Estratto dall' Araldica Vaticana i
Giustiniani nominati Cardinali ed i loro relativi stemmi. Incarichi precedenti ai
cardinalati, date di creazione e morte. Titoli diaconali, presbiteriali e vescovili.
GIUSTINIANI ALESSANDRO (+1843 ott. 14 a Genova - creato da
Gregorio XVI nel 1831 sett. 30 in pectore pubblicato nel 1832 luglio 2); Arcivescovo di
Perge (sotto il dominio degli infedeli); Croce in Gerusalemme, 1834 dic. 19.
dati da
www.catholic-hierarchy.org
GIUSTINIANI BENEDETTO (+1621 mar. 27 a Roma 67enne, sepolto a
S.Maria sopra Minerva - creato da Sisto V nel 1586 nov. 16); Referendario di Sua Santità
e Tesoriere Generale; Giorgio in Velabro, 1587 genn. 14; Agata dei Goti, 1587 sett. 11;
Maria in Cosmedin, 1589 marzo 20; Marcello, 1591 genn. 14; Prisca, 1599 marzo 17; Lorenzo
in Lucina, 1611 ago. 17; Palestrina, 1612 giugno 4; Sabina e Poggio Mirteto, 1615 sett.
16; Porto e Rufina, 1620 ago. 31.
S.Prisca sulla
facciata l'iscrizione del Cardinale Benedetto Giustiniani titolare dal 1599 al 1611.
Basilica di S.Maria sopra
Minerva : la storia della Basilica, la
Cappella Giustiniani dove è sepolto Benedetto Giustiniani
L'allegoria ha un globo terrestre sullo sfondo, nei pennacchi della volta quattro putti
impersonanti i punti cardinali, e in primo piano la Giustizia e la Pace che fiancheggiano
il grande stemma del Cardinal Benedetto Giustiniani, legato pontificio a Bologna nel 1607,
anno del priorato del Garavito.
dati da
www.catholic-hierarchy.org vedi anche: Benedetto Giustinaini su
www.giustiniani.info
GIUSTINIANI GIACOMO (Nato a Roma il 20
dicembre 1769 e morto a Roma il 25 (o 24) febbraio 1843 a Roma, 75enne, sepolto a S.Maria
sopra Minerva - creato da Leone XII nel 1826 ott. 2).
Figlio di Benedetto Giustiniani, principe di Bassano e della Contessa Cecilia Carlotta
Mahony, fu lultimo Giustiniani del ramo Banca-Nigro. Studiò presso il Collegio
Urbano di Roma e prese il dottorato in utroque iruis in diritto civile e canonico presso
lUniversità La Sapienza di Roma il 20 Dicembre 1792. Fu ordinato sacerdote il 21
dicembre 1816.
Arcivescovo titolare di Tiro e Nunzio Apostolico presso il Re Cattolico di Spagna il 14
aprile 1817. Fu Consacrato vescovo il 20 aprile 1817, Roma, dal Cardinal Alessandro
Mattei. Ottenne la diocesi di Imola il 13 maggio 1826. Cardinale nel concistoro del 2
ottobre 1826. Ricevette il cappello rosso il 5 luglio 1827 con il titolo dei
S.S. Pietro e Marcellino, il 17 settembre 1827. Vescovi di Albano il 22 novembre 1839.
Con l'elezione di Gregorio XVI al soglio pontificio, la sede vescovile d'Imola era rimasta
virtualmente vacante. Il cardinal Giacomo Giustiniani al quale il veto della Spagna aveva
impedito di ascendere alla Cattedra di S.Pietro, nominato segretario del Brevi, aveva
finito per prendere stabile dimora in Roma, pur mantenendo il titolo di Vescovo d'Imola.
Questo fatto spiaceva agli Imolesi, i quali avevano già sperimentato con PIO VII, come
l'assenza del vescovo, fosse esiziale agli interessi religiosi ed economici della Diocesi.
