ROCCAPASSA
Comune di Amatrice - Rieti


a cura di Enrico Giustiniani

Rocca Passa è una frazione del comune di Amatrice in provincia di Rieti Roccapassa Roccapassa


Amatrice e le sue frazioni, sono poste al centro di una verde conca, posta al confine tra Lazio e Abruzzo. II suo territorio si articola in un altopiano centrale, tra i 900 e i 1000 metri, ospitante il lago Scandarello e circondato da rilievi che sul lato orientale superano i 2400 metri, in corrispondenza della dorsale principale dei Monti della Laga. Amatrice è edificata sullo sperone roccioso che sovrasta la confluenza tra il fiume Tronto ed il Castellano. Attorno ad essa sono distribuite in gran numero le “Ville”, o frazioni, attualmente 69, che in origine dovevano essere più di 90 tra cui quella di Roccapassa.

Roccapassa - villa dell'Amatrice - inquadramento storico

Posta a ridosso della via Salaria e in una zona ricca d’acqua, Roccapassa era senz’altro un punto di frequente transito. Oggi è una frazione del comune di Amatrice in provincia di Rieti, inserita nel contesto del Parco Nazionale d'Abruzzo - Monti della Laga, nell'alta valla del fiume Aterno, posta a 977 metri sul livello del mare. Roccapassa si trova nel tratto della via Salaria (S.S. 4) che separa le due regioni Lazio e Abruzzo. Fino al 1927 il comune di Amatrice apparteneva alla regione Abruzzo sotto la provincia dell'Aquila. Prima dell’unità d’Italia apparteneva allo Stato Pontificio posta proprio al confine con il Regno delle Due Sicilie.
La popolazione del 1855 era di 141 abitanti, nel 1951 ne contava 106. L'ultimo censimento riporta 22 residenti (per 10 famiglie, su 100 edifici censiti), nella stagione estiva gli abitanti salgono a circa 300.
E’ sede dell’unica Chiesa parrocchiale S. Maria della Presentazione della diocesi di Rieti, dalle origini incerte, il nucleo centrale lo si fa risalire a circa il 1520. La casa più vecchia risale a circa il 1720, ma la maggior parte anche a seguito di violenti terremoti (1632, 1639, 1703, 1730 e fine ottocento) furono costruite tra il 1891 ed il 1920.
Nel territorio di Roccapassa si scorge ancora qualche resto dell’antico Convento e della chiesa di San Paolo che nel 1568, il lunedì dopo Pasqua, furono abbandonati dai frati Francescani osservanti, detti Chiarini o Clarini o Zoccolanti.

Nella Chiesetta di Roccapassa è presente, seppur non in buonissime condizioni un quadro dalla struttura a composizione orizzontale e manierista è del sottobosco dell'arte del '600, della scuola di Giovanni Baglioni. Potrebbe essere attribuito a questi autori: Pietro da Cortona (poco probabile), Pietro Novelli, Cerano o addirittura a Tanzio da Varallo. Pittori attivi e valorizzati nella Roma del XVII secolo. Negli inventari del Marchese Vincenzo Giustiniani risultano due quadri di Giovanni Baglione (due versioni dell'amor vittorioso)
Il nome di Roccapassa compare per la prima volta durante il periodo Longobardo (568-774) quando insieme ad altre frazione dell’Amatrice fece parte del Ducato di Spoleto (“comitato di Rieti”), le sue vicende successive sono poi strettamente legate a quelle della città di Amatrice di cui segue un breve profilo storico. (a questo link le antiche ville di Amatrice  tratto dai catasti onciari del 1755 presso l'Archivio di Stato dell'Aquila).

