ROCCAPASSA
a cura di Enrico Giustiniani

Posta a ridosso della via Salaria e in una zona ricca dacqua, Roccapassa
era senzaltro un punto di frequente transito. Oggi è una frazione del comune di
Amatrice in provincia di Rieti, inserita nel contesto del Parco Nazionale d'Abruzzo -
Monti della Laga, nell'alta valla del fiume Aterno, posta a 977 metri sul livello del
mare. Roccapassa si trova nel tratto della via Salaria (S.S. 4) che separa le due
regioni Lazio e Abruzzo. Fino al 1927 il comune di Amatrice apparteneva alla regione
Abruzzo sotto la provincia dell'Aquila. Prima dellunità dItalia apparteneva
allo Stato Pontificio posta proprio al confine con il Regno delle Due Sicilie.
La popolazione del 1855 era di 141 abitanti, nel 1951 ne contava 106. L'ultimo censimento
riporta 22 residenti (per 10 famiglie, su 100 edifici censiti), nella stagione estiva gli
abitanti salgono a circa 300.
E sede dellunica Chiesa parrocchiale S. Maria della Presentazione della
diocesi di Rieti, dalle origini incerte, il nucleo centrale lo si fa risalire a circa il
1520. La casa più vecchia risale a circa il 1720, ma la maggior parte anche a seguito di
violenti terremoti (1632, 1639, 1703, 1730 e fine ottocento) furono costruite tra il 1891
ed il 1920.
Nel territorio di Roccapassa si scorge ancora qualche resto dellantico
Convento e della chiesa di San Paolo che nel 1568, il lunedì dopo Pasqua, furono
abbandonati dai frati Francescani osservanti, detti Chiarini o Clarini o Zoccolanti.
Nella Chiesetta di Roccapassa è presente, seppur non in buonissime condizioni un quadro dalla struttura a composizione orizzontale e manierista è del sottobosco dell'arte del '600, della scuola di Giovanni Baglioni. Potrebbe essere attribuito a questi autori: Pietro da Cortona (poco probabile), Pietro Novelli, Cerano o addirittura a Tanzio da Varallo.
Pittori attivi e valorizzati nella Roma del XVII secolo. Negli inventari del
Marchese Vincenzo Giustiniani risultano due quadri di Giovanni Baglione (due
versioni dell'amor vittorioso)
Il nome di Roccapassa compare per la prima volta durante il periodo Longobardo
(568-774) quando insieme ad altre frazione dellAmatrice fece parte del Ducato di
Spoleto (comitato di Rieti), le sue vicende successive sono poi strettamente
legate a quelle della città di Amatrice di cui segue un breve profilo storico.
(a questo link le antiche
ville di Amatrice tratto
dai catasti onciari del 1755 presso l'Archivio di Stato dell'Aquila).
La conca di Amatrice deve essere stata frequentata sin dall'età della pietra da genti
italiche provenienti probabilmente dal versante adriatico. Ciò è testimoniato da
ritrovamenti di oggetti litici, come punte di frecce, raschiatoi e bulini in selce. Il
fatto di trovarsi lungo il tracciato della via Salaria, antichissima e importante arteria
di comunicazione tra le sponde del Tirreno e quelle dell'Adriatico, insieme alla
favorevole morfologia dell'area, spiega come la conca fosse abitata continuativamente
dall'epoca preromana. All'epoca romana risalgono resti di edifici, tombe, ville (come gli
scavi di Torrita), oltre ad alcuni tratti della vecchia via Salaria che testimoniano
l'esistenza di un fitto tessuto urbano costituito da agglomerati rurali, mantenutosi in
gran parte anche dopo il passaggio dall'età antica al Medio Evo. In effetti l'antica
Summata, (cosi chiamata in quanto rappresentava nell'ambito degli abitanti
della conca la Summa Villarum), trasmise il proprio nome, nell'epoca di mezzo,
a tutta l'area, che fu conosciuta per parecchi secoli come territorio
summatino.
Le prime notizie storiche su Roccapassa, secondo lo storico Andrea Massimi nella
sua pubblicazione Amatrice e le sue ville, risalgono al 568 d.C. quando in
seguito all'invasione longobarda (568-570), il territorio di Amatrice fu annesso al Ducato
di Spoleto suddiviso in Comitato e Gastaldati. In particolare quella orientale,
corrispondente al territorio summatino vero e proprio, fu inclusa nella contea
(e diocesi) del comitato di Ascoli all'interno della Marca di Fermo; quella
occidentale corrispondente alla valle superiore del Velino, compresi i territori di Scai,
Torrita, Alegia, Casali, Forcelle, Bagnolo, Pasciano, S.Giorgio, Configno, Comelle e Roccapassa,
fu inclusa nella contea (e diocesi) del comitato di Rieti. In
questultimo comitato possedeva molti beni il Monastero di Farfa, Badia
Imperiale, il cui dominio territoriale che si estendeva dalla Sabina agli Abruzzi e alle
Marche, le date il carattere di un vero e proprio stato feudale.
