SPELONCATO (CORSICA): IL VILLAGGIO GIUSTINIANI


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A Speloncato posto a nord ovest della Corsica sulla strada Calvi a Bastia i resti di un villaggio fortificato chiamato Giustiniani.

Traduzione in Italiano dal sito NOI TUTTI La mèmoire du temps de Speloncato

Una tortuosa linea ferroviaria scenda da Speloncato verso la pianura di Regino. A nord del villaggio si trovano le rovine di un villaggio abbandonato almeno dal XVII secolo : il villaggio Giustiniani. Ancora si possono vedere qualche muro fortificato del castello edificato nel XII secolo chiamato “E Torre” e i resti della Chiesa di Santo Stefano. Il sito è raggiungibile attraverso un sentiero con circa 2 ore e trenta (circa 7 km) di cammino da Speloncato.
Romulus Carli, quando scrisse il suo « Coups de plume variés, d'un enfant de Balagne » verso il 1890, descriveva i resti di questo villaggio come posto su una collinetta a guardia di Speloncato, dove vi sono « i resti del castello feudale dei Giustiniani con le sue fortificazioni e la sua torre squadrata, ma senza passaggio ormai distrutto.» Peccato che di giorno in giorno la torre perda qualche pietra.

Speloncato è un gioiello intagliato dal vento, edificato su un picco roccioso a 570 metri di altitudine, tra il monte Tolu (1132 metri) e la pianura del Regino, a Nord Ovest dalla Corsica. Il villaggio di Speloncato è sospeso tra il cielo e il mare di Balagna, e da qui si possono ammirare i più suggestivi tramonti dell’isola.
Ci sono numerose grotte attorno a Speloncato, e dalla piazza centrale, due volte all’anno, l’8 aprile e l’8 settembre, si può ammirare lo spettacolo del sole attraverso la Pietra bucata.
Il paese si è sviluppato attorno a due chiese. La prima è la Chiesa San Michele, del XVI secolo, costruita sulla base di una chiesa romana del VI secolo, forse la più antica chiesa di Balagna. Nel 1766, la chiesa prende la sua forma attuale dopo che sia stata distrutta una grande roccia chiamata “ la grotta”. L’origine del nome di Speloncato è probabilmente dovuta a questa grotta, dato che “la grotta”, in latino, si dice proprio “Spelunca”.
Nel 1812, l’organo storico di Crudeli arriva nella chiesa di San Michele e nel 1820 Antò Giuseppe Saladini, un ebanista del villaggio, realizza la tribuna.
La seconda è la Chiesa pievana di Santa Catalina, sede della Confraternita Sant’Antone Abbate. Sotto l’invocazione della Santa Croce, “casazza”, antico oratorio dipendente dalla chiesa San Martino di Giustiniani (prima del 1582) e promosso in chiesa parrocchiale, conseguenza della desertificazione del villaggio di Giustiniani.
Al centro del villaggio si trova l’Hôtel A Spelunca, antico palazzo del Cardinale Savelli, e la meravigliosa fontana della piazza centrale.
La cosa che rende speciale e meraviglioso questo paesino sono proprio gli abitanti, che sono molto legati alla loro terra, ma anche attivi nel proteggere il ricco patrimonio culturale, religioso, umano, musicale e architettonico del loro villaggio, e nel contribuire al mantenimento di legami sociali duraturi tra le generazioni.
È impossibile parlare di Speloncato senza dire qualche parola su un uomo: Raphael Quilici. Appassionato e molto impegnato per il suo villaggio, la sua terra, la sua lingua e anche per la trasmissione delle tradizioni. Legato molto anche all’Italia e alla nostra storia condivisa, aperto sul mondo e soprattutto con grandi qualità umane, è un eccellente ambasciatore per portare gli abitanti di Speloncato e d’altrove nei suoi viaggi, al di là dei confini umani.
Presidente dell’associazione Stelle di Mare che opera per mantenere il legame tra la Corsica e l’Italia, membro della Confraternita Sant’Antone Abbate di Speloncato, organizza molti scambi e azioni durante tutto l’anno.
La confraternita è il cuore della comunità rurale, ha un ruolo sociale molto importante e favorisce le azioni comuni nel villaggio, come intrecciare le croci della settimana santa, insieme in piazza, o mobilitarsi attraverso la partecipazione ad azioni di soccorso fuori dal villaggio, come per esempio per sostenere le vittime delle alluvioni in Sardegna. Dopo il terremoto che ha colpito Amatrice nell’agosto del 2016, la Confraternita Sant’Antone Abbate si è mobilitata con le confraternite di Bastia e della regione per raccogliere fondi. La confraternita è anche importante per valorizzare il patrimonio orale, religioso e storico.
Raphael Quilici è anche Vice Presidente dell’associazione Isule Maestre nata a Speloncato nel 2006, che permette scambi, principalmente tra Sardegna e Corsica. Nel 2018, il progetto si è sviluppato con l’integrazione della confraternita di Volpajola e quella di Orosei.
Ogni anno la Confraternita Sant’Antone Abbate organizza il pellegrinaggio di San Filippu Neri, con quest’anno la presenza della Confraternita di Nughedu San Nicolò di Sardegna. Un momento di scambio tra le due isole sorelle con i canti e lo spuntinu preparato da tutti i partecipanti e condiviso tutti insieme.
Con l’Associazione la Guardia Corsa Papale, ogni anno dal 2015, la Confraternita Sant’Antone Abbate di Speloncato guidata quindi da Raphael Quilici, si trasferisce a Roma nel quartiere del Trastevere per festeggiare la Madonna di Noantri. Con numerose confraternite corse, si partecipa alla processione dalla Madonna Fiumarola sul Tevere e accompagna la Madonna con i loro canti fino alla Basilica di Santa Maria di Trastevere. Un momento molto emozionante e importante, un bel esempio di condivisione delle tradizioni tra popoli vicini e diverse generazioni.
A luglio 2017, con quasi tutti gli abitanti di Speloncato, siamo andati fino a Napoli, durante un viaggio organizzato sempre da Raphael Quilici per scoprire anche la storia dell’Italia del sud con Pompei, il Vesuvio e tutti i tesori della vita napoletana, del passato e del presente.
Per la prima volta, l’8 giugno 2019, la Confraternita Sant’Antone Abbate di Speloncato con l’aiuto dell’associazione Saladini ha organizzato una passeggiata per scoprire il patrimonio antico, storico, culturale e musicale del villaggio.
Un’occasione di camminare insieme sulle tracce del passato e di scoprire attraverso le pietre e i canti, la storia del villaggio abbandonato di Giustiniani con le mura fortificate del castello e A Torre di Giustiniani, le sue abitazioni romane e medievali e I bagni romani.
La tradizione orale narra che Giustiniani è l’antico villaggio di Speloncato, abbandonato dai suoi abitanti per ripararsi in altitudine e fuggire l’insicurezza e le epidemie di peste tra 1494 e 1528.
Una passeggiata musicale da Speloncato a Giustiniani, passando per le numerose cappelle lungo la via romana che era l’unica strada, dal periodo romano al 1870, tra il centro corso e la costa settentrionale.
L’occasione per la Confraternità Sant’Antone Abbate di far scoprire i numerosi canti, come Il Benedictus con due voci molto poco conosciute nella tradizione, o Dio ti salvi San Rocco il canto di San Roccu contro le malattie contagiose. I canti sono specifici a Speloncato perché ogni villaggio ha la sua propria melodia.
U paese di Speluncatu in Balagna: un tesoro di contrasti e di armonia Corsica Oggi

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Da sinistra, le prime due immagini i resti del castello medievale dei Giustiniani sul contrafforte di Speloncato, a seguire una feritoia ancora visibile su uno dei muri parzialmente crollati e la torre squadrata del castello

Il nome Giustiniani trae probabilmente la suo origine dall’imperatore Giustiniano che nel 533 sconfisse i Vandali in Corsica per ristabilire la sua autorità a Roma. (Ettore Pais: Storia della Sardegna e della Corsica durante il periodo romano- ed.Nardecchia-1923)
Agostino Pantaleone, riporta che tale affermazione è anche riportata da Agostino Giustiniani, vescovo della diocesi di Nebbio nel 1522, autore del: « Dialogo nominato Corsica », il testo che rappresenta una risorsa incomparabile per la storia e la geografia della Corsica dell’epoca. Il suo studio tenta di spiegare i luoghi, la morfologia del territorio e dei luoghi e i centri abitati. Su Speloncato e il villaggio Giustiniani, Agostino scrive che quest’ultimo dipende dalla diocesi di Sant’Andrea, dove si trova in parte Speloncato, già presente all’epoca Romana ivi erano due templi, delle terme e dei religiosi, più tardi è stato arricchito da due Chiese: Santo Stefano e San Martino. Nella stessa epoca a Speloncato è stata edificata la Chiesa di San Michele. (facciata dle 1509).
Romulus CARLI ipotizza che il villaggio Giustinaini fu costruito e fondato da Cirillo Belisario, o da Narsete generali di Giustiniano imperatore d’oriente. Proprio per questo motivo che dedicarono le due Chiese a Santo Stefano e San martino all’epoca templi pagani.
La vecchia Chiesa di Santo Stefano, si eleva su uno sperone roccioso. Il Timpano monolitico esposto per moti anni nella cripta di San Michele a Speloncato, si trova oggi alla base della porta principale delle Colleggiata.

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Il timpano monolitico della Chiesa di Santo Stefano nel Villaggio Giustiniani di Speloncato già nella Chiesa di San Michele ora nel portale della Colleggiata

Tutti gli storici del Medievo sono concordi nell’affermare che la Balagne possegga una notevole ricchezza agricola, i raccolti sono menzionati nei registri della diocesi di Sant’ Andrea (regione di Nessa Nessa, Muro, Giustiniani,…), soprattutto per i cereali in particolare grano e segala.
Nel corso del XV e XVI secolo il villaggio perde d’importanza e si spopola, nel 1646, nel corso della visita pastorale del vescovo Giovanni Agostino Marliani, si evidenzia che la Chiesa di Santo Stefano che aveva visitato qualche anno prima è ora distrutta così come quella di San Martino.
Lo spopolamento del villaggio è stato probabilmente causato dalle incursione dei pirati barbareschi molto frequenti all’inizio del XVI secolo, e dalle grandi epidemie di peste del 1498 e 1528/29 che ha spinto gli abitanti verso i centri più grandi e ricchi dell’isola. Questi eventi hanno quindi contribuito allo spostamento degli abitanti del villaggio Giustiniani verso Speloncato, che hanno cercato di mantenere la loro individualità raggruppandosi in un unico quartiere intorno alla Chiesa di Santa Catalina che divenne il nuovo punto di riferimento dopo la distruzione di quelle di Santo Stefano e San Martino.

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Cartina tratta da « mémorial des Corses » (Originale Italiano presso l’Archivio di Stato di Genova nel fondo del Banco di San Giorgio) alla fine del XV secolo, il villaggio dei Giustiniani comprendeva una cinquantina di nuclei famigliari mentre Speloncato circa 200.

