LA VITA AMMINISTRATIVA DEI GIUSTINIANI A CHIOS

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Una vecchia mappa mediovale del porto dell’isola di Chios


Il rapporto tra la Repubblica di Genova ed i Giustiniani venne codificato in modo che la Maona assumesse tutti i compiti dell'amministrazione e della difesa del territorio di Chios, delle due Focee e di alcune isole del gruppo delle Sporadi: Samo, Icaria, Eussa, Santa Panagia, mentre la sovranità generale e i rapporti con gli Stati esteri, la giurisdizione civile, compresa la nomina di podestà e castellani, previo accordo con la Maona, rimanevano nelle mani della Repubblica.
I proventi commerciali e fiscali erano tutti devoluti alla Maona fino al raggiungimento del debito contratto con la Repubblica valutato in prima istanza in 200.000 lire genovine che avrebbe dovuto essere restituito in venti anni, ma che di fatto non lo fu mai.
Nell'atto di investitura della Maona la repubblica aveva introdotto una serie di considerazioni che giustificavano l'occupazione di quei territori in base alla necessità di difendere dai Turchi la cristianità.


costumi genovesi del '400
Costumi genovesi a Chios nel XV secolo.
Tratto da P.P. Argenti "The custumes of Chios. Their development from the XVth century to the XXth century"

La maona portò quindi avanti la sua attività di sfruttamento e controllo dell'isola di Chios assegnando vari compiti di governo locale ai suoi fondatori che avevano preso tutti il cognome di Giustiniani.
Iniziarono un importante opera di colonizzazione favorendo l'ingresso di famiglie Genovesi a cui venivano assegnate case e terreni con l'obbligo di assumervi la residenza stabile (non potevano allontanarsi per più di un anno).
La manodopera corrente era assunta localmente utilizzando anche i profughi, fuggiaschi dai territori occupati dai turchi sulla terraferma.
Si valuta che queste attività nei periodi più floridi rendessero almeno 80.000 lire genovine all'anno.
Dal punto di vista amministrativo, vediamo ora come era strutturata la Maona dei Giustiniani.
La convenzione con la vecchia Maona nel 1347, rimase in pratica in vigore fino al 1566.
L’alto dominio civile e penale delle isole era riservato a Genova che nominava per l’esercizio di questi diritti un podestà, l’unico d’oriente dipendente direttamente da Genova, mentre gli altri dipendevano tutti da quello di Pera.
Tale podestà era scelto tra una lista di 20 popolani redatta da Genova e presentata alla Maona che a sua volta ne selezionava sei. Tra questi sei Genova sceglieva il podestà che restava in carica per un anno. Dal 24/1/1558 tale carica passò a quattro anni. Nel 1529 il diritto di scelta fu ristretto tra i nobili iscritti al 1528 nei 28 “alberghi” riformati della repubblica Genovese.
A lui era subordinato il “Castellano di Scio”, comandante della cittadella e della milizia dell’isola. Nominato da Genova su una lista di sei popolani scelti dalla Maona.
Il podestà ed il suo consiglio sceglievano il podestà e il castellano di Focea Nuova e Focea Vecchia.
Il dominio “utile”, dell’isola spettava ai Giustiniani, associati nella Maona.
Abbiamo ricordato che la Maona (nuova) nasce il 14/11/1362, si rinnoverà come “albergo” il 21/1/1373 per altri 20 anni ed il 10/2/1391 per altri 25 anni, alla data dei quali il 21/9/1418 divenne perpetua.
Il numero originario delle quote era di “12 e 2/3”, ogni “azione” (duodeno) era divisa in 3 (Karatti grossi) divisi a loro volta in 24 altre parti (Karatti piccoli), per un totale di 38 karatti grossi e 304 piccoli. Tutti titoli negoziabili e trasmissibili agli eredi.
Il numero complessivo dei partecipanti alla maona Giustiniani nel 1566 era di oltre 600.
Specie nei primi anni della Maona le quote vennero più volte compravendute. In allegato un atto del notaio Paulus Savina del 19 maggio 1381, che testimonia possessori e titolarietà.
Ecco l’elenco delle famiglie che possedevano i “12 e 2/3” quote delle “azioni” al 1497:
1 ) 1 duodeno ai CAMPI
2 ) 1 duodeno ai CAMPI
3 ) 1 duodeno ai ROCCA
4 ) 1 duodeno ai GARIBALDI
5 ) 1 duodeno ai BANCA
6 ) 1 duodeno ai RECANELLI
7 ) 1 duodeno ai LONGO
8 ) 8 karatti piccoli ai SAULI
8 karatti piccoli ai GIUSTINIANI
6 karatti piccoli agli ADORNO
9 ) 19 karatti ai LONGO
1 karatto piccolo agli ADORNO
3 karatti piccoli ai CAMPI
10) 20 karatti piccoli ai PATERII
1 karatto piccolo ai GIUSTINIANI
11) 18 karatti piccoli ai FURNETTO
1 karatto piccolo agli ADORNO
1 karatto piccolo ai CICERO
4 karatti piccoli ai SAULI
12) 22 karatti piccoli ai FURNETTO
2 karatti piccoli ai PATERII
13) 6 karatti ai PATERII
6 karatti piccoli ai FRANCHI
6 karatti piccoli ai DE PAOLO
6 karatti piccoli ai GIUSTINIANI