Insistettero perciò perchè trasferisse dalla sede di Orvieto ad Imola un loro cittadino,
il conte Anton Domenico Gamberini; ma il papa non assentì nè a quella, nè ad altre
richieste, e, dopo molte tergiversazioni translò da Spoleto il conte Giovanni Maria
Mastai-Ferretti, il quale ai primi di dicembre 1832, prendeva contatto col Magistrato
Imolese, inviandogli la seguente lettera:
"Ill.mo Signore P.rone Oss.mo. Essendo stato destinato dalla Sovrana degnazione a
governare codesta rispetttabile Chiesa Imolese, mi affretto di parteciparl a V.S. Ill.ma,
per farLe anticipatamente conoscere, che mentre ho tutti i motivi di diffidare di me
stesso pel nuovo incarico che mi si affida, conoscendomi, qual sono, sprovveduto di quelle
insigni prerogative che adornar debbono il primo pastore di una chiesa, conto ciò non
pertanto sull'indole di codesta eccellente popolazione, della quale V.S. sta meritatamente
alla testa, per meglio sostenere il nuovo peso. Colgo l'opportuno incontro per dimostrarle
i sentimenti della mia distinta stima ed ossequio, con cui mi segno".
Partecipò ai conclavi del 1829 e del 1830-1831. Era tra i papabili nel 1830,
se la sera del 6 gennaio del 1831, ventiduesimo giorno del Conclave dopo la morte di Pio
VII, il Cardinale Spagnolo Marco y Catalan non avesse ricevuto dallambasciatore di
Spagna, Labrador, lesclusiva formale di quella corte per il Cardinale Giacomo
Giustiniani, sul coi nome si erano accumulati molti voti, accettò lesclusione, ma
non gli fu concesso di ritirarsi in tranquilla solitudine, poiché Gregorio XVI, eletto in
sua vece, lo elevò alla carica di Camerlengo del Sacro Collegio e Commendatario
dellAbbazia di Farfa, nel 1831-1833. Si dimise dagli incarichi pastorali il 16
dicembre 1832. Prefect dello Sacro Collegio dell'indice il 21 novembre 1834. Arciprete
della Basilica Vaticana e Prefetto Patriarcale del Sacro Collegio di San Pietro il 1
luglio 1837. Camerlengo della Santa Romana Chiesa dal 2 ottobre 1837 fino alla sua morte.
Ai suoi funerali partecipò il Papa Pio IX fu sepolto nella tomba di famiglia Nella Chiesa
di Santa Maria sopra la Minerva a Roma.
Stemma di Giacomo Giustiniani vescovo di Imola
dati da
www.catholic-hierarchy.org
Bibliografia: Ritzler, Remigium, and Pirminum Sefrin. Hierarchia Catholica Medii et
Recientoris Aevi. Voulmen VII (1800-1846). Patavii : Typis et Sumptibus Domus Editorialis
"Il Messaggero di S. Antonio" apud Basilicam S. Antonii, 1968, pp.
La tomba di Giacomo Giustiniani (Spagna)
foto da The Cardinals of the Holy
Roman Church, Biographical Dictionary, Papa Leo XII (1823-1829), Concistoro del 2 Ottobre
1826 (VI)


Notificazionedatata Bologna 19 ottobre 1815, con bello stemma in testa, stampato in nome
di GIACOMO DE PRINCIPI GIUSTINIANI (che in quellepoca era il Delegato
Apostolico della Città). Il lungo testo, su due colonne, riporta lordine di
ristabilire le Curie Ecclesiastiche Civili e Criminali (dopo la restaurazione avvenuta
alla caduta di Napoleone e al Congresso di Vienna). Il testo continua con la spiegazione
che per le cause già cominciate sotto Tribunali Laici esse dovranno, in via strordinaria,
essere ultimate da queste. Poi lavvertimento che le Curie potranno, nel caso,
servirsi della Forza Armata del Governo.Nella seconda colonna, più interessante, si parla
di Immunità Ecclesiastica, di delitti, furti, Asilo, Galera e Pena Capitale.
GIUSTINIANI ORAZIO (+1649 lug. 25 a Roma 71enne - creato da
Innocenzo X nel 1645 marzo 6); Della Congregazione dellOratorio; Onofrio, 1645 apr.
24.
