discendenza diretta dai Giustiniani di Genova; ed in altro passo si dichiara discendente da Tomaso Giustiniani Longo ( portando la testimonianza di numerosi notabili Genovesi).
Da Vincenzo Giustiniani segue la discendenza fino a Marianna Giustiniano ( forse storpiatura del cognome Giustiniani? Dal momento che nello stesso testamento si alternano le due forme ) andata in sposa a Silvestre Noto. La stessa Marianna ha goduto di un legato dotale, forse attribuibile alla ricchezza della famiglia Giustiniani.



la mia foto
Lo stemma dei Giustiniani presente a San Giorgio dei Genovesi a Palermo montato dalla corona Marchionale.

Attualmente è possibile vedere la tomba di Vincenzo Giustiniani di Sicilia condivisa con il nipote Giovan Battista Dini, ornata dallo stemma di famiglia Giustiniani, che è uguale al ramo romano nella Cappella Giustiniani.
”…Tra le mura di cortina della vetusta Porta San Giorgio, i baluardi del castello a mare e la Cala leggendaria dei navigatori fenici, i mercanti di Genova eressero la loro chiesa nazionale, dedicandola al patrono della Serenissima repubblica a Sna Giorgio.
L’architetto, Giorgio di fazio, è un piemontese che parla il siciliano aulico del Carnalivari edei Gargini.
Battista Carabio, lo scultore della Marina, introduce nel tempio la sua grafia rinascimentale chiara e ferma.
Palma, lo Zoppo di Gangi, Bernardo Castello e altri pittori lasciano, in San Giorgio, l’impronta della loro tavolozza generosa.
I nobili mercanti possono essere orgogliosi di tanta opera, ma, ormai, le loro fortune volgono al tramonto, mentre Palermo si avvia verso la sua ultima grande stagione e, nel quartiere della Loggia, il Serpotta scatena l’elegantissima sarabanda dei suoi putti sorridenti…”.




la mia foto
La tomba di Vincenzo Giustiniani nella Chiesa di San Giorgio dei Genovesi a Palermo
L’iscrizione dedicatoria riporta:
“B (eato) VINCENTIO INVICTISSIMO TORMENTORUM VICTORI VINCENTIUS IUSTINIANUS MELCHIONIS F(lius) SACELLUM HOC D(ICAVIT) AN (NO) SAL(UTIS) MDCXII”
Sul sarcofago del committente: “VINCENTIO JVSTINIANO PRIMARIO AC NOBILISSIMO VIRO, GENUENSI JO (HANNES) BAP (tista) DINI NEPOS TUMULUM HUNC MOERENS PUSUIT. OBIIT SUI CONSULATATUS AN(n)O MDCXI XXII JAN(uarii).
Traduzione: “A Vincenzo Giustiniani, uomo mobilissimo e cospicuo, genovese, il nipote Giovan Battista Dini eresse, lacrimante questo tumulo. Morì l’anno del suo consolato, 1611, il 22 gennaio. Vincenzo Giustiniani, figlio di Melchiorre, dedicò questo sacello al beato Vincenzo vittorioso e invitto nei tormenti del martirio, l’anno della salvezza 1612.” (l’anno della dedicazione è discordante dall’anno della morte del committente che l’epigrafe del sarcofago fissa nel 1611.)


La Chiesa di San Giorgio dei Genovesi (1579-1591), nella Piazza omonima a Palermo, è stata eretta a spese dalla numerosa colonia genovese residente a Palermo, sulla preesistente Chiesa di San Luca, dall’arch. Giorgio di Faccio. (P.ta San Giorgio). Lo stile è gotico rinascimentale.
La Chiesa è visitabile solo durante le mostre da lunedì a sabato 9.00-13.00 e 15.00 - 17.30, sabato 9.00- 13.00.

Vai all'albero genealogico dei Giustiniani di Sicilia


la mia foto


Un'altra Cappella dedicata a San Giorgio dei Genovesi è anche presente nel Duomo di Sciacca.
Giuseppe Bonachia, detto Mayharata. Quest'ultimo, il più noto dei pittori di mattonelle in Sicilia, è l'autore della imponente fascia maiolicata dell'interno della Cappella di San Giorgio dei Genovesi di Sciacca, imponente per estensione, per grandiosità espositiva e cromatismo.
Per comporre la fascia e il pavimento della Cappella dei Genovesi erano state prodotte 2.475 mattonelle del costo complessivo di once 26. Del vasto arazzo, con raffigurante scene del Vecchio e Nuovo Testamento, rimangono solo sei grandi pannelli, conservati nel locale Istituto d'Arte.

Teatro genealogico delle famiglie nobili Siciliane Nel testo settecentesco di Filadelfio Mugnos, la presenza dei Giustiniani in Sicilia. Si ringrazia in particolar modo la Signora Marcella Cutietta per il documento.

Nel NOBILIARIO DI SICILIA del Dott. A. Mango di Casalgerardo troviamo:
Si vuole originaria di Genova dello stipite dei principi di Bassano, ecc., passati in Messina, dove godettero nobiltà dal secolo XVI al XVIII, ed in Roma. Noi la troviamo pure in Palermo ed in Siracusa, nelle quali città forse passarono da Messina. Nella mastra nobile del Mollica vediamo annotato un Giovanni Agostino Giustiniano; un Domenico lo troviamo giurato di Siracusa negli anni 1656-57, 1662-63 e 1666-67, e furono giurati nella stessa città nel 1682-83 un Giovambattista e nel 1712-13 un altro Domenico, che fu pure proconservatore in detta città nel 1722. Un Pietro vestì la toga senatoria in Palermo nel 1703-4. Arma: di rosso, al mastio d’argento esagono, merlato alla guelfa, torricellato di tre pezzi merlati alla guelfa, quello di mezzo più alto e più tozzo; col capo d’oro, all’aquila nascente spiegata di nero, imbeccata e coronata d’oro.