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Chios - Palazzo Giustiniani sede del museo di storia antica


CREATING QUALITY VISITOR EXPERIENCES: A BEST PRACTICE MANAGEMENT CASE AT THE PALAZZO GIUSTINIANI IN CHIOS, GREECE di Dorothea Papathanassiou-Zuhrt e Maria Doumi

Le decisioni “fondamentali” erano prese sulla base delle 13 quote originali.
La Maona aveva un “Consiglio grande” ed un “Consiglio piccolo dei quaranta”.
Ciascuna azione aveva un voto. Ciascun karatto piccolo rappresentava 1/24 di voto.
9 era il numero legale per le “novità”. 10 per abrogare i decreti vigenti a Scio.
In base alla divisione in tredicesimi, si dividevano oltre agli utili, le castellanie, i capitanati, le scrivanie e tutti gli impegni pubblici.
Gli incari erano assegnati su una programmazione di una certo numeri di anni per estrazione a sorte, con la disposizione che nessun Maonese potesse ricoprire lo stesso incarico per due anni consecutivi.
Nel XV secolo, quando gli affari della Maona non erano molto floridi, tale prassi fu sostituita dalla vera e propria “vendita” delle cariche al miglior offerente, ma dal 24/11/1495 si ripristinò l’antica usanza mediante il riparto a sorte per una serie di 26 anni.
Oltre ad alcuni “consiglieri” ed al podestà, a Genova gli interessi dei Giustiniani erano rappresentati da sei governatori (aumentati a 9 dal 19/11/1476) che esercitavano il loro ufficio a turno.
Focea Vecchia era infeudata alla Maona, governata dai Gattilusi di Lesbo.
Focea Nuova ebbe diversi governatori: Pietro Recanelli (1364-1391), Raffaello Paterio (1391-1395), Tommaso Paterio (1395-1405), Giovanni Adorno (1405-1424), Percivalle Pallavicini (1425-1427), Enrico Giustiniani-Longo (20/9/1427 - 1437), Francesco Drapperio (1437-1447) ed infine l’ultimo governatore Paride Giustiniani- Longo figlio di Enrico dal 1447 al 1455 anno della conquista Turca.
Le finanze tranne un breve periodo nel XV secolo furono sempre molto floride, tali da pagare sia i tributi a Genova che ai Turchi, sia da garantire un cospicuo utile annuo.
Le forze militari dell’isola oscillavano tra i 300 e gli 800 uomini più un certo numero di mercenari.
Oltre la cittadella c’erano 36 siti tra castelli e rocche fortificate.
I quindici castelli di Scio oltre la Cittadella erano: Colla, Calomoti, Cardamile, Lamista, Late, Lecovere, Melanete, Pannuccelli, Perparea, Pigri, Pitio, Sant’Elena, S.Giuliano, Valisso (il più fortificato) e Vigo.
L’isola di Scio aveva un proprio vescovo autonomo, il primo fu Manfredo de Coronato nel 1363 i successivi furono tutti o dei Pallavicini o dei Giustiniani fino al 1879 (Ignazio Giustiniani).

