BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE E FONTI CITATE SULLA FAMIGLIA GIUSTINIANI


  NOTE INTRODUTTIVE Prima di riportare un elenco dettagliato delle opere consultate, consultabili e citate nel sito sulla Famiglia Giustiniani è opportuno segnalare le principali fondi e banche dati documentabili.
Presso L'Archivio di Stato di Roma (Corso Rinascimento 40) è consultabile il “Fondo della famiglia Giustiniani” (sezione famiglie - inventario 35) con preziosi manoscritti e reperti documentali dalla metà del XVI secolo fino alla fine del XIX secolo. Purtroppo l'archivio del Fondo Giustiniani è manoscritto e non particolarmente accurato. Contiene circa 300 buste che certosinamente debbono essere analizzate una per una. In particolare segnalo le seguenti “buste”:
- il liber nobilitatis Genuensis e la storia di Chios di Girolamo Giustiniani del 1777 (busta 130)
- L'inventario dei beni di Bassano Romano (busta 218)
- Varie su Bassano Romano (da busta 115 a busta 222)
- Le varie cause intentate sui Giustiniani (buste 123 e 124)
- Cause sulla primo genitura (busta 125)

Altre importanti fonti documentali sulla famiglia Giustiniani sono presenti presso:
database degli Archivi di Stato Italiani , in particolare in quello di Genova (nella busta “525 nobilità” contiene la genealogia delle famiglie nobile Genovesi compresa quella dei Giustiniani) e in quello del L’Aquila per il ramo Giustiniani di Roccapassa
ICCU-Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane e per le Informazioni Bibliografiche
nella Guida generale agli Archivi di Stato
OPAC del Polo SBN della Biblioteca nazionale centrale di Roma (BncR) . Il catalogo in linea contiene le accessioni della BncR dal 1988 e della Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte dal 1998, oltre a recuperi di cataloghi precedenti relativi a documenti posseduti dalle due biblioteche partner del Polo. Il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) è la rete delle biblioteche italiane promossa dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali con la cooperazione delle Regioni e dell'Università. Aderiscono a SBN biblioteche statali - tra cui le due biblioteche nazionali centrali di Firenze e Roma - comunali, universitarie, di accademie e istituzioni pubbliche e private operanti in diversi settori disciplinari. La Ricerca Base è un contesto di ricerca attraverso il quale è possibile formulare una richiesta che verrà indirizzata contemporaneamente a tutte le basi dati attualmente disponibili (i.e. Libro Moderno, Libro Antico e Musica). La generalità di questo contesto di ricerca impone di limitare i canali di ricerca attraverso i quali formulare le interrogazioni, ad un sottoinsieme comune a tutte le basi dati disponibili.
banca dati GABRIEL (in inglese, risultati in italiano), la banca dati “Gabriel” è il servizio di ricerca sul Web dell’”Europe's National Libraries” di Londra che rappresenta la “Conference of European National Librarians (CENL)”. In questa banca dati si possono trovare tutti i libri delle Biblioteche nazionali Europee aderenti all’iniziativa.
banca dati Academia - EDU (in inglese, in italiano e altre lingue) testi ed estratti di diversi autori
Il sistema archivistico nazionale dei Beni culturali. Un potente motore di ricerca dove oltre tutti gli archivi ufficiali dall'Unità d'Italia ad oggi e dei Stati precedenti, contiene dei link a tutti i principali archivi di Stato del Mondo.
Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche noto con l'acronimo SIUSA, si propone come punto di accesso primario per la consultazione e la ricerca del patrimonio archivistico non statale, pubblico e privato, conservato al di fuori degli Archivi di Stato. In esso sono descritti: i complessi archivistici con le loro articolazioni; i soggetti (enti, persone e famiglie) che hanno prodotto la documentazione nello svolgimento della loro attività; i soggetti che conservano gli archivi. Sono inoltre presenti schede di carattere generale che forniscono informazioni
Atti della società ligure di storia patria, che possiamo definire questo istituto come l’ente che più di tutti preserva e diffonde la cultura storica Genovese e Ligure.
Una bibliografia veramente molto completa sull’epopea Genovese nel levante, consiglio senza’altro il testo di Roberto S. Lopez “Storia delle colonie Genovesi nel Levante” Marietti 1820 editrice.
Un altra importante fonte documentale è reperibile presso l’Archivio della Chiesa Greco Ortodossa di Livorno, trasferito in Vaticano a seguito della II guerra mondiale, che contiene numerosi documenti circa la storia delle famiglie di Creta, Syros, Livorno, Trieste, Genova, Corfù, Cefalonia, Zante, Vienna, Marsiglia, Londra, Liverpool, Algeri, Alessandria
Un ricchissimo sito con link interessanti per la ricerca genealogica e storica: www.genalogiafamiliare.it
In rete anche su www.archive.org una piattaforma gratuita (sito in inglese, ma i testi sono in lingua originale, Italiano compreso) con la consultazione libera di documenti, software ed altro
Segnalo inoltre questi siti dove sono presenti molti testi scaricabili gratis da internet www.gutenberg.org e www.manybooks.net, www.bibar.unisi.it Progetto BibAr dell'Università di Siena
Molti documenti e studi sul Archeologia in rete oltre dodicimila links censiti e ordinati a cura dell'Università di Siena.
Segnalo inoltre il link dell'Archivio Storico di Genova Pubblicazioni degli Archivi di Stato scaricabili gratuitamente tra cui un interessante bibliografia di Andrea Lercari sul patriziato Genvoese Fonti per lo studio del patriziato Genovese

Grazie al contributo della Compagnia di San Paolo e della Fondazione CARIGE la Società ha intrapreso nell'autunno del 2011 un piano di digitalizzazione delle proprie pubblicazioni periodiche esaurite, al fine di presentare ai soci e agli utenti il ricco complesso di testi scientifici editi in oltre un secolo e mezzo di studi, riprodotti in formato digitale e liberamente scaricabili. All'interno del sistema, per ciascuna serie è presente una pagina che reca l'elenco dei volumi che la compongono e i relativi sommari, compilati secondo i criteri redazionali di ciascuna serie; per ciascun volume è presente una pagina che ne riporta il sommario e la riproduzione fotografica; è altresì possibile scaricare il file dell'intero volume in formato pdf (su cui è stato effettuato riconoscimento dei caratteri con motore OCR) o in formato di solo testo.