FAMIGLIA GIALLONGO - GIUSTINIANI
Secondo lo studioso di araldica Villalba,  Pietro Longo Giustiniani stabilendosi a Palermo nel 1482 e successivamente a Castronovo di Sicilia utilizzando lo stemma araldico dei Longo Giustiniani usava dire "io sono Pietro già Longo", così nasce il ramo della famiglia siciliana Giallongo. Lo stemma di questa famiglia è a tutti gli effetti uguale a quello dei Giustiniani (con corona baronale). Famiglia nobile di Genova al dir del Villabianca Opuscoli traendo origine da' Longo detti poscia Giustiniani.
Di questa famiglia sono degni di menzione un Antonio vice secreto di Patti sotto i Martini; un Giacomo, giurato di Taormina nell’anno 1488; un Ignazio, barone di Fiumetorto e Ricalxacca, senatore di Palermo nel 1754-55, e Bernardo Giallongo e San Martino ultimo investito di detta baronia a 13 gennaio 1760.
Il capostipite Pietro "Già Longo fu", fu regio milite e castellano di Castronuovo, ove fermò sua residenza 1485, il di cui figlio Pietro Antonio ebbe conferita la carica di visitatore delle fortezze del regno di Sicilia 1554. Fiorirono poscia Antonio, sacerdote e fondatore dell'abbazia di santa Maria degli Agonizzanti in Castronuovo con patronato nella sua famiglia; Domenico investito de' feudi Fiumetorto e Racalxacca 1666; Vincenzo Abate come sopra; Antonino investito de' feudi di Fiumetorto e Rocalxacca 1694; Ignazio investito 1734, senatore di Palermo 1754; ed infine Bernardo investito 1760.
Oggi i Giallongo sono concentrati (circa 400 famiglie) tutti nella provincia di Siracusa e Ragusa. A Castronovo non rimane più nessuno tranne le varie opere realizzate dai Giallongo (Chiese, Mulini e Palazzi). A Palermo esiste Palazzo Giallongo di Fiumetorto con lo stemma dei Giustiniani e oggi di proprietà del Comune di Palermo e una valle a Naso in provincia di Messina che chiamasi Giallongo. (si ringrazie per queste rige il dott. Giuseppe Giallongo Cravè. Notizie in parte trovate sul "Nobilario di Sicilia" del dott. Mango di Casalgerardo sopra citato)