L’isola aveva numerose Chiese, conventi ed ospedali. Uno di loro era anche a Roma per i Maonesi indigenti, fondato nel 1530 dal vescovo Benedetto Giustiniani.
La famiglia ha vantato oltre a uomini di Chiesa, anche uomini d’arte, citiamo Andreolo Banca (1385-1456) autore della storia in versi latini della guerra contro Venezia del 1431, suo figlio Angelo Banca, Leonardo Garibaldi, latinista e vescovo di Lesbo morto nel 1482, Girolamo Giustiniani (1544-1600) autore di una storia di Scio, il latinista Alessandro Giustiniani (nato nel 1515) ed il botanico Francesco Giustiniani.
La popolazione di Scio nel XV secolo oscillava tra i 90.000 e i 120.000 abitanti, avendo un costante incremento con i cristiani fuggiti dai serragli turchi o riscattati dalla Maona.
Il ceto dominante, la prima classe, erano i Giustiniani con i loro famigliari.
Poi venivano, come seconda classe, i “Burgenses”, di sangue latino, quasi tutti genovesi, per lo più commercianti o piccoli latifondisti. per conquistarsi posti di rilievo avevo come unica strada quella di imparentarsi con i Giustiniani (tra loro le famiglie Paterio, Navone, Sanginbene, Campanaro, Ciprocci, Cavallini, Coresio).
Al terzo livello gli “Arconti Greci”, la popolazione di sangue Greco per lo più dedica a piccoli commerci.
Al quarto livello tutte le persone di origine greca dedite ai lavori servili, nelle cave di mastice e nell’agricoltura.
Al quinto livello gli ebrei, dediti per lo più all’usura, costretti a vivere nel ghetto (potevano uscire solo durante la settimana Santa), ed a portare un cappello giallo, oltre a fare in certi momenti dell’anno atto di sudditanza e sottomissione ai Giustiniani.
Al sesto livello i forestieri non residenti nell’isola.

Per quanto riguarda lo stato d'animo dei componenti della Maona si nota che essi non si consideravano coloni provvisori con l'idea fondamentale di ritornare in patria non appena raggiunta la prosperità economica. Al contrario si consideravano a tutti gli effetti cittadini Scioti, pur non dimenticando la loro origine, tanto che le loro case portavano gli stemmi Giustiniani.
I Giustiniani usavano per le scritture locali una curiosa lingua che era il greco scritto in caratteri latini che i greci chiamavano "FRANCHIOTICO". Esempi di questa lingua si trovano ancora in alcuni istituti religiosi dell'isola.


I PODESTA’ DI CHIOS DURANTE L’AMMINISTRAZIONE GIUSTINIANI

Dai documenti notarili pervenuti.
tra parentesi il perido di governo)