I FONDI GIUSTINIANI
Presso il sitema SIUSA, Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche sono presenti due fondi Giustiniani:

Fondo Giustiniani Bandini presso la Fondazione Camillo Caetani (via delle Botteghe Oscure, 32 00186 Roma)
Estremi cronologici: sec. XI - sec. XX
Consistenza: Unità 1114: 648 buste, 264 registri, 171 mappe, 31 diplomi e attestati Storia archivistica: L'archivio Giustiniani Bandini, dichiarato di notevole interesse storico il 15 aprile 1969, in seguito alla morte della proprietaria avvenuta nel 1977 è stato depositato presso la Fondazione Caetani nel 1983.
Descrizione: Il fondo, ordinato e inventariato nel 1928, è stato articolato in due sezioni, storica ed amministrativa, secondo criteri del tutto arbitrari. Nelle due sezioni, infatti, è possibile trovare documentazione analoga: nella sezione storica si sono individuate in prevalenza le carte relative alle più antiche vicende della casata (testamenti, diplomi, atti giudiziari) ma anche atti amministrativi; in quella amministrativa si trovano i documenti che riguardano la gestione del patrimonio (tenute di Fiastra, S. Maria in Selva, Sarrocciano, Lanciano e Rustano) e la contabilità familiare, ma anche la corrispondenza personale, testamenti ed atti giudiziari. Al momento del trasferimento dell'archivio presso la Fondazione Caetani, è stata trovata altra documentazione che è stata riordinata e descritta, a cura della Soprintendenza Archivistica per il Lazio, in un'appendice all'inventario del 1928. L'appendice, costituita in gran parte di corrispondenza relativa ai secc. XIX e XX, carte amministrative e materiale fotografico, si articola in sei sezioni:
1. carte familiari (genealogia; testamenti; carte "diverse"; carte della famiglia Gravina di Ramacca; corrispondenza, carte personali e materiale a stampa relativi ai singoli membri della famiglia - tra cui Nicoletta Grillo madre di Cecilia Giustiniani; Maria Massani, moglie di Sigismondo Giustiniani Bandini; Maria Lanza di Trabia, moglie di Carlo Giustiniani Bandini - e, a parte, carteggio relativo a membri della famiglia Gravina di Ramacca, tra cui Manfredi e la madre Blandine, figlia di Richard Wagner; carte personali non identificate; carte relative a persone estranee alla famiglia Giustiniani Bandini; diari; menu), 1569-1977, 36 bb.;
2. carte relative al patrimonio (carte amministrative e contabili; foglietti di cassa; quaderni di conti), 1758-1974, 15 bb.;
3. fotografie e disegni, 1864-1974, 3 bb.;
4. orazioni d'occasione e materiali a stampa, 1690-1967, 2 bb.;
5. diplomi, medaglie, attestati, 1910-1971;
6. mappe, secc. XVIII-XX.
L'appendice comprende inoltre 35 registri (libri di spese, giornali di cassa, copialettere, registri mortuari) che sono stati aggiunti all'inventario dei registri.
Strumenti di ricerca interni al fondo: Rubrica in due volumi di persone, luoghi e cose notevoli
Documentazione collegata:Odescalchi, famiglia, Documentazione relativa alla famiglia Giustiniani, e in particolare al feudo di Bassano di Sutri, si trova anche presso l'archivio privato Odescalchi, in seguito all'acquisto di tale feudo da parte di Livio III Odescalchi nel 1854. Conservata presso: Privato Odescalchi, famiglia, Documentazione relativa al feudo di Bassano di Sutri (1390-1917, 415 tra buste e registri e varie pergamene). Conservata presso: Archivio di Stato di Roma Giustiniani, famiglia, Il fondo, dotato di un inventario del 1928, è costituito da 2 registri, 141 buste, 77 filze e 5 rubriche (1569-1869). Conservata presso: Archivio di Stato di Roma
La documentazione è stata prodotta da: Giustiniani Bandini (Luogo: Roma sec. XI - sec. XX ) principi, duchi di Mondragone, marchesi di Lanciano e Rustano. Intestazioni: Giustiniani Bandini, principi, duchi di Mondragone, marchesi di Lanciano e Rustano, Roma, secc. XI - XX.

La famiglia Bandini, originaria delle Marche, risulta già nel corso del sec. XII stabilita a Camerino, dove ben presto si distinse nell'esercizio di attività pubbliche e nelle arti. Nel corso del sec. XVIII la famiglia ingrandì notevolmente i suoi possedimenti. Il 29 ottobre 1721 Filippo Bandini ottenne da Innocenzo XIII l'investitura della rocca di Varano nel contado di Camerino, mentre con un chirografo del 30 maggio 1753 Benedetto XIV concesse ad Alessandro la vendita dei feudi di Lanciano e Rustano che furono eretti in marchesato. I legami con la famiglia principesca dei Giustiniani furono stabiliti in seguito al matrimonio, avvenuto nel 1815, tra Carlo Bandini (1779-1850) e Cecilia (1796-1877), figlia di Vincenzo Giustiniani e Nicoletta del Grillo duchessa di Mondragone, ed ultima discendente del ramo romano dei Giustiniani. Dal matrimonio nacque Sigismondo, che nel 1855 ottenne il patriziato romano e, nel 1863, il titolo di principe romano. La famiglia si è estinta con la morte, nel 1977, di Maria Sofia Giustiniani Bandini vedova del conte Manfredi Gravina di Ramacca. Vedi anche il link: I Giustiniani di Genova ed i “Bandini-Giustiniani”
Bibliografia:
AMAYDEN T., La storia delle famiglie romane, con note ed aggiunte del comm. CARLO AUGUSTO BERTINI, Roma, Collegio Araldico (ristampa fotomeccanica, Bologna, Forni, 1967)
BUSIRI VICI A., Una singolare coppia principesca romana: i Giustiniani, in "L'Urbe", 1969, 5, pp. 1-5
CIUFFONI S., Il feudo di Bassano di Sutri nel corso del XVII secolo, in "Rivista storica del Lazio", 1997, 6, pp. 81-109
DANESI SQUARZINA S., I Giustiniani e l'Oratorio dei Filippini, in "Storia dell'arte", 1995, 85, pp. 369-394
DI CROLLOLANZA G.B., Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti, Pisa, 1886-1890 (ristampa anastatica, Bologna, Forni, 1965)
PRUNAI G., L'Archivio Bandini [Siena, secc. XIII - XX], in "Notizie degli Archivi di Stato", 1943, 3-4, pp.168-171
SPRETI V., Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-1935 (ristampa anastatica, Bologna, Forni, 1969)