Nel 756 Astolfo, re dei Longobardi, concesse a Fulcualdo abate del Monastero di Farfa, i
monti Alegia e di Torrita e nel 772 il Duca di Spoleto Teodicio donò pure alla Badia di
Farfa il bosco di Alegia. Altre donazioni furono fatte dal 961 al 1118 da privati
facoltosi delle terre Summatine a favore della Badia stessa.
Con la dominazione Franca nel 774, il Comitato di Ascoli fu confermato nel
Ducato di Spoleto, mentre Carlo Magno, donò al Vescovo di Ascoli sia le Terre
Summatine che il Comitato di Rieti compresa la villa di Roccapassa
e tutte le altre del contado. Donazione confermata poi dallImperatore Corrado II nel
1037, dal Papa Leone IX nel 1052, dagli imperatori Enrico III nel 1056 e Lotario I nel
1137.
Fu intorno al 990-996 che il Vescovo di Ascoli fondò limportante Monastero di S.
Benedetto nei pressi di Villa S. Benedetto del Comune di Amatrice, ceduto nel 1080
allAbbazia di Farfa. Altre Abbazie e Conventi, sorsero nella valle del Tronto presso
Castel Trione, Amatrice, Scai, Roccapassa, S.Lorenzo a Flaviano.
Nel Registro di Farfa sono ricordati, per il periodo che va dalla metà del VIII secolo
agli inizi del XII, i nomi di molte località e villaggi dell'attuale comune e, tra essi,
nel 1012, anche quello di "Matrice", ricordato ancora nel 1037 nel diploma con
cui l'imperatore Corrado II conferma al vescovo di Ascoli i suoi possedimenti.
Da questo momento in poi Roccapassa come le altre ville seguono le
sorti della città di Amatrice.
Con la conquista normanna dell'Italia meridionale, avvenuta tra il 1150 e il 1154, le
terre summatine e quella parte dell'attuale comune di Amatrice, ricadente
nella contea reatina, furono annesse al Regno di Sicilia e divise tra i vari baroni.
Verso gli inizi del XIII secolo, il Ducato di Spoleto passò sotto il controllo della
chiesa ascolana e, indirettamente, dello stato pontificio. Cessione confermata e
ratificata da Alessandro IV l8 settembre 1256. Con il tempo il nome
Summata scompare sostituito da quello di Matrice. Nel 1252
Amatrice e Castel Trione si assicurarono la protezione di Ascoli da cui ricevettero la
cittadinanza. Che dovette durare presumibilmente fino al 1265, quando viene conquistata
dal re Manfredi di Svevia.
Conquistato il Regno di Sicilia da Carlo I dAngiò, nel 1269 costituì la
Montanea Aprutii sottoposte ad un capitano, comprendente le terre montuose al
di là dellAquila che oltre Amatrice comprendeva Accumuli, Montereale e Leonessa.
Tenacemente avversa agli Angioni, Amatrice fu espugnata nel 1271 dal Vescovo di Cosenza,
Bartolomeo Pignatelli per ordine di Carlo d'Angiò. Fortificatasi nuovamente non accettò
le condizioni di pace ed il 15 settembre 1274, Amatrice fu espugnata di nuovo da Riccardo
Belvedere.
Contemporaneamente si assiste alla scomparsa dei baroni e alla formazione, con a capo
Amatrice, della Universitas, cioè del comune in territorio liberamente
organizzato, relativamente autonomo dal potere centrale, che si governa tramite un
parlamento.
Questi atti di ribellione, più che rustici rebelles come li definiva il Re
nelle sue ordinanze, si possono definire come i moti precursori dei Vespri Siciliani
iniziati a Palermo il 31 marzo 1282.
Quando Pietro III re di Aragona marito di costanza figlia di Re Manfredi di Svevia, mosse
guerra a Carlo DAngiò, Amatrice restò fedele ai DAngiò. Questo le permise
di aumentare di prestigio tanto che il diploma reale del 15 febbraio 1384 determinò che i
castelli e i casali accomunati allAmatrice erano precisamente quelli di:
Roccatagliata, Villavaccara, Li Morelli, Cesacastina, Cervaro, Piano di Roseto, Nereto,
Roseto e Padula. In questo periodo l'influenza della città si estende su un territorio
molto più vasto dell'attuale: le appartengono infatti non solo il territorio di
Campotosto e quello sino al confine di Cittareale, ma anche molti castelli e villaggi sul
versante Teramano. Acquistata forza ed autonomia Amatrice, nei secoli XIV e XV Amatrice è
in continua lotta con le città e i castelli circostanti, per questioni di confine e di
prestigio. Sono rimasti famosi i conflitti con Norcia, Arquata, Cittareale e soprattutto
con L'Aquila, per la conquista dei territori prossimi a Cittareale. Tradizionale alleata
di Amatrice fu la città di Ascoli, mentre L'Aquila venne sostenuta da molti paesi
dell'Abruzzo.