  1. MELIANO ADORNO (1347-1348)
  2. NICCOLO’ CICOGNA (1358) ANGELO ARCHERIO (1379-1380)
  3. NICCOLO’ MUSCA (1380-1381)
  4. DANTE DI GABRIELE DA GUBBIO (1381)
  5. BARTOLOMEO DE CURIA (1388)
  6. ANSALDO DI ANSALDO (1392)
  7. NICCOLO’ FATINANTI (1395-1396)
  8. FRANCESCO GIUSTINIANI DE GARIBALDI (1398)
  9. LIONELLO MARUFFO (1399)
  10. BARTOLOMEO ROVERINO (1401)
  11. UGHETTO DE MARTINO (1402)
  12. GIOVANNI DA ZOAGLI (1402)
  13. DEXERINUS DE PODIO (1403)
  14. BATTISTA VIGNOSO (1404)
  15. LEONARDO TARIGO (1408)
  16. NICCOLO’ BRANCALEONE (1409)
  17. BARNABA DE FRANCHI (1410)
  18. PIETRO DE FRANCHI OLIM DE (1412)MAGNERRI
  19. NICCOLO’ DE BLASIA (1425)
  20. LUCHINO DE GOANO (1426)
  21. LEONARDO GIUSTINIANI (1427)
  22. TOMMASO DI ANDREA GIUSTINIANI FURNETO (1427)
  23. ANDREA DE CORSIO (1431)
  24. TADDEO DA ZOAGLI (1437)
  25. LANCILLOTTO GIUSTINIANI (1442)
  26. ANDREA DE CORSIO (1443)
  27. FRANCESCO RE (1444)
  28. ANTONIO CARENA (1444)
  29. RAFFAELE MONTALDO (1445)
  30. MANUELE RAPALLO (1447)
  31. BATTISTA GIUSTINIANI (1448) ANDREA DE FRANCHI TORTORINO (1449)
  32. BARTOLOMEO DA LEVANTO (1450)
  33. CRISTOFORO DA CORVARA (1451)
  34. GALEAZZO GIUSTINIANI LONGO (1451-1452-1454)
  35. GABRIELE DA RAPALLO (1454)
  36. GALEAZZO GIUSTINIANI LONGO (1454)
  37. GABRIELE DA RAPALLO (1455-1456)
  38. PIETRO GIUSTINIANI DE CAMPIS (1456-1457)
  39. BATTISTA LEARDO (1457-1458)
  40. GREGORIO GIUSTINIANI (1458)
  41. TOMMASO GIUSTINIANI DE FURNETO (1460)
  42. PIETRO GIUSTINIANI (1461)
  43. GUGLIELMO MARUFFO (1464)
  44. ANTONIO DE FRANCHI JULA QD. PETRI (1465)
  45. BATTISTA GIUSTINIANI (1467)
  46. GIOVANNI FRANCESCO GIUSTINIANI (1468)
  47. ALESSANDRO GIUSTINIANI (1468-1469)
  48. FRANCESCO PALMARIO (1468-1469)
  49. ANTONIO MONTALDO (1470-1472)
  50. GIOVANNI FRANCHI (1475)
  51. LEONARDO GIUSTINIANI (1476)
  52. LEONARDO DI PARIDE GIUSTINIANI LONGO (1477)
  53. RAFFAELE DI TOMMASO GIUSTINIANI (1479)
  54. EDOARDO DI FRANCESCO GIUSTINIANI FURNETO (1480)
  55. STEFANO BRACELLI (1482)
  56. LORENZO GIUSTINIANI BRANCA (1483)
  57. TOMMASO PRESENTA (1484)
  58. OBERTO FOGLIETTA (1486)
  59. LEONARDO MARUFFO (20 FEB. 1487)
  60. BATTISTA GIUSTINIANI DE CAMPIS (1487-1488)
  61. LEONARDO MARUFFO (1488)
  62. GIOVANNI BATTISTA DI TOMMASO GIUSTINIANI (1491)
  63. LUCA DI LANCILLOTTO GIUSTINIANI MONEGLIA (1495)
  64. DOMENICO ADORNO (1496)
  65. DEMETRIO GIUSTINIANI – LEONARDO GIUSTINAINI (1496)
  66. GEROLAMO DE GOANO (1499)
  67. NICCOLO’ DI SILVESTRO GIUSTINIANI DE CAMPIS (1504)
  68. GIOVANBATTISTA DI BRIZIO GIUSTINIANI FURNETO (1507)
  69. GIACOMO GIUSTINIANI (1511)
  70. NICOLA DI ANDREOLO GIUSTINIANI (1512)
  71. AMBROGIO CAFFAROTO (1514-1515)
  72. MATTEO DE FRANCHI BULGARO (1516)
  73. BARTOLOMEO GIUSTINIANI QD. IOHANNIS (1517)
  74. GIOVAMBATTISTA DI LORENZO GIUSTINIANI NEGRI (1518-1520)
  75. FRANCESCO DI LORENZO GIUSTINIANI BRANCA (1520)
  76. GIOVAMBATTISTA DI BRIZIO GIUSTINIANI (1521)
  77. BERNARDO GIUSTINIANI QD. BAPTISTE (1522)
  78. BALDASSARRE DI BATTISTA ADORNO (1527)
  79. NICOLA DI VINCENZO GIUSTINIANI GARIBALDI (1528)
  80. DOMENICO DI GIO. ANTONIO GIUSTINIANI DE CAMPIS (1529)
  81. BERNARDO GIUSTINIANI (1530)
  82. NICCOLO’ SAULI GIUSTINIANI (1533)
  83. ALESSANDRO GRIMALDI PATERIO (1534)
  84. DOMENICO GIUSTINIANI QD. ANTONII (1534)
  85. NICOLA DI ANDREOLO GIUSTINIANI (1538)
  86. L – I (1548)
  87. N – I (1548)
  88. FRANCO SAULI GIUSTINIANI (1552 – 1553)
  89. GIOVAMBATTISTA GIUSTINAINI (1558)
  90. VINCENZO GIUSTINIANI GARIBALDI (1562 – 1566)




