GIOVANNI GIUSTINIANI LONGO

Giovanni Giustiniani LongoGiovanni Giustiniani Longo (Ιωάννης Λόνγος Ιουστινιάνης, Iōánnēs Lóngos Ioustiniánēs; Ioannes Iustinianus Longus), figlio di Bartolomeo di Antonio “miles”, nacque, presumibilmente a Genova, intorno al 1418 da uno dei due matrimoni del padre, il primo con Novellina di Raffaele Giustiniani Arangio, il secondo con Eleonora di Valerano Spinola. Secondo l’iter di formazione classico delle grandi famiglie mercantili genovesi, svolse il suo apprendistato tra la Liguria e il cosmopolita impero commerciale genovese che nel Levante faceva perno sulle colonie di Chio, Pera e Caffa. Privo di scrupoli nella condotta dei propri affari economici, Giovanni appoggiò la fazione dei Fregoso che prese il potere nel gennaio 1447 e sposò Clemenza sorella del futuro doge Pietro Fregoso. Ebbe diversi incarichi ufficiali per conto di Genova nel levante, anche per azioni di pirateria in cui dimostrò ben presto di eccellere. Quando il giovane sultano Mohamed II inizia ad armarsi per cingere d’assedio la capitale bizantina, Pietro Fregoso invia Giovanni a Costantinopoli con due navi armate cariche di grano dove vi sbarca il 26 gennaio 1453. Su richiesta dell’imperatore Costantino XI, e forse dietro promessa della concessione dell’isola di Lemno come possedimento personale, assume il comando della difesa della città. Il carattere del genovese, giovane e impetuoso, si andò a scontrare con il Megaduca bizantino Luca Notaras, anch’egli a difesa della città, e tradizionalmente avverso ai latini: secondo le fonti, infatti, Giovanni richiese al Megaduca un cannone da posizionare sulle mura, per rispondere al fuoco dei turchi; alla risposta negativa del bizantino, Giovanni rispose: “Chi mi trattiene, o traditore, dall’ucciderti con la mia spada?”.
Alla testa di poche migliaia di armati dalle provenienze più disparate - greci, genovesi, veneziani, cretesi, catalani, perfino turchi - fu per quasi due mesi l’anima della difesa contro le preponderanti forze navali e di terra del sultano, giunto dinanzi a Costantinopoli il 4 aprile con un esercito tra le 200.000 e le 400.000 unità. Come attestato da tutti i testimoni dell’assedio, comprese le fonti turche, fu il Giovanni, non l’imperatore bizantino, l’unico vero antagonista del sultano che cercò vanamente di corromperlo, grazie alla propria esperienza militare e al proprio personale carisma. Ferito nella notte del 29 maggio (La battaglia di Costantinopoli ) fu portato verso la sua nave in cerca di un medico, quando i turchi aprirono una breccia proprio in prossimità della porta di S. Romano. L’elogio funebre di Giovanni Longo Giustiniani fu fatto da Maometto II che disse di lui che da solo valeva più dell’intera flotta greca.
È universalmente noto che Giovanni Giustiniani lasciò il posto, o fu portato via dai suoi, a seguito di una o più ferite mortali: sappiamo infatti che morì proprio a causa di queste pochi giorni dopo poco più che trentenne a Chios. La natura esatta della sua ferita, o delle sue ferite, è purtroppo sconosciuta, ciò non tanto perché le fonti non ne parlino, ma per l’esatto contrario, vi è una sovrabbondanza di testimonianze sulla ferita fatale, che solo parzialmente combaciano tra loro. La maggior parte di queste fonti parlano solo genericamente di ferite, spesso senza specificarne la natura o in che parte del corpo (in altri casi, specificano solo una delle due cose). Solo due fonti non citano per niente la ferita come causa della sua fuga: Niccolò Barbaro e Antonio Ivani. In questi due casi, la testimonianza potrebbe essere falsata, per volontario discredito verso il genovese (entrambi gli autori sono infatti veneziani). Leonardo di Chio, la “Cronaca Altinate” e un commento a margine del diario di Niccolò Barbaro, scritto da una seconda mano, parlano espressamente di una ferita da freccia. Leonardo riporta che Giustiniani fu ferito sotto l’ascella, mentre la “Cronaca Altinate” riferisce di una ferita alla mandibola. Il commento a Barbaro non descrive dove il capitano rimase ferito. Per questi cronachisti, Giustiniani fuggì poiché preso dalla paura, dopo aver visto il sangue sgorgare copioso dalla sua ferita. Lo Pseudo-Sfranze riporta la ritirata per lo stesso motivo, anche se è l’unico a parlare di una qualche ferita alle gambe, e nello specifico al piede destro. Altre fonti parlano di una ferita causata da un proiettile di arma da fuoco. Ubertino Pusculo parla di una ferita al braccio, mentre Eparkhos e Diplovatatzes riferiscono soltanto di una generica ferita da arma da fuoco. Jacopo Tetaldo riferisce di una ferita in una parte imprecisata del corpo causata da una colubrina. Giustiniani in questo caso si allontana dal campo per cercare un medico, ma apparentemente senza mettere nessuno al suo posto e senza avvisare i suoi. Questi, presi dal panico credendo che Giustiniani fosse scappato, abbandonarono i loro posti. La testimonianza