I CARDINALI “GIUSTINIANI



Estratto dall' Araldica Vaticana i Giustiniani nominati Cardinali ed i loro relativi stemmi. Incarichi precedenti ai cardinalati, date di creazione e morte. Titoli diaconali, presbiteriali e vescovili.

GIUSTINIANI ALESSANDRO (+1843 ott. 14 a Genova - creato da Gregorio XVI nel 1831 sett. 30 in pectore pubblicato nel 1832 luglio 2); Arcivescovo di Perge (sotto il dominio degli infedeli); Croce in Gerusalemme, 1834 dic. 19.
dati da www.catholic-hierarchy.org

GIUSTINIANI BENEDETTO (+1621 mar. 27 a Roma 67enne, sepolto a S.Maria sopra Minerva - creato da Sisto V nel 1586 nov. 16); Referendario di Sua Santità e Tesoriere Generale; Giorgio in Velabro, 1587 genn. 14; Agata dei Goti, 1587 sett. 11; Maria in Cosmedin, 1589 marzo 20; Marcello, 1591 genn. 14; Prisca, 1599 marzo 17; Lorenzo in Lucina, 1611 ago. 17; Palestrina, 1612 giugno 4; Sabina e Poggio Mirteto, 1615 sett. 16; Porto e Rufina, 1620 ago. 31.
S.Prisca sulla facciata l'iscrizione del Cardinale Benedetto Giustiniani titolare dal 1599 al 1611.
Basilica di S.Maria sopra Minerva : la storia della Basilica, la Cappella Giustiniani dove è sepolto Benedetto Giustiniani

Dal sito dell’enciclopedia Treccani : Dizionario biografico degli Italiani, è presente la biografia di
Benedetto Giustiniani (Chio 5 luglio 1554 – Roma il 27 marzo 1621)


la mia foto

la mia foto
L'allegoria ha un globo terrestre sullo sfondo, nei pennacchi della volta quattro putti impersonanti i punti cardinali, e in primo piano la Giustizia e la Pace che fiancheggiano il grande stemma del Cardinal Benedetto Giustiniani, legato pontificio a Bologna nel 1607, anno del priorato del Garavito.
dati da www.catholic-hierarchy.org vedi anche: Benedetto Giustinaini su www.giustiniani.info