Gli Amatriciani presero parte, a fianco delle milizie comandate da Braccio Fortebraccio da
Mentone, al lungo assedio dell'Aquila e alla battaglia finale del giugno 1424, che segnò
la sconfitta di Braccio morto sul campo.
Nel 1466 Arquata e Norcia combatterono contro Amatrice e Accumoli. Queste nel 1467,
insieme ad Ascoli, espugnarono la rocca di Arquata. In riconoscimento dell'aiuto fornito,
il senato ascolano si rese garante verso i confederati della taglia loro imposta dal re di
Napoli, a seguito della distruzione della rocca di Cittareale, durante le lunghe guerre di
confine combattute.
Dopo la morte di Giovanna II, il Regno di Napoli fu rivoluzionato dalla guerra di
successione durata dal 1435 al 1443. LAbruzzo fu uno dei centri più importanti
delle sanguinose lotte tra Renato dAngiò e Alfonso dAragona. Mentre
lAquila si schierò con gli Angioini, Amatrice difese la causa Aragonese, anche
durante la guerra scoppiata in seguito alla congiura dei baroni del 1485 volta contro
Ferdinando I d'Aragona.
Il sovrano Aragonese, sedata la rivolta, ricompensò Amatrice, concedendole il privilegio
di battere moneta (i cosi detti cavalli di rame) con il motto Fidelis
Amatrix, oltre la terra di Cittareale contesa da tempo tra lAquila e Amatrice.
Nelle lotte per il possesso dell'Italia meridionale tra Francesco I di Francia e Carlo V
di Spagna, Amatrice parteggiò per il primo e nel 1528 si sollevò scacciando gli
occupanti spagnoli. Tuttavia nel febbraio 1529, dopo un'eroica resistenza, ed il
tradimento della armate al servizio degli Orsini, venne riconquistata e messa a ferro e a
fuoco da Filiberto di Chalon, principe dOrange e generale di Carlo V. In seguito la
città fu ricostruita secondo una nuova pianta attribuita tradizionalmente a Cola
Filotesio, artista ed architetto originario di questa terra.
Fino a questo momento la zona amatriciana non era mai stata sottoposta ad alcun
feudatario. Per punire la sua ribellione, Carlo V diede lo Stato di Amatrice in feudo ad
un suo capitano Alessandro Vitelli di Città di Castello. Dal 1538 al 1692 il possesso
dellAmatrice e del suo contado passò da Alessandro (morto a Citerna Perugina nel
1556) al figlio il Cardinale Vitellozzo Vitelli che lo cedette poi al fratello Giacomo (trucidato
da Alfonso Piccolomini il 7 maggio 1582). Alla morte di Giacomo Vitelli, passò alla
sua primogenita Beatrice (morta il 12 novembre 1605) che sposando Virginio Orsini, famiglia amica dei Giustiniani, portò in dote il feudo.
Dal 1582
al 1689 il feudo
dell'Amatrice fu tenuto dagli Orsini, poi passò ai Medici fino al 1759, per poi tornare al Regno delle due Sicilie fino all'Unità d'Italia.
Virginio fu uomo darmi e di rara cultura che accoppiò alla
nobiltà di nascita gli studi di matematica, ma purtroppo amava vivere in pomposa
grandezza tanto da tentare senza realizzare la vendita per 120.000 scudi del feudo
dellAmatrice a Margherita dAustria duchessa di Parma. Generale della
cavalleria straniera in Francia, fu spinto dal Re Enrico IV contro il Papa Clemente VII
che lo scomunicò e lo sconfisse nel 1596, dove rimase ucciso durante il combattimento
delle Grotte nella Marca dAncona e della sua testa ne fu fatto pubblico spettacolo a
Roma. (vedi anche Gli Orsini di Mentana ad
Amatrice 1648 di Aldo De Mei).
Il feudo dellAmatrice passò al figlio di Virginio e Beatrice, Latino Orsini, quarto
signore dellAmatrice morto nel 1624, ed infine ad Alessandro Maria Orsini suo figlio
che gli successe a soli tredici anni, ultimo Principe dellAmatrice che si
spense a 82 anni nel 1692. Alessandro Orsini sposò a 25 anni
la romana Anna
Maria Caffarelli. Ebbero un figlio Francesco Felice che morì quattro
anni prima del padre.
E' proprio in questo periodo che ai banchieri Genovesi tra cui i Giustiniani, furono affidate
le vendite di terre e villaggi Castigliani e i relativi titoli nobiliari
Spagnoli che la
monarchia effettuò massicciamente tra gli anni venti e trenta del XVII
secolo (“Ayudas de costa” ) ,
molto attivi anche in questa zona.
Anche Alessandro Orsini è devoto alla casa di Spagna, mentre la moglie legata
con vincoli di parentela a molte famiglie Romane è più favorevole alla politica
del Papa e della Francia che mirava alla conquista del Regno di Napoli.