La conca di Amatrice deve essere stata frequentata sin dall'età della pietra da genti italiche provenienti probabilmente dal versante adriatico. Ciò è testimoniato da ritrovamenti di oggetti litici, come punte di frecce, raschiatoi e bulini in selce. Il fatto di trovarsi lungo il tracciato della via Salaria, antichissima e importante arteria di comunicazione tra le sponde del Tirreno e quelle dell'Adriatico, insieme alla favorevole morfologia dell'area, spiega come la conca fosse abitata continuativamente dall'epoca preromana. All'epoca romana risalgono resti di edifici, tombe, ville (come gli scavi di Torrita), oltre ad alcuni tratti della vecchia via Salaria che testimoniano l'esistenza di un fitto tessuto urbano costituito da agglomerati rurali, mantenutosi in gran parte anche dopo il passaggio dall'età antica al Medio Evo. In effetti l'antica “Summata”, (cosi chiamata in quanto rappresentava nell'ambito degli abitanti della conca la “Summa Villarum”), trasmise il proprio nome, nell'epoca di mezzo, a tutta l'area, che fu conosciuta per parecchi secoli come territorio “summatino”.
Le prime notizie storiche su Roccapassa, secondo lo storico Andrea Massimi nella sua pubblicazione “Amatrice e le sue ville”, risalgono al 568 d.C. quando in seguito all'invasione longobarda (568-570), il territorio di Amatrice fu annesso al Ducato di Spoleto suddiviso in Comitato e Gastaldati. In particolare quella orientale, corrispondente al territorio “summatino” vero e proprio, fu inclusa nella contea (e diocesi) del “comitato di Ascoli” all'interno della Marca di Fermo; quella occidentale corrispondente alla valle superiore del Velino, compresi i territori di Scai, Torrita, Alegia, Casali, Forcelle, Bagnolo, Pasciano, S.Giorgio, Configno, Comelle e Roccapassa, fu inclusa nella contea (e diocesi) del “comitato di Rieti”. In quest’ultimo “comitato” possedeva molti beni il Monastero di Farfa, Badia Imperiale, il cui dominio territoriale che si estendeva dalla Sabina agli Abruzzi e alle Marche, le date il carattere di un vero e proprio stato feudale.
Nel 756 Astolfo, re dei Longobardi, concesse a Fulcualdo abate del Monastero di Farfa, i monti Alegia e di Torrita e nel 772 il Duca di Spoleto Teodicio donò pure alla Badia di Farfa il bosco di Alegia. Altre donazioni furono fatte dal 961 al 1118 da privati facoltosi delle “terre Summatine” a favore della Badia stessa.
Con la dominazione Franca nel 774, il “Comitato di Ascoli” fu confermato nel Ducato di Spoleto, mentre Carlo Magno, donò al Vescovo di Ascoli sia le “Terre Summatine” che il “Comitato di Rieti” compresa la “villa” di Roccapassa e tutte le altre del contado. Donazione confermata poi dall’Imperatore Corrado II nel 1037, dal Papa Leone IX nel 1052, dagli imperatori Enrico III nel 1056 e Lotario I nel 1137.
Fu intorno al 990-996 che il Vescovo di Ascoli fondò l’importante Monastero di S. Benedetto nei pressi di Villa S. Benedetto del Comune di Amatrice, ceduto nel 1080 all’Abbazia di Farfa. Altre Abbazie e Conventi, sorsero nella valle del Tronto presso Castel Trione, Amatrice, Scai, Roccapassa, S.Lorenzo a Flaviano.
Nel Registro di Farfa sono ricordati, per il periodo che va dalla metà del VIII secolo agli inizi del XII, i nomi di molte località e villaggi dell'attuale comune e, tra essi, nel 1012, anche quello di "Matrice", ricordato ancora nel 1037 nel diploma con cui l'imperatore Corrado II conferma al vescovo di Ascoli i suoi possedimenti.
Da questo momento in poi Roccapassa come le altre “ville” seguono le sorti della città di Amatrice.
Con la conquista normanna dell'Italia meridionale, avvenuta tra il 1150 e il 1154, le terre “summatine” e quella parte dell'attuale comune di Amatrice, ricadente nella contea reatina, furono annesse al Regno di Sicilia e divise tra i vari baroni.
Verso gli inizi del XIII secolo, il Ducato di Spoleto passò sotto il controllo della chiesa ascolana e, indirettamente, dello stato pontificio. Cessione confermata e ratificata da Alessandro IV l’8 settembre 1256. Con il tempo il nome “Summata” scompare sostituito da quello di “Matrice”. Nel 1252 Amatrice e Castel Trione si assicurarono la protezione di Ascoli da cui ricevettero la cittadinanza. Che dovette durare presumibilmente fino al 1265, quando viene conquistata dal re Manfredi di Svevia.
Conquistato il Regno di Sicilia da Carlo I d’Angiò, nel 1269 costituì la “Montanea Aprutii” sottoposte ad un capitano, comprendente le terre montuose al di là dell’Aquila che oltre Amatrice comprendeva Accumuli, Montereale e Leonessa. Tenacemente avversa agli Angioni, Amatrice fu espugnata nel 1271 dal Vescovo di Cosenza, Bartolomeo Pignatelli per ordine di Carlo d'Angiò. Fortificatasi nuovamente non accettò le condizioni di pace ed il 15 settembre 1274, Amatrice fu espugnata di nuovo da Riccardo Belvedere.
Contemporaneamente si assiste alla scomparsa dei baroni e alla formazione, con a capo Amatrice, della “Universitas”, cioè del comune in territorio liberamente organizzato, relativamente autonomo dal potere centrale, che si governa tramite un parlamento.
Questi atti di ribellione, più che “rustici rebelles” come li definiva il Re nelle sue ordinanze, si possono definire come i moti precursori dei Vespri Siciliani iniziati a Palermo il 31 marzo 1282.
Quando Pietro III re di Aragona marito di costanza figlia di Re Manfredi di Svevia, mosse guerra a Carlo D’Angiò, Amatrice restò fedele ai D’Angiò. Questo le permise di aumentare di prestigio tanto che il diploma reale del 15 febbraio 1384 determinò che i castelli e i casali accomunati all’Amatrice erano precisamente quelli di: Roccatagliata, Villavaccara, Li Morelli, Cesacastina, Cervaro, Piano di Roseto, Nereto, Roseto e Padula. In questo periodo l'influenza della città si estende su un territorio molto più vasto dell'attuale: le appartengono infatti non solo il territorio di Campotosto e quello sino al confine di Cittareale, ma anche molti castelli e villaggi sul versante Teramano. Acquistata forza ed autonomia Amatrice, nei secoli XIV e XV Amatrice è in continua lotta con le città e i castelli circostanti, per questioni di confine e di prestigio. Sono rimasti famosi i conflitti con Norcia, Arquata, Cittareale e soprattutto con L'Aquila, per la conquista dei territori prossimi a Cittareale. Tradizionale alleata di Amatrice fu la città di Ascoli, mentre L'Aquila venne sostenuta da molti paesi dell'Abruzzo.