più interessante in tal senso, dove è ripreso anche l’allontanamento per cercare un medico, è forse quella di Nestor-Iskander, che gli studi più recenti vorrebbero tra i testimoni oculari dell’assedio. Insieme a Sagundino, Nestor-Iskander è l’unico che parla in modo esplicito di due ferite. Un primo colpo di colubrina avrebbe colpito Giustiniani sul pettorale dell’armatura, fracassandogli lo sterno e facendolo cadere a terra. I suoi dovettero accompagnarlo presso la sua abitazione per farlo curare. Qui perse i sensi appena tentarono di sistemare la ferita. Riavutosi, Giustiniani avrebbe ordinato di essere di nuovo portato sul campo di battaglia, dove però sarebbe stato colpito da un secondo proiettile, alla spalla destra. Con il secondo colpo “cadde a terra come morto”, e fu infine portato via dai suoi, causando la fuga dei suoi uomini. Infine, Cristoforo Riccherio menziona una sola ferita, e alla schiena, ma unico tra tutti racconta di un caso di sfortunato fuoco amico. Anche in questo caso, Giustiniani si sarebbe allontanato per cercare un medico, però ponendo uno dei suoi al comando della difesa. La concordanza tra le fonti sembra essere solo su una grave ferita al corpo inferta da distanza e non durante un combattimento corpo a corpo, ferita che avrebbe causato l’allontanamento dal campo di battaglia. Sembra realistico ipotizzare che dopo aver subito una prima grave ferita, alla parte alta del corpo (braccio, spalla, petto), Giustiniani abbia deciso di allontanarsi dal campo di battaglia per cercare un medico. Se la ferita fosse stata debilitante, non avrebbe potuto proseguire lo scontro. Non è improbabile che il genovese sia quindi tornato sul campo di battaglia, ma solo per assistere al crollo definitivo della difesa, causato anche dal suo allontanamento, e per ricevere forse una seconda ferita. A questo punto, avrebbe definitivamente abbandonato il suo posto per lasciare la città. Per quanto la scelta sia stata dettata probabilmente sia dalla situazione della battaglia che dalle condizioni fisiche di Giustiniani, la scelta del capitano genovese di abbandonare il campo ha offuscato in modo indelebile il coraggio e la determinazione mostrati per tutti i giorni dell’assedio. (Fonte: CAPRIOLI M. Gli ultimi difensori. La morte di Costantino XI e Giovanni Giustiniani Longo).
Fu facile per i detrattori dei genovesi, in particolare i veneziani, ma anche per quanti erano intenzionati a difendere a posteriori il proprio operato, come il podestà di Pera Angelo Giovanni Lomellino, imputare a Giovanni Longo la colpa della ritirata dei difensori e della conquista turca di Costantinopoli. Sfuggita al blocco turco, come le altre imbarcazioni dei Latini, grazie alla confusione provocata dall’inizio del saccheggio, la nave del Giovanni giunse a Chio il 10 giugno dove vi morì pochi giorni dopo per i postumi delle ferite riportate a Costantinopoli e fu sepolto nella chiesa di S. Maria dei domenicani, oggi perduta con il terremoto del 1881 dove poi fu sopra fu ricostruita la moschea di Bairakli oggi in rovina. Gli storici quindi si dividono in quelli che lo accusano di codardia e quelli che difendono il suo operato; a me piace considerare una “terza via”, sicuramente meno scientifica ma più romantica, che vede un giovane genovese, ferito e spaventato dalla vista del suo sangue, desideroso di partire per rivedere un’ultima volta la sua Genova, la sua giovane sposa, il suo mare, i suoi monti. Nonostante che la figura ancora resti controversa per questa repentina non spiegabile fuga, Giovanni Giustiniani Longo è ancora oggi considerato un eroe dell'ellenismo ed a lui sono dedicate strade e scuole in tutta la Grecia. La fermezza eroica dei restanti difensori, comandati dal balì veneziano Gerolamo Minotto, non bastarono a fermare l’assalto.
Costantinopoli fu saccheggiata per tre giorni, i maggiorenti della città furono tutti decapitati tra di essi Maurizio Cattaneo e Girolamo Minotto. Altri genovesi parteciparono alla difesa tra essi citiamo: Antonio Bocciardo, Gerolamo Interiano, Lodisio Gattiluso, Francesco Salvatici, Leonardo di Langasco, Giovanni del Carretto e Giovanni De Fornari.
Heronimo Giustiniani riporta il testo della sua lapide sepolcrale nella Chiesa dei Domenicani: «Hic jacet Ionnes Justinianus, inclytus vir, ac patricius Genuensis Sciique Monensis, qui in Costantinopolis expugnatone a principe Turcarum Meemet, serenissimi Constantini Orientalium ultimi christianorum imperatoris magnanimus dux, alectus vulnereaccepto interit. Anno a partu Virgiinis M.CCC.LIII.VII Kalend. Augusti» ( «Qui giace Giovanni Giustiniani, nobiluomo e patrizio genovese della maona di Chio, nominato grande comandante dal serenissimo imperatore Costantino, ultimo degli imperatori cristiani orientali, durante l'espugnazione di Costantinopoli per opera di Mehemet, sultano dei turchi, morì per una ferita ricevuta nell'anno 1453 il I di agosto»). 

