ROCCAPASSA
Comune di Amatrice - Rieti



a cura di Enrico Giustiniani

Rocca Passa è una frazione del comune di Amatrice in provincia di Rieti
Veduta di Roccapassa

Nella frazione di Roccapassa (Amatrice - Rieti), è vissuto Giustiniano Giustiniani, ligure, morto nel 1730 di provenienza incerta, probabilmente proveniente da Genova o a Roma o a Chios nella metà del XVII, secolo capostipiste di uno dei rami della nobile famiglia dei Giustiniani di Genova Signori di Chios, Samos e altre isole del Dodecaneso Greco fino al 1566.
Da una più attenta ricerca presso l’Archivio di Stato dell’Aquila (di cui Amatrice faceva parte della provincia fino al 1923) condotta nel fondo "catasti", e precisamente nei volumi relativi all'Università di Amatrice e delle sue Ville, sono emersi documenti riguardanti i Giustiniani. Nei catasti onciari, volume catastale n°138/230, (compilato nell’anno 1749 e completato fino al dicembre 1762), tra le varie ditte (persone cui sono intestati i beni) appartenenti a Villa Cornelle sono presenti i nomi di Biaggio Giustiniani (cc. 223r - 224r), di anni 65 inabile con i figli Bernardino, il figlio di lui Giovanni, Domenico Antonio, Andrea e Don Marco (scansione 11-12-13). Michele Giustiniani (cc. 228r - 229r) di anni 28 bracciante con i figli Bartolomeo e Barbara e don Marco Giustiniani (cc. 232r - 233r) figlio del suindicato Biaggio.Nello stesso volume, sec. XVIII, tra i possessori di beni di Roccapassa è presente il nome di Carlo Iustiniani (cc. 257r - 259r) di anni 61 (al 1749 quindi nato nel 1688) bracciante, con la moglie Rosa di anni 56, con i figli Angelo (bracciante) di anni 25, Giovanni (chierico) di anni 19 e Caterina di anni 28; possessore di beni per un totale di oncie 65,9 tra i maggiori possidenti della Villa.
Tra i possessori di beni a Roccapassa sono citati nel 1755: Andrea de Francesco, Antonio di Gianfrancesco, Bernardino di Francesco, Bernardino di Francesco da Fano, Bernardino di Giansante, Biase di Lorenzo, Candeloro di Sabatino, Carlo Iustiniani, Domenico Giovannini, Feliciangelo d’Antonio, Giampaolo Dragone, Giampietro di Giampietro, Luca Dragone, Marco Nobile, Natalizio di Pietro e Paolo D’Antonio.

Sempre nel volume dei catasti onciari 138/230 sono registrati per Roccapassa i seguenti possessori di beni. Tali possessori rappresentano la totalità dei cittadini registrati nella Villa della Roccapassa e dei loro relativi famigliari. Nello schema i soggetti, le once di beni posseduti (immobili, beni mobili, censi e animali al netto dei pesi), la qualifica riportata in catasto, l’età (presumibilmente al 1749, nascita tenendo conto dell’età al 1749) e famigliari a carico. Il totale degli abitanti possessori e dei loro famigliari è di 20+62 per 82 persone.


possessori di beni a Roccapassa

Se vuoi sapere di più sulla famiglia Giustiniani vai alla mia homepage (Storia della famiglia Giustiniani)

E' importante ricordare che due Giustiniani di Roccapassa pagarono con la vita l’occupazione tedesca nella seconda guerra mondiale. Antonio, perì alle Fosse Ardeatine e Attilio a Roccapassa, freddato dai tedeschi mentre lavora in un campo, durante un rastrellamento.

In questo sito trovate qualche informazione sulla frazione di Roccapassa


I Giustiniani a Roccapassa: dogi, vescovi, scrittori e martiri
“Il Messaggero”, del 10.2.2005 di Andrea Liparoto