Riferimenti bibliografici:
- Coups de plume variés d’un enfant de la Balagne - Romulus CARLI - 1896
- Le Mémorial des Corses - Francis POMPONI. SARL Le Mémorial des Corses -1981
- Speloncato au fil du temps passé - Jean Pierre Poli pour l’Accademia Corsa - 2004
-Speloncato de A à Z - François MARIANI - 2006
-"Rando 22 : Boucle de Giustiniani" percorso escursionistico


IL CAMMINO DI SANTA GIULIA

Un ponte tra Corsica e terra ferma in Toscana. Questo il progetto de “Il Cammino di Santa Giulia“, itinerario culturale, architettonico e spirituale che unisce 22 città e paesi della Terraferma italiana, da Livorno in Toscana fino a Brescia, 400 km più a nord. Un cammino di pellegrinaggio nato attorno alla figura di santa Giulia, martirizzata e crocifissa a Nonza (nell'immagine qui a sinistra nella chiesa di Santa Giulia a Nonza). La confraternita Sant’Antonio Abate di Speloncato, custode di una reliquia della santa, ha lavorato per estendere il cammino italiano anche alla Corsica. Il progetto si era concretizzato il Toscana, dove l’associazione del Cammino è nata nel 2011, il 27 aprile 2021, con la visita della delegazione còrsa (Cammino di Santa Giulia, inaugurata la 1^ tappa còrsa dell’itinerario che ci unisce alla Terraferma (Corsica Oggi del 19 settembre 2019), in quell'occasione la Confraternita Sant’Antone Abbate è andata a Calci, in Toscana, per firmare un gemellaggio con l’associazione il Cammino di Santa Giulia. Uno scambio tra storia, cultura e spiritualità. Carlo Pichietti, Presidente dell’associazione Santa Giulia di Toscana, ha invitato la Confraternità Sant’Antone Abbate con la reliquia di Santa Giulia e ha fatto la proposta di fare del cammino di Santa Giulia anche in Corsica, un modo di approfondire e di sviluppare i legami storici, culturali e linguistici tra la Corsica e l’Italia. Questo cammino proseguirà in Corsica, per la prima volta, il 6 settembre a Speloncato.

Il 22 maggio si festeggia Santa Giulia, patrona della Corsica e di Livorno.

Nata nobildonna, visse come schiava e morì martire subendo la crocifissione
La storia di Santa Giulia Martire è poco nota, in quanto compare su pochi testi agiografici e documenti biografici come la Legenda aurea di Jacopo da Varazze, che invece ci hanno tramandato le vicende umane e religiose di molti altri santi martiri. Le poche informazioni che abbiamo su di lei derivano da una Passio tardo medievale e da cronisti antichi che hanno lasciato testimonianza per lo più orale della sua vita e del suo martirio. È interessante notare come le versioni della storia di Santa Giulia differiscano per diversi punti fondamentali. In particolare, vedremo come la versione orale, derivante da racconti di cronisti che vivevano e operavano in Corsica, isola di cui la santa è patrona, sia molto più legata ad elementi e luoghi caratteristici dell’isola stessa.
Al di là delle diverse tradizioni a lei collegate, grandi feste e processioni hanno luogo in suo onore sia in Corsica sia a Livorno, città che gode del medesimo patronato. Le sue reliquie sono custodite in parte in Corsica, a Nonza, in parte a Livorno, dove vengono portate in processione il 22 maggio, quando si festeggia Santa Giulia, in parte a Brescia, dove vennero traslate per volere di Ansa, moglie del re longobardo Desiderio, in un monastero che poi prese il nome della Santa.

La "Passio di Santa Giulia"
Le Passio dei santi sono racconti sulla vita dei martiri cristiani tramandati spesso solo a voce, e che mescolavano senza troppa pretesa di veridicità fatti storici con vicende inventate, ma intrise di devozione e di intenti edificanti. Secondo quanto riportato nella Passio a lei dedicata, Santa Giulia proveniva da Cartagine, dove la sua famiglia era ricca e altolocata. A causa della rovina che investì i suoi parenti, Giulia si ritrovò schiava, e venne acquistata da Eusebio, un ricco mercante siriano, che fu conquistato dalla sua grazia, dalla sua compostezza, e la volle con sé nei suoi viaggi in giro per il mondo. Accadde che la nave di Eusebio fece naufragio proprio in Corsica, dove a quel tempo regnava il crudele governatore Felice. Anch’egli fu colpito dalla bellezza e dalla dolcezza della schiava, e prima tentò di acquistarla da Eusebio, poi, davanti al suo rifiuto, architettò uno stratagemma per poterla avere. Una notte in cui il mercante era ubriaco, fece chiamare Giulia e le promise che sarebbe stata libera se avesse acconsentito a onorare Giove e immolare sacrifici agli dei pagani. Giulia si oppose con fermi e reiterati rifiuti, e dopo molte insistenze, Felice ordinò che le venissero dapprima strappati i capelli, poi la fece flagellare e infine crocifiggere.
La versione orale racconta la storia di Santa Giulia di Corsica spostando qui le sue origini. La santa sarebbe nata a Nonza, un piccolo villaggio vicino a Capo Corso, nel nord est dell’isola. Cittadina romana convertita al Cristianesimo, cadde vittima delle feroci persecuzioni scatenate contro i cristiani da Decio prima e Diocleziano poi, quando rifiutò di onorare le divinità pagane insieme alle altre matrone. In questa versione della storia Giulia, in quanto cittadina romana, non poteva essere crocifissa, ma fu decapitata o uccisa con un colpo di spada.
Un’altra versione del martirio racconta invece che venne comunque crocifissa, come quel Cristo che tanto amava, dopo che le erano stati strappati i seni. Nel punto in cui i seni di Santa Giulia furono lanciati, ai piedi di un masso, vicino a Nonza, scaturì miracolosamente una sorgente di acqua calda. Ancora oggi il luogo è ricordato da una cappella.

"Santa Giulia crocifissa" di Carlo e Giovanni (?) Carra

Una grande scultura realizzata per la chiesa di Santa Giulia, una delle opere più originali presenti nel Museo della Città. Introduce l'opera Fiorenzo Fisogni, storico dell'arte.
Le fonti seicentesche ricordano con grande ammirazione la Santa Giulia in croce nella nuova chiesa delle monache benedettine; ne ricordano anche gli autori, Giovanni e Carlo Carra, figli di Antonio, titolare della bottega più importante nel panorama della scultura del XVII secolo in città e in provincia. Gran parte dell'esecuzione dell'opera sembrerebbe spettare a Carlo, che rivestì autonomamente un ruolo di assoluta importanza come "inzegnero soprastante alla fabrica" del Duomo Nuovo, tra 1621 e 1659.
Siamo alle soglie del Barocco, ma il giovane Carra riesce ad attenuare certe esasperazioni formali tipiche del Manierismo, grazie ad un recupero dell'arte serena ed equilibrata del trentino Alessandro Vittoria, lo scultore che aveva scolpito il bellissimo Cristo del monumento al vescovo Bollani per il Duomo Vecchio. La commistione tra sensualità ed estasi, connaturata alla raffigurazione di una donna seminuda, trova spazio solo in una dimensione fatta di passioni trattenute, di sorrisi e di dolori vissuti individualisticamente. Carra risolve quindi con la massima diplomazia l'inevitabile confusione generata dalla similitudine tra il martirio di Giulia e la morte di Cristo; scelta come simbolo del martirio femminile in un monastero di donne, Giulia deve mostrare il seno per affermare la propria femminilità, a braccia aperte e inchiodate, senza velo; neppure i capelli lunghi cadono in avanti ma vengono gettati dietro le spalle. L'artista riesce a raffigurare il pudore di Giulia in un corpo che non freme; affida l'espressione dell'estasi e del dolore al movimento del panneggio, alla tensione del volto verso il Cielo. Sono ancora lontane, nel tempo e nello spazio, le sensualissime visioni del barocco romano; ci sono fermenti che, però, nemmeno Brescia può ignorare; la natura, con le sue sfaccettature, con le necessarie mediazioni, chiede il suo posto nella storia della scultura locale.

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SPELONCATO AU FIL DU TEMPS PASSE "Risorgge la so rimembranza"
Per l'Accademia corsa ( http://www.accademiacorsa.org ) Jean Pierre POLI (marzo 2004)

SPELONCATO (Speluncatu o Spiluncatu per la scrittura corsa moderna, spuncàdu per la pronuncia locale) è un comune di BALAGNE, che si estende per oltre 1800 ettari dal Monte Tolu (1332 m) alla pianura del Regino, abitato da 240 persone in inverno e fino a 800 in estate. Il villaggio stesso si trova ad un'altitudine di 550 metri e a 20 km da L'Ile Rousse. Sul suo territorio: la diga di Codole, un'ex stazione ferroviaria, il Golf du Reginu, un albergo, diversi caffè e ristoranti, artigiani, commercianti, agricoltori (allevatori e olivicoltori).
Il villaggio è stato recentemente classificato con decreto prefettizio (dicembre 2003) come ZPPAUP (zona di tutela del patrimonio architettonico urbano e paesaggistico). Oggi Speloncato è rinomata per la bellezza del suo sito e la qualità del suo patrimonio (promosso da numerosi organi di stampa e guide tra cui Géo, la rivista Figaro, Le Point...). Speloncato ha un passato molto ricco ma spesso ignorato, da questa comunità provengono personalità che hanno segnato la storia politica, religiosa e culturale della Corsica.