Gli Amatriciani presero parte, a fianco delle milizie comandate da Braccio Fortebraccio da Mentone, al lungo assedio dell'Aquila e alla battaglia finale del giugno 1424, che segnò la sconfitta di Braccio morto sul campo.
Nel 1466 Arquata e Norcia combatterono contro Amatrice e Accumoli. Queste nel 1467, insieme ad Ascoli, espugnarono la rocca di Arquata. In riconoscimento dell'aiuto fornito, il senato ascolano si rese garante verso i confederati della taglia loro imposta dal re di Napoli, a seguito della distruzione della rocca di Cittareale, durante le lunghe guerre di confine combattute.
Dopo la morte di Giovanna II, il Regno di Napoli fu rivoluzionato dalla guerra di successione durata dal 1435 al 1443. L’Abruzzo fu uno dei centri più importanti delle sanguinose lotte tra Renato d’Angiò e Alfonso d’Aragona. Mentre l’Aquila si schierò con gli Angioini, Amatrice difese la causa Aragonese, anche durante la guerra scoppiata in seguito alla congiura dei baroni del 1485 volta contro Ferdinando I d'Aragona.
Il sovrano Aragonese, sedata la rivolta, ricompensò Amatrice, concedendole il privilegio di battere moneta (i cosi detti “cavalli” di rame) con il motto “Fidelis Amatrix”, oltre la terra di Cittareale contesa da tempo tra l’Aquila e Amatrice.
Nelle lotte per il possesso dell'Italia meridionale tra Francesco I di Francia e Carlo V di Spagna, Amatrice parteggiò per il primo e nel 1528 si sollevò scacciando gli occupanti spagnoli. Tuttavia nel febbraio 1529, dopo un'eroica resistenza, ed il tradimento della armate al servizio degli Orsini, venne riconquistata e messa a ferro e a fuoco da Filiberto di Chalon, principe d’Orange e generale di Carlo V. In seguito la città fu ricostruita secondo una nuova pianta attribuita tradizionalmente a Cola Filotesio, artista ed architetto originario di questa terra.
Fino a questo momento la zona amatriciana non era mai stata sottoposta ad alcun feudatario. Per punire la sua ribellione, Carlo V diede lo Stato di Amatrice in feudo ad un suo capitano Alessandro Vitelli di Città di Castello. Dal 1538 al 1692 il possesso dell’Amatrice e del suo contado passò da Alessandro (morto a Citerna Perugina nel 1556) al figlio il Cardinale Vitellozzo Vitelli che lo cedette poi al fratello Giacomo (trucidato da Alfonso Piccolomini il 7 maggio 1582). Alla morte di Giacomo Vitelli, passò alla sua primogenita Beatrice (morta il 12 novembre 1605) che sposando Virginio Orsini, famiglia amica dei Giustiniani, portò in dote il feudo.
Dal 1582 al 1689 il feudo dell'Amatrice fu tenuto dagli Orsini, poi passò ai Medici fino al 1759, per poi tornare al Regno delle due Sicilie fino all'Unità d'Italia.
Virginio fu uomo d’armi e di rara cultura che accoppiò alla nobiltà di nascita gli studi di matematica, ma purtroppo amava vivere in pomposa grandezza tanto da tentare senza realizzare la vendita per 120.000 scudi del feudo dell’Amatrice a Margherita d’Austria duchessa di Parma. Generale della cavalleria straniera in Francia, fu spinto dal Re Enrico IV contro il Papa Clemente VII che lo scomunicò e lo sconfisse nel 1596, dove rimase ucciso durante il combattimento delle Grotte nella Marca d’Ancona e della sua testa ne fu fatto pubblico spettacolo a Roma. (vedi anche Gli Orsini di Mentana ad Amatrice 1648 di Aldo De Mei).
Il feudo dell’Amatrice passò al figlio di Virginio e Beatrice, Latino Orsini, quarto signore dell’Amatrice morto nel 1624, ed infine ad Alessandro Maria Orsini suo figlio che gli successe a soli tredici anni, ultimo Principe dell’Amatrice che si spense a 82 anni nel 1692. Alessandro Orsini sposò a 25 anni la romana Anna Maria Caffarelli. Ebbero un figlio Francesco Felice che morì quattro anni prima del padre.
E' proprio in questo periodo che ai banchieri Genovesi tra cui i Giustiniani, furono affidate le vendite di terre e villaggi Castigliani e i relativi titoli nobiliari Spagnoli che la monarchia effettuò massicciamente tra gli anni venti e trenta del XVII secolo (“Ayudas de costa” ) , molto attivi anche in questa zona.
Anche Alessandro Orsini è devoto alla casa di Spagna, mentre la moglie legata con vincoli di parentela a molte famiglie Romane è più favorevole alla politica del Papa e della Francia che mirava alla conquista del Regno di Napoli.
Il 17 ottobre 1639 sette anni dopo (nel 1632) un sisma di notevole intensità, un terremoto distrusse quasi completamente Amatrice e alcune sue ville tra cui Roccapassa  (villa citata anche in “Nuova e vera relatione del terribile e spaventoso terremoto successo nella città di Matrice e nel suo stato con patimento di Accumulo e luoghi vicini il 7 ottobre 1639” - Mappa dei Terrremoti vicino la frazione di Roccapassa dal 217 a.C. al 2002 - dal 2002 ad oggi). al disastro seguì poi un’epidemia di pestilenza che ne decimò la popolazione. Quell'epidemia fu chiamata “Calamitas Calamitatum”, che decimò non solo in Abruzzo, ma buona parte dell'Europa. Seconda in ordine di importanza alla "Peste Nera" che negli anni compresi tra il 1347 e il 1351, spazzò in Europa interi villaggi ridimensionando la popolazione da circa 90 a 60 milioni di abitanti. Alla peste nera seguirono altre infezioni, tali da provocare per oltre tre secoli, una situazione di peste a livello endemico. A questo terribile terremoti ne seguirono degli altri altrettanti disastrosi nel 1672, nel 1703 e nel 1730, che insieme a numerose vittime, procurarono gravi danni sia alla città che alle frazioni, molte delle quali vennero distrutte e non più ricostruite.
Nel luglio del 1647 scoppiata la rivolta di Masaniello a Napoli, anche Amatrice e le sue ville si sollevarono il 16 agosto 1647 contro gli Spagnoli e contro lo stesso Orsini che segretamente li appoggiava, ma visto il protrarsi della rivolta fu costretto poi a soffocarla con la forza.
Alessandro Orsini fu protagonista di un fatto di cronaca che fece molto scalpore a quei tempi. La notte del 15 marzo 1648 la Principessa Anna Maria Caffarelli Orsini fu barbaramente assassinata nel suo palazzo di Amatrice, il delitto fu nascosto per qualche giorno, ne fu accusato ed arrestato il marito che fu arrestato l’8 aprile mentre si recava a Roma dal Cardinale Albornoz ambasciatore del Re Filippo di Spagna.