Roccapassa


RoccaPassa


Posta a ridosso della via Salaria e in una zona ricca d’acqua, Roccapassa era senz’altro un punto di frequente transito. Oggi è una frazione del comune di Amatrice in provincia di Rieti, inserita nel contesto del Parco Nazionale d'Abruzzo - Monti della Laga, nell'alta valla del fiume Aterno, posta a 977 metri sul livello del mare. Roccapassa si trova nel tratto della via Salaria (S.S. 4) che separa le due regioni Lazio e Abruzzo. Fino al 1927 il comune di Amatrice apparteneva alla regione Abruzzo sotto la provincia dell'Aquila. Prima dell’unità d’Italia apparteneva allo Stato Pontificio posta proprio al confine con il Regno delle Due Sicilie.
La popolazione del 1855 era di 141 abitanti, nel 1951 ne contava 106. L'ultimo censimento riporta 22 residenti (per 10 famiglie, su 100 edifici censiti), nella stagione estiva gli abitanti salgono a circa 300.
E’ sede dell’unica Chiesa parrocchiale S. Maria della Presentazione della diocesi di Rieti, dalle origini incerte, il nucleo centrale lo si fa risalire a circa il 1520. La casa più vecchia risale a circa il 1720, ma la maggior parte anche a seguito di violenti terremoti (1632, 1639, 1703, 1730 e fine ottocento) furono costruite tra il 1891 ed il 1920.
Nel territorio di Roccapassa si scorge ancora qualche resto dell’antico Convento e della chiesa di San Paolo che nel 1568, il lunedì dopo Pasqua, furono abbandonati dai frati Francescani osservanti, detti Chiarini o Clarini o Zoccolanti. Lo storico Nicola Lupacchiotti dell’Amatrice, nelle aggiunte alla vita di Camillo Orsini di Giuseppe Orologi stampate a Bracciano nel 1669, descrive l’Amatrice e il suo stato. Tra le maggiori ville del contato segnala Scai con la Chiesa e il Monastero delle Benedettini di Santa Caterina e la Chiesa di S. Paolo dei Conventuali di Roccapassa (sulla presenza dei Frati Francescani nel territorio di Roccapassa, seganalo l'interessante lavoro di Paola Cerella, sulle Fabbriche francescane nelle Provincie di Campobasso, Chieti ed Isernia , dove si nomina anche la Custodia Regni della Provincia umbra di San Francesco, cosiddetta poiché raggruppava territori che facevano politicamente parte del Regno di Napoli, contemplava in terra abruzzese gli insediamenti di Amatrice, Accumoli, Cittareale, Leonessa, Posta, Borbona, Scai e Roccapassa).
Affinché il Convento non fosse lasciato ancora in completo abbandono il Consiglio dell’Università dell’Amatrice, nella pubblica adunanza del 12 settembre 1568, decise di concedere la cura ed il governo del Convento di S. Paolo, con tutte le sue rendite, ai frati del Monastero di S. Francesco di Amatrice che il 6 ottobre dello stesso anno, dopo aver redatto l’inventario degli immobili, mobili e suppellettili, ne presero regolare possesso.
Ordine religioso dei Chiarini o Clareni, derivato dalla regola francescana, fu fondato dai seguaci del beato Angelo Clareno ed appartenuti ai cosiddetti frati spirituali, uno dei due ordini nei quali si scisse quello francescano all'indomani della morte del suo fondatore. I Clareni praticavano la stretta osservanza del voto di povertà, secondo una rigida interpretazione della Regola non bollata redatta da San Francesco ed approvata oralmente da Innocenzo III (« Voglio che siate tenuti ad obbedire solamente a me ed a Fra Liberato, come a me stesso; a lui concedo che possa ricevere tutti coloro che volessero ab- bracciare la penitenza e la vita che avete promessa, sforzandovi di osservare la vostra Regola e, se è possibile, anche il testamento del B. Francesco ».)
La loro pratica religiosa era caratterizzata da un severo ascetismo e da una vita eremitica e mendicante, condotta in piccole comunità isolate, raccolte in diversi piccoli conventi detti romitori, sparsi soprattutto sull'Appennino Umbro-marchigiano. Erano sostanzialmente degli eremiti (Furono detti anche "Poveri Eremiti"),vivevano del proprio lavoro in conventini (di proprietà altri) di tre o quattro individui (tra essi vi erano pochi sacerdoti) secondo i dettami della Regola e del Testamento di S. Francesco. Sopravvissero esclusivamente grazie alla elemosine e alla protezione delle vicine popolazioni ai quali erano legati spesso da legami di devozione. Papa Celestino V concesse loro l'autorizzazione alla interpretazione in senso radicale della originale regola francescana e nel 1290 si recarono in Asia Minore come missionari ma negli anni successivi furono vittime dei processi di repressione condotti dalla Chiesa nei confronti del cosiddetto movimento dei fraticelli e molti di loro dovettero riparare in Grecia per sfuggire alla Inquisizione.
Fino al 1475 erano Pentienti di vita comunitaria di obbedienza vescovile (con regola del Terz'Ordine di S. Francesco). Solo in seguito sono passati con un proprio vicario sotto l'obbedienza del ministro generale dei frati minori ed hanno quindi adottato la regola di S. Francesco. Nel 1570 i frati superstiti dell'ordine furono costretti a confluire nell'Ordine dei Minori Osservanti e ad abbandonare i loro romitori, divenuti ormai troppo insicuri anche a causa dei fenomeni di brigantaggio, violenza, saccheggio e ruberia che nel cinquecento presero a sconvolgere i territori della marca pontificia.
Nei catasti del 1749, del 1755 e in uno di data anteriore conservati nell’Archivio di Stato dell’Aquila, sono notati molti beni di proprietà della Chiesa di S. Maria e della Confraternita del SS. Sacramento.
Il nome di Roccapassa compare per la prima volta durante il periodo Longobardo (568-774) quando insieme ad altre frazione dell’Amatrice fece parte del Ducato di Spoleto (“comitato di Rieti”), le sue vicende successive sono poi strettamente legate a quelle della città di Amatrice di cui segue un breve profilo storico.