Il 17 ottobre 1639 sette anni dopo (nel 1632) un
sisma di notevole intensità, un terremoto distrusse quasi completamente Amatrice e alcune sue ville tra cui Roccapassa (villa citata anche in Nuova
e vera relatione del terribile e spaventoso terremoto successo nella città di Matrice
e nel suo stato con patimento di Accumulo e luoghi vicini il 7 ottobre 1639).
al disastro seguì poi unepidemia di
pestilenza che ne decimò la popolazione. Quell'epidemia fu chiamata Calamitas Calamitatum, che
decimò non solo in Abruzzo, ma buona parte
dell'Europa. Seconda in ordine di importanza alla "Peste Nera" che negli anni
compresi tra il 1347 e il 1351, spazzò in Europa interi villaggi ridimensionando la
popolazione da circa 90 a 60 milioni di abitanti.
Alla peste nera seguirono altre infezioni, tali da provocare per oltre tre secoli, una
situazione di peste a livello endemico. A questo terribile terremoti ne
seguirono degli altri altrettanti disastrosi nel 1672, nel 1703 e nel 1730, che insieme a numerose vittime, procurarono gravi danni sia alla
città che alle frazioni, molte delle quali vennero distrutte e non più ricostruite.
Nel luglio del 1647 scoppiata la rivolta di Masaniello a Napoli, anche Amatrice e le sue ville si sollevarono
il 16 agosto 1647 contro gli Spagnoli e contro lo stesso Orsini che segretamente li
appoggiava, ma visto il protrarsi della rivolta fu costretto poi a soffocarla
con la forza.
Alessandro Orsini fu protagonista di un fatto di cronaca che fece molto scalpore a quei
tempi. La notte del 15 marzo 1648 la Principessa Anna Maria Caffarelli Orsini fu
barbaramente assassinata nel suo palazzo di Amatrice, il delitto fu nascosto per qualche
giorno, ne fu accusato ed arrestato il marito che fu arrestato l8 aprile mentre si
recava a Roma dal Cardinale Albornoz ambasciatore del Re Filippo di Spagna.
In un primo
momento Alessandro Orsini, da tempo amante della Contessa Mantovana Giulia Gorni
Arrivabene dove vi soggiornava per parecchi mesi essendo anche la madre Maria Gonzaga,
moglie del duca di Mantova, si accusò come mandante del delitto, ritrattando poi,
confermando le accuse di tradimento contro la Principessa, la quale avrebbe cospirato
contro la Spagna.
Mentre a Roma la vicenda era vivamente seguita
dallopinione pubblica per limportanza delle due famiglie coinvolte, ben
quattro Papi tra il 1648 ed il 1671 (Innocenzo X, Alessandro VII, Clemente IX e Clemente
X), cercarono di evitare lo scandalo del processo, mentre lo stesso Principe aveva già
scontato 24 anni di carcere anche molto duro in attesa di giudizio! Intorno al 1671 a 67
anni, il Principe Alessandro sposò in carcere Anna Elisabetta Grifaldi una popolana di tredici anni,
nonostante lopposizione del suo unico figlio avuto da Anna Maria Caffarelli,
Francesco Felice Orsini.
Finalmente nel 1676 il Cardinale Camerlengo Altieri, ritenuto il
giudizio di sua competenza condannò con sentenza del 27 ottobre 1677 il Principe a sette
anni ulteriori di carcere. Dopo quindi ventinove anni di carcere di cui 24 preventivi, il
Principe Alessandro tornò allAmatrice verso la fine del 1683 a settantadue anni, ritrovando un
feudo disgregato e mal amministrato da rissosi vassalli, infatti molte ville,
avevano chiesto di vivere separate
dallUniversità dellAmatrice con la facoltà di nominarsi in proprio i loro
amministratori e governarsi a loro beneplacito. Nel 1683 un terzo delle ville
si era separato dallAmatrice, ventuno gli rimasero fedeli (tra cui Roccapassa, probabilmente
già ritornata dopo il 1641 nellorbita
dellUniversità).
Alessandro Orsini muore il 23 gennaio 1692 a 81 anni, essendogli premorto nel 1689 il suo
unico figlio Francesco Felice marchese di Pernè si estinse il ramo e il feudo di Amatrice passò ai Medici di Firenze, tramite la Granduchessa
Vittoria di Toscana, che oltre ad essere lontana parente dei Vitelli e degli
Orsini, vantava dei crediti sullo stesso. Il comune dell’Amatrice rimase ai Medici
dal 1693 al 1759 (In una pianta del feudo mediceo dellAmatrice tratta da una raccolta del 1694
conservata nella Camera della Sommaria furono ben delimitati i confini dellAmatrice,
nella cui pianta apparivano le sue ville tra cui Roccapassa).
Nel 1759 il feudo di Amatrice entrò a far parte dei domini personali del re di Napoli.