Fondo Giustiniani presso Archivio di Stato di Roma (Archivio Giustiniani poi Odescalchi di Bassano)
L’archivio dei Giustiniani di Roma, prima del ramo di Negro, poi del ramo Banca, era conservato nel palazzo a S. Luigi dei Francesi. Nel 1910 Augusto Corsetti, sequestratario giudiziale del fedecommesso Giustiniani e liquidatore del palazzo di famiglia, donò all’Archivio di Stato di Roma l’archivio familiare Giustiniani. L’archivio conserva poche scritture dell’epoca di Chio, prima del 1566, e alcuni atti riguardanti il ramo Banca a Messina. Gran parte dell’archivio fu prodotto a Roma, dal ramo di Negro, fino al 1637, e poi dal ramo Banca. Alcuni atti riguardano parenti come Orazio e Giorgio Giustiniani, personaggi che ebbero rilevanza nelle vicende dei Giustiniani a Roma. Non sono pervenuti a noi i libri mastri, i giornali di entrata e uscita, i libri dei Monti e gli altri registri contabili. Lacuna inspiegabile, vista, oltretutto, la rilevanza dei Giustiniani tra fine Cinquecento e inizio Seicento come banchieri a Roma. Per il periodo fino al 1637 fa fede dell’esistenza del gran numero di libri contabili, oggi irreperibili, l’inventario ereditario di Vincenzo (1637) in cui sono descritti accuratamente registri contabili e volumi di strumenti notarili spettanti a Giuseppe e poi, dal 1600, a Vincenzo e al cardinale Benedetto. Si conservano, in generale, solo i volumi delle filze di giustificazioni e le scritture sciolte (conti, misure e stime, bilanci di dare e avere, ecc.). Al contrario, nel fondo “Archivio Giustiniani poi Odescalchi di Bassano”, di cui si dirà appresso, stralciato dall’archivio familiare all’epoca dell’alienazione di Bassano (1854), i libri contabili di Bassano sono in gran parte conservati. Appare logico congetturare che lo stralcio o la dispersione o la distruzione dei libri contabili dell’amministrazione centrale dei Giustiniani sia evento posteriore al 1854.
Riordinamento settecentesco
Nel 1717 fu affidato a Cesare Giuseppe Bianchi l’incarico di riordinare l’archivio. L’archivista, ispirandosi al metodo da lui adottato nei precedenti riordinamenti degli archivi delle famiglie Ruspoli e Casali, operò secondo precisi criteri: una parte della documentazione fu ripartita entro “armarii” identificati con lettere alfabetiche. Sono a noi pervenute le scritture suddivise negli armarii da A a F, e una busta di lettere dell’armario “O”. Il criterio della ripartizione era per materie, delle quali qui, per semplificazione, si dà un quadro sintetico. Per il quadro completo delle diverse materie e dei titoli originali dei relativi raggruppamenti si veda l’Inventario (presso l’Archivio di Stato di Roma). Armario A: genealogie e memorie, bolle, brevi, patenti, licenze, indulti, suppliche, memoriali, testamenti e donazioni, strumenti notarili, apoche di contratti, obblighi, capitoli matrimoniali, inventari, misure e stime, piante. Armario B: bandi, editti e notificazioni; documenti contabili (conti, bilanci e rendiconti, misure e stime; mandati e ricevute di pagamento; cedole di deposito, ecc.); atti civili su materie economiche (inibizioni, monitori, sequestri, ecc.; fedi; esami di testimoni; decisioni e sentenze di tribunali, ecc.) Armario C: atti di cause. Armario D: feudi di Bassano di Sutri e di Corbara (in Umbria) Armario E: possedimenti extra-urbani: commende abbaziali (San Pastore di Rieti, Santo Stefano di Sutri), tenute e casali (Borghetto alla Storta, Polline a Bassano, Settevene di Nepi, Casal Rotondo e Torritola[1] fuori porta San Sebastiano); Bassano e Corbara; inoltre: Chio. Armario F: atti di cause; strumenti notarili e obblighi. Ciascun armario si suddivideva in quattro “parti”, probabilmente corrispondenti ai ripiani: nella parte prima erano collocati i “mazzi” A-F; nella parte seconda i mazzi G-N; nella parte terza i mazzi O-T; nella parte quarta, corrispondente al ripiano più in basso, erano collocati soprattutto i tomi rilegati (volumi e registri). Ciascun mazzo era costituito da un fascio di fascicoli legati assieme con spaghi a un piatto ligneo, supporto fungente anche da frontespizio; sul piatto fu incollato un foglio recante lo stemma Giustiniani e l’annotazione archivistica della segnatura del mazzo e delle materie ivi contenute. Come si è visto, gli armarii A, B, F radunavano più materie; ciascuna materia costituiva un raggruppamento, un’aggregazione logica ideata secondo considerazioni puramente diplomatistiche (le “bolle”, gli “istrumenti”, le “fedi”, ecc.) o secondo criteri intermedi tra forma e contenuto degli atti (le cause, gli inventari, i conti, ecc.) o in base al contenuto (le abbazie, Bassano, le tenute extraurbane, ecc.). Così, nell’armario A, il mazzo A conservava le “genealogie e memorie”, i mazzi B-C conservavano “bolle”, i mazzi D-F conservavano i “brevi” e via dicendo. All’interno di ciascun mazzo si trovano le unità archivistiche create dall’archivista riordinatore settecentesco: ciascuna unità, che oggi modernamente definiremmo “fascicolo” o “posizione”, reca sulla camicia annotati in ordine: - data delle scritture conservate - breve regesto del contenuto - numero dell’unità archivistica - lettera alfabetica del mazzo (mancante nel caso dei registri e volumi collocati nella parte quarta) - lettera alfabetica dell’armario - numero della “parte”. L’archivista Cesare Giuseppe Bianchi redasse diligentemente repertori intitolati “rubricelle”, in parallelo alla sistemazione delle carte entro camicie, mazzi e armarii. In ciascuna rubricella, organizzata per armario, mazzi e numeri di unità archivistiche, fece copiare le intitolazioni di ciascun mazzo così come le aveva fatte scrivere sul frontespizio del mazzo (piatto ligneo) e le intitolazioni di ciascuna camicia delle unità archivistiche così come le aveva scritte di suo pugno. Redasse anche un repertorio cumulativo di tutte le unità create e regestate: fu chiamato “Rubricellone”; non è pervenuto a noi, ma si conserva un “Repertorio del Rubricellone”, cioè un indice del Rubricellone, redatto nel 1729, che fu, probabilmente, l’anno di compimento dell’intervento archivistico del Bianchi. La grafia delle intitolazioni delle camicie è certamente di Cesare Giuseppe Bianchi. Sulle rubricelle sono individuabili altre due grafie dalle quali si riconosce, per confronto con gli atti contabili coevi, che due ufficiali della computisteria (o della cancelleria) di casa Giustiniani provvedevano a riportare sulle rubricelle le intitolazioni apposte dal Bianchi sulle camicie. A queste grafie subentra poi la grafia di altro personaggio, grafia assolutamente diversa e inconfondibile, che, in considerazione delle date delle unità regestate, può con certezza riferirsi all’archivista che successe dopo il 1729 al Bianchi e che proseguì, per qualche tempo, nella aggiunta di nuove unità archivistiche ai vari mazzi, secondo il metodo inaugurato dal predecessore. Questo sistema, pur ordinatissimo e razionale, presenta oggi tutti i limiti propri della mentalità degli archivisti dell’epoca. Va soprattutto notato che il riordinatore settecentesco non ha trasmesso a noi gli incartamenti originari così come si erano formati fino ad allora, ma li smembrò, almeno in parte, ripartendo le carte secondo distinzioni formali. Per esemplificare, possiamo logicamente supporre che ciascun incartamento originale trattasse il distinto contenuto di un “negozio” o “affare” (un’eredità, una compravendita, un matrimonio, ecc.) e che fosse certamente costituito da più scritture formalmente differenti (un breve apostolico di autorizzazione, un atto notarile, una memoria legale, una fede autentica, ecc.); è probabile che il riordinatore settecentesco sfasciasse l’incartamento per negozio o affare, procedendo a smistare il breve nel mazzo dei brevi, l’atto notarile nel mazzo degli atti notarili, la memoria legale tra le altre memorie legali, la fede autentica tra le altre fedi autentiche. E’ la tipica procedura che avvenne nei riordinamenti avvenuti nei secoli XVII e XVIII. Le “rubricelle”, preziosissime, furono riviste ed integrate intorno al 1928 dall’archivista di stato Maria Zappalà, che annotò mancanze e aggiunse alcune unità archivistiche. Mancano le rubricelle degli armarii D-E. La lacuna è spiegabile: a seguito della vendita di Bassano, nel 1854, passarono agli acquirenti Odescalchi anche le scritture riguardanti tale possedimento, come previsto nel contratto di alienazione. Lo stralcio d’archivio, tuttavia, non fu perfetto. Una certa parte delle carte riguardanti Bassano non pervenne agli Odescalchi e costituisce ancora le unità archivistiche degli armarii D-E, oltre a trovarsi disseminata un po’ dovunque nell’archivio Giustiniani. Gran parte, invece, della documentazione di Bassano passò nell’archivio Odescalchi e fu riorganizzata secondo i criteri stabiliti dall’archivista di casa Odescalchi nel corso della seconda metà dell’Ottocento; furono spesso smembrate le antiche unità archivistiche, dando luogo a nuovi fascicoli recanti nuove segnature. Così le antiche rubricelle persero la loro funzione per il reperimento delle carte e, cadute in disuso, non sono a noi pervenute.