Amatrice e le sue frazioni, sono poste al centro di una verde conca, posta al confine tra Lazio e Abruzzo. II suo territorio si articola in un altopiano centrale, tra i 900 e i 1000 metri, ospitante il lago Scandarello e circondato da rilievi che sul lato orientale superano i 2400 metri, in corrispondenza della dorsale principale dei Monti della Laga. Amatrice è edificata sullo sperone roccioso che sovrasta la confluenza tra il fiume Tronto ed il Castellano. Attorno ad essa sono distribuite in gran numero le “Ville”, o frazioni, attualmente 69, che in origine dovevano essere più di 90 tra cui quella di Roccapassa.
Le ville di Amatrice trattto dai catasti onciari del 1755 presso l'Archivio di Stato dell'Aquila.
La conca di Amatrice deve essere stata frequentata sin dall'età della pietra da genti italiche provenienti probabilmente dal versante adriatico. Ciò è testimoniato da ritrovamenti di oggetti litici, come punte di frecce, raschiatoi e bulini in selce. Il fatto di trovarsi lungo il tracciato della via Salaria, antichissima e importante arteria di comunicazione tra le sponde del Tirreno e quelle dell'Adriatico, insieme alla favorevole morfologia dell'area, spiega come la conca fosse abitata continuativamente dall'epoca preromana. All'epoca romana risalgono resti di edifici, tombe, ville (come gli scavi di Torrita), oltre ad alcuni tratti della vecchia via Salaria che testimoniano l'esistenza di un fitto tessuto urbano costituito da agglomerati rurali, mantenutosi in gran parte anche dopo il passaggio dall'età antica al Medio Evo. In effetti l'antica “Summata”, (cosi chiamata in quanto rappresentava nell'ambito degli abitanti della conca la “Summa Villarum”), trasmise il proprio nome, nell'epoca di mezzo, a tutta l'area, che fu conosciuta per parecchi secoli come territorio “summatino”.
Le prime notizie storiche su Roccapassa, secondo lo storico Andrea Massimi nella sua pubblicazione “Amatrice e le sue ville”, risalgono al 568 d.C. quando in seguito all'invasione longobarda (568-570), il territorio di Amatrice fu annesso al Ducato di Spoleto suddiviso in Comitato e Gastaldati. In particolare quella orientale, corrispondente al territorio “summatino” vero e proprio, fu inclusa nella contea (e diocesi) del “comitato di Ascoli” all'interno della Marca di Fermo; quella occidentale corrispondente alla valle superiore del Velino, compresi i territori di Scai, Torrita, Alegia, Casali, Forcelle, Bagnolo, Pasciano, S.Giorgio, Configno, Comelle e Roccapassa, fu inclusa nella contea (e diocesi) del “comitato di Rieti”. In quest’ultimo “comitato” possedeva molti beni il Monastero di Farfa, Badia Imperiale, il cui dominio territoriale che si estendeva dalla Sabina agli Abruzzi e alle Marche, le date il carattere di un vero e proprio stato feudale.
Nel 756 Astolfo, re dei Longobardi, concesse a Fulcualdo abate del Monastero di Farfa, i monti Alegia e di Torrita e nel 772 il Duca di Spoleto Teodicio donò pure alla Badia di Farfa il bosco di Alegia. Altre donazioni furono fatte dal 961 al 1118 da privati facoltosi delle “terre Summatine” a favore della Badia stessa.
Con la dominazione Franca nel 774, il “Comitato di Ascoli” fu confermato nel Ducato di Spoleto, mentre Carlo Magno, donò al Vescovo di Ascoli sia le “Terre Summatine” che il “Comitato di Rieti” compresa la “villa” di Roccapassa e tutte le altre del contado. Donazione confermata poi dall’Imperatore Corrado II nel 1037, dal Papa Leone IX nel 1052, dagli imperatori Enrico III nel 1056 e Lotario I nel 1137.
Fu intorno al 990-996 che il Vescovo di Ascoli fondò l’importante Monastero di S. Benedetto nei pressi di Villa S. Benedetto del Comune di Amatrice, ceduto nel 1080 all’Abbazia di Farfa. Altre Abbazie e Conventi, sorsero nella valle del Tronto presso Castel Trione, Amatrice, Scai, Roccapassa, S.Lorenzo a Flaviano.
Nel Registro di Farfa sono ricordati, per il periodo che va dalla metà del VIII secolo agli inizi del XII, i nomi di molte località e villaggi dell'attuale comune e, tra essi, nel 1012, anche quello di "Matrice", ricordato ancora nel 1037 nel diploma con cui l'imperatore Corrado II conferma al vescovo di Ascoli i suoi possedimenti.
Da questo momento in poi Roccapassa come le altre “ville” seguono le sorti della città di Amatrice.
Con la conquista normanna dell'Italia meridionale, avvenuta tra il 1150 e il 1154, le terre “summatine” e quella parte dell'attuale comune di Amatrice, ricadente nella contea reatina, furono annesse al Regno di Sicilia e divise tra i vari baroni.
Verso gli inizi del XIII secolo, il Ducato di Spoleto passò sotto il controllo della chiesa ascolana e, indirettamente, dello stato pontificio. Cessione confermata e ratificata da Alessandro IV l’8 settembre 1256. Con il tempo il nome “Summata” scompare sostituito da quello di “Matrice”. Nel 1252 Amatrice e Castel Trione si assicurarono la protezione di Ascoli da cui ricevettero la cittadinanza. Che dovette durare presumibilmente fino al 1265, quando viene conquistata dal re Manfredi di Svevia.