Ayudas de costa in Sicilia

Nella prima metà del secolo XVII, il sovrano spagnolo Filippo IV, costretto da impellenti necessità di denaro occorrente per le sue continue operazioni belliche su vari fronti, cominciò a vendere nei suoi grandi possedimenti sparsi ovunque in Europa, tutto ciò che si poteva vendere ed anche quello che non si poteva vendere, paradosso nascente dalle urgenti direttive provenienti da Madrid. La Sicilia rientrò in questo mercimonio di vendite di feudi, di titoli nobiliari, di casali ed onorificienze, di cui furono controparte attiva alcuni intraprendenti e spregiudicati banchieri genovesi, fra cui ricordiamo Giovan Andrea Massa, Vincenzo Giustiniani, lo Scribani, il Costa, il Vigo.
Il Massa comprò all’asta i casali di San Giovanni La Punta e San Gregorio per 8.000 scudi e poi San Giovanni Galermo (458 abitanti nel 1642), Sant’Agata Li Battiati, Trappeto, Tremestieri, Mascalucia, (ceduta poi a Nicolò Placido Branciforte con 1413 ab. e 414 case nel 1652), Plachi (rivenduto indi ai Valguarnera (con il titolo di principe), Camporotondo (venduto poi nel 1654 a Diego Reitano con il titolo di marchese) e San Pietro Clarenza per complessivi 35.000 scudi, più Misterbianco (904 case e 3656 ab.) poi rivenduto ai Trigona di Piazza Armerina per 32.000 scudi di cui 20.000 alla Regia Curia (Corte). Parimenti l’11 luglio 1640 furono venduti al mercante messinese don Domenico Di Giovanni i casali di Trecastagni e Viagrande per 30.000 scudi, atto poi ratificato a Madrid il 6 febbraio 1641, poi seguiti dall’acquisto del casale della Pedara per 12.500 scudi, oltre all’offerta di 800 onze (2.000 scudi) in prestito alla Regia Curia, con un interesse che non avrebbe superato il 12% e che avrebbero dovuto essere restituiti solo se i casali fossero stati riscattati dalla città di Catania, dalla quale erano stati separati.
Tale vendita comprendeva nel territorio gli abitanti, le case, i mercati, le strade, le trazzere, i fondaci, le osterie, i macelli, le carceri, i boschi, le terre coltivate, i mulini ed i trappeti, le vigne, gli abbeveratoi, le ghiande, le miniere di metallo, oppure eventuali monete o tesori nascosti sottoterra, i ponti, i pedaggi, le varie tasse, i diritti di nomina dei vari ufficiali del fisco, della guardie, del maestro notaro etc. L’acquirente dei suddetti casali, staccati dall’antica giurisdizione della città di Catania fu - come già detto - il mercante e banchiere messinese don Domenico Di Giovanni. Questi era figlio di Scipione (I) e Brigida Giustiniani, fortunati eredi delle immense ricchezze e quindi dell’impero mercantile dell’armatore e banchiere genovese Vincenzo Giustiniani, che poi trasmisero al suddetto erede Domenico.
Questi, entrato in possesso delle ingenti somme ereditate, pensò di investire comprando i suddetti casali di Catania (cfr. D. Ligresti, Catania e i suoi casali, Cuecm, 1995) e i relativi titoli nobiliari che la Regia Curia (Corte) aveva messo all’asta. La vendita permetteva agli abitanti di conservare tutte le immunità ed i privilegi precedenti e consistenti negli usi civici di seminare, pascere, ghiandare, fare carbone e legna nel territorio della Mensa vescovile dove ricadevano i territori dei casali acquistati. I cittadini, sotto la direzione ed il controllo dei portulani potevano ammassare e poi far distribuire cereali e derrate varie in occasione di epidemie, carestie oppure guerre ed invasioni. Il Di Giovanni, pagando il prezzo suddetto per l’acquisto dei casali, non aveva fatto solo un favore alla R. C., fornendole soldi liquidi, ma aveva portato a termine un ottimo investimento finanziario. Ciò infatti gli avrebbe permesso il controllo strategico di alcune importanti vie di comunicazione e di traffico, tra cui la Regia Trazzera che dal litorale jonico portava, attraverso Pisano, Fleri, Viagrande, a Catania e l’altra trafficata strada che perpendicolare a questa, conduceva all’importante scalo di Acitrezza. Il Di Giovanni prese possesso dei casali e subito vi nominò delle persone di fiducia come Antonio Pappalardo a Pedara, incaricato come capitano giustiziere della milizia territoriale, composta da 6 cavalieri e 3 fanti per Trecastagni e 4 cavalieri e 12 fanti per Pedara.
Tuttavia don Domenico, per seguire i suoi affari in Messina, risiedette solo temporaneamente a Trecastagni che però cercò di abbellire al meglio. Infatti fece edificare quello che poi fu detto il Palazzo del principe, cioé un edificio a due piani, con scalone centrale grande ed ampia corte, destinato ad essere sede degli organismi giurisdizionali dello "Stato dei Di Giovanni" (Giarrizzo, introd. al testo di G. Pappalardo, pagine storiche della di barone di Pedara il principe aveva occupato il 56mo posto nel Parlamento siciliano. Nel 1652 il Senato di Catania, il giurista Cutelli ed il vescovo Gussio richiesero alla Regia Corte di ritornare in possesso dei casali venduti nel 1640/41 ai Trigona, al Massa e al Di Giovanni e per i quali venivano offerti 149.500 scudi raccolti con immensi sacrifici dai cittadini e così suddivisi: 129.500 scudi come prezzo dei casali e 20.000 scudi come regalia. Dopo una serie di consultazioni e verifiche la Regia Corte concedette il suo benestare ed i casali furono riacquistati dalla città etnea il 7 maggio 1652, mentre i mercanti ritornarono in possesso delle somme prima sborsate. Tuttavia, due anni dopo, nel 1654 la Regia Corte ebbe bisogno di denaro per cui rivendette di nuovo ai suddetti banchieri gli stessi casali per cui i Di Giovanni, dopo due anni di assenza, ritornarono con la persona del principe Domenico in possesso dei feudi acquistati così due volte. Poco tempo dopo, tuttavia il Di Giovanni, richiamato dai suoi affari cittadini si ritirò ben presto a Messina dove si spense il 18 maggio 1666. Il 16 settembre dello stesso anno il figlio erede Scipione ottenne l’investitura dei feudi e dei titoli nobiliari annessi. Al contrario del padre, Scipione si trasferì quasi definitivamente a Trecastagni per curare in loco i suoi interessi "etnei". Come aveva già fatto il suo genitore, delegò alcuni elementi della famiglia Pappalardo di Pedara (la più illustre del periodo e del centro), quali don Ludovico (fratello di don Diego) e Alessandro Pappalardo a ricoprire le funzioni di capitano di giustizia il primo, e di suo amministratore il secondo. Alle sue dirette dipendenze passavano anche i giurati mentre parimenti gli venne confermato il diritto del mero e misto imperio già concesso a suo padre, cioè il potere di amministrare la giustizia compresa la pena di morte: cosicché lo Scipione divenne un piccolo sovrano nelle terre alle sue dipendenze. Gli stessi giurati, oltre agli interessi del principe feudatario dovevano curare la riscossione dei donativi spettanti alla Regia Corte ed erano incaricati pure di fissare le mete (i prezzi) delle derrate alimentari di maggior consumo popolare. Sotto il dominio di Scipione (II) Trecastagni risaltò come la piccola capitale dello "Stato". Infatti il principe a partire dal suo insediamento (1666) iniziò a far costruire il Convento dei Padri Francescani Riformati con l'adiacente Chiesa dedicata a Sant'Antonio da Padova, ai piedi del piccolo, ma storico colle detto del "Mulino a vento".