La documentazione relativa a Bassano, così stralciata, si trova oggi conservata in ASR, in gran parte nel fondo “Archivio Giustiniani poi Odescalchi di Bassano”, in minima parte nel fondo “Archivio Odescalchi – ultimo versamento”. La documentazione riordinata negli armarii settecenteschi è contenuta nelle attuali buste 1-61, oggetto dell’inventariazione effettuata dalla Cooperativa Clavis Aurea. Un’altra parte dell’archivio della famiglia Giustiniani di Roma restò fuori dal riordinamento in armarii e mazzi, per almeno due distinte ragioni. In un primo caso si trattava di documentazione che, come in tanti altri archivi di privati e di enti, non esigeva complesse ripartizioni e regestazioni: trattandosi di tipologie archivistiche caratterizzate dalla serialità cronologica (corrispondenza, serie contabili come le filze di giustificazioni), bastava un semplice ordinamento cronologico, anno per anno, a garantirne la buona organizzazione, la reperibilità e l’individuazione. In un secondo caso si trattò di materiale formatosi nell’archivio in un’epoca successiva al riordinamento, quando, per incuria, si abbandonarono criteri di buona tenuta delle carte. Si tratta di: - corrispondenza (buste 103-114) - documentazione diversa di Bassano e di Corbara: obblighi e polizze, contabilità, corrispondenza (buste 115-122) - cause (buste 123-124) - documentazione del secolo XIX: contabilità, affari legali, ecclesiastici, ecc. (buste 126-129) - manoscritti diversi (busta 130) - inventari e eredità, ecc. (buste 131-134 e 218) - strumenti notarili (buste 135-137) - contabilità: in gran parte filze di giustificazioni, 1699-1806 + poche scritture precedenti e seguenti (buste 138-217 e 219). Per tutta questa documentazione esiste la schedatura sommaria redatta dalla Zappalà nel 1928, allegata al presente inventario in fotocopia e le cui schede originali sono conservate nella cassetta n. 19 in Sala di studio.