Nello stesso anno, divenuto Re di Spagna Don Carlos di Borbone col nome di Carlo III, sale
al regno di Napoli il terzogenito Fedinando IV. Lo stesso per fronteggiare
linvasione Francese forme delle truppe locali volontarie, le così dette
masse, che nel 1798, al comando del generale Salomone, ricacciarono le truppe
francesi che tentarono di penetrare nel Regno di Napoli dal lato di Accumuli e Leonessa,
ma nulla poi poterono con la caduta di Cittaducale e dellAquila. LAmatrice
entrò a far parte della Repubblica Napolitana con decreto del 9 febbraio
1799. Ma pochi mesi dopo, nel giugno dello stesso anno lAmatrice ritornò sotto il
controllo di Ferdinando IV di Napoli.
Con la Rivoluzione Francese, il territorio dell'Amatrice passa sotto il
Regno di Giacchino Murat, nominato nel 1808 re di Napoli da Napoleone, dopo che il trono sottratto ai Borboni si era reso vacante per la nomina di Giuseppe Bonaparte a re di Spagna.
A Napoli il nuovo re, ormai noto come "Gioacchino Napoleone", fu ben accolto dalla popolazione, che ne apprezzava la bella presenza, il carattere sanguigno, il coraggio fisico, il gusto dello spettacolo e alcuni tentativi di porre riparo alla sua miseria, ma venne invece detestato dal clero.
Una sua disposizione successiva del 3 giugno 1810, stabiliva che senza riportarsi al passato e senza tener conto delle
precedenti convenzioni o transazioni tutte indistintamente le ville
dellAmatrice dovevano costituire un corpo unico con la città sotto la denominazione
di Comune dellAmatrice costituito da un Sindaco e da una rappresentanza decurionale.
Sul finire di questo secolo e per quasi tutto il successivo fino allUnità
dItalia, sia durante i Regni di Giuseppe Bonaparte e Giacchino Murat, sia con la
restaurazione del Congresso di Vienna del 1815, quando lAmatrice e le sue
ville tornano ai Borboni, il territorio amatriciano, con lasperità del
suo territorio, fu interessato dal fenomeno del brigantaggio, a sfondo
politico sociale. Genti e personaggi di queste vicende sono ancora presenti nei ricordi
popolari.
Nella suddivisione amministrativa Borbonica il territorio dell'Amatrice era inserito nell'Abruzzo Ulteriore poi suddiviso in Ulteriore II o Secondo Abruzzo Ultra
di cui il territorio Amatriciano e Abruzzo Ulteriore I. Al livello immediatamente successivo alla provincia
c'erano i distretti che, a loro volta, erano suddivisi in circondari (quello
dell'Aquila istituito nel 1806 comprendeva anche Amatrice). I circondari erano costituiti dai comuni, l'unità di base della struttura politico-amministrativa dello Stato moderno, ai quali potevano far capo le ville
come quella dell'Amatice.
Negli ultimi decenni che precedettero l'unità d'Italia, molti amatriciani presero parte
attiva ai vari moti rivoluzionari (1814, 1820-21, 1831, 1848-49, 1860); tra tutti spicca
la figura dell'insigne patriota Pier Silvestro Leopardi.
Nel 1860 con la conquista
Garibaldina "dei mille" e l'invasione dei Piemontesi in Abruzzo
vengono cacciati i Borboni dal mezzogiorno, con il plebiscito del 21 ottobre 1860, il Regno delle due
Sicilie entrava a far parte del Regno d'Italia proclamato il 17 marzo 1861.
Con l'unità, Amatrice fu inserita nell'Abruzzo
Aquilano e solo nel 1927, con la creazione della provincia di Rieti, la città entrò a far parte della
Regione Lazio di cui fa parte attualmente.
Per terminare una piccola curiosità (vedi anche in fondo a questo link). Un episodio alquanto "strano" accadde il
18 aprile 1988, la salma del Santo Celestino V fu trafugata dalla Basilica di Collemaggio,
all'Aquila, e poi ritrovata due giorni dopo,in un loculo del cimitero di Roccapassa,
balzando alla cronaca su tutti i quotidiani nazionali.

I possessori di beni a Roccapassa nel 1755
Lo
storico Nicola Lupacchiotti dellAmatrice, nelle aggiunte alla vita di Camillo Orsini
di Giuseppe Orologi stampate a Bracciano nel 1669, descrive lAmatrice e il suo
stato. Tra le maggiori ville del contato segnala Scai con la Chiesa e il Monastero delle
Benedettini di Santa Caterina e la Chiesa di S. Paolo dei Conventuali di Roccapassa
(sulla presenza dei Frati Francescani nel territorio di Roccapassa, seganalo
l'interessante lavoro di Paola Cerella, sulle Fabbriche francescane nelle
Provincie di Campobasso, Chieti ed Isernia , dove si nomina anche la Custodia
Regni della Provincia umbra di San Francesco, cosiddetta poiché raggruppava territori che
facevano politicamente parte del Regno di Napoli, contemplava in terra abruzzese gli
insediamenti di Amatrice, Accumoli, Cittareale, Leonessa, Posta, Borbona, Scai e
Roccapassa).