Il Convento, con il portico affrescato in seguito dal pittore acese Giovanni Lo Coco (1667-1721), subì tutta una serie di vicissitudini nel corso dei secoli, diventando di volta in volta municipio, pretura, carcere, scuola e perdendo quindi le sue caratteristiche iniziali. Attualmente la Chiesa presenta affreschi del suddetto pittore, marmi policromi e intarsi barocchi, oltre al sepolcro del figlio di Scipione, Domenico (III), spentosi nel 1696. Il periodo in cui Scipione (II) governò il suo "Stato" non fu certamente sereno come ci fanno sapere le fonti storiche coeve, se consideriamo l'eruzione dell'Etna, la guerra di Messina e il terremoto del 1693. Nel 1669, il 9 marzo il principe si trovò ad affrontare la terribile eruzione scoppiata a poca distanza dal paese di Nicolosi. Per cercare di intervenire secondo nuovi dettami scientifici e non seguendo la tradizione che si era servita sempre di Santi o di reliquie contro il fuoco avanzante, Scipione fece venire da Messina il famoso scienziato Borelli per cercare di affrontare scientificamente il fenomeno della lava.
Da questo connubio di potere e scienza vennero fuori degli ordini messi poi in pratica dal Cavaliere Gerosolinitano di Pedara don Diego Pappalardo. Questi, coadiuvato dagli acesi Giacinto Platania e Saverio Musmeci, con un gruppo di uomini tentò di deviare la colata. Gli uomini suddetti coperti da spesse coltri per difendersi dal calore della lava, cercarono di deviare il cammino del torrente di fuoco ammonticchiando massi. La manovra stava per avere un certo successo quando furono impediti da gruppi di uomini di Paternò colà intervenuti. Questi ultimi non volevano che la lava deviata si dirigesse verso le loro campagne. Probabilmente questo fu il primo tentativo documentato di deviazione della lava con le sole forze umane, senza che ci si rivolgesse, come si era sempre fatto nel passato a Dio, tramite l'intercessione di Santi, soprattutto di Sant'Agata della quale si era utilizzato spesso il sacro Velo. Esauritasi la crisi vulcanica, nel 1672 Scipione si ritirò a Messina dove c'era bisogno della sua presenza poiché la situazione politico-sociale della città non faceva presagire niente di buono. Scoppiata poco dopo la guerra tra Francesi e Spagnoli, combattuta per lunghi periodi nell'isola, Scipione mantenne un atteggiamento alquanto strano ma poi si schierò con i primi e quando questi furono sconfitti fu imprigionato insieme al fratello Vincenzo e poi scarcerato. Ai confini del suo "Stato", in territorio di Fleri Pisano, durante questa guerra furono costruiti un Fortino, una Muraglia ed una Porta (cfr. A. Patanè, Il Fortino di Castel Roderigo..., in Memorie e rendiconti dell'Accademia Zelantea, Acireale, 1993) per controllare la Via Regia ed eventualmente bloccare la marcia dell'esercito francese verso il centro dell'isola e Catania. La costruzione delle suddette strutture militari fu coordinata dal Senato acese e finanziata da don Diego Pappalardo. Questi, approfittando dell'assenza del principe ritornato a Messina, tentò di fare del centro di Pedara la capitale dello "Stato" dei Di Giovanni (cfr. G. Giarrizzo op. cit. pag. 13), a scapito di Trecastagni. Il tentativo messo in atto si estrinsecò con uno sforzo economico enorme e che portò al completamento della Chiesa Madre nel 1691, alla costruzione del Teatro, all'istituzione di scuole, all'apertura di strade, all'effettuazione della fiera e della festa di Agosto, sontuosa e fatta conoscere in tutto il territorio etneo per mezzo degli scritti di don Ludovico Pappalardo. I domini dei Di Giovanni subirono un contraccolpo alla fine del Seicento. L'erede di Scipione, Domenico III, l'11 agosto 1696 premorì al padre e fu sepolto nella Chiesa dei Francescani di Trecastagni dove una lapide segnala il suo sepolcro. Mancando altri eredi, fu chiamata a succedergli la nipote Marianna (o Anna Maria) figlia di Domenico e di Isabella Morra e Cottone, la quale il 27 febbraio 1710 sposò a Palermo Giuseppe Alliata principe di Villafranca. Finiva cosìl'era dei Di Giovanni su quel territorio che passava sotto gli Alliata. Come inquadrare storicamente il loro breve regno a Trecastagni, Pedara e Viagrande? Non abbiamo molte notizie in proposito, tuttavia sappiamo che cercarono di migliorare i commerci, costruirono strade, chiese, palazzi, conventi e scuole. L'attività che ne derivò attirò parecchia gente che preferì essere soggetta alla loro signoria piuttosto che sottostare alle angherie di altri feudatari. Secondo l'acuta analisi storica del Giarrizzo, i gruppi dirigenti messinesi cercarono di controllare politicamente ed economicamente il territorio stratigoziale che andava da Patti a Lentini per mezzo di "investimenti significativi in infrastrutture varie e in trasformazioni fondiarie da parte del principe di Trecastagni e dei suoi vassalli".
Negli anni che vanno dal 1672 in poi risaltò il ruolo predominante di Pedara che divenne un centro importante per i trasporti di merci e persone. Ne fecero testo le venticinque "redini" di muli che, con la guida dei bordonari trasportavano carbone, legna e neve nei centri costieri ionici e grano soprattutto a Messina. Un breve "regno", quindi quello dei Di Giovanni che però lasciò tracce ben visibili nel territorio che fu parte attiva delle loro iniziative, spesso connesse con quelli che fuorno i grandi avvenimenti della seconda metà del secolo XVII nella Sicilia Orientale e di cui abbiamo già fatto cenno.
Tali eventi lasciarono tracce indelebili che ancora oggi, pur tra grandi difficoltà, resistono all'usura del tempo e all'incuria degli uomini e sono testimoni del loro illustre passato.