In un primo momento Alessandro Orsini, da tempo amante della Contessa Mantovana Giulia Gorni Arrivabene dove vi soggiornava per parecchi mesi essendo anche la madre Maria Gonzaga, moglie del duca di Mantova, si accusò come mandante del delitto, ritrattando poi, confermando le accuse di tradimento contro la Principessa, la quale avrebbe cospirato contro la Spagna.
Mentre a Roma la vicenda era vivamente seguita dall’opinione pubblica per l’importanza delle due famiglie coinvolte, ben quattro Papi tra il 1648 ed il 1671 (Innocenzo X, Alessandro VII, Clemente IX e Clemente X), cercarono di evitare lo scandalo del processo, mentre lo stesso Principe aveva già scontato 24 anni di carcere anche molto duro in attesa di giudizio! Intorno al 1671 a 67 anni, il Principe Alessandro sposò in carcere Anna Elisabetta Grifaldi una popolana di tredici anni, nonostante l’opposizione del suo unico figlio avuto da Anna Maria Caffarelli, Francesco Felice Orsini.
Finalmente nel 1676 il Cardinale Camerlengo Altieri, ritenuto il giudizio di sua competenza condannò con sentenza del 27 ottobre 1677 il Principe a sette anni ulteriori di carcere. Dopo quindi ventinove anni di carcere di cui 24 preventivi, il Principe Alessandro tornò all’Amatrice verso la fine del 1683 a settantadue anni, ritrovando un feudo disgregato e mal amministrato da rissosi vassalli, infatti molte “ville”, avevano chiesto di vivere separate dall’Università dell’Amatrice con la facoltà di nominarsi in proprio i loro amministratori e governarsi a loro beneplacito. Nel 1683 un terzo delle “ville” si era separato dall’Amatrice, ventuno gli rimasero fedeli (tra cui Roccapassa, probabilmente già ritornata dopo il 1641 nell’orbita dell’Università).
Alessandro Orsini muore il 23 gennaio 1692 a 81 anni, essendogli premorto nel 1689 il suo unico figlio Francesco Felice marchese di Pernè si estinse il ramo e il feudo di Amatrice passò ai Medici di Firenze, tramite la Granduchessa Vittoria di Toscana, che oltre ad essere lontana parente dei Vitelli e degli Orsini, vantava dei crediti sullo stesso. Il comune dell’Amatrice rimase ai Medici dal 1693 al 1759 (In una pianta del feudo mediceo dell’Amatrice tratta da una raccolta del 1694 conservata nella Camera della Sommaria furono ben delimitati i confini dell’Amatrice, nella cui pianta apparivano le sue “ville” tra cui Roccapassa).
Nel 1759 il feudo di Amatrice entrò a far parte dei domini personali del re di Napoli. Nello stesso anno, divenuto Re di Spagna Don Carlos di Borbone col nome di Carlo III, sale al regno di Napoli il terzogenito Fedinando IV. Lo stesso per fronteggiare l’invasione Francese forme delle truppe locali volontarie, le così dette “masse”, che nel 1798, al comando del generale Salomone, ricacciarono le truppe francesi che tentarono di penetrare nel Regno di Napoli dal lato di Accumuli e Leonessa, ma nulla poi poterono con la caduta di Cittaducale e dell’Aquila. L’Amatrice entrò a far parte della “Repubblica Napolitana” con decreto del 9 febbraio 1799. Ma pochi mesi dopo, nel giugno dello stesso anno l’Amatrice ritornò sotto il controllo di Ferdinando IV di Napoli.
Con la Rivoluzione Francese, il territorio dell'Amatrice passa sotto il Regno di Giacchino Murat, nominato nel 1808 re di Napoli da Napoleone, dopo che il trono sottratto ai Borboni si era reso vacante per la nomina di Giuseppe Bonaparte a re di Spagna. A Napoli il nuovo re, ormai noto come "Gioacchino Napoleone", fu ben accolto dalla popolazione, che ne apprezzava la bella presenza, il carattere sanguigno, il coraggio fisico, il gusto dello spettacolo e alcuni tentativi di porre riparo alla sua miseria, ma venne invece detestato dal clero. Una sua disposizione successiva del 3 giugno 1810, stabiliva che senza riportarsi al passato e senza tener conto delle precedenti convenzioni o transazioni tutte indistintamente le “ville” dell’Amatrice dovevano costituire un corpo unico con la città sotto la denominazione di Comune dell’Amatrice costituito da un Sindaco e da una rappresentanza decurionale.
Sul finire di questo secolo e per quasi tutto il successivo fino all’Unità d’Italia, sia durante i Regni di Giuseppe Bonaparte e Giacchino Murat, sia con la restaurazione del Congresso di Vienna del 1815, quando l’Amatrice e le sue “ville” tornano ai Borboni, il territorio amatriciano, con l’asperità del suo territorio, fu interessato dal fenomeno del “brigantaggio”, a sfondo politico sociale. Genti e personaggi di queste vicende sono ancora presenti nei ricordi popolari.
Nella suddivisione amministrativa Borbonica il territorio dell'Amatrice era inserito nell'Abruzzo Ulteriore poi suddiviso in Ulteriore II o Secondo Abruzzo Ultra di cui il territorio Amatriciano e Abruzzo Ulteriore I. Al livello immediatamente successivo alla provincia c'erano i distretti che, a loro volta, erano suddivisi in circondari (quello dell'Aquila istituito nel 1806 comprendeva anche Amatrice). I circondari erano costituiti dai comuni, l'unità di base della struttura politico-amministrativa dello Stato moderno, ai quali potevano far capo le ville come quella dell'Amatice.
Negli ultimi decenni che precedettero l'unità d'Italia, molti amatriciani presero parte attiva ai vari moti rivoluzionari (1814, 1820-21, 1831, 1848-49, 1860); tra tutti spicca la figura dell'insigne patriota Pier Silvestro Leopardi.
Nel 1860 con la conquista Garibaldina "dei mille" e l'invasione dei Piemontesi in Abruzzo vengono cacciati i Borboni dal mezzogiorno, con il plebiscito del 21 ottobre 1860, il Regno delle due Sicilie entrava a far parte del Regno d'Italia proclamato il 17 marzo 1861.
Con l'unità, Amatrice fu inserita nell'Abruzzo Aquilano e solo nel 1927, con la creazione della provincia di Rieti, la città entrò a far parte della Regione Lazio di cui fa parte attualmente.
Per terminare una piccola curiosità (vedi anche in fondo a questo link). Un episodio alquanto "strano" accadde il 18 aprile 1988, la salma del Santo Celestino V fu trafugata dalla Basilica di Collemaggio, all'Aquila, e poi ritrovata due giorni dopo,in un loculo del cimitero di Roccapassa, balzando alla cronaca su tutti i quotidiani nazionali.