CORSI, ROMANI E CAVALIERI
La Balagne è stata oggetto di scavi organizzati da specialisti della preistoria (in particolare dal professor Michel Claude Weïss dell'Università della Corsica) che hanno portato alla luce insediamenti umani risalenti a 7000 anni a.C. (siti di A Pietra e A Revellata). Habitat neolitici sono stati scoperti in particolare a Monte Ortu e Capu Braggaghju (Lumio), Carcu (Cateri) e vicino a Speloncato sul sito di A MUTULA (attualmente comune di Ville di Paraso). Statue di Menhir sono state scoperte a Luzzipeu (attualmente comuni a Calenzana) e diversi dolmen sono stati registrati in tutta la regione. Tracce di questa antica presenza umana (mura ciclopiche, coppe scavate nel granito, punte di freccia di riolite, frammenti di ceramica) sono naturalmente visibili nel territorio di Speloncato, in particolare sulle alture (con nomi evocativi) di Petricajo, Torre, I Castelacci, Santa Vena.
Il territorio comunale fu anche sede di un importante insediamento romano: su un terreno ancora oggi chiamato "I BAGNI", si trovano le rovine delle terme romane nei pressi dell'antico borgo di Giustiniani anticamente scritto Iustiniani o Justiniani (integrato in Speloncato dopo il XIII° secolo). È lo studioso Romulus Carli, membro della Società francese di archeologia, a studiarne i fondamenti nel XIX° secolo, risalenti al IV° secolo d.C. L'importanza di queste terme risiede nelle dimensioni e nella bellezza della piscina, che poteva ospitare fino a venti persone immerse.
Il nome dell'antico borgo di Giustiniani si riferisce probabilmente all'imperatore Giustiniano che espulse i Vandali dalla Corsica e vi ristabilì l'autorità romana nel 533. (Ettore Pais - Storia della Sardegna e della Corsica durante il periodo romano - ed. Nardecchia -1923). I nomi dei campi vicini: Peroppe, Stipide e Pomontone (nome da paragonare a quello della dea della fertilità Pomona), conservano il ricordo di questa presenza romana.
L'abate Alberti (Olmia e i suoi martiri - 1986) cita in particolare numerosi esempi di romanizzazione della Balagne: Monte Giove (Giove) e U Capu di Mercuriu dominano Calenzana, Pietra Moneta (Ostriconi) è un antico insediamento di un tempio dedicato a Giunone Moneta.
Le installazioni romane erano numerose in tutta la Corsica. Così gli autori di "Luri Paths of a History" (ML Cervoni, A Monti, A Pieretti - Ed Piazzola 1996) ricordano la Resurrezione dell'imperatore Vespasiano con la quale le terre furono distribuite a seguito di una disputa tra la comunità degli antichi "corsi" della tribù Vanacini e la colonia di veterani romani insediati nella città di Mariana.
In questa Corsica scarsamente popolata (30.000 abitanti secondo alcuni storici) la fusione tra vecchi e nuovi Corsi avverrà nel tempo. Nonostante questa presenza romana, la cristianizzazione della Balagne non sembra essere stata rapida e le rovine delle chiese situate nel territorio di Speloncato, scoperte fino ad oggi, provengono tutte da insediamenti successivi all'XI° secolo. L'assenza di un vescovado specifico per questa ricca regione non manca di sorprendere, anche se Nebbiu ebbe una e anche le due pieve di Accia (per diversi secoli prima dell'attaccamento a Mariana). Tre diversi vescovati dividono il territorio della Balagne: Sagone per Calvi e la pieve di Olmo e Pino; Aleria per la pieve di Aregno; Mariana - Accia per la pieve di Tuani, Sant'Andrea e Ostriconi. Sillio Scalfati scrive in "Corsica medievale" (Ed Alain Piazzola) che alla fine del VI° secolo la Corsica aveva un altro vescovado, quello di TAINA, che fu distrutto dalle popolazioni locali ostili. Abbiamo ipotizzato che il vescovado di Taina, che si trova in qualche luogo di Tavagna, si trovasse in realtà a TUANI, un luogo situato a pochi chilometri da Speloncato. Dopo l'anno 800, per un secolo, gli abitanti di Speloncato furono come gli altri Corsi, totalmente isolati dal continente dalla dominazione saracena del mare.
La cronaca di Giovanni Della Grossa ricorda il racconto epico dei cinque re indigeni e pagani che regnarono durante questo periodo e che saranno descritti come Mori nella terminologia dei vincitori, i cavalieri toscani, intervenendo a favore del Papa nell'XI° secolo. Avevano il loro insediamento principale a Cordovella (vicino a Montemaggiore) e uno di questi re aveva, secondo il cronista, sposato la figlia di un signore di Guissani (vedi la conferenza sulla Corsica al tempo dei Saraceni).
Come in molti villaggi della Corsica, la toponomastica attorno a Speloncato (Capu di Moru, Punta ai Mori, muratellu, muratu...) conserva il ricordo di questa presenza.
In un recente libro dedicato alla storia di Monticello (Venti capitoli della storia di Monticello - Albiana - 2002), Jean-Louis Orticoni ricorda che gli abitanti del castello di SARRIJINA (il ricordo del suo borgo lo colloca a Capu Mirabu), dovettero abbandonarlo di fronte all'avanzata dei cavalieri cristiani e si sarebbero rifugiati a Speloncato, il che spiegherebbe perché il comune di Speloncato incluse nel suo territorio, fino al XVII secolo, terre che si estendevano dal luogo chiamato I Signori fino al mare (caverna SALECCIA) passando per i siti di Capu Mirabu, Tre Castelli, Punta di Beffanu (il ragazzo) Capu a l'altare, Pozzu d'arbu, Omella, Punta Somaccia.
Nell'XI° secolo, i cavalieri vittoriosi si trovavano in Balagne comandati da membri della famiglia chiamata I Pinaschi che costruirono un potente castello a Sant'Antonino. Quando il feudo sarà condiviso tra gli eredi, uno dei membri di questa famiglia soprannominato MALPENSA costruirà il castello di Speloncato, mentre il terzo erede si stabilirà a Braggaghju sopra Lumio. I litigi tra questi tre signori portarono a successivi attacchi al castello di Speloncato, e la Cronaca di Giovanni Della Grossa lo menziona.
Un secolo dopo, il signore di Speloncato si scontrò con il marchese di Massa insediatosi nel castello di San Colombano e agendo in nome di Pisa e del Papa per riprendere il controllo delle signorie locali. Il signore di Speloncato di nome MAROVELLO attaccherà il castello che i Massa costruirono a Belgodere e lo distruggerà.
La leggenda di BISCIA (che ha un'origine mitica più profonda) ricorda nella sua versione medievale l'ostilità tra il signore di Speloncato e quello di Belgodere. Nella tradizione di Belgodere, il buon signore Massa uccide la mostruosa Biscia ma viene tradito dal cattivo signore Speloncatais Marovello (Cfr Olivier Orsini "Belgodere mon village" Editions Albiana 1998). Con i signori toscani, il cristianesimo si affermerà saldamente in Balagne e i monaci saranno responsabili di questa evangelizzazione. Non essendo stata ancora realizzata alcuna istituzione conventuale, i signori e proprietari fecero numerose donazioni di terreni ed edifici alle abbazie benedettine di Toscana e Liguria, tra cui quella di LA GORGONA, per facilitare questa influenza monastica. Sillio Scalfati elencò gli atti di donazione (in particolare da parte dei signori Pinaschi) ancora conservati, notandone la significativa concentrazione in Balagne. Sebbene il nome di Speloncato non compaia in questi atti, si può notare che molti di essi furono conclusi al CASTELLUM de MUTULA, diversi donatori sono designati come abitanti Iustiniani.
In un atto emanato nell'anno 1100, un certo Paccio figlio del defunto Brunus de IUSTINIANI afferma che alla sua morte, l'Abbazia della Gorgone prenderà possesso dei suoi beni di QUERCETO e della sua quota nella chiesa di SAN PANCRAZIO che Salfati colloca tra Giustiniani e Speloncato. Questi profitti significativi (il terreno non viene sfruttato direttamente ma affittato) hanno consentito la manutenzione di nuovi edifici religiosi e dei loro servizi. Fu in questo periodo che vennero costruite le chiese di SAN STEFANO e SAN MARTINO nel territorio di Giustiniani e quella di SAN MICHELE a Speloncato.