GIUSTINIANI GIACOMO (Nato a Roma il 20 dicembre 1769 e morto a Roma il 25 (o 24) febbraio 1843 a Roma, 75enne, sepolto a S.Maria sopra Minerva - creato da Leone XII nel 1826 ott. 2).
Figlio di Benedetto Giustiniani, principe di Bassano e della Contessa Cecilia Carlotta Mahony, fu l’ultimo Giustiniani del ramo Banca-Nigro. Studiò presso il Collegio Urbano di Roma e prese il dottorato in utroque iruis in diritto civile e canonico presso l’Università La Sapienza di Roma il 20 Dicembre 1792. Fu ordinato sacerdote il 21 dicembre 1816.
Arcivescovo titolare di Tiro e Nunzio Apostolico presso il Re Cattolico di Spagna il 14 aprile 1817. Fu Consacrato vescovo il 20 aprile 1817, Roma, dal Cardinal Alessandro Mattei. Ottenne la diocesi di Imola il 13 maggio 1826. Cardinale nel concistoro del 2 ottobre 1826. Ricevette il “cappello rosso” il 5 luglio 1827 con il titolo dei S.S. Pietro e Marcellino, il 17 settembre 1827. Vescovi di Albano il 22 novembre 1839.
Con l'elezione di Gregorio XVI al soglio pontificio, la sede vescovile d'Imola era rimasta virtualmente vacante. Il cardinal Giacomo Giustiniani al quale il veto della Spagna aveva impedito di ascendere alla Cattedra di S.Pietro, nominato segretario del Brevi, aveva finito per prendere stabile dimora in Roma, pur mantenendo il titolo di Vescovo d'Imola. Questo fatto spiaceva agli Imolesi, i quali avevano già sperimentato con PIO VII, come l'assenza del vescovo, fosse esiziale agli interessi religiosi ed economici della Diocesi. Insistettero perciò perchè trasferisse dalla sede di Orvieto ad Imola un loro cittadino, il conte Anton Domenico Gamberini; ma il papa non assentì nè a quella, nè ad altre richieste, e, dopo molte tergiversazioni translò da Spoleto il conte Giovanni Maria Mastai-Ferretti, il quale ai primi di dicembre 1832, prendeva contatto col Magistrato Imolese, inviandogli la seguente lettera:
"Ill.mo Signore P.rone Oss.mo. Essendo stato destinato dalla Sovrana degnazione a governare codesta rispetttabile Chiesa Imolese, mi affretto di parteciparl a V.S. Ill.ma, per farLe anticipatamente conoscere, che mentre ho tutti i motivi di diffidare di me stesso pel nuovo incarico che mi si affida, conoscendomi, qual sono, sprovveduto di quelle insigni prerogative che adornar debbono il primo pastore di una chiesa, conto ciò non pertanto sull'indole di codesta eccellente popolazione, della quale V.S. sta meritatamente alla testa, per meglio sostenere il nuovo peso. Colgo l'opportuno incontro per dimostrarle i sentimenti della mia distinta stima ed ossequio, con cui mi segno".
Partecipò ai conclavi del 1829 (per l'elezione di Pio VIII - Francesco Saverio Castiglioni) e del 1830-1831 (per l'elezione di Mauro Alberto Cappellari - Gregorio XVI). Alcuni aspetti del conclave del 1830 sono narrati da Stendhal nell'opera "Passeggiate Romane" (nel diario al giorno 20 marzo 1829 annota: Molto probabilmente la Spagna ha incaricato di curare i suoi interessi quel cardinale Giustiniani (Il cardinale Giustiniani è vescovo ad Imola. Fatevi raccontare la storia della rivolta che ebbe lungo ad Imola ai primi di giugno del 1829 a causa di una reliquia. Quale energia! A dire il vero volta però a uno scopo criminale; o ridicolo. Leggete l’interdizione lanciata contro la città, che del resto se ne ride. - Cacciata degli ebrei.) che si dice sia intimo amico di Ferdinando VII, notissimo a Roma per il gran cordone spagnolo che porta sempre sulla porpora. Le sue benemerenze spagnole per poco non hanno convinto il partito ultra a preferirlo al cardinale Pacca. In realtà, solo Francia e Austria sono le due potenze veramente interessate alla nomina del papa. A Roma si ha molta paura della Francia, e del resto noi non possiamo proprio fare niente di utile per i cardinali italiani. L’Austria può sempre donare dei vescovadi ai nipoti dei cardinali che voteranno per lei.)
Nel conclave del 1830-1831 che venne convocato per il 14 dicembre 1830 a seguito della morte del papa Pio VIII, terminò il 2 febbraio 1831 con l'elezione di Gregorio XVI, dopo 83 scrutini e fu l'ultimo che elesse un papa non vescovo (Cappellari dovette infatti essere consacrato vescovo subito dopo l'elezione).
Giacomo Giustiniani era tra i “papabili” insieme ai cardinali Emmanuele De Gregorio e Bartolomeo Pacca, papabili anche nel conclave del 1829, ma la sera del 6 gennaio del 1831, ventiduesimo giorno del Conclave, il Cardinale Spagnolo Marco y Catalan (ricevuto l’ambasciatore di Spagna, Labrador), comunicò l’esclusiva formale di quella corte per il Cardinale Giacomo Giustiniani, sul coi nome si erano accumulati molti voti. Giacomo accettò l’esclusione, rinunciò alla diocesi di Imola (sostituito da Giovanni Maria Mastai-Ferretti che sarà il successori di Gregorio XVI con il nome di Pio IX), ma non gli fu concesso di ritirarsi in tranquilla solitudine, poiché Gregorio XVI, eletto in sua vece, lo elevò alla carica di Camerlengo del Sacro Collegio e Commendatario dell’Abbazia di Farfa, nel 1831-1833. Si dimise dagli incarichi pastorali il 16 dicembre 1832. Prefect dello Sacro Collegio dell'indice il 21 novembre 1834. Arciprete della Basilica Vaticana e Prefetto Patriarcale del Sacro Collegio di San Pietro il 1 luglio 1837. Camerlengo della Santa Romana Chiesa dal 2 ottobre 1837 fino alla sua morte. Ai suoi funerali partecipò il Papa Pio IX fu sepolto nella tomba di famiglia Nella Chiesa di Santa Maria sopra la Minerva a Roma.