cittadini Roccapassa
I possessori di beni a Roccapassa nel 1755

Lo storico Nicola Lupacchiotti dell’Amatrice, nelle aggiunte alla vita di Camillo Orsini di Giuseppe Orologi stampate a Bracciano nel 1669, descrive l’Amatrice e il suo stato. Tra le maggiori ville del contato segnala Scai con la Chiesa e il Monastero delle Benedettini di Santa Caterina e la Chiesa di S. Paolo dei Conventuali di Roccapassa (sulla presenza dei Frati Francescani nel territorio di Roccapassa, seganalo l'interessante lavoro di Paola Cerella, sulle Fabbriche francescane nelle Provincie di Campobasso, Chieti ed Isernia , dove si nomina anche la Custodia Regni della Provincia umbra di San Francesco, cosiddetta poiché raggruppava territori che facevano politicamente parte del Regno di Napoli, contemplava in terra abruzzese gli insediamenti di Amatrice, Accumoli, Cittareale, Leonessa, Posta, Borbona, Scai e Roccapassa).
Affinché il Convento non fosse lasciato ancora in completo abbandono il Consiglio dell’Università dell’Amatrice, nella pubblica adunanza del 12 settembre 1568, decise di concedere la cura ed il governo del Convento di S. Paolo, con tutte le sue rendite, ai frati del Monastero di S. Francesco di Amatrice che il 6 ottobre dello stesso anno, dopo aver redatto l’inventario degli immobili, mobili e suppellettili, ne presero regolare possesso.

Alcune note sull'ordine religioso dei Chiarini o Clareni
Ordine religioso dei Chiarini o Clareni, derivato dalla regola francescana, fu fondato dai seguaci del beato Angelo Clareno ed appartenuti ai cosiddetti frati spirituali, uno dei due ordini nei quali si scisse quello francescano all'indomani della morte del suo fondatore. I Clareni praticavano la stretta osservanza del voto di povertà, secondo una rigida interpretazione della Regola non bollata redatta da San Francesco ed approvata oralmente da Innocenzo III (« Voglio che siate tenuti ad obbedire solamente a me ed a Fra Liberato, come a me stesso; a lui concedo che possa ricevere tutti coloro che volessero ab- bracciare la penitenza e la vita che avete promessa, sforzandovi di osservare la vostra Regola e, se è possibile, anche il testamento del B. Francesco ».)
La loro pratica religiosa era caratterizzata da un severo ascetismo e da una vita eremitica e mendicante, condotta in piccole comunità isolate, raccolte in diversi piccoli conventi detti romitori, sparsi soprattutto sull'Appennino Umbro-marchigiano. Erano sostanzialmente degli eremiti (Furono detti anche "Poveri Eremiti"),vivevano del proprio lavoro in conventini (di proprietà altri) di tre o quattro individui (tra essi vi erano pochi sacerdoti) secondo i dettami della Regola e del Testamento di S. Francesco. Sopravvissero esclusivamente grazie alla elemosine e alla protezione delle vicine popolazioni ai quali erano legati spesso da legami di devozione. Papa Celestino V concesse loro l'autorizzazione alla interpretazione in senso radicale della originale regola francescana e nel 1290 si recarono in Asia Minore come missionari ma negli anni successivi furono vittime dei processi di repressione condotti dalla Chiesa nei confronti del cosiddetto movimento dei fraticelli e molti di loro dovettero riparare in Grecia per sfuggire alla Inquisizione.
Fino al 1475 erano Pentienti di vita comunitaria di obbedienza vescovile (con regola del Terz'Ordine di S. Francesco). Solo in seguito sono passati con un proprio vicario sotto l'obbedienza del ministro generale dei frati minori ed hanno quindi adottato la regola di S. Francesco. Nel 1570 i frati superstiti dell'ordine furono costretti a confluire nell'Ordine dei Minori Osservanti e ad abbandonare i loro romitori, divenuti ormai troppo insicuri anche a causa dei fenomeni di brigantaggio, violenza, saccheggio e ruberia che nel cinquecento presero a sconvolgere i territori della marca pontificia.
Nei catasti del 1749, del 1755 e in uno di data anteriore conservati nell’Archivio di Stato dell’Aquila, sono notati molti beni di proprietà della Chiesa di S. Maria e della Confraternita del SS. Sacramento.