Conquistato il Regno di Sicilia da Carlo I d’Angiò, nel 1269 costituì la “Montanea Aprutii” sottoposte ad un capitano, comprendente le terre montuose al di là dell’Aquila che oltre Amatrice comprendeva Accumuli, Montereale e Leonessa. Tenacemente avversa agli Angioni, Amatrice fu espugnata nel 1271 dal Vescovo di Cosenza, Bartolomeo Pignatelli per ordine di Carlo d'Angiò. Fortificatasi nuovamente non accettò le condizioni di pace ed il 15 settembre 1274, Amatrice fu espugnata di nuovo da Riccardo Belvedere.
Contemporaneamente si assiste alla scomparsa dei baroni e alla formazione, con a capo Amatrice, della “Universitas”, cioè del comune in territorio liberamente organizzato, relativamente autonomo dal potere centrale, che si governa tramite un parlamento.
Questi atti di ribellione, più che “rustici rebelles” come li definiva il Re nelle sue ordinanze, si possono definire come i moti precursori dei Vespri Siciliani iniziati a Palermo il 31 marzo 1282.
Quando Pietro III re di Aragona marito di costanza figlia di Re Manfredi di Svevia, mosse guerra a Carlo D’Angiò, Amatrice restò fedele ai D’Angiò. Questo le permise di aumentare di prestigio tanto che il diploma reale del 15 febbraio 1384 determinò che i castelli e i casali accomunati all’Amatrice erano precisamente quelli di: Roccatagliata, Villavaccara, Li Morelli, Cesacastina, Cervaro, Piano di Roseto, Nereto, Roseto e Padula. In questo periodo l'influenza della città si estende su un territorio molto più vasto dell'attuale: le appartengono infatti non solo il territorio di Campotosto e quello sino al confine di Cittareale, ma anche molti castelli e villaggi sul versante Teramano. Acquistata forza ed autonomia Amatrice, nei secoli XIV e XV Amatrice è in continua lotta con le città e i castelli circostanti, per questioni di confine e di prestigio. Sono rimasti famosi i conflitti con Norcia, Arquata, Cittareale e soprattutto con L'Aquila, per la conquista dei territori prossimi a Cittareale. Tradizionale alleata di Amatrice fu la città di Ascoli, mentre L'Aquila venne sostenuta da molti paesi dell'Abruzzo.
Gli Amatriciani presero parte, a fianco delle milizie comandate da Braccio Fortebraccio da Mentone, al lungo assedio dell'Aquila e alla battaglia finale del giugno 1424, che segnò la sconfitta di Braccio morto sul campo.
Nel 1466 Arquata e Norcia combatterono contro Amatrice e Accumoli. Queste nel 1467, insieme ad Ascoli, espugnarono la rocca di Arquata. In riconoscimento dell'aiuto fornito, il senato ascolano si rese garante verso i confederati della taglia loro imposta dal re di Napoli, a seguito della distruzione della rocca di Cittareale, durante le lunghe guerre di confine combattute.
Dopo la morte di Giovanna II, il Regno di Napoli fu rivoluzionato dalla guerra di successione durata dal 1435 al 1443. L’Abruzzo fu uno dei centri più importanti delle sanguinose lotte tra Renato d’Angiò e Alfonso d’Aragona. Mentre l’Aquila si schierò con gli Angioini, Amatrice difese la causa Aragonese, anche durante la guerra scoppiata in seguito alla congiura dei baroni del 1485 volta contro Ferdinando I d'Aragona.
Il sovrano Aragonese, sedata la rivolta, ricompensò Amatrice, concedendole il privilegio di battere moneta (i cosi detti “cavalli” di rame) con il motto “Fidelis Amatrix”, oltre la terra di Cittareale contesa da tempo tra l’Aquila e Amatrice.
Nelle lotte per il possesso dell'Italia meridionale tra Francesco I di Francia e Carlo V di Spagna, Amatrice parteggiò per il primo e nel 1528 si sollevò scacciando gli occupanti spagnoli. Tuttavia nel febbraio 1529, dopo un'eroica resistenza, ed il tradimento della armate al servizio degli Orsini, venne riconquistata e messa a ferro e a fuoco da Filiberto di Chalon, principe d’Orange e generale di Carlo V. In seguito la città fu ricostruita secondo una nuova pianta attribuita tradizionalmente a Cola Filotesio, artista ed architetto originario di questa terra.
Fino a questo momento la zona amatriciana non era mai stata sottoposta ad alcun feudatario. Per punire la sua ribellione, Carlo V diede lo Stato di Amatrice in feudo ad un suo capitano Alessandro Vitelli di Città di Castello. Dal 1538 al 1692 il possesso dell’Amatrice e del suo contado passò da Alessandro (morto a Citerna Perugina nel 1556) al figlio Cardinale Vitellozzo Vitelli che lo cedette al fratello Giacomo (trucidato da Alfonso Piccolomini il 7 maggio 1582); poi da Beatrice (morta il 12 novembre 1605), primogenita di Giacomo Vitelli e moglie di Virginio Orsini, famiglia amica dei Giustiniani allora insediati a Roma. Virginio fu uomo d’armi e di rara cultura che accoppiò alla nobiltà di nascita gli studi di matematica, ma purtroppo amava vivere in pomposa grandezza tanto da tentare senza realizzare la vendita per 120.000 scudi del feudo dell’Amatrice a Margherita d’Austria duchessa di Parma. Generale della cavalleria straniera in Francia, fu spinto dal Re Enrico IV contro il Papa Clemente VII che lo scomunicò e lo sconfisse nel 1596, dove rimase ucciso durante il combattimento delle Grotte nella Marca d’Ancona e della sua testa ne fu fatto pubblico spettacolo a Roma.