tratto da "I Di Giovanni" di Antonio Patanè
La freccia verde online n.79

Sullo stesso argomento vai anche a:
Le ayudas de costa: la vendita di titoli nobiliari, terre e villaggi nel Regno delle due Sicilie nel XVII secolo


DAI GIUSTINIANI ALL'UNIONE EUROPEA
UN PERCORSO CONTINUO

Si è svolto il 17 aprile 2004, a Bassano Romano (Viterbo) in collaborazione con l'Amministrazione Comunale e la Lega Italo-Ellenica, il convegno dal tema: "DAI GIUSTINIANI ALL'UNIONE EUROPEA UN PERCORSO CONTINUO".
All'evento hanno partecipato i Comuni Italiani di: Mirano (Venezia), Ortona (Chieti), Caprarica (Lecce), Amelia (Terni), Lari (Pisa), il Comune Francese di Bastia, i comuni Greci di Chios ed Homiroupolis. Il convegno è stato patrocinato dal Senato della Repubblica, dal Sovrano Militare Ordine di Malta delegazione Granpriorale Ligure, dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Viterbo
Le relazioni hanno analizzato il percorso storico dei Giustiniani, da diverse angolazioni: dall’epopea della marineria genovese nel levante fino al collezionismo seicentesco dei grandi mecenati e alle suggestioni architettoniche della Villa di Bassano. Un lungo viaggio tra storia e cultura per riallacciare, nello spirito Europeista, gli antichi legami tra popoli di diverse culture e società.
Le amministrazioni intervenute, si sono impegnate a predisporre un protocollo d’intesa, per dare seguito a questa iniziativa, anche al fine di realizzare un organismo permanente, tra vari soggetti non solo pubblici, atto a valorizzare eventi futuri per conto dei suoi partner, anche attraverso una Fondazione con una pluralità di soci attivi con la finalità di salvaguardare i beni storico-culturali, per la valorizzazione piena dei siti, palazzi, oggetti, memorie dell'illustre casato. Questo organismo potrà presentare proposte di interventi integrati, cofinanziati dai fondi strutturali europei per gemellaggi tra diverse comunità ed il recupero di siti urbanistici di interesse storico, artistico - culturale, villaggi tradizionali in stato di abbandono e di degrado. Il progetto avviato rimane comunque aperto sia ad associazioni private che ad altri enti pubblici come altri comuni che in ogni momento possono farne parte. Già hanno dato la loro adesione i comuni di Fauglia (Pi), Monterinaldo (Ap), e Aghios Minas, Ionias e Kampochora (Grecia)

Gli atti sono stati presentati in anteprima a Chios il 31 agosto 2005 ed a Roma il 1 dicembre 2005 presso la Sala dei Presidenti di Palazzo Giustiniani di Roma, con il patrocinio del Senato della Repubblica, da Enrico Basso, archivista di Stato direttore nella Sovrintendenza Archivistica per la Liguria e Christina Strunck, Assistente scientifico della Biblioteca Hertziana.
home

Venerdì 7 aprile 2006, a seguito la presentazione Genovese nella cornice del Complesso Monumentale si Sant’Ignazio presso l’Archivio di Stato. Un simbolico ritorno nella città di origine della famiglia, durante le manifestazioni Genovesi dell’ottava settimana della cultura. Patrocinatore dell’evento oltre il Senato della Repubblica, il Sovrano Militare Ordine di Malta Delegazione Granpriorale Ligure.
Gli atti, già presenti nei cataloghi di diverse Biblioteche pubbliche, sono stati presentati da Giovanni Assereto, ordinario di storia moderna dell’Università di Genova che ha commentato i contributi storici al volume e da Christina Strunck, assistente scientifico della Biblioteca Hertziana di Roma che ha commentato gli aspetti più artistici ed architettonici trattati nel volume. Alfonso Assini, funzionario dell’Archivio Genovese, è intervenuto sul lascito fedecommissorio di Vincenzo Giustiniani, la cui contabilità e molti degli atti notarili rogati per conto di questa famiglia sono conservati nell’Archivio stesso. Durante la manifestazione, sono stati esposti, a cura dello stesso Assini, Ignazio Galella e Roberto Santamaria, alcuni dei più significativi documenti dell'Archivio Giustiniani, in rapporto soprattutto alle loro committenze artistiche, disegni (fra cui il bellissimo stemma della famiglia), stampe e incisioni (dalle collezioni del marchese Giustiniani verrà una copia della "Galleria Giustiniana"), monete e oggetti legati alle funzioni dogali e di rappresentanza svolta da alcuni membri della famiglia., provenienti anche da alcune preziose collezioni private.

Il codice ICCU del libro nel database delle Biblioteche Italiane è IT\ICCU\IEI\0241428 , clikkando il link potete visualizzare le biblioteche dove è presente il libro.
Redazionale con foto sul Convegno a Bassano Romano
Redazionale con foto sulla presentazione degli atti a Roma
Articolo degli atti a Roma sulla "Croce Ottagona" periodico della Delegazione Ligure del SMOM gennaio 2006 n.23 con il discorso del Delegato dell'Ordine Giovanni Della Croce di Dojola
Redazionale con foto sulla presentazione degli atti a Genova
Articolo degli atti a Genova sulla "Croce Ottagona" periodico della Delegazione Ligure del SMOM aprile 2006 n.26
Intervento del delegato alla cultura di Bassano Romano alla presentazione degli atti a Genova
atti giustiniani
INDICE DEGLI ATTI (dove disponibili dei brevi estratti dei contributi)
1) Lettera di saluto del senatore Marcello Pera, presidente del Senato della Repubblica. 2) Presentazione di Giovanni Della Croce di Dojola, delegato granpriorale per la Liguria Del Sovrano Militare Ordine di Malta. 3) Presentazione di Giuseppe Marchetti, sindaco del Comune di Bassano Romano. 4) Fu Giustiniano l’eponimo fondatore del casato? Introduzione a cura di Enrico Giustiniani. 5) PARASKEVI PAPAKOSTA - Introduzione al convegno in lingua greca moderna 6) GABRIELLA AIRALDI - Genova e il Mediterraneo. 7) STEFANO GRILLO di RICALDONE - I Giustiniani: “cives” e “reges”. Le distinzioni nobiliari del ceto dirigente genovese dall’età comunale ai riconoscimenti della regia Consulta Araldica. 8) ANDREA LERCARI - La vicenda storica dell’albergo Giustiniani: dalla fazione popolare al patriziato sovrano della Repubblica di Genova. 9) SILVIA DANESI SQUARZINA - Il Cristo portacroce di collezione Giustiniani. Prima versione incompiuta di un’opera di Michelangelo. 10) MANUELA TOZZI RAMBALDI - Il Campos di Chios, caratteri e confronti. 11) VALERIA MONTANARI - Orientamento e prassi del restauro a Chios. 12) PARASKEVI PAPACOSTA - Sulle tracce dei Giustiniani nella storia dell’architettura di Chios, Bassano Romano, Gravina in Puglia e Caprarica di Lecce. 13) DIMITRIS PAPALIOS - Il progetto di parco medievale tematico come valorizzazione dei beni architettonici a Chios. 14) RINALDO MARMARA - La formazione della comunità latina a Costantinopoli e le migrazioni da Chios. 15) AGOSTINO BURECA - La Villa di Vincenzo Giustiniani a Bassano Romano: interventi e prospettive per la tutela e la valorizzazione. 16) RITA FABRETTI - I Giustiniani a Bassano: rapporti tra potere centrale e locale (sec. XVII e XVIII). 17) ANGELO CASERTANO - Il Monastero di San Vincenzo: dall’idea di Vincenzo Giustiniani alla donazione Benedettina-Silvestrina. 18) REMO DE MARTINO - Il viaggio di San Tommaso apostolo da Chios a Ortona. 19) ALEXANDRIS EVANGHELOS - Progetto di gemellaggio fra Comunità Mediterranee unite da percorsi storici comuni. 20) EMMANUEL VASTA e JEAN BAPTISTE RAFFALLI - La Villa Giustiniana a Bastia. 21) BARBARA SILVANI - Il palazzo Giustiniani di Amelia. 22) GIAMPAOLO GRASSI - Il modello socio economico di Chios: riscontro nei modelli di organizzazione agricola e d’imprenditoria nella Val d’Era e sulle colline pisane. 23) MARIO ESPOSITO - Ville Venete nel territorio di Mirano. 24) ALESSANDRA ZABBEO - I Giustinian a Mirano e il loro insediamento.