la mia foto
Stemma di Giacomo Giustiniani vescovo di Imola
dati da www.catholic-hierarchy.org
Bibliografia: Ritzler, Remigium, and Pirminum Sefrin. Hierarchia Catholica Medii et Recientoris Aevi. Voulmen VII (1800-1846). Patavii : Typis et Sumptibus Domus Editorialis "Il Messaggero di S. Antonio" apud Basilicam S. Antonii, 1968, pp.
la mia foto
La tomba di Giacomo Giustiniani (Spagna)
foto da The Cardinals of the Holy Roman Church, Biographical Dictionary, Papa Leo XII (1823-1829), Concistoro del 2 Ottobre 1826 (VI)

 


la mia foto la mia fotola mia foto
Notificazionedatata Bologna 19 ottobre 1815, con bello stemma in testa, stampato in nome di GIACOMO DE’ PRINCIPI GIUSTINIANI (che in quell’epoca era il Delegato Apostolico della Città). Il lungo testo, su due colonne, riporta l’ordine di ristabilire le Curie Ecclesiastiche Civili e Criminali (dopo la restaurazione avvenuta alla caduta di Napoleone e al Congresso di Vienna). Il testo continua con la spiegazione che per le cause già cominciate sotto Tribunali Laici esse dovranno, in via strordinaria, essere ultimate da queste. Poi l’avvertimento che le Curie potranno, nel caso, servirsi della Forza Armata del Governo.Nella seconda colonna, più interessante, si parla di Immunità Ecclesiastica, di delitti, furti, Asilo, Galera e Pena Capitale.

Dal sito dell’enciclopedia Treccani : Dizionario biografico degli Italiani, è presente la biografia di
Giacomo Giustiniani (Roma il 29 dic. 1769 – Roma 25 febbr. 1843)