SOTTO L'AUTORITÀ GENOVESE
Speloncato è uno dei villaggi che parteciparono alla rivolta antifeudale del XIV° secolo e richiesero, con Sambucucciu d'Alando, il sostegno della Repubblica di Genova allora uno stato potente e prospero per assicurare al paese un'amministrazione di "rettitudine e giustizia" in quella che verrà chiamata A terra di a Cumuna.
La fine del feudalesimo, tuttavia, confermò l'ascesa al potere delle famiglie corporali e in particolare in Balagne quella dei Biasini di Sant'Antonino che adottarono il nome Savelli in riferimento al cavaliere romano che (mito o realtà?) riconquistò la Balagne nel X° secolo con il conte Ugo Colonna (cfr. Antoine-Marie Graziani La Corse Génoise Ed Piazzola 1997).
Il 7 giugno 1453, riunitisi presso la Veduta de la Canonica de Mariana, i rappresentanti delle comunità corse chiesero che l'Ufficio di San Giorgio si occupasse dell'amministrazione dell'isola.
La politica genovese rimarrà la stessa, con il sostegno di molte comunità di villaggio: eliminare le vestigia del feudalesimo e limitare l'influenza dei caporali. L'Ufficio otterrà il sostegno delle famiglie dei principati, tra cui quella di Dominique QUILICI de Speloncato, che riceverà nel 1457 il suo certificato nobiliare, il titolo di "magnifico" e la sua principale esenzione (vedi Vergé-Franceschi - Storia della Corsica - Ed du Fallois - p. 136). L'Ufficio conterà anche sull'opposizione tra gli ultimi feudatari di Dilà dei Monti e il nostro villaggio sarà coinvolto in queste guerre.
Quando Gian Paolo de Leca, allora alleato dei genovesi, combatté contro il cugino Renuccio della Rocca in Balagne, fu a Speloncato che il 24 luglio 1483 si stabilì (con i suoi amici caporali tra cui Ristorcello de Sant'Antonino) per combattere e vincere.
Il grande predicatore francescano Guglielmo BOLANO (della famiglia Savelli), nato a Speloncato, appoggiò Lord Gian Paolo de Leca. Su sua richiesta, nel 1480, fondò il convento di Vico. Fu poi nominato dal Papa, vescovo di Sagone, il 15 marzo 1481. Bolano rimase fedele al conte Gian Paolo dopo la sua rottura con l'Ufficio di San Giorgio e fu costretto a rifugiarsi a Roma nel 1493. Ma non è certo, anzi, che la comunità di Speloncato lo abbia seguito all'unanimità nella sua opposizione ai genovesi.
Durante le guerre successive e in particolare quella guidata da SAMPIERO, il borgo fu diviso tra i filo-genovesi guidati da RENUCOLO de SPELONCATO (capo militare delle truppe fedeli alla Serenissima nella regione dal 1554) e i filo-francesi guidati da ANDREA de SPELONCATO (nominato nel 1556 comandante incaricato della difesa della Balagne da Giordano Orsini, capo della spedizione francese). (Vedi Simon Renucci - Corsica e il mondo - Edisud - 1997).
Il fatto che i due capi delle truppe avversarie provenissero da Speloncato dimostra l'importanza del villaggio ma anche quella delle sue divisioni! Questa lotta vide la vittoria dei genovesi e nel settembre 1557 Renucolo de Speloncato occupò la torre di Monticello e la fortificò per conto della Repubblica di Genova.
Abbiamo una panoramica succinta ma interessante della Balagne e dello Speloncato in questo periodo grazie al vescovo genovese di Nebbio, monsignor Giustiniani, che scrisse un'opera che descrive la Corsica nel 1531 (AM Graziani - edizione critica del Dialogo Nominato Corsica di mons. Giustiniani - Ed. Piazzola 1992).
Per la Balagne descrive un paese in cui la morale è gentile, ben abitata e adeguatamente coltivata. Produce cereali, orzo più del grano, mandorle, vino, fichi secchi bianchi e neri, ottime, bellissime assi, travi e travi principali di abete, pino larix e pino. Ma la Balagne è conosciuta soprattutto per il suo petrolio, la cui produzione è così importante che, quando l'anno è buono, è sufficiente per il fabbisogno dell'intera isola e se ne può esportare una buona quantità.
Nella descrizione del borgo, il Vescovo cita le frazioni di GIUSTINIANI, CAVALLERAGIE e "VILLA DI SPELONCATO" (che avrebbero poi partecipato alla costituzione del comune di Ville di Paraso).
Ricorda che Speloncato ha l'originalità di dipendere da due Pieve: due terzi del suo territorio fanno parte della pieve di TUANI e il restante terzo (ex territorio di Giustiniani) di quella di SANT'ANDREA. La linea di demarcazione delle due Pieve passa per il centro del paese che ha quindi due chiese parrocchiali: SAN MICHELE dipendente da Tuani e SANTA CATALINA dipendente da Sant'Andrea.
La chiesa di San Michele divenne la pevanie di Tuani (dopo l'abbandono della chiesa pevan di San Giovanni Baptista le cui rovine sono ancora visibili vicino al convento di Tuani) e la chiesa di Santa Catalina rilevò in questo periodo i profitti precedenti attribuiti alle chiese in rovina di San Stefanu de Giustiniani e San Martinu. La popolazione è stimata in 54 incendi (di cui solo 3 a Giustiniani) e 19 mezzi incendi, ovvero circa 400 abitanti. Gli abitanti dell'antica comunità autonoma di Giustiniani si radunarono sulle alture di Speloncato dove costruirono case fortificate e la loro chiesa di Santa Catalina.
L'abbandono dell'antico villaggio fu amplificato dalle incursioni della popolazione barbaresca turca. Già nel 1511 il vescovo di Sagone aveva allertato le autorità genovesi perché dalle Balagne ad Ajaccio le incursioni stavano facendo prendere dal panico le popolazioni.
Sotto la dominazione genovese Speloncato, come tutta la Balagne, conobbe un certo sviluppo economico grazie alla coltivazione dell'olivo e alle migliori rese ottenute per le colture cerealicole, ma anche grazie al miglioramento dei mulini.
Va notato che se San Michele è il santo patrono dei guerrieri, Santa Caterina d'Alessandria è, a causa del suo martirio su una ruota, la patrona dei mugnai in particolare.
Gli scambi sono importanti e va notato che il numero dei notai che esercitarono nel 1454 sulle due pieve di Tuani e SantAndrea è 7, il che rappresenta una concentrazione eccezionale che non ha equivalenti, a quel tempo, se non a Casinca; il Rustino conta 3, La Tavagna 2, Oletta 1, Caccia 0.
C'era anche un notaio di nome Ambroxino Enrico de Speluncato che fu multato di 300 sterline nel luglio 1460 per contraffazione e che dovette promettere di non fare più nulla contro l'Ufficio di San Giorgio o i suoi ufficiali pagando altre 300 sterline di cauzione (Cf Antoine Franzini - Giovanni della Grossa la carriera di notaio in Corsica del quattrocento - Cahiers Corsica - 2003)
Un medico visse a Speloncato nel XVI° secolo, vi curò gli abitanti con contratto collettivo, era genovese e si chiamava BAPTISTA MONEGLA.
Anche la comunità di Belgodere firmò l'11 dicembre 1588 un contratto con questo medico per beneficiare delle sue cure, ma egli continuò a risiedere a Speloncato (vedi Olivier Orsini - Storia di Belgodere op. cit.).
Gli abitanti di Speloncato hanno contatti continui con quelli dei villaggi vicini ma anche con CALVI. Negli archivi notarili della Calvaise (vedi l'opera di FF. Battestini: Calvi nel XVI secolo Edizioni N. Ambrosini 1968), compaiono spesso atti compiuti da Speloncatais. Così un contratto stabilisce le condizioni per il matrimonio di un figlio del capitano filofrancese Francesco di Biasino (famiglia Savelli de Sant'Antonino) dichiarato ribelle a Genova poi tornato in favore, che sposò la figlia dello stesso capitano Andrea de Gio de Speloncato addirittura sposato con Lumio (e anche ex sostenitore di Sampiero). Due famiglie di Speloncata avevano allora forti legami con Calvi ed esercitavano lì funzioni militari e legali come indicato nei documenti pubblicati. Questi sono gli AMBROSINI e gli ORLANDINI. Uno Speloncatais fu addirittura notaio a Calvi dal 1616 al 1621, il suo nome era Domenico di Giovanello SALADINI de Speloncato.
L'importanza dei notai e degli scambi dimostra che a Speloncato terreni e fabbricati sono distribuiti tra proprietari molto numerosi, ovviamente più o meno benestanti, e che la Balagne non sperimenta la concentrazione immobiliare osservata soprattutto nella pieve del sud dalla Corsica.
Le ascensioni sociali (i cui corollari sono inversioni di fortuna) consentono alle famiglie di agricoltori, artigiani o commercianti, spesso aiutate da uno "ziu pronto" a costruire bellissime case di famiglia.
François Demartini (L'Armorial de la Corse - Ed Piazzola 2003) cita le numerose famiglie Speloncataise di cui annotò lo stemma: Abraïni, Ambrosini, Arrighi, Carli, Quilici, Orlandini, Malaspina, Savelli. Questo gran numero dimostra che lì la notorietà era ampiamente distribuita.
Speloncato è una delle comunità della Balagne che esporta il suo petrolio nel continente italiano e le autorità fiscali genovesi sono attente a questa prosperità.
Negli archivi di Genova si trovano richieste da parte della comunità di Speloncato in merito alla tassazione e in particolare nel gennaio 1683 in merito alla fornitura di petrolio da Bastia, Speloncato ritenendo che fosse sovratassato perché pagava due Pieve. Già nel dicembre 1587 Speloncato aveva chiesto a Genova di ridurre le spese eccessive destinate alla sua comunità per la manutenzione e la sorveglianza della torre SALECCIA. Questa torre (con i terreni della valle adiacente in particolare le campagne di Albo e Omella e Capu Mirabu) sarà oggetto di un trasferimento alla comunità di Monticello che ora coprirà i costi.
Nel 1721 anche la comunità di Speloncato chiese di non dover più sorvegliare la torre di Losari con Occhiatana e Belgodere. Nel villaggio si svolsero eventi culturali e le rappresentazioni di composizioni drammatiche, "la tragedia di Santa Caterina d'Alessandria", "il martirio di San Pietro" e "la Passione", attirarono una folla considerevole a Speloncato, Lumio e Cateri, nel 1679, 1688 e 1692 (cfr. Gian Carlo Gregori).
Il 24 gennaio 1720 Giovan Matteo SAVELLI fu assassinato a Speloncato. Antoine-Marie Graziani ha pubblicato estratti del fascicolo investigativo conservato negli archivi genovesi (Corsica vista da Genova - Ed Piazzola-1998). L'omicidio di Giovan Matteo q. Paoloviso è stato denunciato in conformità con la Legge dalla podesta de Speloncato Giovan Luca q. Marco (le persone sono ancora, molto spesso, indicate nei documenti amministrativi, solo con il loro nome e quello del loro defunto padre). I colpevoli, secondo la moglie Lorenza, tornarono a casa della madre Timotea e assassinarono il marito senza dire una parola: Hieri à hora di vespro circa mentre detto Giovan Matteo mio marito era in casa di mia madre che stava al focone scaldandosi co' un moi figlio che aveva in braccio di mesi venti circa. Sono entrati in detta casa Marc Antonio di Anton Francesco, Vitale q. Giovan Giorgio e Marc Antonio q. Buonaventuro, tutti tre di questo luogo di speloncato, tutti armati di spada e pugnale, stile e co' esse armi l'hanno assassinato e fatto mori senza dire una parola ". La moglie ha inoltre dichiarato: Si dice pubblicamente che li suddetti Anton Marco e compagni habbiano ucciso detto Giovan Matteo mio marito perche esso era cugino di terzo di Giovanni q. Amatissimo di Santa Reparata qual Giovanni l'altro ieri feri spada in detto luogo di Santa Reparata in Guerrino figlio di Giuseppe Fabiani nepote carnale di detto Anton Marco, di terzo à detto Vitale è nato di detto Marc'Antonio uccisori di detto Giovan Matteo e che cio l'habbiano fatto in vendetta".
Secondo lo storico AM Graziani si trattò sia di una vendetta trasversale, scaturita da litigi tra famiglie della Balagne, sia soprattutto dell'eliminazione di un importante personaggio filo-genovese. La personalità della vittima spinse il tenente de Balagne a indagare personalmente sul posto, a esaminare il corpo depositato nel convento dei Cappuccini e a presentare un rapporto dettagliato all'Amministrazione centrale della Serenissima. Va notato che gli assassini sono cugini di Simone Fabiani, capo dei Balanini che sostenne re Teodoro e che fu assassinato per ordine dei genovesi il 15 luglio 1736 a Orezza. Simone è figlio del tenente colonnello Giuseppe FABIANI di Palmento che sposò, il 26 marzo 1695, Giovanna Maria MALASPINA, figlia del capitano Bonaventure Malaspina de Speloncato. La famiglia Malaspina di Speloncato proviene apparentemente, come l'altra Malaspina, dai discendenti del sacerdote Abra del fondatore di Belgodere, il marchese di Massa.

RE TEODORO
Antoine Gabrielli trovò nella casa di famiglia un curioso documento in latino scritto all'epoca di Teodoro senza dubbio da un chierico sostenitore del re, intitolato "Varia themata moralia singularis balanice regionibus rispondentia" e che attribuiva a ciascun villaggio della Balagne una massima. Alcune sono gravi, come quella di Montemaggiore: chi ti dice ipso? esonerastite et onerasti domum fratis tui fraudolenter" (Cosa dici di te? hai scaricato e caricato fraudolentemente la casa di tuo fratello). Cassano era apparentemente irreprensibile: "Expectamus Regem nostrum Theodorum cum laeticia" (Aspettiamo con gioia il nostro re Teodoro) Per Speloncato è scritto: "unde lego habet zizania" (Da dove viene questa discordia?). Se il villaggio sarà diviso sul sostegno da dare al re Teodoro, la comunità di Speloncato sarà tuttavia unanime nel rifiutarsi di entrare in un complotto che minaccia la vita del re. Sebastiano COSTA, cancelliere del re, ricorda nelle sue Memorie (pubblicate da Daniéle Luciani) che Teodoro soggiornò nel convento di Speloncato quando fu condotto a guidare gli attacchi contro i genovesi in Balagne. Costa precisa di essersi recato nel convento di Speloncato perché "oltre al fatto che il convento stesso si prestava molto bene ad essere difeso, l'assalto poteva essere tentato solo da una parte". Gli oppositori del re provenienti da altri villaggi parlarono in segreto con alcuni notabili di Speloncato, rivelando loro che volevano arrestare il re e che quella notte si aspettavano truppe filo-genovesi. Costa ricorda che i presidi di Speloncato si rifiutarono di prendere parte a questa manovra, dicendo: Come potrebbe non esserci un altro villaggio in Balagne per arrestare il principe e consegnarlo ai genovesi? È sempre rimasto nei nostri villaggi. Lo avevi ancora in tuo potere ma non l'hai preso e ora per far appassire Speloncato dall'infamia eterna, è qui che vuoi portare a termine il complotto che hai ordito. Non lo farà. La battaglia sarà tra te e noi. E uno dei notabili del villaggio si recò immediatamente dal re per avvertirlo e chiedergli di prestare la massima attenzione.
Il re Teodoro lasciò il convento di Speloncato alle due di notte per raggiungere Caccia presso i Giussani. Residente speleologo, AMBROGGIO QUILICI, proveniente da una famiglia che nei secoli precedenti aveva sostenuto l'Ufficio di San Giorgio, si distinse particolarmente nella lotta contro i genovesi durante il breve regno di Teodoro: assunse le funzioni di luogotenente generale del re e ricevette il titolo di conte nell'aprile del 1736.