Roccapassa e i Giustiniani di Genova

Un intreccio di interessi tra Francia e Spagna si è consumato in questi luoghi. Lo stesso intreccio che ha anche caratterizzato lo storia di Genova e dei Giustiniani in quel periodo.
I Giustiniani sono presenti nel territorio dell'Amatrice dal XVI secolo, in particolare nella frazione di Roccapassa visse Giustiniano Giustiniani, morto nel 1730 di provenienza incerta, ma appartenente alla potente famiglia genovese.
la mia fotoDa un vecchio documento di famiglia datato 1899 ho ritrovato una parziale conferimento relativo alla Gran Croce di Giustizia dell'Ordine di San Giovanni d'Acri e San Tommaso, di origine Bizantina Frigia Amoriense a Don Antonio Giustiniani di Roccapassa dei Giustiniani di Genova Principi di Chios come regalo di nozze. Il documento è supportato dal ben noto stemma dei Giustiniani di Genova con la concessione del capo d'Amorio, come riportato qui a sinistra.
Da una più attenta ricerca presso l’Archivio di Stato dell’Aquila (di cui Amatrice faceva parte della provincia fino al 1923) condotta nel fondo "catasti", e precisamente nei volumi relativi all'Università di Amatrice e delle sue Ville, sono emersi documenti riguardanti i Giustiniani. Nei catasti onciari, volume catastale n°138/230, (compilato nell’anno 1749 e completato fino al dicembre 1762), tra le varie ditte (persone cui sono intestati i beni) appartenenti a Villa Cornelle sono presenti i nomi di Biaggio Giustiniani (cc. 223r - 224r), di anni 65 inabile con i figli Bernardino, il figlio di lui Giovanni, Domenico Antonio, Andrea e Don Marco (scansione 11-12-13). Michele Giustiniani (cc. 228r - 229r) di anni 28 bracciante con i figli Bartolomeo e Barbara e don Marco Giustiniani (cc. 232r - 233r) figlio del suindicato Biaggio.Nello stesso volume, sec. XVIII, tra i possessori di beni di Roccapassa è presente il nome di Carlo Iustiniani (cc. 257r - 259r) di anni 61 (al 1749 quindi nato nel 1688) bracciante, con la moglie Rosa di anni 56, con i figli Angelo (bracciante) di anni 25, Giovanni (chierico) di anni 19 e Caterina di anni 28; possessore di beni per un totale di oncie 65,9 tra i maggiori possidenti della Villa.
Tra i possessori di beni a Roccapassa sono citati nel 1755: Andrea de Francesco, Antonio di Gianfrancesco, Bernardino di Francesco, Bernardino di Francesco da Fano, Bernardino di Giansante, Biase di Lorenzo, Candeloro di Sabatino, Carlo Iustiniani, Domenico Giovannini, Feliciangelo d’Antonio, Giampaolo Dragone, Giampietro di Giampietro, Luca Dragone, Marco Nobile, Natalizio di Pietro e Paolo D’Antonio.

Sempre nel volume dei catasti onciari 138/230 sono registrati per Roccapassa un elenco di possessori di beni. Tali possessori rappresentano la totalità dei cittadini registrati nella Villa della Roccapassa e dei loro relativi famigliari. Nello schema i soggetti, le once di beni posseduti (immobili, beni mobili, censi e animali al netto dei pesi), la qualifica riportata in catasto, l’età (presumibilmente al 1749, nascita tenendo conto dell’età al 1749) e famigliari a carico. Il totale degli abitanti possessori e dei loro famigliari è di 20+62 per 82 persone.

possessori di beni a Roccapassa

E' importante ricordare che due Giustiniani di Roccapassa pagarono con la vita l’occupazione tedesca nella seconda guerra mondiale. Antonio, perì alle Fosse Ardeatine e Attilio a Roccapassa, freddato dai tedeschi mentre lavora in un campo, durante un rastrellamento.
Della curiosa vicenda dei Giustiniani di Roccapassa anche un articolo di Andrea Liparoto de "Il Messaggero" di Roma del 10 febbraio 2005
I Giustiniani a Roccapassa: dogi, vescovi, scrittori e martiri

Se vuoi sapere di più sulla famiglia Giustiniani vai alla mia homepage (Storia della famiglia Giustiniani)