Affinché il Convento non fosse lasciato ancora in completo abbandono il Consiglio
dellUniversità dellAmatrice, nella pubblica adunanza del 12 settembre 1568,
decise di concedere la cura ed il governo del Convento di S. Paolo, con tutte le sue
rendite, ai frati del Monastero di S. Francesco di Amatrice che il 6 ottobre dello stesso
anno, dopo aver redatto linventario degli immobili, mobili e suppellettili, ne
presero regolare possesso.
Alcune note sull'ordine religioso dei
Chiarini o Clareni
Ordine religioso dei Chiarini o Clareni, derivato dalla regola francescana, fu fondato dai
seguaci del beato Angelo Clareno ed appartenuti ai cosiddetti frati spirituali, uno dei
due ordini nei quali si scisse quello francescano all'indomani della morte del suo
fondatore. I Clareni praticavano la stretta osservanza del voto di povertà, secondo una
rigida interpretazione della Regola non bollata redatta da San Francesco ed approvata
oralmente da Innocenzo III (« Voglio che siate tenuti ad obbedire solamente a me ed a Fra
Liberato, come a me stesso; a lui concedo che possa ricevere tutti coloro che volessero
ab- bracciare la penitenza e la vita che avete promessa, sforzandovi di osservare la
vostra Regola e, se è possibile, anche il testamento del B. Francesco ».)
La loro pratica religiosa era caratterizzata da un severo ascetismo e da una vita
eremitica e mendicante, condotta in piccole comunità isolate, raccolte in diversi piccoli
conventi detti romitori, sparsi soprattutto sull'Appennino Umbro-marchigiano. Erano
sostanzialmente degli eremiti (Furono detti anche "Poveri Eremiti"),vivevano del
proprio lavoro in conventini (di proprietà altri) di tre o quattro individui (tra essi vi
erano pochi sacerdoti) secondo i dettami della Regola e del Testamento di S. Francesco.
Sopravvissero esclusivamente grazie alla elemosine e alla protezione delle vicine
popolazioni ai quali erano legati spesso da legami di devozione. Papa Celestino V concesse
loro l'autorizzazione alla interpretazione in senso radicale della originale regola
francescana e nel 1290 si recarono in Asia Minore come missionari ma negli anni successivi
furono vittime dei processi di repressione condotti dalla Chiesa nei confronti del
cosiddetto movimento dei fraticelli e molti di loro dovettero riparare in Grecia per
sfuggire alla Inquisizione.
Fino al 1475 erano Pentienti di vita comunitaria di obbedienza vescovile (con regola del
Terz'Ordine di S. Francesco). Solo in seguito sono passati con un proprio vicario sotto
l'obbedienza del ministro generale dei frati minori ed hanno quindi adottato la regola di
S. Francesco. Nel 1570 i frati superstiti dell'ordine furono costretti a confluire
nell'Ordine dei Minori Osservanti e ad abbandonare i loro romitori, divenuti ormai troppo
insicuri anche a causa dei fenomeni di brigantaggio, violenza, saccheggio e ruberia che
nel cinquecento presero a sconvolgere i territori della marca pontificia.
Nei catasti del 1749, del 1755 e in uno di data anteriore conservati nellArchivio di
Stato dellAquila, sono notati molti beni di proprietà della Chiesa di S. Maria e
della Confraternita del SS. Sacramento.
Un intreccio di interessi tra Francia e Spagna si è consumato in questi luoghi. Lo stesso
intreccio che ha anche caratterizzato lo storia di Genova e dei Giustiniani in quel
periodo.
I Giustiniani sono presenti nel territorio dell'Amatrice dal XVI secolo, in particolare
nella frazione di Roccapassa visse Giustiniano
Giustiniani, morto nel 1730 di provenienza incerta, ma appartenente alla
potente famiglia genovese.
Da un vecchio documento di famiglia datato 1899
ho ritrovato una parziale conferimento relativo alla Gran Croce di Giustizia dell'Ordine di San Giovanni d'Acri e San Tommaso, di origine Bizantina Frigia Amoriense a Don Antonio Giustiniani di Roccapassa dei Giustiniani di Genova Principi di Chios come regalo di nozze. Il documento è supportato dal ben noto stemma dei Giustiniani di Genova con la concessione del capo d'Amorio, come riportato qui a
sinistra.