UNITI PER SOSTENERE IL GENERALE PAOLI
La comunità di Speloncato, pur avendo conosciuto un innegabile sviluppo economico nella Corsica genovese, entrerà risolutamente nella lotta contro i genovesi.
Nel settembre del 1742, gli abitanti della Balagne si incontrarono a Speloncato per lanciare una nuova missione volta a radunare la popolazione contro Genova.
Speloncato divenne un baluardo della lotta per l'indipendenza al punto che il 9 novembre 1745 Dominique RIVAROLA, nuovo generale in capo, organizzò lì una consultazione prima di lanciare il suo vittorioso attacco contro Bastia.
Diverse famiglie di Principali trascineranno Speloncato in questa lotta e sono oggetto di citazioni in studi storici relativi a questo periodo, in particolare i QUILICI, i PIZZINI, i CARLI e gli ARRIGHI. Questi notabili, alcune delle cui famiglie avevano precedentemente partecipato alle istituzioni della Corsica genovese, si ribellarono a Genova e presero la guida degli insorti, come spiega molto bene AM Graziani nella sua biografia di Pascal Paoli (Editions Tallandier - 2004) su Hyacinthe Paoli e gli altri generali Ceccaldi e Giafferi.
- Nel 1730 lo Speloncatais Pietro PIZZINI fu uno dei Nobili Dodici incaricati di rappresentare i Corsi presso la Repubblica Genovese. Per questo motivo, a febbraio andrà con Gaffori de Corte e Giafferi de Tavagna a calmare gli animi nella pieve durante le ribellioni contro Genova e otterranno l'armistizio. Ma il 14 gennaio 1731, durante la battaglia di Calenzana, che vide il colonnello DE VINS alla testa delle truppe imperiali al servizio di Genova perdere 150 uomini, il i rapporti indicano che i patrioti corsi erano comandati da Pietro PIZZINI de Speloncato. Quando il 10 agosto 1731 il governatore Doria pubblicò un editto che concedeva la grazia generale ai corsi che consegnavano le armi entro 15 giorni, escluse dalla grazia 25 comunità tra cui Speloncato, I Gatti di Vivario, Zicavo, Oletta.
Un altro membro della famiglia Pizzini di Speloncato, il capitano Antone Pizzini detto SPADONE, sarà comandante delle milizie nazionali della regione durante il governo di Paoli ed è uno dei combattenti andati in esilio, imbarcandosi sull'Ile Rousse per continuare la lotta. Una proprietà porta ancora il nome "Torra di Spadone" e senza dubbio ne perpetua la memoria.
La famiglia Pizzini comprendeva personalità note per tutto il loro carattere. Così nel 1646, durante una delle sue visite pastorali monsignor Marliani notò che nella chiesa di Santa Catalina di Speloncato, il sacerdote Jacoppo Francesco Pizzini indossava abiti e tonsura ma che portava con sé un'arma, anche nella sua chiesa!
- Giovan Paolo, figlio di Ambroggio QUILICI, luogotenente generale del re Teodoro, fu nominato comandante delle truppe incaricate di proteggere la Balagne nel 1755 e mantenne la corrispondenza con Pascal Paoli durante tutto il suo governo. Gli fu fedele anche dopo Ponte Novu, al punto da essere arrestato dalle truppe francesi nell'ottobre del 1774 e deportato a Tolone. Quando James Boswell va in Corsica, il generale Paoli gli consiglia di visitare la Balagna e fu al canonico QUILICI de Speloncato che scrisse il 26 ottobre 1765 per chiedergli di guidare questo importante visitatore nella regione (corrispondenza citata da F. Beretti - Pascal Paoli e l'immagine della Corsica nel XVIII secolo - la fondazione Voltaire, Oxford 1988 - p.51)
- Marco Maria CARLI de Speloncato sarà uno dei suoi amministratori della Corsica e, come tale, uno degli stretti collaboratori di Paoli. Proviene dalla famiglia di Ambroggio Carli creata Caporali dal Senato di Genova nel 1684 e con i Nobili Dodici eletti nel 1686. Dopo la sconfitta di Ponte Nuovo, costretto all'esilio, vide confiscati i suoi beni. Poté tornare in Corsica solo dopo una sentenza pronunciata il 3 luglio 1773 dalla Giunta di Caccia che ne autorizzava il ritorno a condizione di non nuocere alla "tranquillità pubblica" e con il deposito di 800 sterline francesi garantito sulla sua proprietà da Giovan Battista Abraïni de Speloncato, probabilmente suo parente.
- Il capitano Domenico Graziani detto CAPOCCHIA è un altro fidato uomo di Paoli di Speloncato. Gli sarà affidato il comando, strategico per i cittadini, della guardia de L'Ile Rousse e del suo porto. È citato, dai giornali toscani che riportano gli avvenimenti del maggio 1768, tra i capi militari andati in esilio con le loro famiglie dopo la sconfitta. La Gazzetta Toscana scrive: "La mattina de'21 I Sigg. Mantello. Leonardo Belgodere, Achille Murati, Pizzini, Capocchia, Panattieri, Domenico Antommattei, ed altri che si trovavano al comando dei trinceramenti dell'Isola Rossa sentendo che tutti I Paesi si ero arresi, e in conseguenza trovasi in mezzo a una grossa Armata, tennero fra loro un consiglio, e determinarono di sottorsi dal pericolo che loro sovrastava: percio' imbarcate le loro famiglie sopra una nave inglese con 150 Nazionali di scorta... ".
- Infine, lo Speloncatais Domenico ARRIGHI avrà un ruolo molto importante all'interno del governo della Corsica indipendente. Nacque a Speloncato in una famiglia di Podestat il cui nome si ritrova nei registri delle dimensioni del paese, parte di Sant'Andrea, proprietario di diversi mulini tra cui quello di Capezzale sul fiume Regino. Domenico Arrighi è un rinomato giurista che farà parte (cfr Ilario Rinieri I vescovi della Corsica Ed Istituto per gli studi di politica internazionale Roma 1934 pag. 211) dei legislatori che, con Pasquale Paoli, codificheranno le leggi fondamentali della Corsica e redigeranno la Costituzione.
Antoine ROVERE (Corsica al tempo di Pascal Paoli - BSSHNC fasc. 618 - 1° trimestre 1976 - p 21-22) ricorda che, quando l'idea nazionale prese forma, fu in Balagne che per la prima volta si rivelò in pieno giorno. I notabili Balanin richiesti dal vescovo Mariotti, su richiesta della Serenissima, per definire le condizioni che la repubblica doveva sottoscrivere affinché tornasse la calma, risponderanno non come sudditi ma come rappresentanti di una Nazione che propone un contratto alla Repubblica di Genova, mentre nei primi anni della rivolta iniziata nel 1729, i capi corsi cercarono solo un sovrano che sostituisse Genova (Spagna, Toscana, Francia, Inghilterra o un barone tedesco).
Rovere osserva che: "Dalla richiesta di pari diritti individuali tra isolani e genovesi si è passati alla richiesta di uguaglianza nazionale" e aggiunge "per la prima volta la classe dirigente ha considerato la possibilità di governare l'isola e lo ha fatto sostituendo ovunque i genovesi Il programma dei giuristi di Balanin sarà adottato da tutti i Consultes a partire da quello del 17 marzo 1743 che nominò Tomaso Giuliani de Muro Generale della Nazione Corsa.
Il nome di Domenico Arrighi compare spesso nella corrispondenza di Paoli al suo ritorno in Corsica nel 1755. Nel maggio 1761 venne nominato membro del Consiglio supremo del Regno di Corsica (governo della Corsica composto da nove membri) e fu firmatario di numerosi documenti amministrativi della Corsica indipendente (Georges Oberti - Pasquale de Paoli - 1990). È lui che ha l'onore di presiedere la sessione della Consultazione a Corte, in assenza di Paoli, per annunciare la cattura di CAPRAJA da parte delle truppe corse.
Con lettera dell'8 agosto 1762, il generale Paoli indicò al Magistrato di Balagna: "per accorere agli urgenti bisogni della Patria e perse a portata di avversari alle intraprese di sediziosi e partitanti genovesi che possano sollevarsi in codesta provincia colle necessarie facoltà che a noi competente in virtu del nostro impiego di poten delegare altri in nostro luogo abbiamo spordite le instructi all' illustrissimo signor Domenico Arrighi di Speloncato perche si metta alla testa delle armi di codesta provincia in difesa della Patria (...)"
Speloncato costituisce una roccaforte del generale Paoli che vi soggiornò più volte durante il suo viaggio in Balagne.
Nel 1763 Pascal PAOLI arrivò da Pietralba a Speloncato il 24 agosto. Visitò l'Ile Rousse il 25 poi tornò a Speloncato da dove partì il 9 settembre per Caccia. L'8 settembre di quest'anno assisterà al curioso passaggio del sole attraverso la petra tavunata di Speloncato (vedi capitolo successivo).
Il giornale stampato dal governo, I RAGGUAGLI (che contiene molti altri riferimenti a Speloncato), indica che durante il suo soggiorno molti Speloncati si offrirono di seguire il generale che doveva recarsi nel sud della Corsica, ma che egli ne scelse solo un piccolo numero (Marie Thérèse Avon-Soletti - La Corse e Pascal Paoli - La Marge - 2000).
A SPELONCATO si svolgono diverse consultazioni provinciali per la regione della Balagne.
Hyacinthe Yvia-Croce ricorda nel suo libro "40 anni di gloria e miseria" (Ed Albiana 1996) che nel settembre 1763 Paoli pose monsignor MASSONI agli arresti domiciliari nel convento di Speloncato costringendolo a lasciare Calenzana a causa del suo filo-genovese.
Dopo la sconfitta di Ponte Novu dell'8 maggio 1768, Domenico ARRIGHI fece parte della delegazione corsa che incontrò il generale DE VAUX a Corte per stabilire le condizioni per la deposizione delle armi (Abbé Galetti - Storia della Corsica).
Ritornato a vivere nel suo villaggio, Domenico Arrighi ricoprirà la carica di Podestà de Speloncato e Commissario della Giunta di Caccia. Le giunte furono create con l'editto reale del 15 agosto 1772, in concomitanza con l'amnistia concessa ai fuggitivi. Ce ne sono quattro installati a: Orezza, Caccia, Quenza (allora Tallano) e Guagno (allora Mazzana), e composto da sei commissari corsi scelti dai rappresentanti della Nazione. La loro funzione è principalmente quella di svolgere il ruolo di "paceri" per prevenire litigi e porre le condizioni per il ritorno degli esuli paolisti nei loro comuni.
Domenico Arrighi resta tuttavia sospettoso nei confronti delle autorità francesi. Così il console francese a Livorno, il cavaliere di Bertellet, riferendo al conte di Pradines, intendente di Corsica, informò nella sua lettera del 3 settembre 1774 che, per preparare un intervento in Corsica, i patrioti corsi in esilio guidati da Nicomedes Pasqualini inviarono una lettera di Paoli a diversi notabili che vi erano rimasti, tra cui "a Speloncato nel S. Dominique Arrighi" (Quaderni di storia e documentazione corsa N°1 - 1949 - p.53).
Morì il 21 giugno 1789 senza aver vissuto il ritorno di Pascal PAOLI in Corsica e fu sepolto (secondo il suo testamento) come gli altri membri della sua famiglia a "a cappella del Carmine" del Convento cappuccino di Speloncato.
Durante i vent'anni tra la conquista militare francese e il ritorno di Paoli, Speloncato si ritirò dalle contese politiche tra le diverse fazioni (pro-Narbona o pro-Marbeuf) in cerca di favori reali. Nessuna delle famiglie più importanti del villaggio fu incorporata nella nobiltà francese.
La popolazione è quindi di 738 abitanti e il piano Terrier indica un'area di 3101 acri o 1302 ettari di cui l'86,74% appartiene a individui. La stragrande maggioranza dei terreni è destinata alla coltivazione di cereali (Jean Defranceschi - Ricerche sulla natura e la distribuzione della proprietà terriera in Corsica dalla fine del vecchio regime fino alla metà del XIX° secolo - Ed. Cyrnos e il Mediterraneo 1986).
Nel periodo rivoluzionario non c'è dubbio che il ritorno di Babbu di a Patria fu accolto con entusiasmo dal villaggio.
Per la Consultazione del 21 giugno 1794 che approvò la creazione del Regno anglo-corso, la comunità di Speloncato era rappresentata da Giuseppe Maria MALASPINA.
Quando partì per l'Inghilterra, Pascal PAOLI scrisse il 10 ottobre 1794 a un ARRIGHI: Tra due giorni lascerò la Corsica. Continua a servire l'Inghilterra con la lealtà che ti distingue. Pochi meritano questa mia testimonianza. Mi sono reso conto che molti di coloro che hanno esagerato la mia influenza per tenermi lontano dall'isola si preoccupano più delle ghinee che delle franchigie della costituzione. Realisti e cosiddetti patrioti, insieme, si comportano con la stessa avidità per questo prete (...). Sono vecchio e comincio a sentire il peso dei miei 70 anni. Tuttavia, non preoccuparti per la mia salute. Sai che sono abituato al clima rigido di Londra. Ciò che mi angoscia è la vista delle nostre montagne e degli amici che vi lascio.
Nel villaggio, come ovunque in Corsica, gli ex sostenitori di Paoli si divisero durante il periodo rivoluzionario e anche all'interno delle famiglie incontrammo sostenitori di SALICETI e oppositori del nuovo regime.
Nell'aprile del 1800 la Balagne si ribellò alla Repubblica francese nonostante la repressione già subita da Tavagna e Moriani.
Guidata da Saliceti e dal generale Ambert, una colonna di 800 uomini fu inviata a Ville e Speloncato mentre un'altra attaccò Palasca e Belgodere.
Diverse decine di abitanti furono uccisi e questi villaggi dovettero versare un contributo straordinario sotto la minaccia di consegnare il villaggio al saccheggio delle truppe. Per Speloncato il contributo è fissato a 6.000 franchi pagabili entro 24 ore secondo i fratelli Giocanti che riportarono questi fatti in una richiesta indirizzata al Sottoprefetto sotto la Restaurazione. Per avere un'idea dell'importo da raccogliere in contanti, bisogna ricordare che all'epoca un chilo di carne valeva circa 1 franco e una giornata di lavoro veniva pagata meno di 1,5 franchi.
Gli abitanti spaventati si incontrarono in chiesa con il comune e, constatando l'impossibilità per il comune di raccogliere una somma del genere così rapidamente, decisero di prenderla in prestito dai fratelli Paolo Andrea e Domenico Arrighi minatori la cui proprietà era gestita dal prozio sacerdote Giovan Bernardino.
Questi Arrighi accettano di rimettere la somma ma chiedono garanzie di rimborso, ed è indicato nel resoconto dei fatti che dato il breve ritardo la popolazione minacciosa obbliga i proprietari Giovan Francesco Pizzini, Anton Giovanni Savelli, Pietro Maria Savelli e Filippo Maria Gioganti a garantire questo prestito. Tutti registrati dal notaio Gregorio Vitali-Savelli. Speloncato fu così salvato dal saccheggio.