Gli Orsini di Mentana ad Amatrice 1648 (Di Aldo De Mei),

Il feudo dell’Amatrice passò al figlio di Virginio e Beatrice, Latino Orsini, quarto signore dell’Amatrice morto nel 1624, ed infine ad Alessandro Maria Orsini suo figlio che gli successe a soli tredici anni, ultimo Principe dell’Amatrice. Sposò a 25 anni la romana Anna Maria Caffarelli si adoperò molto per la popolazione provata per il terribile terremoto che distrusse Amatrice e alcune sue ville tra cui Roccapassa il 17 ottobre 1639 (citato anche in “Nuova e vera relatione del terribile e spaventoso terremoto successo nella città di Matrice e nel suo stato con patimento di Accumulo e luoghi vicini il 7 ottobre 1639”), a cui seguirono terremoti altrettanto disastrosi nel 1672, nel 1703 e nel 1730.


cittadini Roccapassa
I possessori di beni a Roccapassa nel 1755

In questo periodo, ai banchieri Genovesi tra cui i Giustiniani, furono affidate le vendite di terre e villaggi Castigliani e i relativi titoli nobiliari che la monarchia spagnola effettuò massicciamente tra gli anni venti e trenta del XVII secolo (“Ayudas de costa” ) , molto attivi anche in questa zona.
Anche Alessandro Orsini è devoto alla casa di Spagna, mentre la moglie legata con vincoli di parentela a molte famiglie Romane è più favorevole alla politica del Papa e della Francia che mirava alla conquista del Regno di Napoli.
Scoppiata la rivolta di Masaniello a Napoli, anche Amatrice e le sue ville si sollevarono il 16 agosto 1647 contro gli Spagnoli e contro lo stesso Orsini che segretamente gli appoggiava, ma visto il protrarsi della rivolta fu costretto poi a soffocare la rivolta con la forza.
Alessandro Orsini fu protagonista di un fatto di cronaca che fece molto scalpore a quei tempi. La notte del 15 marzo 1648 la Principessa Anna maria Caffarelli Orsini fu barbaramente assassinata nel suo palazzo di Amatrice, il delitto fu nascosto per qualche giorno, ne fu accusato ed arrestato il marito che fu arrestato l’8 aprile mentre si recava a Roma dal Cardinale Albornoz ambasciatore del Re Filippo di Spagna. In un primo momento Alessandro Orsini, da tempo amante della Contessa Mantovana Giulia Gorni Arrivabene dove vi soggiornava per parecchi mesi essendo anche la madre Maria Gonzaga, moglie del duca di Mantova, si accusò come andante del delitto, ritrattando poi, confermando le accuse di tradimento contro la Principessa, la quale avrebbe cospirato contro la Spagna. Mentre. Mentre a Roma la vicenda era vivamente seguita dall’opinione pubblica per l’importanza delle due famiglie coinvolte, ben quattro Papi tra il 1648 ed il 1671 (Innocenzo X, Alessandro VII, Clemente IX e Clemente X), cercarono di evitare lo scandalo del processo, mentre lo stesso Principe aveva già scontato 24 anni di carcere anche molto duro in attesa di giudizio! Intorno al 1671 a 67 anni, il Principe sposò in carcere Anna Elisabetta Grifaldi una popolana di tredici anni, nonostante l’opposizione del suo unico figlio avuto da Anna Maria Caffarelli, Francesco Felice Orsini. Finalmente nel 1676 il Cardinale Camerlengo Altieri, ritenuto il giudizio di sua competenza condannò con sentenza del 27 ottobre 1677 il Principe a sette anni ulteriori di carcere. Dopo quindi ventinove anni di carcere di cui 24 preventivi, il Principe tornò all’Amatrice verso la fine del 1683 a settantadue anni, ritrovando un feudo disgregato e mal amministrato da rissosi vassalli. Molte “ville” tra cui Roccapassa, che lo fece quasi subito nel 1641, avevano chiesto di vivere separate dall’Università dell’Amatrice con la facoltà di nominarsi in proprio i loro amministratori e governarsi a loro beneplacito. Nel 1683 un terzo delle “ville” si era separato dall’Amatrice, alla quale rimasero fedeli ventuno di esse tra cui è presente di nuovo Roccapassa, probabilmente ritornata dopo il 1641 nell’orbita dell’Università. Una disposizione successiva del 3 giugno 1810 durante il regno di Gioacchino Murat stabiliva che senza riportarsi al passato e senza tener conto delle precedenti convenzioni o transazioni tutte indistintamente le “ville” dell’Amatrice dovevano costituire un corpo unico con la città sotto la denominazione di Comune dell’Amatrice costituito da un Sindaco e da una rappresentanza decurionale.
Alessandro Orsini muore il 23 gennaio 1692 a 81 anni, essendogli premorto nel 1689 il suo unico figlio Francesco Felice marchese di Pernè si estinse questo ramo degli Orsini, il feudo di Amatrice passò ai Medici di Firenze, tramite la Granduchessa Vittoria di Toscana, che oltre ad essere lontana parente dei Vitelli e degli Orsini, vanta dei crediti sullo stesso. Il comune dell’Amatrice rimase ai Medici dal 1693 al 1759.
In una pianta del feudo mediceo dell’Amatrice tratta da una raccolta del 1694 conservata nella Camera della Sommaria furono ben delimitati i confini dell’Amatrice, nella cui pianta apparivano le sue “ville” tra cui Roccapassa.
Come abbiamo accennato l’Amatrice subì a più riprese (1632, 1639, 1703, 1730) violenti terremoti che, insieme a numerose vittime, procurarono gravi danni sia alla città che alle frazioni, molte delle quali vennero distrutte e non più ricostruite.
Particolarmente terribile fu il terremoto del 1639 che unito ad un’epidemia di pestilenza ne decimò la popolazione. “Calamitas Calamitatum”, così potremo anche definire la peste che nel 1630 spopolò non solo in Abruzzo, ma buona parte dell'Europa. Seconda in ordine di importanza alla "Peste Nera" che negli anni compresi tra il 1347 e il 1351, spazzò in Europa interi villaggi ridimensionando la popolazione da circa 90 a 60 milioni di abitanti.
Alla peste nera seguirono altre infezioni, tali da provocare per oltre tre secoli, una situazione di peste a livello endemico.
Nel 1759 il feudo di Amatrice entrò a far parte dei domini personali del re di Napoli. Nello stesso anno, divenuto Re di Spagna Don Carlos di Borbone col nome di Carlo III, sale al regno di Napoli il terzogenito Fedinando IV. Lo stesso per fronteggiare l’invasione Francese forme delle truppe locali volontarie, le così dette “masse”, che nel 1798, al comando del generale Salomone, ricacciarono le truppe francesi che tentarono di penetrare nel Regno di Napoli dal lato di Accumuli e Leonessa, ma nulla poi poterono con la caduta di Cittaducale e dell’Aquila. L’Amatrice entrò a far parte della “Repubblica Napolitana” con decreto del 9 febbraio 1799. Ma pochi mesi dopo, nel giugno dello stesso anno l’Amatrice ritornò sotto il controllo di Ferdinando IV di Napoli.
Sul finire di questo secolo e per quasi tutto il successivo fino all’Unità d’Italia, sia durante i Regni di Giuseppe Bonaparte e Giacchino Murat, sia con la restaurazione del Congresso di Vienna del 1815, quando l’Amatrice e le sue “ville” tornano ai Borboni, il territorio amatriciano, con l’asperità del suo territorio, fu interessato dal fenomeno del “brigantaggio”, a sfondo politico sociale. Genti e personaggi di queste vicende sono ancora presenti nei ricordi popolari.
Negli ultimi decenni che precedettero l'unità d'Italia, molti amatriciani presero parte attiva ai vari moti rivoluzionari (1814, 1820-21, 1831, 1848-49, 1860); tra tutti spicca la figura dell'insigne patriota Pier Silvestro Leopardi.

Un intreccio di interessi tra Francia e Spagna si è consumato in questi luoghi. Lo stesso intreccio che ha anche caratterizzato lo storia di Genova e dei Giustiniani in quel periodo.
Per terminare una piccola curiosità. Un episodio alquanto "strano" accadde il 18 aprile 1988, la salma del Santo Celestino V fu trafugata dalla Basilica di Collemaggio, all'Aquila, e poi ritrovata due giorni dopo,in un loculo del cimitero di Roccapassa, balzando alla cronaca su tutti i quotidiani nazionali.



GEOGRAFIA

Immersa nel parco Parco nazionale dei monti della Laga e del Gran Sasso. A nord-est scorre il Rio Scandarello che alimenta il Lago omonimo.
La zona è ricca d’acqua: nella valle sgorgano numerose sorgenti e scorrono numerosi torrenti, quali il Mozzano, il Mondragone, il Rio Piano, uno dei quali, verosimilmente il Fosso Selva delle Conche è ritenuto la vera sorgente del fiume Aterno che passa all'Aquila, poi, nei pressi di Popoli, preso il nome di Pescara sfocia nell’Adriatico appunto presso quel capoluogo il Tronto. Sempre vicino ad Aringo, il Tronto, che sul versante opposto, volge verso Amatrice e poi passato Ascoli Piceno, sfocia sempre nell’Adriatico, nei pressi di S. Benedetto del Tronto.
La morfologia della zona è caratterizzata dall’assenza di pietra calcarea ed è invece per la maggior parte di arenaria. La vegetazione è verde per la maggior parte dell'anno e dai circa 850 metri s.l.m, in su, presenta numerosi boschi di castagno.