GIUSTINIANI ORAZIO (+1649 lug. 25 a Roma 71enne - creato da Innocenzo X nel 1645 marzo 6); Della Congregazione dell’Oratorio; Onofrio, 1645 apr. 24.
Tratto dal Dizionario Biografico degli Italiani, 57, pp. 354-356
Nacque, da famiglia genovese, nell'isola di Chio il 28 febbr. 1580. Il padre, Giuseppe, apparteneva al ramo dei Longo in Ughetti; la madre, Despina, al ramo dei Garibaldi. Aveva sei fratelli, tra i quali Giuliano, che divenne frate oratoriano prima di lui, e una sorella, Maria che, stando agli atti del processo di canonizzazione di Filippo Neri, nel 1595, all'età di dodici anni, fu miracolosamente guarita dal santo da una malattia cutanea che l'aveva tormentata per tre anni. Il G. giunse probabilmente a Roma nel 1595, mentre non sembra probabile l'affermazione del suo biografo, F. Martinelli, secondo il quale vi sarebbe giunto durante il pontificato di Sisto V. Sembra che alla sua educazione e a quella del fratello Giuliano provvedesse economicamente il cardinale Benedetto Giustiniani. Il Martinelli riporta, peraltro, che il G. fu per lo più autodidatta con una straordinaria facilità nell'apprendere. I suoi studi furono soprattutto di filosofia, teologia e diritto canonico. Dopo la richiesta di entrare a far parte della Congregazione dell'Oratorio già nel 1604 - che sortì un'ammissione provvisoria, perché era già oratoriano il fratello Giuliano e non era permesso che due persone della stessa famiglia ne facessero parte - vi fu ammesso ufficialmente il 30 ag. 1614. La Congregazione lo nominò in seguito prefetto delle cerimonie, per la sua specifica preparazione nel campo liturgico. Il G. fu uno dei promotori della causa di canonizzazione di Filippo Neri ed eresse la prima chiesa in suo onore a Carbognano, nel Lazio, dove gli oratoriani già dal 1583 avevano acquistato parecchi beni immobili, e dove continuarono ad aumentare la loro presenza negli anni successivi. Il G. si distinse per esemplarità di vita e facoltà oratorie; era apprezzato, oltre che dai parenti Giustiniani, il cardinal Benedetto e il nobile Vincenzo, dai cardinali Francesco e Antonio Barberini. Il primo lo condusse con sé quando celebrò il sinodo di Farfa e lo deputò a sovraintendere tale abbazia, di cui era titolare. A causa delle sue origini e della sua conoscenza del greco volgare, il G. fu coinvolto soprattutto nelle vicende della Chiesa greca. Il 13 giugno 1627 la congregazione di Propaganda Fide, nella persona del segretario Francesco Ingoli, propose l'invio del G., che era consultore della congregazione, a Costantinopoli, in missione segreta per trattative sull'unione delle Chiese greca e latina con il patriarca Cirillo Lucaris, avverso alla Chiesa cattolica e sospetto di adesione alle idee calviniste, ma il G. rifiutò l'incarico, soprattutto per non lasciare la Congregazione dell'Oratorio, nonostante i tentativi messi in atto dall'Ingoli per convincerlo. Gli venne quindi proposta la carica di coadiutore con futura successione del vescovo di Chio, dove si era creata una situazione di frattura tra la popolazione e il vescovo, l'anziano e semicieco Marco Giustiniani, accusato di compiere ogni sorta di soprusi. La proposta di nomina venne di nuovo da Francesco Ingoli, e fu reiterata dall'arcivescovo di Nasso, Raffaello Schiattini, il quale, pur conscio dell'antipatia degli abitanti di Chio nei riguardi dei Giustiniani, pensava che tali eccezioni sarebbero cadute di fronte alla fama di integrità che il G. si era già creato. Non si hanno notizie ufficiali di un rifiuto da parte del G., ma in qualche modo anche in questo caso declinò l'incarico. Continuò però a venire ascoltato anche in seguito per tutte le questioni che riguardavano la Chiesa di Chio. Nel 1635 fu inviato ad Ancona per incontrare il metropolita di Tessalonica Atanasio Patelerio, il quale rivendicava la dignità patriarcale di Costantinopoli, che diceva spettargli per elezione canonica. Il 21 ag. 1635 era giunta a Roma notizia dello sbarco del Patelerio a Venezia e delle sue intenzioni di giungere a Roma per incontrarsi con il papa e farsi riconoscere legittimo patriarca. Il Martinelli riporta che il Patelerio, con gran seguito, si muoveva per la città e benediceva il popolo con la croce alzata, notizia che aveva creato sconcerto e preoccupazione a Roma. Il patriarcato di Costantinopoli era stato conteso per anni tra il Lucaris, Cirillo Contari, metropolita di Berea e lo stesso Patelerio, i quali negli ultimi anni si erano alternati sul seggio patriarcale, con veri e propri colpi di mano, contestando ognuno la legittimità dell'altro. La Chiesa di Roma non era convinta di appoggiare il Patelerio, anche per non urtare il Contari, che in quel momento deteneva il seggio patriarcale, e