L'IMPORTANZA DELLA RELIGIONE
Entro quello che era "San Balagne" Speloncato si distingueva per la brillantezza e il fervore che dava all'espressione della sua fede.
- L'8 settembre, dal paese, si può ammirare un sorprendente fenomeno naturale: il sole a fine pomeriggio scompare dietro la montagna e proseguendo il suo corso riappare all'improvviso passando attraverso un'immensa pietra forata situata sul fianco della montagna. Questo spettacolo non può aver lasciato indifferenti i nostri antenati pagani e poi cristiani.
Una leggenda narra che il diavolo che forgiava l'incudine (una roccia che domina il villaggio ha questa forma caratteristica), molestato dagli abitanti, lanciò il suo martello così forte da trafiggere la montagna.
Non sorprende che l'8 settembre si celebri anche la festa di Santa Maria di a Pace, alla quale fu dedicato dai Cappuccini il convento da loro fondato a Speloncato.
- nel XV secolo nacque a Speloncato un grandissimo predicatore francescano Guglielmo SAVELLI detto BOLANO.
Su richiesta del conte Gian Paolo di Leca, fondò il convento di VICO nel 1480 e fu poi nominato dal Papa, vescovo di Sagone, il 15 marzo 1481. Rimasto fedele al Conte dopo la rottura con i genovesi, dovette rifugiarsi nel 1493 a Roma dove il Papa lo nominò vicario dell'importantissima Basilica di Santa Maria Maggiore. Fu su sua richiesta che papa Sisto IV concesse l'indulgenza plenaria alla chiesa di Santa Maria di Loreto e la sua memoria è ancora presente nella memoria collettiva (un recente articolo di Nice-Matin sul pellegrinaggio di Santa Maria di a Pace dell'8 settembre a Loreto di Casinca si riferisce a questo predicatore che lo istituì).
- Il convento dei Cappuccini fu fondato su richiesta della comunità di Speloncato. La sua chiesa fu consacrata nel 1621 da monsignor Giustiniani. Non è noto se il sito fosse occupato da altri chierici prima dell'istituzione di questo ordine. Questo convento è chiamato dagli antichi Speloncatais: Convento di Carignelli o di a Lecce e talvolta di San Antone, ma è ufficialmente posto sotto l'invocazione di Santa Maria di a Pace (Convento B. Verginis Mariae Pacis Speloncati).
Il nome Carignelli dato alla porzione di territorio del comune situata a ovest del convento deriva probabilmente dai radicali preindoeuropei kar (roccia, scarpata) e niellu (nero, scuro).
Nel 1650 il convento era abitato da tre "sacerdoti": P. Atanasio dello Vescovato, guardiano, P. Giovanni Francesco d'Aiaccio, P. Ilario da Spiloncato; un "clerico": frat'Illuminato da Iussani e tre "laïci professi": fra Pacifico da Spiloncato, fra Lorenzo da Minerbio, fra Lucido dal Cagnano (I conventi cappuccini nell'inchiesta del 1650 - Intuto Storico dei Cappuccini- Roma 1985) In memoria del grande predicatore Guglielmo Bolano, alcuni dei Cappuccini insediati in questo convento prenderanno simbolicamente il nome di Guglielmo di Speloncato.
Diversi monaci speloncati furono portati a capo della provincia cappuccina della Corsica e va menzionato in particolare il provinciale Guillaume de Speloncato che partecipò alla consultazione dei teologi a Orezza nel 1731 che giustificò la rivolta corsa, fu posto agli arresti domiciliari presso il convento di Sant'Antonio di Bastia per tre anni dai genovesi a partire dal 1733.
I Cappuccini sono citati come i più virulenti tra i religiosi impegnati nella causa corsa e il convento di Speloncato sarà un luogo di incontro per i cittadini durante tutto il periodo della rivoluzione corsa e del governo del generale PAOLI. Vi risiederà spesso durante i suoi viaggi in Balagne.
Nel corso degli anni questo convento verrà ampliato e la sua chiesa abbellita, accentuandone anche il carattere difensivo. Verrà sequestrato dallo Stato e venduto come proprietà nazionale durante il periodo della Rivoluzione francese e si deteriorerà molto rapidamente.
L'Archivio Generale dei Cappuccini cita gli ultimi monaci che lo occuparono: il Preside. Padre Pasquale da Muro, il Vic. Padre Filippo slab City, il Molto Reverente Padre Pietro Paolo da Speloncato, e Padre Domenico Maria da Feliceto, Ignazio slab City, Bonaventure da Speloncato, Filippo Maria da Belgodere, Ilario da Speloncato, Matteo slab City e Fratti laïci Desiderio da Muro, Gio Francesco slab City, Gio Battista da Speloncato e Felice da Speloncato.
Abbiamo trovato nei documenti di famiglia una lettera del futuro cardinale SAVELLI, residente a Roma, che scriveva al cugino, uno dei nostri antenati Arrighi, dopo aver incontrato l'ex superiore del convento, il quale aveva notizie preoccupanti circa l'avanzato stato di degrado dell'edificio.
Il convento sarà poi completamente abbandonato e non sarà altro che una rovina fino alla fine del XX secolo.
Tra gli abitanti della grotta nati nel XIX secolo, si segnalano alcune vocazioni dei Cappuccini e in particolare di Padre Guillaume de Speloncato, nato il 18 novembre 1879 e il cui vero nome era Auguste MARCHI, commissario provinciale della Corsica dopo essere stato ordinato sacerdote all'età di 23 anni nel 1902 in piena tempesta di espulsioni. Risiedette per anni nel convento di Tuani, aperto dal 1920 al 1967 (data della sua chiusura definitiva). Morì il 27 febbraio 1970.
- Lo specialista italiano di storia religiosa Oreste Tencajoli ricorda nella Chiesa di Corsica (Ed Desclée Roma 1936) che nel XVIII secolo gli ecclesiastici di Speloncato e gli abitanti di Roma, d'intesa con i consiglieri comunali e i sacerdoti delle due parrocchie, chiesero a papa BENEDETTO XIV che la chiesa di San Michele fosse elevata al rango di collegiata con due dignitari, un arciprete e un prevosto, otto canonici, quattro beneficiari, un viceparroco, un sacrestano e un maestro di grammatica.
I Padri del Comune di Seloncato erano al momento di questa richiesta nel 1749: Giabicone Gioganti, Anton Pietro Luigi e Giovan Quilici e il procuratore incaricato di presentarlo al Papa è il Reverendissimo Don Giovan Luca de Marchis di Speloncato.
Secondo gli archivi vaticani, i fondi necessari per questa installazione verrebbero prelevati dai beni e dalle entrate annuali di San Michele e Santa Catalina dove il vice sacerdote responsabile della direzione spirituale delle anime di questa chiesa sotto l'autorità dell'arciprete.
Una tale creazione implicava l'esistenza di entrate che consentissero il mantenimento dei numerosi canoni, come avvenne a Speloncato grazie al raggruppamento dei profitti legati alle diverse chiese.
Il vescovo Casanova nella sua Storia della Chiesa di Corsica stima, sulla base delle vendite effettuate durante la Rivoluzione, che il valore dei beni della Chiesa di Speloncato (principalmente terreni in affitto) fosse dieci volte superiore a quello delle parrocchie vicine. L'atto che formalizzò la richiesta è datato 12 luglio 1749 ed elenca i nomi dei 56 terreni appartenenti alle due chiese. È il successore di Benedetto XIV, papa CLEMENTE XIII che nel 1766 diede l'autorizzazione a creare la Collegiata dell'Immacolata Concezione.
Nel XVIII secolo in Corsica furono fondate solo quattro collegiate (Speloncato, Corbara, Calenzana e Luri).
Nel 1787, sotto la pressione della monarchia francese, la Collegiata venne ufficialmente sciolta, ma i membri del capitolo distribuirono equamente i profitti per continuare a mantenere il servizio religioso comune.
Dopo la Rivoluzione, al momento della vendita della proprietà nazionale, fu Joseph Malaspina a riacquistare la proprietà messa all'asta ma, dopo un incontro, accettò di restituirla al capitolo se gli fosse stata rimborsata la somma versata allo Stato ed è un AMBROSINI che offrirà generosamente la somma consentendo questo riscatto. Ma i canonici, nuovamente espropriati, faranno una solenne processione il 7 novembre 1793 con tutti gli abitanti e il canonico QUILICI pronunciò un discorso applaudito dalla folla con grida di "Eviva Gesù Cristu, Eviva a nostra Santa Religione, Eviva Speluncatu" si legge nella cronaca.
- Questa attività di una collegiata e di un convento sul territorio di un borgo popolato da circa 700 abitanti, favorirà lo sviluppo dell'artigianato artistico all'interno del borgo e in particolare l'ebanisteria, con naturalmente la famiglia Maestri SALADINI
Questa intensa attività religiosa consentirà anche una significativa creazione artistica in termini di canti sacri e uno studio realizzato nel 1992 dal Centro di Etnologia Francese, dal Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari e dall'Associazione E voce di U cumune dedica un capitolo di 100 pagine con le caratteristiche molto complesse dei canti religiosi sviluppati dalla comunità di Speloncato.
Tuttavia, gli storici hanno notato che, nonostante questa comunità sia molto immersa nella religione, nel XVI secolo solo la riunione delle famiglie e la parola data (lo giuramento) erano considerate comuni corsi. Il matrimonio può essere consumato prima della cerimonia del passaggio dell'anello.
Allo stesso modo, nel villaggio si verificano anche matrimoni tra cugini (condannati dalla Chiesa ma spesso celebrati per motivi patrimoniali), per cui un documento del settembre 1571 indica che l'assoluzione viene concessa ad Anton e Nicola de Speloncato che avevano dimenticato di chiedere la dispensa del vescovo.
Nella sua opera su Calvi del XVI° secolo, Battestini indica che all'epoca i nomi non erano tutti cristianizzati e che negli atti notarili gli Speloncati sembravano avere molta arguzia nella loro scelta: molti di loro si chiamavano Canevecchio, Primabonavita, Scharinoio.
- Numerose cappelle furono costruite sui sentieri che costituivano le vie di accesso al paese prima della costruzione delle attuali strade (che risalgono al Secondo Impero e addirittura alla fine del XX secolo per la strada Guissani).
Si possono ancora vedere San Filippu e L'Annunziata, così come le rovine di San Roccu.
- La confraternita di SANT'ANTONE ABBATO di Speloncato fu eretta sotto l'invocazione della Santa Croce da una bolla papale di Urbano VIII presa a Santa Maria Maggiore a Roma il 21 novembre 1632.
I suoi statuti sono stati studiati in particolare da Nicolas Mattei (Revue Strade n° 8 nuove serie), che indica: l'estrema complessità del funzionamento di una confraternita come quella di Speloncato, la serietà e la meticolosità con cui tutto ciò che può accadere è pianificato, dalla resa dei conti con l'intervento del notaio alla codificazione delle multe, il ruolo di ciascuno per il bene di tutti. Tutto questo non è formalismo gratuito ma mira a permettere ai confratelli di condurre una vera vita cristiana, da aiutare materialmente anche quando se ne presenta la necessità, come raccolto insufficiente, spese in occasione dei funerali.
La Confraternita, che ha conosciuto un declino negli anni '70 e 2000, è oggi molto attiva nel villaggio e riunisce 16 confratelli.
- Speloncato annovererà tra i suoi figli molti ecclesiastici, che talvolta svolgeranno un ruolo importante nella chiesa di Corsica.
Per citarne due: monsignor Antoine ABRAINI (1743-1803), arciprete e canonico della collegiata, sarà rappresentante del clero alla seconda assemblea degli Stati di Corsica nel maggio 1772, e Dominique ARRIGHI che sarà Vicario Generale è, nel 1833, uno dei candidati sostenuti dal Pozzo di Borgo contro il clan Sebastiani per succedendo a monsignor Sebastiani-Costa come vescovo di Corsica, fu sepolto nel 1835 nella cappella dei conti Peraldi ad Ajaccio (cfr. L'Armoriale di Corsica op. cit.)
Questa presenza di ecclesiastici influenti permette di comprendere che diverse case del paese erano dotate di cappelle private, tre delle quali esistono ancora.