Fondo Giustiniani Odescalchi presso Archivio di Stato di Roma (Fondo Privato )
Estremi cronologici: sec. XIV - sec. XX
Consistenza: Unità 1164: buste e registri. Storia Archivistica: L'archivio è stato dichiarato di notevole interesse storico il 15 settembre 1967.
Descrizione: Il fondo non presenta divisioni in serie. Si possono individuare, oltre alle consuete tipologie documentarie degli archivi familiari quali, istrumenti, cause, lettere, testamenti, donazioni ecc., consistenti nuclei documentari relativi ai seguenti argomenti: Innocenzo XI e causa di beatificazione; famiglia Orsini, dalla quale Livio I acquistò il ducato di Bracciano, con documenti dal 1393; ducato di Bracciano, dal 1414; beni in Lombardia, dal 1482; ducato di Sirmio, dal 1687 con memorie dal sec, XII; feudo di Bassano e famiglia Giustiniani da cui gli Odescalchi lo acquistarono nel 1854, con documenti dal 1492; Cristina di Svezia, con documenti relativi ai suoi rapporti con Innocenzo XI e all'acquisto di parte dei suoi beni ereditari da parte degli Odescalchi dal 1655.
Ordinamento:Le unità archivistiche, conservate in 16 armadi, recano la segnatura dell'armadio seguita da una lettera alfabetica che fa riferimento al palchetto e da un numero progressivo all'interno del palchetto. Nelle buste si trova anche una numerazione delle posizioni.
Strumenti di ricerca interni al fondo: Esiste uno schedario delle posizioni più importanti di oltre 4000 schede ordinate cronologicamente. La Soprintendenza archivistica per il Lazio ha effettuato un riscontro dello schedario con la documentazione esistente provvedendo a schedare la documentazione ivi non descritta.
Documentazione collegata :Odescalchi, ducato di Ceri e castello di Palo, Carteggio e documentazione contabile, secc. XVII - XIX (200 tra filze e registri). Conservata presso: Archivio di Stato di Roma
Odescalchi, feudo di Bassano di Sutri, 415 unità tra buste, registri e varie pergamene, 1390-1917. Conservata presso: Archivio di Stato di Roma
Odescalchi, feudo di Bracciano, La documentazione (230 ml.) si riferisce anche a Palo, Roma e ducato di Sirmio, secc. XIV - XIX. Conservata presso: Archivio di Stato di Roma
La documentazione è stata prodotta da : Odescalchi (sec. XIII - sec. XX) principi di Bassano, duchi del Sirmio, duchi di Bracciano. Intestazioni: Odescalchi, principi di Bassano, duchi del Sirmio, duchi di Bracciano, Roma, secc. XIII - XX. 