Il Cronachista Leonardo (Giustiniani) da Chio, testimone oculare agli eventi riporta i momenti della conquista di Costantinopoli e delle vicende di Giovanni Longo, nella sua Epistula de urbis Costantinopoleos captivitate

Fonti riguardanti Giovanni Giustiniani ed il ramo Giustiniani-Longo (compresi alcuni romanzi storici):
- Archivio Storico del Comune di Genova, Manoscritti, 364 sec. XVII «Miscellanea storica genovese [tra cui:] Copie di docc. riguardanti i Giustiniani Lunghi. (vol., cart., mm 315x215, cc. 8 n.n., cc. 590)
- Archivio Storico di Genova pandetta 43 Nobiltà: LONGHI, ( vedi GIUSTINIANO - UGHETTI - LONGHI) MANOSCRITTI numero 495 pagina o carta 193 note e anno ALBERO GENEALOGICO
- Archivio Storico di Genova pandetta 43 Nobiltà: LONGHI, (vedi GIUSTINIANI olim LONGHI) MANOSCRITTI numero 494 pagina o carta 45 note e anno ALBERO GENEALOGICO
- Archivio Storico di Genova pandetta 43 Nobiltà: LONGO - LONGHETTO, (vedi GIUSTINIANO -LONGO - LONGHETTO) MANOSCRITTI numero 495 pagina o carta 324 note e anno ALBERO GENEALOGICO
- Archivio Storico di Genova pandetta 43 Nobiltà: UGHETTI, (vedi GIUSTINIANO - UGHETTI - LONGHI) MANOSCRITTI numero 495 pagina o carta 193 note e anno ALBERO GENEALOGICO
- Archivio Storico di Genova: pandetta 43 Nobiltà LONGHI - GIUSTINIANI MANOSCRITTI 521 pagina o carta 1159
- Archivio Storico di Genova: pandetta 43 Nobiltà “GIUSTINIANI olim LONGHI” MANOSCRITTI numero 494 pagina o carta 45 note e anno ALBERO GENEALOGICO
- Archivio Storico di Genova: pandetta 43 Nobiltà “GIUSTINIANO - LONGO – LONGHETTO” MANOSCRITTI numero 495 pagina o carta 324 note e anno ALBERO GENEALOGICO
- Archivio Storico di Genova: pandetta 43 Nobiltà “GIUSTINIANO - UGHETTI – LONGHI” MANOSCRITTI numero 495 pagina o carta 193 note e anno ALBERO GENEALOGICO
- BALLETTO L. – 1984 ‘Giovanni Giustiniani Longo pirata genovese del XV secolo’, Atti della Accademia Ligure di Scienze e Lettere, vol. XL, annata 1983; 287-292
- BERTONE G. - La caduta di Costantinopoli. Il Capitano Giovanni Giustiniani A.D. 1453. Il sacrificio di un eroe genovese e dei suoi ottocento militi. ERGA, Genova, nel 2017.
- BRUNO M. - Oro, sole e sangue.
- CAPRIOLI M. - Gli ultimi difensori. La morte di Costantino XI e Giovanni Giustiniani Longo
- HIGHT J. – L'Assedio Costantinopoli 1453” – I grandi romanzi storici del Corriere della Sera 2013
- GIUSTINIANI E. - I GIUSTINIANI, UNA NOBILE FAMIGLIA GENOVESE NELL'AMATRICIANO, DA PIAZZA LONGA A ROCCAPASSA, Phasar edizioni, Firenze 2022.
- HOPF C. - “Storia dei Giustiniani di Genova”, traduzione di Wolf A., Genova - Tipografia del Regio Istituto dè sordo muti, 1882