NEL XIX SECOLO: DUE SCRITTORI E UN CARDINALE
Speloncato perderà la sua importanza politica, come molti villaggi, a vantaggio delle città. Infatti, se la popolazione del villaggio aumenta fino a raggiungere più di 1000 abitanti alla fine del secolo, questo aumento deve essere messo in prospettiva, poiché allo stesso tempo Bastia che contava 5287 abitanti nel 1769 aumenterà a 11336 nel 1800, 14411 nel 1847 e 23397 nel 1891 (cfr Defranceschi op. cit.) Il suo territorio venne amputato a beneficio di Ville di Paraso dalla legge del 9 luglio 1852.
La produzione di olio d'oliva mantiene una significativa attività economica che consente di abbellire il paese attraverso la creazione in particolare di una grande piazza decorata con una bella fontana, attuale centro della vita locale.
Nel volume IV del Dizionario Corografico universale dell'Italia dedicato alla Corsica, pubblicato a Milano nel 1855, Speloncato viene descritto come un sito scosceso, dalle acque eccellenti e da tempo rinomato in Corsica, che conta 845 abitanti.
L'Antologia degli scrittori corsi di YVIA-CROCE cita due scrittori Speloncat del XIX secolo: Giuseppe Maria Arrighi e Romulus Carli.
GM ARRIGHI è autore di Viaggio di Licomede in Corsica. Questo libro fu pubblicato in versione bilingue italiana e francese a Parigi da Lerouge nel 1806. Si dedica al restauro dell'immagine della Corsica e dei suoi abitanti. Nella sua introduzione afferma di "voler vendicare la nazione corsa per i rimproveri di alcuni scrittori superficiali e di alcuni viaggiatori disillusi".
Nato nel 1769, è nipote di Dominique Arrighi, consigliere di Stato di Paoli, ed è uno dei membri della famiglia che scelsero di sostenere il repubblicano Saliceti. Sarà giudice e presidente della Corte del dipartimento di Golo sotto la Repubblica, ma sarà rimproverato nel novembre 1797 dal presidente della Corte penale del dipartimento di Golo per non essere stato abbastanza repressivo nei confronti degli oppositori del regime. Tuttavia, diventerà Presidente del Tribunale Civile del distretto di Balagne sotto il Consolato.
Membro della Società di Educazione Pubblica del dipartimento di Golo fondata da FO. Renucci e presieduto dal prefetto Pietri, tenne lì un notevole convegno il 18 novembre 1804 sull'Europa e la prosperità della Corsica (Marco Cirni Un'isola tra Parigi e Firenze Ed. Albiana 2003 p.44).
Chiamato da Saliceti, allora Ministro della Guerra del Regno di Napoli sotto il re Giuseppe Bonaparte, a ricoprire la carica di Capo Divisione del suo ministero, continuò la sua carriera sotto il re Gioacchino Murat, che lo portò a scrivere e pubblicare in italiano a Napoli, un saggio in tre volumi sulla storia delle rivoluzioni politiche e civili del Regno di Napoli, pubblicato nel 1809 per i primi due volumi e nel 1813 per l'ultimo.
Grande amico di Francesco Ottaviano RENUCCI che parla di lui in diverse pagine delle sue memorie (Editions Piazzola), ARRIGHI tornò in Corsica alla caduta dell'Impero e divenne corrispondente della società centrale di istruzione pubblica del dipartimento della Corsica dopo essere stato ristabilito da Renucci nel settembre 1818.
Renucci disse di lui che dopo il suo ritorno in Balagne era diventato un vero giudice di pace della provincia grazie al suo spirito di conciliazione. Morì lì nel 1834.
Questo studioso è uno dei tanti studenti Speloncatais che, prima e dopo l'integrazione in Francia, studiarono a Roma
FX. Gherardi nella sua tesi di dottorato (Lo spirito corso nel respiro del romanticismo - Università Pascal Paoli - dicembre 1999) ne rileva diversi:
In Diritto Civile e Canonico: Saladini Lorenzo (1755-1756), Arrighi Giovan Bernardino (1757-1758), Quilici Francesco Antonio (1768-1770), Arrighi Domenico (1791-1793) e Arrighi Giuseppe Maria (1791-1793), In Medicina: Savelli gio francesco (1790-1791), In Filosofia: Abraïni Gio Battista (1827-1828), In Teologia: Savelli-Vitali Domenico (1818-1822).
Romulus CARLI nacque a Speloncato nel 1830 e visse fino al 1909. È autore di numerose opere sui costumi della Balagne, pubblicate a Bastia dal 1885 al 1896, in particolare Coups de plume d'un enfant de la Balagne. È anche autore di uno dei discorsi pronunciati all'arrivo delle ceneri di Paoli il 14 settembre 1889 sull'Ile Rousse, in cui ricorda l'importanza di Speloncato e dei suoi figli nelle battaglie guidate da Pascal PAOLI. Eletto consigliere distrettuale del cantone di Muro, è un repubblicano che collaborerà con il Petit Bastiais e il quotidiano Bastia, di cui Yvia-Croce dice nella sua antologia: "pubblicista in buona fede, Romulus Carli non merita di cadere nell'oblio"
Altri due autori vissero a Speloncato ma non sono citati da Yvia-Croce: Fabiano Ambrosini che dal 1861 scrisse numerosi "sonetti,canzone, terzine, lamenti, ottave, quartine, ecc..." (vedi tesi di Gherardi op. cit.) e il curioso Vittore Marcucci che si definisce "Maestro enciclopedico in molte cose, falegname, ebanista" e pubblicò un'opera alla fine del secolo per dimostrare che è il sole a ruotare attorno alla Terra e non il contrario!
Il personaggio speloncatoide che godette della maggiore fama nel XIX secolo fu il cardinale Domenico SAVELLI che vi nacque il 15 settembre 1792. È figlio del notaio Don Gregorio Savelli-Vitali e di Agathe Arrighi (nata il 5 febbraio 1754, è figlia dell'illustrissimo signor Domenico Arrighi e di Brigita Saladini delle Ville, sua seconda moglie secondo l'atto dotale redatto il 29 marzo 1777). Fu ordinato sacerdote nel 1816 poi studiò teologia a Roma dal 1818 al 1822 a La Sapienza. Divenne Vicario Generale del vescovado di Cesma nel 1828, poi nel 1832 papa Gregorio XVI lo chiamò al suo fianco e gli affidò importanti delegazioni apostoliche e il 1° giugno 1845 lo nominò ciambellano della camera apostolica incaricato dell'amministrazione e della gestione del patrimonio ecclesiastico. Alla morte di Gregorio XVI, fu nominato dal conclave commissario straordinario della Romagna con pieni poteri per prevenire la rivolta in fermento e il nuovo papa PIO IX gli assegnò le funzioni di governatore di Roma dove sarebbe stato così fermo nei confronti dei liberali romani, che sarà soprannominato Il Cane Corso. Durante una manifestazione ostile sotto le finestre gridando "abasso il cane corso", si voltò verso chi gli stava intorno, dicendo ridendo: "Il cane corso mangerà I cagnolini romani" (il cane corso mangerà i cuccioli romani). (cfr. Il Memoriale Corso) Dal dicembre 1847 fu Ministro della Polizia, allora responsabile del ripristino dell'autorità papale nelle Marche, in qualità di Commissario straordinario del Papa. Fu creato cardinale il 7 marzo 1853, responsabile del Consiglio di Stato per le finanze. Così il nipote di un consigliere di Stato della Corsica indipendente era diventato principe della Chiesa. Ripristinò l'ordine nelle casse del governo pontificio, poi si ritirò dalla vita pubblica a partire dal 1859 e morì cieco a Roma il 30 agosto 1864, assistito dal suo confessore, il futuro cardinale ZIGLIARA, anch'egli corso. Ottenne per la sua famiglia il riconoscimento della nobiltà e il titolo di conte romano e costruì un Palazzo a Speloncato che, venduto dagli eredi intorno al 1950 a una famiglia Speloncataise, è oggi l'hotel A Spelunca. Un discendente di suo fratello fu nominato Compagno della Liberazione dal generale de Gaulle con decreto del 20 novembre 1944.
Fu il colonnello HORACE SAVELLI, nato il 27 novembre 1906, a essere mobilitato nel 1939 come tenente, non accettò la sconfitta e si imbarcò a Marsiglia per Algeri, poi raggiunse Casablanca e Tangeri e, giunto a Londra, si arruolò nelle forze della Francia libera il 25 ottobre 1940. Con un'unità di cavalleria si unì a Brazzaville nella primavera del 1941, poi il 1 luglio 1942 assunse il comando dello squadrone di autoblindo della colonna Leclerc. Sbarcò con il 2° DB nei pressi di Sainte Mère l'Eglise il 31 luglio 1944 e si distinse nella campagna di Normandia.
Dopo la guerra lasciò l'esercito e divenne presidente di un'importante cooperativa agricola e presidente dell'Unione nazionale dei combattenti. Come molti ufficiali, autentici combattenti della resistenza, scandalizzati dalla perdita delle colonie e dal trattamento riservato all'esercito francese, si unì alle fila dei sostenitori dell'Algeria francese, cosa che gli valse diversi anni di prigione. Morì il 2 giugno 1998 a Parigi.