Rio Scandarello

Rocca Passa è una frazione del comune di Amatrice in provincia di Rieti

Nasce dal Colle Paro (m 1127). Sbarrato a m 868, in località La Conca, forma il lago di Scandarello lungo 3500 m, largo 700. Affluente di sinistra del fiume Tronto al Ponte Scandarello. Costeggiato dalla strada Configno-Aringo. In Provincia Dell'Aquila e Rieti.



lago di Scandarello

Rocca Passa è una frazione del comune di Amatrice in provincia di Rieti
Il lago di Scandarello con lo sfondo dei monti della Laga


Bacino idroelettrico realizzato negli anni "30". È il terzo lago artificiale del Reatino. Lo si trova a valle della via Salaria presso Amatrice, all'estremo nord della Provincia di Rieti. Vi conferisce le proprie acque un torrente. È il Rio Scandarello che nasce col nome di Fosse delle Cese, poi Fosso di Basciano, a quota 1.105 metri presso Colle Paro coordinate 33TUH561 130 I.G.M. tavoletta 1:25.000. Il torrente tocca le località di S. Lucia, Roccapassa, Configno e Lago Scandarello con un percorso di Km. 17.


Perimetro max: 10 Km circa. Profondità max: 41 metri circa. Altitudine: 872 s.l.m. Capacità max: Mc 12 milioni circa. L’altezza della diga sulle fondazioni è nel punto massimo di55,5 metri, il coronamento 200 metri.
Fauna ittica: Carpe, tinche, coregoni, persici, lucci e arborelle. Avifauna: Anatidi. La vegetazione ripariale: Roverelle, cerri, ontani e salici. Il fondo geologico è costituito da rocce arenarie.

Come arrivare
Costa ovest: dalla Salaria prendere il bivio per Amatrice, dopo circa 500 metri voltare a desta per l'abitato di La Conca, sulla riva del lago. Costa est: uscire da Amatrice sulla starda che conduce a Montereale. Dopo circa 4 Km si prende, sulla destra, la strada che porta a Colli, oppure dopo circa 6 Km quella che conduce a San Benedetto; da entrambi i paesi il lago è raggiungibile con circa 20 minuti di cammino.

Parco nazionale dei monti della Laga e del Gran Sasso

Istituito nel 1991 (Legge n. 394/91), ha una superficie di Ha 206925.
Il parco è stato istituito per la conservazione di specie animali e vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotipi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici e di equilibri ecologici.
Il vastissimo parco occupa terreni appartenenti in varia misura alle Regioni Lazio, Marche ed Abruzzo.
In tutta l'area, mancandovi od essendovi presenti in minima misura tutte le cosiddette opere di valorizzazione ambientale ovvero di selvaggio sfruttamento turistico, l'ambiente è rimasto nella sua quasi totalità ben conservato. Vi sono zone che non vedono la presenza umana da tempo immemorabile, cosa che ha permesso lo svilupparsi di una rigogliosa vegetazione e la vita di una fauna di primario valore.

Nella zona compresa nel Reatino nei dintorni di Roccapassa, è aspra e prevalentemente montuosa. Spicca il M. Gorzano (m. 2458) risultando il monte più alto del Lazio, è costituito essenzialmente da rocce arenarie ascrivibili al Pliocene.
Le arenarie sono costituite da minuscoli granelli di sabbia depositati e cementati attraverso il tempo. Tali rocce di origine sedimentaria si presentano in strati di spessore variabile, anche di diversi metri. La natura arenacea dei terreni permette lo sviluppo rigoglioso di specie silicicole. Il cerro (Quercus cerris) è poi particolarmente esteso fino a oltre 1.000 metri per poi essere sostituito dai faggi. Ben presenti e particolarmente visibili per contrasto di colore durante il periodo invernale, sono le estese pinete di Pino Nero frutto dell'aiuto dell'uomo alla natura.
Le faggete si spingono fino ai 1.800 metri di altezza cedendo poi alle praterie molto estese e appariscenti che rivestono le zone cacuminali. Su questi pascoli ricchi di specie erbacee è ospitata ancora un’attività pastorale che costituisce talora l’unica attività antropica a quelle altezze. La parte Reatina e Teramana del parco è particolarmente ricca di acque che formano numerose cascate.
Numerosi i bacini lacustri. Tra quelli artificiali, risalenti agli anni 30 citeremo il bacino dello Scandarello (Prov. Di Rieti) e il vastissimo lago di Campotosto situato a quota 1313 mt. Frequenti e di altissimo valore naturalistico-ambientale sono alcuni laghetti naturali come il lago Secco (quota 1548) e il lago della Selva (quota 1496) situati nel versante reatino del Pizzo di Sevo.
La Flora è costituita da piccoli campi e agli ampi pascoli si alternano vastissime aree boscate in preponderanza costituite da cerro. In gruppi sporadici sono presenti i pioppi, maggiociondoli, aceri, tassi e frassini. Alle quote più elevate, oltre al pino nero riunito in formazione di origine artificiale, è presente il faggio governato a ceduo. Oltre le faggete iniziano le formazioni erbacee punteggiate dalle fioriture delle sassifraghe, viole, genziane e orchidee.
Gli ambienti poco frequentati dall'uomo hanno permesso la conservazione e la vita di una fauna ancora oggi particolarmente ricca. Non è raro l'avvistamento del lupo, solitario predatore di queste montagne. Ma sono frequenti altri predatori quali volpi, fame, donnole, martore, puzzole.
Particolarmente numerosi sono i cinghiali, le lepri e i tassi. Nei torrenti dalle acque limpide è stata segnalata anche la lontra. La fauna arboricola comprende ghiri, scoiattoli, moscardini e arvicole. Varia è la presenza di rapaci. Fra quelli notturni si segnala il gufo, l'allocco, il barbagianni, la civetta. Fra i diurni l'astore e la poiana, anche l'aquila è stata più volte avvistata. Fra gli altri uccelli si ricorda la coturnice, il cuculo, il picchio.
Fra gli ofidi particolarmente importante è la vipera dell'Orsini, la meno pericolosa per l'uomo. E' un rettile di lunghezza compresa fra i 40 e i 50 cm. la cui diffusione è limitata a poche zone dell'Italia centrale.