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1696, Isolario, Vincenzo Maria Coronelli


Nuclei famigliari da Genova a Chio nel quattrocento
Il questo link uno studio di Laura Balletto su come i Giustiniani seppero interessare allo sviluppo dei commerci di Chios anche i nativi isolani, che si sentirono così gradualmente, per così dire, genovesizzati, anche attraverso vincoli familiari. Oltre a tutto ciò, l’isola di Chios divenne ben presto meta d’un notevole afflusso immigratorio, che vide arrivare in loco non solo gente proveniente da Genova e dalla Liguria, ma altresì da altre regioni italiane ed anche extra italiane. Ed uno degli elementi che caratterizzò questa immigrazione - e che storicamente appare fra i più importanti ed interessanti - è rappresentato dall’afflusso nell’isola di Chio di più membri di un medesimo gruppo familiare, i quali talvolta, dopo un certo tempo, rientrarono in patria e talvolta, invece, restarono colà vita natural durante, vi defunsero e vi vennero sepolti. Gli esempi che, circa questo fenomeno, si possono trarre dalla lettura di anche soltanto una parte dei numerosissimi atti notarili pervenutici, redatti da notai genovesi e/o liguri nell’isola di Chios nel Quattrocento, sono molti e si riferiscono ai più diversi livelli della scala sociale.


IL COMMERCIO DEL MASTICE SOTTO LA MAONA GIUSTINIANI


Come abbiamo più volte ricordato, il ruolo principale della Maona Giustiniani era quello dello sfruttamento del comemrcio del mastice nell'isola di Chios.
La Maona operava in un vero regime di monopolio. Parte dei profitti venivano comunque con aliquote ben precisate stabilite secondo l'annata a difesa dell'isola.
Abbiamo visto che furono stipulati vari contratti di sfruttamento con il Governo della Repubblica Genovese. Al pari furono stipulati contratti con Aziende e commercianti di tutta il versante orientale del Mar Mediterraneo: Cipro, Rodi, Costantinopoli, Alessandria, porti della Grecia e della Siria.
A curarne la vendita dei veri e propri agenti che lavoravano al servizio dei Giustiniani.
I Giustiniani a volte per proteggere il prezzo del mastice, bruciavano le eccedenze quando c'era sovraproduzione.
Rivestendo un importanza vitale, severe erano le pene per i ladri di mastice. Per esempio per il furto di meno di 10 litri di mastice (pari a 2 chili di prodotto) era prevista una forte multa e per chi non era in grado di pagarla, l'amputazione di uno dei due orecchi. Per il furto dai 10 ai 25 litri, la marcatura a caldo con un ferro rovente sulla fronte. Tra i 25 e i 40 litri , il taglio del naso e dell'orecchio destro. Oltre 200 litri o in caso di recidività l'impiccaggione.
Pene analoghe erano previste anche per i ricettatori di partite di mastice rubate.
Ricompense erano previste per gli informatori. Kyriakus Pitsiccoli, scrittore Genovese dell'epoca, riporta un proverbio "se desiderate vivere a Chios, proteggete il mastice e non rubatelo mai".
Nell'isola era prevista una struttura amministrativa ben organizzata con impiegati incaricati dello stoccaggio del prodotto, contabili e procacciatori di noli per il trasporto del prodotto.
Le attività di estrazione del prodotto e raffinamento erano supervisionate da "potestà".