Da una più attenta ricerca presso lArchivio di Stato
dellAquila (di cui Amatrice faceva parte della provincia fino al 1923) condotta
nel fondo "catasti", e precisamente nei volumi relativi all'Università di
Amatrice e delle sue Ville, sono emersi documenti riguardanti i Giustiniani. Nei catasti
onciari, volume catastale n°138/230, (compilato nellanno 1749 e completato fino al
dicembre 1762), tra le varie ditte (persone cui sono intestati i beni) appartenenti a
Villa Cornelle sono presenti i nomi di Biaggio Giustiniani (cc. 223r - 224r), di anni 65
inabile con i figli Bernardino, il figlio di lui Giovanni, Domenico Antonio, Andrea e Don
Marco (scansione 11-12-13). Michele
Giustiniani (cc. 228r - 229r) di anni 28 bracciante con i figli Bartolomeo e Barbara e don
Marco Giustiniani (cc. 232r - 233r) figlio del suindicato Biaggio.Nello stesso volume,
sec. XVIII, tra i possessori di beni di Roccapassa è presente il nome di Carlo Iustiniani
(cc. 257r - 259r) di anni 61 (al 1749 quindi nato nel 1688) bracciante, con la moglie Rosa
di anni 56, con i figli Angelo (bracciante) di anni 25, Giovanni (chierico) di anni 19 e
Caterina di anni 28; possessore di beni per un totale di oncie 65,9 tra i maggiori
possidenti della Villa.
Tra i possessori di beni a Roccapassa sono citati nel 1755: Andrea de Francesco, Antonio
di Gianfrancesco, Bernardino di Francesco, Bernardino di Francesco da Fano, Bernardino di
Giansante, Biase di Lorenzo, Candeloro di Sabatino, Carlo Iustiniani, Domenico Giovannini,
Feliciangelo dAntonio, Giampaolo Dragone, Giampietro di Giampietro, Luca Dragone,
Marco Nobile, Natalizio di Pietro e Paolo DAntonio.
Sempre nel volume dei catasti onciari 138/230 sono registrati per
Roccapassa un elenco di possessori di beni. Tali possessori rappresentano la totalità dei
cittadini registrati nella Villa della Roccapassa e dei loro relativi famigliari. Nello
schema i soggetti, le once di beni posseduti (immobili, beni mobili, censi e animali al
netto dei pesi), la qualifica riportata in catasto, letà (presumibilmente al 1749,
nascita tenendo conto delletà al 1749) e famigliari a carico. Il totale degli
abitanti possessori e dei loro famigliari è di 20+62 per 82 persone.
E' importante ricordare che due Giustiniani di Roccapassa pagarono con la vita
loccupazione tedesca nella seconda guerra mondiale. Antonio, perì alle Fosse Ardeatine e Attilio a Roccapassa, freddato dai
tedeschi mentre lavora in un campo, durante un rastrellamento.
Della curiosa vicenda dei Giustiniani di Roccapassa anche un articolo di
Andrea Liparoto de "Il Messaggero" di Roma del 10 febbraio 2005
I Giustiniani a Roccapassa: dogi,
vescovi, scrittori e martiri
Se vuoi sapere di più sulla famiglia Giustiniani vai alla mia homepage (Storia della famiglia Giustiniani)

Parco nazionale dei monti della Laga e del Gran Sasso
Istituito nel 1991 (Legge n. 394/91), ha una superficie di Ha 206925.
Il parco è stato istituito per la conservazione di specie animali e vegetali, di
associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni
paleontologiche, di comunità biologiche, di biotipi, di valori scenici e panoramici, di
processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici e di equilibri ecologici.
Il vastissimo parco occupa terreni appartenenti in varia misura alle Regioni Lazio, Marche
ed Abruzzo.
In tutta l'area, mancandovi od essendovi presenti in minima misura tutte le cosiddette
opere di valorizzazione ambientale ovvero di selvaggio sfruttamento turistico, l'ambiente
è rimasto nella sua quasi totalità ben conservato. Vi sono zone che non vedono la
presenza umana da tempo immemorabile, cosa che ha permesso lo svilupparsi di una
rigogliosa vegetazione e la vita di una fauna di primario valore.
Nella zona compresa nel Reatino nei dintorni di Roccapassa, è aspra e
prevalentemente montuosa. Spicca il M. Gorzano (m. 2458) risultando il monte più alto del
Lazio, è costituito essenzialmente da rocce arenarie ascrivibili al Pliocene.
Le arenarie sono costituite da minuscoli granelli di sabbia depositati e cementati
attraverso il tempo. Tali rocce di origine sedimentaria si presentano in strati di
spessore variabile, anche di diversi metri. La natura arenacea dei terreni permette lo
sviluppo rigoglioso di specie silicicole. Il cerro (Quercus cerris) è poi particolarmente
esteso fino a oltre 1.000 metri per poi essere sostituito dai faggi. Ben presenti e
particolarmente visibili per contrasto di colore durante il periodo invernale, sono le
estese pinete di Pino Nero frutto dell'aiuto dell'uomo alla natura.
Le faggete si spingono fino ai 1.800 metri di altezza cedendo poi alle praterie molto
estese e appariscenti che rivestono le zone cacuminali. Su questi pascoli ricchi di specie
erbacee è ospitata ancora unattività pastorale che costituisce talora lunica
attività antropica a quelle altezze. La parte Reatina e Teramana del parco è
particolarmente ricca di acque che formano numerose cascate.