Gli Atti sono acquistabili presso la tipografia: Tipografia Pioda Viale Borelli, 15 Tel: 06 44701500 Fax: 06 4451 862 - info@pioda.it


BASSANO ROMANO-CHIOS:
ANTICHI LEGAMI E NUOVI PERCORSI NELLO SPIRITO EUROPEO
Atti del II° convegno internazionale sulle architetturee collezioni artistiche dei Giustiniani


nell'ambito del progetto europeo di gemellaggio tra Bassano Romano, Aghios Minàs e Kampohòra di Chios

Si è svolto dal 6 al 10 settembre 2006, l’incontro tra i cittadini del Comune di Bassano Romano, nella Tuscia Viterbese, e quelli dei Comuni di Aghios Minàs e Kampohòra dell’isola Greca di Chios, nell’ambito del progetto co-finanziato dall’Unione Europea per la cittadinanza attiva “gemellaggio di città”. Il tema del gemellaggio venne proposto per prima volta durante il convegno internazionale svolto a Bassano Romano nell’aprile del 2004, Dai Giustiniani all’Unione Europea: un percorso continuo, un lungo viaggio tra storia e cultura per riallacciare, nello spirito europeista, gli antichi legami tra popoli di diverse culture arricchite, grazie anche alla presenza dei Giustiniani, da testimonianze storico-artistiche, appartenenti oggi al patrimonio culturale europeo.
In un atmosfera cordiale e informale, la delegazione Chiota, arrivata mercoledì 6 settembre all’aeroporto di Fiumicino, è stata accolta dal Sindaco insieme alla Giunta Comunale e da numerosi giovani dell’Associazione Culturale Bassanese. Il gruppo Greco, nei due giorni successivi ha visitato i luoghi di principale interesse nella cittadina Viterbese e nella capitale.
Sabato 9 settembre si è svolta la parte ufficiale del programma, presentata in questo volume d’Atti (in Italiano e Greco), aperta dal secondo convegno internazionale di studi storico-scientifici, presentato in italiano e in greco, intitolato Bassano Romano-Chios: antichi legami e nuovi percorsi comuni nello spirito europeo, svolto nella suggestiva Sala dei Cesari del Palazzo Giustiniani. I relatori, rappresentanti della Pubblica Amministrazione, scienziati e studiosi, hanno ripercorso gli antichi legami che uniscono le comunità Italo-Greche intervenute. Dal 1347 al 1566 i Giustiniani furono gli amministratori per conto della Repubblica Genovese dell’isola di Chios nell’Egeo nord orientale. Alcuni di loro dal 1595 al 1854, dimorarono nel feudo di Bassano Romano. Il gemellaggio tra le comunità Chiote e quella Bassanese è un atto di amicizia nel comune legame con la presenza di questa famiglia e con l'eredità ideale, architettonica e culturale che essa ha lasciato ai posteri italiani e greci. Al convegno ha fatto seguito la firma ufficiale del Patto di Amicizia tra i comuni intervenuti. Nel pomeriggio la manifestazione si è chiusa con l’esibizione del Gruppo Bandistico Bassanese e dei danzatori di Aghios Minàs e Kampohòra, presso il Monastero di San Vincenzo Martire, seguita da una serata musicale.
Domenica 10 settembre, la delegazione Chiota è tornata in Grecia, dando appuntamento ai Bassanesi nell’isola del mastice per il 2007. atti gemellaggio giustiniani