IL MASTICE DI CHIOS

Il mastice (“masticha” in greco) è il prodotto tipico dell’isola. In particolare lo si produce nel sud dell’isola in 24 villaggi nella regione della “Matichicoria” (villaggi del mastice).
Il prodotto ha una denominazione di origine controllata (D.O.P.) come “gomma” e può essere prodotto soltanto nell’isola di Chios.
L’associazione produttori del mastice “Enosi Mastikhoparagogon Khiou” (Union of Khios mastic producers) indirizzo Monomakhos 1, nella Chora.
Un vecchia tradizione di Chios fornisce una spiegazione sul fatto che soltanto il lentisco di Chio produca il prezioso Mastice e il perchè tutti i vari tentativi di produrlo altrove effettuati dagli antichi Romani ai gorni nostri siano andati falliti.
Il 14 maggio dell’anno 249 dopo Cristo sotto le persecuzioni cristiane dell’imperatore Decio, fu martirizzato San Isidoro soldato romano convertito proveniente da una famiglia pagana. Accettò il martirio pur di non abiurare la Fede. Fu trascinato legato per una mano e per un piede ad un cavallo selvaggio dalla Chora a Neochori nel sud del paese, attraverso le foreste di lentisco.
Gli alberi come per miracolo, piansero alla visione della sua sofferenza, “testimoni pingenti e silenziosi della sofferenza del giovane cristiano”.
Così spiegano il perché lo stesso albero il lentisco, che esiste in molti altri luoghi del mediterraneo, produca “lacrime” di mastice solo a Chios.
Un'altra leggenda parla della sua diffusione. Il suo odore penetrante prodotto dai fiori stregò la figlia del sultano Medjit: costui, alla fine del 700 ne ordinò la coltivazione estesa di questa pianta su tutta l'isola e da allora Chios rimase nota come l'isola del mastice (mastiha).
Oggi il clero utilizza il mastice anche nell’incenso e nella preparazione dell’Olio Santo cresimale.
Più prosaicamente la scienza ha cercato la spiegazione di questa singolarità nelle particolari condizioni climatiche della regione e nelle caratteristiche del suolo e nella probabile presenza di correnti geotermiche legate alla natura vulcanica di Chios.
Il mastice deriva dalla pianta del Lentisco (Pistacia lentiscus Chia o latifolia) della famiglia delle Anacardiacee. E’ un arbusto che cresce fino a 1 m di altezza. Le foglie, che rimangono verdi tutto l'anno, sono coriacee e lisce. Il frutto è una bacca, rossa o nera, delle dimensioni di un pisello. Originario delle isole della Grecia è ora diffuso in tuta l’area mediterranea, coltivato nei terreni secchi, tra carrubi o lecci.
La parte utilizzata è la resina e le foglie raccolte in luglio-settembre praticando delle incisioni sul tronco e sui rami: la resina che fuoriesce si rapprende all'aria sotto forma di masserelle tondeggianti. Si presenta sia lacrime sia in pezzatura piccola di colore giallastro tra il trasparente e l’opaco, con un odore caratteristico.
La densità è di 1,06 e il suo punto di fusione e tra i 60 e 110 gradi, l’acidità tra 50 e 70.
La resina si lava delicatamente per asportare le impurità raccolte alla superficie, quindi si essicca e si conserva in scatole di legno.
Il suo gusto è leggermente dolciastro, è utilizzato nell’alimentazione (gomma da masticare, aromatizzatore di bevande e gelati, liquori), nella cosmetica e nella farmacologia.
Il mastice alimentare ha proprietà astringenti ed aromatizzanti oltre ad essere una sostanza adesiva naturale.
Il Mastice contiene un acido aromatico e un'essenza ricca di pinene. Masticato diventa una pasta malleabile come la cera, che aderisce ai denti. Grazie alla sua azione antinfiammatoria e antisettica, combatte la piorrea e la gengivite (infiammazione delle gengive). E' utile nella cura della paradontosi (infiammazione dei tessuti di sostegno del dente), che è la principale causa della caduta dei denti. Inoltre, profuma l'alito, producendo una sensazione di freschezza e di pulizia. Si utilizzano, al pari del mastice, per sciacqui eseguiti con il decotto, per disinfiammare le gengive e rinforzare la dentatura.