Numerosi i bacini lacustri. Tra quelli artificiali, risalenti agli anni 30 citeremo il
bacino dello Scandarello (Prov. Di Rieti) e il vastissimo lago di Campotosto situato a
quota 1313 mt. Frequenti e di altissimo valore naturalistico-ambientale sono alcuni
laghetti naturali come il lago Secco (quota 1548) e il lago della Selva (quota 1496)
situati nel versante reatino del Pizzo di Sevo.
La Flora è costituita da piccoli campi e agli ampi pascoli si alternano vastissime aree
boscate in preponderanza costituite da cerro. In gruppi sporadici sono presenti i pioppi,
maggiociondoli, aceri, tassi e frassini. Alle quote più elevate, oltre al pino nero
riunito in formazione di origine artificiale, è presente il faggio governato a ceduo.
Oltre le faggete iniziano le formazioni erbacee punteggiate dalle fioriture delle
sassifraghe, viole, genziane e orchidee.
Gli ambienti poco frequentati dall'uomo hanno permesso la conservazione e la vita di una
fauna ancora oggi particolarmente ricca. Non è raro l'avvistamento del lupo, solitario
predatore di queste montagne. Ma sono frequenti altri predatori quali volpi, fame,
donnole, martore, puzzole.
Particolarmente numerosi sono i cinghiali, le lepri e i tassi. Nei torrenti dalle acque
limpide è stata segnalata anche la lontra. La fauna arboricola comprende ghiri,
scoiattoli, moscardini e arvicole. Varia è la presenza di rapaci. Fra quelli notturni si
segnala il gufo, l'allocco, il barbagianni, la civetta. Fra i diurni l'astore e la poiana,
anche l'aquila è stata più volte avvistata. Fra gli altri uccelli si ricorda la
coturnice, il cuculo, il picchio.
Fra gli ofidi particolarmente importante è la vipera dell'Orsini, la meno pericolosa per
l'uomo. E' un rettile di lunghezza compresa fra i 40 e i 50 cm. la cui diffusione è
limitata a poche zone dell'Italia centrale.
CURIOSITA': Anche un Papa è passato per Roccapassa ....
Un episodio alquanto "strano" accadde il 18 aprile 1988, la salma del Santo
Celestino V fu trafugata dalla Basilica di Collemaggio, all'Aquila, e poi ritrovata due
giorni dopo,in un loculo del cimitero di Rocca Passa, balzando alla cronaca su tutti i
quotidiani nazionali.
vai all'articolo su "IL
MESSAGGERO"
La vicenda si intreccia sulla rivalutazione storica di Celestino V, sia per il mistero che
circonda il suo paese d'origine (Isernia?) sia per un misterioso episodio che è stato
rivelato alla stampa da Padre Quirino Salomone.
Dopo il ritrovamento della salma fu eseguita una TAC sotto l'autorizzazione di Città del
Vaticano, e il portavoce della Santa Sede non lo aveva mai reso pubblico. La Tac eseguita
sul cranio del Santo, rivela un foro perfettamente circolare provocato quasi sicuramente
da un chiodo conficcato in testa da misteriosi sicari. Tutto ciò accaduto mentre
l'Eremita da Morrone si trovava al Castello di Fumone, lì rinchiuso da Bonifacio VIII.
Il punto di vista della Chiesa, fanno trapelare alla Congregazione per le Casue dei santi
in Vaticano, è che ciò non fa cambiare assolutamente nulla: Celestino V fu canonizzato
il 5 maggio 1313, quindi da ben 685 anni è venerato per la sua santità in tutta la
Chiesa.
Gli atti ufficiali dell'epoca però registrano che il 19 maggio 1926, fu trovato morto nel
Castello di Fumone, deceduto per cause naturali, ma della notizia del foro nel cranio, che
quindi tanto originale non è, se ne parla già dal '500, come riporta anche l'Abate
Giuseppe Celidonio nel suo volume dal titolo "San PIetro del Morrone - Celestino
V" ristampato nel 1954.
centro studi e ricerche Celestino V

La lapide commemmorativa posta sul cimitero di Roccapassa (sulla Via Picena direzione Montereale) del passaggio di Celestino V
LINK
La
storia dei Giustiniani di Genova da Genova a Roma, la collezione dei grandi mecenati, la vicenda giudiziaria
delleredità del Marchese Vincenzo I Giustiniani.
Il sito ufficiale del Comune di Amatrice
Un
sito non ufficiale su Amatrice, ricco di storia e di itinerari nella zona.
Il sito ufficiale del Parco Nazionale
d'Abruzzo e dei monti della Laga
Il sito
ufficiale della provincia di Rieti sul Parco Nazionale d'Abruzzo e dei monti della Laga e
il Lago di Scandarello
Notizie per i pescatori circa
il Lago di Scandarello
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Per contattarmi indirizzo e-mail: enrico.giustiniani@tiscali.it