- LERCARI A., La vicenda storica dell’albergo Giustiniani: dalla fazione popolare al patriziato sovrano della Repubblica di Genova, in Dai Giustiniani all’Unione Europea: un percorso continuo, pp. 43-155 (a cura di Enrico Giustiniani – Bassano Romano 2004).- OLGIATI G. - Giovanni Giustiniani, in Dizionario Biografico degli Italiani,Treccani editore, volume LVII, Ca vol. 57, Roma; 340-343.
- PISTARINO G. – 1994 ‘L’ultimo eroe di Costantinopoli: Giovanni Giustiniani Longo’ in La storia dei Genovesi, Atti del Convegno di Studi sui Ceti Dirigenti nelle istituzioni della Repubblica di Genova, Genova 11-12-13-14 Giugno 1991, vol. XII, Genova.
- PISTARINO G. - Cinquantacinque giorni a Pera-Galata nel tempo dell' assedio di Costantinopoli (1453)
- RONCHEY S. - La caduta di Costantinopoli
- GATTESCHI A. - La polemiche sulla caduta di Costantinopoli
- TETTONI L. e SALATINI F.: Teatro Araldico ovvero raccolta generale delle armi e delle insegne gentilizie delle più illustri e nobili casate che esisterono e che tuttora fioriscono in tutta Italia” da volumi settimo, Milano coi tipi di Claudio Wilmant 1847.
- D’AMATO R. - The Eastern Romans 330-1461 AD
- NICOLO D.M. - The Immortal Emperor. The Life and Legend of Constantine Palaiologos, Last Emperor of the Romans
- PHILIPPIDES M., HANAK W. K. - The Siege and Fall of Constantinople in 1453: Historiography, Topography, and Military Studies
- RUNCIMAN S. - Gli ultimi giorni di Costantinopoli. Le otto terribili settimane che sconvolsero il Mediterraneo
- HOLM M.H. - The Owls of Afrasiab: The Secret Story of Constantinople 1453
- SOULAS F.S. - Le Rose del Bosforo
- SEBASTIANI B. - L'Assedio di Costantinopoli
- WALTARI M. - L'Angelo nero

Non esistono rappresentazioni di Giovanni Giustiniani, l'unica che potremmo definire ufficiale è quella che si trova a Bassano Romano nella Villa Giustiniani nel salone affrescato da Francesco Albani.

Giovanni Giustiniani Longo Giovanni Giustiniani Longo
Villa Giustiniani, Bassano Romano, Galleria affrescata da Francesco Albani, sulla parete occidentale viene raffigurato il busto di Giovanni Longo-Giustiniani (RODOKANAKIS D., Ιουστινιάναι-Χίος, υπό του πρίγγιπος Δημητρίου Ροδοκανάκη (I Giustiniani di Scio), Syra 1900 in greco moderno e tradotta in Inglese da A.P. Ralli “Justinianis-Chios”, Londra, 1913).

Giovanni Giustiniani Longo (interpretato dall’attore turco Birgan Sokullu) è anche tra i protagonisti della fiction televisiva L'impero Ottomano prodotta in Turchia: L’impero ottomano, diretta da Emre Sahin e scritta da Kelly McPherson. La prima stagione, formata da 6 episodi da 45 minuiti circa, è stata distribuita da Netflix dal 24 gennaio 2020.

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