Il mastice viene utilizzato anche nella pittura. Disciolto a freddo o a caldo in essenza di trementina fornisce un'ottima vernice finale per i dipinti a tempera e ad olio.

USO OMEOPATICO DEL MASTICE
Per le gengiviti, la piorrea e la paradontosi. Il mastice viene utilizzato masticato o in pasta dentifricia.
Per i sciacqui utilizzare un decotto di foglie e fusti giovani (100 g per 1 litro d'acqua) fino a un massimo di 5 volte al giorno.

L’OUZO AROMATIZZATO AL MASTICE
Il Regolamento CEE N. 1576/89 del 29.51989, stabilisce le regole generali relative alla definizione, alla designazione e alla presentazione delle bevande spiritose.
Per essere denominata ouzo la bevanda spiritosa aromatizzata con anice deve: essere elaborata esclusivamente in Grecia; essere ottenuta dalla combinazione degli alcoli aromatizzati per distillazione o macerazione, con l'impiego dei semi dell'anice ed eventualmente del finocchio, del mastice derivante da un lentisco indigeno dell'isola di Chios e di altri semi, piante e frutti aromatici; l'alcole aromatizzato per distillazione deve rappresentare almeno il 20 % del titolo alcolometrico dell'ouzo.
Tale distillato deve: essere ottenuto per distillazione in alambicchi tradizionali discontinui di rame di capacità uguale o inferiore a 1 000 litri, avere un titolo alcometrico non inferiore a 55 % vol e non superiore a 80 % vol.
L'ouzo deve essere incolore, con un tenore di zucchero uguale o inferiore a 50 grammi a litro.

SITI SUL MASTICE
Mastic Gum - Il sito ufficiale del Chios Gum Mastic Growers Association, sicuramente il più completo in materia.
Saranti Mastic Gum
Greek products: Il portale dei prodotti Greci
Le proprietà antibatteriche e omeopatiche del mastice
TETTERIS Ouzo - The best Chian Ouzo. Then again, that's a matter of taste.
Chios Chamber of Commerce (in greco)