PASSEGGIATE ED ESCURSIONI

Oltre alla franzione di Roccapassa e la sua Chiesa, facilmente raggiungibili a piedi: carrarecce, piste forestali, mulattiere e sentieri forma un reticolo fitto utilizzabile per escursioni e trekking.


ECONOMIA

L'economia locale in minima parte legata al turismo, è ancora di tipo agro-silvo-pastorale. Qui è ancora molto attiva la produzione del carbone da legna.


CURIOSITA'


Anche un Papa è passato per Roccapassa ....
Un episodio alquanto "strano" accadde il 18 aprile 1988, la salma del Santo Celestino V fu trafugata dalla Basilica di Collemaggio, all'Aquila, e poi ritrovata due giorni dopo,in un loculo del cimitero di Rocca Passa, balzando alla cronaca su tutti i quotidiani nazionali.

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La vicenda si intreccia sulla rivalutazione storica di Celestino V, sia per il mistero che circonda il suo paese d'origine (Isernia?) sia per un misterioso episodio che è stato rivelato alla stampa da Padre Quirino Salomone.

Dopo il ritrovamento della salma fu eseguita una TAC sotto l'autorizzazione di Città del Vaticano, e il portavoce della Santa Sede non lo aveva mai reso pubblico. La Tac eseguita sul cranio del Santo, rivela un foro perfettamente circolare provocato quasi sicuramente da un chiodo conficcato in testa da misteriosi sicari. Tutto ciò accaduto mentre l'Eremita da Morrone si trovava al Castello di Fumone, lì rinchiuso da Bonifacio VIII.
Il punto di vista della Chiesa, fanno trapelare alla Congregazione per le Casue dei santi in Vaticano, è che ciò non fa cambiare assolutamente nulla: Celestino V fu canonizzato il 5 maggio 1313, quindi da ben 685 anni è venerato per la sua santità in tutta la Chiesa.
Gli atti ufficiali dell'epoca però registrano che il 19 maggio 1926, fu trovato morto nel Castello di Fumone, deceduto per cause naturali, ma della notizia del foro nel cranio, che quindi tanto originale non è, se ne parla già dal '500, come riporta anche l'Abate Giuseppe Celidonio nel suo volume dal titolo "San PIetro del Morrone - Celestino V" ristampato nel 1954.

centro studi e ricerche Celestino V


LINK

La storia dei Giustiniani di Genova da Genova a Roma attraverso il dodecaneso (Grecia) e Roccapassa, la collezione dei grandi mecenati, la vicenda giudiziaria dell’eredità del Marchese Vincenzo I Giustiniani
foto Il sito ufficiale del Comune di Amatrice
Un sito non ufficiale su Amatrice, ricco di storia e di itinerari nella zona.
Il sito ufficiale del Parco Nazionale d'Abruzzo e dei monti della Laga
Il sito ufficiale della provincia di Rieti sul Parco Nazionale d'Abruzzo e dei monti della Laga e il Lago di Scandarello
Notizie per i pescatori circa il Lago di Scandarello


DAI GIUSTINIANI ALL'UNIONE EUROPEA
UN PERCORSO CONTINUO


Si è svolto il 17 aprile 2004, a Bassano Romano (Viterbo) in collaborazione con l'Amministrazione Comunale e la Lega Italo-Ellenica, il convegno dal tema: "DAI GIUSTINIANI ALL'UNIONE EUROPEA UN PERCORSO CONTINUO".
All'evento hanno partecipato i Comuni Italiani di: Mirano (Venezia), Ortona (Chieti), Caprarica (Lecce), Amelia (Terni), Lari (Pisa), il Comune Francese di Bastia, i comuni Greci di Chios ed Homiroupolis. Il convegno è stato patrocinato dal Senato della Repubblica, dal Sovrano Militare Ordine di Malta delegazione Granpriorale Ligure, dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Viterbo
Le relazioni hanno analizzato il percorso storico dei Giustiniani, da diverse angolazioni: dall’epopea della marineria genovese nel levante fino al collezionismo seicentesco dei grandi mecenati e alle suggestioni architettoniche della Villa di Bassano. Un lungo viaggio tra storia e cultura per riallacciare, nello spirito Europeista, gli antichi legami tra popoli di diverse culture e società.
Le amministrazioni intervenute, si sono impegnate a predisporre un protocollo d’intesa, per dare seguito a questa iniziativa, anche al fine di realizzare un organismo permanente, tra vari soggetti non solo pubblici, atto a valorizzare eventi futuri per conto dei suoi partner, anche attraverso una Fondazione con una pluralità di soci attivi con la finalità di salvaguardare i beni storico-culturali, per la valorizzazione piena dei siti, palazzi, oggetti, memorie dell'illustre casato. Questo organismo potrà presentare proposte di interventi integrati, cofinanziati dai fondi strutturali europei per gemellaggi tra diverse comunità ed il recupero di siti urbanistici di interesse storico, artistico - culturale, villaggi tradizionali in stato di abbandono e di degrado. Il progetto avviato rimane comunque aperto sia ad associazioni private che ad altri enti pubblici come altri comuni che in ogni momento possono farne parte. Già hanno dato la loro adesione i comuni di Fauglia (Pi), Monterinaldo (Ap), e Aghios Minas, Ionias e Kampochora (Grecia)

Gli atti sono stati presentati in anteprima a Chios il 31 agosto 2005 ed a Roma il 1 dicembre 2005 presso la Sala dei Presidenti di Palazzo Giustiniani di Roma, con il patrocinio del Senato della Repubblica, da Enrico Basso, archivista di Stato direttore nella Sovrintendenza Archivistica per la Liguria e Christina Strunck, Assistente scientifico della Biblioteca Hertziana.