Il libro d'atti è stato curato da Enrico Giustiniani e Paraskevi Papakosta
Nelle prime pagine del presente volume d’Atti, vengono presentati brevemente i tre Comuni e immagini dagli archivi dei relatori, nonchè i saluti dei Sindaci e dei membri della Pubblica Amministrazione. Segue un breve intervento del Presidente del Comitato Organizzatore Enrico Giustiniani, sul progetto di partenariato Europeo della “Rete Giustiniani” e la cittadinanza Europea attiva. La sezione di carattere scientifico del convegno apre con il testo di Cecilia Mazzetti di Pietralata, storico dell’arte, relativo all’opera dei fratelli mecenati Vincenzo e Benedetto Giustiniani, nati a Chios nella metà del XVI secolo, i cui palazzi a Roma e a Bassano, furono dei veri e propri luoghi d’arte - “Accademie” - dove oltre ad ammirare la splendida collezione di statue e dipinti, gli artisti cercavano atmosfere e spunti per la loro ispirazione; un crocevia di incontri artistici nel seicento, dal Nord Europa al Mediterraneo, un patrimonio culturale di enorme valore, lasciato in eredità ai posteri.
Segue lo studio analitico di Paraskevi Papacosta dedicato alle architetture dei Giustiniani di Chios a Bassano Romano. La relatrice enfatizza il valore urbanistico del complesso territoriale ed alcuni caratteri peculiari comuni che ricollegano Bassano a Chios. Attraverso questa nuova lettura panoramica dell’insieme, basata sull’analisi diretta e su ricostruzioni storiche, contribuisce al processo di conservazione e valorizzazione del sito storico.
Le ricerche d’archivio delle famiglie Anguillara di Ceri e Giustiniani di Negro a Roma e a Viterbo hanno contribuito allo svolgimento dell’analisi, dedicata al giardino di Vincenzo Giustiniani, dell’architetto della Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il paesaggio del Lazio, Agostino Bureca responsabile del programma di conservazione della villa Giustiniani-Odescalchi a Bassano Romano. Nonostante l’ovvio rinnovo della vegetazione e del deperimento della materia permangono tutt’oggi diversi caratteri dell’originario genius loci del giardino, dovuti alle aspirazioni antiquarie e alle suggestioni europee del noto mecenate da Chios.
Don Cleto Tuderti, già Priore del Monastero di San Vincenzo, ha sviluppato il tema del “Mausoleo” voluto dal Marchese Vincenzo per la sua famiglia, evidenziando altri aspetti, correlati alla religiosità e spiritualità dei Giustiniani, non meno eloquenti ed attuali, che mettono in luce singolare la poliedrica figura di Vincenzo Giustiniani. Rinaldo Marmara si sofferma sull’importanza dei registri parrocchiali di Chios presenti a Tinos e su quelli di Costantinopoli, ricchi di testimonianze ed appunti, di cui alcuni sono del tutto ancora sconosciuti agli studiosi e altri necessitano di essere ricatalogati e soprattutto preservati dall’incuria del tempo.
Al suo intervento ha seguito quello di Manolis Vournous della Chiesa degli Aghii Sarànda a Thimianà. L’architetto offre una lettura aggiornata compiuta sui ruderi della chiesa e su precedenti studi personali. È interessante il fatto che dopo secoli di storia, si rispecchiano ancora le influenze genovesi nell’architettura chiota.
Dimitris Kokkinakis attraverso la sua antologia critica introduce all’arte medica e farmaceutica di Chios nel periodo genovese dell’isola. Sintetizza il sistema sanitario chiota del passato, ricorrendo a parallelismi con le istituzioni adottate dalle repubbliche marinare nella penisola italica. L’argomento sulle farmacie portatili e sull’arte degli speziali apre nuovi orizzonti negli studi chioto-bassanesi.
Alice Gànou, con un intervento semantico, ha evidenziato come esistano ancora, nel dialetto Chiota, termini vernacolari di derivazione Genovese e Italiana. Questi “cromatismi” locali potrebbero ricollegarsi alle manifestazioni “periferiche” della matrice latina nell’Egeo e più in generale nel Mediterraneo.
Cogliendo l’occasione di questo nuovo convegno organizzato nell’ambito del progetto di gemellaggio tra Bassano e Chios, sono stati inseriti due nuovi contributi di sintesi e di approfondimento scritti dai curatori della presente opera collettiva. Essi contribuiscono al riconoscimento dell’opera e all’approfondimento di alcuni dei temi affrontati dai relatori che parteciparono al primo convegno internazionale Dai Giustiniani all’Unione Europea: un percorso continuo, svolto a Bassano Romano nell’aprile 2004 che tematicamente aveva introdotto la proposta di gemellaggio. Enrico Giustiniani ricorda i temi illustrati negli atti del primo convegno, curati da lui stesso, che presentò al palazzo Giustiniani di Roma al Senato il 1 dicembre 2005 e successivamente al Archivio di Stato di Genova il 7 Aprile 2006 ove sono state aggiunte nuove valutazioni e commenti costruttivi di natura critica, sulle relazioni di contenuto scientifico. Il secondo testo di Paraskevi Papacosta chiude il presente volume, offrendo nuove prospettive di studio. La studiosa percorre i temi relativi alle architetture del passato conservate nelle antiche Terre dei Giustiniani. Segue una nuova lettura a campione, mirata, con relativa documentazione fotografica o grafica di alcune architetture monumentali in stato di rovina ed altre memorie dei Giustiniani di Chios. Il testo è caratterizzato da meditazioni storico-critiche, verificate direttamente sui “testi architettonici” e dall’individuazione di alcuni valori inespressi dalla letteratura che potrebbero essere capaci di suggerire nuove iniziative e soluzioni progettuali finalizzate alla conservazione e al recupero di questi siti degradati.