La famiglia Odescalchi è di antichissima origine. Si ritiene che il capostipite, storicamente più attendibile, sia un Giorgio vivente in Como nell'anno 1290, nel luogo cioè dove gli Odescalchi vissero e prosperarono fino dai tempi più remoti della loro storia, dove risultano essere stati iscritti sempre al locale decurionato e dove hanno esercitato attività economiche e politiche. Dal figlio di Giorgio, Guidollo, discesero due rami: quello di Giannollo, primogenito, e quello di Pietrollo, secondogenito. Del ramo di Giannollo troviamo Bartolomeo, nel 1590, e successivamente, attraverso alcuni discendenti, Benedetto poi divenuto papa Innocenzo XI. La famiglia si estinse con Livio I (1658-1713), figlio di Carlo, fratello del papa. Questi ultimi due personaggi portarono la famiglia all'apogeo della notorietà e della potenza in campo religioso, militare e politico. Benedetto, eletto al soglio pontificio nel 1676, fu uomo di grande onestà e rigidezza morale e assertore dell'autorità pontificia. Si occupò del riordino del catasto e delle finanze dello Stato. Morì in concetto di santità e fu santificato nel 1956. Livio I acquistò nel 1678 il ducato di Ceri, nel 1687 il castello di Palo e nel 1696 il ducato di Bracciano dagli Orsini. Distintosi per il suo valore nell'assedio di Vienna ed anche come segno di riconoscenza per quanto il papa, suo zio, aveva fatto per la liberazione della città dai Turchi, ebbe dall'imperatore Leopoldo I l'investitura dei ducati di Sirmio e di Sava in Ungheria e Slavonia oltre al titolo di "Altezza ducale". Carlo III di Spagna lo insignì del Toson d'oro e del titolo di Grande di Spagna di I classe. Fu iscritto tra i nobili di Venezia nel 1676 e fu eletto Generale della Chiesa dai cardinali in conclave nel 1689. Fu candidato al trono di Polonia nella Dieta del 1697 e nel 1679 fu creato principe del Sacro Romano Impero con diritto di trasmettere il titolo ai discendenti di ambo i sessi. Non avendo figli, Livio I adottò Baldassarre, suo cugino, nato dal matrimonio di Lucrezia, sorella del papa, con Alessandro Erba e a lui lasciò beni e titoli. Con Baldasarre ebbe origine un nuovo casato che riuniva gli Erba e gli Odescalchi ma che continuò sotto il solo cognome degli Odescalchi. A Baldassarre si deve l'acquisto del palazzo in Piazza SS. Apostoli nel 1745 dalla famiglia Chigi. Augusto Odescalchi (1808-1848) dette origine al ramo ungherese della famiglia. Tra gli altri personaggi della famiglia ricordiamo: Baldassarre II (1748-1810) fondatore dell'Accademia degli Occulti; Carlo (1786-1841) predicatore di chiara fama; Luigi (sec. XIX), esploratore, archeologo e scrittore di cose egiziane; Baldassarre Ladislao (1844-1909) patriota, deputato e senatore, fondatore della città di Ladispoli.
Bibliografia:
AMAYDEN T., La storia delle famiglie romane, con note ed aggiunte del comm. CARLO AUGUSTO BERTINI, Roma, Collegio Araldico (ristampa fotomeccanica, Bologna, Forni, 1967)
ANGELINI ROTA L., Vita di Carlo Odescalchi, Roma, 1850
AVANZI G., Cronografia istorica del ducato e provincia del Sirmio, Roma, 1700
CELLETTI V., Gli Orsini di Bracciano, Roma, Fratelli Palombi, 1963
CLARETTA C., Cristina di Svezia in Italia, Torino, 1892
DI CROLLOLANZA G.B., Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti, Pisa, 1886-1890 (ristampa anastatica, Bologna, Forni, 1965)
FILANGIERI di CANDIDA GONZAGA B., Famiglie nobili, Napoli, 1875
GROTTANELLI C., Cristina di Svezia in Italia, Firenze, 1908 Les généalogies historiques des rois, empereurs, papes etc., et de toutes les Maison souveraines qui ont subsistè jusq'à présent, exposèes dans des cartes généalogiques tirèes des milleurs auteurs, avec des explications historiques et chronologiques, II, Paris, 1736
MARCHETTI B., Un Cardinale si confessa. La Diocesi di Sabina nel carteggio Odescalchi - Chigi (1833-38), Roma, Edizioni d'Europa, 1993
PASTOR L., Storia dei Papi, XI e XIV, Roma, 1958
SPRETI V., Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-1935 (ristampa anastatica, Bologna, Forni, 1969)
VALORI A., Condottieri italiani del Seicento, Roma, 1946

Inventario dell'Archivio Storico del Comune di Bassano Romano a cura di Anna Grazia Petaccia