valutò con estrema attenzione la situazione, affidandola a una commissione composta dai cardinali A. Caetani senior, B. Spada, M. Ginetti e Antonio Barberini. La missione del G. fu concertata con l'Ingoli, sempre al suo fianco. Il 14 o 15 Ottobre il G. giunse ad Ancona, dove nel frattempo si era portato il Patelerio, per avvertirlo che per ottenere l'appoggio del papa avrebbe dovuto fare professione di fede cattolica davanti al vescovo di Ancona e per rimandarlo indietro senza diminuire la dignità della Sede apostolica. Il G. eseguì il compito; il Patelerio fece professione di fede e arricchì di nuovi argomenti il processo che si stava tenendo contro Cirillo Lucaris, quello dei tre contendenti che era meno gradito alla Chiesa di Roma; quindi si ritirò, confortato anche da una grossa somma di denaro (1500 scudi) da parte del governatore di Ancona, dirigendosi verso Venezia. Si fermò però strada facendo alla S. Casa di Loreto, dove fu accolto dal governatore monsignor Pietro Martire Merlini, che era stato istruito dal G. di riceverlo con riguardo, ma di non fargli celebrare la messa. Una relazione autografa degli incontri del G. col Patelerio si trova nel ms. 0.99 della Biblioteca Vallicelliana di Roma: in essa è esposto giorno per giorno il resoconto degli incontri, da cui si ricava che essi durarono poco più di dieci giorni. Il 30 maggio 1630 fu nominato primo custode della Biblioteca apostolica Vaticana da Urbano VIII. Anche in questo caso emerse la sua riluttanza ad accettare onori e cariche: accettò per obbedienza e alla condizione che gli fosse consentito di tornare quando volesse all'Oratorio, soprattutto per pronunciare le sue omelie alle quali teneva molto. Nella Biblioteca Vaticana si impegnò a riordinare il materiale, facendone fare degli indici per renderne più facile la consultazione. Il G. fu in corrispondenza con il letterato dei Grigioni Paganino Gaudenzi, calvinista convertito al cattolicesimo, almeno dal 1630 al 1648 (cfr. Biblioteca apost. Vaticana, Urb. lat. 1627, cc. 32, 41v 1628, cc. 170-171v, 588-589v, 641-642v; 1629, cc. 101, 175). Da tale corrispondenza emerge una notevole stima reciproca e la volontà del G. di corrispondere ad alcune richieste del Gaudenzi. Urbano VIII nominò il G. vescovo di Montalto, nel Piceno, su istanza del fratello Giuliano, preoccupato anche per le condizioni di povertà nelle quali viveva il Giustiniani. Fu consacrato il 13 sett. 1640 e si dedicò con impegno ai doveri del vescovato e all'educazione religiosa dei suoi diocesani, avendo trovato una situazione di indifferenza e di decadimento delle strutture e delle pratiche religiose. Con l'aiuto dei diocesani, che apprezzarono la sua dedizione, il G. fece anche restaurare il palazzo vescovile, cadente al punto che, quando giunse a Montalto, egli fu costretto ad andare ad abitare altrove. Il 16 genn. 1645 Innocenzo X lo trasferì, sembra per ragioni di salute, al vescovato di Nocera Umbra, per crearlo subito dopo cardinale con il titolo di S. Onofrio al Gianicolo, il 6 marzo 1645. Il G. accettò, ma chiese al papa di rimanere ancora a Nocera, dove tornò il 30 giugno, fondò la Congregazione dell'Oratorio nella chiesa di S. Bernardo il 7 luglio e curò l'istruzione religiosa del popolo e liturgica del clero. Tornò a Roma nel settembre, riprendendo il suo posto alla congregazione del S. Uffizio, dove era stato consultore dal 1630 al 1640, e sviluppò un'instancabile attività, partecipando a varie congregazioni, riguardanti soprattutto le Chiese orientali. Il 25 sett. 1646 fu nominato bibliotecario di S. Romana Chiesa. In tale ufficio ebbe delle difficoltà con Felice Contelori, custode della Biblioteca Vaticana passato agli Archivi, a causa delle rendite perse da questo nel passaggio; ancora per ragioni di rendite si trovò in contrasto con Alessandro Ranaldi, custode, membro di un'antica dinastia di custodi della Vaticana. Al G. si deve la copia dei Vat. gr., 1924-25, che dotò di una sua prefazione. Suo devotissimo fu Fioravante Martinelli, scrittore di ebraico e poi di latino, al suo servizio per venti anni e poi suo biografo. Dopo il cardinalato, il G. rinunziò definitivamente al vescovato e nel 1644 fu creato protettore dei monaci di S. Basilio, a Grottaferrata, i quali lo ospitarono dal 30 maggio al 6 giugno 1647. L'anno seguente presiedette il capitolo generale dell'Ordine. Dopo la morte del cardinale Antonio Barberini, nel 1646, fu nominato penitenziere maggiore. Nel 1647 Filippo Cammarata, giurista palermitano, gli dedicò un suo volume su una vertenza giuridica tra vescovi, abati e regolari. Il G. morì a Roma il 25 luglio 1649. Fu sepolto, come aveva chiesto, a S. Maria in Vallicella. Un suo ritratto si trova nella sala di lettura