BONAPARTISMO E RICORDI FAMILIARI
Leggere vecchi documenti di famiglia a volte ti permette di rivivere la storia del tuo villaggio. Durante il Secondo Impero, sebbene Speloncato fosse diviso tra sostenitori e oppositori del bonapartismo, il vantaggio risiedeva nei sostenitori di Napoleone III. Una delle personalità bonapartiste locali è l'avvocato Joseph Arrighi (pronipote di Domenico), consigliere generale del cantone di Muro, che sarà Procuratore Imperiale a Sartène poi a Calvi. Opponendosi ai monarchici, il 22 marzo 1948 ricevette una lettera dal suo amico Sébastien Gavini (studiarono insieme giurisprudenza ad Aix-en-Provence) che inizia con: "Ecco realizzato il tuo sogno, e devi aver provato gioia quando, durante il tuo ritiro da Speloncato, hai appreso la proclamazione della Repubblica" e si conclude con un invito a votare per suo fratello Denis, candidato alla nuova assemblea costituente. È marito di Marie Guelfucci de Corte, cugina di primo grado di Ernest Arrighi de Casanova, secondo duca di Padova e ministro degli Interni di Napoleone III. Ernest Arrighi de Casanova trovò così un fermo sostegno a Speloncato e nel distretto quando fu eletto dopo la caduta dell'Impero deputato per la circoscrizione di Calvi, seggio che ricoprì dal 1976 al 1881. I bonapartisti speloncati sostennero poi il genero del principe Pierre Bonaparte, marchese di Villeneuve, candidato dei boulangisti alle elezioni del 1889 che sconfisse il repubblicano Toussaint Malaspina de Belgodere (futuro deputato di sinistra nel 1898 possedeva il castello della Costa). Joseph Arrighi avrà una corrispondenza continua, in particolare sulla situazione politica in Balagne, con il cugino e amico Tito Franceschini-Pietri, segretario particolare di Napoleone III, allora Imperatrice, e del Principe Imperiale in esilio. Nonostante la morte del principe imperiale, avvenuta all'età di 23 anni (il 1° giugno 1879 durante una lotta contro gli Zulu), che creò costernazione tra i bonapartisti, Speloncato si oppose all'adesione alla Terza Repubblica.
Il 14 luglio 1881 gli oppositori del sindaco Paul-André ARRIGHI vollero celebrare questa festa repubblicana, ebbe luogo uno scontro e il sottoprefetto di Calvi licenziò il sindaco. Nel suo rapporto del 7 novembre 1881, il sottoprefetto indicò per giustificare il suo provvedimento: si fece tutto il possibile per impedire le celebrazioni, le persone che mostravano apertamente simpatia per la Repubblica venivano insultate. Sono state calcolate l'inerzia e l'indolenza del sindaco. Il sindaco e consigliere generale non aveva dimenticato che il 9 novembre 1870 suo fratello Joseph, allora procuratore, era stato licenziato dalla magistratura dal nuovo governo repubblicano (decreto firmato dal ministro Cremieux) per essersi rifiutato di eseguire un ordine del nuovo sottoprefetto che gli chiedeva di sequestraretutte le carte del signor Alessandri, ex direttore del carcere di Corte la cui attuale sede è a Speloncato. Il suo rifiuto è stato motivato dall'assenza di accertamento di un reato o di un delitto e dal rigoroso rispetto dell'articolo 10 del codice di indagine penale. Non fu reintegrato come presidente della Corte di Calvi fino al 19 ottobre 1871, dopo un cambio di governo. Per i sostenitori dell'Impero la festa nazionale resta fissata al 15 agosto (data di nascita di Napoleone I). Che è anche Santa Maria, una festa parrocchiale del paese di Speloncato.
Nel villaggio, come ovunque in Corsica, seguendo il sistema "partidu - costruisci partidu", alcune famiglie che avevano sostenuto la restaurazione realista al momento della caduta di Napoleone I si allearono con i nuovi repubblicani contro i bonapartisti, molti dei quali provenivano da famiglie che avevano sostenuto i Saliceti convenzionali durante il periodo rivoluzionario. Le varie famiglie e i loro affiliati si determinano politicamente sulla base di riferimenti ideologici ma anche per ostilità verso una famiglia avversaria e sulla base dei servizi ricevuti o sperati.
Soltanto la memoria del generale Paoli è oggetto di fervore unanime e la restituzione delle sue ceneri, avvenuta il 14 settembre 1889 a Ile Rousse, organizzata in particolare da Tito Franceschini-Pietri (uno dei suoi eredi), consente a tutti gli abitanti di Caving di dimenticare i propri dissensi quando sentono Romolo Carli ricordare nel suo discorso la lotta dei loro antenati al fianco di Babbu di a Patria.
Secondo il censimento del 1872 la popolazione di Speloncato aveva raggiunto i 1007 abitanti, ma la fine del XIX secolo segnò il drammatico declino dell'economia rurale corsa e l'inizio dell'esodo di massa che colpì indistintamente tutte le famiglie di Speloncato. Il popolo speleologo, a causa della mancanza di mezzi di sussistenza, si unì al continente francese, alle colonie e persino, per alcuni, alle Americhe. Queste partenze sono spesso seguite da prove ma talvolta da successi e incontri tempestivi, come quello che permetterà a Marthe Savelli de Speloncato di sposare il futuro maresciallo Gallieni, dopo averlo incontrato a Saint Raphaël.
Alcuni Speloncati intraprenderanno brillanti carriere amministrative o militari, come Abel Malaspina, console di Francia, o François-Xavier Ambrosini, comandante della Legion d'Onore, promosso a maggiore generale nel 1906.
Al municipio di Speloncato si unisce Pierre LUZI, repubblicano moderato, discendente tramite la madre Felice Arrighi da un ramo della famiglia contrario all'Impero ma anche marito di una delle quattro figlie del lontano cugino bonapartista Joseph Arrighi.
Presidente dell'Unione agricola della Balagna, cercherà di lottare contro il drammatico deterioramento della situazione agricola in Corsica e in particolare nella Balagna olivicola. Eletto al Consiglio generale della Corsica, nel 1898 lanciò una campagna seguita dai consigli generali del Varo e delle Alpi Marittime per proteggere l'olivicoltura nazionale dal commercio di oli esotici. Redigerà e pubblicherà lo statuto di una cooperativa agricola destinata a consentire ai produttori di olio d'oliva di lottare efficacemente contro gli intermediari, ma purtroppo la sua iniziativa non sarà coronata dal successo.
Candidato alle elezioni legislative del 1910 contro il repubblicano radicale Adolphe LANDRY, fu duramente picchiato. Come ricorda Jean Paul Pellegrinetti nella sua tesi di dottorato "Corsica e Repubblica, vita politica dal 1870 al 1914" (difesa il 2 dicembre 2000 all'Università di Nizza), secondo il sottoprefetto di Calvi (relazione del 25 novembre 1910), per queste elezioni i voti furono acquistati per 200 franchi. Quest'uomo ferito dall'irrimediabile caduta dell'agricoltura tradizionale corsa e dal degrado della morale pubblica era il mio bisnonno, e capirete che un corso non può parlare del suo villaggio senza evocare il ricordo dei suoi antenati.

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