Tratto dal Dizionario Biografico degli Italiani, 57, pp. 354-356
Nacque, da famiglia genovese, nell'isola di Chio il 28 febbr. 1580. Il padre, Giuseppe,
apparteneva al ramo dei Longo in Ughetti; la madre, Despina, al ramo dei Garibaldi. Aveva
sei fratelli, tra i quali Giuliano, che divenne frate oratoriano prima di lui, e una
sorella, Maria che, stando agli atti del processo di canonizzazione di Filippo Neri, nel
1595, all'età di dodici anni, fu miracolosamente guarita dal santo da una malattia
cutanea che l'aveva tormentata per tre anni. Il G. giunse probabilmente a Roma nel 1595,
mentre non sembra probabile l'affermazione del suo biografo, F. Martinelli, secondo il
quale vi sarebbe giunto durante il pontificato di Sisto V. Sembra che alla sua educazione
e a quella del fratello Giuliano provvedesse economicamente il cardinale Benedetto
Giustiniani. Il Martinelli riporta, peraltro, che il G. fu per lo più autodidatta con una
straordinaria facilità nell'apprendere. I suoi studi furono soprattutto di filosofia,
teologia e diritto canonico. Dopo la richiesta di entrare a far parte della Congregazione
dell'Oratorio già nel 1604 - che sortì un'ammissione provvisoria, perché era già
oratoriano il fratello Giuliano e non era permesso che due persone della stessa famiglia
ne facessero parte - vi fu ammesso ufficialmente il 30 ag. 1614. La Congregazione lo
nominò in seguito prefetto delle cerimonie, per la sua specifica preparazione nel campo
liturgico. Il G. fu uno dei promotori della causa di canonizzazione di Filippo Neri ed
eresse la prima chiesa in suo onore a Carbognano, nel Lazio, dove gli oratoriani già dal
1583 avevano acquistato parecchi beni immobili, e dove continuarono ad aumentare la loro
presenza negli anni successivi. Il G. si distinse per esemplarità di vita e facoltà
oratorie; era apprezzato, oltre che dai parenti Giustiniani, il cardinal Benedetto e il
nobile Vincenzo, dai cardinali Francesco e Antonio Barberini. Il primo lo condusse con sé
quando celebrò il sinodo di Farfa e lo deputò a sovraintendere tale abbazia, di cui era
titolare. A causa delle sue origini e della sua conoscenza del greco volgare, il G. fu
coinvolto soprattutto nelle vicende della Chiesa greca. Il 13 giugno 1627 la congregazione
di Propaganda Fide, nella persona del segretario Francesco Ingoli, propose l'invio del G.,
che era consultore della congregazione, a Costantinopoli, in missione segreta per
trattative sull'unione delle Chiese greca e latina con il patriarca Cirillo Lucaris,
avverso alla Chiesa cattolica e sospetto di adesione alle idee calviniste, ma il G.
rifiutò l'incarico, soprattutto per non lasciare la Congregazione dell'Oratorio,
nonostante i tentativi messi in atto dall'Ingoli per convincerlo. Gli venne quindi
proposta la carica di coadiutore con futura successione del vescovo di Chio, dove si era
creata una situazione di frattura tra la popolazione e il vescovo, l'anziano e semicieco
Marco Giustiniani, accusato di compiere ogni sorta di soprusi. La proposta di nomina venne
di nuovo da Francesco Ingoli, e fu reiterata dall'arcivescovo di Nasso, Raffaello
Schiattini, il quale, pur conscio dell'antipatia degli abitanti di Chio nei riguardi dei
Giustiniani, pensava che tali eccezioni sarebbero cadute di fronte alla fama di integrità
che il G. si era già creato. Non si hanno notizie ufficiali di un rifiuto da parte del
G., ma in qualche modo anche in questo caso declinò l'incarico. Continuò però a venire
ascoltato anche in seguito per tutte le questioni che riguardavano la Chiesa di Chio. Nel
1635 fu inviato ad Ancona per incontrare il metropolita di Tessalonica Atanasio Patelerio,
il quale rivendicava la dignità patriarcale di Costantinopoli, che diceva spettargli per
elezione canonica. Il 21 ag. 1635 era giunta a Roma notizia dello sbarco del Patelerio a
Venezia e delle sue intenzioni di giungere a Roma per incontrarsi con il papa e farsi
riconoscere legittimo patriarca. Il Martinelli riporta che il Patelerio, con gran seguito,
si muoveva per la città e benediceva il popolo con la croce alzata, notizia che aveva
creato sconcerto e preoccupazione a Roma. Il patriarcato di Costantinopoli era stato
conteso per anni tra il Lucaris, Cirillo Contari, metropolita di Berea e lo stesso
Patelerio, i quali negli ultimi anni si erano alternati sul seggio patriarcale, con veri e
propri colpi di mano, contestando ognuno la legittimità dell'altro. La Chiesa di Roma non
era convinta di appoggiare il Patelerio, anche per non urtare il Contari, che in quel
momento deteneva il seggio patriarcale, e valutò con estrema attenzione la situazione,
affidandola a una commissione composta dai cardinali A. Caetani senior, B. Spada, M.