fontanile Rocca Passa Valle del Picente veduta da  Rocca Passa
Foto e descrizione di Pietro Pittalis:
A destra il "fontanile" dove un tempo venivano a lavare il bucato tutte le donne di Roccapassa, quando con con un canovaccio formavano una corona per mettere sulla loro testa loro conche di rame piene 'acqua o i loro cesti pieni di bucato da lavare od appena lavato. Venivano durante tutto il giorno a prendere acqua e/o lavare e camminavano, con la schiena dritta ed il collo immobile, con le braccia allargate per meglio mantenere in equilibrio del, peso sulla testa, a volte sembrava volessero prendere il volo, sulla strada sconnessa, muovendo con grazia i loro larghi fianchi materni, facevano ondeggiare le ampie gonne spesso a piegoni. Così, alla stessa Fonte, ho osservato anche tutti gli animali quali buoi cavalli, muli e somari, che venivano ad abbeverarsi accompagnati dai vari proprietari in ritorno dal lavoro nei campi. Alcuni con in groppa una soma di carico e chi invece con in sella il proprietario. Il Fontanile, meglio detto dai Roccani "La Fonte" è sempre stato ed ha rappresentato il centro di Roccapassa era ed è ancora oggi il crocivia per chi sale o scende dalla via del Fiume o anche per chi dovendo continuare a salire per andare su in cima alla chiesa del paese o per la Via che porta ancora oggi a Scai.Allo stesso crocevia della Fonte dovevano passare anche tutti coloro chi si recavano in direzione opposta, per i così detti Guajeri, ovvero verso la fonte Solfurea.
A sinistra la magnifica Vallata della Via Picente, ovvero la provinciale che dal paese di Aringo, frazione di Montereale, porta ad Amatrice, questa valle si estende lungo il percorso del fiumiciattolo che attraversando Roccapassa arriva al vecchio Molino per proseguire poi fino alla foce situata nel paese di San Benedetto, frazione di Amatrice, e quindi al Lago Scandarello

Roccapassa - inquadramento geografico

Roccapassa è immersa nel parco Parco nazionale dei monti della Laga e del Gran Sasso. A nord-est scorre il Rio Scandarello che alimenta il Lago omonimo.
La zona è ricca d’acqua: nella valle sgorgano numerose sorgenti e scorrono numerosi torrenti, quali il Mozzano, il Mondragone, il Rio Piano, uno dei quali, verosimilmente il Fosso Selva delle Conche è ritenuto la vera sorgente del fiume Aterno che passa all'Aquila, poi, nei pressi di Popoli, preso il nome di Pescara sfocia nell’Adriatico appunto presso quel capoluogo il Tronto. Sempre vicino ad Aringo, il Tronto, che sul versante opposto, volge verso Amatrice e poi passato Ascoli Piceno, sfocia sempre nell’Adriatico, nei pressi di S. Benedetto del Tronto.
La morfologia della zona è caratterizzata dall’assenza di pietra calcarea ed è invece per la maggior parte di arenaria. La vegetazione è verde per la maggior parte dell'anno e dai circa 850 metri s.l.m, in su, presenta numerosi boschi di castagno.
Il territorio è percorso in parte dal Rio Scandarello che nasce dal Colle Paro (m 1127). Sbarrato a m 868, in località La Conca, forma il lago di Scandarello lungo 3500 m, largo 700. E' un affluente di sinistra del fiume Tronto al Ponte Scandarello ed è in parte costeggiato dalla strada Configno-Aringo.
Il lago di Scandarello è un bacino idroelettrico realizzato negli anni "30". È il terzo lago artificiale del Reatino. Lo si trova a valle della via Salaria presso Amatrice, all'estremo nord della Provincia di Rieti. Vi conferisce le proprie acque un torrente. È il Rio Scandarello che nasce col nome di Fosse delle Cese, poi Fosso di Basciano, a quota 1.105 metri presso Colle Paro coordinate 33TUH561 130 I.G.M. tavoletta 1:25.000. Il torrente tocca le località di S. Lucia, Roccapassa, Configno e Lago Scandarello con un percorso di Km. 17.
Queste sono le sue misure:
Perimetro max: 10 Km circa. Profondità max: 41 metri circa. Altitudine: 872 s.l.m. Capacità max: Mc 12 milioni circa. L’altezza della diga sulle fondazioni è nel punto massimo di55,5 metri, il coronamento 200 metri.
Fauna ittica: Carpe, tinche, coregoni, persici, lucci e arborelle. Avifauna: Anatidi. La vegetazione ripariale: Roverelle, cerri, ontani e salici. Il fondo geologico è costituito da rocce arenarie.
Come arrivare
Costa ovest: dalla Salaria prendere il bivio per Amatrice, dopo circa 500 metri voltare a desta per l'abitato di La Conca, sulla riva del lago. Costa est: uscire da Amatrice sulla starda che conduce a Montereale. Dopo circa 4 Km si prende, sulla destra, la strada che porta a Colli, oppure dopo circa 6 Km quella che conduce a San Benedetto; da entrambi i paesi il lago è raggiungibile con circa 20 minuti di cammino.
Oltre alla frazione di Roccapassa e la sua Chiesa, facilmente raggiungibili a piedi: carrarecce, piste forestali, mulattiere e sentieri forma un reticolo fitto utilizzabile per escursioni e trekking.

Parco nazionale dei monti della Laga e del Gran Sasso

Istituito nel 1991 (Legge n. 394/91), ha una superficie di Ha 206925.
Il parco è stato istituito per la conservazione di specie animali e vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotipi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici e di equilibri ecologici.
Il vastissimo parco occupa terreni appartenenti in varia misura alle Regioni Lazio, Marche ed Abruzzo.
In tutta l'area, mancandovi od essendovi presenti in minima misura tutte le cosiddette opere di valorizzazione ambientale ovvero di selvaggio sfruttamento turistico, l'ambiente è rimasto nella sua quasi totalità ben conservato. Vi sono zone che non vedono la presenza umana da tempo immemorabile, cosa che ha permesso lo svilupparsi di una rigogliosa vegetazione e la vita di una fauna di primario valore.