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Venerdì 7 aprile 2006, a seguito la presentazione Genovese nella cornice del Complesso Monumentale si Sant’Ignazio presso l’Archivio di Stato. Un simbolico ritorno nella città di origine della famiglia, durante le manifestazioni Genovesi dell’ottava settimana della cultura. Patrocinatore dell’evento oltre il Senato della Repubblica, il Sovrano Militare Ordine di Malta Delegazione Granpriorale Ligure.
Gli atti, già presenti nei cataloghi di diverse Biblioteche pubbliche, sono stati presentati da Giovanni Assereto, ordinario di storia moderna dell’Università di Genova che ha commentato i contributi storici al volume e da Christina Strunck, assistente scientifico della Biblioteca Hertziana di Roma che ha commentato gli aspetti più artistici ed architettonici trattati nel volume. Alfonso Assini, funzionario dell’Archivio Genovese, è intervenuto sul lascito fedecommissorio di Vincenzo Giustiniani, la cui contabilità e molti degli atti notarili rogati per conto di questa famiglia sono conservati nell’Archivio stesso. Durante la manifestazione, sono stati esposti, a cura dello stesso Assini, Ignazio Galella e Roberto Santamaria, alcuni dei più significativi documenti dell'Archivio Giustiniani, in rapporto soprattutto alle loro committenze artistiche, disegni (fra cui il bellissimo stemma della famiglia), stampe e incisioni (dalle collezioni del marchese Giustiniani verrà una copia della "Galleria Giustiniana"), monete e oggetti legati alle funzioni dogali e di rappresentanza svolta da alcuni membri della famiglia., provenienti anche da alcune preziose collezioni private.

Il codice ICCU del libro nel database delle Biblioteche Italiane è IT\ICCU\IEI\0241428
Redazionale con foto sul Convegno a Bassano Romano
Redazionale con foto sulla presentazione degli atti a Roma
Articolo degli atti a Roma sulla "Croce Ottagona" periodico della Delegazione Ligure del SMOM gennaio 2006 con il discorso del Delegato dell'Ordine Giovanni Della Croce di Dojola
Redazionale con foto sulla presentazione degli atti a Genova
Intervento del delegato alla cultura di Bassano Romano alla presentazione degli atti a Genova


INDICE DEGLI ATTI

1) Lettera di saluto del senatore Marcello Pera, presidente del Senato della Repubblica. 2) Presentazione di Giovanni Della Croce di Dojola, delegato granpriorale per la Liguria Del Sovrano Militare Ordine di Malta. 3) Presentazione di Giuseppe Marchetti, sindaco del Comune di Bassano Romano. 4) Fu Giustiniano l’eponimo fondatore del casato? Introduzione a cura di Enrico Giustiniani. 5) PARASKEVI PAPAKOSTA - Introduzione al convegno in lingua greca moderna 6) GABRIELLA AIRALDI - Genova e il Mediterraneo. 7) STEFANO GRILLO di RICALDONE - I Giustiniani: “cives” e “reges”. Le distinzioni nobiliari del ceto dirigente genovese dall’età comunale ai riconoscimenti della regia Consulta Araldica. 8) ANDREA LERCARI - La vicenda storica dell’albergo Giustiniani: dalla fazione popolare al patriziato sovrano della Repubblica di Genova. 9) SILVIA DANESI SQUARZINA - Il Cristo portacroce di collezione Giustiniani. Prima versione incompiuta di un’opera di Michelangelo. 10) MANUELA TOZZI RAMBALDI - Il Campos di Chios, caratteri e confronti. 11) VALERIA MONTANARI - Orientamento e prassi del restauro a Chios. 12) PARASKEVI PAPACOSTA - Sulle tracce dei Giustiniani nella storia dell’architettura di Chios, Bassano Romano, Gravina in Puglia e Caprarica di Lecce. 13) DIMITRIS PAPALIOS - Il progetto di parco medievale tematico come valorizzazione dei beni architettonici a Chios. 14) RINALDO MARMARA - La formazione della comunità latina a Costantinopoli e le migrazioni da Chios. 15) AGOSTINO BURECA - La Villa di Vincenzo Giustiniani a Bassano Romano: interventi e prospettive per la tutela e la valorizzazione. 16) RITA FABRETTI - I Giustiniani a Bassano: rapporti tra potere centrale e locale (sec. XVII e XVIII). 17) ANGELO CASERTANO - Il Monastero di San Vincenzo: dall’idea di Vincenzo Giustiniani alla donazione Benedettina-Silvestrina. 18) REMO DE MARTINO - Il viaggio di San Tommaso apostolo da Chios a Ortona. 19) ALEXANDRIS EVANGHELOS - Progetto di gemellaggio fra Comunità Mediterranee unite da percorsi storici comuni. 20) EMMANUEL VASTA e JEAN BAPTISTE RAFFALLI - La Villa Giustiniana a Bastia. 21) BARBARA SILVANI - Il palazzo Giustiniani di Amelia. 22) GIAMPAOLO GRASSI - Il modello socio economico di Chios: riscontro nei modelli di organizzazione agricola e d’imprenditoria nella Val d’Era e sulle colline pisane. 23) MARIO ESPOSITO - Ville Venete nel territorio di Mirano. 24) ALESSANDRA ZABBEO - I Giustinian a Mirano e il loro insediamento.

Gli Atti sono acquistabili nelle principali librerie specializzate del settore.
ROMA: Tipografia Pioda Viale Borelli, 15 Tel: 06 44701500 Fax: 06 4451 862 - info@pioda.it
GENOVA: Libreria degli Studi via Balbi, 40 r - 16126 GENOVA, tel. 010.24.65.789 fax 010.86.02.735
Tramite internet Casalini libri

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