Ginetti e Antonio Barberini. La missione del G. fu concertata con l'Ingoli, sempre al suo
fianco. Il 14 o 15 Ottobre il G. giunse ad Ancona, dove nel frattempo si era portato il
Patelerio, per avvertirlo che per ottenere l'appoggio del papa avrebbe dovuto fare
professione di fede cattolica davanti al vescovo di Ancona e per rimandarlo indietro senza
diminuire la dignità della Sede apostolica. Il G. eseguì il compito; il Patelerio fece
professione di fede e arricchì di nuovi argomenti il processo che si stava tenendo contro
Cirillo Lucaris, quello dei tre contendenti che era meno gradito alla Chiesa di Roma;
quindi si ritirò, confortato anche da una grossa somma di denaro (1500 scudi) da parte
del governatore di Ancona, dirigendosi verso Venezia. Si fermò però strada facendo alla
S. Casa di Loreto, dove fu accolto dal governatore monsignor Pietro Martire Merlini, che
era stato istruito dal G. di riceverlo con riguardo, ma di non fargli celebrare la messa.
Una relazione autografa degli incontri del G. col Patelerio si trova nel ms. 0.99 della
Biblioteca Vallicelliana di Roma: in essa è esposto giorno per giorno il resoconto degli
incontri, da cui si ricava che essi durarono poco più di dieci giorni. Il 30 maggio 1630
fu nominato primo custode della Biblioteca apostolica Vaticana da Urbano VIII. Anche in
questo caso emerse la sua riluttanza ad accettare onori e cariche: accettò per obbedienza
e alla condizione che gli fosse consentito di tornare quando volesse all'Oratorio,
soprattutto per pronunciare le sue omelie alle quali teneva molto. Nella Biblioteca
Vaticana si impegnò a riordinare il materiale, facendone fare degli indici per renderne
più facile la consultazione. Il G. fu in corrispondenza con il letterato dei Grigioni
Paganino Gaudenzi, calvinista convertito al cattolicesimo, almeno dal 1630 al 1648 (cfr.
Biblioteca apost. Vaticana, Urb. lat. 1627, cc. 32, 41v 1628, cc. 170-171v, 588-589v,
641-642v; 1629, cc. 101, 175). Da tale corrispondenza emerge una notevole stima reciproca
e la volontà del G. di corrispondere ad alcune richieste del Gaudenzi. Urbano VIII
nominò il G. vescovo di Montalto, nel Piceno, su istanza del fratello Giuliano,
preoccupato anche per le condizioni di povertà nelle quali viveva il Giustiniani. Fu
consacrato il 13 sett. 1640 e si dedicò con impegno ai doveri del vescovato e
all'educazione religiosa dei suoi diocesani, avendo trovato una situazione di indifferenza
e di decadimento delle strutture e delle pratiche religiose. Con l'aiuto dei diocesani,
che apprezzarono la sua dedizione, il G. fece anche restaurare il palazzo vescovile,
cadente al punto che, quando giunse a Montalto, egli fu costretto ad andare ad abitare
altrove. Il 16 genn. 1645 Innocenzo X lo trasferì, sembra per ragioni di salute, al
vescovato di Nocera Umbra, per crearlo subito dopo cardinale con il titolo di S. Onofrio
al Gianicolo, il 6 marzo 1645. Il G. accettò, ma chiese al papa di rimanere ancora a
Nocera, dove tornò il 30 giugno, fondò la Congregazione dell'Oratorio nella chiesa di S.
Bernardo il 7 luglio e curò l'istruzione religiosa del popolo e liturgica del clero.