Nella zona compresa nel Reatino nei dintorni di Roccapassa, è aspra e prevalentemente montuosa. Spicca il M. Gorzano (m. 2458) risultando il monte più alto del Lazio, è costituito essenzialmente da rocce arenarie ascrivibili al Pliocene.
Le arenarie sono costituite da minuscoli granelli di sabbia depositati e cementati attraverso il tempo. Tali rocce di origine sedimentaria si presentano in strati di spessore variabile, anche di diversi metri. La natura arenacea dei terreni permette lo sviluppo rigoglioso di specie silicicole. Il cerro (Quercus cerris) è poi particolarmente esteso fino a oltre 1.000 metri per poi essere sostituito dai faggi. Ben presenti e particolarmente visibili per contrasto di colore durante il periodo invernale, sono le estese pinete di Pino Nero frutto dell'aiuto dell'uomo alla natura.
Le faggete si spingono fino ai 1.800 metri di altezza cedendo poi alle praterie molto estese e appariscenti che rivestono le zone cacuminali. Su questi pascoli ricchi di specie erbacee è ospitata ancora un’attività pastorale che costituisce talora l’unica attività antropica a quelle altezze. La parte Reatina e Teramana del parco è particolarmente ricca di acque che formano numerose cascate.
Numerosi i bacini lacustri. Tra quelli artificiali, risalenti agli anni 30 citeremo il bacino dello Scandarello (Prov. Di Rieti) e il vastissimo lago di Campotosto situato a quota 1313 mt. Frequenti e di altissimo valore naturalistico-ambientale sono alcuni laghetti naturali come il lago Secco (quota 1548) e il lago della Selva (quota 1496) situati nel versante reatino del Pizzo di Sevo.
La Flora è costituita da piccoli campi e agli ampi pascoli si alternano vastissime aree boscate in preponderanza costituite da cerro. In gruppi sporadici sono presenti i pioppi, maggiociondoli, aceri, tassi e frassini. Alle quote più elevate, oltre al pino nero riunito in formazione di origine artificiale, è presente il faggio governato a ceduo. Oltre le faggete iniziano le formazioni erbacee punteggiate dalle fioriture delle sassifraghe, viole, genziane e orchidee.
Gli ambienti poco frequentati dall'uomo hanno permesso la conservazione e la vita di una fauna ancora oggi particolarmente ricca. Non è raro l'avvistamento del lupo, solitario predatore di queste montagne. Ma sono frequenti altri predatori quali volpi, fame, donnole, martore, puzzole.
Particolarmente numerosi sono i cinghiali, le lepri e i tassi. Nei torrenti dalle acque limpide è stata segnalata anche la lontra. La fauna arboricola comprende ghiri, scoiattoli, moscardini e arvicole. Varia è la presenza di rapaci. Fra quelli notturni si segnala il gufo, l'allocco, il barbagianni, la civetta. Fra i diurni l'astore e la poiana, anche l'aquila è stata più volte avvistata. Fra gli altri uccelli si ricorda la coturnice, il cuculo, il picchio.
Fra gli ofidi particolarmente importante è la vipera dell'Orsini, la meno pericolosa per l'uomo. E' un rettile di lunghezza compresa fra i 40 e i 50 cm. la cui diffusione è limitata a poche zone dell'Italia centrale.


CURIOSITA': Anche un Papa è passato per Roccapassa ....

Un episodio alquanto "strano" accadde il 18 aprile 1988, la salma del Santo Celestino V fu trafugata dalla Basilica di Collemaggio, all'Aquila, e poi ritrovata due giorni dopo,in un loculo del cimitero di Rocca Passa, balzando alla cronaca su tutti i quotidiani nazionali.

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La vicenda si intreccia sulla rivalutazione storica di Celestino V, sia per il mistero che circonda il suo paese d'origine (Isernia?) sia per un misterioso episodio che è stato rivelato alla stampa da Padre Quirino Salomone.

Dopo il ritrovamento della salma fu eseguita una TAC sotto l'autorizzazione di Città del Vaticano, e il portavoce della Santa Sede non lo aveva mai reso pubblico. La Tac eseguita sul cranio del Santo, rivela un foro perfettamente circolare provocato quasi sicuramente da un chiodo conficcato in testa da misteriosi sicari. Tutto ciò accaduto mentre l'Eremita da Morrone si trovava al Castello di Fumone, lì rinchiuso da Bonifacio VIII.
Il punto di vista della Chiesa, fanno trapelare alla Congregazione per le Casue dei santi in Vaticano, è che ciò non fa cambiare assolutamente nulla: Celestino V fu canonizzato il 5 maggio 1313, quindi da ben 685 anni è venerato per la sua santità in tutta la Chiesa.
Gli atti ufficiali dell'epoca però registrano che il 19 maggio 1926, fu trovato morto nel Castello di Fumone, deceduto per cause naturali, ma della notizia del foro nel cranio, che quindi tanto originale non è, se ne parla già dal '500, come riporta anche l'Abate Giuseppe Celidonio nel suo volume dal titolo "San PIetro del Morrone - Celestino V" ristampato nel 1954.

centro studi e ricerche Celestino V

lapide commemmorativa
La lapide commemmorativa posta sul cimitero di Roccapassa (sulla Via Picena direzione Montereale) del passaggio di Celestino V


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La storia dei Giustiniani di Genova da Genova a Roma, la collezione dei grandi mecenati, la vicenda giudiziaria dell’eredità del Marchese Vincenzo I Giustiniani.
 Il sito ufficiale del Comune di Amatrice
Un sito non ufficiale su Amatrice, ricco di storia e di itinerari nella zona.
Il sito ufficiale del Parco Nazionale d'Abruzzo e dei monti della Laga
Il sito ufficiale della provincia di Rieti sul Parco Nazionale d'Abruzzo e dei monti della Laga e il Lago di Scandarello
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