INDICE DEGLI ATTI
FRANCESCO BROGLIA - Presentazione Atti; ENRICO GIUSTINIANI E PARASKEVI PAPACOSTA - Introduzione al convegno internazionale nell’ambito del progetto di gemellaggio tra i Comuni di Bassano Romano, Aghios Minàs e Kampohòra di Chios; Presentazione dei Comuni del gemellaggio-Saluti ; Messaggio di Benvenuto ai cittadini di Aghios Minàs e Kampohòra; Saluto del Sindaco di Bassano Romano Luigi De Luca; Saluto dell’Assessore alla cultura di Bassano Romano Vittorio Ronconi; Presentazione del Comune di Bassano Romano; Saluto del Sindaco di Aghios Minàs Ionnis Pantelàras; Breve presentazione dell’isola di Chios; Presentazione del Comune di Aghios Minàs; Saluto del Vice-Sindaco di Kampohora Charilaos Koutsouràdis; Presentazione del Comune di Kampohora; Presentazione progetto “Rete fra città gemellate”; ENRICO GIUSTINIANI Il progetto di parternariato e di gemellaggio fra comunità Europee unite da percorsi storici comuni. La cittadinanza Europea attiva; Relazioni di contenuto scientifico sulla storia e la cultura di Bassano Romano e Chios ; CECILIA MAZZETTI DI PIETRALATA - Dal nord Europa al Mediterraneo: i palazzi Giustiniani di Roma e Bassano nel seicento, crocevia di incontri artistici; PARASKEVI PAPACOSTA - Architetture dei Giustiniani di Chios a Bassano Romano:storia e caratteri; AGOSTINO BURECA - Aspirazioni antiquarie e suggestioni europee nel giardino storico del palazzo Giustiniani a Bassano Romano; CLETO TUDERTI - Il mausoleo di S.Vincenzo Martire in Bassano Romano. Contributo per un gemellaggio; RINALDO MARMARA - La storia non è mai completa …. e neppure quella dei Giustiniani; MANOLIS VOURNOUS - La chiesa degli Aghii Sarànda a Thymianà di Chios; DIMITRIS KOKKINAKIS - Breve introduzione all’Ars medica e farmaceutica nella colonia genovese di Chio. Dai primi ospedali al cofanetto dei medicinali di Vincenzo Giustiniani; ALICE GANOU - L' influenza della lingua italiana sul linguaggio Chiotico; Termini vernacolari di origine italiana o genovese presenti nel dialetto Chiota; Firma del “Patto di amicizia e fratellanza”; Retrospettiva e approfondimento sui temi del 1° convegno internazionale di Bassano Romano; ; ENRICO GIUSTINIANI - Sintesi del convegno di Bassano Romano del 17 aprile 2004: Dai Giustiniani all’Unione Europea: un percorso continuo; PARASKEVI PAPACOSTA - Un percorso nelle antiche Terre dei Giustiniani: retrospettiva e approfondimento sui temi architettonici del primo convegno di studi a Bassano Romano; Ringraziamenti.

Il codice ICCU del libro nel database delle Biblioteche Italiane è IT\ICCU\IEI\0284266 , clikkando il link potete visualizzare le biblioteche dove è presente il libro.

Gli atti sono stati presentati una prima volta il 12 maggio 2007 a Bassano Romano dal Prof. Francesco Broglia e dall’Arch. Michele Campisi con il patrocinio della Sovrintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio del Lazio (Redazionale presentazione di Bassano Romano a cura di Domenico Vittorini - Gazzetta Bassanese n. 124 giugno 2007). A seguito poi la presentazione a Roma il 28 novembre 2008 nella sala Capitolare presso il Chiostro del Conventodi Santa Maria sopra Minerva Senato della Repubblica.
La Sala Capitolare costruita per volontà di Vincenzo Giustiniani, generale dei Domenicani, nel XVII secolo, ancora conserva sul soffitto gli stemmi della famiglia Giustiniani.
Sono intervenuti Silvia Danesi Squarzina, ordinario di Storia dell’Arte Moderna dell’Università di Roma Sapienza e Alessandro S. Curuni, ordinario di Restauro dell’Università di Roma Sapienza. Ha introdotto i lavori Francesco Broglia, Docente di Rilievo dell’Architettura dell’Università di Roma Sapienza. Al termine della presentazione è stato proiettato un documentario sui Giustiniani (vai al video dell'introduzione clikkando il link), creato e montato dall'architetto Papacosta.
Redazionale con foto sulla presentazione del secondo libro degli atti a Roma il 28 novembre 2008

Gli atti, saranno presentati anche a Genova in primavera 2009 in data ancora da definire.
home Il volume "Bassano Romano - Chios: antichi legami e nuovi percosi nello spirito europeo", è acquistabile su richiesta presso la Tipografia Pioda di Roma in Viale Ippocrate, 154 -
Tel: 06 44701500 Fax: 06 4451 862 - info@pioda.it


IL PROGETTO DELLA RETE GIUSTINIANI

Un filo rosso unisce alcuni piccoli comuni Italiani ed Europei, la presenza nel corso dei secoli della Famiglia Genovese dei Giustiniani, importanti tracce architettonicche ed antropologiche da valorizzare e da collegare nel tempo e nello spazio, percorsi turistici comuni per uno scambio di idee e confronti per riallacciare gli antichi legami in uno spirito Europeista.

DOCUMENTARIO SUI GIUSTINIANI

Grazie all'iniziativa dell'Assessore al patrimonio della municipalità Francese di Bastia, è recentemente uscito (gennaio 2008), prodotto da Vision Internationale e da France 3 per la regia di Andrè Waksman il documentario "Les Giustiniani une saga méditerranéenne". Il documentario di circa un ora, a cui ho fattivamente collaborato, ha richiesto quasi due anni di lavori; l'opera, in francese (con alcuni brani in Italiano sottotitolati) traccia il lungo percorso antropologico e storico della famiglia Giustiniani, toccando le località dove più si è sentita la presenza di questa famiglia: Genova, il levante ligure, Chios, Roma, Palermo, la Corsica e Bassano Romano.
Sono in possesso della copia, informalmente potrei accontentare, nei limiti del possibile, chi me ne facesse gentile richiesta.
Il film, apparso sulla trasmissione "Orizzonti" su France3-Corse il 10 maggio 2008 è online sul sito della France 3 - corse in questo link:
"I Giustiniani, une saga méditerranéenne" (100508)

film giustiniani


la mia foto

Torna alla homepage di Enrico Giustiniani


DISCLAIMER DEL SITO WWW.GIUSTINIANI.INFO


la mia foto