della Biblioteca apostolica Vaticana, un suo busto nei Musei della Biblioteca stessa. Non senza problemi fu la questione dell'eredità del Giustiniani. Nell'archivio della Congregazione dell'Oratorio, vol. 136, sono conservati documenti di una causa per tale eredità intrapresa dalla Congregazione e Marcantonio Giustiniani contro Fioravante Martinelli, che vanno dal 1633 al 1663. Alcune opere manoscritte del G. si trovano a Roma, nella Biblioteca Vallicelliana: commenti su opere di s. Tommaso (Mss., 0.86); alcuni Sermones morales autografi (ibid., 0.88), abbondante materiale composto da abbozzi di sermoni dal 1609 in poi; un De iustitia et iure tractatus (ibid., 0.87), autografo, di diritto canonico; in Mss., 0.89-91 Si trovano sue annotazioni sulle decisioni del S. Uffizio in materia dottrinale e morale, dal 1625 in poi, e di altro argomento. La sua attenzione alla Chiesa greca e ai rapporti tra cattolici e ortodossi si espresse nella sua opera maggiore: l'edizione degli atti del concilio di Firenze del 1438-46 (Acta sacri oecumenici concilii Florentini... collata, disposita, illustrata, Romae 1638). L'opera, già pronta nel 1636, fu data in esame dalla stessa Propaganda e controllata minuziosamente per più di un anno da vari personaggi, tra i quali il generale dei domenicani Niccolò Ridolfi, il gesuita Terenzio Alciati, Lucas Holste. Dopo un anno, il 14 nov. 1637, venne dato parere favorevole. La dedica è a Urbano VIII. Tutto il lavoro preparatorio si svolse su codici vaticani; la lacuna che il G. intendeva colmare era la mancanza di atti scritti da parte di latini, perché tutto ciò che era stato pubblicato fino ad allora era di greci. Il G. trovò un codice della Biblioteca Vaticana con la descrizione delle dispute di Andrea di S. Croce, avvocato del Concistoro apostolico, che aveva partecipato al concilio e riportava fedelmente le parole degli oratori greci e latini. Nell'opera, il G. si attiene fedelmente al metodo cronologico, descrivendo le varie fasi conciliari, dal concilio di Basilea (1431-37), dove i padri conciliari dichiararono che l'autorità del concilio era superiore a quella del papa, al trasferimento del concilio a Ferrara e poi a Firenze, per volere di Eugenio IV. Tratta poi dello scopo del concilio di Firenze, l'unione delle Chiese cattolica e ortodossa, introducendo una storia dello scisma e concludendo con una narrazione delle ripercussioni negative che ebbe l'unione con Costantinopoli. Anche se sottinteso, è evidente il suo intento di prendere le difese della Chiesa di Roma, soprattutto quando attribuisce a un castigo di Dio la caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi nel giorno di Pentecoste del 1453, il giorno della discesa dello Spirito Santo, la cui dottrina era uno dei maggiori motivi di divisione tra le due Chiese. Nella parte in cui il G. descrive l'arrivo a Ferrara dell'imperatore Giovanni Paleologo e del patriarca Giuseppe nel marzo 1438, inserisce anche una descrizione di alcuni riquadri del portale di bronzo della basilica di S. Pietro, nei quali è raffigurato l'arrivo dei greci e il loro incontro con Eugenio IV e altri dove è raffigurata la sessione nella quale venne letto il decreto d'unione e la partenza dei greci per Costantinopoli. Tra i meriti dell'opera, che fu inserita nelle grandi edizioni generali dei concili (Hardouin, Mansi, Labbé-Cossart), vi è anche quello di offrire i testi delle varie bolle d'unione. Nell'opera il G. inserisce anche documenti attestanti altre bolle d'unione, con gli armeni, con i giacobiti, con i siri, con i maroniti e le trattative con gli etiopi.
FONTI E BIBL. : Biblioteca apost. Vaticana, Vat. lat. 8231, cc. 344-351: Breve relazione della vita del cardinal G., data da Fioravante Martinelli, suo familiare; Roma, Biblioteca Vallicelliana, Mss., 0. 58, cc. 107-110v (biografia del G. di Paolo Aringhi); Il primo processo per s. Filippo Neri…, I, Città del Vaticano 1957, pp. 207-209; L. Cardella, Memorie istoriche dei cardinali, VI, Roma 1793, pp. 63 ss.; C. De Rosa di Villarosa, Memorie degli scrittori filippini o sieno della Congregazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri, II, Napoli 1842, pp. 60 s.; L. von Pastor, Storia dei papi, XIII, Roma 1931, p. 767; C. Gasbarri, L'Oratorio romano, Roma 1962, p. 165; C. Di Ruscio, Il cardinal O. G. (1580-1649), Roma 1965; J. Bignami Odier, La Bibliothèque Vaticane de Sixte IV à Pie XI. Recherches sur l'histoire des collections de manuscrits, Città del Vaticano 1973, pp. 73, III, 128, 132, 136 s., 147, 330 S., 350, tav. VII, 2; G. Lipari, Gli annali dei tipografi messinesi del '6oo, Messina 1990, p. 191; G. Moroni, Diz.di erudizione storico-ecclesiastica, V, pp. 227 s.; XXXI, pp. 220 s.