Introduzione Storica
Bassano Romano è situato a 34 Km a sud della provincia di Viterbo e a circa 50 Km da Roma; costituito e sviluppatosi su un rilievo di tufo vulcanico a 450 m. sul livello del mare, conserva tuttora un tempo agli Anguillara, poi ai Giustiniani ed ora agli Odescalchi, che occupa un lato della piazza principale, sulla quale si affacciano anche la Chiesa Parrocchiale, dedicata all’Assunta, ed il Palazzo Comunale. In epoca medioevale Bassano apparteneva al territorio di Sutri, che a quel tempo era molto vasto e comprendeva anche Trevignano, Ronciglione, Capranica, estendendosi fino a Vetralla. Le prime notizie di Bassano risalgono al XII secolo: le fonti attestano che il primo castello in Bassano fu fondato dai sutrini tra il 1157 e il 1175; nel registro del Rettore Malvoti del 1298 Bassano compare tra i feudi che pagavano il focatico. Nel registro camerale del cardinale Albornoz del 1354 è indicato come signore di Bassano Riccardo di Puccio. Nel XIV secolo figura come proprietaria di una parte del feudo di Bassano la famiglia degli Anguillara, che in seguito nel secolo successivo lo possedette in comproprietà con i Savelli. Nel 1505 la lite tra le due famiglie per il possesso di Bassano risulta definitivamente risolta, e gli Anguillara compensarono in denaro i Savelli per acquistare il terzo di proprietà spettante a questi ultimi. Il 12 giugno del 1595 Flaminio dell’Anguillara, con autorizzazione di Clemente VIII, vendette il castello a Giuseppe Giustiniani, uno degli esponenti della importante famiglia di banchieri genovesi. Con motu proprio di Clemente VIII del 29 giugno 1604 furono concessi diversi privilegi a Vincenzo Giustiniani signore di Bassano; il 22 novembre 1605 Paolo V eresse Bassano a marchesato e il 21 novembre 1644 Innocenzo X lo elevò a principato. Giacomo Stuart, primogenito di Giacomo II, fu ospite a Bassano dei principi Giustiniani nel 1717 e nel 1721. Nel 1854 la principessa Donna Sofia Branika Odescalchi,moglie del principe Livio Odescalchi, acquistò l’intero ex feudo di Bassano dal marchese Leonardo Giustiniani. La documentazione presente nell’archivio storico comunale permette di conoscere molti aspetti della storia di Bassano Romano, a partire dal XV secolo: di particolare interesse risultano i documenti che trattano dei rapporti tra la comunità ed i propri feudatari, i Giustiniani prima ed in seguito gli Odescalchi, soprattutto riguardo l’amministrazione dei numerosi terreni, pascoli, boschi e tenute di loro proprietà (le selve e i castagneti di Fogliano, Intergo, Monte Guercino, la macchie di Montavano, Canapine, Cavoni, i terreni di Montelungo Pantano, i pascoli della tenuta dell’Agliola detta dei Muti e della Quercia, etc.). Su questi territori peraltro la popolazione di Bassano conservò nel tempo l’esercizio dei diritti di servitù e di usi civici (ossia di seminari, legnare, far ghiande, par pali, fare erba e fieno, etc.) di cui usufruiva “ab immemorabili”, e dimostrò sempre una grande fermezza e determinazione nel voler mantenere e fare rispettare l’osservanza di tali diritti. In diverse occasioni i documenti fanno riferimento all’esistenza di uno Statuto Municipale “antichissimo”, la cui copia manoscritta del 1856 è attualmente conservata presso l’Archivio di Stato di Roma (Statuta Terrae Bassani, vol. 811/4). Alcuni documenti presenti nell’archivio storico comunale testimoniano inoltre che il territorio di Bassano era abitato già in età romana: in un fascicolo risalente agli anni tra le fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento si conservano infatti le relazioni e i risultati degli scavi archeologici effettuati nel maggio 1889 nella località denominata “Prato Casale”, che permisero portare alla luce i resti, in particolare alcuni mosaici, appartenenti a una villa di epoca romana.
Introduzione Archivistica
L’Archivio Storico del Comune di Bassano Romano, ossia il complesso dei documenti prodotti e ricevuti dal Comune e risalenti al periodo precedente l’ultimo quarantennio, comprende una ricca ed abbondante documentazione, che parte dal XV secolo. All’inizio del lavoro si è provveduto in primo luogo a rintracciare ed individuare la documentazione appartenente all’archivio storico comunale, la quale era conservata in due distinti locali gran parte dei registri erano collocati su scaffali all’interno di un ampio magazzino di proprietà comunale, adibito ad autorimessa, frammisti a registri appartenenti all’archivio di deposito. Il restante dei documenti, in prevalenza carteggio e documentazione finanziaria e contabile, occupava l’intero soppalco di un locale appartenente agli edifici delle scuole medie; tutto il materiale archivistico era conservato in faldoni e disposto senza un preciso ordine su scaffalature metalliche. Si è proceduto in un primo momento al recupero di tutto il materiale documentario, che è stato trasferito in una sede provvisoria, un’ampia stanza anch’essa situata in prossimità delle scuole medie, dove è stata effettuata la schedatura completa della documentazione dell’archivio storico comunale, ultimata nell’anno 2000. La sede definitiva, una stanza attigua alla biblioteca comunale, ubicata all’interno del complesso degli edifici delle suole superiori, è stata nel frattempo arredata con gli scaffali acquistati per questo scopo. Da segnalare che i registri più antichi appartenenti all’archivio comunale, restituiti a Bassano Romano dall’Archivio di Stato di Viterbo, sono conservati in un armadio chiuso con vetrine all’interno della biblioteca comunale; dopo averli inventariati, si è ritenuto opportuno lasciarli fisicamente nella stessa posizione nella quale sono stati trovati. Il fondo diplomatico inserito all’inizio dell’inventario contiene l’unico documento in pergamena rinvenuto, un atto notarile del 2 settembre 1480. Il complesso della documentazione dell’archivio storico comunale è stato suddiviso ed articolato per serie, riordinato e ripartito cronologicamente all’interno di quattro grandi periodi storici, che riflettono importanti e profondi cambiamenti a livello istituzionale ed amministrativo: l’Antico Regime, che abbraccia il periodo dall’inizio dall’inizio del XV secolo fino al 1797, il Periodo Francese e della Restaurazione, che partendo dal 1798 arriva al 1870, il Regno d’Italia che inizia nel 1871 e termina nel 1946, ed infine la Repubblica italiana, proclamata il 2 giugno 1946. Per quanto riguarda il periodo dell’Antico Regime, si conservano numerosi registri, che sono stati organizzati nelle serie dei Libri dei Consigli (il più antico dei quali risale alla fine del XVI secolo), degli Istrumenti, degli Atti d’Asta; del carteggio fanno parte un registro di copialettere della prima metà del XVIII secolo e un fascicolo di lettere inviate dal Principe Vincenzo Giustiniani ai Priori di Bassano dal 1702 al 1714. Nella documentazione finanziaria e contabile sono compresi i registri di Entrate e di Uscite del Comune, i Libri dei Mandati di pagamento, i Sindacati; è inoltre conservato un registro che descrive analiticamente i terreni esistenti nel territorio di Bassano, con la valutazione ed il prezzo di ciascun fondo, rilevazioni necessarie per la formazione del Catasto. In un volume intitolato “Specchio dell’Ill.ma Comunità di Bassano”, comprendente gli anni dal 1670 al 1815, sono registrate “tutte quelle cose più notabili che occorreranno giornalmente alla detta Comunità”: nello Specchio è infatti riportato il diario