Olimpia Giustiniani


Olimpia Giustiniani Barberini
Un dipinto di Olimpia Giustiniani ed il casino di caccia nel feudo di Palestrina dei Barberini, una costruzione triangolare con sopra un castello esagonale

Olimpia Giustiniani nasce a Roma il 18 maggio 1641, figlia di Andrea Cassano Giustiniani (1605-1676 erede di Vincenzo Giustiniani, primo marchese di Bassano Romano) e Maria Flaminia Pamphili (1605-1676 detta Mariuccia) figlia di Olimpia Maidalchini e Pamphilio Pamphili, quest'ultimo fratello di Papa Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphili). E' allevata dalla nonna materna, Olimpia Maidalchini (26 maggio 1592 – 2 ottobre 1657), nel Palazzo Pamphilj di Piazza Navona. A dodici anni, nel 1653, Olimpia Giustiniani viene data in sposa a Maffeo di Taddeo Barberini (1631-1685), figlio di Taddeo Barberini (morto in esilio a Parigi), futuro principe di Palestrina ed erede della tenuta di Barberini. Il matrimonio si configura come una alleanza stretta tra la famiglia Barberini e la Pamphilj, in quanto gli sposi sono il pronipote di Urbano VIII e la pronipote di Innocenzo X che celebra personalmente le nozze; tra i festeggiamenti ha luogo la rappresentazione di Dal male il bene nel riaperto teatro Barberini (ADEMOLLO Teatri 60-62). Il matrimonio fu organizzato dalla "nonna" Olimpia Maidalchini per permettere a Roma il ritorno dei Barberini esiliati dallo stesso Papa Innocenzo X a seguito delle Guerre di Castro.
Curioso che furono alcuni patrizi genovesi, Raggi e Centurione, che dopo la morte di Urbano VIII e l’elezione di Innocenzo X, facilitarono la fuga da Roma dei Barberini per rifugiarsi in Francia sotto la protezione del cardinal Mazarino.
Il matrimonio di Olimpia e Maffeo è celebrato personalmente da papa Innocenzo X nella Cappella di Monte Cavallo domenica 15 giugno 1653. La sposa porta in dote 100 000 scudi, forniti in buona porzione dalla nonna Olimpia che ne dà 70 000, e per la restante parte dal padre. Tale dote permette ai Barberini di risollevare le finanze. La sposa rimane ad abitare con il marito presso la nonna nel Palazzo Pamphilj e solo dopo la fuga da Roma e la morte di Olimpia Maidalchini, la coppia si trasferisce, nel 1655, nel Palazzo alle Quattro Fontane. Olimpia ha cinque figli: due femmine (Costanza e Camilla) e tre maschi (Francesco, Urbano e Taddeo). Costanza (7 aprile 1657 – 12 dicembre 1687) sposerà Gaetano Francesco Caetani (6 marzo 1656 – 1716) principe di Caserta. Camilla (1660 – 20 giugno 1740) andrà in sposa a Carlo Borromeo Arese (28 aprile 1657 – 3 luglio 1734) viceré di Napoli. Francesco (27 maggio 1662 – 17 agosto 1738) diverrà cardinale. Urbano (1664 – 27 settembre 1722), destinato a succedere a Maffeo come principe di Palestrina, sposerà prima Cornelia Zeno Ottoboni (1671 – 20 settembre 1691), poi Felice Ventimiglia Pignattelli (morta il 5 gennaio 1709) e infine Maria Teresa Boncompagni Ludovisi (27 febbraio 1692 – 7 giugno 1744). Taddeo (7 agosto 1666 – 16 febbraio 1702), balì dell’ordine gerosolimitano del Cavalieri Ospitalieri di San Sebastiano, sposerà Teresa Muti (11 agosto 1675 – 7 novembre 1711) duchessa di Rignano. Olimpia muore a Roma il 27 dicembre 1729 nel Palazzo Barberini alle Quattro Fontane ed è sepolta nella Cappella Barberini in Sant’Andrea della Valle. La pace tra quelle che all’epoca erano le famiglie più influenti nel panorama politico romano, avvenne proprio con il matrimonio tra Maffeo Barberini e Olimpia Giustiniani, nipote prediletta di Innocenzo X. Il suo matrimonio risultò fondamentale per riconciliare le famiglie e venne organizzato dalla nonna materna Olimpia Maidalchini, e dallo zio dello sposo, il cardinale Antonio Barberini, molti anni dopo l’esilio dei Barberini ad opera di Innocenzo X dopo la guerra di Castro. Malgrado il fatto che la appena dodicenne Olimpia Giustiniani si rifiutasse strenuamente di sposare il ventiduenne Maffeo, i due alla fine dovettero maritarsi in una fastosa cerimonia celebrata dallo stesso papa Innocenzo X. Dopo la cerimonia, ad ogni modo, fu singolare l’episodio nel quale Olimpia si rifiutò di recarsi a casa dello sposo, né acconsentì alla consumazione del matrimonio. Sua madre a questo punto si rivolse a lei dicendole che era stata fortunata in quanto molte altre ragazze da marito della buona società romana dell’epoca erano costrette a sposare mariti molto più anziani di loro, mentre lei aveva la possibilità di sposare il principe Barberini che aveva 22 anni. La ragazza ad ogni modo continuò a rifiutarsi, ed a questo punto intervenne sua nonna Olimpia che spinse la nipote sulla carrozza che la portò a Palazzo Barberini dove iniziò la sua vita matrimoniale. Gli stemmi Barberini-Giustiniani campeggiano ancora sui monumenti più importanti per la storia architettonica della città, sotto una grande corona e a decorazione di uno scudo, le tre api Barberini e una torre esagonale dei Giustiniani, decorano l’ingresso occidentale, oggi privato di palazzo Barberini.
Il medesimo stemma è presente in controfacciata all’interno della chiesa di Santa Rosalia, cappella palatina della famiglia Barberini, la cui erezione è inscindibilmente legata al nome di Maffeo quale ex voto per essere riusciti a scampare illesi alla peste che colpì Palestrina tra il 1656-1657).