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NUCLEI FAMIGLIARI DA GENOVA A CHIO NEL QUATTROCENTO
Il questo link uno studio di Laura Balletto su come i Giustiniani seppero interessare allo sviluppo dei commerci di Chios anche i nativi isolani, che si sentirono così gradualmente, per così dire, genovesizzati, anche attraverso vincoli familiari. Oltre a tutto ciò, l’isola di Chios divenne ben presto meta d’un notevole afflusso immigratorio, che vide arrivare in loco non solo gente proveniente da Genova e dalla Liguria, ma altresì da altre regioni italiane ed anche extra italiane. Ed uno degli elementi che caratterizzò questa immigrazione - e che storicamente appare fra i più importanti ed interessanti - è rappresentato dall’afflusso nell’isola di Chio di più membri di un medesimo gruppo familiare, i quali talvolta, dopo un certo tempo, rientrarono in patria e talvolta, invece, restarono colà vita natural durante, vi defunsero e vi vennero sepolti. Gli esempi che, circa questo fenomeno, si possono trarre dalla lettura di anche soltanto una parte dei numerosissimi atti notarili pervenutici, redatti da notai genovesi e/o liguri nell’isola di Chios nel Quattrocento, sono molti e si riferiscono ai più diversi livelli della scala sociale.
GLI ORIZZONTI APERTI. PROFILI DEL MERCANTE MEDIEVALE , a cura di G. Airaldi, Torino 1997 © degli autori e dell'editore. (Indice. - Gabriella Airaldi, Introduzione. Per la storia dell’idea di Europa: economia di mercato e capitalismo. - Jacques Le Goff, Nel Medioevo: tempo della Chiesa e tempo del mercante. - Roberto S. Lopez, Le influenze orientali e il risveglio economico dell’Occidente. - Eliyahu Ashtor, Gli ebrei nel commercio mediterraneo nell’alto medioevo (secc. X-XI). - Abraham L. Udovitch, Banchieri senza banche: commercio, attività bancarie e società nel mondo islamico del Medioevo. - Nicolas Oikonomides, L’uomo d’affari. - Armando Sapori, La cultura del mercante medievale italiano. - David Abulafia, Gli italiani fuori d’Italia. - Gabriella Airaldi, Modelli coloniali e modelli culturali dal Mediterraneo all’Atlantico. - Jacques Heers, Il ruolo dei capitali internazionali nei viaggi di scoperta nei secoli XV e XVI. - Gabriella Airaldi, L’eco della scoperta dell’America: uomini d’affari italiani, qualità e rapidità dell’informazione)
“L’OCHIO DRITO DE LA CITÀ NOSTRA DE ZENOA” IL PROBLEMA DELLA DIFESA DI CHIO NEGLI ULTIMI ANNI DEL DOMINIO GENOVESE. di Enrico Basso tratto da: Associazione di studi storici militari
LE MONETE A CHIOS AL TEMPO DEI GIUSTINIANI
Si ringrazia in particolar modo il Prof. Andreas Mazarakis per il suo contributo alla stesura di questo paragrafo
MONNAIS INEDITES DE CHIO di P. Lambros, Parigi 1877 (testo in francese)
LEVANTINE HERITAGE diversi contributi in inglese sulla storia delle famiglie levantine
I GENOVESI A CHIO (1346-1566). LA FORMAZIONE DI UNA SOCIETÀ PLURALE di Chiara Ravera.
NOTIZIE ARALDICHE E VICISSITUDINI STORICHE DELLE FAMIGLIE DI ORIGINE GENOVESE A CHIOS DOPO IL 1566
I GENOVESI D'OLTREMARE I PRIMI COLONI MODERNI di Michel Balard – IL SECOLO XIX – 29/4/2001
STORIA DELLA CITTA’ DI GENOVA DALLE SUE ORIGINI ALLA FINE DELLA REPUBBLICA MARINARA
LINEE GUIDA DELLA STORIA GENOVESE 1339-1528
Presso la Libreria Bozzi di Genova si può trovare un ricco assortimento di testi sulla storia della Città e Ligure
LA BATTAGLIA DI LEPANTO 7 OTTOBRE 1571 (Pietro Giustiniani, Veneziano, Ammiraglio della flotta dei Cavalieri di Malta e Gran Priore dell’Ordine).
STORIA DI GENOVA, DEL REGNO DI SPAGNA IN ITALIA DAL 1600 AL 1750
MEMORIE DI GENOVA (1624 - 1647) di Agostino Schiaffino a cura e con introduzione di Carlo Cabella in Prima edizione nei "Quaderni di Storia e Letteratura": Settembre 1996. Opera completa.
IL REGNO VENEZIANO DI MOREA E L’ULTIMA GUERRA CRISTIANA CONTRO I TURCHI A SCIO DEL 1695
PIRATI E PIRATERIA NEL MEDITERRANEO MEDIEVALE: IL CASO DI GIULIANO GATTILUSIO di Enrico Basso. Stampa in Praktika Synedriou “Oi Gatelouzoi tìs Lesbou”, 9-11 septembríou 1994, Mytilini, a cura di A. Mazarakis, Atene 1996 (“Mesaionikà Tetradia”, 1), pp. 343-371 © dell’autore - Distribuito in formato digitale da “Reti Medievali”
HISTORE DE LA RÉPUBLIQUE DE GÊNES di Émile Vincens, un testo in francese del 1843, scaricabile gratuitamente su internet
CASTIGATISSIMI ANNALI DELLA REPUBBLICA DI GENOVA di Agostino Giustiniani, versione integrale del libro


Molto documentazione su questo periodo storico su:

Associazione Culturale Bisanzio    Reti Mediovali                                          



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Veduta di Chios - Cristoforo Buondelmonti, Liber insularum archipelagi XV secolo