Tornò a Roma nel settembre, riprendendo il suo posto alla congregazione del S. Uffizio,
dove era stato consultore dal 1630 al 1640, e sviluppò un'instancabile attività,
partecipando a varie congregazioni, riguardanti soprattutto le Chiese orientali. Il 25
sett. 1646 fu nominato bibliotecario di S. Romana Chiesa. In tale ufficio ebbe delle
difficoltà con Felice Contelori, custode della Biblioteca Vaticana passato agli Archivi,
a causa delle rendite perse da questo nel passaggio; ancora per ragioni di rendite si
trovò in contrasto con Alessandro Ranaldi, custode, membro di un'antica dinastia di
custodi della Vaticana. Al G. si deve la copia dei Vat. gr., 1924-25, che dotò di una sua
prefazione. Suo devotissimo fu Fioravante Martinelli, scrittore di ebraico e poi di
latino, al suo servizio per venti anni e poi suo biografo. Dopo il cardinalato, il G.
rinunziò definitivamente al vescovato e nel 1644 fu creato protettore dei monaci di S.
Basilio, a Grottaferrata, i quali lo ospitarono dal 30 maggio al 6 giugno 1647. L'anno
seguente presiedette il capitolo generale dell'Ordine. Dopo la morte del cardinale Antonio
Barberini, nel 1646, fu nominato penitenziere maggiore. Nel 1647 Filippo Cammarata,
giurista palermitano, gli dedicò un suo volume su una vertenza giuridica tra vescovi,
abati e regolari. Il G. morì a Roma il 25 luglio 1649. Fu sepolto, come aveva chiesto, a
S. Maria in Vallicella. Un suo ritratto si trova nella sala di lettura della Biblioteca
apostolica Vaticana, un suo busto nei Musei della Biblioteca stessa. Non senza problemi fu
la questione dell'eredità del Giustiniani. Nell'archivio della Congregazione
dell'Oratorio, vol. 136, sono conservati documenti di una causa per tale eredità
intrapresa dalla Congregazione e Marcantonio Giustiniani contro Fioravante Martinelli, che
vanno dal 1633 al 1663. Alcune opere manoscritte del G. si trovano a Roma, nella
Biblioteca Vallicelliana: commenti su opere di s. Tommaso (Mss., 0.86); alcuni Sermones
morales autografi (ibid., 0.88), abbondante materiale composto da abbozzi di sermoni dal
1609 in poi; un De iustitia et iure tractatus (ibid., 0.87), autografo, di diritto
canonico; in Mss., 0.89-91 Si trovano sue annotazioni sulle decisioni del S. Uffizio in
materia dottrinale e morale, dal 1625 in poi, e di altro argomento. La sua attenzione alla
Chiesa greca e ai rapporti tra cattolici e ortodossi si espresse nella sua opera maggiore:
l'edizione degli atti del concilio di Firenze del 1438-46 (Acta sacri oecumenici concilii
Florentini... collata, disposita, illustrata, Romae 1638). L'opera, già pronta nel 1636,
fu data in esame dalla stessa Propaganda e controllata minuziosamente per più di un anno
da vari personaggi, tra i quali il generale dei domenicani Niccolò Ridolfi, il gesuita
Terenzio Alciati, Lucas Holste. Dopo un anno, il 14 nov. 1637, venne dato parere
favorevole. La dedica è a Urbano VIII. Tutto il lavoro preparatorio si svolse su codici
vaticani; la lacuna che il G. intendeva colmare era la mancanza di atti scritti da parte
di latini, perché tutto ciò che era stato pubblicato fino ad allora era di greci. Il G.
trovò un codice della Biblioteca Vaticana con la descrizione delle dispute di Andrea di
S. Croce, avvocato del Concistoro apostolico, che aveva partecipato al concilio e
riportava fedelmente le parole degli oratori greci e latini. Nell'opera, il G. si attiene
fedelmente al metodo cronologico, descrivendo le varie fasi conciliari, dal concilio di
Basilea (1431-37), dove i padri conciliari dichiararono che l'autorità del concilio era
superiore a quella del papa, al trasferimento del concilio a Ferrara e poi a Firenze, per
volere di Eugenio IV. Tratta poi dello scopo del concilio di Firenze, l'unione delle
Chiese cattolica e ortodossa, introducendo una storia dello scisma e concludendo con una
narrazione delle ripercussioni negative che ebbe l'unione con Costantinopoli. Anche se
sottinteso, è evidente il suo intento di prendere le difese della Chiesa di Roma,
soprattutto quando attribuisce a un castigo di Dio la caduta di Costantinopoli nelle mani
dei Turchi nel giorno di Pentecoste del 1453, il giorno della discesa dello Spirito Santo,
la cui dottrina era uno dei maggiori motivi di divisione tra le due Chiese. Nella parte in
cui il G. descrive l'arrivo a Ferrara dell'imperatore Giovanni Paleologo e del patriarca
Giuseppe nel marzo 1438, inserisce anche una descrizione di alcuni riquadri del portale di
bronzo della basilica di S. Pietro, nei quali è raffigurato l'arrivo dei greci e il loro
incontro con Eugenio IV e altri dove è raffigurata la sessione nella quale venne letto il
decreto d'unione e la partenza dei greci per Costantinopoli. Tra i meriti dell'opera, che
fu inserita nelle grandi edizioni generali dei concili (Hardouin, Mansi, Labbé-Cossart),
vi è anche quello di offrire i testi delle varie bolle d'unione. Nell'opera il G.