giornaliero dei principali avvenimenti relativi alla Comunità di Bassano, come le decisioni prese dal Consiglio dei Dodici e dei Quaranta, la messa al bando dei beni della Comunità, l’elezione e la nomina degli ufficiali (i Priori e i Consiglieri), le copie di Editti ed Ordini, i resoconti delle visite fatte all’Archivio di Bassano dai Revisori e Visitatori Apostolici degli Archivi, le memorie delle feste e ricorrenze religiose più importanti (come la festa della Madonna dei Monti celebrata il 1° maggio e la festa di San Gratililano Protettore della Comunità del 12 agosto), memorie diverse sulle vendemmie, sui raccolti, sui lavori alla Chiesa Parrocchiale, etc. Il registro contiene inoltre la copia di tre inventari delle scritture conservate nell’Archivio del Comune e risalenti agli anni 1676 (cc. 29 v. e sgg.), 1762 (cc. 95 e sgg.) e 1770 (cc. 155 v. e sgg.). Il periodo Francese e della Restaurazione comprende le serie dei Libri dei Consigli, del Libro della Visita compiuta alla Comunità di Bassano nel 1803, degli Istrumenti e Contratti, degli Atti d’Asta, le diverse serie di carteggio (numerosi fascicoli di carteggio disposti in ordine cronologico, la corrispondenza indirizzata al Maire di Bassano, i registri di copialettere e di raccolta delle circolari) e di documentazione finanziaria e contabile (registri di Entrate e Uscite, Mandati di pagamento, Sindacati), le Imposte e Tasse, lo Stato Civile. Tra i documenti appartenenti al periodo del Regno d’Italia, risulta di notevole consistenza il carteggio amministrativo, per il quale nel corso degli anni sono stati utilizzati diversi sistemi di gestione e di ordinamento; dal 1871 al 1897 si ha carteggio fascicolato per pratiche, riordinato ed inventariato in successione cronologica: di particolare rilevanza è il fascicolo relativo agli usi civici, in cui si conserva documentazione riguardante le vertenze sorte tra il Comune ed i principali proprietari terrieri di Bassano (primi fra tutti gli Odescalchi, in causa con il Comune soprattutto per la macchia denominata “Montevano”) per le affrancazioni dei terreni dalle servitù di pascolo pubblico e di altri diritti civici. A partire dal 1913 il carteggio viene fascicolato e suddiviso in base alle 15 categorie stabilite dal titolario modello, a seguito della Circolare del Ministero dell’Interno n. 17100/2 del 1 marzo 1897. La corrispondenza, riordinata per anno, è articolata all’interno dei fascicoli per categorie e per classi; nel corso del lavoro di riordinamento, si è rilevato che il Comune ha sempre adottato per l’archiviazione della corrispondenza il titolario modello, introducendo tuttavia di anno in anno alcune modifiche per quanto riguarda le voci delle singole classi e sottoclassi contenute nelle diverse categorie. Per tale motivo non è stato possibile ricostruire un titolario generale applicabile per tutti gli anni ed è stato quindi necessario nella stesura dell’inventario indicare per esteso ogni singolo titolo di ciascun fascicolo. A partire dal 1944 e per tutto il periodo della Repubblica Italiana, cambia il modo di organizzare e di archiviazione del carteggio: la corrispondenza infatti risulta ordinata e fascicolata per categorie all’interno di ciascun anno, mentre viene a mancare completamente la suddivisione in classi e sottoclassi. La documentazione finanziaria e contabile, sia per il periodo del Regno d’Italia per il periodo della Repubblica Italiana, rinvenuta in completo stato di disordine, è stata ordinata ed articolata per serie, e all’interno di ciascuna serie i fascicoli e i registri sono stati disposti in ordine cronologico. Si sono pertanto formate le seguenti serie contabili: Bilanci di Previsione, Libri Mastri, Documentazione finanziaria e contabile ordinata per anno, comprendente mandati di pagamento e ordinativi d’incasso. Per quanto le serie appartenenti allo Stato Civile ed Anagrafe, sia per il Periodo Francese e della Restaurazione, sia per il Regno d’Italia e per la Repubblica Italiana, è da segnalare che la documentazione comprendente i registri di Atti di Nascita, Atti di Matrimonio, Atti di Morte, è stata analiticamente descritta nel presente inventario, ma non è stata numerata, poiché costituisce parte integrante ed è fisicamente conservata nell’Archivio dello Stato Civile del Palazzo Comunale di Bassano Romano. Sono inoltre presenti diversi archivi aggregati, ossia quei fondi che, pur essendo conservati all’interno dell’archivio comunale, costituiscono delle unità a parte distinte e separate dalla documentazione appartenente al Comune e come tali pertanto vanno inventariati e riordinati: di essi fanno parte gli archivi giurisdizionali (dell’Uditore Legale e del Giudice Conciliatore), gli archivi degli istituti di beneficenza ed assistenza (il Monte Frumentario, l’Ospedale dei SS. Ludovico e Giovanni, l’E.C.A.), l’archivio dell’Università Agraria. Si deve infine far presente che è stato possibile intraprendere e portare a compimento il riordino e l’inventariazione dell’archivio storico del Comune di Bassano Romano grazie all’impegno dimostrato dall’amministrazione comunale, la quale è venuta incontro e ha risolto gli inevitabili problemi contingenti ed organizzativi che si sono dovuti affrontare soprattutto durante le prime fasi del lavoro e nei successivi spostamenti della documentazione. Rivolgo un ringraziamento particolare alle coordinatrici scientifiche Dott.sse Alexandra Kolega e Isabella Orefice per la disponibilità e preziosa competenza con cui mi hanno consigliato e guidato nel corso del lavoro.
Avvertenze per la consultazione
Per quanto riguarda le notazioni utilizzate, apposte sulle unità archivistiche e riportate nell'inventario, si precisa che la parte formata da tre lettere indica la partizione cronologica, il numero arabo che segue individua la serie archivistica e la sua posizione all'interno della partizione, mentre il numero successivo indica la singola unità archivistica; su ciascuna unità fisica tra il numero della serie e quello dell'unità è stata posta una barra. Si riportano le notazioni utilizzate per individuare le diverse partizioni cronologiche presenti nell'archivio storico del Comune di Bassano Romano:

DIP: Fondo Diplomatico
ARE: Antico Regime
PFR: Periodo Francese e Restaurazione
RGN: Regno d'Italia
REP: Repubblica Italiana
UDL: Uditore Legale
CON: Giudice Conciliatore
MTF: Monte Frumentario
OSP: Ospedale dei SS. Ludovico e Giovanni
ECA: Ente Comunale di Assistenza (E.C.A.)
UA: Università Agraria

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·         GIUSTINIANI V. – “Discorsi sulle arti, architettura, pittura, scultura" nuova edizione critica con un introduzione di Lauro Magnani e un'appendice di lettere genovesi , Editore Città del Silenzio, Novi Ligure 2005.Città del Silenzio

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 Vedere inoltre il Fondo Italiano della Biblioteca Nazionale di Parigi al n. 883 (vecchio supplemento francese 672).

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  • Molta documentazione su questo periodo storico su:
  • Associazione Culturale Bisanzio    Reti Mediovali                   Balbi6 - Ricerche storiche Genovesi

Per chi vuole approfindire utili links sono:
Istituto Araldico Genealogico Italiano
Vai alla ricerca su geneanet sui "Giustiniani"

Héraldique européenne
Società Ligure di Storia Patria
www.genalogiafamiliare.it
           



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