E' stato esposto recentemente presso il Museo di Roma a Palazzo Braschi nella mostra "La porpora romana Ritrattistica cardinalizia a Roma dal Rinascimento al Novecento" (22 novembre 2006 - 25 febbraio 2007 ) il dipinto di Guido Ubaldo Abbatini (Città di Castello 1600 – Roma 1656), che ritrae il cardinale Orazio Giustiniani (1645-1646 circa, olio su tela, Inghilterra), ora appartenente ad una collezione privata. Il dipinto è un’ulteriore versione del ritratto del card. Orazio Giustiniani della Biblioteca Apostolica Vaticana dove il porporato rivestì il ruolo di bibliotecario, come indicano i volumi sul tavolo; si tratterebbe dell’originale “ritratto di Nostro Signore del Signor Guido Abbatino” presente nell’inventario post mortem del cardinale del 1649 da cui sarebbe stata successivamente tratta la copia vaticana. Nel panneggio largo e scultoreo della mozzetta si evidenzia l’influsso del Bernini, di cui l’artista fu collaboratore in varie imprese decorative.


la mia foto

Dal sito dell’enciclopedia Treccani : Dizionario biografico degli Italiani, è presente la biografia di
Orazio Giustiniani (Chio il 28 febbr. 1580 - Roma il 25 luglio 1649)

GIUSTINIANI fra VINCENZO (+1582 ott. 28 a Roma 63enne, sepolto a S.Maria sopra Minerva - creato da Pio V il 17 maggio 1570); Generale dei Frati Predicatori (Domenicani); Nicola inter Imagines, 1571 genn. 26; Sabina, 1579 ago. 3.


la mia foto

Oltre ai Cardinali, la famiglia Giustiniani diede alla Santa Chiesa Cattolica sedici vescovi.
Tra di essi ricordiamo Benedetto vescovo di Chios dal 1502 al 1533, il quale fondò a Roma un ospedale per i poveri maonesi infermi ed erogò una ingente somma per la dota delle povere zitelle "sciote" (come venivano chiamati gli abitanti di Chios dai Genovesi), ed Antonio Giustiniani vescovo di Paronaxia nel 1567.
dati da www.catholic-hierarchy.org


la mia foto

Torna alla homepage di Enrico Giustiniani