inserisce anche documenti attestanti altre bolle d'unione, con gli armeni, con i
giacobiti, con i siri, con i maroniti e le trattative con gli etiopi.
FONTI E BIBL. : Biblioteca apost. Vaticana, Vat. lat. 8231, cc. 344-351: Breve relazione
della vita del cardinal G., data da Fioravante Martinelli, suo familiare; Roma, Biblioteca
Vallicelliana, Mss., 0. 58, cc. 107-110v (biografia del G. di Paolo Aringhi); Il primo
processo per s. Filippo Neri
, I, Città del Vaticano 1957, pp. 207-209; L. Cardella,
Memorie istoriche dei cardinali, VI, Roma 1793, pp. 63 ss.; C. De Rosa di Villarosa,
Memorie degli scrittori filippini o sieno della Congregazione dell'Oratorio di S. Filippo
Neri, II, Napoli 1842, pp. 60 s.; L. von Pastor, Storia dei papi, XIII, Roma 1931, p. 767;
C. Gasbarri, L'Oratorio romano, Roma 1962, p. 165; C. Di Ruscio, Il cardinal O. G.
(1580-1649), Roma 1965; J. Bignami Odier, La Bibliothèque Vaticane de Sixte IV à Pie XI.
Recherches sur l'histoire des collections de manuscrits, Città del Vaticano 1973, pp. 73,
III, 128, 132, 136 s., 147, 330 S., 350, tav. VII, 2; G. Lipari, Gli annali dei tipografi
messinesi del '6oo, Messina 1990, p. 191; G. Moroni, Diz.di erudizione
storico-ecclesiastica, V, pp. 227 s.; XXXI, pp. 220 s.
E' stato esposto recentemente presso il Museo di Roma a Palazzo Braschi nella mostra
"La porpora romana Ritrattistica cardinalizia a Roma dal Rinascimento al
Novecento" (22 novembre 2006 - 25 febbraio 2007 ) il dipinto di Guido Ubaldo Abbatini
(Città di Castello 1600 Roma 1656), che ritrae il cardinale Orazio Giustiniani
(1645-1646 circa, olio su tela, Inghilterra), ora appartenente ad una collezione privata.
Il dipinto è unulteriore versione del ritratto del card. Orazio Giustiniani della
Biblioteca Apostolica Vaticana dove il porporato rivestì il ruolo di bibliotecario, come
indicano i volumi sul tavolo; si tratterebbe delloriginale ritratto di Nostro
Signore del Signor Guido Abbatino presente nellinventario post mortem del
cardinale del 1649 da cui sarebbe stata successivamente tratta la copia vaticana. Nel
panneggio largo e scultoreo della mozzetta si evidenzia linflusso del Bernini, di
cui lartista fu collaboratore in varie imprese decorative.
GIUSTINIANI fra VINCENZO (+1582 ott. 28 a Roma 63enne, sepolto a S.Maria sopra Minerva - creato da Pio V il 17 maggio 1570); Generale dei Frati Predicatori (Domenicani); Nicola inter Imagines, 1571 genn. 26; Sabina, 1579 ago. 3.
Oltre ai Cardinali, la famiglia Giustiniani diede alla Santa Chiesa
Cattolica sedici vescovi.
Tra di essi ricordiamo Benedetto vescovo di Chios dal 1502 al 1533, il quale fondò a Roma
un ospedale per i poveri maonesi infermi ed erogò una ingente somma per la dota delle
povere zitelle "sciote" (come venivano chiamati gli abitanti di Chios dai
Genovesi), ed Antonio Giustiniani vescovo di Paronaxia nel 1567.
dati da
www.catholic-hierarchy.org
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