Nel feudo di Palestrina dove vissero Olimpia e Maffeo, per suggellare la loro unione, fu costruito un casino di caccia dalla forma molto particolare: un triangolo con sopra una torre ad esagono irregolare, uguale a quella dello stemma Giustiniani e della rocca di Bassano Romano nel giradino di Villa Giustiniani. Questo edifico dalle strane geometrie sembra occultare dei simboli esoterii.

Secondo quanto risulta dall’inventario dei suoi beni redatto post mortem a Roma l’11 gennaio 17301648, nella sua dimora romana possiede una piccola raccolta bibliografica prevalentemente di argomento religioso, conservata in un credenzino1649. Singoli volumi si trovano sparsi anche in altre stanze della casa, soprattutto all’interno di cassetti di credenze1650 e di uno studiolo1651, oltre che in una cassa1652 e in una scansia1653. Nella stanza contenente i libri di argomento prevalentemente religioso, oltre al credenzino con i volumi, vi sono anche uno studiolo di ebano intarsiato d’avorio con cantonate dorate, una ricca collezione di ventagli, degli alamaretti e dei coltelli, forbici, un credenzino con un tiratore contenente diverse maniglie e scudetti, un altro credenzino, un vaso di diaspro verde, gioielli, casse e scatole, di cui una contenente merletti1654. Nei cassetti delle credenze dell’adito fuori della cappella1655 e di una stanza (in cui i libri sono anche in una scansia) contenente due quadri di Baccanali – che si giustappongono alle rappresentazioni della Madonna e della Concezione che decorano uno studiolo -, oltre a dipinti di soggetti religiosi, paesi e un ritratto di Urbano VIII, sono presenti una serie di scansie, credenze e studioli contenenti una variegata quantità di piccoli oggetti, da vasi a pietre – in bauletti e cassettini -, da orologi a bacili, un inginocchiatoio, diversi tavoli, tavolinetti e sedie. Spiccano busti di metallo e di metallo, oltre a mobili intarsiati di madreperla e avorio. Alle pareti, vi sono numerosi dipinti di soggetto sacro, dei ritratti di santi e di pontefici (alcuni di Urbano VIII, uno di Alessandro VII) e quello di una regina d’Inghilterra1656. La cassa con libri è situata in una stanza contenente sedie, inginocchiatoio, letti, credenze, casse, bauli, studioli con biancheria, abiti e servizi1657. Dedita ai giochi e alla musica, Olimpia possiede una serie di dipinti legati al tema dei libri e della sapienza (vizi e virtù, David). I vari reliquiari distribuiti nella dimora costituiscono un corrispettivo della materia che contraddistingue i libri, denotando un interesse bibliografico circoscritto all’ambito religioso-devozionale.  

Il nome di Olimpia Giustiniani è anche legato all’edificio più emblematico che i Barberini fecero erigere a Palestrina: il "Triangolo", costruito poco fuori la città (foto a sinistra), come luogo in cui l’architettura barocca ha creato la sua meraviglia, l’edificio nelle sue strutture, sembra richiamare la torre araldica dei Giustiniani,, probabilmente un omaggio ad Olimpia proprio dal consorte Maffeo Barberini.
Il matrimonio tra Maffeo Barberini e Olimpia Giustiniani, divenuta principessa di Palestrina, permise ai Barberini, con la cospicua dote di Olimpia, di risollevare le loro finanze. Olimpia, che ricordiamo appena dodicenne all'epoca, inizialmente oppose un forte rifiuto alle nozze con il ventisettenne Maffeo, tanto è che dopo le nozze il matrimonio non venne immediatamente consumato.
Dal matrimonio nacquero tre figli maschi, don Francesco Maria (7 novembre 1720), don Urbano Maria (30 agosto 1664) e don Taddeo Bonaventura (7 luglio 1666), per i quali il padre Maffeo, richiese l’ascrizione al patriziato genovese in quanto figli di ascritto. Il relativo processo fu istruito a Genova il 30 giugno 1666, quando l’ultimogenito non era ancora nato; vennero ascoltate le testimonianze dei patrizi genovesi Giovanni Francesco Brignole fu Antonio e Ippolito Invrea fu Lepido e di Giovanni Battista Osonus fu Nicolò, segretario del cardinal Francesco Barberini, i quali ben conoscevano i genitori e i due figli e attestarono che Maffeo fosse stato ascritto al patriziato. L’11 agosto successivo fu decretata l’ascrizione dei tre bambini (Fonti archivistiche specifiche: Archivio di Stato, Genova: Archivio Segreto, 2833, Nobilitatis, doc. 155 (10 febbraio 1624); 2837, Nobilitatis, doc. 48 (11 agosto 166); 2859, Nobilitatis, doc. 25 luglio 1530-30 maggio 1679).

TESTAMENTO DI OLIMPIA GIUSTINIANI




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